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lavoro pubblicato sabato 13 dicembre 2014
ultima lettura lunedì 26 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il manichino

di ChiaraNelli. Letto 1108 volte. Dallo scaffale Horror

Mi chiamo Alice e mi sono persa in quello che sembra un quartiere abbandonato. Mi trovo in una stradina stretta e lunga. Ai lati, vi sono dei piccoli palazzi di pochi piani, abbandonati e le mura sono completamente ricoperte da scritte colorate.Prosegu...

Mi chiamo Alice e mi sono persa in quello che sembra un quartiere abbandonato. Mi trovo in una stradina stretta e lunga. Ai lati, vi sono dei piccoli palazzi di pochi piani, abbandonati e le mura sono completamente ricoperte da scritte colorate.
Proseguo a dritto per qualche metro poi svolto in una strada più grande, ma la desolazione è la solita. Le finestre delle case hanno i vetri spaccati e le persiane sono ciondolanti, le mura hanno le solite scritte. Ad un tratto vedo quello che doveva essere stato un negozio. La porta sembra chiusa dall'interno, ma le vetrine sono rotte, quindi entro da un buco nel vetro.
Sono molto stanca, decido di rimandare a domani la ricerca della strada di casa.
Mi sdraio a terra e cado in un sonno profondo.

Un rumore mi sveglia e cerco qualcosa per illuminare, finché i miei piedi vanno a sbattere contro qualcosa. Mi chino e cerco di individuare di cosa si tratta. È morbido, freddo e sembra coperto da stoffa. Faccio scorrere la mano finché qualcosa mi bagna le dita, la faccio scorrere ancora e sotto di essa sento qualcosa di filamentoso, come dei capelli, e allora capisco. Urlo e vado a sbattere contro una catenella, la tiro e una lampada fioca rischiara l' ambiente.
Mi fa rabbrividire ciò che veniva celato dall'oscurità: a terra vedo il cadavere di un uomo in un lago di sangue. Ha ferite al cranio e al petto. Intorno manichini bianchi e vestiti sono a terra rotti e macchiati di rosso. Soltanto uno è ancora in piedi. Non ha capelli ed è vestito completamente di nero. Mi chiedo perché sia ancora intatto, mentre gli altri sono a pezzi.

Fuori, acqua e fulmini piovono dal cielo minacciosi.
Fisso il manichino in nero per un po' e mi accorgo che mi inquieta. Probabilmente è solo una mia impressione, ma la sua espressione cambia per pochi secondi. La bocca si apre in un ghigno malvagio, mostrando i denti e gli occhi si socchiudono, poi la sua espressione torna normale. Scuoto la testa convincendomi che si tratta soltanto di suggestione.

Fa freddo e sento la necessità di coprirmi. Cerco degli indumenti che non siano sporchi di sangue e li indosso. Trovo un maglione di lana blu che metto sopra la maglia, e una sciarpa. Poi mi sdraio a terra e cerco di dormire, ma uno strano cigolio attira la mia attenzione. Guardo subito il manichino, sembra che qualcuno l' abbia spostato e sono sicura che poco fa non si trovava vicino ad un armadio, ma dinanzi al cadavere.

Il pensiero del manichino mi tormenta. Lo guardo per un' altra volta e vedo di nuovo quell'espressione agghiacciante. Sembra una persona che mi fissa e mi spia.
Dopo qualche minuto mi sento toccare una spalla. Sobbalzo e mi volto di scatto. Adesso è accanto a me. Urlo e mentre grido lo vedo correre e tornare accanto al cadavere.
Mi avvento su di lui e riesco a distruggerlo, ma con orrore vedo che lentamente si ricompone.

Decido di fuggire sotto l' acqua. E' notte fonda e a volte qualche fulmine rischiara per pochi attimi il cielo notturno.
Corro più lontana possibile da quell'orrore. Ad un tratto sento dei passi, mi volto e vedo il manichino che corre dietro di me muovendo il braccio su e giù, ritmicamente, con un coltellaccio insanguinato in una mano, come se stesse infilzando la lama nella carne di qualcuno.
Il terrore mi blocca, non so più cosa fare. Lo vedo avvicinarsi a me, cala il coltello sopra la mia testa.
...
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...
Mi sveglio. Mi sono persa in questo quartiere abbandonato e mi sono rifugiata in un negozio semi distrutto, ma intorno a me non vedo né sangue, né cadaveri. Adesso è giorno e sono felice, posso finalmente ritrovare la strada di casa.



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