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lavoro pubblicato sabato 24 gennaio 2015
ultima lettura mercoledì 20 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SAINT SEIYA Next Generation: CAPITOLO 2 Puoi Chiamarlo Semplicemente Cosmo

di Aldore1n. Letto 425 volte. Dallo scaffale Fantasia

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CAPITOLO II

PUOI CHIAMARLO SEMPLICEMENTE COSMO

La testa pulsava e gli arti erano ancora molto dolenti per via delle percosse. Più volte Liam tentò di rialzarsi, ma la voce rauca e rassicurante di quello strano vecchio, dai lineamenti chiaramente orientali, dal buffo copricapo di paglia bucherellato e dalla camicia azzurra con motivi floreali, gli consigliava di rimanere calmo ed aspettare. Ogni tanto gli capitava di vedere anche la strana ragazza dai capelli rosa che gli pareva uscita da uno di quei vecchi film del ventesimo secolo visti a scuola nell'aula di Storia Antica. Si domandava spesso chi fossero e come mai lo avessero salvato dagli uomini dell'Energam, ma quando ricordava il nome della multinazionale, cadeva in uno stato di depressione profondo, che lo privava anche dell'appetito. Voleva solamente riprendere le forze e salvare suo padre quanto prima. Dopo circa due giorni, dalla porticina di legno della stanza, fece nuovamente capolino la ragazza dai capelli rosa, che portava con se un vassoio metallico con sopra una dozzina di piccoli tramezzini. Si avvicinò decisa al sonnecchiante Liam e lasciò cadere la gamella sul petto fasciato del giovane che immediatamente scattò dalla sua posizione supina.

« Che cosa ti prende, sei forse impazzita!» gli urlò strofinandosi il busto velocemente.

«Dovrai pur mangiare qualche volta, quindi non lamentarti e divora quei sandwich se vuoi rimetterti al più presto» gli disse portando la mano ai fianchi e facendo scoppiettare l'ennesimo palloncino di chewingum.

«Ti ringrazio del pensiero, chiunque tu sia, ma non sono dell'umore giusto per mangiare».

«Fa come vuoi, la vita è tua, se sapevo che eri così rammollito ti avrei lascito in balia di quei tipi vestiti di nero».

«Aspetta un momento, vuoi dire che sei stata tu a portarmi via? Com'è possibile, sei solo una ragazzina».

Sentendo quella parola , la giovane eroina si catapultò ai bordi della branda puntando un dito contro la fronte di Liam.

« Non osare mai più chiamarmi ragazzina, bamboccio! Ora mangia quei tramezzini o giuro che ti concio per le feste».

«Calma, calma, ho capito, non c'è bisogno di ricorrere alle maniere forti. Potrei sapere almeno il tuo nome?».

«Rebecca» gli rispose sbuffando.

«Bene Rebecca, io mi chiamo Liam. Tante grazie per avermi salvato. Ho visto che accanto a me c'era anche uno strano vecchietto, è forse tuo nonno?».

La ragazza scoppiò a ridere intensamente per alcuni secondi, poi, tornata seria, si sedette su una piccola sedia traballante che era posta sotto uno scrittoio. Poggiando il suo petto sullo schienale si sbilanciò leggermente in avanti fissando il ragazzo.

«Ascoltami bene Liam, prima che risponda alle tue domande, veramente non hai idea di perché sei qua?».

«Che domande sono, certo che so perché sono qua!» rispose meravigliato «Mi avete salvato da quei gorilla, ecco perché mi trovo seduto su questa branda tutto fasciato».

«Questo lo capisco» continuò Rebecca masticando più violentemente il chewingum «ma ricordi cosa ti è successo quando ti sei scontrato con quei tipi?».

«Ti riferisci a quella strana luce azzurra che usciva dal mio pugno? Allora tu sai che cos'è! Ti prego dimmi come posso usare quell'energia!» sbraitò inginocchiandosi sul materasso.

« Certo che sei proprio un testone ignorante! Non capisco come un tipo come te possa usare il Cosmo».

«Ehi ,frena un secondo. Che cos'è questo cosmo?».

Il discorso fra i due giovani fu interrotto dal vecchio uomo che fece il suo ingresso nella stanza. La camicia fiorita sventolava disordinatamente su di un largo pantalone di colore blu, tenuto stretto in vita da una corda. I piedi, rugosi e grossolani, erano rigorosamente scalzi. Con passo leggermente claudicante, aiutandosi con un vecchio e lungo bastone di bambù, l'anziano signore si soffermò ai piedi della branda di Liam.

«Vedo che ti sei ripreso ragazzo mio, le cure della mia Rebecca sono servite» fece con la sua solita voce rassicurante.

"Altro che cure, a momenti mi ammazzava" avrebbe voluto dire, ma la curiosità gli tolse la parola e così lasciò che fossero gli altri a parlare.

«Maestro, davvero costui è ciò che dite?» chiese Rebecca.

«Volete piantarla un momento con tutto questo mistero e dirmi finalmente chi siete?».

«Abbi un po' di rispetto per il maestro, stupido bamboccio!» tuonò la giovane ragazza, ma poi il suo fervore venne smorzato dalla risata vibrante dell'anziano uomo.

«Hai perfettamente ragione ragazzo mio, ma abbi la bontà di aspettare qualche istante. Mi presento, sono il maestro Murasama e se sei qui è perché siamo stati richiamati dal tuo intenso Cosmo».

«Intenso cosmo? Signor Monosaia..»

«Maestro Murasama!!» sbottò Rebecca inferocita.

«Certo, certo, ho capito, maestro Murasama. Io non ho idea di cosa sia questo cosmo di cui parlate. So solo che devo rialzarmi e salvare mio padre tenuto prigioniero da quei farabutti».

«Ve lo avevo detto maestro, è solo uno sprovveduto. Non ha idea di chi sia veramente» aggiunse la ragazza sempre più infastidita.

«Calma ragazza mia, è normale che non sappia ancora chi sia. Forse non ricordi che anche tu, quando ti trovai in una fattoria nell'America del Sud, facesti fatica a capire?».

«Sarà, ma io non sono una bambocciona come lui».

«Vi prego maestro, spiegatemi cosa sta succedendo. Se sapete come tirare fuori dal mio corpo quella portentosa forza, vi supplico di insegnarmi».

«L'ardore non ti manca giovanotto. Ora siediti e ascolta, ti spiegherò ogni cosa, ma ho bisogno che tu ti concentri».

«Sono tutto orecchie!».

«Ogni cosa in questo mondo, persino le galassie, i pianeti, le pietre, gli alberi, l'aria e i mari sono stati creati da un'esplosione cosmica chiamata Big Bang. Con questo voglio dire che persino tu possiedi una piccola parte di quell'energia all'interno del tuo corpo. A tale forza sono stati attribuiti vari nomi di cui avrai sicuramente sentito parlare. Molti la chiamano Mantra, altri Aura, chi ancora Chakra, ma tu puoi chiamarla semplicemente Cosmo. Se un essere vivente impara a controllare questa portentosa energia, facendola esplodere come un piccolo Big Bang, potrà realizzare cose straordinarie, come disintegrare una roccia con un pugno, correre come un lampo, spostare oggetti e persino comunicare con un altro essere vivente».

Lo sguardo di Liam divenne attonito, non poteva credere alle parole di quell'uomo bizzarro. Ogni tanto si voltava verso Rebecca per accertarsi che non fosse uno stupido scherzo, ma ben presto si rese conto che i suoi salvatori facevano sul serio.

«Quindi voi siete convinti che un pugno di un uomo sia in grado di fare tutto ciò?».

«Esatto figliolo; e col giusto allenamento anche molto di più» gli rispose l'anziano togliendosi il buffo copricapo e scoprendo una testa rugosa con pochi capelli bianchi che spuntavano disordinatamente.

«Voi siete tutti matti!» fece Liam facendo sussultare Rebecca. La mano del maestro fermò ,però, la giovane nel tentativo di prendere a schiaffi il testardo studente di New York. « Non ho mai visto nessun essere umano fare tali cose, a meno che non sia un personaggio della televisione o un robot soldato dell'esercito americano, quindi piantatela di prendermi in giro e fatemi uscire da questa stanza!».

«Aspetta Liam, ti prego. Osserva solo per un secondo e dopo sarai libero di scegliere» poi ,voltandosi verso Rebecca , fece un cenno d'intesa.

La ragazza corse di volata nella stanza accanto e ritornò quasi immediatamente. Avvolte sugli avambracci c'erano delle catene che penzolavano a pochi centimetri dal vecchio pavimento di piastrelle grigie. Liam non capiva ancora cosa stava accadendo e accontentando il vecchio maestro stette a guardare. La giovane ragazza del Sud America chiuse gli occhi entrando in uno stato di concentrazione profonda. Dopo alcuni istanti un'aura del tutto simile a quella che il giovane americano vide circondare il suo corpo durante l'aggressione da parte degli scagnozzi di Ippolito, veniva sprigionata e penetrava lungo le catene di ferro che cominciarono a muoversi tintinnando. Liam sbalzò all'indietro per lo spavento quando osservò quella lunga fila di maglie arrugginite muoversi sinuosamente come un serpente ,intrinseche di energia di colore viola.

«Basta così Rebecca» fece il maestro sollevando una mano e le catene ritornarono ad essere corpi freddi e inanimati.

«Cos'era quella cosa che hai fatto? Chi siete veramente?» domandò sconcertato il ragazzo.

«Noi siamo Saint , la futura generazione dei Cavalieri di Atena e quello che hai visto era il mio Cosmo» rispose la ragazza.

«Non essere spaventato figliolo. Anche tu possiedi un incredibile Cosmo che aspetta solamente di essere liberato. Tu sei un Saint proprio come Rebecca».

Le parole stentavano ad uscire dalla bocca del costernato giovane , ma la sua curiosità ,stuzzicata da quella visione, prese il sopravvento.

«Io un Cavaliere?».

Passarono alcuni giorni e la vita a New York procedeva frenetica come al solito. Migliaia di persone si riversavano per la città per raggiungere i loro posti di lavoro usando i numerosi taxy-overcraft dall'inconfondibile colore giallo e nero, oppure l'ultramoderna metropolitana sospesa a propulsione Polaris o semplicemente passeggiando sui larghi marciapiedi. Al 74 piano del grattacielo Energam INC si sentì il tintinnio del cicalino del super ascensore che percorreva la dorsale dell'intero edificio. Le porte argentate si aprirono lasciando passare Ippolito e due uomini in nero. Il bodyguard della famiglia Temis si diresse a passo spedito verso la scrivania di una bella donna sulla trentina, presa a limarsi le lunghe unghia smaltate di rosso. Alzando lo sguardo per un secondo, la donna si rese subito conto di chi aveva davanti e repentinamente scagliò sul tavolo da lavoro la lima consumata e balzò in piedi.

«Signor Ippolito, da quanto tempo. Accomodatevi. Il signorino Delo l'attende nel suo ufficio».

La porta automatica si spalancò immediatamente e alle sue spalle si intravide il lussuoso studio che essa custodiva. Un'elegante moquette rossa adornava un ambiente minimale ed elegantissimo. Alla fine della stanza, una spessa scrivania di cristallo limitava lo spazio antistante all'enorme vetrata che dava sull'intera Time Square e faceva parere le persone piccoli puntini colorati che si muovevano disordinatamente. In piedi in un angolo, sorseggiando una tazza di thè, un giovane uomo alto e biondo, dal fisico levigato e dallo splendido completo bianco osservava il panorama stando in silenzio. I tre uomini in nero entrarono e la porta alle loro spalle si richiuse immediatamente. Si fermarono al centro della stanza e si inginocchiarono.

«Signorino Delo, abbiamo delle importanti notizie da darvi» fece Ippolito guardando verso il basso.

«Ti ascolto» rispose gelidamente.

«I Saint hanno fatto i loro primi passi uscendo allo scoperto. Alcuni nostri uomini sono stati spediti in infermeria dopo essersi imbattuti in due strani ragazzi».

« Bene Ippolito, sai come procedere».

«Tuttavia signorino, non è tutto qui. Uno di quei luridi cavalieri ha avuto contatti con milady Anna. Si è persino intrufolato nella vostra villa durante la festa del diciottesimo compleanno della signorina».

Il corpo di Delo cominciò a tremare dalla rabbia e ad essere pervaso da una strana energia nera con sfumature vermiglie e facendo spaventare gli uomini di Ippolito che, invece, pareva essere non meravigliato; poi ,calmandosi, finalmente si voltò verso i suoi uomini lasciando vedere il suo giovane e forte volto e i meravigliosi e grandi occhi verdi.

«L'avvento delle dee sorelle è ormai prossimo. Non dobbiamo lasciare che la nostra amata Anna cada nelle mani di quei pazzi. Porta immediatamente le due ragazze sull'isola di Cuba. Usa pure tutti gli uomini e i robot che vuoi per proteggerle, ma non fallire o la mia ira sarà rivolta verso di te Ippolito».

«Come desiderate mio signore! E dei Saint? Cosa facciamo con loro».

«Lascia pure che vengano fuori, me ne occuperò personalmente se necessario. Sai benissimo che se "lui" lo venisse a sapere saremmo costretti a distruggere tutto quello per cui abbiamo lavorato fin da ora ».

«Benissimo signorino, partirò questa notte stessa».



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