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Scaffali


lavoro pubblicato sabato 24 gennaio 2015
ultima lettura mercoledì 15 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

N.16 Capitolo 2

di Murdock. Letto 508 volte. Dallo scaffale Pulp

La mattina seguente lui arrivò fra la cinquantasettesima e Mulloland con un quarto d'ora di ritardo. Aveva parcheggiato la macchina un paio di isolati prima, per poi andare a rovistare nella prima libreria lungo il cammino. L'emicrania gli apriv...

La mattina seguente lui arrivò fra la cinquantasettesima e Mulloland con un quarto d'ora di ritardo. Aveva parcheggiato la macchina un paio di isolati prima, per poi andare a rovistare nella prima libreria lungo il cammino. L'emicrania gli apriva la testa in due.


Il cliente lo aspettava nel posto designato. Il tavolo vicino l'entrata dei bagni. Penna sull'orecchio e le due colazioni servite. Era un uomo esile. Giacca di feltro a scacchi blu e neri, vagamente ingobbito,stempiato e con un paio di enormi occhiali che si tenevano in equilibrio sulla punta del naso. Un sorriso ebete ad incornicare il tutto. La fronte imperlata di sudore.

Lui si avvicinò al tavolo indicando la sedia libera. «Posso?» Chiese accennando un sorriso.

«Si accomodi.» Rispose il cliente, studiando per un momento l'uomo dalla punta dei capelli a quella delle scarpe. Era palesemente spiazzato dalla figura del cuoco. Certo non si aspettava un uomo di tale stazza. «Lei è...»

Lui annui «Sono il cuoco.»

«Oh. Ehm.» Guardò entrambi i piatti, indicandoli con il palmo della mano «Che dire? Buon appetito.» Asserì accennado un sorriso ed iniziando a mangiare.

Lui esitò. Guardo l'uomo dalla giacca a scacchi, che si apprestava ad infilarsi un pezzo di pancetta in bocca. Aggrottò la fronte. « Quindi, lei è uno scrittore.» Concluse tirando su col naso, per poi iniziare a mangiare, ma senza distogliere lo sguardo dal suo interlocutore.

Il cliente, masticava ed annuiva, fin quando non buttò giù. « Si. Mi pago da vivere cosi diciamo. »

«Lei è Charles Dryder.» Lui lasciò la forchetta per un momento, andò ad infilare la destra dentro la giacca, tirò fuori un libro e lo andò a poggiare sul tavolo, tra i piatti. Il testo si intitolava "Morto e felice.". Era un libro che fece un discreto guadagno sugli scaffali. Il cuoco non aggiunse nulla, riprendendo a mangiare, mentre Charles si ammutolì per un paio di minuti. Infine gonfiò il petto e chiedere « Cosa ne pensa?»

Lui alzò lo sguardo verso l'uomo per un momento « L'ho trovato scorrevole. Ironico. Non male.»

L'ometto arricciò il naso in un evidente espressione di disappunto « Lei non capisce nulla di scrittura. Quel libro è colpa sua.»

Lui continuò a mangiare, alzò e riabbassò le spalle per poi parlare fra un boccone e l'altro «Sua?»

«Si, sua. Della minestra. Mi ha portato all'esasperazione. Ho iniziato a scrivere libretti per colpa sua.» Disse additando il libro sul tavolo come fosse l'anticristo, mentre una vena vicino al pomo d'Adamo gli pulsava a ritmo regolare.

Lui buttò giù l'ennesimo boccone «Quel libro costa venti dollari sugli scaffali. Scontato.»

«Non sono una dannata prostituta. Io scrivevo per passione. Per me era respirare. Era puro e lei lo ha trasformato in frustrazione. Ha corrotto tutto.» Tirò un'occhiata all'uomo che continuava a mangiare « Devo dedurre che lei non svolge il suo lavoro per passione.»

Lui alzò lo sguardo dal piatto e scosse il capo « La vita ha un costo. La carta igenica ha un costo. Tutto ha un costo.»

«Come darle torto?»

Un sorso alla tazza di caffè « Immagino sia una gran scopata.»

Abbassò poi le sopracciglia «Non sia faceto.»

«Mi assecondi.»

«Mi fa uscire il cervello dalle orecchie.» Confidò sotto voce, mimando l'immagine.

«Insomma la situazione è grave.» Affermò facendo scivolare indice e pollice agli angoli della bocca, per poi andarsi a pulire la mano sulla camicia hawaiana. Guardò fuori, alle macchine che passavano. « Sono ventimila. Dieci prima, dieci poi.» Riportò lo sguardo sull'ometto «Contanti.»

«Lei è un salvatore. Grazie.»

«Mi ascolti bene ora. Io non mi fido di quelli come lei.»

«Come me?»

«Scrittori. Siete emotivi. Ed emotivo in certi casi non è affidabile. Non mi faccia pentire di aver accettato il lavoro. Capisce cosa intendo?»

«Assolutamente» Deglutì «Ma posso tranquillizzarla. Non ne ho più.»

«Non ne ha più?» Inarcò un sopracciglio «Di cosa?»

«Di emozioni. Lei mi ha portato via anche quelle.»

«Non sia faceto. Due settimane.»

«Due settimane?» Chiese con mal celata sofferenza «Non può ucciderla prima?»

«Due settimane. La contatterò io per il primo pagamento.» Disse infine alzandosi dalla sedia «E si tolga quella dannata penna dall'orecchio.» Riprese il libro, se lo fece autografare ed uscì. L'ometto rimase li. Era da tempo che non mangiava col sorriso.



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