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lavoro pubblicato mercoledì 14 gennaio 2015
ultima lettura venerdì 18 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Lo Scienziato, il Matto e la Maestra

di Ifrusa. Letto 544 volte. Dallo scaffale Fantasia

C'era una volta una città in cui uno scienziato, di quelli davvero intelligenti, creò una macchina con la quale la gente poteva indossare dei caschi che li catapulta va nel loro mondo ideale, nel quale tutto nera come volevano loro, e se ...

C'era una volta una città in cui uno scienziato, di quelli davvero intelligenti, creò una macchina con la quale la gente poteva indossare dei caschi che li catapulta va nel loro mondo ideale, nel quale tutto nera come volevano loro, e se più volevano, più potevano avere, senza alcun limite.
Potevano avere la loro persona ideale al loro fianco, bella come volevano loro. Desideravano la macchina più bella secondo i loro gusti? Bene, potevano averla!
Tutto per tutti sarebbe stato perfetto. O perlomeno simulato da questa macchina.
Niente problemi, tasse, scuola. Ognuno poteva fare ciò che voleva. L'unico difetto? Niente sarebbe stato ideale, ma solo simulato da questa macchina. Le persone avrebbero vissuto un sogno eterno.

Lo scienziato era davvero buono, e decise di donare a tutti questa macchina. Avrebbe donato loro la felicità eterna.

Tutti i cittadini iniziato a vivere il loro mondo ideale. C'era chi viveva nello spazio, chi poteva avere tutte le donne del mondo, chi invece sognava di essere un gigante. Nessuno di loro sognava di essere ricco, perché bastava sognare una qualsiasi cosa per averla. E ogni decisione che loro prendevano era quella giusta!

Anche se soli in un mondo fittizio, non si sentivano soli, perché creavano le loro amicizie a seconda dei loro desideri!

In questa città ci era un matto. Anche a lui lo scienziato regalo la magica macchina. Questo iniziò a immaginare il suo mondo ideale, poteva finalmente avere una donna, ma non era soddisfatto. Poteva finalmente avere una macchina, ma non era soddisfatto. Poteva finalmente avere un drago, animale da lui sempre desiderato, ma, indovinate un po? Non era soddisfatto.

"Ok, ora ho un drago" si diceva il matto "ma non è reale!"
"Ok, ora ho una macchina" si diceva sempre il matto "ma non sento l'ebbrezza del motore che vibra sotto di me!"
"Ok, ora ho una donna" si disse infine il matto "ma non saprò mai cosa è l'amore!"

Il matto capi che mancava qualcosa nella sua vita. Ma siccome era matto, non capiva cosa.

Decise allora di immaginare una maestra, che potesse insegnarli cosa era che mancava nella sua vita. Immagino quindi una vecchia signora con degli occhialoni dorati, di quelli spessi che rimpiciolivano gli occhi, e la immagino in una stanza con grandi finestre, e perfino una di quelle lavagne nere, quelle con i gessetti.

"Tu sai cosa mi manca per essere davvero felice?" Chiese il matto alla maestra vecchia che aveva immaginato.
"Ti manca la prospettiva!" Rispose la maestra.
Il matto non sapeva cosa fosse la prospettiva!

"Cosa è la prospettiva?" Chiese il matto allora alla maestra vecchia che aveva immaginato.

"La prospettiva è il modo in cui guardi le cose. Tu vedi nella tua vita solo ciò che desideri, tu senti solo ciò che vuoi sentire, vivo solo ciò che tu vuoi vivere, ma ti manca il punto di vista degli altri. Per essere felice devi poter condividere la tua prospettiva, il tuo punto di vista con altri. Solo così potrai trovare davvero ciò che ti manca. Avendo un solo punto di vista, ti manca il dubbio di come potrebbe essere la tua vita se la vedessi da un altro punto di vista!"

Il matto non capì appieno ciò che la vecchia maestra gli disse, allora decise di cercare altre prospettive, e decise di andare a vivere i mondi desiderati dagli altri.

Mondo dopo mondo capiva ciò che gli aveva detto la maestra da lui immaginata...ma gli venne un dubbio....non era più sicuro di essere lui il matto di quella città!


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