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lavoro pubblicato lunedì 5 gennaio 2015
ultima lettura giovedì 20 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Diamante nero

di Vanieska92. Letto 542 volte. Dallo scaffale Fantasia

Lilith, giovane ragazza di 17 anni cresciuta in un collegio; Lucio, misterioso ed affascinante ragazzo che ha tutta l'aria di nascondere segreti davvero impensabili. Le loro vite si incroceranno andando così incontro al destino che li attende.

Sono le 08:20 e le lezioni stanno quasi per iniziare; corro in corridoio a prendere i libri.

Il mio nome è Lilith, ho 17 anni e frequento le lezioni del collegio Rovoscuro dove inoltre abito. La struttura, infatti, offre vitto e alloggio a tutti gli studenti che non hanno voglia, ogni mattina, di partire dalla città per arrivare in un posto sperduto come questo.

Per quanto riguarda me, beh... questa è stata da sempre la mia unica casa; avevo poche ore di vita quando mi hanno abbandonata ai piedi di questo grande e freddo cancello, il direttore Rovoscuro mi prese con sè e mi crebbe come una figlia.
Nonostante la posizione isolata, il collegio vanta un'ottima reputazione e ospita i figli più brillanti delle famiglie altolocate del territorio.

Vi sono dormitori maschili e femminili in due edifici posti alle spalle della struttura centrale più grande; dove si trovano: le aule, la mensa e, nei piani superiori, l'ufficio e la residenza del direttore.

Passeggio lungo gli ampi corridoi con la mia migliore amica, nonchè compagna di stanza, Azura; quando sentiamo una gran confusione.

La protagonista è sempre lei: Eva. La classica reginetta oca, bellissima, egoista ed estremamente egocentrica; scuote i suoi lunghi e voluminosi capelli color dell'oro spostandone qualche ciocca dall'ovale perfetto del suo viso. Di bella è bella, penso all'istante; ma è tanto bella quanto stronza, affermo riflettendoci.

Parla di un misterioso nuovo arrivato; eccola là, ci risiamo! Questa notizia è melodia per le sue orecchie, un altro suddido per il regno Eva. Quante povere vittime erano riusciti a mietere quegli occhi color del mare; quanti morti annegati in quei pozzi senza fondo. Non conta il sesso, gli ideali, la religione o lo stile di vita; ogni nuovo arrivato, fin da quando è una bambina, cade nelle sue grinfie, intrappolato nei suoi fili che crudele muove a suo vantaggio e piacimento, sempre.

Si parla di un ragazzo di 19 anni... così è troppo facile! Se con le ragazze, la dittatrice Eva, poteva rarissime volte trovare qualche difficoltà, con i ragazzi la strada era spianata; chi poteva dire di no ad una come lei?

Suona la campanella e tutti ci dirigiamo verso le nostre aule dove stanno per iniziare le lezioni. Mi siedo allo stesso posto di sempre: terza fila, tra Azura e Daniel.

La cattedra, alla quale vi è già appoggiato il professore, è al centro dell'aula; i banchi sono disposti a scala, così da poter tenere sotto controllo anche quelli dell'ultima fila più alta di tutte.

<< Forza ragazzi prendete posto e fate silenzio! >> urla il professore.

<< So che già il nuovo anno scolastico è iniziato da qualche giorno, ma c'è una novità per tutti voi. Prego, entra pure! >> afferma facendo un gesto verso la porta socchiusa; tutti gli occhi della classe allora si concentrano su di essa, colmi di curiosità per la figura che la sta varcando.

Il passo è sicuro e fluido, quasi felino; la figura alta e snella, ma allo stesso tempo possente; porta dei jeans chiari stretti in punti da fare arrossire; una felpa nera con cappuccio che delinea il petto di roccia e uno zaino sulla spalla.

Si avvia verso la cattedra sicuro di sé non degnandoci di uno sguardo e fermandosi proprio accanto al professore.

<< Ragazzi, questo è Lucio, sarà il vostro nuovo compagno da oggi. E' un po' più grande di voi perchè ha vissuto all'estero. >>

In quel momento il ragazzo alza finalmente il viso verso noi, non badando più al professore.

<< Mi raccomando, dategli una buona accoglienza! >>

Il nulla. Improvvisamente la classe viene avvolta da un insolito silenzio tombale; non una parola, non un cenno, non un sospiro; tutti immobili a contemplare ciò che abbiamo di fronte agli occhi.

Il suo viso: marmo di Carrara scolpito dalle mani del più abile degli artisti; gli occhi glaciali, pericolosi, cristallini e limpidi come il ghiaccio avrebbero paralizzato chiunque all'istante, come il più dolce dei veleni, messi ancora più in risalto dalla sua carnagione leggermente più scura del solito come costantemente baciata dal sole.

L'espressione fiera, orgogliosa, sicura di sè e quasi crudele è contornata da arruffati e morbidi capelli ebano.

Improvvisamente, durante l'imbarazzante silenzio, le sue rosee e carnose labbra si aprono in un affascinante sorriso, lasciandoci tutti senza fiato ed illuminandoci. Lui non è umano, gli umani non possiedono quei sorrisi; questo penso sia il pensiero che attanaglia tutti.

<< Piacere di conoscervi, spero di trovarmi bene con tutti voi >> la voce è melodiosa e graffiante e le parole appena scandite, uscite dalle sue labbra, sembrano quasi morbido velluto.

<< Oh, il piacere è tutto nostro! >>.

Eva! Eccola, già pronta sulla preda; vedo le bave scendere dal banco.

<< Molto bene Lucio, trovati un posto così iniziamo la lezione! >>

Si avvia con calma verso i gradini con un sorrisetto stampato in faccia; una volta più vicino a noi la sua espressione cambia, si fa seria; alza lentamente il viso nella mia direzione e mi inchioda con lo sguardo. Rabbrividisco; perchè sta guardando proprio me? O almeno io credo stia guardando me; sciocca! Non farti strane idee, perchè dovrebbe guardare te? Non ti conosce nemmeno, perchè tra 26 persone della tua classe dovrebbe fissare così insistentemente proprio te?! Eppure provo una strana sensazione, lo sento quasi entrarmi nell'anima; abbasso lo sguardo, mi sento soffocare.

Lui continua ad avanzare fino ad arrivare alla mia fila; la supera e infine si siede proprio alle mie spalle.

Di nuovo, provo una sensazione di profondo fastidio, che dico... non è fastidio. Non poterlo tenere sott'occhio sapendo che si trova dietro di me mi innervosisce. Già, non è fastidio; stranamente quello che provo è paura.



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