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lavoro pubblicato sabato 3 gennaio 2015
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il mondo di Halloween, 5

di IreneSar. Letto 583 volte. Dallo scaffale Fantasia

Eravamo arrivati al punto in cui il nostro 1795 si stava dirigendo nella via dei mattoni spezzati per incontrarsi con Rory. Quest'ultimo, visto il ri...

Eravamo arrivati al punto in cui il nostro 1795 si stava dirigendo nella via dei mattoni spezzati per incontrarsi con Rory. Quest'ultimo, visto il ritardo dell'altro, esce per andargli incontro.

Nel frattempo, Marianne, la madre del bambino scomparso, si ritrova ad affrontare una situazione ben oltre i limiti della sua immaginazione. Suo figlio, il piccolo Benny, infatti, viene rapito anch'egli, come Holly molto tempo prima, dopo aver scorto nel cielo qualcosa di strano. Questo pezzo fa parte della versione romanzo di questa storia, che per ora non ho scritto, ma ricordatelo poiché è un fatto importante per il proseguimento di questa serie di racconti.

Perciò, ricapitoliamo …

Dieci anni prima, un bambino di nome Holly scompare misteriosamente la notte del 17 ottobre 1995. Dieci anni dopo, la madre di Holly, Marianne, divorziata dal marito, si prende cura del figlioletto Benny, ma non dimentica ciò che è accaduto anni prima.

Nel frattempo entra in scena un ragazzo, che non ricorda il suo nome né come è arrivato nello strano mondo in cui si ritrova. Lavora in una fabbrica che si occupa della pulizia delle zucche, dove lui, che in codice viene chiamato 171095, incontra Rory, un ragazzo che sembra saperne qualcosa di quel posto e di come hanno fatto ad arrivarci.

Detto questo, vi auguro buona lettura …

E non dimenticate l'olio per le zucche! ;)

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La caverna del cane a tre teste si trovava non lontano dalla piazza del corvo senza becco. Un posto alquanto squallido, a dirla tutta e inoltre le quattro biondine saltellanti non erano poi molto di suo gusto. Eppure Rory si diresse proprio lì, nella taverna più fatiscente che si possa immaginare. Odore di alcol usciva dalle finestre, i balconi erano rotti e penzolavano sbattendo continuamente addosso al muro di legno. Il legno … nemmeno si poteva chiamarlo tale; marcio e nerastro, i chiodi che spuntavano dappertutto. Quella taverna era un cumulo si legna accatastata a casaccio, che formava una sottospecie di macabra capanna. Accanto alla porta d'entrata, di ferro e incrostata di ruggine, stava un vecchio cane nero con la bava che colava dalla bocca. Passandogli accanto, Rory sentì il cuore accelerare i battiti, anche se, per quanto ne sapeva, quel cane dormiva sempre. Era però piuttosto grosso e, nonostante fosse vecchio, la sua stazza bastava a incutere un certo timore. Sigaretta in bocca e mani in tasca, Rory mollò un calcio alla porta, che scricchiolò come in un film dell'orrore e lo lasciò entrare. Era meglio non toccare con le mani quella porta, perché si poteva perdere un dito e anche una mano. O almeno così si diceva in giro.

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Alla strada dei mattoni spezzati, davanti a quella che doveva essere la casa di Rory, un ragazzo aspettava mentre i suoi occhi color nocciola fissavano il vuoto. Era buio pesto ormai e Rory non s'era fatto vedere.

Al 4485912 della strada dei mattoni spezzati, aveva smesso di piovere da un pezzo. L'acqua però invadeva la stradina e il ragazzo vi era immerso fino alle caviglie. Questo non faceva che aumentare il freddo che scuoteva il suo corpo. "Ma dove diavolo è finito?"

«Ehi tu!»

1795 si voltò di scatto. Dall'angolo della casa spuntò una figura snella, capelli rossicci e sigaretta in bocca. «Rory!»

«Mi aspettavi?»

«No, ero qui tanto per fare un giro».

«Bene, vedo che hai voglia di scherzare. Non sei timido di solito?»

Lui non rispose. "Timido … quando mai!"

S'incamminarono per una stradina secondaria che Rory conosceva. «Questa dove porta?«»

«Alla nostra destinazione».

«Perché dobbiamo andarci a quest'ora? E perché proprio lì?»

Rory gli rivolse uno sguardo perplesso. «Sei davvero così scemo? Vuoi che ci andiamo di giorno, così manchi al lavoro e ti sbattono in una cella senza cibo né acqua per una settimana? Preferisci?»

Lui scosse la testa. Aveva capito che con Rory era meglio stare zitto, ma come poteva non farsi domande? Quel posto dove lo stava portando sembrava pericoloso, perché andare proprio lì?

«Non hai risposto all'altra domanda».

Un vento freddo scosse i capelli di Rory. Sembravano fuoco ramato, alla luce dei lampioni a forma di zucca che stavano ai lati della strada. «Perché è un posto dove non c'è nessuno».

Quella che Rory diceva essere una via "alternativa", si rivelò anche una specie di scorciatoia. Almeno così gli sembrò, perché ci misero solo metà notte ad arrivare sopra al monte nebbioso. Si diressero a ovest, dove, da quello che diceva Rory, doveva essersi il cimitero dei corvi.

In cima al monte vi erano alberi che parevano modellati apposta per apparire del tutto simili a degli spettri. Sottili rami scheletrici, appena visibili nel nero della notte, si contorcevano al passaggio del vento che sferzava gli alberi. 1795 scoprì che le torce elettriche non bastavano a vedere abbastanza. Il buio era così denso da fargli pensare che qualcuno avesse sparso dal cielo un mare d'inchiostro. Oppure petrolio, che a contatto con i capelli di Rory, poteva pure incendiare l'intero bosco.

Il cimitero era più macabro di quanto si fosse immaginato. Una calma innaturale avvolgeva quel luogo, tanto che nemmeno il vento pareva fare rumore, anzi si era acquietato e sibilava appena, di tanto in tanto, tra le lapidi. «Seguimi, ti faccio vedere una cosa» gli disse Rory. «Ma fa attenzione a dove metti i piedi».

Avanzarono tra le lapidi di pietra per minuti che gli parvero ore. Rory camminava a passo sicuro, come fosse stato in quel luogo molte volte. Svoltava a destra, a sinistra, girava intorno a certe lapidi più grandi e andava avanti spedito senza mai fermarsi. Lui lo seguiva solo per pura curiosità, anche se si era già stancato da un po' di camminare così apparentemente senza meta.

La luce della luna illuminò la lapide nera davanti al quale Rory si era fermato. Non vi era scritto nulla, sulla pietra nera bucherellata dal tempo. Né una data, né un nome; solo quel nero profondo, che quasi si confondeva con la notte. 1795 si rivolse a Rory solo con un'occhiata e l'altro gli rispose con un sorriso sghembo.

«Perché mi fai vedere questa …».

«Perché è strana, non trovi?» Rory la osservava con sguardo sghembo, la sigaretta ancora in bocca.

«Si, parecchio strana», confermò 1795. Chi poteva aver fatto una lapide del genere? E chi ci era sepolto? Qualcuno senza nome? "Senza nome. Come me".

«Io so chi è sepolto qui e non è senza nome». affermò Rory, come se avesse in qualche modo sentito i suoi pensieri.

«Chi?»

Gli occhi chiari di Rory erano fiamme di ghiaccio, che lo fecero rabbrividire. «La morte».

Mentre scendevano dal monte per un'altra delle "vie alternative" di Rory, 1795 pensava a quella lapide. Non era il fatto che lì ci fosse la tomba di qualcuno a incutergli timore, ma proprio la lapide. Così nera, cupa, vuota. "Come la morte".

Non fece altre domande a riguardo, tanto sapeva che probabilmente Rory non avrebbe risposto. La verità era che non le sapeva neanche lui le risposte, doveva essere così.

Era passata l'alba quando arrivarono alla strada dei mattoni spezzati. Era incredibile che avessero fatto così presto, ma anche in questo caso lui preferì non chiedere spiegazioni. Una sottile pioggerella cadeva dal mattone grigio cupo che era il cielo.«Allora ci si vede zucca vuota», lo salutò Rory. Aveva ancora la sua sigaretta, che ora teneva dietro l'orecchio sinistro.

«Non mi chiamo zucca vuota», protestò 1795. Odiava quel nomignolo che l'altro gli aveva affibbiato.

«E allora dimmi il tuo nome». Dal tono di Rory trapelava il sarcasmo. Gli venne voglia di saltargli addosso e mollargli un pugno, ma cercò di frenarsi. La violenza non avrebbe portato a nulla di buono, soprattutto se il padrone della fabbrica avesse saputo che tardava al lavoro per picchiare il ragazzo dai capelli rossi.

«Dai, su, non prendertela, non volevo offenderti».

«Non è colpa mia se non me lo ricordo» sbottò con rabbia 1795. «Sai, tu sei fortunato a saperlo».

«Si, hai ragione, ma non l'ho sempre saputo. Ci sono stati mesi che anch'io non sapevo qual era».

"Giusto, anche lui ha un codice allora". «Dimmi il tuo codice, visto che tu sai il mio». "Così potrò prenderti anch'io un po' per il culo".

«No». Rory cambiò d'improvviso sguardo. La domanda sembrava avergli capovolto l'umore. «Rory è il mio nome, il codice non centra».

«Perché non vuoi dirmelo? Fa male sapere che sei stato chiamato anche tu con un codice, solo perché ti davano un lavoro? Allora dovresti capire quanto fa male anche a me, visto che non mi ricordo …»

«Senti» lo interruppe Rory. «Non dirò mai quel nome. Lo giurato a me stesso nel momento in cui ho ricordato il mio vero nome». Rory, i capelli che cominciavano a bagnarsi di pioggia, abbassò lo sguardo. Tra le dita si rigirava la sigaretta, che gli era caduta da dietro l'orecchio. «Ma se proprio ci tieni a saperlo, lo troverai alla fabbrica».

"Alla fabbrica?" «Dove?» 1795 non sapeva dire perché gli interessasse così tanto. Forse era solo curiosità, o magari sperava davvero di scoprire qualcosa d'interessante.

«Negli archivi, no? è là che tengono la documentazione. Sono mostri, ma ben organizzati. Ho lavorato alla fabbrica, lo sai, e anche per molto più tempo di te, quindi credo che lì troverai quello che cerchi». Rory ora sembrava nervoso.

«Dove sono gli archivi?»

«Sottoterra».

«Cosa? Stai scherzando».

Rory lo guardò con la fronte aggrottata. «Nei sotterranei, stupido! Ma non sai proprio niente».

«Come ci arrivo?»

«Ma vivi lì si o no?» domandò Rory rimettendosi in bocca la sigaretta. 1795 gli rivolse uno sguardo d'impazienza. «Non ho tempo da perdere, è già l'alba».

«E va bene … Dal reparto dei pittori prendi le scale a sinistra».

«Come saprò che sono quelle giuste?»

«Vediamo …» Rory si morse un labbro. «Sono verdi, di ferro e salgono».

«Ma hai detto che …»

«Si, si, salgono e poi scendono, va bene?»

«Salgono e poi scendono».

«Perfetto». 1795 sorrise. "Finalmente qualche informazione interessante!" si volse senza nemmeno un cenno di saluto. Gli stava antipatico quel tipo dai capelli rossi, sempre con quelle sigarette. Corse via in fretta, non aveva molto tempo. Gli aspettava una bella punizione se tardava ancora.

«Ci si vede zucca vuota!»

"Si, certo, prendimi pure per il culo … vediamo quando saprò di più su di te, se farai ancora così".

«Ehi! Un attimo!» Rory gli corse dietro. «Aspetta».

«Che c'è?»

«Fa attenzione giù agli archivi». Si tolse la sigaretta di bocca, come per far si che l'altro capisse meglio. «Nessuno sa cosa ci sia lì sotto».

© Irene Sartori.

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Continua ... (presto).

Nella prossima parte, i segreti del sotterraneo ... segreti molto importanti per risolvere alcuni misteri.



Commenti

pubblicato il 05/01/2015 10.09.02
willy, ha scritto: Per i dialoghi(a parte qualche piccola inesattezza) e per le atmosfere sembra di leggere Stephen King... Complimenti, continua così... Non vedo l'ora d vedere come va a finire...
pubblicato il 05/01/2015 13.09.15
IreneSar, ha scritto: Stephen King? wow!!!! grazie! inesattezze ... ok, mi faresti un esempio? comunque grazie per aver letto, presto continuerò con il seguito ...
pubblicato il 07/01/2015 16.56.16
willy, ha scritto: Per esempio quando Rory prende in giro 1795, dicendogli che è un timido. e l'altro risponde "io timido? ma quando mai?", non lo so, saranno sciocchezze, ma suona male(a mio parere, sia chiaro, io l'avrei scritto in maniera diversa, ma forse sbaglio)...
pubblicato il 07/01/2015 21.35.27
IreneSar, ha scritto: Non sbagli ... è un'osservazione molto valida. Ti ringrazio! :) Tutte le opinioni sono preziose per migliorare ...
pubblicato il 14/02/2015 11.12.35
Spaventapasseri, ha scritto: Davvero un ottimo racconto, nato da una fervida immaginazione. Pieno di suspence, ha purtroppo un unico difetto: è al momento privo di un seguito.
pubblicato il 15/02/2015 16.19.09
IreneSar, ha scritto: Grazie del commento. Questo, di fatto, è già un seguito, la parte cinque. In effetti non è la fine, ci sarà un seguito. Che sia l'unico difetto mi stupisce, perché mi pare troppo bello per essere vero. Comunque la mancanza di seguito è un difetto del mio ... chiamiamolo modo di scrivere, un difetto che hanno quasi tutti i miei racconti. Grazie ancora, Irene.

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