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lavoro pubblicato mercoledì 3 dicembre 2014
ultima lettura giovedì 7 maggio 2020

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Racconti di Chittà(gong) in Chittà(gong) - III Atto

di Gera. Letto 572 volte. Dallo scaffale Generico

Non è facile giocare con la mente, quando hai un pensiero dritto in testa che ti perseguita giorno e notte e non puoi fare a meno di pensarci. ...

Non è facile giocare con la mente, quando hai un pensiero dritto in testa che ti perseguita giorno e notte e non puoi fare a meno di pensarci. Questo mio essere “fuori”, questo pensiero è nato quando ho deciso di dirigermi a Stoccolma, una città pazzesca. Avevo collegato il mio cellulare all’accendisigari, l’unica fonte di energia in quel furgone e senza neanche pensarci scorrevo la rubrica e indovinate dove andai a "incappare"? Alla lettera H, che guarda caso era la prima lettera del nome HILDA, si proprio lei (vi ricordate la ragazza di 29 anni, scappata da Stoccolma e trapiantata da anni a Madrid per inseguire il sogno di modella (credo che questo sogno sia rimasto tale), faceva la cameriera in un locale nel centro di Madrid, lo stipendio le serviva solo per pagare l’affitto e qualche extra?) era entrata nella mia testa e non riuscivo a togliermela anche dopo 1200 kilometri.

Ero ad un bivio: la chiamo o non la chiamo? Un quesito che, anche Amleto, non avrebbe potuto sottrarsi. Alla fine, appena stavo entrando in città dalla strada principale, decisi di chiamarla. Dopo pochi squilli e quel “cagotto” che accompagna sempre l’emozione di chiamare una ragazza, sperare che risponda, e a tutto quello che dirai lei dirà sempre si; mi ritrovai improvvisamente sommerso e inghiottito dal traffico enorme della città. Lasciai presto il cellulare e mi concentrai sulla guida, non avrei mai voluto stabilire un record come automobilista che a soli cinque minuti dall’ingresso di Stoccolma già aveva fatto un incidente.

Finalmente accostai in un piccolo posto accanto ad una scuola, ripresi il mio cellulare e vidi una chiamata senza risposta, era lei. Di colpo decisi di richiamarla e sentire che faceva, mi rispose con voce tranquilla e allo stesso tempo contenta di sentirmi a tal punto che mi dette subito l’indirizzo e il numerico civico di casa. Mi ritenni fortunato, quando mai ti ricapiterà, mi dissi, di chiamare una ragazza e lei al primo suono di voce ti comunica simpaticamente l’indirizzo e il numerico civico di casa? Mah! Meglio cosi, impostai il navigatore e mi diressi verso la casa dei sogni.

Parcheggiai il furgone proprio davanti alla sua abitazione, lei era affacciata alla finestra come se mi aspettasse da sempre, scese dalle scale e mi accolse sulla porta con un sorriso, io che a quel sorriso avevo già ceduto tempo fa, mi ritrovai in un secondo abbracciato stretto a lei. Ancora sento il suo profumo.

Presi tutta la mia roba dal furgone e mi accomodai in soggiorno dove mi preparò il pranzo, mangiammo insieme, bevemmo una bottiglia di vino a testa e cominciammo a raccontarci tutte le storie passate insieme e non. Dopo caddi stremato dal sonno sul suo divano, proprio accanto a lei.

Dopo una lunghissima dormita mi svegliai e non sapevo più dove fossi, mi alzai per andare in bagno, lei si stava rilassando nella vasca con le cuffie ascoltava i CCR, gruppo insolito per una ragazza, ma lei era speciale anche in questo. Rimasi a fissarla per qualche secondo fino a quando non aprì gli occhi e mi sorrise. Ci preparammo velocemente e ci ritrovammo i pochi minuti in centro città, colori, suoni, persone; ogni luogo era magico Stoccolma ci coccolava, ci rilassava, ci teneva vicini come una vera coppia.

Forse saranno state le birre bevute, la cena squisita che ci fece perdere il controllo totale del nostro tempo passato insieme, mi ritrovai la mattina dopo accanto a lei nel letto, non ricordo assolutamente niente di quella sera solo un enorme mal di testa che si stava impossessando di me come il diavolo fece con la piccola Regan MacNeil ne L’Esorcista.

Avevo capito immediatamente che fu solo una deviazione, una cazzata, andarla a trovare. Quella sensazione quando non hai in mente niente e la prima cosa che scegli è proprio quella sbagliata. Io scelsi la cosa sbagliata, mi alzai dal letto senza farmi accorgere e radunai all’appello tutte le mie cose, le infilai velocemente nella mia valigia e scappai come ormai facevo da sempre. Alle volte la miglior tattica è la fuga altre volte invece rimanere e spiegare alla persona interessata perché fai questo, forse sarebbe la soluzione giusta.

Io non ce la faccio, sono così non ho spiegazione per tutto questo. Sono solo e rimarrò solo con questo furgone, con questa valigia e con tutte queste miglia ancora da percorre. La strada davanti è ancora lunga e io sono ancora convinto di farcela, ritornerò da questa esperienza cambiato e forse la fuga non sarà più un problema ma solo una parola come tante, di quelle a cui non devi dare una spiegazione.



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