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lavoro pubblicato sabato 3 gennaio 2015
ultima lettura sabato 15 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le infinite forme del fuoco

di WhiteRaven. Letto 517 volte. Dallo scaffale Fantasia

Vorrei scrivere un libro. Ma vorrei anche sapere se il mio modo di scrivere possa interessare. Per questo chiedo di lasciare un commento costruttivo, di qualsiasi genere, e di scrivermi se è solo un sogno nel cassetto.

E così pensò. Pensò alla sua vita, alla sua carriera nei Cavalieri, alle aspettative mancate, alle promesse non mantenute, alle battaglie perse, alle ferite del corpo e dell’anima subite da queste, pensò ed ebbe da pensare a tutta una serie di fatti e aspirazioni ch’ogni esser vivente si trova a dar peso in un momento, o più, della sua vita.

Non ci si può fare niente.

Così è l’uomo.

E, in mezzo a quel groviglio di pensieri annodati, non potè far a meno di sorridere, convincendosi che nulla alla fine aveva senso se paragonato all’universo e alle leggi imperscrutabili che governano la natura, la vita e il mondo; ma che tutto ne acquistava qualora le situazioni in cui ci s’immischiava venivano paragonate a quelle degli altri essere viventi; un mondo piccolo e logico, contro uno imponente e privo di fondamenti.

Sempre con la testa persa tra le nuvole, il cavaliere sollevò il capo, verso il cielo.

Quant’era azzurro e pacato.

Una di quelle giornate che al solo trascorrerle, sembrava d’intravvedere l’incarnazione stessa della pace e della tranquillità. Quella spensieratezza, non certo fatta di frivolezze, e felicità abusiva, ma bensì composta dalla consapevolezza della sua frattarietà, della sua semplice complicata esistenza, e difficoltà nel viverla o meglio trovarla, afferrarla.

Perdendosi nell’immensità del tempo e del biancume dei batuffoli di neve sparsi qua e là nel mar d’azzurro, si sentì sollevato.

Tutto sommato, vivere, era ancora una cosa bella.

Una cosa desiderabile.

Di fronte a quell’imponenza, sentendosi particolarmente poco importante, strappò un fiore dal prato su cui v’era seduto; come volesse confermare la sua supremazia sugli inermi.

Come volesse dimostrare che un pò di potere e mascolinità, l’aveva conservata.

Forse una margherita. Non ne conosceva il nome.

Tuttavia, pur non sapendo che nominativo donargli, convenì che fosse tra il fiore più bello su cui gli occhi avessero mai posato sguardo.

Non perchè fosse particolarmente colorato, o altro.

Decise semplicemente così.

Per quanto rimase su quel colle, ad oziare pigramente, nemmeno lui se n’accorse.

Fatto sta, che quel periodo di ritrovata ispirazione, era prossimo a sparire.



Commenti

pubblicato il 04/01/2015 14.59.29
Daken, ha scritto: Ecco la mia opinione sul tuo lavoro - ma è solo questo, una semplice opinione. Penso che sia scritto veramente bene, forse anche troppo. Sembra una poesia più che un testo in prosa. Le parole scelte sono molto ricercate, danno un senso di finzione che è raro trovare in un romanzo ma che è invece più tipico della poesia. Questo appesantisce un po' la lettura, ma non la rende noiosa, almeno non in un testo così breve; in un libro intero, però, potrebbe risultare controproduttivo scegliere termini così inusuali. Se vuoi scrivere un libro, però, prova: scrivi ciò che vuoi e continua a chiedere opinioni, anche se alla fine quello che conta davvero è che piaccia a te prima di tutto!
pubblicato il 05/01/2015 21.21.55
WhiteRaven, ha scritto: Ti ringrazio tantissimo per il commento. Ne farò tesoro.

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