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lavoro pubblicato giovedì 1 gennaio 2015
ultima lettura lunedì 17 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Night of werewolves

di VampireQueen. Letto 423 volte. Dallo scaffale Fantasia

Non so cosa scrivere su questa OneShot senza spoilerare più di quanto il titolo non abbia già fatto. Mi limito a darvi i dettagli: 610 parole. 3.557 caratteri, genere fantasy...

«Oggi c'è la luna piena, Lana.» Mi disse.
Era un ragazzo normalissimo, lunghi capelli neri (perennemente in disordine) occhi ambrati e pelle pallidissima. Aveva una lunga cicatrice al braccio sinistro, all'altezza del gomito, me la spiegò dicendo che da piccolo era caduto e si era dovuto mettere i ferri. Non ho indagato. Avrei dovuto.
«Andiamo ad osservare i fuochi d'artificio sulla collina.» Propose sorridendo.
Aveva dei denti perfettamente dritti, bianchi e luminosi come le stelle del firmamento in una notte estiva. Non sapevo resistere al suo sorriso. Accettai. Non avrei dovuto.
Uscivo spesso con Jonathan e ci divertivamo un sacco, quella non era la prima volta che uscivamo a vedere le stelle, ci mettevamo nel suo pick up nero e facevano quei quattrocento metri in salita per arrivare sulla collina poi ci stendevamo sul cofano e osservavamo quei minuscoli diamantini disseminati su una coperta nera. Ridevamo un sacco cercando figure nelle stelle.
Quando quel pomeriggio salimmo sulla collina c'era ancora il sole ma stava per tramontare e dinanzi a noi c'era lo spettacolo della luna che sorgeva seguita da una coda di piccole stelle lontane. Jonathan era sceso per prendere delle bibite dalla coda del vano ed io gli stavo urlando di muoversi o si sarebbe perso quello spettacolo ma lui mi rassicurò che sarebbe arrivato subito. Non lo fece.
La luna sorse in tutto il suo splendore e io mi dimenticai del mio ragazzo, osservavo sorridente il satellite poco sopra la mia testa quando un ululato mi gelò il sangue nelle vene. Scattai in piedi cadendo dal cofano del veicolo e mi guardai in torno cercando il viso familiare di Jonathan. Lo chiamai.
«Jhon! Jonathan!» Urlai. Non rispose.
Fu un istante quando qualcosa mi buttò a terra. Un peso enorme mi schiacciava la schiena e sentivo due zampe contro le cosce e due sulle scapole, l'animale scattò di lato e mi fece girare con una zampata, mi saltò nuovamente addosso e mi morse alla gola. Svenni in pochi secondi, l'ultima cosa che ricordai il giorno successivo, in ospedale, era la voce di Jonathan: «Dovevo dirti cosa mi fa la luna.» e poi un ghigno soffocato più simile ad un ululato.
Rimase molte settimane nella stanza bianca dell'ospedale e parlai con molti poliziotti, a nessuno raccontai di quella voce. Non sentii mai più Jonathan e si sparse la voce che il lupo che aveva aggredito me aveva ucciso lui.
Quando la prima luna piena, dopo quella notte, si levò in cielo io ero in casa stesa sul letto con dolori ovunque. I miei genitori non erano a casa e ringrazio Dio per questo, non so cosa gli avrei fatto in caso contrario. Quando i primi raggi lunari entrarono dalla mia finestra sentii le ossa rompersi e i muscoli accartocciarsi, caddi in un sonno profondo. Quando mi svegliai ero nuda, ricoperta di sangue, in una riserva naturale a cinquanta chilometri da casa mia, davanti a me c'era un enorme cervo sventrato. La carcassa era stesa in un lago vermiglio, come me.
Sulla pozza di sangue, tra i pezzi di carne e i fili d'erba, galleggiavano ciocche di peli bianchi e grigi. Presi una ciocca tra le mani e la esaminai allungo. Rimasi nella riserva per giorni, non sapevo come tornare a casa ed ero nuda. Mi cibai per alcuni giorni della carne del cervo scoprendo che la carne cruda non mi dava fastidio come avevo creduto ma il quinto giorno, d' istinto, saltai al collo di un secondo cervo che passava lì per caso.
Le mie mani divennero pelose ed artigliate, la bocca si allungò e i denti divennero affilati come rasoi.
Capii troppo tardi che i lupi mannari esistevano sul serio.


Commenti

pubblicato il 01/01/2015 17.53.14
IreneSar, ha scritto: Scritto bene, belle descrizioni, vivide, reali. Complimenti, bel racconto!

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