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lavoro pubblicato lunedì 29 dicembre 2014
ultima lettura giovedì 23 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cara me

di agrid69. Letto 736 volte. Dallo scaffale Amore

Cara me, ti scrivo come si scrive per consolare le persone a cui si vuole bene. Ti scrivo per far svanire questa paura che ora ti chiude la gola. Ti scrivo perché mi ricordo quanto le mie (le nostre!) gambe tremavano perché non sapevano....

Cara me,

ti scrivo come si scrive per consolare le persone a cui si vuole bene. Ti scrivo per far svanire questa paura che ora ti chiude la gola. Ti scrivo perché mi ricordo quanto le mie (le nostre!) gambe tremavano perché non sapevano. Voglio raccontarti come è qui, nel futuro che ti aspetta. Lui c’è! C’è sempre stato! Del resto lo sai già…non si può dividere ciò che è nato unito! Non ti ha mai lasciata. Ha abitato i tuoi pensieri e il tuo cuore ogni giorno della tua vita, e tu i suoi. Un solo pensiero è ed è sempre stato sufficiente a riunirvi come lo siete ora, mentre stai leggendo. In un secondo siete sempre riusciti a ritornare la squadra di un tempo. I sogni e gli occhi puntati verso lo stesso obiettivo come un tempo. Per mano, come avete sempre voluto! Per conquistare il mondo, che avete sempre voluto scoprire insieme! Per dimostrare quanto valete insieme! Per difendervi con il coraggio dei leoni nella foresta!

Ma sono 15 anni che non vi vedete! Lui ce l’ha fatta. Quegli inglesi che ti sono sempre sembrati un po’ snob sono diventati la sua nuova famiglia. Lo hanno accolto, gli hanno voluto bene. Ha realizzato ogni aspirazione, anche la più piccola, soprattutto è diventato quel dottore appassionato, che ha sempre voluto essere. Ha girato la città in lungo e in largo, ha camminato giorno e notte, sotto il sole e la pioggia, è stato steso su ogni parco, ha accarezzato ogni centimetro d’erba, ha visitato ogni negozio di vinile, ha sfogliato ogni pagina di tutte le librerie più sconosciute. Lui, le cuffie, e il tuo pensiero! Fisso! Irremovibile! Incancellabile ! Quel pensiero che ti dà l’aria più pura e poi te la toglie! A chilometri di distanza c’eri tu! Finalmente soddisfatta di te. Alla fine hai scelto Bologna, e i 5 anni di psicologia li hai affrontati in un susseguirsi di 30. Eri di nuovo tu! Ti sentivi di nuovo capace! Alla fine era lui che ti aveva dato la forza di aspettare e di credere che saresti tornata a volerti bene e a stimarti come un tempo, anche quando la pioggia di novembre si mischiava alla noia cupa di mattinate svogliate al liceo. Nonostante questo anche tu eri perennemente in strada, con le cuffie nelle orecchie. Non ricordo bene se ti sentissi realmente bella. I chili che avevi perso se ne erano andati con così tanta facilità , che ti sembrava impossibile aver versato così tante lacrime al liceo a causa loro. Comunque eri padrona di te stessa, per la prima volta, totalmente! Quando passavi per strada, anche nascosta dentro la tua felpa, i ragazzi ti notavano, e tu ti sentivi in gioco, per la prima volta! Ma a chilometri di distanza, senza saperlo fino in fondo, tutti e due avete mangiato chissà quanta strada per lo stesso motivo: cercarvi. Era come se la vostra anima vi guidasse verso la meta impostata all’inizio del viaggio, come uno stupido gps. Durante gli anni dell’università vi siete sentiti ogni singolo giorno. Tu gli scrivevi i tuoi irrinunciabili poemi, lui si esprimeva a modo suo, dedicandoti canzoni o citazioni, intervallati da faticosissimi “mi manchi” , che sapevi così sinceri che ogni volta che li leggevi avresti voluto gridare per la gioia. Il giorno della laurea è stato terribile per entrambi. Il caso vi ha beffato ! Stessa data. Nessuno soluzione, se non quella di affrontare questa traguardo cruciale da soli. Così è stato! Ma la soddisfazione che hai sempre pensato avrebbe colorato quel giorno, non è arrivata a farsi sentire. Sorridevi con fatica a tutti, sperando che nella meraviglia del giardino di Oxford, nel momento più gioioso della festa, lui non si dimenticasse di te. Le vostre anime non si sono lasciate un attimo quel giorno, Erano unite come non mai, anche se non ve lo siete mai detti realmente. Il vortice del mondo del lavoro vi ha completamente assorbito da quel giorno. I vostri contatti sono andati diminuendo , fino a sparire…anche se Dio solo sa quante notti ti sei svegliata con il desiderio irrefrenabile di parlare con lui per ore, come al liceo: tiravi su la cornetta, componevi il numero , ma appena sentivi la sua voce una forza incontrastabile di faceva riagganciare…la paura! Dopo circa un paio d’anni dall’inizio delle vostre carriere avete smesso definitivamente di sentirvi, anche se i vostri successi e la fama che vi siete guadagnati hanno sempre fatto sì che l’uno rimanesse informato sulla vita dell’altra. La vita ti ha dato ragione, e subito dopo la laurea quelle difficoltà che al liceo vi sembrava che rendessero i sogni ancora più avvincenti sono state insormontabili: la lontana America è rimasta imprigionata nel cassetto, insieme a tante speranze adolescenziali. Nonostante questo le soddisfazioni non hanno tardato ad arrivare. Lui ha iniziato a lavorare in un ospedale romano, e in poco tempo si è guadagnato la stima e il rispetto dell’allora primario di chirurgia. Tu invece da Bologna ti sei spostata a Padova, dove sei tutt’oggi. Hai iniziato a lavorare in un centro di recupero per adolescenti affetti da disturbi dell’alimentazione. Adesso quel centro lo dirigi! Ti annoi più di prima…decisamente! Ti arrovelli su quale sia la strada migliore per riconquistare un rapporto diretto con le dinamiche della mente umana , più che con le scartoffie che la regione ti manda quotidianamente. Ma non sei mai stata così soddisfatta di te stessa. Proprio qualche mese fa hanno approvato il progetto di ricerca che hai presentato: America finalmente! Con grande caparbietà, che è stata alimentata solo e soltanto dal suo pensiero e dalla prospettiva di poter realizzare almeno in parte i vostri sogni, hai cercato di instaurare dei rapporti con un centro di ricerca di New York, che si è interessato al tuo metodo, ritenendolo brillante e innovativo. Ti vogliono conoscere! A questo punto ti chiederai:se a 40 anni posso cambiare continente con così tanta leggerezza, accanto a me non c’è nessun uomo. Bhè! C’è stato invece. Anche se non dovrei ti svelerò come vi siete incontrati…o meglio rincontrati! Sì , è stai pensando bene! Alla fine ti sei sposata con Francesco. Vi siete rivisti una sera a Firenze, nelle vacanze di Natale , dopo la tua laurea. Hai avuto la sensazione che fosse la persona giusta al momento giusto, quello che poteva sostituire il vuoto che stava lasciando lui, e l’assenza di sue telefonate. Frequentando Francesco riuscivi ad allontanare il suo fantasma per qualche ora, e con il tempo ti sei convinta che, se ti fossi impegnata a creare qualcosa di solido e stabile , pian piano di lui ti sarebbe rimasto soltanto un “Oliver Twist” ingiallito, regalato per quello stranissimo Natale dell’ultimo anno di liceo, e la traccia 4 di un cd che conteneva la colonna sonora dei vostri sogni americani:”Empire state of mind”. A differenza sua , Francesco ti ha sempre amata così tanto che ha deciso di abbandonare i suoi sogni di girare il mondo con il sax, per insegnare musica in una scuola media di Padova. Voleva dei bambini. Li desiderava più di ogni altra cosa. Ha messo in pratica tutto il dizionario del romanticismo, per chiedertelo esplicitamente o fartelo capire velatamente. Sapevi che sarebbe stato un padre eccezionale, ma nonostante avessi anche tu un desiderio di maternità che ti bruciava dentro fortissimo, non volevi che il tuo bambino vivesse in una famiglia dove non poteva imparare ad amare, semplicemente perché i suoi genitori non lo facevano fino in fondo. O almeno tu non lo facevi fino in fondo! Alla lunga questo vi ha logorato e il divorzio è stato inevitabile.

Adesso probabilmente ti chiederai se anche lui si sia mai sposato. No ! Non l’ha mai fatto, perché in fondo l’hai sempre saputo anche tu che è più abile di te a stare da solo, che a differenza tua ha imparato a bastarsi. In cuor tuo hai sempre sparato che la sua serietà gli impedisse di impegnarsi seriamente , mentre aspettava te. Alla fine perché non sarebbe potuto succedere? Siete sempre stati il re e la regina dei sognatori e siete cresciuti addormentandovi ogni sera, cullati dall’idea che non ci fosse niente di più eccitante che saper di essere due puntini nell’universo sconfinato, che possono compiere milioni di strambi giri, ma che il destino potrà sempre far rincontrare, se vorrà. Ti confesso che il destino ha sempre voluto proprio questo. Dopo la notizia dell’approvazione del tuo progetto americano, hai subito aggiornato la pagine del sito dell’istituto, un po’ per convalidare pubblicamente il successo, un po’ per parlare con lui. Qualche settimana dopo stavi riguardando per la trentesima (quarantesima forse) volta “Mamma ho perso l’aereo” con un sacchetto di pan di stelle, emblemi di eterna fanciullezza, nonostante i tuoi (miei!) 40 anni. Mancava poco a Natale, e questo era da anni il tuo rito. Ti faceva sentire più vicino a lui, come a 18 anni, quando lo guardavate insieme e i pan di stelle ve li rubavate sorridendo. Francesco ne è sempre stato geloso. Poverino, oltre alla sua presenza troppo ingombrante ha dovuto subire proprio il mio continuo afflusso di sincerità, forse figlio del senso di colpa. Il film era quasi finito , quando ho sentito suonare alla porta. Sono andata ad aprire un po’ stufata, e togliendomi di dosso meglio che potevo le briciole di pan di stelle che erano rimaste sul pigiama. Ho aperto la porta distrattamente e per un attimo ho avuto la sensazione di aver battuto la testa nel tragitto tra il divano e l’ingresso. Era lui, era lì davanti a me , tremava come tremavo io. Era molto cambiato esteticamente:quella barba che si era fatta tanto aspettare adesso era folta e nera e gli incorniciava il viso come piaceva a me,e il suo fisico era palesemente frutto di ore ed ore di lavoro in palestra. Ad un certo punto ha preso coraggio ed è entrato. Senza dire una parola si è chiuso la porta alle spalle e si è tolto il giubbotto: non ci potevo credere…indossava l’ultimo maglione che gli avevo regalato io! Io continuavo ad avere la testa troppo vuota e il cuore troppo pieno per accennare anche una sola sillaba. Lui era emozionato quanto me , ma proprio come faceva un tempo, quando prendeva la parola per me nelle liti di classe, mi ha sorriso e indicando il sacchetto di pan di stelle mi ha chiesto :”Ne è rimasto uno per me?”.



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