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lavoro pubblicato giovedì 22 gennaio 2015
ultima lettura venerdì 2 agosto 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'uomo nell'ombra

di Batckas. Letto 622 volte. Dallo scaffale Pulp

SEGGIOLONE ESPLOSIVO Porca puttana se quella città sembrava tutta uguale. Ero a cinque chilometri dalla casa di Bisk ma mi sembrava come se no...

SEGGIOLONE ESPLOSIVO

Porca puttana se quella città sembrava tutta uguale. Ero a cinque chilometri dalla casa di Bisk ma mi sembrava come se non mi fossi mai mosso…

La città era una località balneare, la casa più distante dal mare era a venti minuti… tutte le case erano uguali da quanto mi stavo rendendo conto. Basse, ad un solo piano, con il tetto inclinato e con un giardinetto sul lato. Le vie la stessa cosa, tutte uguali, non mi sarei sorpreso se avessi trovato sempre ad ogni angolo un negozio di profumi con un cadavere all’interno…

La Ferrari schizzava veloce e attirava anche l’attenzione dei passanti che la ammiravano, facevano commenti sotto voce e mi mandavano contro tanti di quei cattivi auguri che se fossi morto per un evidenziatore ci avrei creduto. Per fortuna avevo anche i soldi, rubati alla mafia italiana il mese scorso, che dimostravano che ero ricco e che potevo permettermi certi tipi di automobili. Forse l’avrei abbandonata in quella città, non si poteva mai sapere.

Percorsi i cinque chilometri che rimanevano, svoltai a destra, mi fermai al semaforo. Si erano fatte le cinque e la gente cominciava ad andare in giro: chi sulla spiaggia, chi andava al supermercato, chi direttamente a farsi una birra o peggio… io stavo andando a vedere un uomo. Se quando fossi uscito da casa sua sarebbe stato vivo o morto questo dipendeva esclusivamente da lui.

Davanti a me passò un’intera famiglia che da come vestiva sicuramente era diretta alla spiaggia, il bambino più piccolo aveva tra le mani la palla e un materassino, la madre portava una borsa enorme, il padre l’ombrellone e la sorella più piccola una bambola… mi si strinse il cuore.

Presto il semaforo fu verde e ripartii… controllai ogni casa fino al 90esimo. Trovato il bastardo, parcheggiai la vettura. Avevo alla fondina alla caviglia ancora la Beretta silenziata, lasciai la valigia con soldi e armi nell’auto, mi diressi verso la porta.

La situazione era diversa, c’era gente che camminava avanti e indietro, se avessi attirato l’attenzione non sarei riuscito a svignarmela, dovevo agire prudentemente, entrare in casa di questo Charleston con l’inganno e poi comportarmi a seconda di come si mettevano le cose.

Arrivai all’ingresso e bussai al citofono. Attesi due secondi poi una voce mi salutò.

-Salve signore… mi sono perso e volevo chiederle se aveva una cartina del posto…- dissi cercando di sembrare smarrito. Era la stessa scusa che avevo usato nel giorno di ricognizione a casa di Bisk, lì aveva funzionato, non volevo capire perché in questo caso non dovesse funzionare.

Non funzionò perché l’uomo che mi si parò di fronte scoprii in seguito che era stato addestrato dal Mossad… gli era bastata un’occhiata per capire che ero armato.

Mi aprì alla porta, volò con gli occhi, come se si riprendesse da qualche cosa ma un attimo dopo mi tirava dentro la casa con una forza sovraumana. Mi gettò all’interno e richiuse la porta alle sue spalle, cacciò una pistola dai pantaloni e me la puntò contro…

Ero caduto e stavo cercando di rialzarmi, non potevo correre il rischio di afferrare la pistola ed essere sparato, dovevo collaborare.

-Chi cazzo sei?- mi chiese tenendomi sotto tiro.

-Mark Zurak… Bisk mi ha detto che potresti avere informazioni su Mirko Vlastok…-

-Bisk?- si stupì… mai stupirsi, lo colpii al ginocchio, urlò di dolore, mi sollevai, gli bloccai la mano che impugnava la pistola, lo strattonai fino alla parete, feci sbattere la sua mano contro il muro fino a quando non lasciò la presa, gli assestai un paio di ginocchiate nello stomaco, lo girai e, lasciatagli la mano gli diedi un calcio frontale in pieno petto facendolo rovinare all’indietro sul divano. Quando terminò di ruzzolare cercava di respirare, non glielo permisi. Mi misi sopra di lui e gli attanagliai il collo, non volevo ucciderlo, mi serviva metterlo solo fuori gioco. Mentre stava per cedere con le ultime forze nel corpo mi pizzicò la coscia, sentii del caldo e un dolore lancinante, lo lasciai andare e toccai la parte ferita… impugnava un coltello lo stronzo, mi ero fatto sorprendere… mi aveva conficcato un piccolo coltello a scatto nella coscia, lo strinsi nella mano destra e lo tirai via con un urlo, lo colpii con un calcio in faccia, cadde ancora una volta. Mi avvicinai per terminare il combattimento ma si rialzò con una cazzo di mossa alla Matrix facendo roteare le gambe, riuscii a scansare l’attacco, fu di nuovo in piedi in un baleno e si scaraventò contro di me. Come una furia menò cazzotti all’aria, dovetti evitarne un paio, incassarne molti di più e colpirlo a mia volta. Mi spostai sul lato destro, lo ferii con il suo stesso coltello alla spalla. Il problema era che non lo volevo uccidere, altrimenti sarebbe stato tutto più facile. Gli piantai un calcio con il tallone sulla guancia, fece una giravolta e stava per cadere, riprese l’equilibrio come una cazzo di scimmia, volò verso un cassetto, ne approfittai per impugnare la mia pistola, la tolsi dalla fondina dalla caviglia, quando mi risollevai ci stavamo puntando entrambi le armi addosso…

-Una sorta di stallo alla messicana… solo che a due.- dissi mentre quello mi girava attorno, seguito dalla mia pistola.

-Così pare…-

-Che vuoi da me? Perché Bisk ti ha dato il mio nome?-

-Devo sapere qualcosa sul tuo amico Vlastok, Bisk mi ha detto che eri il suo braccio destro…-

-Tu sei Mark Zurak hai detto?-

-Proprio io.-

-Allora ti stavo aspettando…- parve rilassarsi. –Adesso abbasserò l’arma, fai anche tu lo stesso e ti aiuto…-

Non sapevo se fidarmi o meno ma allo stesso tempo non avevo molte scelte dalla mia parte. Lo guardai negli occhi per un lungo istante… sì… decisi che mi potevo fidare di lui. Abbassai la mia pistola e lui fece lo stesso. La deposi nella cintura, meglio tenerla a portata di mano, pensai.

-Bene… adesso vieni… qui non è sicuro parlare.- si guardò attorno.

-Dove vuoi andare?- chiesi avvicinandomi a lui. Quelle case erano piccole e non è che ci fossero molti posti dove nascondersi per parlare di qualcosa. Charleston si mosse verso la camera da letto, lo seguii senza fiatare. –Dove vuoi andare?- ripetetti la domanda ma ancora una volta non ci fu risposta. Si spostò davanti la sua cabina armadio che quando si aprì mostrò una cazzo di camera nascosta.

-Ecco dove voglio andare, entra, c’è posto per due.-

Rimasi fuori per cercare di capire che diavolo stesse succedendo… chi era questo Charleston? Lo avrei scoperto presto.

-Si sta bene qui dentro, cos’è? Il tuo piccolo circolo per film da adulti?- scherzai senza ridere.

-Sì… stammi a sentire… non lavoro più con Vlastok da molto tempo ormai… e…- controllò l’ingresso della cabina armadio.

Quella cazzo di cabina invece di contenere maglie, scarpe, pantaloni, mutande e calzini era uno stramaledetto ufficio. C’era un scrivania bianca dall’aria iper-moderna con sopra un computer fisso con monitor sottilissimo, una sedia, un telefono e una mini libreria con diversi fascicoli sistemati tra gli scaffali.

-Quindi a che mi servi?- chiesi quasi minaccioso.

-Sì… il motivo per cui me ne sono andato forse ti interessa.-

-Spara.-

-Me ne sono andato due anni fa… all’inizio ci occupavamo semplicemente di farmaci che dovevano uscire sul mercato… rimedi per il mal di testa, stronzate di questo genere. Io mi occupavo dei registri finanziari. Due anni fa, però, ho trovato delle falle all’interno del registro spese… come se fossero stati pagati del soldi e non avessimo ricevuto alcuna merce, indagando ho scoperto che avevamo comprato dall’Arcocoxib, che sicuramente conosci, diversi prodotti chimici. Andai a dirlo a Vlastok che mi disse di tenere il naso fuori da questa storia, e così feci, mi licenziai il mese dopo.-

-Sai dove posso trovare Vlastok? A quanto pare è l’unico che può dare un cazzo di senso a questa storia.-

-Sì, l’ultima volta che ho controllato risiedeva in un hotel, fuori città, per soli ricconi… il Royal Hotel.-

-Perché aspettavi visite?-

-Perché Vlastok, come sai, era un socio di Usakella quando era deputato, ebbene, Usakella e i suoi progetti su questo nuovo farmaco, non ne sono sicuro ma non credo centri il governo, sta agendo da solo… è folle, vuole fare solo soldi, Vlastok era con lui… poi tu…-

-Ho eliminato Usakella, ma sia chiaro che non sono stato io a premere il grilletto.-

-Non mi interessa la storia ufficiale, solo che dobbiamo andarcene da…-

Un rumore di specchi che si rompevano mi rimbombò nelle orecchie.

-Hai per caso un animale?- chiesi mentre mettevo mano alla pistola.

-No, un paio di stronzi che vogliono farci la pelle…-

-Bene.- uscimmo dalla cabina armadio e ci guardammo attorno. Se c’era stato il rumore di vetro sicuramente stavano entrando dal giardino, la casa era piccola, sarebbe stato un inferno. Vidi Charleston portarsi verso la finestra della camera da letto. Mi fece cenno di andargli vicino.

-Questa casa ha uno spazio tra il muro della casa e quello adiacente… possiamo sfruttarlo per aggirarli… io vado, tu coprimi… ok?-

-Come vuoi.- dissi e tornai verso la porta della camera da letto, voltandomi vidi Charleston scomparire dietro la finestra. Sentii dei passi avvicinarsi. Erano dietro la porta… mi spostai di lato fino a nascondermi dietro il muro. Sentii un conto alla rovescia, poi la porta che veniva buttata all’aria e degli uomini che entravano… erano in tre… erano addestrati. Al primo impatto non li riconobbi, ma quando uno di loro mi puntò l’arma contro mi tornarono alla mente… gli stessi figli di puttana che avevo trovato in casa mia, gli stessi sicari che tempo prima avevano provato ad uccidere me… forse non proprio gli stessi siccome quelli che ci avevano provato con me erano morti, ma comunque… la stessa famiglia di stronzi.

Fu sorpreso di trovarmi, sollevai la pistola al livello della faccia e esplosi un colpo, lo afferrai mentre cadeva e lo usai come scudo umano… o scudo cadavere in quel caso. Percepivo i proiettili che si andavano a conficcare nella carne di quello. Quando gli stronzi smisero di sparare lo feci volare in avanti addosso ad uno di loro. Freddai l’altro con due colpi al petto, finii quello con il cadavere addosso, prima lo colpii con un calcio, lo feci barcollare all’indietro poi sollevai l’arma e sparai tre colpi. Avevano degli ACR quei bastardi. Ne impugnai uno e presi qualche caricatore. Erano dotati di silenziatore. Dovevo fornire copertura a Charleston. Mi portai di nuovo alla porta, sbirciai e vidi sei uomini che passeggiavano per casa, il mio amico doveva aver raggiunto già la sua posizione, stava aspettando me. Presi di mira e sparai due tizi che caddero senza avermi nemmeno visto. Tornai all’interno della stanza per sfuggire alle pallottole, esplosi una raffica alla cieca, poi mi sporsi e uccisi un altro, il caricatore era vuoto… dovevo ricaricare. Mi piegai su me stesso, inserii il nuovo caricatore dopo aver tolto il vecchio, uscii nella casa con l’arma spianata pronto per ucciderli tutti e li trovai già morti. Charleston con la pistola alzata da fuori al giardino.

-Via libera.- dissi.

-No. Hanno un SUV fuori… hai un’auto?-

Sorrisi.



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