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lavoro pubblicato venerdì 28 novembre 2014
ultima lettura sabato 18 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'uccellino

di Mario Vecchione . Letto 729 volte. Dallo scaffale Horror

Era solo davanti alla porta sigillata della villetta. Era un funzionario di polizia, ma non voleva dire un bel niente, sarebbe stato lo stesso inqui...


Era solo davanti alla porta sigillata della villetta. Era un funzionario di polizia, ma non voleva dire un bel niente, sarebbe stato lo stesso inquisito per violazione di sigilli senza appello, ma doveva penetrare in quella casa, respirarne l'atmosfera, cercare, da qualche indizio, di capire qualcosa circa la scomparsa della signora Warren, una vedova ancora piacente che viveva da sola da anni, dopo la morte del suo amato marito. Osservare le stanze, guardare nei cassetti, negli angoli, tutto poteva offrirgli una traccia per comprendere la personalità della donna. Una persona non può sparire così, tutto di un colpo, non è detto che la cosa non possa accadere, tanta gente scompare al giorno d'oggi, eppure ciascuna, in un modo o nell'altro, lascia dietro di se un segno, come se volesse essere ritrovata.

L'uomo staccò con forza i sigilli e con un grimaldello ebbe facile successo sulla vecchia serratura. Entrò in un vestibolo in penombra e s'affrettò a sollevare le tapparelle per fare entrare la luce del giorno. Intorno regnava un silenzio sepolcrale. Apparentemente sembrava tutto in ordine, il soggiorno, la cucina, la lavanderia. La Warren era una persona ordinata, niente fuori posto. Salì al piano superiore. La camera da letto conservava ancora l'afrore di un dolce profumo. Anche lì tutto alla perfezione. Guardò in bagno, lindo, netto. Scese di sotto e osservò l'ambiente: qualcosa doveva essere accaduto, lo percepiva a pelle. D'un tratto gli parve di udire una specie di cinguettio. S'avvicinò alla finestra, scostò le tendine, la spalancò, ma il giardino, ben curato, era silenzioso. Richiuse la finestra e non ci pensò più, ma il cinguettio proseguì, ritmico e costante. Un uccellino cantava da qualche parte, ma non aveva visto nessuna gabbietta. Si raccolse in se stesso senza fare il benché minimo rumore e cerco di individuare la fonte di quel cinguettio. Sembrava provenire da un pilastro che reggeva un archetto divisorio tra il soggiorno e la cucina. Era possibile? Accostò l'orecchio: sì, veniva proprio dall'interno del pilastro. Stava impazzendo? Ebbe un'intuizione. Ritornato in cucina, apri il ripostiglio degli attrezzi e scovò una picozza. Armato di questa, cominciò a menare colpi al pilastro. Il cinguettio non smetteva, era sempre più forte. Sudava copiosamente, mentre i colpi scrostavano intonaco e cominciavano ad intaccare i mattoni. Fu facile farli venire giù e ai suoi occhi si presentò una scena agghiacciante. Ritta in piedi, la signora Warren, lo fissava con occhiaie scarnificate. Al centro del petto una grande macchia di sangue rappresa. Il viso, già scheletrico, era sofferente, la bocca spalancata come per un ultimo grido d'aiuto e sul palmo di una mano, nell'incavo tra pollice e indice, un uccellino morto...



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