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lavoro pubblicato mercoledì 3 dicembre 2014
ultima lettura domenica 10 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Benvenuti in via Enrico Cialdini,13!

di Andreanese. Letto 589 volte. Dallo scaffale Viaggi

Sono qui a riempire queste pagine bianche dopo mesi e mesi vissuti in una bellissima zona residenziale, a pochi passi dalla splendida e moderna stazione centrale di Roma, “Roma Termini”. Se qualcuno avesse la curiosità di domanda...

Sono qui a riempire queste pagine bianche dopo mesi e mesi vissuti in una bellissima zona residenziale, a pochi passi dalla splendida e moderna stazione centrale di Roma, “Roma Termini”. Se qualcuno avesse la curiosità di domandare, ad una persona qualsiasi, Romani Inclusi, del perché di questo nome, nella stragrande maggioranza dei casi otterrebbe le stesse identiche risposte:

  • Perché è un Terminal, un edificio adibito al transito dei passeggeri;

  • Perché è proprio in quel punto che terminano tutti i binari.

Fin qui nulla di più sbagliato!

Pochi sanno, me compreso, grazie a questa sorprendente scoperta durante una delle mie solite passeggiate in macchina del mio amico Vincenzo, che il nome Termini nasce dal fatto che la prima stazione di Roma si affacciava giusto di fronte alle rovine appartenenti alle terme di Diocleziano, le maggiori tra tutte quelle esistenti in Roma. Proprio da Terme è stato coniato il nome per il maggior scalo ferroviario italiano, appunto Termini.

Proprio di fronte alla stazione, in una traversa di Via Giolitti, tra i tanti palazzi, sorge il numero 13 di Via Enrico Cialdini. Ed è all’interno di questo palazzo per la maggior parte abitato da cinesi, che al sesto piano si trova l’appartamento in cui io, un mio carissimo amico di Salerno, un Beneventano, un Barman Calabrese, un ragazzo che al dire il vero non ho capito ancora il suo significato all’interno di queste mura, e un acclamato regista Rai (Non domandatemi il perché sia in casa con noi, sono ancora in cerca di capirne il vero motivo), conviviamo allegramente felici e spensierati. Ma su quello che succede all’interno di questo portone mi soffermerò più tardi.

Ritorniamo per un secondo alla nostra beneamata stazione, che se di giorno è il crocevia di pendolari, di uomini in giacca e cravatta e vacanzieri, dopo il tramonto attraversare via Marsala, via Giolitti, piazza del Cinquecento e così via è come essere catapultati in una realtà da Terzo Mondo.

All’interno dei locali, nei bar, per le strade è raro trovare concittadini, insomma di romani non c’è né nemmeno l’ombra. La zona si riempie di extra-comunitari ubriachi, di prostitute, spacciatori. Ovunque ci sono clochard che tappezzano marciapiedi con pezzi di cartone tra cumuli di immondizia, cassonetti che strabordano di cibo avanzato e marciume. Il tutto si mischia al tanfo proveniente dalle strade, dai portici, alla puzza dell’urina di chi preferisce farla a terra piuttosto di utilizzare i pochi bagni pubblici presenti nella zona. C’è chi, pendolare come me che ormai con questa dura realtà ci fa i conti tutti i giorni, affrettando il passo per raggiungere al più presto il proprio binario, e chi invece crea un vero e proprio libretto d’istruzioni: “Roma Termini: consigli utili e pratici”. Non è un caso che il Foreign Office Britannico abbia cercato di salvaguardare i propri connazionali, illustrandoli soprattutto su cosa e dove prestare attenzione all’interno della stazione e per le strade che la costeggiano. Cercherò anch’io adesso di raccoglierne qui in questo inutile testo alcuni:

  1. Evitare le biglietterie automatiche, sono covo d’assedio di rom e nullafacenti pronti a sbirciare nel portafogli di chi lo estrae per acquistare il titolo di viaggio desiderato. Non osate nemmeno a non lasciargli qualche lauta ricompensa per il favore ottenuto.

  2. Tenetevi stretto il portafogli, non solo all’interno della stazione ma in particolare al capolinea del bus 64 e all’interno del treno diretto all’aeroporto Leonardo Da Vinci Di Fiumicino, meta preferita degli abitanti dei campi nomadi che il convoglio attraversa.

  3. La stazione non perdona disattenzione, gli inconsapevoli e chi ahimè, ingenuamente si fida del primo venuto che offre servizi di facchinaggio in cambio di pochi spiccioli.

Ed è proprio qui nel cuore di Roma, in questo quadrilatero che parte da Piazza Vittorio e si estende fino a via Cavour, attraversando Santa Maria Maggiore e Via Giolitti, circondato da negozi di cinesi tutti uguali e deserti, tra sporcizia e “aromi”, senzatetto e “cortigiane” che amano deambulare nella notte in dolce compagnia, che ho scelto di sacrificare la mia vita da Pendolare.



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