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lavoro pubblicato giovedì 18 dicembre 2014
ultima lettura sabato 30 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Accadde quella notte

di Juja. Letto 514 volte. Dallo scaffale Fantasia

“Perché nessuno crede che i licantropi, le fate, le streghe , i fantasmi e i vampiri esistano? Io ne sono testimone, sono stata a contatto con loro e rabbrividisco al solo pensiero che un licantropo mi sfiori la pelle o mi sussurri qualcosa...........

Capitolo 1

Festa in maschera al chiaro di luna... piena

- "No, ma non è possibile! Ogni volta che devo uscire c'è sempre qualcosa che manca, come ad esempio, il mio lucidalabbra rosa!"
Sbottò Julia in preda ad una crisi di nervi rivolgendosi a sua madre che, come tutte le mamme, aveva il vizio di sistemare la sua camera senza il consenso della figlia, creando così il caos totale nella disposizione degli oggetti e nella sua memoria visiva.
- "Tesoro, sarà sicuramente tra i tuoi trucchi! Prova vicino alla scrivania, dove prima avevi il computer!", rispose pacatamente sua madre.
- "Sì ho capito mamma, ma per cortesia, anche se non abito più in questa casa, la prossima volta che ti viene in mente di riordinare i miei effetti personali o di entrare, anche solo sporgendo la testa all'interno della mia stanza, fai sparire l'idea in un batter d'occhio, intesi?!?".
Sua madre, Audrey, non rispose nulla, ma poté comunque intendere un borbottio alle sue spalle, simile a un grugnito indispettito e si diresse verso la cucina per preparare la cena e occuparsi di faccende ben più importanti, lasciando così la figlia tra le sue ire.
Julia, venticinque anni, una ragazza in gamba, solare, dolce, gentile ma allo stesso tempo impulsiva, nervosa e spesso malinconica, viveva a Los Angeles con due sue amiche/coinquiline, Romy, ventuno anni studentessa in psicologia infantile e Valentine, venticinque anni studentessa in legge, a causa degli studi in medicina e dei corsi di specializzazione in pediatria, ma per tre mesi doveva seguire un corso di aggiornamento nella sua città natale, New York.
Trovato il lucidalabbra, prese il telefono, iniziò un giro di telefonate per informare i suoi amici più stretti del suo arrivo in città e Nancy, la sua amica ricca e un pochino snob, la invitò a una festa nel suo castello per commemorare questo grandioso momento.
Così aderì e decise di chiamare Sandy, la sua amica del cuore ventiduenne e ... completamente matta!
- "Ciao Sandy! Sono Julia! Sono arrivata ieri sera ed ero troppo stanca per rendere visita o chiamare qualcuno, quindi ecco la sorpresa! Resterò qui per ben tre mesi! Stasera alle 23 ci sarà una mega festa in maschera a casa di Nancy per Halloween e a mezzanotte ci sposteremo nel bosco per bere, ridere, danzare e scherzare! Dimmi che ci sarai ti prego! Non ho voglia di andare sola e per di più sopportare quel bavoso di John, che mi ronza intorno come un maniaco omicida!"
- "Ciao amica mia! Quanto mi sei mancata! Mi sembra passata un'eternità dall'ultima volta in cui ci siamo viste! Io sto bene, un pochino annoiata in questo periodo ma tutto sommato sto bene! Ah, quindi c'è una festa? E dimmi un po' e chi sarebbero gli invitati?"
- "Mmmh, se devo essere sincera so solo di John perché ho chiesto esplicitamente di lui, per poterlo evitare, ma non ho avuto molta chance, come sempre del resto, perché ti interessa conoscere gli invitati?"
- "Così, giusto per sapere cosa devo aspettarmi dalla serata, ma accetto l'invito e vado avanti! Ahahahahah!" e sbottò in una fragorosa risata.
- "Avevo quasi dimenticato quanto fossi folle, amica mia! Ahahah! Facciamo così, passo da te tra un'ora così sarai pronta e puntuale e poi ci dirigiamo insieme alla festa, ok?"
- "Perfetto July, a dopo! Baci bacioni"
- "Ok, baci tesoro!".
Prima di uscire, decise di mangiare qualcosa di leggero con la sua famiglia, perché era sicura di trovare una miriade di antipasti e bibite alla festa e poi non voleva lasciare il suo posto a tavola ancora una volta libero.
I suoi genitori erano troppo entusiasti di averla di nuovo tra loro e la riempirono di domande, la informarono degli ultimi sviluppi e furono soddisfatti dei progressi della loro figlia.
Finita la cena, si congedò per andare a prepararsi, scelse una bella gonna nera in voile semitrasparente, corta sul davanti e lunga dietro, scarpe di vernice nera con plateau e tacco da 12 cm e un bel bustino bianco rigido con dei fiori neri ricamati sul corpetto.
Prese una sciarpa di seta nera e una maschera argentata per nascondere il viso.
Era superbamente elegante e i suoi bellissimi e grandi occhi neri erano truccati in modo eccezionale, da risaltarle lo sguardo.
Salutò i suoi e salì in macchina per andare a prendere Sandy che, come al solito, non era pronta.
- "Amica mia! Fatti stringere tra le mie braccia! Wow, che meraviglia, ho anche paura di sgualcire il tuo abito e per di più non posso uscire vestita così, non credevo fosse una festa per l'elezione di Miss Mondo, mi avevi detto fosse una festa in maschera e tu non sei una maschera, ma una divinità!" disse in tono disperato.
- "Mi fai troppo ridere! Ho scelto l'abito da vampira! Una volta arrivate da Nancy incollerò i lunghi canini che ho nella borsetta e disegnerò, con la matita per le labbra, due buchi rossi nel collo e voilà!" spiegò all'amica.
- "Voilà? Voilà cosa? No, tu mi prendi in giro! Pensi che questo possa cambiare che sei raggiante? Voglio cambiarmi velocemente e mettere il vestito aderente di satin viola da strega, i tacchi a spillo ed il cappello nero con le ragnatele, i ragni e pipistrelli vari e, per cortesia, per il maquillage aiutami tu, so che fai miracoli!" la implorò sbattendo velocemente le palpebre.
Julia accettò sorridendo, si occupò del trucco ed entrambe erano pronte per la festa.
Arrivarono da Nancy e cercarono parcheggio perché, pur essendo in perfetto orario, gli invitati erano tantissimi e i posti auto quasi tutti pieni.
Infine, trovarono un posticino accanto ad una grossa quercia secolare.
Julia scorse, parcheggiata dietro la sua, una macchina nera, una station-wagon piuttosto antica con il cofano lasciato aperto e fece cenno all'amica di andare a dare un'occhiata ma Sandy non ne aveva alcuna intenzione.
- "Julia, lascia perdere per cortesia, è buio e non ho proprio voglia di curiosare nelle macchine altrui, ti supplico entriamo!" le disse Sandy in tono alquanto turbato.
- "D'accordo, ho capito fifona, andrò da sola! Tu comincia a incamminarti! Sicuramente è una semplice dimenticanza, ma voglio verificare che tutto sia apposto, non si sa mai".
E si diresse verso l'auto nera.
Sandy non si mosse di un millimetro, non aveva nessuna intenzione di lasciare la sua amica ed entrare da sola, pur avendo una fifa nera, e la vide sparire dietro il cofano.
Julia gridò talmente forte che il sangue di Sandy si ghiacciò nelle vene e la sua reazione fu di scappare invece di correre in suo aiuto.
- "Ma brava è così che mi aiuti in caso di pericolo? Bell'amica sei! Non c'è nulla di inquietante o pericoloso, solo una lunga e grande valigia marrone, molti libri e un beauty-case blu" le disse sfottendo l'amica che ancora tremava come una foglia, ma che nel frattempo si avvicinava piano piano all'automobile.
Decisero di non toccare nulla, attraversarono il giardino e bussarono alla porta, sicure che nessuno le avrebbe sentite, considerato il caos bombardante della musica e delle voci degli invitati.
Attesero qualche istante e ad aprire la porta non fu Nancy, bensì un ragazzo mai visto prima, bello come il sole ma pallido come la luna che, educatamente, si presentò: "Salve ragazze, benvenute nell'umile dimora dei genitori di Nancy, io sono Daniel!" e fece l'occhiolino sorridendo.
Le due amiche erano imbarazzatissime, non solo per la sua bellezza, ma soprattutto perché il suo sorriso smagliante nascondeva un non so che di misterioso.
Erano state completamente rapite da quello sguardo e lui, facendo finta di nulla le invitò a entrare, domandando loro il perché di quel silenzio.
Stranamente fu Sandy a rispondere, nonostante la sua timidezza, dicendo che non si aspettavano di essere accolte da un ragazzo e per questa ragione erano molto sorprese; ovviamente Daniel sapeva benissimo che la ragazza mentiva, ma lasciò correre e le tese la mano per farla entrare, aiutandola a superare l'ultimo gradino.
Julia era compiaciuta che il ragazzo s'interessasse alla sua cara amica e che soprattutto, fosse così gentile e premuroso nei loro confronti.
L'immenso salone era stracolmo di persone tra cui amici, conoscenti e altri completamente sconosciuti e le ragazze si guardarono intorno nella speranza di scorgere Nancy o qualcun altro amico.
Purtroppo l'unica cosa che notarono fu una moltitudine di maschere, le più disparate, come scheletri, maghi, assassini, uomini decapitati che camminavano con la loro testa mozzata in mano, infermiere assassine, zombie, ecc quando una mano toccò la spalla di Julia e disse: "Finalmente sei arrivata, sei bella da mozzare il fiato, se potessi ti mangerei".
Julia riconobbe la voce, drizzò le spalle, lanciò uno sguardo disperato a Sandy, deglutì e senza voltarsi disse: "John, grazie per il complimento, sei molto gentile ma per caso sai indicarmi dove posso trovare Nancy?".
John sembrava non ascoltarla, si limitava a guardarle la scollatura e farle la "radiografia" con aria da maniaco sessuale, ma alla fine si decise e le indicò Nancy che si trovava in cima alle scale e parlava con un ragazzo, anch'egli mai visto prima di quel momento.
Julia apprezzò tantissimo l'abito rosso ciliegia dell'amica e il suo scialle nero che le cadeva delicatamente sulla schiena mostrando un lato della schiena nudo e, incrociato il suo sguardo, agitò la mano per salutarla.
Nancy si rivolse al ragazzo con il quale parlava, entrambi si diressero verso le due nuove arrivate e, da buona padrona di casa, iniziò la presentazione dei suoi amici.
- "Julia e Sandy, che piacere vedervi! Sono contenta siate venute entrambe! Vi presento Alex! Lui e suo fratello maggiore, Franck, sono venuti a vivere qui qualche mese fa, abbandonando la stupenda Louisiana, per terminare gli studi e diventare così, dei chirurghi. Alex, lei è Julia studentessa in medicina, specializzanda in pediatria e lei è Sandy cassiera in un grande magazzino, ultima di 5 fratelli, non ha continuato gli studi poiché i suoi genitori essendo dei pensionati non avevano i mezzi per poterla mandare all'università, povera" spiegò altezzosamente.
Julia era indispettita e allo stesso tempo imbarazzata per il comportamento di Nancy ma, fortunatamente, tutti la conoscevano e non fecero caso alle sue parole taglienti e la ignorarono, tranne Alex, il quale la riprese puntualizzando che almeno Sandy si guadagnava da vivere senza dipendere in tutto e per tutto dai genitori e che, sicuramente, li aiutava con le spese quotidiane, senza sputtanare i loro soldi in sciocchezze e futili oggetti insignificanti.
Le ragazze furono piacevolmente sorprese dall'intervento di Alex, John lo fissava come volesse sfidarlo e Nancy, che non si aspettava un simile comportamento, lo fulminò con lo sguardo, ma lui non sembrava per niente colpito o preoccupato, al contrario sorrise a Sandy e lasciò il gruppo per andare a bere qualcosa.
Nancy, come se niente fosse successo, prese per mano le sue amiche e presentò un buon numero di invitati, finché non incontrarono il fratello di Alex.
- "Lui è Franck!" disse la padrona di casa.
Julia, colpita dalla stravolgente bellezza del ragazzo, abbassò lo sguardo e arrossì.
Sandy, invece, gli strinse la mano dandogli il benvenuto nella loro città e gli disse che suo fratello era stato un vero gentleman nei suoi confronti, salvandola da una situazione poco piacevole.
Franck sorrise dicendo che era una caratteristica della sua famiglia e che si tramandavano di generazione in generazione, così scoppiarono a ridere.
Solo Julia abbozzò un mezzo sorriso, era come incartapecorita e rigida come un tronco d'albero.
Credeva di essere in un'altra dimensione o in un'altra galassia e Franck, rivolgendole la parola disse: "Non sembri molto loquace o mi sbaglio?".
- "Normalmente lo sono" rispose Julia sempre più imbarazzata e con lo sguardo chino sul pavimento "ma oggi, stranamente, qualcosa mi impedisce di essere me stessa" concluse.
- "Per caso il colore della mia pelle te lo impedisce? Ti disturba il fatto che io sia nero?" disse Franck.
- "No, ma che dici, no, assolutamente no!" disse Julia ancora più imbarazzata e paonazza.
- "Meno male, questo mi fa piacere! Sai, io sono il fratello maggiore di Alex, come ben saprai, ma siamo stati adottati entrambi. I nostri genitori adottivi non potevano avere figli e quelli biologici sono passati a miglio vita. Mia madre biologica è morta dandomi alla luce e mio padre, qualche mese dopo, di crepacuore. I genitori di Alex, beh, sono deceduti anch'essi" tagliò corto Franck.
- "Ti ringrazio per la spiegazione, non deve essere stato facile per voi, mi dispiace davvero tanto! So che l'hai fatto per rompere il ghiaccio e mettermi a mio agio, quindi il ‘grazie' è doppio!" gli disse guardandolo, questa volta, negli occhi.
Il suo sguardo era penetrante, caldo e seducente.
Le sue labbra leggermente umide e carnose facevano risaltare quel viso davvero perfetto e pulito, tanto che un brivido attraversò la schiena di Julia facendola sobbalzare; lo desiderava, sognava di poterlo baciare ed essere stretta tra le sue braccia.
Franck intuì cosa le stesse succedendo, sapeva di piacerle e per di più il suo atteggiamento era palese, così le propose di ballare.
In un primo momento lo fissò senza proferire parola, poi accettò e prendendogli la mano sentì la sua pelle gelida come il ghiaccio, ma soprassedette poiché anche lei, emozionatissima, credeva di non avere più una goccia di sangue nelle vene.
Non le toglieva gli occhi di dosso, la ammirava e la studiava attentamente in ogni minimo dettaglio e lei abbassava lo sguardo ogni qualvolta i loro occhi s'incrociavano.
- "Cosa c'è che non va mia bella? Hai paura di me o sei solo molto timida e riservata?" le disse guardandola così intensamente da farla svenire.
- "Paura di te? No! E per quale motivo? Solamente che mi sembrava di conoscerti. Quando Nancy ci ha presentato, ti ho osservato a lungo per cerare di capire dove ci fossimo già incontrati prima di questa sera ma niente, vuoto totale".
- "Forse ci siamo incontrati in qualche tuo sogno e non lo rammenti!" concluse lui stringendola sempre più forte a sé.
Si sentiva al settimo cielo, desiderava restare incollata a lui per sempre e nel frattempo prese seriamente in considerazione la possibilità di averlo conosciuto in un sogno, ma accantonò l'idea e poggiò la testa sulla sua spalla lasciandosi trasportare da quel magnifico ballerino.
Nancy distrusse l'idillio.
- " 3 ... 2 ... 1 ... Halloween!!! Tutti nel bosco amici miei! Andiamo!" gridò con un megafono strapieno di nastri colorati e strass, quello che utilizzava per addestrare le cheerleaders della Philadelphia Eagle School (P.E.S.).
Molti invitati salutarono e rientrarono a casa, il resto si trasferì nel bosco.
Franck sparì misteriosamente e al suo posto si presentò Daniel che chiese a Julia dove si trovasse Sandy, così si guardò intorno, la vide parlare con quel viscido di John e gliela indicò, ma prima gli chiese se avesse visto il suo amico.
- "Sì, l'ho visto uscire con Alex, ma sono sicuro che lo troverai nel bosco, stai tranquilla" e le fece l'occhiolino.
Non riusciva a capire perché l'avesse piantata in asso, così senza dirle neanche una parola e si diresse tristemente nel bosco seguendo gli altri invitati.
Una volta arrivati, furono piacevolmente sorpresi di trovare un enorme gazebo, all'interno del quale vi erano numerosi tavolini stracolmi di bibite e stuzzichini vari e una gigantesca torta al cioccolato.
Julia si accorse che Sandy parlava ancora con Daniel, John importunava una povera biondina ossigenata, ma di Franck nessuna traccia.
Bevette un bicchiere di succo di pompelmo e assaggiò un pezzetto di torta quando qualcuno le sussurrò all'orecchio: "Non mi offri nulla, principessa?".
Julia non riconobbe affatto quella voce e si girò di scatto.
- "Ci conosciamo?" disse in tono deluso.
- "Sì, proprio in questo preciso istante! Io sono Earl, piacere di conoscerti Julia!" le disse abbozzando un sorriso mellifluo.
- "Come fai a sapere il mio nome visto che non ci conosciamo?" gli rispose alquanto spazientita.
- "Semplice, bellezza, ho sentito quel nero che ti chiamava così! Mi trovavo non molto lontano da voi alla festa e sono sicuro che tu non mi abbia notato per nulla. Eri troppo ipnotizzata dal ragazzo misterioso con il quale ballavi, o mi sbaglio?" le parlò in tono molto stizzoso e strafottente.
Julia avrebbe voluto dargli un pugno in faccia, ma non era nel suo stile.
- "Per prima cosa non sei autorizzato né a chiamarmi bellezza, né mia cara, dolcezza o qualsiasi altro temine ti venga in testa, seconda cosa credo che tu debba smettere di giudicare le persone dal colore della pelle e per finire non sei neanche autorizzato a ipotizzare su di me o sui miei atteggiamenti e/o comportamenti. La mia vita non ti riguarda assolutamente, intesi?" rispose Julia molto arrabbiata e rossa come un peperone.
Earl la fulminò con lo sguardo, fissò la sua giugulare gonfia e pulsante ed i suoi occhi neri come la pece, divennero gialli come quelli di una lince.
Julia rabbrividì ed emise un gemito stridulo di terrore poi, riguardando gli occhi di Earl vide che erano ancora una volta neri, pensò quindi di avere avuto un'allucinazione.
- "Ho capito, dunque solo il nero può chiamarti come meglio crede, non sapevo fossero necessarie delle autorizzazioni, ma comunque ti ringrazio per aver scambiato due chiacchiere con me. E' stato un vero piacere. Alla prossima" e se ne andò in cerca di qualche facile preda.
- "Julia perdonami, sono mortificato" disse una voce calda e rassicurante.
- "Franck! Perché te ne sei andato senza dirmi nulla? Potevi almeno avvertirmi che dovevi assentarti invece di sparire. Ci sono rimasta male e per di più quello sbruffone di Earl mi stava dando fastidio" gli disse con il cuore in gola.
- "Earl? Hai detto Earl? Lo conosci? Cosa voleva da te? Come ti ha trovato, cioè come si è avvicinato a te?" sembrava essere seriamente preoccupato.
- "Ah, gli uomini! Sempre a cambiar discorso o a rispondere alla metà delle domande che vi si pone. Non lo conosco per niente, non l'avevo mai visto prima d'oggi, ma lui dice di avermi notato mentre ballavamo, per questo conosceva il mio nome" gli spiegò velocemente.
Oltre alla preoccupazione gli si aggiunse un certo nervosismo che Julia interpretò come gelosia, ma non appena lui prese il cellulare per chiamare Alex, comprese che il problema non era di carattere sentimentale, bensì molto più complesso.
- "Alex, LUI è qui e suppongo non sia solo, vieni appena possibile" disse Franck a suo fratello guardando Julia negli occhi.
- "Ma cosa sta succedendo? Volete azzuffarvi per una sciocchezza? Franck, potresti spiegarmi per cortesia, che diavolo state complottando?" ora si stava davvero innervosendo.
- "Wow, che sorpresa! Hai un bel caratterino, ti avevo sottovalutato e mi piace questa ‘nuova' versione di Julia! Sai, vorrei davvero poterti spiegare qualcosa, ma proprio non è possibile, ti chiedo scusa e per prima, beh, dovevo parlare con mio fratello, faccende di famiglia" le rispose sorridendo, ma non era per nulla soddisfatta, detestava troppo i misteri, le bugie e le scuse improvvisate.
- "D'accordo ho capito, come preferisci. Immagino tu debba sparire di nuovo una volta che tuo fratello sarà qui, giusto?" gli domandò in tono decisamente deluso, ma nella speranza di ricevere una risposta affermativa.
- "Non necessariamente, ma se dovessi spostarmi, questa volta, sarai la prima a saperlo" le rispose prendendole la mano e sfiorandola con le labbra.
Julia pensò a quanto fosse misterioso e galante allo stesso tempo e gli sorrise compiaciuta.
- "Eccomi! Ho parlato con Yannick prima di venire da te poi ti spiegherò meglio" disse al fratello rivolgendo però lo sguardo verso Julia che pur facendo finta di niente, tendeva l'orecchio verso i due fratelli.
Alex se ne accorse e scuotendo la testa le disse: "Signorina la curiosona, tutto bene? Credevi che mio fratello fosse scappato senza salutarti?".
- "Sinceramente sì, è proprio quello che ho pensato, ma poi è tornato e mi sono ricreduta. Posso chiedervi una cosa che non riguarda i vostri misteri?" chiese ai ragazzi che sorrisero annuendo.
- "Per caso conoscete Daniel, quel ragazzo che parla con la mia amica Sandy?".
- "Sì" rispose Franck "è il mio migliore amico. E' un ragazzo molto estroverso, affidabile e educato. Credo tu non debba preoccuparti per lei, piuttosto sono io a preoccuparmi per lui! Lo sta mangiando con gli occhi e stanno parlando ininterrottamente da almeno un'ora!" e scoppiò in una fragorosa risata.
- "Non hai tutti i torti, credo che ormai abbia perso la mia amica d'infanzia, ma tutto sommato sono contenta, erano anni che non la vedevo così felice e spensierata. Daniel le sta facendo bene! E poi guarda come ridono, mi fanno tenerezza" asserì accarezzandosi i lunghi capelli castani.
Franck nel frattempo scambiava quattro chiacchiere con suo fratello che non sembrava per niente tranquillo, soprattutto quando nominò un certo "Otis" ed anche Franck cambiò espressione, incupendo il suo volto.
- "Mia cara, dobbiamo assentarci per qualche minuto, ti dispiacerebbe aspettarmi qui? Intendo dire, se ti chiedessi di restare in mezzo a questa folla e di non spostarti per nessun motivo, tu lo faresti per me?" chiese Franck in tono molto dolce e premuroso.
- "Immagino non possa saperne il motivo, giusto? Ad ogni modo te lo prometto, ma cerca di non tardare, è notte fonda e visto che Sandy non mi degna di uno sguardo, non vorrei rimanere in compagnia di perfetti sconosciuti" rispose Julia facendo gli occhi dolci.
Le diede un bacio rassicurante sulla fronte e sparì di nuovo seguito dal fratello.
Julia non aveva nessuna intenzione di disturbare la sua amica, intenta a flirtare con Daniel, così cercò qualche viso amico, ma notò solamente John e Nancy.
Scelse Nancy, per ovvie ragioni, la quale colse subito l'occasione per sfotterla riguardo il suo incontro con il misterioso Franck e Julia, sorridendo, la minacciò di morte.
La festa proseguiva ancora abbastanza bene, tutti ballavano e si divertivano come matti, quando Julia notò qualcosa d'inquietante tra gli alberi del bosco, proprio dietro le spalle di Sandy e si accorse che anche Daniel aveva avvertito quell'oscura presenza.
Degli occhi, rosso fuoco, fissavano gli invitati e guardavano freneticamente dappertutto in cerca di un qualcosa, ma cosa esattamente?
Daniel prese il braccio di Sandy e la tirò verso di sé come volesse proteggerla e si girò di scatto in cerca della sua amica.
Si accorse che non era l'unico ad aver rimarcato quegli occhi infuocati, anche lei ne era al corrente, così trascinò Sandy da Julia e disse loro di restare unite.
Sandy, ignara di quanto stesse accadendo, la riempì di domande e non voleva assolutamente separarsi da Daniel, che molto pacatamente le disse di fidarsi di lui e di restare dove l'aveva condotta.
Quei fari rossi divennero sempre più intensi e a quel punto anche Sandy li vide, prese la mano di Julia e la strinse forte.
- "Cosa succede? Non vedo più Daniel, dov'è andato? E quegli occhi così terrificanti, non capisco, santo cielo" le disse con un fil di voce, tremando come una foglia.
- "Non saprei proprio cosa risponderti amica mia, anche io non so nulla a riguardo e mi sento confusa. Prima Franck che sparisce, poi un inquietante Earl che mi rivolge la parola e mi chiama "Julia" senza che ci si conosca, poi Alex che parla di un certo Yannick, di un Otis e sparisce a sua volta con il fratello e ora questi occhi infuocati che ci fissano" le rispose cercando di mantenere la calma.
- "Daniel era molto preoccupato, l'ho visto nel suo sguardo ed io non mi sento per niente a mio agio qui, ho paura. Quegli occhi rossi si sono dileguati nel nulla e anche Daniel!" disse spalancando gli occhi.

Julia si sentiva colpevole, era lei quella che aveva convinto la sua amica a seguirla alla festa e ora si trovavano immerse in mille misteri ed ambiguità e per di più, era spaventatissima.
A un tratto scorse in lontananza Franck e Alex che si dirigevano verso il bosco, non lontano dal luogo in cui gli occhi infuocati apparvero e, stranamente, si sentì più tranquilla.
- "Julia, non ho ben capito una cosa, se volessimo rientrare a casa non ci è permesso perché Franck ti ha detto di restare qui immobile come un albero? Questa me la devi spiegare assolutamente perché se ci succedesse qualcosa in sua assenza non potrei mai perdonartelo. Ti fidi di qualcuno che conosci appena!" gridò in preda al panico.
- "Ora stai delirando, calmati dannazione! Anche tu mi pare abbia conosciuto Daniel da meno di 5 minuti, pertanto pendevi dalle sue labbra fino a poco fa e, se non mi sbaglio, ti fidi di lui tanto quanto io mi fido di Franck. Ci trasmettono sicurezza, tutto qui, e non è certo una cosa da sottovalutare! E mi pare, che anche Daniel ti abbia detto di restare con me, esatto?" le rispose cercando di farla riflettere.
- "Sì, sì, hai ragione, mi calmo d'accordo, ma ho il diritto di preoccuparmi, non credi?" continuò.
Julia le sorrise e annuì, ma non appena vide Earl avvicinarsi con fare inquietante, s'incupì all'istante.
- "Noto, e devo ammetterlo con molta soddisfazione, che il tuo nero ti ha abbandonato ancora una volta! Ma non ti preoccupare dolcezza, ci sono qui io a farvi compagnia!" disse loro con un atteggiamento spavaldo e uno sguardo da maniaco.
Stava per rispondergli quando Sandy disse: "E tu ora chi diavolo sei? No, non è possibile, oggi mi trovo in un incubo, svegliatemi immediatamente!".
- "Sfortunatamente non stai vivendo nessun incubo ed io sono Earl, un suo amico!" rispose sempre con fare disgustosamente orribile.
- "Amico di chi? Mio? Non penso proprio. Sicuramente mi confondi con un'altra. Io, e puntualizzo l'io, non mi circonderei mai di amici come te. Cerca di fartelo entrare in quella tua zucca vuota!" Julia era furiosa e cominciava a stancarsi di quell'energumeno.
- "Come vuoi, dolcezza, ma sai forse un giorno rimpiangerai di avermi rifiutato in questo modo, segna nella tua agenda ciò che ti ho appena detto, intesi?" terminò, alzò i tacchi e se ne andò.
Sandy guardò la sua amica sempre più stranita e incredula che non disse mezza parola.
- "Quello era Earl? L'hai nominato poco fa, giusto? Hai sentito come ti ha trattato, te ne rendi conto? Voglio rientrare a casa, per cortesia, andiamo. Non ho intenzione di restare qui un minuto di più e se tu non verrai con me, chiederò passaggio a qualcuno, hai capito? Mi stai sentendo?", ma Julia era distratta, pregava che Franck arrivasse da lei per porre fine a quel delirio.
E fu proprio così. Le si avvicinò alle spalle, le sfiorò i capelli e sussurrò: "Sono tornato come promesso".
Il suo viso era cupo, ma allo stesso tempo felice di rivederla.
Nel colletto della camicia vi era una macchiolina, come una goccia di sangue che Julia notò all'istante e gli chiese cosa fosse.
Le rispose che si trattava di succo di pomodoro ma non ne era del tutto convinta e gli domandò cosa avesse fatto con Alex.
- "Mah, niente di importante. Un amico di famiglia aveva bisogno di parlare con me al telefono, poi abbiamo visto che Daniel si addentrava nel bosco allontanandosi dalla festa e non volendo lasciarlo solo, lo abbiamo raggiunto per assicurarci che tutto fosse in ordine e prima di venire da te ho mangiato un vol-au-vent e mi sono sporcato. Tutto qui!" le riassunse velocemente.
- "No, non è tutto qui Franck. So che non sono affari miei e non ho alcun diritto di sapere, ma siamo spaventate. Ancora una volta Earl si è avvicinato per disturbarmi e quegli occhi infuocati che ci osservavano ... dov'è Alex? E dov'è Daniel? Esigo una risposta. Una vera risposta, basta essere vago, per piacere" gli disse quasi con le lacrime agli occhi.
- "Julia, ascoltami bene, ora vi farò da scorta così potrete rientrare a casa in tutta tranquillità e domani, quando si saranno calmate le acque e, soprattutto, lontani da occhi indiscreti, potrò spiegarti tutto, te lo prometto" asserì accarezzandole un braccio.
- "Un cavolo! CI, spiegherai tutto, me compresa! Che cosa sono io, l'ultima ruota del carro? Ma guarda questo".
- "Perdonami Sandy, hai perfettamente ragione, ti chiedo scusa ancora una volta. Ora andiamo a prendere i cappotti e rientriamo a casa, d'accordo?".
Sandy accettò, sia le scuse di Franck, sia la proposta di prendere le giacche e rientrare a casa scortate da quel gentiluomo, ma nel suo sguardo si leggeva la delusione di aver perso di vista Daniel, che avrebbe voluto almeno salutare e magari dargli il suo numero di telefono.
I tre ringraziarono la padrona di casa e salutandola le dissero che sarebbero andati a recuperare i cappotti per poi rientrare a casa.
Nancy chiese loro di restare ancora un po', ma considerata l'ora li accompagnò fino al guardaroba e poi ritornò dai suoi ospiti.
Una volta arrivati alla macchina di Julia, i tre si resero conto che Alex e Daniel li aspettavano accanto all'albero vicino il quale qualcuno aveva parcheggiato l'automobile con il cofano aperto, che questa volta però, era chiuso.
Sandy per poco non gridava di gioia vedendo Daniel fermo lì ad aspettarle e Julia capì che uno dei ragazzi era il proprietario di quella misteriosa macchina.
- "Bene, ora che siamo tutti qui riuniti, propongo di seguire le due fanciulle fino alle loro rispettive abitazioni e poi noi rientreremo a casa nostra, che ve ne pare come idea?" propose Daniel rivolgendosi ai suoi amici.
Nessuno obiettò e così arrivarono a casa di Sandy.
Julia la abbracciò e le augurò la buona notte ringraziandola per la serata, e Daniel la attendeva poggiato alla portiera posteriore, in attesa di poterle parlare.
- "Sandy, ti chiedo scusa per il mio comportamento alquanto ambiguo e per essermi assentato così a lungo. Volevo dirti che sei una ragazza davvero speciale e mi piacerebbe poterti conoscere meglio, ovviamente se ti va".
Sandy si sentì mancare l'aria nei polmoni e con il poco fiato che aveva in gola, rispose: "Sì, sarebbe perfetto" e Daniel si chinò per darle un dolcissimo e delicatissimo bacio sulle labbra.
Sandy oramai non capiva più nulla, tant'è che lo guardò di sfuggita, superò il cancello del suo piccolo giardino, entrò in casa, salì le scale e li vide partire dalla finestra della sua stanza da letto.
Quella notte non chiuse occhio neanche per un istante, era troppo eccitata.
Il sapore delle labbra di Daniel le fece perdere la testa e il suo sguardo così intenso la rapì per il resto dell'eternità.
Julia parcheggiò sotto casa, cercò le chiavi del portoncino nella borsetta che aveva nascosto sotto il sedile, chiuse la macchina attivando l'allarme e vide Franck che si avvicinava per salutarla.
Il suo cuore iniziò a battere all'impazzata, la glicemia era ai livelli minimi e tremava, senza riuscire a fermarsi.
Nella sua testa c'erano le immagini dell'arrivederci romantico di Daniel e si chiedeva come avrebbe reagito se Franck avesse fatto la stessa cosa con lei.
- "Sei pensierosa vedo. Spero non sia troppo sconvolta, ma ti ripeto, domani rimedierò. Adesso ti lascio tranquilla, desidero che tu riposi e che non pensi a quello che è successo questa sera. Me lo prometti?" le parlò sottovoce.
- "Credo che dopo un bel bagno caldo mi infilerò sotto le coperte e cercherò di riposare. Promesso" gli rispose fissandogli insistentemente le labbra e pregando tutti i santi del paradiso di accordarle anche solo un microscopico bacio da parte del suo gentile cavaliere, ma Franck le accarezzò il viso, le prese le mani e le diede un tenero bacio sulla fronte augurandole un dolce riposo.
Julia, nonostante le sue preghiere non fossero state esaudite, si sentiva al settimo cielo, le campane suonavano nella sua testa e gli angeli intonarono un coro celestiale.
Salutò gli altri due amici rimasti in macchina, entrò in casa e dopo un bel bagno rilassante si addormentò profondamente.

Capitolo 2


Misteri svelati

- "Alex ho bisogno di parlarti, quindi appena puoi vieni in cucina per cortesia" disse Franck al fratello che si trovava al piano di sopra con Daniel.
- "D'accordo, finisco un lavoro e arrivo" rispose Alex.
Daniel era ancora coricato nel letto e canticchiava una canzone che aveva sentito la sera prima alla festa distraendo Alex, che non riusciva a concentrarsi a meno che non ci fosse silenzio assoluto.
I tre ragazzi vivevano insieme da tantissimi anni, dividevano tutte le spese riguardanti la casa e le faccende domestiche, ma Alex detestava fare le pulizie e ogni volta che toccava a lui, si scusava dicendo che il suo lavoro era troppo spossante e che non aveva nessuna intenzione di dedicarsi alla casa, così spariva dalla circolazione e lasciava che gli altri due se la vedessero da soli.
- "Dannazione Daniel, la puoi piantare di canticchiare come una gallina afona, non lo vedi che sto lavorando?" strillò Alex in preda a una crisi di nervi.
- "Scusa amico, rilassati eh! Non è mica colpa mia se mi avete assegnato la stanza più piccola di questa casa e, per di più, quella in cui tu lavori giorno e notte. Forse non ti rendi conto che sono io quello che non ha più una privacy, considerando la tua presenza fissa in camera mia!" rispose Daniel alquanto alterato e indignato.
- "Perfetto, allora facciamo così, ci scambiamo le stanze, tu dormirai in camera mia e io verrò qui, sei d'accordo?" propose Alex ormai esasperato.
- "Ci sto, accetto la proposta, poi non lamentarti delle dimensioni se la cosa non ti aggrada, intesi?" puntualizzò Daniel in tono molto serio e fermo.
Alex non rispose, scosse la testa in segno di completa disapprovazione e gli fece segno con la mano di uscire immediatamente dalla camera.
Daniel si vestì velocemente, prese il cellulare e andò in cucina per bere qualcosa e scambiare due chiacchiere con Franck.
- "Buongiorno Franck hai dormito bene? Ti vedo piuttosto pensieroso" gli disse sperando che l'amico facesse allusione a quanto successo la sera prima.
- "Buongiorno a te amico mio. Sì ti ringrazio, ho dormito abbastanza bene, ma non riesco a fare uscire Julia dalla mia testa. E' una ragazza brillante, sexy, semplice e mi ha davvero colpito il suo fare spontaneo, anche la sua amica Sandy mi piace, ha un non so che di buffo, non credi?" gli rispose strizzando l'occhio.
- "Aspetta Franck, non ho ben capito una cosa, per caso ti piacciono entrambe? Intendo dire, vuoi sedurre tutt'e due?" Daniel sembrava ormai nel panico più totale.
- "Cosa, ma che dici? Ahahah, tu sei completamente pazzo, permettimi di dirtelo apertamente! Assolutamente no! Ti ho detto poco fa che mi ha colpito Julia e, per ciò che concerne la sua amica, credo sia buffa quindi fatta apposta per te!" gli rispose ridendo a crepapelle.
Daniel si sentiva decisamente meglio e pensò di chiedergli qualche consiglio su come poterle proporre un'uscita romantica.
Franck gli disse che si trovavano nella stessa barca, motivo per il quale aveva bisogno dell'aiuto e dei consigli di Alex che nel frattempo aveva finito di lavorare e che si accingeva a raggiungerli.
- "Eccomi, ho fatto più in fretta che potessi, sono a tua completa disposizione ... a vostra a quanto vedo" disse squadrando i due innamorati disperati e storcendo il naso come fosse disgustato.
- "Alex, ci tenevo a ringraziarti anticipatamente per il tempo che ci dedicherai e per i consigli che ci darai perché so perfettamente che sei oberato di lavoro ma, considerata la tua fama di sciupa femmine, sei il miglior partito su piazza!" disse Franck sfottendo il fratello che invece credeva parlasse seriamente.
- "Perché non risolvete da soli i vostri stramaledetti problemi e mi lasciate in pace?" rispose Alex.
- "Monsieur il permaloso stavo solo scherzando, volevo farti sorridere e te la prendi pure con Daniel che non ha detto una parola, suvvia calmati!" gli rispose Franck cercando di farlo ragionare.
- "Sono calmo se nessuno mi fa innervosire. In tutta la mia vita non ho mai conosciuto nessuno più rompipalle di te. Avanti cosa volete sapere e riguardo chi o cosa" concluse Alex sempre più seccato.
- "Riguarda Sandy e Julia" rispose Daniel preso dalla foga.
I tre iniziarono a scambiare idee, opinioni e consigli sul da farsi; la soluzione fu una cena informale a casa loro in presenza di Alex, così le ragazze non si sarebbero sentite troppo in imbarazzo e avrebbero accettato con entusiasmo.
Quella mattina, intorno alle 11, Julia doveva seguire un corso di anatomia alla Columbia University e si accingeva ad uscire facendo mente locale sugli appunti da lasciare in casa e quelli da prendere, quando il campanello suonò facendola sobbalzare.
- "Vado io!" gridò Valery, la sorella minore di Julia.
Guardò dallo spioncino e vide un bel ragazzo di colore con un mazzo di rose bianche e una scatola di cioccolatini a forma di cuore con un fiocco rosso e dorato; chiese chi fosse e chi volesse e lo sconosciuto si presentò chiedendo esplicitamente di Julia.
Valery aprì la porta, lo salutò e si presentò molto educatamente dicendo che Julia stava per andare all'università e che si trovava ancora in camera sua; lo invitò a entrare e gli chiese se desiderasse qualcosa da bere.
Franck la ringraziò, disse che era apposto e le chiese gentilmente di avvertire Julia del suo arrivo.
Valery, scattante come un felino, corse sulle scale per andare a chiamarla e dirle che un meraviglioso ragazzo la attendeva nel salone, ma non menzionò i regali che Franck le aveva riservato.
- "Dici sul serio Vale, lui è qui? Oh mio Dio, santo cielo, credi sia presentabile vestita così?".
- "Certo, sei sempre bellissima e poi se ti ama davvero ti accetterà a prescindere dall'abito che porti, vai gettati tra le sue braccia!".
Julia prese la cartella con gli appunti, il cellulare e dopo aver dato un bacio a sua sorella le sussurrò all'orecchio di pregare per lei, respirò profondamente e si decise a incontrare Franck che la attendeva in piedi davanti alla porta del salone.
Era davvero bello e sexy, indossava una camicia bianca leggermente sbottonata che mostrava i grossi pettorali e dei jeans attillati che facevano risaltare i muscoli sviluppati dei glutei e delle cosce ma ciò che sorprese Julia furono le rose bianche e la scatola di cioccolatini che le porse sorridendo e ponendo l'accento sul fatto che fosse bellissima.
Le propose un passaggio in macchina fino all'università e lei accettò entusiasta.
Erano appena arrivati quando Julia si ferì un dito staccando un pezzetto di vetro che si era attaccato alla suola delle scarpe, Franck intravide il sangue che le colava sul palmo della mano e scese di colpo dalla macchina cercando di nascondere il suo volto.
- "Ti chiedo scusa, ma non sopporto la vista del sangue".
- "Scusami tu, non lo sapevo, ho coperto la ferita con un fazzoletto puoi voltarti ora".
Julia notò che le iridi di Franck avevano cambiato colore diventando completamente nere e il contorno occhi aveva una miriade di piccole vene in rilievo; gli chiese se tutto andasse bene e lui annuì cogliendo l'occasione per invitarla a cena a casa sua.
Julia titubò un istante, poi accettò entusiasta e Franck le disse che sarebbe passato a prenderla alle 19:30.
Si salutarono e lui rientrò a casa per sistemare alcune cose e pensare al menu.
Daniel non era ancora arrivato e Alex nel frattempo aveva spostato i mobili da una stanza all'altra, lasciando quella di Daniel nel caos più totale.
- "Sei troppo dispettoso fratello mio e questo tuo atteggiamento non ti condurrà lontano, ne sei cosciente vero?" gli disse Franck dopo aver visto il bordello presente al piano superiore.
Alex, per tutta risposta, gli mostrò il dito medio e borbottò qualcosa di completamente incomprensibile.
Franck scosse la testa in segno di disapprovazione e pensò bene di occuparsi degli affari suoi.
Udì il rumore della macchina di Daniel e lo vide entrare con un sorriso da ebete stampato sulle labbra.
- "Intuisco che Sandy abbia accettato il tuo invito!".
- "Ebbene sì amico mio e non solo, mi ha pure dato il suo numero di cellulare e baciato sulla guancia. Credo che la timidezza stia lasciando spazio all'intraprendenza!" disse Daniel canticchiando.
- "Non vorrei guastare questo momento memorabile, ma ti consiglio di andare di sopra e sistemare il casino che ha fatto mio fratello nello spostare i mobili delle vostre stanze, perché io devo assolutamente occuparmi della cucina e della cena e non posso stare dietro alle sue cazzate" gli disse Franck agitando un cucchiaio di legno trovato nel frigorifero.
Daniel, una volta in cima alle scale, trovò tutti i suoi mobili sparsi nel lungo corridoio, la scrivania aveva i cassetti tutti aperti, la sedia da ufficio con le rotelle scaraventata al suolo e la chitarra gettata gentilmente sul letto accanto ad un barattolo di miele semi-aperto.
Daniel era furioso, prese il barattolo di miele, si assicurò che fosse ben chiuso e lo scagliò contro la porta della nuova camera di Alex.
Questi uscì dalla stanza e lo sfidò con lo sguardo ma Daniel non voleva battersi, la sua intenzione era di innervosirlo, sistemare i mobili, fare una doccia e riposare prima dell'arrivo di Sandy.
Franck prese una paletta, uno straccio umido e un sacchetto per i rifiuti e li diede al fratello che, anche in quel caso, non aveva nessuna intenzione di sistemare.
- "Sappi che quel miele può restare lì anche tutta la vita per quanto mi riguarda e permettimi di dirti che te lo sei meritato" disse Franck scendendo le scale e ignorando completamente suo fratello che malediceva tutta la sua razza.
Julia non riusciva a concentrarsi, fissava il professore per dimostrargli la sua attenzione annuendo e prendendo appunti ma la sua testa era altrove; mille pensieri confusi sulle vicende accadute durante la festa, l'incontro sconvolgente con Franck e quella sua espressione tetra alla vista del sangue; troppe domande si accavallavano l'una sull'altra e per ora nessuna risposta.
Il cellulare vibrò e si accorse che Sandy le aveva inviato un messaggio nel quale la informava che ci sarebbe stata anche lei quella sera e che era troppo euforica perché ebbe il coraggio di baciare Daniel sulla guancia.
Il professore fortunatamente scriveva alcune formule chimiche sulla lavagna e Julia approfittò per rispondere all'amica, quando una voce dolce e simpatica le disse: "Non mi pare che la lezione di Mister bavoso - noioso t'interessi molto e comunque nessuno, in verità, lo sta ascoltando" e Julia facendo una veloce ispezione si accorse che la maggior parte degli allievi disegnava, leggeva fumetti o rispondeva come lei ai messaggi.
Si voltò e vide una ragazza minuta e carina che le sorrideva e allungava la mano per presentarsi.
- "Piacere io sono Honey" le disse sfoggiando una dentatura perfetta e impeccabile.
- "Io sono Julia, il piacere è tutto mio Honey!" le rispose con entusiasmo.
Parlarono delle lezioni, degli appunti da condividere e per restare in contatto si scambiarono il numero di telefono; una volta finita la lezione si separarono per andare in aule differenti ma continuarono a chiacchierare via sms.
Sandy la bombardava di domande su Daniel, su come doveva vestirsi e/o comportarsi una volta a casa dei ragazzi e, se Julia tardava a rispondere, le faceva innumerevoli squilli per spronarla, così le ricordò che si trovava all'università e Sandy si calmò chiedendole infinite volte perdono.
Durante la pausa pranzo approfittò per dedicarsi meglio all'amica, le consigliò di mantenere un atteggiamento il più naturale possibile per permettere a Daniel di conoscere il suo vero carattere e di scegliere un abbigliamento casual; continuò pure la conoscenza con Honey che era davvero spiritosa, estremamente sveglia e gradevole.
Finite le lezioni decise di cercare un pullman per rientrare a casa ma, con sua enorme sorpresa, vide Franck che la attendeva davanti alla porta principale dell'università; il cuore le scoppiò in gola dall'emozione e accelerò il passo per raggiungerlo il prima possibile.
- "Che ci fai qui e come facevi a sapere l'orario della fine delle lezioni?" chiese Julia con una voce tremolante.
- "Non hai apprezzato la sorpresa? Pensavo ti avrebbe fatto piacere avere un passaggio fino a casa e sai, anche io ho le mie fonti d'informazione!" le rispose sorridendo.
Gli spiegò che era felicissima di vederlo e che allo stesso tempo credeva non fosse reale, poiché nessuno si era mai comportato così con lei prima di quel momento; le rispose che molte cose sarebbero cambiate nella sua vita e che avrebbe ricominciato a sorridere e credere nell'amore. Julia era in estasi.
Arrivati a casa sua, Franck le ricordò l'invito per quella sera (come se potesse dimenticare un evento simile) e l'orario dell'appuntamento, rispose che andava bene e che sarebbe stata pronta per quell'ora e si salutarono.
- "Allora, raccontami tutto, com'è andata con quel bel fusto?" chiese Valery tutta eccitata e curiosa come una scimmia.
- "Cosa vorresti sapere di preciso perché in verità non è successo proprio nulla sorella mia. Mi ha accompagnato a scuola, mi ha pure riaccompagnato a casa e quando mi sono tagliata con un pezzo di vetro beh ... ha cambiato espressione a causa del sangue e i suoi occhi erano strani, molto strani ma per il resto tutto nella norma" le spiegò alzando le spalle.
- "Uffa che palle neanche un bacio e quando lo rivedrai? Dimmi, hai intenzione di fare l'amore con lui? Dai, dai rispondimi!!!".
- "Vale rilassati dieci secondi, prendi il respiro e piantala di dire sciocchezze, lo conosco da quanto, due minuti e mezzo? E poi sei troppo piccola per queste cose sciò!".
- "Non sono affatto piccola ho già diciassette anni e non trattarmi come fossi una poppante! La prossima volta che verrà gli dirò che non ci sei a costo di mentire".
- "Ehi ragazzina, lo sai bene che non mi piacciono le minacce, se mai dovesse succedere qualcosa te lo dirò ma per il momento siamo solo amici" concluse facendo cenno a sua sorella di uscire dalla sua camera che se ne andò sbattendo la porta.
- "Voi due litigate troppo, non potreste darvi una calmata, sembrate cane e gatto" disse Emmanuel, il padre delle ragazze, rivolgendosi a Valery che non lo degnò neanche di uno sguardo.
Julia nel frattempo sistemava i vestiti nell'armadio togliendoli dalla valigia e cercava tra questi, quello che avrebbe indossato per la cena; scelse un vestitino nero aderente e una sciarpina di raso bianca.
Franck arrivò alle 19:25 e non dovette neanche citofonare perché Julia, impaziente di vederlo, era affacciata alla finestra, così salutò sua sorella promettendole che le avrebbe raccontato tutto nei minimi particolari, i suoi genitori e uscì.
- "Sei puntualissimo!"
- "Potrei dire la stessa cosa di te, il che mi sorprende perché le donne sono sempre in ritardo!" le rispose sorridendo.
Arrivarono dopo mezzora, le luci erano tutte spente e vi era un buon profumo di roast beef ma, degli altri, nessuna traccia.
- "Avevo capito che ci sarebbe stata anche Sandy non che si trattasse di una cena per due" disse Julia con il cuore che batteva all'impazzata.
- "Hai capito benissimo ma sono sicuro che Sandy non sia ancora pronta, smentiscimi se mi sbaglio, e Alex doveva andare a comprare da bere visto che mi sono occupato della cena e di tutto il resto".
Julia non lo smentì anzi sorrise alzando gli occhi al cielo, conosceva bene la sua amica e le sue "tempistiche".
Franck accese la luce del salone, la fece accomodare e cercò, in uno dei pensili della cucina, un bicchiere di cristallo e le offrì del succo di mirtillo ghiacciato.
Credeva fosse del vino rosso e stava per rifiutarlo quando le disse di cosa si trattava e che era stato lui a prepararlo con le sue mani cogliendo le bacche dal proprio giardino.
- "Davvero ottimo, grazie mille!"
- "Figurati è un vero piacere e sono felice lo abbia apprezzato"
Franck le chiese scusa, si diresse ancora una volta in cucina per prendere i piatti e le posate e lei si propose di aiutarlo approfittando della situazione a due per fargli alcune domande.
- "Quanti anni hai?"
- "Ventinove e tu?"
- "Venticinque. Sei sposato o fidanzato?"
- "Sono single da 3 anni e non ho nessuno per il momento e tu invece?"
- "Anche io come te sono libera"
- "Bene, le domande sono finite o ce ne sono altre?"
- "Non sono affatto finite. Se ben ti ricordi dovevi darmi qualche spiegazione riguardo la festa"
- "Sì, hai perfettamente ragione ma non pensi sia meglio cenare e poi parlane in tutta tranquillità? Sai bene che gli altri stanno arrivando e dovrò interrompere il discorso. Credo che sarebbe meglio rimandare di qualche ora"
Julia era notevolmente delusa ma il discorso di Franck non faceva una piega e poi anche Sandy voleva conoscere la verità, per cui abbassò lo sguardo e gli disse che era d'accordo e che avrebbe aspettato.
Qualche secondo più tardi la porta d'ingresso si aprì, Alex entrò seguito dagli altri due, salutò Julia, porse le bottiglie al fratello e le disse di accomodarsi con Sandy nel divano.
Le ragazze discutevano a voce bassissima per non fare sentire i loro discorsi ai ragazzi ma si accorsero che spesso, sia Daniel che Franck, sorridevano e si scambiavano sguardi d'intesa come se sentissero ciò che dicevano.
- "Tutti a tavola!" disse Alex.
Sul tavolo c'erano stuzzichini e antipasti di ogni genere, diverse bibite e al centro un vaso con dei fiori profumatissimi.
Durante la cena Sandy e Daniel sembravano essere soli e parlavano tra loro mentre gli altri tre ridevano e li disturbavano prendendoli in giro.
Julia si accorse che i ragazzi non avevano quasi toccato cibo, al contrario di Sandy che per nascondere la sua agitazione trangugiava qualsiasi cosa trovasse vicino e non aveva nessuna intenzione di abbandonare il tovagliolo che usava come antistress.
- "Spero non abbiate preparato tutte queste squisitezze solo per noi due!" disse Julia rivolta a Franck.
- "Tutto questo è in vostro onore e noi normalmente non mangiamo la sera, sai per mantenere la linea" rispose in maniera molto sbrigativa e Alex e Daniel intervennero per sostenere la sua tesi.
Finita la cena, i ragazzi sistemarono la cucina e dissero che si sarebbero assentati qualche minuto per verificare alcune cose al piano di sopra, così Julia e Sandy li attesero ponendosi una marea di domande riguardo il loro comportamento.
Ritornarono dopo 5 minuti.
Il viso di Daniel e Alex sembrava più disteso e colorito e Franck aveva un'aria più tranquilla.
Le ragazze avrebbero voluto chieder loro qualcosa ma non ne ebbero il coraggio, piuttosto vollero delle spiegazioni concernenti la festa.
- "Io mi tiro fuori" protestò Alex e preso il giubbotto salutò tutti, salì in macchina e se ne andò.
- "Tuo fratello è strano forte porca miseria!" sbraitò Sandy e Franck non poté fare altro che darle ragione.
Daniel spiegò che da qualche giorno un'oscura presenza stava disturbando la quiete degli abitanti di New York facendo razzia di corpi umani e che alla festa avevano notato qualcosa d'insolito, per questo motivo si assentavano frequentemente.
- "Sì" disse Julia "ho sentito di alcune vittime la cui gola è stata squarciata e di altre che presentavano dei buchi sul collo il cui corpo è stato completamente dissanguato, ma credevo fossero solo delle voci di corridoio santo cielo!".
- "No Julia, nessuna leggenda metropolitana o racconto spaventoso, la pura e semplice verità e capisco bene perché la polizia non ne abbia ancora parlato" continuò Daniel.
"Ok e qual è il vostro compito in tutta questa storia così macabra e assurda?" chiese Sandy guardando prima Daniel e poi Franck.
- "Noi stiamo cercando di capire di chi o di cosa si tratti perché siamo profondamente indignati e vorremo mettere fine a queste atrocità" aggiunse Franck.
- "Ahahah" Sandy rideva con fare nevrotico "e chi credete di essere, dei supereroi? Stiamo parlando di assassini non convenzionali, di mostri succhia sangue e VOI vorreste dirci che siete capaci di fermarli? Ma dai, per carità".
Daniel sembrava volesse parlare e spiegar loro qualcosa in più, era già pronto ad aprire bocca quando il suo amico disse: "Dovete fidarvi, con noi sarete al sicuro, non permetteremo che qualcuno vi faccia del male o vi torca un capello".
Quel tono era così rassicurante che nessuno osò proferire parola quando un fruscio, seguito da un tonfo sordo, fece sobbalzare le ragazze senza scomporre assolutamente i due amici.
Franck spense la luce del salone in cui si trovavano e Daniel si affacciò alla finestra per scoprire di cosa si trattasse; si accorse che il cancello del giardino era aperto e che un vaso era stato rovesciato inavvertitamente sull'erba nell'intento di spiarli.
Vide due piccoli fari rossi simili a degli occhi infuocati che fissavano la casa e che si avvicinavano alla porta d'ingresso così, dimenticando la presenza delle ragazze, emise un verso simile a quello di un lupo rabbioso e sia i suoi occhi che i suoi denti si trasformarono all'istante.
Le iridi divennero di un celeste chiarissimo, le pupille erano completamente dilatate, il contorno occhi livido con delle piccole vene irrorate di sangue e i canini si allungarono diventando appuntiti come dei piccoli pugnali.
Le due amiche erano come pietrificate, deglutivano e si guardavano scuotendo le teste incredule, il loro respiro divenne irregolare e affannoso e Sandy svenne tra le braccia di Julia.
Franck si precipitò per assicurarsi che entrambe stessero bene e mise un dito sulle labbra di Julia per evitare che parlasse o dicesse anche solo una parola.
- "Non avere paura ti chiedo solo questo" le sussurrò "e per quanto mi riguarda credo sia meglio che resti in questo stato, eviterà di parlare o urlare".
Daniel si dileguò in un secondo e Franck mutò anch'egli il suo aspetto ma questa volta Julia non riuscì a trattenersi ed emise un gemito di terrore.
- "Co ... cosa siete?!? Che sta succedendo? Voglio tornare a casa. Siete due mostri. Lasciateci andare"
- "Siamo dei mostri, hai ragione, ma vogliamo solo proteggervi da quello che si trova fuori. Il pericolo è là, dietro questa porta, non qui dentro Julia. Credimi. Non potrei mai farti del male. Mai".
Daniel rientrò con la camicia leggermente strappata e macchiata del suo sangue, seguito da Alex, anch'egli piuttosto sporco e furioso.
Julia era rannicchiata sul divano e teneva tra le mani il viso di Sandy che pian piano riprendeva conoscenza.
Alex guardò i due e disse: "Ora sanno tutto, merda".
- "Non sappiamo assolutamente nulla! So solo che siete dei bastardi, bugiardi e meschini e tu" rivolgendosi a Franck "tu mi hai mentito dal primo momento in cui ci siamo incontrati. Mi hai nascosto la tua vera natura e ora pretendi che io mi fidi di te, di voi ... no, no questo non posso permetterlo, dovevo immaginare che dietro quella tua faccia d'angelo si nascondesse un mostro e tu, Daniel, tu hai sedotto la mia amica per cosa? Qual è il tuo scopo? Voglio sapere cosa siete"
- "Ti supplico calmati" disse Franck "non volevamo né mentirvi né nascondervi alcunché Julia. Tutto è successo così in fretta e poi immagina se ci fossimo presentati dicendovi ‘Ehi ciao, siamo vampiri', come l'avresti presa? Che cosa avresti pensato? Sicuramente che eravamo degli svitati o peggio degli assassini senza cuore e senza coscienza"
Sandy alla parola ‘vampiri' aprì gli occhi di scatto, si guardò intorno e chiese cosa le fosse successo; l'unica cosa che la rassicurava era la presenza di Julia e allo stesso tempo fissava Daniel in maniera disgustata e scoppiò a piangere.
- "Perché mi hai fatto questo? Perché ci troviamo ancora qui? Ho sentito parlare di vampiri, cosa state blaterando? E tu perché avevi quell'espressione mostruosa? Rispondimi subito!" oramai era fuori di senno, singhiozzava e strillava serrando forte i pugni come se dovesse usarli per proteggersi all'occorrenza.
Daniel era mortificato, si avvicinò pacatamente per evitare di spaventarla e le porse le mani affinché si alzasse e potesse stringerla tra le sue braccia, ma Sandy non voleva toccarlo e tantomeno essere toccata, era terrorizzata e delusa, così gli disse che esigeva delle spiegazioni.
Alex si rese conto che la tensione aveva toccato dei livelli stratosferici e per la prima volta decise di intervenire prendendo la parola.
- "Julia, Sandy la verità è che siamo vampiri, Franck ed io siamo originali, cioè nati vampiri pertanto immortali e Daniel invece è stato trasformato, è molto potente ma vulnerabile. Esigo che voi sappiate che nessuno vuole farvi del male, al contrario siamo qui per proteggervi e proteggere voi umani da questa minaccia che sta sterminando la popolazione di New York.
Vi prego di non interrompermi perché solo in questo modo riuscirete a comprendere ma soprattutto a crederci.
La vostra amica Nancy ci ha invitato a casa sua, non perché ci conoscesse ma perché l'abbiamo obbligata con l'ipnosi, una delle nostre peculiari caratteristiche.
Al supermercato parlava con delle ragazze di una mega festa e noi, sapendo che i licantropi erano in città e che avrebbero approfittato dell'evento per nutrirsi, abbiamo deciso di imbucarci per evitare il massacro e così è stato, nessuna vittima grazie alla nostra presenza e ai nostri interventi tempestivi.
Poco fa abbiamo sventato un attacco e non un attacco qualunque.
Dovete sapere che oltre ai vampiri e ai licantropi ci sono gli ibridi, metà dell'uno e metà dell'altro e più forti di entrambe le specie, ed ecco a cosa diamo la caccia.
Quegli occhi rossi appartengono a Otis, che tu Julia hai già sentito nominare, creatore del tanto odiato Earl, licantropo senza scrupoli e Red, spietato vampiro. Questo è tutto" concluse Alex sospirando.
- "Questo è tutto, hai il coraggio di dire questo è tutto?!? Ma stai scherzando spero! Ti aspetti che cominci a saltare e urlare dalla gioia? No, non ci posso credere, questa è pura follia" disse Julia con la testa piegata in mezzo alle gambe e le mani infilate tra i capelli.
Nel frattempo Sandy, stranamente più lucida rispetto all'amica, fissava Daniel, poi Alex ed infine Franck come volesse dire qualcosa ma la sua voce sembrava sparita nel nulla, riuscì soltanto a chiedere dell'acqua per potersi riprendere del tutto e poi disse: "Quindi siete vampiri e non ci farete del male ho capito, ma gli altri che si trovano per strada e che non sono vampiri, vogliono ucciderci tutti, è corretto?".
I ragazzi annuirono sorpresi dalla sua reazione alquanto tranquilla e Sandy svenne di nuovo.
A questo punto tutti scoppiarono a ridere, compresa Julia che poco prima era disperata e furiosa ma che grazie all'amica riuscì a rilassarsi un pochino e distendersi sul divano.
- "Ora che mi sono calmata capisco il motivo per cui non avete quasi toccato cibo e perché la vostra pelle è così fredda al tatto, ma vorrei sapere come fate per nutrirvi e con i raggi solari".
- "Per ciò che concerne il cibo" disse Daniel "abbiamo un'amica fantasma, Michelle, che ci procura le sacche di sangue rubandole dai diversi ospedali; solo noi esseri soprannaturali riusciamo a vederla e a parlarle, intendo dire che gli umani non ne hanno diritto.
Per ciò che riguarda i raggi solari, beh, gli originali non hanno alcun problema ma per quelli creati, la faccenda è seria.
Io devo ringraziare Alex per avermi dato la possibilità di camminare sotto il sole poiché da grande Don Giovanni quale è, ha sempre frequentato una moltitudine di donne, tra cui una bellissima ed intelligentissima di nome Chocolat, una strega.
Lui le parlò di me e di altri nella mia stessa situazione così la convinse a fare un incantesimo per darci la possibilità di vivere da ‘umani' e questo incantesimo non potrà mai essere spezzato a patto che tutte le streghe del mondo non fossero annientate".
- "Vampiri, licantropi, misti, streghe e fantasmi! Oh santo cielo non ci capisco più nulla".
- "Ibridi non misti ahahah" le rispose Franck.
- "Ah sì, scusa ibridi, ma questo non cambia il fatto che nella mia testa il caos sia ormai incommensurabile!".
Sandy si riprese dallo shock, scosse la testa per ritrovare tutti i suoi sensi e chiese all'amica di darle uno schiaffo per essere sicura di essere sulla terra, ma Julia si rifiutò e le sorrise calorosamente.
Daniel, felicissimo di vederla sveglia e in ottima salute, le si avvicinò chiedendole perdono e implorandola di ascoltarlo, lei cedette e lo ascoltò attentamente.
La reazione di Sandy sorprese tutti poiché, appena Daniel terminò di parlare, gli saltò al collo e lo abbracciò forte sussurrandogli di non farle mai del male e di proteggerla sempre; così lui glielo promise e la baciò.
Sandy sperava che quel bacio non finisse mai al contrario degli altri che erano alquanto imbarazzati e si sentivano di troppo e, mentre i due continuavano le loro effusioni, Julia incrociò lo sguardo di Franck, il quale sorrise porgendole una mano nella speranza che lei accettasse e lasciasse quel divano, ma Julia lo respinse dicendogli che ancora non si sentiva pronta e che aveva bisogno di riflettere un po'.
- "D'accordo, non importa mia cara, non c'è fretta. Desidero che tu abbia le idee chiare e che tu capisca da sola che puoi fidarti di me, non ho nessuna intenzione di obbligarti o ipnotizzarti, non sarebbe corretto e soprattutto non lo meriti. Se me lo permetti vorrei accompagnarti personalmente a casa, così mi sentirò più tranquillo e lo sarai anche tu, te ne prego".
- "Se mi prometti che una volta lasciata casa tua ci dirigiamo verso la mia, senza soste e interruzioni, accetterò con piacere la tua presenza, in caso contrario sarà Daniel ad accompagnarci".
Franck sorrise e annuì.
Era davvero entusiasta di poter passare ancora un po' di tempo con lei poiché aveva deciso di darle un amuleto protettivo una volta che fossero stati da soli.
Sandy e Daniel salutarono e se ne andarono.
Alex decise di andare a dormire, era troppo spossato a causa di Otis e lasciò i due da soli.
Il silenzio stava diventando troppo pesante quando Julia chiese per quale motivo si fossero assentanti per andare al piano di sopra e Franck le spiegò che in camera di Daniel c'era un grande frigorifero nel quale nascondevano le sacche di sangue per potersi nutrire e continuò dicendole che un giorno le avrebbe fatto visitare tutta la casa e lei fu d'accordo.
Una volta in macchina le disse che aveva qualcosa per lei e che doveva promettergli di non toglierlo mai poiché costituiva una vera e propria protezione e lei glielo promise ancor prima di vedere di cosa si trattasse.
Nel cofano della macchina di Franck vi era un beauty case, che Julia scorse la notte della festa, dal quale prese un piccolo cofanetto di velluto nero con un nastrino di raso viola e glielo porse dicendole di indossarne il contenuto.
Al suo interno vi trovò un anello in oro bianco con al centro un'ametista viola contornata da diversi brillantini.
- "Sarebbe questo? Intendo dire è questo ciò che non dovrò togliere mai più? E' stupendo, mamma mia come brilla ... grazie".
- "Esatto Julia. Non è un semplice anello ma un amuleto. La mia amica strega l'ha reso tale con un incantesimo. Lei si chiama Tyra, un giorno te la presenterò, sempre che ti faccia piacere e comunque, di niente, è un piacere poterlo dare alla donna, a una donna come te".
- "Cosa volevi dire? Perché hai rettificato?"
- "Volevo dire a una donna come te, nient'altro".
Julia infilò l'anello e lo fissò come fosse in sua adorazione.
- "Ti sta proprio bene bisogna ammetterlo e spero che il colore sia di tuo gradimento".
- "Scherzi vero? Non so come tu abbia fatto ma devi sapere che il viola è il mio colore preferito e per quanto riguarda i metalli, adoro i bijoux argentati, quindi è perfetto".
- "Sono davvero contento. Ciò che mi meraviglia è che tu non mi abbia ancora chiesto a cosa serva esattamente o da cosa ti protegga, come curiosona lasci un poco a desiderare! Ma ti capisco, troppe cose sono accadute e tutte insieme".
Julia non disse nulla, chinò il capo e sospirò.
- "Una volta indossato, l'anello ti farà da scudo contro tutte quelle creature che vorranno farti del male, vampiri compresi. Non ha il potere di uccidere ma solamente di proteggerti. Ogni qualvolta sarai in pericolo, una sfera di raggi ultravioletti si attiverà accecando l'aggressore e, se si trattasse di un vampiro non originale, avrai la possibilità di bruciacchiarlo un pochino per fargli capire chi comanda".
La fece sorridere e questa volta fu un sorriso reale e sincero.
- "Non so davvero come ringraziarti. Oltre a essere un magnifico regalo devo ammettere che è davvero utile. Un'ultima cosa, qualora non fossi sola e dovessero aggredirci, la sfera protettiva salverebbe solo me o tutti quelli in mia compagnia?".
- "Ottima domanda, brava l'allieva! Se vi trovaste lontani proteggerebbe solo te ma se foste vicini sarebbe necessario restare abbracciati per potervi proteggere entrambi".
Julia era davvero soddisfatta e si sentiva al sicuro ... lo ringraziò ancora una volta e gli diede un sonoro bacio sulla guancia.
Franck parcheggiò, spense la macchina e la fissò.
Julia sentì un brivido freddo lungo la schiena, era pur sempre in compagnia di un vampiro, ma non aveva paura, piuttosto si sentiva così attratta da lui che desiderava di baciarlo.
- "So che non dovrei ma ..." e avvicinò le labbra a quelle di Julia, così vicine che sentì il suo respiro caldo e ansioso scontrarsi con il suo e la baciò.
Non lo respinse, al contrario prese il viso di Franck tra le mani e gli accarezzò le guance.
Franck poteva udire il battito del suo cuore e sentire la sua eccitazione, ma un istante dopo la allontanò.
- "Non voglio farti del male, preferisco agire con cautela perché rischierei di ferirti. Non mi riferisco ai sentimenti, ma ferirti nel vero senso del termine. Quando l'eccitazione è troppa diventiamo simili agli animali, aggressivi, un po' violenti e l'istinto supera la ragione".
- "Capisco cosa intendi e ti rispetto, per cui ora scappo a casa e se sei d'accordo ci vediamo domani. Questo è il mio numero di telefono" gli porse un foglietto, lo baciò furtivamente sulle labbra e entrò a casa.
Franck restò immobile e incredulo, passò la lingua sulle labbra per assaporare ancora una volta il gusto che Julia gli lasciò e, dopo essersi assicurato che fosse al sicuro, accese la macchina e partì.
Decise di soffermarsi al cimitero di Green-Wood per riflettere un po' e pensare tranquillamente alla sua amata.
Una volta arrivato a destinazione, camminò lungo il sentiero alberato che portava all'ingresso secondario e, trovato il cancello aperto, entrò.
Amava quel silenzio, quella quiete e lo rilassava il profumo dei fiori freschi che i parenti si preoccupavano di cambiare ogni settimana ai loro cari defunti.
Cercò la solita tomba e si sedette; era quella di Rosemary Barry, una bambina morta all'età di sette anni, il cui spirito rimase ancorato al mondo dei vivi non riuscendo a liberarsi del rancore che nutriva nei confronti del suo assassino.
Il suo patrigno, un essere ignobile e spregevole, abusava della piccola ogni qualvolta la madre andava a lavorare e dopo ogni amplesso si divertiva a picchiarla e insultarla.
Un giorno però, le diede uno schiaffo talmente forte che la fece cadere dal letto battendo violentemente la testa sul pavimento e una volta in ospedale non ci fu più niente da fare per poterla salvare, così la sua anima vagava in cerca di qualcuno che potesse aiutarla, e sfortunatamente, Franck non era l'essere più adatto.
- "Ciao Rosy sono io, Franck, ti va di fare quattro passi?", ma nessuno rispose.
Guardò prima a destra e poi a sinistra, ma di Rosemary nessuna traccia; era molto insolita come situazione e temeva che se ne fosse andata per sempre senza poterla salutare, quando una vocina sotto di lui disse:"Ti stai facendo raro di questi tempi signorino, non sei molto gentile".
- "Oh piccolina, che piacere vederti! Pensavo di averti perso per sempre".
- "No Franck, non ho ancora trovato l'umano giusto che possa aiutarmi, quindi sarai obbligato a sopportarmi ancora un po'! Sai, non è un'impresa facile la mia, gli esseri umani sono troppo scettici e se ne infischiano delle entità soprannaturali come te o come me. Sfortunatamente nessuno fino ad ora riesce a vedermi o sentirmi e non immagini la mia voglia di andar via da questo posto, la noia qui è mortale, ahahah!" ed entrambi scoppiarono a ridere.
- "Sono davvero contento di sapere che il tuo senso dell'umorismo si trovi al suo posto, non perderlo mai, sei stupenda così piccina".
- "Franck, devo dire che anche tu mi sembri in forma, un po' stanco ma tutto sommato ti trovo bene e ti ringrazio per le visite settimanali".
- "Non devi assolutamente ringraziarmi, sono passati ormai tanti anni dal nostro primo incontro e l'affetto che nutro per te è enorme, mi dispiace soltanto che non sia ancora riuscito a trovare qualcosa per te, ma non demordo, presto sarai libera ne sono sicuro".
Avrebbe desiderato poterla abbracciare forte per farle comprendere quanto tenesse a lei ma si accontentò di mandarle un bacio con la mano e Rosemary fece finta di svenire dall'emozione.
- "Rosy ho finalmente conosciuto quella giusta e anche Daniel, il mio amico di cui ti ho tanto parlato, ha finalmente aperto il suo cuore, duro e rinsecchito, a qualcuno. Ci tenevo a fartelo sapere! A proposito, sanno di noi e di tutto ciò che sta accadendo in città".
- "Mmmh non male, anzi direi che è davvero una notizia grandiosa e per di più non sono fuggite a gambe levate, quindi evviva!!!".
- "Eh sì, hai ragione è davvero stupendo! Ora devo andare piccola, è tardi e domani ho un mucchio di faccende da sbrigare! Buonanotte!".
- "Buonanotte Franck! Grazie ancora per tutto, sei un vero amico!"e gli mandò un bacio con la manina.
Si avviò verso il cancello del cimitero quando una voce alquanto familiare gli chiese dove stesse andando.
- "Red che sorpresa" disse Franck in tono sarcastico "finalmente hai il coraggio di farti vedere da solo o sei Otis, la tua guardia del corpo?".
- "Non ho alcuna guardia del corpo e non ne ho bisogno, sai bene che se volessi potrei annientarti in men che non si dica"
- "Sei sempre così sicuro di te bravo, ma dimentichi che sono un immortale, a differenza tua che sei stato creato, e non ho tempo da perdere con te, buon divertimento".
- "Dove credi di andare?" sbraitò "Ti sembra che abbia finito di parlare? Sappi che dovrai fare molta attenzione a quelle nuove gallinelle che vi siete trovati ... sono così vulnerabili, così succose e così ... appetitose" concluse Red leccandosi le labbra e passando la lingua sui canini ben affilati e appuntiti.
Franck lo ignorò, non aveva nessuna intenzione di battersi o d'instaurare una qualsiasi conversazione con quel mostro sanguinario, e si diresse verso la macchina lasciando il nemico alle spalle il quale, veloce come la luce, lo raggiunse parandosi davanti a lui in segno di sfida e sparendo poi nell'oscurità lasciandolo senza dire una parola; verificò quindi che non ci fossero altre sgradevoli visite e finalmente poté rientrare a casa.
Daniel e Alex guardavano la tv, un'emissione che mostrava le candid camera più divertenti della terra, e ridevano come matti; non appena Franck entrò, gli fecero spazio sul divano, spensero la tv e si fissarono a lungo.
Daniel ruppe il silenzio: "Credo di amarla, anzi sono davvero innamorato di Sandy".
- "Ci fa molto piacere che tu sia innamorato ma sinceramente non ce ne frega nulla" disse Alex in tono alquanto stizzoso; Franck invece si felicitò con l'amico e gli disse che anche lui era seriamente preso da Julia, che però non voleva saltare le tappe e che preferiva agire con molta cautela per evitare delusioni e sofferenze.
Poi si rivolse al fratello riprendendolo per come si stava comportando e per farlo ragionare, ma Alex, testardo e orgoglioso, non lo degnò neanche di uno sguardo e se ne andò in camera sua.
Daniel alzò le spalle deluso e disse che anche lui aveva bisogno di riposare, così entrambi andarono nelle rispettive camere e una volta coricatosi, Franck pensò alle minacce di Red e decise di non dire nulla a Daniel per il momento e si addormentò.

Capitolo 3

Incontri

Come di consueto Julia si preparava nella sua stanza per andare in facoltà e la sorellina saltellava sul letto facendole l'interrogatorio di terzo grado riguardo la sera prima e su cosa fosse accaduto con Franck; le raccontò qualcosa senza fare parola della vera natura dei ragazzi e tanto meno degli omicidi e dei nemici che dovevano essere fermati prima che la catastrofe raggiungesse livelli impossibili da sostenere.
Valery si trovava a casa per colpa della varicella che una sua compagna di liceo le aveva contagiato, per cui si annoiava a morte tutto il giorno in casa da sola e stuzzicava sua sorella, quando presente, riempiendola di domande su Franck e sul sesso in generale.
Le confidò anche che le avrebbe fatto piacere uscire con tutti loro non appena fosse guarita per andare a mangiare qualcosa nel fast food del ragazzo che le piaceva e che non aveva il coraggio di avvicinare.
Per Julia non c'era alcun problema, le faceva molto piacere la compagnia di sua sorella e desiderava vederla felice tra le braccia del ragazzo che amava, pensava così che avrebbe allentato un po' le redini nei suoi confronti smettendola di fare tutte quelle domande, e accettò con entusiasmo.
Mentre continuavano a parlare del più e del meno, il telefono di Julia squillò; era Franck che le augurava il buongiorno e si assicurava che stesse bene, parlarono diversi minuti e poi lo avvertì che doveva sbrigarsi perché non poteva arrivare assolutamente in ritardo alle lezioni e lui le disse di affacciarsi alla finestra e che il suo autista privato era pronto per accompagnarla.
Julia era incredula, non aveva mai conosciuto un uomo così premuroso, dolce, gentile, bello, intelligente e affettuoso nei suoi confronti e i suoi occhi s'illuminarono di gioia non appena scorse la sua macchina parcheggiata sotto casa; prese di corsa la borsetta e, dopo aver salutato Valery, uscì.
- "Se continui in questo modo rischi di viziarmi sul serio!" gli disse salendo in macchina.
- "Ah davvero e che male c'è se ti coccolo un po', credo che sia piacevole avere qualcuno che si occupi di te e si preoccupi per te, non credi?"
- "Decisamente sì, hai ragione e non so come ringraziarti ..."
- "Sono io che devo ringraziarti di avermi accettato nella tua vita senza pregiudizi e senza respingermi, quindi è il minimo che possa fare per te!"
Julia arrossì, non sapeva più cosa dire e gli diede un bacio sulle labbra sussurrandogli: "grazie a te" e poco dopo ricevette un messaggio, era Honey.
- "Con tutto quello che è successo, ho dimenticato di dirti che ieri ho conosciuto una ragazza davvero simpatica che si chiama Honey e frequenta il mio stesso corso di chimica. Mi ha appena inviato un messaggio per informarmi che il professore non sarà presente e che troveremo il suo sostituto, ancora più noioso dell'altro. Non mi rincuora per nulla cavoli, ma sopporterò!".
- "Mi fa piacere che abbia una nuova amica e per di più così gentile e premurosa!".
Arrivati all'università, si salutarono affettuosamente, infatti, Julia approfittò per abbracciarlo e augurargli una buona giornata e Franck le prese la mano per accarezzarla e stringerla forte.
- "Amica mia credevo non venissi più e invece eccoti! Ho pensato bene di avvertirti perché questo sostituto è davvero un incapace, immagina che l'anno scorso ha corretto gli scritti e ha fatto un puttanaio! C'era qualcuno che urlava e minacciava di fare ricorso, altri che chiamavano il professore per sapere chi avesse messo al suo posto, poi i ‘figli di papà' che spiegavano ai genitori quanto fosse accaduto e puoi tranquillamente immaginare il seguito!".
- "Ho capito, salto la sua lezione e cerco anatomia, è meglio. Grazie amica mia! Sei veramente efficace!".
Si salutarono concordando un appuntamento nel giardino pubblico per il pranzo.
Mentre seguiva il corso di francese, una mano gelida toccò il collo di Honey e una voce roca le disse: "Non voltarti e soprattutto non parlare, fai solo sì o no con la testa e cerca di rispondere bene alle mie domande, intesi?" e fece cenno di sì come le fu richiesto di fare.
- "Conosci Julia Lowe?"e Honey annuì.
- "Conoscerai sicuramente anche il suo ‘amichetto', Franck Storm?" fece no con la testa.
- "Bene, questo è davvero molto interessante, e so che all'ora di pranzo sarete nel giardino ed io sarò lì con voi, in questo caso non ho bisogno che tu risponda o faccia cenni con la testa, a dopo".
Honey si girò per vedere il suo volto ma dietro di lei non vi si trovava nessuno, i posti a sedere erano tutti vuoti e rabbrividì.
Decise di inviare immediatamente un messaggio all'amica per avvertirla ma il cellulare, come per magia, si spense.
Non sapeva che fare e per di più non poteva abbandonare la lezione per andare a cercarla, così decise di attenderla nell'andito prima di qualsiasi altro spostamento.
Quella stessa voce comparse ancora: "Se per caso hai intenzione di cambiare programma o di avvertire qualcuno, sappi che non ti sarà possibile. Non scherzare con il fuoco, non ti è permesso cara la mia HONEY!"e sparì.
Se in un primo momento era spaventata, ora era davvero terrorizzata.
Chi era quell'entità, come conosceva Julia e il suo nome? Chi era questo Franck ma soprattutto, cosa voleva da tutti loro?
Verificò ancora una volta il telefono ma non dava segni di vita, allora guardò l'orologio e si accorse che mancavano dieci minuti alla fine e l'ansia cominciò a sopraffarla.
Julia nel frattempo seguiva la lezione e di tanto in tanto inviava messaggi a Franck per assicurarsi che stesse bene e che non ci fossero problemi in vista, decise poi di scriverne uno a Honey per dirle che prima di andare a mangiare aveva bisogno di fare un salto alla toilette, ma l'amica, stranamente, non rispose.
Non appena la campana suonò andò nell'andito in cerca di Honey, ma dell'amica nessuna traccia, colse quindi l'occasione per andare in bagno e dopo si diresse in giardino.
Con sua enorme sorpresa non era sola, un ragazzo insolito le sedeva accanto e lei non sembrava troppo entusiasta di quella presenza.
Le rivolse la parola e le fece segno di sedersi accanto a loro, ma Julia era restia e per di più non le ispirava alcuna fiducia, così prese il cellulare per scrivere un messaggio a Franck, quando la interruppe bruscamente.
- "Rimetti in borsa quel dannato telefono, non provarci minimamente, sono stato chiaro zuccherino?" la voce era dura e gracchiante.
Julia si bloccò all'istante e il cuore le saltò in gola, non aveva scelta, doveva fare ciò che le era stato ordinato e si sedette accanto all'amica.
- "Sono sicuro che la tua intenzione fosse di avvertire il tuo eroe, non è così? Beh questa volta non sarà presente, dovrai accontentarti di me, desolato e ora passiamo alle presentazioni, non è il caso di essere maleducati, mi chiamo Red e molto probabilmente, avrai già sentito parlare di me al contrario della tua amica che sembra caduta dalle nuvole".
- "Sì, sfortunatamente ho sentito parlare di te".
Red non apprezzò il commento di Julia e i suoi occhi s'incupirono, cerchiandosi di un nero spaventoso.
Honey lo fissò e sussultò, poi guardò Julia accorgendosi che non era per niente scioccata e balbettando le chiese spiegazioni ma, ancor prima che potesse parlare, Red la zittì violentemente e disse loro di non dare spettacolo.
- "Sono io che parlo e voi ascoltate, sono stato abbastanza chiaro? E, qualora IO ponga delle domande, voi vi limitate a rispondere", le ragazze annuirono.
Red pose delle domande riguardanti le abitudini di Franck, di Alex e Daniel, alle quali Julia non poteva rispondere poiché li conosceva da circa una settimana e l'unico che frequentava era Franck e anche di lui non sapeva tantissimo, giusto lo stretto indispensabile.
Red la minacciò con lo sguardo pensando di sortire un effetto diverso e ricevere delle risposte più dettagliate ma Julia non si lasciò intimidire, gli disse che non sapeva altro e che non sarebbe cambiato niente neanche sotto tortura.
Le si parò davanti con la velocità scattante di un felino ma, con immensa sorpresa da parte di tutti e tre, Honey creò una barriera trasparente protettiva che gli impedì di farle del male e fu costretto a scappare.
Non appena si calmarono le acque, Julia le chiese come avesse fatto, ma Honey le confessò che non ne aveva la minima idea e le spiegò che la paura e la rabbia l'avevano assalita facendola reagire in quella maniera.
- "Ho capito amica mia, ma nessun umano può fare una cosa simile, di questo sei cosciente?".
- "Sì, sì lo so ma è la verità, te lo giuro, non so come spiegartelo perché è stato istantaneo, ho sentito un forte dolore al petto e tanto calore e, non appena ho allungato la mano per proteggerci, beh il resto lo sai".
Julia era davvero contenta di avere un'amica così potente e ormai non faceva più caso alle stranezze che stavano entrando nella sua vita, voleva solo aiutarla a scoprire come avesse fatto a sprigionare quella sfera e di quali altri poteri fosse dotata.
- "Davvero credi che abbia altri poteri? Ma se fino ad ora non sapevo neanche di poter salvare qualcuno, parlo sottovoce ed evito i dettagli perché non vorrei ci sentisse qualcuno e ci prendesse per pazze, come pensi che io possa scoprire il resto?".
- "Se ti fidi di me, ti presenterò qualcuno capace di farlo, non so come ci riuscirà, intendo dire il metodo che userà perché non ne ho la minima idea, ma so che troverà una soluzione!".
Honey ci pensò un po' su poi acconsentì e si salutarono promettendo di continuare il discorso via sms.
Rientrarono nelle rispettive aule e Julia, dopo aver chiesto l'autorizzazione a Franck di aiutare la sua amica e senza raccontargli quanto fosse accaduto durante il pranzo per non farlo preoccupare inutilmente, le scrisse che alle ore 20 doveva farsi trovare all'ingresso secondario del cimitero di Green-Wood e lei accettò senza fare domande.
Finite le lezioni Honey si trovava vicino alla stanza del preside e vide Julia avanzare distrattamente verso di lei così agitò la mano per attirare la sua attenzione e raggiunta l'amica, colse l'occasione per presentarle Franck, che la attendeva nel parcheggio dell'università.
Non appena Honey gli strinse la mano, emise un gemito di dolore come se si fosse bruciata e lo fissò intensamente cercando di carpire anche il minimo indizio per risolvere quello strano enigma, ma sfortunatamente non accadde nient'altro.
Julia le chiese subito cosa le fosse successo, l'amica le spiegò che non si trattava solo di dolore fisico ma che uno strano senso di angoscia, d'intensa tristezza, l'aveva colpita toccandogli la mano e che aveva visto dei cadaveri e tanto sangue nei ricordi del suo fidanzato ma che non capiva il motivo di quelle visioni.
Julia lo guardò e lui abbassò la testa.
- "E' stato davvero un piacere conoscerti. Stasera potrò spiegarti meglio di cosa si tratta e aiutarti a liberare i tuoi poteri. Per il momento posso dirti solamente che mi dispiace e ti chiedo scusa per quello che hai provato a causa mia".
- "Non importa, non è assolutamente colpa tua ma di questi miei poteri che sono usciti allo scoperto oggi per la prima volta nella mia vita quindi capirai che sono un tantino scossa" e salutò i suoi amici.
In macchina, Julia non riusciva a parlare e sperava che Franck le chiedesse qualcosa riguardo la sua mattinata o che facesse almeno allusione alla frase di Honey sui suoi poteri e così fu, le chiese cosa avesse fatto di bello all'università e di parlargli un po' dell'amica.
Gli confessò di avergli nascosto l'incontro con Red, non solo per non farlo preoccupare, ma anche perché non aveva avuto nessuna possibilità di avvertirlo a causa delle minacce di quello psicopatico e delle sue intimidazioni sull'utilizzo del cellulare.
Franck, piuttosto infuriato e alquanto deluso, le ricordò di averle dato un anello protettivo da usare all'occorrenza e Julia, mortificata, si scusò spiegandogli che aveva dimenticato di averlo, poiché in venticinque anni della sua vita non aveva mai avuto problemi o incontrato esseri soprannaturali dai quali doversi difendere.
- "Hai ragione, ti chiedo scusa per averti parlato in questo modo, è solo che ..."
- "E' solo che, cosa?"
Franck non riusciva a parlare, si sentiva un pochino in imbarazzo, ma ebbe comunque il coraggio di dirle qualcosa.
- "E' solo che tengo molto a te e non voglio perderti, per nessuna ragione al mondo" non riuscì però a dirle che l'amava, si sentiva troppo vulnerabile e non voleva giocare tutte le sue carte in una giornata.
Julia, estremamente imbarazzata ma piacevolmente sorpresa, gli sorrise e lo ringraziò per la sua premurosa maniera di comportarsi e una volta arrivati a casa sua, lo abbracciò forte e lo salutò.
Rimase qualche istante in macchina per riflettere e le inviò un sms per dirle che era veramente felice di averla conosciuta e che apprezzava tantissimo la sua serietà e lei gli rispose con un semplice: "Ti voglio bene, Franck".
Decise di rientrare velocemente a casa per convincere suo fratello e l'amico ad aiutare Honey ed entrambi ne furono entusiasti, tanto che Alex propose di acquistare delle candele per testare la vera natura della ragazza.
Franck e Daniel non capirono di cosa stesse parlando, dunque spiegò loro che voleva scoprire se si trattasse di una strega o di una fata poiché le due hanno poteri e intensità differenti nell'agire e nel rispondere al pericolo imminente.
Una strega può creare incantesimi di ogni genere su cose e/o persone, togliere la vita o resuscitare, invocare spiriti o condizioni atmosferiche particolari.
Una fata al contrario, non può fare niente di tutto ciò, riesce soltanto a leggere nella mente, vedere i ricordi o il futuro attraverso il contatto fisico e creare delle barriere protettive o forti getti di luce per respingere il nemico.
I due erano davvero affascinati e lo ascoltavano così attentamente che non vedevano l'ora di testare le potenzialità di Honey, decisero quindi di andare a cercare le candele e Alex indicò loro un negozietto molto carino che proponeva tantissimi oggetti mistici e regalini profumati di ogni genere.
Scelsero delle candele rosse, alcune bianche e altre nere.
Alex disse che esprimevano rispettivamente il potere della lettura del pensiero, la protezione e la magia nera, ma non aggiunse altro per non guastare la suspense.
Daniel vide un portachiavi la cui forma rappresentava un orsetto di peluche profumato al fiore di ciliegio dai poteri rilassanti e lo comprò per darlo alla sua amata.
Franck, dal canto suo, voleva sorprendere Julia con qualcosa di più particolare e trovò un amuleto, un cuore di plastica morbida, all'interno del quale vi si trovava un microregistratore e un sensore, che riconosceva i sentimenti umani come la paura, la rabbia, la tristezza, l'amore e la felicità e attraverso la voce registrata di colui che lo donava come regalo, poteva consolare, calmare o far piangere di gioia il proprietario.
Decise di acquistarlo e, una volta a casa, registrò le varie frasi con la sua voce e lo impacchettò per bene allegando un bigliettino d'amore.
Andarono a prendere Sandy poiché Daniel voleva vederla, poi passarono da Julia e si recarono tutti e cinque al cimitero, dove Honey li aspettava per l'esperimento.
Dopo le varie presentazioni, Franck fece strada ai suoi amici per sistemarsi in un luogo sicuro e lontano da occhi indiscreti, ma qualcuno li vide.
- "Oggi hai portato i rinforzi ahahah!"
- "Sei tutta matta piccola mia! Ti presento Alex, mio fratello minore, Daniel un nostro carissimo amico, Sandy, la sua fidanzata, Julia una sua amica e Honey, presunta strega o fata. Questo lo scopriremo tra poco. Lei è Rosemary, uno spirito legato ancora a questo mondo!".
Tutti salutarono la bimba ma Sandy fu l'unica a dire: "Mmmh ... ok ciao Rose ma, io chi dovrei vedere esattamente?".
- "La bambina fantasma!" disse Julia in tono entusiasta, come se fosse normale per lei vedere un fantasma.
Tutti la fissarono per un istante e Honey intervenne: "Julia, che io veda i fantasmi ho capito sia alquanto normale ... ma tu? Tu sei umana al 100%, non è così?".
- "Sì, certo, ma che dici! Ovviamente! Non so perché io la veda e Sandy no ma cosa ci posso fare?".
Franck e Rosy si scambiarono uno sguardo d'intesa e lei asserì: "L'abbiamo trovata!".
- "L'abbiamo trovata? Sarebbe a dire? Sono la vostra vittima sacrificale? O devi bere il mio sangue per poi trasferirlo a Rosy?".
- "Niente di tutto ciò mia cara. Rosy è intrappolata qui da quasi diciassette anni e per essere libera ha bisogno di un umano, puro al 100% ma con capacità sensitive limitate per poter entrare in quel corpo e finire un lavoretto lasciato in sospeso, vediamola in questo modo. Non è una vera e propria vendetta, ma una lezione di vita".
- "Dunque, ricapitoliamo. Lei ha bisogno di un umano che possa vedere la sua anima, poi entrerà nel suo corpo per vendicarsi di qualcuno, cioè dovrà usare il mio corpo e le mie sembianze per uccidere qualcuno?!? MA SIETE COMPLETAMENTE FUORI DI TESTA?!?!?".
- "No, non urlare ti scongiuro! Lascia che ti spieghi il mio scopo, solo in questo modo comprenderai la mia missione. In questi diciassette anni abbiamo cercato qualcuno come te, un umano capace di vedermi, ma è sempre stato un buco nell'acqua. Quelli che mi vedevano, o erano vampiri, o licantropi, o streghe ecc, ma questa volta sei arrivata tu! Un'umana al 100% e per di più capace di vedere la mia anima!!! Non immagini la mia felicità! Dovrei, diciamo, ‘abitare' nel tuo corpo con le mie sembianze, non le tue, e rendere visita a qualcuno per farlo pentire di ciò che mi ha fatto. Nessun omicidio, solo mettergli paura al punto di chiedere il mio perdono dandomi così la possibilità di riposare in pace per sempre. Sai, a quest'ora avrei ventiquattro anni, quasi la tua età, se non fossi morta" e abbassò lo sguardo commossa.
Sandy non capiva nulla.
La scena che si presentò era di pura follia per lei.
La sua amica che parlava con qualcuno sospeso nell'aria, poi un silenzio infinito come se stesse ascoltando attentamente ciò che quel qualcuno diceva, un botta e risposta, ma lei sentiva solo la risposta e non vedeva altro che i suoi amici, niente di più. Per un momento pensò di aver perso qualche rotella ma Daniel le spiegò cosa stesse accadendo e si sentì un pochino più rincuorata.
- "Perfetto ora è tutto chiaro ma visto che dovrò prestarti il mio corpo potrei almeno sapere di chi si tratta? Chi dovrai incontrare?".
- "Mio padre. Il mio assassino" e le raccontò cosa subì ogni santo giorno della sua vita per ben due anni, fino al suo decesso all'età di sette anni.
A quel punto Julia non poté far altro che accettare di aiutarla e, per la prima volta da quando si conoscevano, Franck vide Rosy felice.
- "Grazie!!! Grazie Julia! Oh Franck, grazie anche a te! Mi sento già libera e molto più leggera!".
Decisero di riprendere il discorso una volta scoperta la natura di Honey, così Alex dispose le candele in cerchio alternandone i colori, una rossa, una nera e una bianca e chiese a Honey di mettersi al centro, stando in piedi con gli occhi chiusi e le mani lungo i fianchi.
Appena fu tutto pronto, le disse di rilassarsi e di svuotare la mente e di fargli cenno con la testa quando poteva cominciare l'esperimento.
Passò qualche secondo e fece sì con la testa.
Franck scattò verso di lei, rapido come un fulmine, nell'intento di aggredirla e morderla ma Honey, percepite le sue intenzioni, sprigionò un'intensissima luce blu/viola con un gesto della mano e lo scaraventò a una decina di metri dal cerchio, abbagliando il resto del gruppo.
Le candele bianche si accesero emanando delle fiamme altissime e Sandy fece un balzo all'indietro per lo spavento finendo tra le braccia di Daniel che la strinse forte a sé.
Alex andò a recuperare suo fratello e, molto compiaciuto, gli fece l'occhiolino, prese poi dalla sua giacca un vecchio taccuino ingiallito e lo porse a Honey chiedendole di recitare un incantesimo di magia nera.
Si concentrò, respirò profondamente e lesse.
Non accadde nulla e le candele nere si sciolsero.
Alex era davvero soddisfatto, chiese a Sandy di entrare nel cerchio e di fissare Honey senza parlare ma pensando a una qualsiasi cosa e poi, rivolgendosi a Honey, le chiese di leggerle il pensiero.
Sandy pensò a Daniel, al vampiro che le aveva fatto perdere la testa, alla sera in cui svenne da lui e immaginò il giorno in cui sarebbe morta per mano sua.
Honey aprì gli occhi e guardò Daniel.
- "Se ... se ... sei un VAMPIRO?!?".
- "Lo siamo tutti e tre" rispose Alex "e fino a che non ti ho spinto a leggere nella mente di Sandy non sei riuscita a percepirlo perché non sapevi di avere tutti questi poteri, ma non hai nulla da temere, siamo tuoi amici".
Ed anche le candele rosse si accesero.
- "Posso annunciarvi che Honey è una fata e non una strega e, come avrete ben notato, le candele nere non si sono accese ma, al contrario, si sono dissolte nel terreno. Congratulazioni fatina!" disse Alex e tutti applaudirono.
Prima di rientrare alle rispettive case, Julia disse a Rosy che avrebbe potuto aiutarla nel weekend poiché non aveva nessuna lezione da seguire e lei accettò entusiasta scegliendo il sabato pomeriggio, così concordarono il rendez-vous per le ore 16.
Salutarono la bambina e lasciarono il cimitero.
Franck e Daniel decisero di non rientrare subito ma di fare una passeggiata con le rispettive compagne e Alex si preoccupò di scortare Honey fino alla sua abitazione assicurandosi che non le accadesse nulla di male.
- "Alex, volevo ringraziarti per quello che hai fatto per me. Con il tuo aiuto, il vostro aiuto dovrei dire, ho scoperto di essere diversa e, se tu me lo concedi, vorrei continuare ad applicarmi per diventare più potente e indipendente" e, nel prendergli la mano, vide i suoi ricordi e disse: "Ti chiedo scusa, devo ancora abituarmi a questi miei poteri, non volevo curiosare nella tua vita".
- "E' del tutto normale, non preoccuparti, pian piano riuscirai a controllarti e, per rispondere alla tua domanda, sì sono disposto ad aiutarti".
Concordarono un appuntamento per il giorno seguente e si salutarono.
Alex s'incamminò verso casa ma, tra gli alberi, qualcosa attirò la sua attenzione, arrestò l'auto e scese.
Intravide una sagoma che camminava con il busto piegato in avanti, scorse un braccio che premeva contro il ventre nella speranza di fermare un'emorragia e l'altra mano la usava per farsi strada appoggiandosi ai rami sporgenti delle querce e dei pini.
Mise a fuoco la sua vista da vampiro e si accorse che si trattava di una ragazza il cui abito era strappato e intriso di sangue.
Appena lo vide gridò di dolore e chiese aiuto pregandolo di non abbandonarla in quello stato.
L'odore e la vista del sangue lo attirarono, il suo viso mutò, i canini erano già sporgenti e il desiderio di nutrirsi lo assalì ma qualcosa arrestò quella voglia irrefrenabile di sangue.
Il ventre della ragazza era stato squarciato fino alla zona pubica e il cordone ombelicale oscillava come un pendolo. Intuì tutto ma non volle crederci.
- "Cosa ti è successo, chi ti ha ridotto così?".
Emetteva solo dei versi incomprensibili poiché il sangue le sgorgava dalla bocca e gli afferrò un braccio pregandolo di salvarla.
- "Vam ... vampiro", fu l'unica parola che riuscì a pronunciare.
Alex era indignato ma si rese conto che le sue condizioni erano pessime e che non avrebbe resistito a lungo, aveva perso troppo sangue e i suoi organi vitali erano stati compromessi.
- "Ho capito e ora dimmi il tuo nome, fai un altro sforzo".
Un'ingente quantità di sangue cadde dalla sua bocca e poi balbettò qualcosa.
- "Vi ... Vi ... Violet, la m ... mia ... mia ... ba ... bambina" e si lasciò cadere tra le sue braccia.
- "D'accordo Violet, so che non puoi parlare ma esigo che mi ascolti attentamente, non ho nessuna intenzione di mentirti, per cui sarò molto franco. Sono anch'io un vampiro. Non c'è nessuna possibilità che tu possa guarire con i metodi ‘tradizionali'. Stai per morire e questo è palese e ci sono solo due possibilità per evitare di soffrire. La prima è che ti finisca dissanguandoti, la seconda è che ti trasformi".
Violet divenne rigida come un tronco d'albero e lo fissò spalancando gli occhi.
Avrebbe voluto divincolarsi ma il dolore era talmente acuto che non riuscì a muovere un muscolo.
Alex le accarezzò le guance per calmarla e la supplicò di rispondergli, anche perché il desiderio di ‘bere' stava per sopraffarlo e lei era in procinto di morire.
Violet si contorceva e si dimenava come una matta ma, non appena capì che Alex era sincero, disse con la poca voce che le era rimasta: "Non voglio morire".
Capì cosa doveva fare, si morse il polso e glielo premette contro la bocca obbligandola a bere.
Ingoiò un po' del suo sangue, poi Alex attese qualche secondo, le prese il viso tra le mani e le spezzò il collo.
Caricò il corpo in macchina e si diresse verso casa.
Franck e Daniel non erano ancora rientrati, così approfittò per sistemarla sul divano in attesa del suo risveglio e andò a cercare una sacca di sangue per farla nutrire e completare il processo di trasformazione.
Riscaldò il sangue nel microonde e attese.
Violet si svegliò, emise un gemito di dolore misto a terrore e si voltò verso Alex che le sorrise per tranquillizzarla.
- "Cosa mi succede? Dove mi trovo e tu chi sei? Ho fameee!" strillò come un'ossessa.
- "Violet ciao, io sono Alex, colui che ti ha trovato esangue nel bosco. Ti ho portato a casa mia per assisterti durante la mutazione, perché tra poco diventerai un vampiro. Mi hai chiesto esplicitamente di salvarti e non lasciarti morire e questo è quello che ho fatto. Tieni, bevi, ti sentirai meglio" e le diede la sacca.
Lei lo guardò come se avesse di fronte un pazzo scatenato e gli disse che non avrebbe mai bevuto del sangue, che era disgustoso e gliela scagliò contro.
Alex non si scompose per nulla, al contrario, andò in cucina e prese un pezzo di pane per dimostrarle che non poteva ancora nutrirsi con del cibo da "umani".
Divorò il pezzo di pane e lo vomitò un istante dopo sul tappeto, guardò Alex e una lacrima le scivolò lenta sulla guancia.
Raccolse la sacca e gliela porse chiedendole di fidarsi di lui.
La avvicinò alla bocca e bevve.
Bevve come se non avesse mai bevuto niente di più buono in vita sua e disse: "Ancora. Ne voglio ancora".
Alex le intimò di calmarsi e di attendere che il processo andasse a buon fine prima di accumulare tutto quel sangue nel corpo e, un istante più tardi, Violet iniziò a contorcersi dal dolore e chiedere aiuto.
Daniel era quasi sulla soglia di casa quando udì delle urla strazianti provenire dal salone e senza rifletterci su, sfondò la porta con una semplice spallata.
Vide una ragazza coricata sul divano che sbraitava e malediceva il mondo intero e il suo amico che si limitava soltanto a guardarla come se volesse studiarne il comportamento.
- "Ma sei impazzito? Che cosa stai combinando? L'hai ... l'hai tra - sfor - ma - ta?!?"
- "Sei pregato di fare silenzio e grazie per aver scardinato la porta, pezzo di imbecille.
A quanto vedo tuoi poteri da vampiro non ti servono a un beneamato cazzo! Mio fratello ha proprio scelto un inetto porca troia. Sai, anche la piccola Honey sarebbe riuscita a captare tutto senza far danni e per di più è una novizia, fan culo a te Daniel".
- "Sai solo insultare. Ho sentito delle urla disumane e non ci ho riflettuto su, questo è quanto".
Alex gli mostrò il dito medio e si occupò di Violet che nel frattempo si era calmata, ma respirava affannosamente e li guardava con aria perplessa.
- "Dov'è la mia bambina? Sei riuscito a salvarla?".
Alex le spiegò che l'aveva trovata con il ventre squarciato e con il cordone penzoloni, ma che della bambina non vi era nessuna traccia e che sicuramente il suo aggressore l'aveva dissanguata per poi gettarla da qualche parte.
Gli occhi della nuova vampira si riempirono di lacrime e giurò di vendicare la morte di suo figlio ma Alex le spiegò che per potersi vendicare doveva diventare molto potente, poiché il suo aggressore non era qualcuno da prendere così sotto gamba.
Daniel si avvicinò, si presentò chiedendole scusa per l'incresciosa scena alla quale aveva assistito e le spiegò che pian piano ci si sarebbe abituata e che era del tutto normale considerato il soggetto in questione.
Alex grugnì e Violet abbozzò un sorriso.
- "Ora che sono una vampira sarò condannata al buio per l'eternità ... mi piaceva andare al mare, stare sotto al sole o andare al parco ... ma non si può avere tutto ciò che si vuole, non è così?".
- "Normalmente sì, ma cercherò di aiutarti in qualche modo. Conosco qualcuno che fa al caso tuo!".
Franck arrivato davanti casa, si accorse che la luce del salone proveniva, non solo dalla finestra ma anche dalla porta d'ingresso e si affrettò per capire cosa stesse accadendo.
Vide la porta gettata sul pavimento, una sconosciuta sul divano che discuteva con suo fratello e Daniel che cercava delle viti e della colla per sistemare il danno.
Non ebbe neanche il tempo di fare domande che Daniel gli chiese scusa per la porta e gli raccontò in un battibaleno cosa ci facesse quella ragazza e quale nesso avesse con il fratello.
Scosse la testa sospirando, salutò Violet presentandosi e dandole il benvenuto in casa loro poi, rivolgendosi ad Alex, gli chiese di spostarsi al piano di sopra per fare una chiacchierata durante la quale gli fu spiegato dove l'avesse trovata ma soprattutto in che condizioni critiche si trovava prima di trasformarla.
Suo fratello comprese e gli consigliò di fare attenzione, poiché essendo una ‘neo - nata' sapeva bene di cosa fosse capace e che avrebbe dovuto occuparsene fino a completa indipendenza, come fece 115 anni prima con il suo amico.
Alex sapeva di cosa stesse parlando, ricordò bene il giorno in cui Franck trasformò Daniel e di quanto avesse dovuto penare per istruirlo, farlo ragionare e calmare i suoi istinti omicidi.
Finita la conversazione, convocò anche l'amico per ricordargli come doveva comportarsi nei confronti di una novizia, per non alterare i suoi sentimenti e per comprendere appieno le sue necessità.
Congedato Daniel, pensò bene di scrivere un messaggio a Julia per informarla di quanto fosse accaduto e per evitare degli equivoci poco simpatici, o addirittura irreparabili, alla scoperta di una presenza femminile sconosciuta in casa del suo compagno; gli rispose che aveva capito la situazione e l'emergenza, ma soprattutto che apprezzava tantissimo la sua sincerità e premura.
Franck raggiunse quindi il gruppo che nel frattempo discuteva di come fare fuori Red.
- "Vedo che la state istruendo proprio bene voi due!" disse sorridendo.
- "Franck, qui non si tratta di istruirmi o meno, anche da umana avrei voluto vendicare la morte della mia bambina ma, da vampira, credo che sarà più semplice. Sicuramente Alex te l'ha detto ... ero incinta ... ero già all'ottavo mese ... e qualcuno ha pensato bene di distruggere la mia vita portando via ciò che di più caro avevo al mondo. Non ho una famiglia e non ho un uomo, perché il bastardo se l'è data a gambe levate dopo la ‘notizia', avevo solo lei, nel mio grembo, pronta a colmare la solitudine e la tristezza ... deve pagare per ciò che mi ha fatto".
- "Ti capisco e posso solo lontanamente immaginare cosa provi, ma devi calmarti, non sei ancora pronta. Ricordati che lui è un diurno e tu no. Lui è stato creato da un ibrido e tu no. Lui ha duecento anni e tu un paio d'ore, mi riferisco all'età vampiresca. Io e Alex siamo nati vampiri e ancora oggi non siamo riusciti ad annientarlo, fatti due calcoli e poi ne riparliamo".
Violet chinò la testa e pianse, un po' per il dispiacere e un po' per la rabbia e la frustrazione, ma ascoltò attentamente i consigli che le furono dati e ringraziò tutti loro per l'accoglienza.
Alex nel frattempo si ricordò che avrebbe dovuto svolgere un ultimo compito, prese il telefono e chiamò: "Pronto cara, spero di non disturbarti. Avrei bisogno del tuo aiuto. Se sei libera passa a casa. So bene che è tardi, ma alla luce del giorno sarà un po' difficile. Ti aspettiamo".
Era Chocolat, l'ex fidanzata di Alex, l'unica in grado di fare camminare un vampiro sotto i raggi solari.
Franck e Daniel capirono subito le sue intenzioni e, per non bruciarle la sorpresa, tacquero.
Violet continuava a chiedere e mendicare del sangue e loro rifiutavano dando sempre la stessa versione e cioè che avrebbe avuto il rigetto se prima il corpo non si fosse abituato al cambiamento.
- "Quanti anni hai? O meglio avevi, prima di ... beh, hai capito" chiese timidamente Daniel.
- "Diciannove e voi?"
- "Franck 370 anni, Alex 295 ed io 115 ... diciamo che siamo dei giovanotti!" e scoppiarono in una fragorosa risata che fu interrotta da una voce calda e soave.
- "La porta d'ingresso è diventata un optional o cercate di emulare il Colosseo?" era Chocolat, più bella che mai, con i suoi lunghi capelli ricci raccolti in un elegante chignon ed un vestito di pizzo nero e rosso fuoco, che risaltavano la sua carnagione rosea e pura .
Il suo gatto nero, Enki, stava sempre arrotolato al suo collo come fosse una sciarpa e di tanto in tanto faceva le fusa per ricevere coccole e attenzioni.
I ragazzi furono troppo felici di vederla e Alex le andò incontro per baciarle la mano.
- "Non c'è più la porta, ma la galanteria non è sparita del tutto! Felice di vederti Alex e felice di vedere anche voi ... con una nuova ‘creazione' vedo! Ah sì, ora capisco di cosa avevi bisogno mio caro".
- "Per la porta, beh è stata colpa mia ... impulsivo come sempre" e senza neanche scomporsi, Chocolat schioccò le dita in direzione della stessa e la sistemò sotto gli occhi imbambolati di tutti.
I due ebbero una relazione nel lontano 1916 ma, undici anni più tardi, lei decise di rompere poiché dovette trasferirsi in un'altra città per studiare e migliorare i suoi poteri e fu proprio lì, in quella scuola, che incontrò Yannick, il suo attuale marito e potente stregone, amico dei tre ragazzi.
La separazione fece impazzire Alex che divenne un killer spietato e sanguinario, ma dopo qualche anno riuscì a digerire la scelta di Chocolat e costruire così una bellissima amicizia basata sulla fiducia e l'aiuto reciproco.
- "Ecco qua, finalmente la porta ha trovato il suo posto! Ora possiamo dedicarci a qualcosa di decisamente più impegnativo" e dalla borsa prese una candela di cera gialla e una pila che emanava raggi ultravioletti.
Fece appoggiare le mani di Violet sul tavolo, mise la candela al centro e chiese di spegnere tutte le luci.
Non appena ci fu silenzio assoluto respirò profondamente e recitò per ben tre volte la frase riguardante l'incantesimo del raggio di luce: "Ekto lumeh udah tial, lumeh tial obi udah ennergo!".
La candela si accese e Violet svenne.
Un istante dopo, Chocolat le ordinò di mettersi a sedere poi, prese la pila, la puntò contro di lei, che istintivamente si coprì il viso per proteggersi, ma non accadde nulla.
Il corpo di Violet rimase intatto, non bruciò e non si decompose.
- "Potrò vedere la luce? Andare al mare e fare tutto ciò che facevo prima, senza temere alcunché?!?".
- "Certo piccola mia! L'incantesimo ti proteggerà per sempre, poi Alex ti spiegherà meglio" disse Chocolat e, dopo averle dato un bacio sulla fronte, si congedò per raggiungere suo marito che si trovava a casa ad aspettarla.
Tutti erano felici per Violet e decisero di terminare la serata in bellezza, brindando con delle grandi coppe d'ottone colme di sangue caldo.

Capitolo 4

Lezioni ... di vita

Il telefono squillò cinque, sei, sette volte ma nessuno rispose. Poi la segreteria.
Solamente squilli e segreteria.
Un senso d'inquietudine assalì i suoi pensieri e l'istinto di protezione prese il sopravvento.
Pur non essendoci un legame così forte, si sentiva in dovere di proteggere la nuova amica e così provò un'ultima volta, prima di partire alla sua ricerca.
- "Prooontooo" rispose una voce assonnata intenta a sbadigliare.
- "Honey porca miseria, che ci fai ancora a letto, non hai lezione oggi?" chiese Alex in tono alquanto preoccupato e sorpreso.
- "Lezione oggi? Oh porca caccaaaa!!! La svegliaaa!!! Alex grazie! Grazie mille!!! Vado di corsa a lavarmi e poi corro in facoltà! Ah, a proposito, dovevi dirmi qualcosa?".
- "Beh effettivamente sì, se ti ho chiamato è per un motivo ben preciso, non ti pare? Credi che sia diventato il tuo babysitter? Sei talmente sconclusionata che non capisci più nulla!".
- "Il tuo essere così schietto e diretto comincia a stancarmi sai? Dai, parla velocemente!".
- "Agli ordini fatina permalosa! Stasera, sperando non abbia dimenticato anche il nostro incontro al cimitero, avrei bisogno che tu portassi delle candele, dei fiammiferi e dell'alcool, lo farei io ma non ne ho il tempo".
- "Ok d'accordo, ore 19:30 al solito posto con candele, alcool e fiammiferi. Evviva diventiamo incendiari!!! Ciaooo!" e attaccò.
Alex storse la bocca e pensò che fosse davvero buffa e completamente inaffidabile, ma gli piaceva quel suo carattere così evanescente e stralunato, le dava un non so che di attraente.
Mise il suo profumo preferito e uscì per fare una passeggiata e distendersi un po'.
Incontrare Chocolat gli faceva sempre uno strano effetto e la fine della loro relazione l'aveva talmente scosso che dopo di lei non era più riuscito ad amare e donare completamente il suo cuore a qualcun'altra; le storie successive erano per lo più legate al sesso o al divertimento personale, quale per esempio ipnotizzarle, per potersi nutrire e cancellando in seguito dalla loro memoria ciò che aveva fatto.
Ma la parola "Amore" non esisteva più nel suo vocabolario e sosteneva fosse meglio così, sia per lui che per gli altri.
Decise di andare al parco, sedersi in mezzo alla natura e ascoltare della buona musica lontano dai rumori della città e dai problemi giornalieri ma, come sempre, qualcosa andò storto poiché, ancor prima di infilare gli auricolari, una voce lo interruppe.
- "Padrone" disse sorridendo, "perché esci senza propormi di venire a fare una passeggiata con te? Lo sai che dopo aver mangiato sono innocua e tranquilla!".
- "No, ma è uno scherzo spero! Mi hai seguito fin qui per quale scopo? Porca puttana, avevo dimenticato l'asservimento ... e non chiamarmi padrone se vuoi che ti lasci vivere! Violet non volermene, ho bisogno di stare solo, di liberare la mente e rilassarmi, ma ho come l'impressione che con te al mio fianco tutto questo non sarà possibile. Torna a casa e non appena mi sentirò meglio, verrò da te, te lo prometto. Anzi, ti dirò di più, stasera ti porterò con me per un ‘lavoretto'!".
- "So cosa ti tormenta, l'ho visto nei tuoi pensieri. I tuoi ricordi sono così confusi e ho percepito tanto dolore ... davvero tanta sofferenza, non solo a livello fisico ma morale. Cerca di voltare pagina una volta per tutte, soprattutto perché non hai più alcuna speranza con lei. Ti vuole un bene immenso e ti stima tantissimo, ma non ti ama, fattene una ragione!".
Alex non rispose subito, la fissò per qualche istante e disse: "Non ho nessuna speranza neanche con te cazzo! Tra tutte le ficcanaso del mondo dovevo proprio andare a scovare la peggiore? Ascoltami bene, è vero che ti ho dato un po' del mio sangue, ma questo non ti dà il diritto di psicanalizzarmi e tanto meno darmi dei consigli, sono stato abbastanza esaustivo? Ora vai a casa e non farmelo ripetere ancora".
Violet sospirò e se ne andò.
Alex riuscì a rilassarsi e allo stesso tempo rifletté a ciò che gli fu detto, ammettendo a se stesso che Violet sosteneva la verità ma lui, non voleva darle ragione e farle conoscere i suoi punti deboli, preferiva nascondere qualsiasi tipo di sentimento e mostrare il suo lato oscuro.
Passò circa un'ora, poi pensò di rientrare per terminare un grafico che aveva lasciato a metà e che doveva consegnare prima che lo licenziassero.
Violet guardava la tv e di tanto in tanto chiacchierava con Franck che attendeva il ritorno del fratello per andare a prendere Julia all'università e darle, infine, il cuore parlante che aveva acquistato nel negozio mistico.
Non voleva assolutamente che diventasse una "squartatrice", sapeva bene quanto facesse male alla coscienza e voleva preservarla da frustrazioni e pentimenti vari.
Nel lontanissimo 1644, anno della sua nascita, non si faceva caso ai decessi avvenuti per cause soprannaturali infatti,durante la guerra di Kieft, (nota anche come guerra dei Wappinger, un conflitto (1643-1645) combattuto tra coloni della neonata Nuova Olanda ed i nativi Lenape di quella che poi sarebbe diventata l'area metropolitana di New York degli Stati Uniti d'America) i vampiri approfittavano per nutrirsi e gettare i cadaveri tra quelli che la stessa guerra aveva prodotto, senza destare sospetti o creare allarmismi inutili.
Si servivano sempre di un conflitto o di un'epidemia per sfamarsi, senza rinnegare la propria natura, ma il risentimento non lo si cancellava così facilmente, soprattutto per uno come Franck, i cui sentimenti erano acuiti e la coscienza sempre pronta a bussare alla sua porta per riportarlo alla ragione.
Alex invece era diverso, un ragazzone prepotente, testardo, viziato e impulsivo; difficilmente rifletteva prima di agire, motivo per il quale Franck, continuava ancora a compiere il ruolo di "fratello maggiore".
- "Perfetto, che piacere vederti e, ora che sei a casa, ti confido ‘tua figlia'" gli disse sorridendo.
Alex borbottò qualcosa d'incomprensibile, simile a una maledizione ostrogota e Violet, immaginando potesse compiacerlo, gli chiese come stesse e in cosa consistesse il lavoretto che le aveva proposto.
- "Sto bene. Sto benissimo. Per ora non ti riguarda e se vorrai scoprire qualcosa, sarai costretta a venire con me. In caso contrario, resta a casa a fare la ‘maglia'".
- "Perché sei così duro e menefreghista con me?!? Se non avevi voglia di salvarmi la vita, trasformandomi, potevi tranquillamente lasciarmi lì da sola a morire o finirmi!".
- "Me l'hai chiesto tu. Ho solo fatto ciò che mi hai ordinato di fare" e andò in camera sua a lavorare.
Violet restò di stucco, non poteva immaginare che il suo "salvatore" fosse così crudele con lei, ma suppose si trattasse di una "maschera" indossata come una sorta di protezione contro gli affetti e decise che la sua missione sarebbe stata quella di fargli ricordare quanto fossero belli i sentimenti e perfino "l'amore".
- "Mi dispiace che ti abbia ferito in questo modo", disse Daniel che finalmente abbandonava il suo letto per andare da Sandy e che dalla camera aveva sentito tutti i discorsi "non è sempre stato così. E' diventato arido e crudele, a volte oserei dire ‘spietato', ma desidero che tu sappia che non ti odia, al contrario ha provato qualcosa per te, compassione credo ... quindi diciamo che qualche sentimento si trova ancora in lui".
Violet annuì sorridendo e tirò su col naso trattenendo una lacrimuccia.
Daniel cambiò discorso e commentò qualcosa riguardo l'emissione alla tv e poi decise di inviare un sms a Sandy per chiederle a che ora terminasse di lavorare al supermercato e per informarla che sarebbe andato a prenderla una volta finito il turno lavorativo.
Franck era appena arrivato in facoltà e attendeva che la sua amata lo raggiungesse, quando una voce dal sedile posteriore gli disse, rimproverandolo: "Ormai sei talmente preso da lei che non ti accorgi di aver fatto tutto il tragitto con un ospite al tuo fianco?".
- "Non sei al mio fianco, spiona! Sei proprio dietro di me scimmia seccatrice! Ciao amica mia, come va?".
Era Michelle la sua amica fantasma che, curiosa come sempre, voleva conoscere Julia per dargli un giudizio spassionato pur senza averle chiesto direttamente o esplicitamente un'opinione personale, ma le era concesso quasi tutto, si conoscevano da almeno cinquant'anni e per di più si preoccupava di ‘nutrire' i suoi amici rubacchiando a destra e a manca sacche di sangue negli ospedali.
Lei, a differenza di Rosemary, non aveva proprio voglia di varcare la porta che separa i due mondi, al contrario, si divertiva troppo a spaventare le persone malvagie e aiutare i buoni e i meno abbienti, senza mai farsi riconoscere o beccare in flagranza di reato.
- "Quando esce? Di solito è puntuale o è una ritardataria nata? E' bionda o bruna? Alta o bassa? Dai, dai, dai rispoondi!!!".
- "Ringrazio il cielo che la mia pazienza è straordinaria, perché in questo momento avrei solo voglia di strangolarti! E' sempre molto puntuale, ma qualora oggi non lo fosse non dipenderebbe dalla sua volontà, bensì dal professore, ha i capelli lunghi castani e non è tanto alta ... credo 1,65 mt, perfetta per me".
- "Mmmh ... non mi dici nulla di particolare, sarò obbligata ad attendere allora".
- "Eccola che arriva con la sua amica Honey".
- "Ma è una mezza cartuccia e per di più ha le gambe storte Franck!!! Cosa mi combini?!? Passi da una bellissima Sheyla, attraente e sexy a una calza usata?!? Mi deludi. Sono delusa ... vorrei sparire subito".
- "Ahahah, sei completamente suonata! Quella di cui parli è la sua amica, lei è l'altra, quella vicino all'albero".
Michelle cercò di mettere meglio a fuoco ma preferì attendere di vederla da vicino.
Franck scese dalla macchina, Julia salutò Honey e le altre colleghe, si avvicinò con passo veloce, gli sorrise e lo abbracciò.
Si sedette, aprì il vano parasole in cui si trovava lo specchietto per le signore e lanciò un urlo di terrore: "E ... e ... tu chi sei?".
- "Mi vedi?!? Tu, normalissima umana, puoi vedermi? Franck!!! Non me lo avevi mica detto, delinquente che non sei altro!".
- "Ben ti sta Michelle, piccola punizione! Così la prossima volta la pianti di fare domande e scherzetti idioti! Sono proprio soddisfatto ahahah!!!".
- "Ah, tu sei Michelle! La ladra di sacchette! Piacere di conoscerti" le disse facendole l'occhiolino.
- "Molto simpatica devo ammetterlo! Ciao Julia, sì sono proprio io! Il piacere è mio e sei davvero molto bella!".
La ringraziò e le fece lo stesso complimento.
- "Ti ringrazio ... hai proprio ragione, ero carina ... purtroppo la malattia mi ha consumato verso la fine e non ho potuto mantenere lo stesso aspetto a lungo, ma almeno il mio spirito è rimasto intatto. Ora vi lascio ... a presto!" e scomparve.
Julia era davvero contenta di aver conosciuto colei che procurava il cibo ai suoi amici e al suo amore e per di più era una brava ‘persona'.
- "Ti va di venire da me? Potrai infine conoscere la neo - nata, Violet. Spero si comporti bene e che non diventi isterica a causa del tuo profumo".
- "Cos'ha il mio profumo che non va? Non è buono? E' Lancome eh!".
- "No, ahahah, il profumo del tuo sangue!!! Essendo ‘nuova' potrebbe non riuscire a controllare la sua sete, ma non preoccuparti, sarò lì con te, mio tesoro".
Alla parola ‘tesoro', le guance di Julia si infiammarono e il suo cuore cominciò a battere incessantemente.
Gli prese la mano e la strinse forte.
Arrivati a casa, Franck scorse qualcuno che, ricurvo sulle rose ne potava i rami e si occupava dei suoi mirtilli, era Violet in modalità giardiniere indaffarato.
Fu sorpreso e allo stesso tempo felice di vederla occupata e varcò il cancello del giardino facendola spaventare.
Sussultò e gli tirò un guanto dicendogli di non farle più uno scherzo simile poi vide Julia.
Le sue narici e le sue pupille si dilatarono e scattò verso di lei, ma Franck la bloccò afferrandole il collo.
- "Questa è Julia, la mia ragazza, non permetterti più, capito? Non è cibo e non si tocca. Chiedile scusa e continua a fare ciò che stavi facendo".
Violet cercava di liberarsi da quella morsa, ma invano.
Si calmò, chiese scusa a entrambi e si diresse verso le aiuole.
Julia, invece di ignorarla, la seguì e le rivolse la parola: "Ciao Violet, Franck mi ha parlato di te e di cosa ti è successo, sono dispiaciuta. Sappi che sei in buone mani e sono sicura che non mi farai alcun male".
Violet la guardò stralunata, chinò la testa e si presentò chiedendole umilmente scusa, poi proseguì occupandosi del giardinaggio.
- "Non è cattiva o malvagia, tutt'altro. E' una condizione normale per una novizia, ma riusciremo a educarla e capirà che ciò che facciamo è solo per il suo bene. Alex se ne sta occupando e quando non c'è lui c'è Daniel e qualche volta io".
Julia sorrise e gli confessò di essere fiera di lui.
Franck le guardava insistentemente le labbra e il suo desiderio di baciarla superava qualsiasi limite.
Le prese un braccio, la tirò contro il suo petto e la baciò.
La passione che li travolse fu irrefrenabile, Julia non riuscì a fermarsi e infilò le mani dentro la camicia per accarezzargli i pettorali, possenti e turgidi ma, Franck, le bloccò una mano.
- "Non siamo soli. Oltre a Violet c'è Alex in camera sua e credo che non sia carino dare spettacolo. Desidero sia romantico e privato. Ti voglio Julia, ti desidero a tal punto ...".
- "A tal punto? Non fermarti, dimmi tutto ti prego".
Franck non riusciva più a parlare, l'eccitazione era talmente forte che anche i muscoli del viso non rispondevano ai comandi usuali.
- "Al punto che potrei rubare una stella, impacchettarla e donartela come regalo di compleanno o non so, sarei capace di tutto ... per te".
L'espressione di Julia era come quella di un bambino al quale hanno appena regalato una bicicletta con tanto di fiocco e campanello.
Si sentiva stupida ma non riusciva a fare altrimenti, gli saltò al collo e lo strinse forte a sé.
Violet li intravide dalla finestra che dava sul giardino e abbozzò un sorriso.
Julia prese il telefono, inviò un sms a Sandy per chiederle se stesse bene e farle sapere che si trovava a casa di Franck, aggiunse che voleva parlarle di una cosa molto importante.
Sandy e Daniel si trovavano al parco seduti su una panchina piena di graffiti e chewin gums appiccicate dappertutto e amoreggiavano come piccioni, lui le accarezzò una natica quando questa cominciò a vibrare.
Daniel scoppiò a ridere e le disse che si trattava di un monito, che doveva tenere le mani al loro posto e Sandy gli rispose sorridendo che si trattava di un messaggio di Julia e gli chiese se fosse possibile andare da lui perché lei si trovava lì e aveva bisogno di parlarle.
Daniel le rispose dolcemente che non vi era alcun problema ma che voleva darle qualcosa prima di rientrare.
Prese dalla giacca un pacchettino argentato con un bel fiocco verde e glielo porse: "Questo è per te mia dea. So che ti sembrerà banale e convenzionale, ma desidero tu ci metta la chiave del mio cuore. Solo tu potrai aprirlo e chiuderlo quando vorrai. Ti amo Sandy".
- "Un regalo? Per me? O mamma mia che bello!!!" scartò velocemente il pacchetto e aggiunse: "Che tenerooo!!! Grazie amore mio, grazie!!! Ti amo, ti amo anche io! Wow è pure profumato!", lo riempì di baci in tutto il viso, lo ringraziò infinite volte e poi si incamminarono.
Al loro arrivo fu sempre Violet ad accoglierli ma questa volta, non solo riuscì a contenersi, offrì pure una rosa a Sandy in segno di amicizia e si presentò educatamente.
Appena varcarono la porta di casa, Julia corse verso l'amica e le sussurrò all'orecchio:"Possiamo allontanarci?" e Sandy fece cenno di sì con la testa e uscirono.
Non si allontanarono troppo, il tanto giusto per riuscire a parlare in tutta tranquillità e le disse:"Amica mia ... mi sento strana ... molto strana ... e se fossi innamorata di Franck?".
- "Se fossi? Lo sei amica mia! Dimmi come ti senti quando sei al suo fianco".
- "Allora ... se so che dobbiamo incontrarci, il cuore inizia a battere forte, la saliva va in ferie, tremo e tutto il mio corpo lo desidera ... ogni micromillimetro del mio corpo e quando non siamo insieme mi manca, mi sento vuota e prego che le ore che ci separano passino in fretta, che ne dici?".
- "Dico ... che ... sei ... cotta ... a ... puntino!!! Ah l'amore!!! Che meraviglia! Buttati amica mia! Dimmi ... l'avete, mmmh, l'avete già fatto?".
- "Saaandy!!! No!!! Che dici?!? No e comunque no!".
- "Ehi scusa sai! L'avrei trovato comunque normale. Credi che non abbia notato i vostri sguardi, le carezze e le sue attenzioni? Okay, sto zitta ... ehm ... intendo dire non parlo più di quest'argomento! Julia ... guarda un po' cosa mi ha regalato Daniel!" e le mostrò il portachiavi di peluche.
- "Che carino e che dolce Daniel! Sono felicissima per te amica mia, non immagini quanto! Che buon profumo, fiore di ciliegio!" e decisero di raggiungere i ragazzi.
Mentre loro rientravano, Alex e Violet uscivano in direzione del cimitero.
Honey non era ancora arrivata e Alex cominciava a innervosirsi ma, qualche minuto più tardi, arrivò di corsa chiedendo umilmente perdono per il ritardo.
- "Per caso la sveglia non ha suonato neanche questa volta? Lei è Violet e lei è Honey".
Si strinsero la mano e Honey disse:"Sei nuova, vedo! Ah ... ti chiedo scusa ... sono una fata e leggo nella mente ... mi spiace per quello che ti è accaduto ...".
La ringraziò e le chiese il motivo per cui si trovassero in un cimitero e Honey, un po' sorpresa di ricevere una simile domanda, le rispose che si trattava di una delle lezioni che Alex le doveva impartire per fortificare i suoi poteri.
S'installarono vicino ad alcune antichissime tombe familiari e Alex prese l'alcool e disegnò un cerchio, all'interno dello stesso dispose le candele e dopo i fiammiferi.
Disse a Honey di restare fuori dal cerchio questa volta, poi chiese a Violet di fargli da assistente aizzandosi contro di lei ogni qualvolta glielo ordinasse.
La lezione cominciò.
Violet si scagliava contro di lei e Honey la respingeva in modi differenti, sfere di luce, imposizione delle mani o saette di fuoco.
Alex le ordinò di accendere le candele con il pensiero ma, in un primo momento non ci riuscì.
Si concentrò liberando la mente e ne accese una.
Poi un'altra e un'altra ancora, fino al completamento del cerchio.
Erano soddisfatti.
Le ordinò di fare fluttuare nell'aria i fiammiferi e di accenderli, ma a ogni tentativo corrispondeva un fallimento totale, finché si levarono al cielo, poi un rumore, simile a uno sfregamento e si accesero.
Violet li guardava e ripeteva ‘WOW' e Alex si congratulava con la neo fata.
- "Ora il passaggio più difficile. Cerca di fare arrivare i fiammiferi, senza che si spengano, sull'alcool e alimentalo!!!".
- "Cooosa?!? E' uno scherzo, vero? Come prima lezione, diciamo seconda va', mi pare alquanto difficile ... per chi mi hai preso?".
- "Non te lo sto chiedendo. Te lo ordino".
Violet si accorse che il viso di Alex stava mutando e, pur essendo anch'ella una vampira, rabbrividì.
Honey mise le mani in avanti, pronta a creare una barriera, ma la velocità dell'originale non è neanche lontanamente paragonabile a quella di un ‘figlio' e le prese il collo serrandolo con i suoi artigli.
- "Alex cazzo, così la uccidi! Lasciala andareee!".
- "Zitta, tu. Fatti gli affari tuoi" le rispose con una voce cavernosa e dura.
Honey si dibatteva, dimenava le braccia e le gambe nell'intento di liberarsi quando decise di restare immobile e fu proprio in quel momento che un'immensa sfera dorata respinse Alex facendolo sbattere contro la statua di un angelo disintegrandola in milioni di piccoli pezzi.
- "Sìììììììì!!! Così Honey, brava!!!" gridò Violet.
Alex, estremamente compiaciuto e soddisfatto, si rialzò scuotendo la testa e facendo cadere dal suo abito i pezzetti di calce e la polvere che vi era attaccata per raggiungere le due ragazze.
- "Cavoli! Una sfera dorata? Ce ne sono altre quindi? Non avrei mai pensato di potermi liberare di te!".
Alex sorrise e spiegò che vi era sempre un fine nelle sue azioni, come ad esempio, farle capire quanto fosse potente e mostrarle di cosa fosse capace.
_ "Guarda il cerchio di fuoco che hai creato con i fiammiferi, non solo la sfera, ma sei riuscita nell'intento e hai adempiuto al compito, brava allieva!" le disse anche che ogni sfera aveva un colore differente, più era furiosa più i colori diventavano forti.
Si congratulò ancora una volta e poi disse: "Per oggi è tutto, rientriamo".
- "No Alex, continuiamo per cortesia! Mi piace troppo sfogarmi su di te!!!".
- "No. Ho detto di no. Diventeresti troppo debole. Non ti sei neanche accorta del sangue che ti esce dal naso" e Honey si asciugò il naso per verificare.
Il suo dito era insanguinato, capì che aveva bisogno di sospendere la lezione e ringraziò il suo maestro e la sua assistente e si avviarono verso le rispettive abitazioni.


Capitolo 5

Sete ... di vendetta

I giorni passavano uno dietro l'altro, troppo velocemente, e Julia cominciava a fremere e diventare nervosa al solo pensiero di dover lasciare Franck; non voleva ritornare a Los Angeles, il suo cuore era là, nella sua terra natia accanto al suo innamorato e si sentiva immensamente triste.
Prese il cellulare per inviargli un sms e s'imbatté su un vecchio messaggio di Romy, la sua grande amica e coinquilina così pensò bene di farle una sorpresa.
Driiin ... driiin ... driiin ...
- "Julia?!? Amica mia, che sorpresa!!! Valeee c'è Julia al telefono, corri! Come stai? Ti manchiamo? Tu tantissimo!!!" rispose tutta eccitata.
- "Ciao cuore mio! Sto benissimo, grazie e tu? Voi? Certo che mi mancate, moltissimo e ho troppe cose da raccontarvi ... metti il vivavoce! Ciao Vale mia! Come va? Avevo davvero una gran voglia di sentirvi!" e così raccontò dell'incontro con Franck, accennò qualcosa riguardo Alex e Daniel (omettendo, per ovvie ragioni e per rispetto nei loro confronti, il fatto che fossero dei vampiri) e restarono al telefono per più di un'ora.
- "Abbiamo una settimana di vacanza, disinfestazione obbligatoria all'università! Hanno trovato ratti e scarafaggi, in quantità industriali, nella cantina ... quindi, se ti fa piacere, vorremmo venire a trovarti! Che ne dici?" le chiese Valentine.
Julia era davvero entusiasta, voleva presentare Franck e gli altri alle sue amiche e così propose di andare a prenderle all'aeroporto e di trovar loro un alloggio confortevole ed economico.
Romy e Vale erano al settimo cielo e per di più avrebbero viaggiato in aereo insieme per la prima volta!
- "D'accordo è perfetto July! Allora Vale ed io, ti aggiorneremo più tardi! Bacioni!!!" e chiusero.
Cercò di raggiungere Franck ma risultava occupato e un secondo dopo il suo telefono squillò: "E' da mezzora che cerco di parlarti, mi stavo seriamente preoccupando, pensavo ti fosse successo qualcosa, tutto bene tesoro mio?".
Il suo modo di parlarle ... quel tono ah ... come la facevano sospirare e sussultare ogni volta.
- "Ti chiedo scusa, parlavo con le mie coinquiline e sai com'è ... una parola tira l'altra e abbiamo perso la cognizione del tempo. Devono venire a trovarmi tra qualche giorno e stavamo programmando il soggiorno e poi ho parlato di te e ... poi ...".
- "Ma non devi scusarti piccola mia e neanche giustificare le tue azioni, non potevi mica sapere che ti avrei chiamato! Volevo sapere come stessi e ricordarti che più tardi dobbiamo svolgere un compito ... Rosy ti attende".
- "Ah sì, è vero, la cosa non mi entusiasma per nulla ma, una promessa è sempre una promessa. Allora vado a fare una doccia, mi preparo e vengo da te, sei d'accordo?".
- "Perfetto, come preferisci. Ti aspetto, un bacio" e si salutarono.
Julia era contenta di compiere una buona azione ma, allo stesso tempo, era frustrata all'idea che uno spirito dovesse utilizzare il suo corpo per terminare delle questioni lasciate in sospeso.
Cancellò quei pensieri, raccolse i suoi lunghi capelli in una graziosa coda di cavallo, indossò una semplice tuta da ginnastica, prese le chiavi della macchina e andò a raggiungere il suo amato.
Arrivata a destinazione, bussò alla porta e qualche secondo più tardi, Franck aprì; era appena uscito dal bagno con un mini asciugamano azzurro avvolto nei fianchi che lasciava intravedere i muscoli delle cosce e l'inguine liscio e ben segnato.
Il petto, muscoloso e turgido, brillava grazie alla miriade di goccioline d'acqua, il ventre era perfettamente scolpito e marcato e quelle spalle, così grandi e possenti, che solo loro avrebbero potuto sostenere il peso del mondo intero la fecero arrossire al punto che distolse lo sguardo e chinò la testa per nascondere l'eccitazione.
Franck sorrise e le sollevò il mento per fissarla negli occhi e la baciò.
- "Buongiorno tesoro mio, sono contento di vederti e devo ammettere che sei sexy anche in questa tenuta così sportiva! Dammi 5 minuti e sarò di nuovo tuo".
L'unica cosa che seppe rispondere fu un "Okay" alquanto stitico e si sedette sul divano ad attendere.
Sentì dei passi leggeri provenire dalle scale, era Violet che sorseggiava un po' di sangue da una sacca e quando si accorse di Julia, la nascose come fosse in imbarazzo, ma lei le rispose che poteva tranquillamente terminare e che al contrario apprezzava che si nutrisse così piuttosto che andare a fare stragi di esseri umani.
Violet sorrise e si sedette accanto a lei.
Parlarono del più e del meno, fecero conoscenza e dopo un po' Franck arrivò.
Indossava anche lui una tuta da ginnastica, scarpe da tennis e un bel paio di occhiali da sole che risaltavano ancora di più il suo bel viso.
Salutarono Violet e si avviarono verso il cimitero.
Una volta sul posto si accorsero che vi era un sacco di gente e intravidero un corteo funebre, si trattava di un seppellimento, e una donna urlava disperatamente pregando di arrestare quel mostro che aveva massacrato suo figlio.
I due si guardarono e si resero conto che i nemici non davano tregua a nessuno.
Si addentrarono nel cimitero in cerca di Rosemary, ma invano.
Arrivarono sulla sua tomba e attesero.
Le urla strazianti di quella mamma fecero rabbrividire Julia, che cercò Franck e lo abbracciò.
Qualche minuto più tardi Rosy arrivò con il capo chino e il viso rigato di lacrime.
- "Ciao amici miei ... che tristezza ... mi ricorda tanto il mio funerale. Franck, tu e i tuoi dovete fermarli, non si può andare avanti così, troppe tragedie ... troppe lacrime ... troppo di tutto".
- "Ciao Rosy, sì abbiamo visto, era davvero straziante. Ti assicuro che stiamo cercando in tutti i modi di annientarli, ma non è così facile, credimi. Per ora, anche se devo ammettere che mi mancherai tantissimo e vorrei non doverlo fare, ma sarebbe da egoisti, dobbiamo completare il tuo passaggio nell'aldilà".
Rosemary lo guardò con aria triste e fece cenno con la mano come volesse accarezzargli una guancia poi disse: "Julia, sei pronta? Non avere paura!".
- "Sì piccola, sono pronta ... speriamo bene".
Rosy si lanciò verso di lei e scomparse nel suo corpo.
La tuta da ginnastica si gonfiò, il corpo di Julia cominciò a rimpicciolirsi e accorciarsi, finché una manina toccò il braccio di Franck e una vocina disse: "Avevo dimenticato come fosse bello il contatto umano!".
I due si abbracciarono e strinsero forte l'uno all'altra e le accarezzò delicatamente i capelli e il viso come un vero padre fa con sua figlia.
- "Bene ora al lavoro. Accompagnami al 390 5th Avenue per piacere".
E così fece.
Il palazzo sembrava abbandonato, alcune finestre erano state murate e il citofono era guasto.
Il portone, completamente mangiato dai ratti, era socchiuso e nell'aprirlo, un odore di vecchio stantio fuoriuscì facendoli tossire entrambi.
- "Non volermene, per piacere, ma devo sbrigare la faccenda da sola. Aspettami in macchina".
Le diede un bacio sulla fronte e se ne andò.
Rosemary salì i gradini, uno dopo l'altro, lentamente per far passare quel senso di ansia e rabbia che stavano per inghiottirla e, arrivata all'ottavo piano cercò l'interno 15 e bussò.
Attese ma nessuno rispose.
Bussò ancora e questa volta più forte.
Niente.
Decise di sedersi per terra e riflettere sul da farsi quando, dei passi non proprio felpati e una tosse stizzosa avanzavano sempre di più verso di lei.
Si alzò di scatto e si sporse sul corrimano della scala per avere la conferma che fosse suo padre e, con sua grande sorpresa, lo vide; era notevolmente sudicio e trasandato, aveva le sembianze di un barbone e la sua puzza si avvicinava sempre di più soffocandola.
Si nascose sulle scale e vide il suo enorme sedere piegarsi in cerca della chiave che si trovava sotto lo zerbino, aprì la porta e Rosy gli si avvicinò.
- "Papà, ti ricordi di me, tua figlia morta?".
Lui si girò di scatto riconoscendo la voce e, nel vederla, arretrò a tal punto che cadde lungo disteso sul pavimento di casa e strisciando come un verme cercava di sfuggire a quella presenza.
Lei avanzò, chiuse la porta e rise.
- "Nooo ... non è possibile ... che diavolo è questa stregoneria?!? Tu ... tu sei morta e davanti ai miei occhi per giunta ... il funerale ... ".
- "Certamente che sono morta e per causa tua aggiungerei, lo hai dimenticato? Ti ho visto al funerale nascosto dietro un albero tutto tremolante ... come eri patetico ... ma sono tornata. Sono tornata da te per un ‘ultimo' saluto".
Tese la mano come per volerlo aiutare ad alzarsi ma, per tutta risposta, si fece forza, si alzò e corse verso la finestra gettandosi nel vuoto.
Un tonfo sordo e poi il silenzio.
Franck abbandonò l'auto, si avvicinò al cadavere e guardò verso l'alto, Rosy era affacciata con la bocca aperta e gli occhi spalancati.
Veloce come un razzo salì all'ottavo piano, prelevò Rosy, la caricò in macchina e partì.
- "Io ... non l'ho ucciso io ... si è buttato ... non avrei potuto fermarlo ...".
- "Lo so piccola mia, ti credo ... ora andiamo in cimitero ... il tuo calvario è finito. Sarai infine libera", una piccola lacrima solcò il viso di Franck e Rosy allungò la mano e lo accarezzò sulla schiena.
Arrivati al cimitero si sedettero sulla sua tomba e Rosy disse: "Non ci sarei mai riuscita senza Julia e tanto meno senza di te. Sei stato il padre dolce e premuroso che non ho mai avuto e vi proteggerò da lassù, promesso. Cercate di annientare il male che sta seminando tutti questi morti e non permettere a nessuno di fare del male alla tua amata e ai suoi amici" e pianse disperatamente.
- "No, non fare così piccina mia, sappi che non ti dimenticherò mai" e il suo spirito abbandonò il corpo di Julia che cadde al suolo afflosciandosi come un sacco vuoto.
Franck pianse e, nel momento in cui stava per risvegliarsi, asciugò velocemente le lacrime e la sollevò.
- "Mi sembra di avere dormito un'eternità ... se n'è andata vero? Non ho neanche potuto salutarla".
- "Sì, finalmente è libera ... ti saluta e ringrazia infinitamente per ciò che hai fatto per lei" e l'abbracciò, poi la prese per mano e rientrarono a casa.
Durante il tragitto, Franck non parlò quasi per nulla a meno che non gli si ponesse qualche domanda e ad un tratto scoppiò in lacrime: "Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato, ma non pensavo facesse così male. Nella mia lunghissima vita, e credimi ne ho passate davvero tante, ho perso diverse persone a me care ma con lei è come se avessi perso una figlia. Ci conoscevamo da quasi diciassette anni ... è stato un incontro casuale ... mi ha notato al cimitero, si è accorta della mia rabbia e si è avvicinata in silenzio pensando che non l'avrei vista.
Poi mi ha accarezzato la nuca sussurrando una sola parola ‘calmati'. Mi sono girato di scatto ed è fuggita ... ma qualche giorno dopo era là, si è mostrata e beh, il resto lo sai ... e ora? Non c'è più ...".
Julia lo abbracciò e pianse con lui, poi cercò di consolarlo e si baciarono intensamente.
La guardava come se fosse l'essere più bello mai visto prima di quel momento e le accarezzava il viso con le sue stesse guance carpendone il profumo.
Sentì il cuore di Julia pompare rapidamente il sangue con un battito alquanto accelerato e le fissò la gola.
- "Hai sete?" gli disse con gli occhi da cerbiatta senza mostrare alcun timore o paura.
- "Ti chiedo scusa" e distolse rapidamente lo sguardo.
- "Rispondimi".
- "Sì, ma non lo farò mai. Ho promesso di proteggerti, non di farti del male ... io ... ti amo Julia".
Lo guardò come se le avesse assestato lo schiaffo più potente del mondo e la respirazione aumentò.
Mordicchiò il labbro inferiore e rispose: "Anch'io ti amo, Franck".
Si fissarono a lungo poi le prese le mani e la tirò verso di sé.
Le passò un dito sulle labbra disegnandone il contorno e scese sul collo, abbassò la chiusura lampo della felpa e gliela tolse.
Qualcuno bussò sul vetro facendo cenno di uscire dall'auto.
Era Alex e il suo sguardo non annunciava niente di carino.
- "Violet è scappata, vieni subito Franck" disse senza fare caso a Julia o scusandosi.
I due scesero dall'auto e Julia entrò direttamente in casa.
Sentì Alex che parlava di vendetta, di Red e di un bosco, ma non captò altre informazioni.
- "Tesoro, io, Alex e Daniel dobbiamo andare a cercare Violet prima che faccia qualche idiozia o peggio, che si faccia uccidere. Tu resta qui, chiudi a chiave e sali in camera mia. Torniamo presto, stai tranquilla. Se ti va chiama Sandy così non resterai sola. Mi dispiace per prima, recupereremo" le sussurrò all'orecchio, la baciò sulle labbra e uscirono.
Chiamò subito l'amica che, fortunatamente, aveva appena finito di lavorare e decise di farle compagnia; nel frattempo aprì il frigorifero in cucina e cercò un po' di succo di mirtillo e bevve.
Il rumore dell'auto di Sandy la tranquillizzò e le andò incontro.
- Amica che succede? Ti ho sentito parecchio scossa al telefono".
Julia le spiegò tutto, spense le luci, chiuse la porta a chiave con tre mandate, mise il chiavistello e si spostarono in camera di Franck.
- "Sai per caso qual è la camera del mio amore?".
- "No ... e spero che non andrai a curiosare senza autorizzazione!" le intimò puntandole un dito contro.
- "Dai cinque secondi, il tempo di una sbirciatina veloce".
- "Fai quello che ti pare, io non ti seguirò. L'unica cosa che mi ricordo è che in camera sua c'è il frigo con il loro ‘cibo'. Per il resto non so altro".
Sandy, tutta entusiasta, sgattaiolò nel buio in cerca della camera di Daniel.
- "Ho trovato il bagno per ora, che carino! E che pulito! Tutto profumato e in ordine!".
Julia scosse la testa.
- "Posso accendere la luce così evito di cascare giù per le scale?".
- "Sì fai pure! Fatti una doccia e prepara la cena, tanto sei a casa tua e non se ne accorgerà nessuno! Sandy vieni immediatamente qui e piantala!".
- "No, no e no!!! Voglio almeno vedere il suo letto ... dove si corica il mio ‘angelo'! Voglio sentire il suo profumo".
Julia sbuffò ma le disse di accendere pure poiché non voleva avere la sua morte sulla coscienza.
- "Bleah, che disordine! Questa è sicuramente di Alex, sì ecco appunto, ci sono le sue foto dappertutto ... Trovata! Che ordinato! Il letto è grandissimo e morbidissimo! ... pensavo dormissero nelle bare ... invece ...".
Julia pensò che l'amica fosse ormai senza alcuna speranza e sorrise tra sé e sé.
Terminata l'ispezione, senza aver trovato nulla d'interessante o compromettente, decise di ritornare dall'amica che camminava avanti e indietro nella camera e di tanto in tanto leggeva i titoli dei cd musicali e dei dvd che Franck aveva saggiamente catalogato per genere.
Sentirono un rumore provenire dal salone, come se qualcuno volesse aprire la porta e il campanello suonò.
Andarono a verificare e vedendo i ragazzi aprirono.
Violet era con loro, legata come un salame, imbavagliata e furiosa.
- "Potevate anche piazzare mine antiuomo nel giardino per proteggervi" disse Alex a mo' di sfottò e passando davanti a tutti come fossero trasparenti.
Erano tutti attoniti e disgustati ma lasciarono correre; si occuparono, invece, di Violet liberandola e facendola sedere su una poltrona e minacciandola di morte se si fosse mossa.
- "Sono una prigioniera ora? Lasciatemi in pace, voglio uscire" strillò.
- "Visto che non sai come comportarti e credi pure di essere invincibile, sì considerati una prigioniera. Credevo di essere stato abbastanza chiaro riguardo Red, Earl e Otis ma, con mia immensa sorpresa, mi sbagliavo" le rispose Franck in tono aspro e duro.
Violet sbuffò e gli disse di andare al diavolo.
Ormai nessuno faceva più caso agli umori di Violet e del suo creatore, tale padre ... tale ‘figlia', pensavano.
Julia chiese di poter rientrare a casa poiché si sentiva spossata, sicuramente a causa dell'intenso pomeriggio e Sandy, invece, chiese di poter rimanere a dormire con Daniel (dopo aver visto quel mega - letto non poteva assolutamente far finta di niente).
Franck acconsentì e Daniel accettò entusiasta la proposta del suo amore.



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