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lavoro pubblicato venerdì 23 gennaio 2015
ultima lettura lunedì 2 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

N.16

di Murdock. Letto 407 volte. Dallo scaffale Pulp

«Essere tranquilli non significa essere felici.» Disse lei, portando la tazzina di caffè alle labbra e lo sguardo sul pavimento.«Nessuno lo è. Felice. La tranquillità è un buon compromesso.» Rispose l...

«Essere tranquilli non significa essere felici.» Disse lei, portando la tazzina di caffè alle labbra e lo sguardo sul pavimento.

«Nessuno lo è. Felice. La tranquillità è un buon compromesso.» Rispose lui, rimanendo composto sulla poltrona, tenendo lo sguardo sullo schermo del laptop che poggiava sulle ginocchia. Durante le sue "sessioni" di scrittura le mani erano adibite a tre scopi. Colpire i tasti , afferrare la bottiglia di vino ai piedi della poltrona e rullare del tabacco. Di sottofondo Chet Baker gli faceva compagnia, gli "teneva caldo" come diceva lui.

«Tutto ti scivola addosso, non è vero?» Poggiò la tazzina sul tavolino.

«Si.»

«Eppure di qualcosa ti importa.»

«É cosi. »

«Bevi troppo.»

«E tu troppo poco.»

Lei abbozzò un sorriso e lui fece sporgere le labbra in avanti, socchiudendo le palpebre, come a volerle mandare un grottesco bacio. La donna si alzò, afferrò soprabito e borsa, diede un fugace bacio sulla guancia ispida di lui, seguito da un altrettanto fugace carezza. Prese la porta di casa e se ne andò. Chet non lo abbandonava mai invece.

Il cellulare squillò subito dopo l'uscita di scena di lei.

« Pronto?»

Dall'alto capo del telefono arrivò una voce maschile, squillante.

«Pronto. Dovrei ordinare un numero 16.»

Prese il telefono e staccandoselo dalla guancia lo portò ad un paio di palmi dal volto, tirandogli un 'occhiataccia. Lo riavvicinò poi all'orecchio portando gli occhi al cielo.

«La cucina è chiusa.» Riattaccò senza poggiarlo, visto che sapeva bene che da li a poco avrebbe squillato di nuovo. E cosi fu.

«Ho detto che la cucina è chiusa. Non siamo in ferie. Abbiamo chiuso definitivamente. Chiuso. Ha capito?» Poggiò il telefono sulla spalla, andadolo a tenere ora, fra questa ed il capo, mentre le mani andarono a frugare nelle tasche in cerca di una sigaretta precedentemente preparata.

«Ah. Mi trova spiazzato.»

Si accese la sigaretta rimanendo in silenzio al ricevitore, riprendendolo ora con la mano libera. Gli occhi intanto rincontrollavano le ultime righe scritte al computer. Un lieve sbuffo. « Mi dica. Cosa le serviva da un numero 16?»

«Ehm. Un secondo, me lo sono scritto qui, da qualche parte.» In sottofondo, rumore di carte sparse che venivano lanciate un pò qua e un pò la. « Trovato! Non sopporto più la minestra.»

Sbuffando un pò di fumo dal naso, nel sentire l'interlocutore sorrise pacatamente, mostrando sotto la barba i denti ingialliti dalla nicotina. «Provato a contattare altri ristoranti?»

«No. Mi hanno raccomandato lei. Mi hanno detto che è il più dritto.»

«Lo sono. Ma ci sono chef altrettanto validi.»

« Non saprei. Non sono pratico. Ma ho sentito voci...»

«Voci?»

«Si voci. Ho sentito di una minestra scappata col cuoco. E questa dopo due anni è tornata a dare il ben servito al cliente.»

Una risatina rauca scosse l'uomo.

«Lei ride, ma non oso pensare ad una situazione del genere.»

«In effetti sarebbe sconveniente.»

«Lo è già. Sono in crisi. Non scrivo più e...»

Lo interruppe praticamente subito «Signore, lei parla un pò troppo.» Fece notare all'uomo, mentre l'occhio cadde sulle bollette e i vari pagamenti arretrati sparsi sul tavolino. «Senta.»Un sospiro si prese qualche secondo «Conosce la tavola calda all'angolo fra la cinquantasettesima e Mullolland?»

«Mi scusi. Si.»

«Domani mattina alle...» Esitò un momento guardando quanto rimaneva al fondo della bottiglia di vino « dieci e mezza. Si sieda al tavolo che è vicino i bagni, si infili una penna sopra l'orecchio, ed ordini due colazioni. Pancetta, uova, un pompelmo e del caffè. Intesi?»

« Bagni, penna, pancetta, uova, pompelmo e caffè. Intesi.»

«Perfetto. A domani.»

«A domani e grazie.»

Attaccarono entrambi contemporaneamente. Spense la sigaretta nel posacenere, ora mai colmo e continuò a scrivere, finchè il vino non appesantì le palpebre. Poggiò il computer sulla sedia, di fianco la poltrona, allungò i piedi sul tavolino, sopra le bollette, e da li a poco iniziò a ronfare.



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