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lavoro pubblicato venerdì 23 gennaio 2015
ultima lettura lunedì 16 aprile 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

American Sniper

di Batckas. Letto 593 volte. Dallo scaffale Cinema

Rimani senza parole dopo aver visto il film che è un ottimo film d’azione, di guerra e con il classico contrasto tra il militare e la mog...

Rimani senza parole dopo aver visto il film che è un ottimo film d’azione, di guerra e con il classico contrasto tra il militare e la moglie che lo vorrebbe a casa… “classico” e maledettamente reale. Chris Kyle è… era una persona reale, un vero Seal che ha veramente ucciso ed è veramente morto per mano di un veterano che stava aiutando. Quello che si vede in quel film, è una parte di quello è successo realmente nella vita di quell’uomo e della sua famiglia.

Per chi già sapeva la fine di quella storia è un’agonia straziante, avere la consapevolezza che l’uomo rappresentato sulla scena da un magnifico Bradley Cooper, sarebbe giunto alla morte per mano di chi aveva sempre voluto proteggere. Lui che ha rischiato la vita per oltre mille giorni al fronte, muore nel suo paese, a casa sua mentre faceva quello che amava.

È un film potente in cui non ho letto nemmeno quel militarismo o quella propaganda che mi aspettavo. Non mi è sembrato un elogio all’America, Clint Eastwood ha soltanto messo in scena il dramma di una vita e le conseguenze che se ne traggono sono sconcertanti, tanto più perché non frutto della fantasia.

Eastwood ha avuto la sensibilità di non raccontare gli ultimi attimi di vita, la scena finale è soltanto dettata da una scritta bianca su fondo nero, l’attore che interpreta l’assassino è visto solo di sfuggita sotto lo sguardo attento nella moglie di Kyle (Sienna Miller) che intuisce che negli occhi del veterano che soffre di stress post traumatico si annida un gesto che le porterà via il marito. Alla fine le scene reali dal Texas. La bara con le spille dei Seals che vengono poste da ogni singolo membro della squadra. L’ultimo saluto dei compagni. E in foto il vero Chris Kyle.

Il film porta con sé molte domande che fanno vacillare le coscienze. Da un lato si potrebbe condannare l’uomo che ha ucciso più di centosessanta uomini, dall’altra si potrebbero vestire i panni di tutti i Marines che ha salvato o delle famiglie di questi ultimi. Di certo non badano alle cicatrici sull’anima dell’angelo custode dei loro figli, basta poterli riabbracciare. Dall’altra parte, quanti padri ha ucciso Kyle? Quante famiglie adesso, al contrario di quelle americane, non potranno più stringere tra le braccia i propri cari? Non c’è giudizio a questo, le parole reali di Kyle: “Sono pronto a presentarmi al Creatore e rispondere di ogni mio singolo sparo” non ci permettono di poter lontanamente giudicare il suo operato.

Un film da vedere perché troppo spesso si parla di questioni lontane, si mettono sul tavolo le proprie conoscenze limitate o le proprie ideologie e si prova a dare una risposta a tutto. Il film demolisce ogni risposta ma dona un grande insegnamento, quello che probabilmente rese Kyle quello che era e che gli derivò dal padre. “Esistono tre tipi di persone: le pecore, i lupi e i cani pastore.” Le prime sono coloro che pensano che il male non li possa toccare e quindi se ne stanno tranquilli e beati nella loro pusillanimità; ci sono poi i lupi che sono i violenti che tentano di sopraffare gli altri, sono i malvagi, i violenti e gli aggressori. Ci sono poi i cani pastore, coloro che si ergono per difendere le pecore e scacciare i lupi, i giusti, coloro che decidono di intervenire, di combattere, che hanno un innato senso di giustizia che li porta a non tollerare qualsiasi torto.

Noi che tipo di persona vogliamo essere? Pecore, lupi o cani pastore? È facile essere pecore, ancora di più essere lupi. Cani pastore è un altro conto perché vuol dire prendersi le proprie responsabilità e tentare di cambiare il mondo che ci circonda. Inoltre per essere cani pastore bisogna sapersi donare agli altri ed è una delle sfide più grandi per il nostro egoismo. Si può essere cani pastore semplicemente tendendo una mano, aiutando qualcuno in difficoltà, decidendo che è il momento di ascoltare più che di parlare, aprire la bocca per dire qualcosa di genuino, sincero e positivo a chi ci sta vicino. Si può essere cani pastore rimboccandosi le mani e sollevare chi in difficoltà, schiarirsi la voce per urlare contro l’empio e il malvagio.

Kyle era un cane pastore e un lupo allo stesso tempo… cane pastore per chi difendeva, lupo per chi ammazzava; inebriato dalla guerra si rese conto di star perdendo di vista le persone che amava, la sua famiglia. Ricordandosi del suo ruolo primario di cane pastore non solo decise di difendere chi amava ma anche di condurre chi era disperato e aveva bisogno di una mano, quando decise di aiutare i veterani in difficoltà. Paradossale che sarà proprio uno di questi a porre fine alla sua vita.

Chris Kyle e la sua storia furono molto più complesse, però, di quanto il film ci voglia far credere. La vita di un uomo spaccato a metà tra l’essere un lupo e un cane pastore.

Inevitabile che in zona di guerra, quando sono gli istinti bestiali dell’uomo a prevalere, il cane pastore assaggi l’odore del sangue e ne rimanga inebriato. Ed è quindi difficile distinguere lupo e cane perché quando entra in gioco la violenza non vi è differenza e non vi è vittoria.

Film da vedere, libro da leggere, vita da cui imparare.



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