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lavoro pubblicato sabato 10 gennaio 2015
ultima lettura giovedì 6 febbraio 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Toffi

di DanielTeng. Letto 815 volte. Dallo scaffale Horror

... Ero un poliziotto al confine tra Texas e Messico, con un collega fermammo due pezzenti che volevano traversare illegalmente; con loro avevano un cesto coperto da uno straccio.......

I miei hanno preso un cane: un chihuahua a pelo lungo. Un vero rompicazzo di animale. Non lo so perché gli sto sulle palle, ma non appena mi vede comincia ad abbaiare e se gli sono vicino mi ringhia contro. Questo capita ogni volta che vado a trovare i miei vecchi. Una situazione assurda. Io mi chiedo: un nano avrebbe mai l'ardire di provocare un tizio muscoloso, alto due metri? Non credo proprio. Invece questo stronzetto, questo gomitolo peloso color giallo diarrea, con quattro zampe ed una coda, mi mostra i denti e abbaia anche se affettuosamente lo saluto e mi chino per accarezzarlo (più che altro per fare bella figura davanti ai miei genitori). Da quando non vivo più in quella casa lui ha preso il mio posto. Mamma e papà volevano tornare ad essere una famiglia, ed ecco qui Toffi... Nome più di merda non potevano dargli... Dopo un paio di incontri a casa dei miei, vista la sua antipatia nei miei confronti, è maturato un pensiero nella mia testa che quasi non mi fa più dormire la notte: devo ammazzare Toffi. Devo prenderlo, chiudergli il muso stringendoglielo con tutta la forza che ho per farlo tacere, e portarlo via. Il modo di ucciderlo non l'ho ancora ideato (non che ci voglia molto per farlo fuori, quella carogna), perché una volta immaginata la cattura e la fuga finalmente mi addormento...
Pensate a come posso essermi sentito, quando ho aperto la porta di quella che per trent'anni è stata la mia camera ed ho visto che non c'erano più il mio letto, la mia vecchia scrivania con la poltrona, le mensole, la libreria, l'armadio. Io avevo lasciato tutto, perchè dove sarei andato ad abitare avrei arredato, un po' alla volta, con mobili nuovi, iniziando ovviamente dalle cose indispensabili, aggiungendo col tempo tutto il resto.
Hanno tolto tutto ciò che mi apparteneva... «Puoi dormire sul divano se hai bisogno di fermarti qui» mi ha detto mia madre. Ma qualcosa c'era, in quella stanza... Sopra un ampio tappeto rosso c'era una cuccia color lillà, fatta come la corolla di un fiore; sei morbidi petali intorno ad un altrettanto comodo cuscino centrale. Sparsi per il tappeto c'erano delle palline di plastica colorate, un maialino ed una gallina di gomma di quelli che se li schiacci fanno il verso dell'animale. La mia camera era diventata la camera di Toffi. Perché? Cos'è successo a mio padre e a mia madre? Il fatto che io sia andato ad abitare a duecento chilometri di distanza, sia uscito da quella casa, ha reso così impellente il loro bisogno di riversare affetto e amore su un chihuahua (in cambio di qualche leccata in faccia) da cancellare ogni traccia della mia presenza nella loro vita, nel giro di alcuni mesi?! Cosa è rimasto nel loro cuore per me? Ora preferiscono questo sgorbio di cane, perché riempie la loro giornata, non dice mai di no, non ci litigano con Toffi, se lo infilano nel letto, cazzo...
Devo riflettere, devo pensare, non capisco... Chi è l'infame, in realtà: Toffi, o sono Paola e Anselmo? Non c'è dubbio che Toffi, nonostante il pedigree, sia un bastardo, perché il suo atteggiamento nei miei confronti è stato ostile dalla prima volta che l'ho guardato in quelle microscopiche biglie che ha come occhi. Ma quei due, sulla via del rincoglionimento, li sento strani, nonostante baci, abbracci e lasagne fatte in casa. È possibile rimpiazzare un figlio con un cane? Hanno arricchito la loro vita da quasi-pensionati con una bestiola messicana simpatica come un calcio nelle palle... È come se si fossero nettamente staccati da me, aridi di sentimenti d'affetto nei miei confronti. Forse pensano: “Alex, ti abbiamo dato trent'anni della nostra vita, ora è il momento di amare qualcun'altro.”
Ma perché? Ho paura. Per me e per loro. Ieri, di ritorno da un altro deprimente week-end in quella casa, una volta nel mio letto, ho fatto nuovamente fatica ad addormentarmi. Dopo ore di assilli sono crollato... E ho sognato... Ero un poliziotto al confine tra Texas e Messico e con un collega fermavamo due pezzenti che volevano traversare illegalmente; con loro avevano un cesto coperto da uno straccio. Dentro il cesto c'era un cane. Li abbiamo portati dentro un container caldo come una fornace; mentre il collega li teneva sotto il tiro di un fucile a pompa io li legavo a delle sedie con del largo nastro adesivo. I due chiedevano pietà, singhiozzavano, ma io me ne fregavo. Ho preso il cesto e ho tirato fuori il cagnolino. «Dove volevate andare? Volevate diventare dei gringo, eh? E portarvi anche questo?!» gli dicevo, ridendogli in faccia. Poi tiravo fuori un machete. «Queste cose non si fanno, cabrones!» gli gridavo addosso. Schiacciando con forza il cane, appiattendone il corpo su un tavolo di legno, una alla volta gli mozzavo le zampe con secchi colpi di machete. L'animale si lamentava flebilmente. Quelli urlavano, piangevano, ma io non mi fermavo. Infine, decapitavo il chihuahua e dicevo loro: «La prossima volta ricordatevi di noi! Se passate di qua, portate qualche migliaio di pesos pa cada uno. Capito?!»
Di colpo mi sono svegliato, fradicio di sudore. Ho delle responsabilità nella situazione che si è venuta a creare nella mia famiglia? Forse ho bisogno di aiuto...


Commenti

pubblicato il venerdì 28 ottobre 2016
abisciott1, ha scritto:
pubblicato il venerdì 28 ottobre 2016
abisciott1, ha scritto: E' un racconto feroce e amaro. Non mi piacciono i tempi verbali. Troppe parolacce. L'idea è scarsa.

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