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lavoro pubblicato mercoledì 28 gennaio 2015
ultima lettura lunedì 17 giugno 2019

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SAINT SEIYA Next Generation: CAPITOLO 3 Finalmente i Rinforzi

di Aldore1n. Letto 469 volte. Dallo scaffale Fantasia

CAPITOLO IIIFINALMENTE I RINFORZI Liam ci mise un paio d'ore per assimilare il racconto del maestro Murasama, ma anche se non credeva ancora a quelle...

CAPITOLO III

FINALMENTE I RINFORZI

Liam ci mise un paio d'ore per assimilare il racconto del maestro Murasama, ma anche se non credeva ancora a quelle strane storie sui Saint, decise di accettare l'aiuto di quelle persone che tuttavia lo avevano salvato pur non conoscendolo. Alzatosi dal letto, si sfilò le bende che gli impedivano alcuni movimenti e con sua sorpresa, si accorse che le ferite si erano già quasi tutte rimarginate. "Che diamine mi sta succedendo" si domandò, ma decise che sarebbe stato meglio sbrigarsi ad apprendere i segreti dell'energia chiamata Cosmo che lo avrebbero sicuramente aiutato a salvare il padre prigioniero dell'Energam. Indossata nuovamente la sua maglietta rossa e i suoi vecchi anfibi, si portò immediatamente fuori dalla sua stanza e da lì prese una piccola scala a chiocciola metallica che lo condusse al piano inferiore. Quasi subito si accorse di trovarsi in una specie di hangar ipertecnologico. Sulle pareti che delineavano l'ampia rimessa erano affissi grandi schermi di vetro ultrasottili che quasi sicuramente fungevano da monitor per avanzati computer; c'erano anche scrivanie e macchinari di vario genere che riempivano i vari spazi caoticamente. Sembrava di essere in una stazione spaziale abbandonata. Sporgendosi da uno dei pannelli divisori che dovevano comporre i vari uffici, il ragazzo vide Rebecca e il maestro Murasama conversare poco distante.

«Siete qui. Che cos'è questo posto?» domandò roteando il capo.

«Bene figliolo, vedo che ti sei rimesso in sesto, perfetto. Questa è l'ex base della fondazioneSado, una comunità di scienziati e ingegneri vecchia più di mille anni. Voci dicono che appartenesse ad un uomo giapponese potentissimo legato alla nobile casata dei Kido».

«Che fine hanno fatto gli scienziati? Sono anche essi a conoscenza dei Saint di cui parli?» continuò un sempre più curioso Liam.

«Sono stati per la maggior parte catturati da una società che tu conosci bene» fece inserendosi nella discussione Rebecca.

«L'Enegram INC!».

«Esattamente. Hanno costretto gli uomini della fondazione a fornire tutte le conoscenze fino ad allora accumulate. Si dice che grazie alle loro scoperte si è potuta generare l'energia Polaris. E non è tutto. Gli uomini della fondazione Sado crearono con molta fatica ed impegno una lega leggerissima e allo stesso tempo indistruttibile. Tale materiale fu usato per costruire delle meravigliose Armature del tutto simili a quelle di un Saint!» continuò spiegando la ragazza.

«Aspetta un attimo, di che armature stai parlando?».

Il maestro Murasama si avvicinò , allora, ad uno schermo e ne sfiorò col dito il bordo facendo apparire su di esso delle immagini che spostava e posizionava a piacimento con le mani.

«Devi sapere giovane Liam che fin dai tempi del mito, la dea Atena fu circondata da questi valorosi Cavalieri che avevano il compito di difendere la pace sulla Terra. Questi coraggiosi uomini non avevano armi a loro disposizione, ma potevano contare solo su una Sacra Armatura chiamata Cloth. Tali vestigia, create dalla polvere di stelle, fornivano una protezione dagli attacchi mortali che avrebbero sicuramente ucciso i Saint. Ogni Cavaliere di Atena era protetto da un'armatura diversa appartenente ad una precisa costellazione. Facendo ardere i loro Cosmo interagivano con corazza diventando invincibili».

«Saint, Cloth, Cosmo, Atena! Comincio a non capirci più un tubo» fece Liam grattandosi la folta capigliatura.

«Questo perché sei un bamboccione!» esclamò Rebecca sbuffando.

«Non preoccuparti, presto tutto sarà chiaro. Quello che dobbiamo fare ora è insegnarti a governare il tuo Cosmo».

«Se questo servirà a diventare fortissimo, mettiamoci subito al lavoro; ho un padre da salvare!».

Nonostante la grande forza di volontà e i duri allenamenti del maestro Murasama, Liam non riusciva ancora a domare la sua forza interiore; con i pugni cercava di spaccare uno dei pilastri di cemento che sorreggeva l'hangar, ma si procurava solo ferite ed escoriazioni. Una sera, cenando coi suoi nuovi compagni, spossato dal duro allenamento e dalle continue umiliazioni infertegli da Rebecca, il giovane ragazzo decise di prendersi una pausa e se ne stava a guardare le stelle da una piccola finestra posta a qualche metro d'altezza su una delle pareti. Sembrava triste e sconsolato per i fallimenti e così il maestro Murasama gli si avvicinò silenzioso poggiando una mano sulla spalla destra dell'allievo.

«A cosa pensi?» gli sussurrò il vecchio uomo.

«Penso a tutto quello che mi è capitato fino ad ora! A mio padre, ad Anna, alla scuola. Fino a qualche giorno fa ero un semplice studente newyorkese ed ora mi trovo in una vecchia rimessa ad imparare strane dottrine sul cosmo. Mi chiedo tanto se davvero possegga una tale energia o quello che Rebecca ha visto è stata solo un'illusione».

«Non devi abbatterti figliolo, sappi che Rebecca non ha sbagliato. Non è facile essere un Saint di Atena e questo è solo uno degli ostacoli che incontrerai sul tuo cammino».

«Maestro, più volte avete pronunciato il nome della dea. Possibile che un personaggio dell'antichità esista sul serio? E poi chi sarà mai la sua reincarnazione?».

«Questo non lo so figliolo, ma se l'energia dei Saint si è riaccesa vuol dire che la dea Atena presto farà la sua apparizione. In quel momento noi abbiamo il compito di proteggerla. Per ora non preoccuparti e pensa solo a concentrarti».

Spronato dalle parole di Murasama ,l'indomani Liam si gettò a capofitto negli allenamenti. Se ne stava ore ed ore a meditare fermandosi solamente per mangiare qualche tramezzino preparato dalla compagna.

«Così non va ragazzo!» gli diceva il vecchio maestro «Devi focalizzare il Cosmo al tuo interno e concentrarlo nel tuo pugno. Solo così potrai disintegrare questo pilastro».

«Le parole sono semplici, maestro, ma mettere in pratica ciò che dite mi sembra quasi impossibile».

«Nulla è impossibile se c'è la volontà dello spirito. Forse hai solo bisogno di capire bene cosa voglio dire» continuò l'anziano giapponese strofinandosi il mento «Ora ascolta; ogni cosa è composta da atomi, anche l'aria che respiriamo. Queste microscopiche particelle sono legate fra loro tramite energia. Non devi far altro che usare la tua forza interiore per spezzare quei legami. Coraggio, chiudi gli occhi, concentrati e prova di nuovo».

«Vediamo un po' se ho capito; devo focalizzare la mia forza e farla crescere nel mio pugno» spiegava a se stesso chiudendo gli occhi «devo spezzare il legame fra gli atomi, devo spezzare il legame fra gli atomi…» concluse abbassando il tono della voce ad ogni ripetizione.

Improvvisamente, senza che il giovane allievo di Murasama se ne accorgesse, il Cosmo azzurro fece la sua comparsa. Anche Rebecca, stupita, si bloccò a guardare. Il maestro se ne stava ammutolito per non turbare quello stato di trans in cui il suo allievo si era calato e dopo qualche istante il pugno di quest'ultimo partì deciso sgretolando dopo un secco boato la colonna di cemento armato.

«Santi numi, ci sono riuscito, avete visto maestro, è caduto giù come pastafrolla, avevate ragione!» sbraitava eccitato saltellando per tutto l'hangar.

Il maestro si concesse una grassa risata e anche Rebecca si lasciò sfuggire un languido sorriso. In quello stesso pomeriggio, Liam tentò molte volte la sua nuova tecnica, governandola sempre meglio. Giunta mezzanotte, convinto dal maestro a riposare, cadde in un sonno profondo e finalmente sul suo viso ritornò il sorriso. Prima che anche Murasama si ritirasse nella sua piccola stanza al piano superiore dell'hangar, venne intercettato da Rebecca.

«Ascolti maestro, pensa veramente a ciò che mi ha detto il giorno in cui percepimmo per la prima volta il Cosmo di Liam?» chiese la ragazza.

«Hai assistito anche tu all'ardore della sua energia mia cara, ma se il nostro giovane allievo sia o meno il Saint appartenente alla costellazione di Pegaso ci sarà svelato solo quando risveglierà completamente il suo Cosmo. Per ora non ci resta che sperare».

«Ha ragione come sempre maestro ed anche se così non fosse, in fondo non mi dispiace che il bamboccione sia con noi!».

Dopo una settimana giunse il fatidico giorno; oramai Liam controllava a sufficienza il suo Cosmo ed era giunta l'ora che liberasse il padre dalle grinfie di Ippolito e dell'Energam. Quella stessa sera, lui e Rebecca si diressero spediti verso la fabbrica di Polaris nel quadrante settentrionale della città. La fredda illuminazione notturna rendeva quei luoghi poco sicuri e soggetti alle scorribande di piccole gang del luogo. Dopo un paio di isolati giunsero a destinazione. Davanti a loro si erigeva la recinzione che delimitava l'area dello stabilimento composta da tre grandi e luminosi edifici metallici con alle spalle un'alta canna fumaria da cui sbuffeggiava calmo un bianco fumo.

«Cerchiamo di non attirare troppo l'attenzione, altrimenti si creerà troppo caos. Non dobbiamo farci scoprire» mormorò Rebecca.

«Mi chiedo perché il maestro non è con noi, sicura che sta bene?» chiese sconsolato il giovane.

«Non preoccuparti, lui sa cavarsela anche senza di noi e poi vorrà metterti alla prova. Quindi vedi di non deluderlo o ti ammazzerò di allenamento!».

«Capito, capito, non c'è bisogno di scaldarti tanto. A proposito, da dove cominciamo?».

«Hai detto che tuo padre è addetto all'estrazione. Quindi, suppongo sia tenuto prigioniero nel suo settore di competenza, ossia in direzione di quella grossa canna fumaria. Da li escono i gas di scarto derivanti dalla creazione dell'energia Polaris».

«E tu come fai a sapere tutte queste cose?» si stupì .

«Non capisco da dove tu sia uscito! Ricordi tutti quei computer all'hangar? Li ho accesi e ho curiosato, tutto qui. Ora muoviamoci».

Non ci misero molto a scavalcare l'inferriata che dava nell'ampio cortile della fabbrica. Linee gialle percorrevano l'asfalto liscio segnando percorsi vari. Seguirono lentamente uno di quelli che portava verso la ciminiera. Data l'ora tarda, in giro non si vedeva nessuno. Improvvisamente, arrivati all'altezza della prima palazzina, una delle catene di Rebecca cominciò a tintinnare.

«Che succede?» bisbigliò appena Liam.

«Abbiamo compagnia, la mia catena ha rilevato un nemico» rispose la ragazza alzando un braccio e osservando i piccoli movimenti della sua fedele amica metallica.

«Vuoi dire che quella cosa arrugginita riesce a scovare i nemici? E' fantastico!».

«Silenzio ora, loro sono qui».

«Quale piacevole sorpresa» fece rimbombando una voce misteriosa ancora celata nell'ombra «due meravigliosi Saint di Atena che si fanno avanti valorosamente. Ditemi, cosa vi porta all'interno di questa squallida fabbrica?».

«Quello che facciamo non è affar tuo. Piuttosto chi sei tu che ti nascondi e ci rallenti il passo» rispose Rebecca spalleggiando il suo compagno.

«Come osate introdurvi nel mio territorio e offendermi in questa maniera stupidi mocciosi arroganti. Questa sarà la vostra tomba. Cyborg fateli fuori!».

Dopo l'ordine impartito dalla misteriosa voce, una schiera di lucenti robot fece il loro ingresso da varie direzioni uscendo da porte scorrevoli poste nei ventri delle tre palazzine della fabbrica. Avevano una forma umanoide e dagli avambracci sporgevano delle canne simili a bocche di fucile. Dalla loro testa si intravedeva una sorta di luce rossastra racchiusa da un casco metallico liscio e lucido.

«Attento Liam. Questi androidi sono fatti della lega della fondazione Kido. Sono resistentissimi e non sarà facile fare breccia nelle loro corazze e distruggerli. Inoltre hanno quella specie di tubi da cui proiettano un raggio energetico pari ad un colpo di un Saint» spiegò Rebecca.

«Dannazione, siamo nei guai fino al collo, sono tantissimi e ci stanno circondando!» esclamò Liam preparandosi all'attacco.

«Non essere avventato o sarai sconfitto. Dobbiamo giocare di squadra. Stai pronto, al mio segnale usa il tuo Cosmo per annientarne qualcuno, io penserò alla difesa».

«Bene» continuò il giovane facendo scoppiettare le sue nocche «proverò a buttarne giù qualcuno».

«Croop Circle» pronunciò Rebecca disponendo in tanti anelli concentrici la sua catena.

I robot partirono subito alla carica puntando verso loro i pugni ,lanciarono potenti colpi ad energia Polaris di colore rosso come il loro nucleo. Tuttavia i colpi si infransero tutti sulla tintinnante catena arrugginita che vorticosamente si mise a danzare intorno ai due Saint.

«Coraggio Liam, stendili!».

«Con molto piacere».

L'attacco del giovane fu rapidissimo e il suo pugno, dalla sfavillante energia celeste, penetrò nella corazza robotica distruggendo il drone che cadde in terra in mille pezzi.

«Fuori uno!» esclamò il ragazzo accarezzando il suo pugno.

«Presto rientra nella barriera» urlò Rebecca pronta a ricevere un nuovo attacco.

Per alcuni minuti la tattica dei due compagni sembrava funzionare perfettamente, ma, purtroppo, il numero dei robot sembrava non esaurirsi e così, dopo l'ennesimo colpo, lo spossato Liam non riuscì a nel suo intento, scalfendo solo in parte il robot che lo afferrò per un braccio.

«Dannazione, lasciami subito brutto ammasso di circuiti» fece stizzito mentre cercava di divincolarsi dalla presa.

«Liam attento! Maledizione, hai esaurito le energie brutto bamboccione. Andromeda: Sonic Chain!» urlò Rebecca facendo partire una delle sue catene ricoperte da una scintillante aura rosa.

Il bersaglio fu centrato in pieno e Liam tornò ad essere libero, ma i robot avevano diviso i due amici costringendoli a lottare separatamente.

«Rebecca cosa faccio, sono troppi e i miei colpi sono troppo deboli».

«Non so che dire Liam, se solo il maestro fosse qui ci direbbe cosa fare».

«Non è giusto» fece il ragazzo «loro hanno queste stupide corazze durissime. Se solo avessimo le Cloth di cui parlava il maestro avremmo vinto facilmente».

«Purtroppo le Sacre Armature sono andate disperse» continuò Rebecca mentre distruggeva altri due androidi «Se pure fossero qui, solo io potrei indossarla, poiché ho risvegliato la mia costellazione guida».

«Che cosa? Costellazione guida?» chiese Liam schivando vari attacchi e tornando con fatica accanto alla compagna.

«Esatto, costellazione guida. La mia è quella di Andromeda e mi protegge infondendomi la sua forza. Quando risveglierai completamente il tuo Cosmo anche la tua costellazione si rivelerà fornendoti una potenza incredibile e permettendoti di usare una Cloth specifica. Per ora dobbiamo arrangiarci».

«Ti chiedo scusa Baky» le disse chiamandola in quel modo per la prima volta «ti sono solo d'impiccio».

«Come diavolo mi hai chiamata? Guarda che mi fai arrabbiare! Andromeda: Sonic Chain» ridisse distruggendo altri due robot.

Le cose andavano sempre peggio e i due compagni erano arrivati al punto di non reggere più il confronto con la moltitudine di droni che affollavano il cortile accerchiandoli in una morsa strettissima.

«Mi sa che abbiamo perso Liam, sono io che ti chiedo scusa!»

«Non posso crederci, la grande Rebecca che chiede scusa!» tuonò una nuova voce che fece voltare i robot «Cygnus: Perfect Frost!».

Per lo stupore dei due Saint gli androidi dell'Energam vennero per la maggior parte congelati.

«Rozan: Raising Dragon!» urlò un'altra voce molto più graffiata e profonda della prima e subito un'enorme drago verde apparve distruggendo in un sol colpo tutti i robot ghiacciati.

«Non ci posso credere, ma che sta succedendo?» fece stupefatto Liam.

«Finalmente i rinforzi» rispose la ragazza ritraendo la barriera.

Dal fumo nero che si alzava dai rottami comparvero delle figure. Si trattava di due giovani ragazzi, uno dai lineamenti orientali indossante un kimono bianco e basse scarpe nere, l'altro, biondo e dal colorito candido, vestito con polo blu e pantalone scuro, dai caratteri decisamente europei. Si soffermarono a pochi passi dai due guerrieri a braccia conserte.

«Liam sono lieto di presentarti Kenzo, Saint della costellazione del Dragone e Dimitri della costellazione del Cigno».



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