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lavoro pubblicato martedì 20 gennaio 2015
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SAINT SEIYA Next Generation: CAPITOLO 1 Semplicemente Liam

di Aldore1n. Letto 755 volte. Dallo scaffale Fantasia

INTRODUZIONE Prima che vi addentriate nella lettura del mio scritto, vorrei raccontarvi un po' di una delle protagoniste della storia, ovvero l...

INTRODUZIONE

Prima che vi addentriate nella lettura del mio scritto, vorrei raccontarvi un po' di una delle protagoniste della storia, ovvero la splendida Artemide , dea della caccia, del tiro con l'arco , delle iniziazioni femminili e della luna crescente. Non tutti sanno che la dea, figlia del sommo Zeus e Leto, aiutò la madre a partorire suo fratello gemello Apollo non appena nacque. Tutto ciò avvenne a Delo, una meravigliosa isola vagante che altri non era che sua zia Asteria, tramutata in quello stato da Zeus; infatti ella rifiutò il re degli dei in un suo tentativo di possederla. La dea Artemide, venerata in tantissime città dell'antichità, soleva starsene nei boschi accompagnata da sessanta Oceanine e venti Ninfe, dono di suo padre. Amante della caccia, ricevette in dono dai Ciclopi, un arco portentoso sotto i colpi del quale cadevano senza vita i corpi di chi la offendeva. Per la sua ira vennero trasformati in orsi e cervi molti personaggi storici, come ad esempio Atteone, Siproite e la stessa ninfa Callisto. Ora che sapete queste poche cose, spero che la vostra curiosità sia stata stuzzicata e magari che leggiate qualche testo sull'antica Grecia, oppure cerchiate qualche informazione su questo meraviglioso personaggio che ripropongo in chiave ultramoderna e inedita. Detto ciò vi lascio alla mia fan fiction sui Saint del maestro Masami Kurumada e ricordate sempre di far bruciare il vostro cosmo.

CAPITOLO I

SEMPLICEMENTE LIAM

L'anno 2823 è conosciuto da tutti i cittadini del mondo come l'anno della distruzione. Una nuova Guerra Sacra si era appena conclusa e anche l'ultimo dei coraggiosi e fortissimi Saint di Atena lasciò questo mondo per salvare la sua protetta. Quando anche la reincarnazione della dea dipartì poco dopo, a causa di una malattia mortale, il mondo fu martoriato dalle guerre e dalla distruzione nate dalla sete di conquista dell'uomo che, senza freni inibitori, cancellò quasi la metà della popolazione vivente. Per più di un secolo non si seppe più nulla dei Cavalieri, i valorosi guerrieri che non usavano armi nella lotta e difendevano la libertà e così, anche il loro nome fu dimenticato.

Nell'anno 2982 qualcosa cambiò. I confini delle varie nazioni cominciarono a delinearsi nuovamente e si entrò in una nuova fase dell'umanità. L' America ricominciò la grande ricostruzione, che grazie all'avanzata tecnologia di quel periodo, fu veloce e sbalorditiva. La famiglia Temis, di chiare origini greche, possedeva la maggior parte della nazione, regnando incontrastata nel lusso. Il capostipite di tale casata, il celeberrimo Ceo Temis, grande ingegnere ed inventore dell'energia Polaris, la quale alimentava ogni dispositivo esistente all'ora, generò, insieme con la moglie Febe, due splendide figlie che chiamarono Delia e Anna. Le due bambine crescevano felici nella loro tenuta di New York, circondate dall'affetto dei loro cari, fino a che una misteriosa infezione non colpì la città mietendo numerose vittime. L'epidemia cessò solo alcuni anni dopo e fra i bersagli del batterio responsabile del morbo, ci furono anche Ceo e Febe. Le giovani fanciulle, ormai adolescenti, furono affidate ai quattro fratelli Temis, che presero il controllo delle fabbriche e degli enormi possedimenti del defunto Ceo, amministrandole con grande avidità e tirannia. A causa di ciò, negli impianti di produzione dell'energia Polaris a New York ci fu una ribellione dei dipendenti, che non riuscivano più a mantenere le loro famiglie. A dispetto delle leggi vigenti, il tumulto fu placato dall'esercito privato della famiglia Temis, il quale estirpò ogni impulso di ribellione con la forza. I poveri dipendenti furono costretti a lavorare disumanamente per il resto della loro vita.

Nell'anno 3000 le giovani eredi della famiglia Temis, Delia e Anna, compirono 18 anni e quella sera avrebbero tenuto una meravigliosa festa nel maestoso giardino della loro tenuta sulle colline fuori città. Nonostante la pressione degli zii, le due bellissime ragazze decisero di frequentare l'ultimo anno di liceo nella scuola di New York insieme agli altri ragazzi della città. Anche se tenute sotto strettissima sorveglianza, amavano quelle giornate trascorse fra i banchi di scuola, anche se venivano evitate da tutti per via della loro discendenza. Anna, la sorella maggiore, era di animo nobile come il defunto padre. Capelli di seta biondi adornavano il viso fine e chiaro, mettendo in risalto gli splendidi occhi azzurri, mentre Delia, molto più fredda e decisa, aveva capelli neri corti e occhi scuri, come la madre. Entrambe, quel giorno, indossavano l'uniforme della scuola composte da gonella grigia , camicia bianca con foulard e stivali alti neri. La campanella trillò per alcuni secondi ed una voce automatica invitò gli studenti ad entrare nelle rispettive aule per l'inizio delle lezioni. Qualche secondo dopo, dalla grande porta metallica elettronica, correndo a più non posso, entrò un giovane americano dalla folta capigliatura castana , dagli intensi occhi color nocciola e dal fisico asciutto, anch'egli in tenuta scolastica, ma con dei jeans strappati ed usurati in vari punti e la camicia che gli usciva alla rinfusa dai calzoni. Anche la sua cravatta nera era annodata male e indossata molto approssimativamente. Sotto il suo braccio stringeva alcuni volumi e su uno di essi si intravedeva la scritta "Corso di Algebra Avanzato". Proprio quando stava per raggiungere la sua aula impattò con qualcosa cadendo rovinosamente sul pavimento di gomma azzurra.

« Santo cielo che dolore » fece il giovane toccandosi il capo con ambo le mani e stringendo gli occhi «ho sbattuto contro una roccia!» .

« Non una roccia, ma semplicemente contro il mio bodyguard » rispose altezzosamente Delia avvicinandosi.

« Mi prenda un colpo, tu sei, tu sei…» cercò di accennare in preda al panico.

« Esatto, sono Delia Temis e ti consiglio di raccogliere le tue cianfrusaglie e sparire dalla mia vista».

« Subito signorina Temis» le disse timorosamente.

« Perdona mia sorella Liam, lei è sempre troppo dura con gli altri, specie coi ragazzi » esordì dando una mano a raccogliere i libri sul pavimento Anna.

« Signorina Anna, non credo dobbiate…» accennò il bodyguard curvandosi verso lei, ma venne subito interrotto.

« Ippolito ti prego, lascia che lo aiuti, non ha fatto nulla di male e non è pericoloso come vedi» fece Anna ironicamente.

« Signorina Anna, voi conoscete il mio nome?» chiese meravigliato il giovane studente.

« Certo che lo conosco, sei al corso di Algebra con me da diversi mesi, dove hai la testa oggi?».

« Giusto, giusto, avete perfettamente ragione, ma io ecco, sapete» farfugliò prima di abbassare il tono della voce « non è cosa di tutti i giorni proferire con una Temis».

La porta automatica dell'aula si spalancò in un secondo e una grassa signora dai capelli strettamente legati vestita di grigio fuoriuscì nel corridoio per accertarsi di cosa stesse accadendo e di chi erano quelle voci che distraevano gli altri studenti.

« Signor Ippolito cosa è successo, questo scansafatiche di Liam le sta arrecando fastidi? Se è così lo punirò subito! » esclamò con voce stridula e fastidiosa.

« Nulla di tutto ciò signora Lewis, Liam è solo inciampato e io lo stavo aiutando a rialzarsi » rispose Anna in difesa del compagno.

« Ovvio che caschi mentre cammina, guarda che razza di scarpe porta! » fece mentre osservava gli anfibi sporchi e usurati del giovane « Ti ho già detto mille volte di indossare la divisa in maniera consona, se continuerai così farò rapporto al preside».

« Mi scusi signora Lewis, domani sarò a posto » poi avvicinandosi ad un orecchio di Anna le sussurrò «Grazie!».

La giornata scolastica passò senza troppi intoppi e finalmente l'ultima campanella diede il via libera allo sfogo degli studenti che si riversarono fuori dalle aule per ritornare a casa. Uscito dall'aula di Scienze Avanzate, Liam scrutava ovunque per cercare Anna, ma la folla era troppa. Poi in lontananza vide un uomo alto in giacca nera e occhiali scuri che doveva essere sicuramente Ippolito, la loro sentinella. Divincolandosi riuscì a raggiungere il gorilla e davanti a lui scorse i biondi capelli della ragazza che cercava.

« Anna aspetta! » gridò nel tentativo di attirare la sua attenzione, ma fu violentemente fermato dal braccio destro di Ippolito.

«Ragazzino, non sfidare troppo la sorte e lascia perdere Anna ».

« Volevo solamente augurarle buon compleanno».

«Riferirò io alla signorina, ora levati dai piedi» finì mentre con forza lo scaraventava al suolo.

«Maledetto di un gorilla, mi hai fatto male!» disse prima di accorgersi che erano già andati via.

Quella sera Liam non riusciva a prendere sonno. Pensava e ripensava alla mattinata trascorsa a scuola, ad Anna e Delia e al perfido Ippolito. Si chiedeva come mai una ragazza così dolce e solare come Anna Temis, potesse vivere rinchiusa e senza amici in un palazzo, seppur maestoso e degno di una regina. Forse era vero che la ricchezza faceva la felicità e ordinò al suo corpo di dormire immediatamente. La sua microscopica casa era nella periferia nord della città, settore occupato prevalentemente dagli operai delle fabbriche di Polaris. Il padre, infatti, era uno dei lavoratori che si occupava dell'estrazione dell'energia e quella notte era di turno ai rettori e lo sarebbe stato fino al giorno dopo. La madre era morta per via della misteriosa malattia quando era ancora un bambino, la stessa che uccise i genitori di Anna. Era cresciuto praticamente da solo, per via dei lunghissimi orari lavorativi del padre, che vedeva sporadicamente. Per questo motivo si isolava e non aveva alcun amico con cui passare il tempo. Il vecchio Bob gli rimproverava sempre di farsi dei compagni e di non cacciarsi nei guai, ma lui amava l'avventura e il rischio. Furono proprio questi due elementi che lo portarono ad una tremenda decisione: in quella insonne notte avrebbe rivisto Anna e gli avrebbe dato gli auguri, in barba al suo gorilla. In men che non si dica indossò il suo jeans strappato e i suoi anfibi consumati insieme ad una t-shirt rossa a maniche corte. In sella alla sua astro bike, una sorta di bicicletta volante alimentata a Polaris, percorse tutto il quartiere fino ad arrivare in collina. Su un'altura, isolata da tutto il resto, si erigeva la tenuta dei fratelli Temis che quella sera risplendeva illuminata dalle luci. La festa del diciottesimo compleanno delle due sorelle doveva essere ancora in corso e quella era un'ottima occasione per incontrarla. Liam poggiò la sua astro bike sul fianco di uno dei muri di cinta, e con agilità scavalcò la barriera atterrando morbidamente sul prato retrostante. Non vedendo alcuna sentinella, di soppiatto si avvicinò alla tenuta e per sua sorpresa vide affacciata ad una finestra del piano superiore la sconsolata Anna con lo sguardo perso nel vuoto. Per attirare la sua attenzione senza essere scoperto si arrampicò su di un grande albero a pochi metri di distanza da dove lanciò alcuni sassolini. Con viso terrorizzato Anna vide il compagno fare grandi cenni con le mani per farsi notare.

« Sei forse impazzito! Se ti scoprono ti faranno del male, vai via subito » gli rimproverò la ragazza con voce strozzata.

« Non prima di averti augurato buon compleanno» fece lui mantenendo a stento l'equilibrio.

« Va bene, ho capito, ora allontanati da qui, ci vediamo domani al corso di Algebra».

Così fece. L'indomani arrivò presto, una nuova giornata di sole caldo illuminava New York dando la sveglia ai cittadini. Con piacevole sorpresa, Liam intuì che il padre era rincasato, sentendo l'odore dei suoi squisiti pan-cake. Scattando di corsa in cucina salutò il suo vecchio e cominciò a sbranare la morbida colazione.

«Sai papà, ho conosciuto una ieri e non potrai mai immaginare di chi si tratta» disse con voce goffa per via del grosso boccone che ancora masticava.

«Finalmente ai seguito il consiglio del tuo papà e ti sei fatto un amico! Ed è anche una ragazza da come sento. Coraggio, dimmi chi è».

«Sicuro di volerlo sapere, sappi che non ti piacerà».

«Suvvia figliolo, peggio dei tuoi soliti guai non potrà mai essere, sputa il rospo».

« Si tratta di Anna Temis, la figlia del tuo defunto capo. Magari posso chiedere a lei di farti alleggerire i turni di lavoro…» proferiva come un fiume prima di essere bloccato repentinamente.

« Figliolo ti prego di non frequentare la signorina Temis, ti supplico!»

« Papà, che ti prende, lei non è come gli altri, è buona e sincera».

« Smettila subito e stammi ad ascoltare! La famiglia Temis non è più quella di una volta. Ci costringono a fare cose terribili per i loro perfidi scopi. Molti miei amici sono morti per la loro smania di potere. Anna sarà pure una brava ragazza, questo posso comprenderlo, ma ciò che la circonda è troppo pericoloso. Promettimi…».

«Papà, ma io».

« Promettimi, dicevo, che lascerai in pace la signorina Temis e ti farai altri amici».

Tristemente Liam dovette accettare e promise al genitore di non frequentare più la bella ragazza.

Qualche giorno più tardi Liam se ne stava seduto sotto un albero, nel cortile della sua scuola. Sgranocchiava un tramezzino con del prosciutto e maionese perso nei suoi pensieri. Dal giorno della promessa fatta al padre evitava perfino di incrociare lo sguardo di Anna. Tuttavia quel giorno notò che, stranamente, le due sorelle non si presentarono alle lezioni , stuzzicando la sua curiosità. Fino ad allora non avevano mai mancato ad una lezione. Uscito di scuola si diresse nei pressi di Time Square, la maestosa piazza illuminata da centinaia di schermi con al centro l'enorme grattacielo dei Temis che sovrastava gli altri edifici. Era la sede degli uffici dell'Energam INC, la prestigiosa multinazionale che vendeva al mondo intero Polaris e dove lavoravano gli zii di Anna. Si fermò solo per un istante a fissare le tante finestre di vetro, sperando, magari, di intravedere la sua compagna, ma non ci riuscì. Così riprese il suo cammino, in sella alla sua astro bike per le affollatissime strade newyorkesi , divincolandosi fra la miriade di ultra-machine, auto e camion volanti a propulsione Polaris, prodotte sempre dall'Energam. Ad un certo punto si accorse che due lussuose auto nere lo seguivano da un po' e accelerando repentinamente cominciò un tentativo di seminarli. Purtroppo le veloci fuoriserie nere lo tallonarono fino a che non si ritrovò in un vicolo cieco. Le portiere dai vetri oscurati si aprirono e ne fuoriuscirono diversi energumeni vestiti in abito nero, tutti somiglianti ad Ippolito. Sulle loro giacche spiccava il logo della Energam, una luna splendente.

« Cosa volete da me , perché mi seguite?» chiese Liam stringendo i pugni e scendendo dal suo mezzo di trasporto.

« Tu sei Liam, giusto, ci manda il signor Ippolito».

« E cosa vuole da me quel gorilla? ».

Non vi fu risposta, poiché un pugno fortissimo all'addome fece inginocchiare sull'asfalto il giovane ragazzo che cominciò a tremare dal dolore.

« Ti consigliamo di non fiatare e di ascoltare per bene» riprese il misterioso assalitore sfilando dalla tasca interna della giacca un piccolo dispositivo rotondo che teneva nel palmo di una mano.

Lo strano congegno si attivò emettendo un fascio luminoso dal quale apparve un ologramma. Si trattava di Ippolito, che guardava dal suo ufficio di Time Square ciò che avveniva.

« Ti avevo già detto di non sfidare la sorte stupido ragazzo curioso. La signorina Anna desidera non essere disturbata da mosche come te » fece la voce microfonata del gorilla.

« Di cosa parli, io non ho fatto nulla» aggiunse Liam con fatica, col ventre ancora pulsante di dolore; ma la sua frase altro non fece che procurargli altro dolore, poiché un calcio lo tramortì ancora una volta.

« Ti abbiamo detto di stare zitto se non vuoi che ti facciamo fuori. Ora ascolta le parole del signor Ippolito».

La voce del crudele bodyguard tornò a diffondersi per il microfono dello strano comunicatore:

« Le nostre telecamere hanno visto che ti sei infiltrato a casa delle signorine alcuni giorni fa. Non siamo così sciocchi da farci prendere in giro da un ragazzino. Ora non ci resta altro che spegnere l'ardore della ribellione che cresce in te. Qui c'è una persona che ti vuole salutare».

Lo sguardo di Liam si sbarrò quando vide in quelle immagini il padre tenuto con forza in ginocchio da altri due scagnozzi della Energam.

«Papà!» urlò con tutta la sua forza il giovane.

«Ragazzo mio, non ti preoccupare e si forte. Non ti incolpo di nulla. Vivi felice la tua vita» poi la visuale passo ancora una volta su Ippolito.

« Maledetti codardi, lasciate mio padre lui non ha fatto nulla!» esclamò mentre le lacrime rigavano il suo volto.

«Per la tua insolenza tratterremmo qui per sempre il tuo amato vecchio, sperando di non rivedere mai più il tuo viso. Buona giornata signor Liam».

Con un ronzio di sottofondo il video si arrestò e il comunicatore si spense. I misteriosi uomini cominciarono a salire nuovamente sulle proprie vetture quando Liam si levò da terra attirando la loro attenzione.

«Portatemi subito da mio padre»

«Non ti è bastata la lezione, vuoi che ti faccia sputare sangue? Sarai subito accontentato» fece uno degli scagnozzi riavvicinandosi minaccioso.

Il pugno partì rapido, ma per grande stupore di tutti fu parato dal giovane studente con una sola mano.

«Che succede, come fai ad avere tutta questa forza?».

«Non lo so e non mi interessa, so solo che se non mi ridate mio padre vi riempirò di botte» disse con lo sguardo che pareva infuocato.

Anche al suo corpo stava succedendo qualcosa di strano, poiché fu circondato da una sottile aura azzurra.

«Che trucco è mai questo! Chi sei veramente! Lasciami subito il pugno!» urlò l'energumeno vestito di nero.

« Io sono semplicemente Liam, ora ridammi mio padre!!» urlò prima di colpire l'uomo e scaraventarlo decine di metri più in la.

Il giovane non poteva credere a ciò che aveva appena fatto, osservava il suo pugno, ancora avvolto da quella strana energia azzurra. Gli altri membri dell' Energam accorsero quasi subito e si lanciarono contro di lui, ma riuscì ad evitarli muovendosi con velocità inaudita. Non sapeva cosa gli stesse accadendo, ma con quella forza poteva fare tutto, tuttavia dopo alcuni istanti, col crescere della sua sicurezza, vide svanire la portentosa aura. Fu allora che gli uomini in nero cominciarono a percuoterlo fino a ridurlo senza forze, fino a che una nuova voce fece il suo ingresso in quell'isolato vicolo.

«Andromeda: Sonic Chain!» tuonò una splendida ragazza dai capelli rosa e dalla salopette di jeans e immediatamente delle catene apparvero e ferirono gli uomini in nero.

«Che razza di arnesi sono quelli! Ragazzina, deponi subito le catene e non impicciarti, altrimenti saranno guai anche per te» esclamò uno degli scagnozzi di Ippolito mentre si portava una mano sul taglio che si era aperto su una spalla.

« Gli unici che vedo nei guai siete voi! Andate via e lasciate stare questo ragazzo, o il prossimo colpo vi farà molto male » continuò la strana ragazza mentre formava una grossa bolla di chewingum con la bocca e si avvicinava al corpo immobile di Liam.

«Coraggio, facciamo fuori anche lei!» tuonò con rabbia l'uomo in nero ferito e tutti i suoi colleghi lo seguirono avvicinandosi con accortezza alla giovane.

«Crop Circle» bisbigliò la ragazza e dalle sue braccia, due spesse catene cominciarono a formare anelli concentrici intorno a lei e a Liam, come se fossero lunghissimi serpenti di ferro.

« Prendiamola!»

Come aveva ben detto il misterioso personaggio femminile , il colpo che investì gli uomini in nero non appena misero piede nella trama formata dalle catene, fu devastante. I loschi membri della Energam furono spazzati via e ridotti in fin di vita. Qualche istante dopo Liam aprì gli occhi, ancora confuso e si ritrovò disteso su una branda, col volto e le braccia fasciate con un uomo anziano che sedeva vicino a lui.



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