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lavoro pubblicato mercoledì 26 novembre 2014
ultima lettura lunedì 16 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Denti

di Lorenz. Letto 684 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un mondo ormai devastato.. Due mercenari senza scrupoli. Rivisitazione e sviluppo del racconto Frammenti di Denti...................

Grssgr.. a chi può ancora ricevere la trasmissione.. Grssgr.. E' Karl Polka che parla, il vostro cronista di guerra, mi rivolgo a chi ancora riesce ad essere in ascolto. Questa sarà l'ultima volta che Radio Libera trasmetterà le sue notizie. Quella maledetta ondata di calore proveniente dall'Australia ci ha infine raggiunto, qui in Cile, nell'ultima zona ancora vivibile del Sudamerica.
Proprio così ragazzi, oggi un'altra delle poche emittenti ancora funzionanti sulla faccia della terra è arrivata alla sua fine. E' pericoloso restare. Ho pensato a lungo alle parole che avrei dovuto usare come commiato.. Grssgr.. Saranno parole di rimprovero, di vergogna per noi tutti in quanto membri del genere umano. Ci siamo meritati tutto questo, in anni di scriteriato sfruttamento di ogni risorsa possibile, e nonostante tutta la follia che ci ha travolto negli ultimi trent'anni non abbiamo ancora imparato niente. Ieri notte, dopo una relativa calma nucleare dal tempo del grande disastro, le armate del nord hanno fatto brillare l'ennesimo ordigno, ultimo ritrovato dell'industria bellica. Questa bomba dalla potenza inimmaginabile ha spazzato via l'intero altipiano del Kilimangiaro insieme a tutte le forze ribelli che vi si erano asserragliate. ..Grssgr.. Cari ascoltatori temo che questo sarà l'ultimo nostro grande errore. La tremenda esplosione ha ulteriormente aumentato la temperatura del globo, non che ce ne fosse bisogno. Gli scienziati parlano di un inaridimento della crosta terrestre ad un ritmo senza precedenti. Il clima sconvolto, saturato di onde magnetiche, sta già cominciando a dare segnali catastrofici. Su tutta l'Europa e in gran parte dell'Asia, stanotte, una calda luce accecante farà ardere il suolo, improvvisamente, come in un giorno infuocato. Il sole si allineerà alla luna, proiettando sulla terra qualcosa di molto simile ad un'aurora boreale, ma di una luminescenza mai vista prima. Uno spettacolo fantastico, e forse mortale, trovatevi un posto coperto prima che cali il sole, è il mio ultimo consiglio per voi. Grssgr.. Passo e chiudo ragazzi, vi ringrazio per tutti questi anni di fedele ascolto. Che il cielo abbia pietà di noi..

Derek spense la trasmittente. Non era la prima volta che ascoltava la morbida voce di Karl Polka, e questa sicuramente sarebbe stata l'ultima. Non sembrava particolarmente rammaricato dalla chiusura della trasmissione, né sconvolto dalle spaventose notizie dichiarate, cosmiche aurore boreali o quant'altro. Anzi immerso in tutt'altri pensieri, pareva non essere stato sfiorato dalla scoperta del disastro imminente.
Alzò la testa sforzando lo sguardo. Osservava il sole, mentre un bruciante vento gli sputava sul volto la sabbia ramata. Attorno a lui il deserto rosso: un posto dove nessuno vorrebbe ritrovarsi in alcuna occasione, ma soprattutto a giorno inoltrato, quando una cappa soffocante, appiccicata alla pelle come un sudario, si mette a giocare a biglie con la tua testa ed intorno a te, in un susseguirsi di immense, ciclopiche dune riarse, non c'è altro che uno sconfinato oceano purpureo. Non un albero, non un angolo in cui ripararsi, solo sabbia infuocata e sole accecante per migliaia di chilometri.
Derek era un giovanotto a malapena ventenne. Si presentava con un fisico alto e ginnico, molto longilineo, ed un viso pulito e ben delineato. Tuttavia il suo aspetto era quantomeno bizzarro, i suoi capelli erano lunghi e cotonati, candidi come la neve ma dai riflessi azzurro turchese; i suoi occhi avevano un taglio sottile e lungo, quasi felino, centrati da penetranti pupille dello stesso colore intenso e vitale del sangue arterioso.
Il ragazzo si diede una scossa, cominciava a farsi tardi e non avevano assolutamente tempo da perdere. "E' ora di muoversi, ci siamo fermati abbastanza". Disse spronando a riprendere il cammino il suo lento compagno di viaggio. Boris, un gigantesco e sessantenne veterano di guerra; centosettanta chili, per oltre due metri d'altezza e di muscoli solidi come l'acciaio. Le sue possenti spalle erano talmente larghe da riuscire a coprire totalmente Derek con la loro vasta ombra, e nonostante l'età possedeva una forza smisurata.

"Lo dicevo che non avremmo mai dovuto accettare questo incarico!" Borbottò poco dopo, sotto la sua folta barba grigia, il possente energumeno. "Con una squadra di principianti! Guarda adesso che situazione di merda!"

"Quel denaro ci serviva Boris, te ne sei dimenticato?" Rispose il ragazzo. "Pagamento anticipato, la parola magica che mi farebbe accettare qualsiasi ingaggio."

Il gigante replicò con una rauca risata. "Credi che per quei quattro soldi sia valsa pena di tutto questo? Fingersi cadaveri in mezzo a decine di corpi crivellati di colpi non si annovera nella lista dei miei passatempi preferiti. A malapena abbiamo salvato la pelle! Se avessimo aspettato qualche giorno in più, magari nell'attesa di una missione degna della nostra esperienza, non ci avrebbero affibbiato quella squadra ridicola e non ci saremmo trovati a vagare in questo posto di merda, dove il sole ti cuoce il cervello come se girasse dentro un forno a microonde!"

L'energumeno raschiò con la gola e con un colpo secco sputò abbondante materia verde e vischiosa al suolo, creando un contrasto sulla sabbia rossa.

"Come se non bastasse ci è rimasto solamente quello che teniamo negli zaini d'assalto, siamo senza cibo, visto che quei bastardi si sono portati via il cingolato che conteneva la nostra roba."

"Cosa, quel mucchio di stracci che ci portavamo appresso e quelle ammuffite razioni di plastica commestibile? L'importante sono i soldi Boris, e quelli li tengo ben stretti addosso!"

"Al diavolo i tuoi cazzo di soldi ragazzino!" Ringhiò il bestione. "Senti che dannato caldo! Vorrei proprio capire come mai finisco sempre per darti retta!"

Il giovane scoppiò in una fragorosa risata. Boris storse le labbra e sorrise. Quello era il loro modo di scherzare. Sdrammatizzare nelle situazioni più difficili li aiutava a non farsi soggiogare dalla paura.
Trent'anni prima quel gigante non avrebbe mai creduto di finire così. Già, nessuno mai avrebbe potuto pensare una cosa del genere anche solo per un istante, trent'anni prima. Quel giorno ormai così lontano stava rincasando più tardi del solito, per via degli straordinari imposti dal capo. La strada del ritorno a bordo della sua nuova, fiammante Audi era lunga, e sentiva le palpebre diventare sempre più pesanti. Era stanco, davvero stanco, aveva compiuto trentadue anni soltanto pochi giorni prima ed i festeggiamenti lo avevano provato fisicamente. Non vedeva l'ora di tornare a casa e lasciarsi dietro l'ennesima stressante giornata. Fremeva per riabbracciare Margareth, la sua bella moglie, che frequentava sin da quando erano ragazzini e che mai per un giorno aveva smesso di amare, e la sua bambina, la sua dolce pargoletta che sicuramente lo stava aspettando scalpitando davanti alla porta di casa. La luce dei suoi occhi. Lo avrebbe abbracciato e poi gli avrebbe tenuto il broncio, come sempre faceva quando rincasava troppo tardi dal lavoro, si sarebbe fatta raccontare una storia per addormentarsi e solo allora lo avrebbe perdonato, con un bacio della buonanotte. E poi, finalmente, avrebbe fatto l'amore con Margareth, come ogni sera, come ogni notte. Quella era la sua vita, la sua piccola oasi di felicità e rifugio dall'asprezza del mondo.
Tuttavia quel giorno il ritardo stava diventando spropositato e dalla stanchezza non riusciva quasi più a tenere gli occhi aperti. Fermarsi non se ne parlava, se non si fosse dato una mossa stavolta la piccola non gliel'avrebbe fatta passare liscia. Per darsi una svegliata accese l'autoradio, ma sulla sua frequenza preferita non veniva trasmesso il solito programma musicale, bensì un'edizione speciale del notiziario. Era successo qualcosa, qualcosa di mai udito, ed era appena accaduto. Boris divenne pallido come un morto, non poteva credere a quello che stava ascoltando, non poteva essere vero. Quella era una cosa che credeva esistere solo nella fantasia, o al limite in qualche luogo dalla parte opposta del mondo. Pigiò sull'acceleratore, mentre un orribile presentimento si faceva strada in lui. Poco dopo l'inaccettabile, quello che capita solo agli altri, posto innanzi ai suoi occhi: la sua casa, sua figlia, sua moglie. Difficile riconoscere e ricomporre i pezzi di questi tre elementi, paurosamente mescolati tra loro in un agghiacciante scenario di distruzione. La sua città, la sua vita, la sua piccola oasi di felicità, tutto era stato annientato, raso al suolo dall'improvviso attentato di una forza bellica straniera. Ma lui era salvo, vivo grazie ad un ritardo, visto che le catene di esplosioni erano avvenute durante il suo viaggio di ritorno. Vivo e libero di rimestarsi nel rimorso. Trascorse una notte intera inginocchiato in mezzo a quelle rovine, immobile, lo sguardo fisso e gli occhi asciutti, così inariditi da non riuscire nemmeno a riversare una lacrima. L'odio che provò quella notte lo spinse presto a diventare un assassino, un mercenario a pagamento per cui la vita non è altro che una merce di scambio. Trent'anni prima. Il giorno in cui tutto cambiò nel mondo.
Anche Derek pur se più giovane di Boris aveva molto da raccontare, come del resto moltissime altre persone costrette a sopravvivere in quell'era disastrata. Era nato vent'anni prima, in un campo di prigionia. Suo padre Jarom era un eroe di guerra. Un condottiero di quel conflitto che, giorno dopo giorno, si era allargato fino a coinvolgere gli stati più ricchi nella loro globalità. Il terzo conflitto mondiale, una guerra non ancora giunta al termine. Jarom cadde durante un assalto notturno, un blitz del nemico sul rifugio in cui si trovava asserragliato. Diede la vita per difendere i compagni del suo battaglione, suoi inseparabili amici, e per salvare un largo numero di civili. La madre di Derek, Annie, incinta da due settimane, si trovava tra loro ma venne catturata. Annie ancora non sapeva di portare in grembo il frutto della sua unione con Jarom, che morì senza sapere che si era sacrificato per proteggere suo figlio. Circa nove mesi dopo la sua cattura, Annie partorì in una lurida cella assistita da un infermiere, la stessa cella in cui aveva vissuto durante tutta la gravidanza, senza riparo dalla radioattività diffusa nell'aria. Forse proprio per via di quel malsano influsso, subìto durante la gestazione, Derek crebbe diverso da qualsiasi altro bambino. Il suo udito e le sue percezioni si svilupparono incredibilmente, così come i suoi riflessi. Le sue iridi, rosse ed ipersensibili, divennero capaci di scorgere anche a grande distanza il più impercettibile movimento. La guerra nucleare, suo malgrado, lo aveva reso un killer perfetto, preciso come un automa. Al compimento del suo settimo anno d'età vennero rilasciati, e due anni dopo sua madre morì, uccisa dalle stesse radiazioni che tanto avevano contribuito a fortificarlo. Derek era rimasto completamente solo.. Ma non privo della forza di andare avanti. Dopo un interminabile periodo, fatto di fame ed espedienti giornalieri, intraprese ancora giovanissimo la vita del mercenario. Quale altra possibilità poteva rimanere ad un simile figlio della guerra? Del resto fu proprio la sua nuova vita a mettere sul suo cammino il gigantesco Boris, suo inseparabile compagno d'arme, ormai sua unica famiglia.

Non tanti anni ma quante peripezie da allora; e ora questi uomini duri come il loro tempo si trovavano ingarbugliati nella situazione forse più pericolosa della loro intera carriera. Costretti ad arrancare tra le sabbie, vagavano nella speranza di ripetere correttamente la strada che il giorno precedente avevano percorso a bordo del poderoso autocargo cingolato. La loro meta era una città in rovina che ricordavano di aver intravisto durante il viaggio, un gruppo di alti edifici inspiegabilmente scampati alla devastazione nucleare, probabilmente risalenti all'epoca in cui, in quei luoghi si trovava ancora la più grande e verdeggiante foresta d'Europa, prima del grande disastro. Non era facile orientarsi in quel desertico paesaggio, così annichilente e monotono, e perdersi significava morte certa.
Il vento spietato continuò a tormentare i loro volti con spilli rossi e pungenti, ed interminabili altissime dune ostruivano la visuale ai due, rendendo ancor più difficoltoso l'orientamento. Erano in un punto di stallo, e in quelle condizioni non avrebbero potuto resistere più di due giorni. Continuare in quel modo non aveva senso, dovevano fermarsi, riflettere, fare il punto della situazione. Negli zaini d'assalto avevano il necessario per imbastire una piccola tenda protettiva e si stavano ormai preparando ad un bivacco di emergenza quando, quasi al calare della sera, avvistarono finalmente qualcosa. Nere sagome di palazzi, lungo una linea d'orizzonte mescolata ad un cielo cremisi, si stagliavano contro il sole del tramonto. Sembravano essere stati dimenticati dal tempo, smarriti in mezzo a centinaia e centinaia di chilometri nel nulla più assoluto. Il contesto era insolito ed inquietante, tuttavia quella misteriosa città era proprio quella che stavano cercando, e poteva essere la loro salvezza. I viandanti si prepararono alla perlustrazione.

***

"Questi segni sono antecedenti allo scontro nucleare." Affermò Boris quando, analizzando quel luogo in completa rovina, scoprì su di un muro in cemento armato fori di proiettile grandi quanto una noce.

"Credo anch'io. E' successo qualcosa in questo paese, direi anche piuttosto recentemente."

"Incredibile," disse ancora il gigante grattandosi il testone liscio come una boccia, "questa zona dovrebbe essere completamente disabitata, non può esistere vita in questo rosso inferno radioattivo."

"Sì, è davvero molto strano.."

Si addentrarono maggiormente all'interno delle rovine. La situazione e l'aspetto desolante di ciò che li circondava non pareva migliorare. L'eco del vento s'infrangeva sulle alte pareti, accompagnando con un sibilo soffuso il cammino dei mercenari. Nessun ulteriore suono, fatta eccezione del rumore dei loro passi, si riusciva ad udire.

"Merda! Sembra una città fantasma," disse Boris all'improvviso, "evidentemente, se anche c'era rimasta della gente, è un pezzo che se n'è andata da qui. Oppure è stato questo dannato sole, come dimostrerebbero quei buchi nel muro, ha fatto impazzire tutti facendoli scannare tra di loro."

"Fai silenzio!" Gridò Derek.

Boris, certo non conosciuto per la sua pazienza, stava per esibirsi in una fantasiosa combinazione d'insulti, ma placò immediatamente la sua ira quando scorse l'espressione che il suo compagno assumeva quando i suoi sensi sovrasviluppati lo avvisavano di qualcosa. Conosceva bene quell'espressione, e sapeva che, il più delle volte, era il preambolo di una valanga di guai.

"Cosa succede."

"Non riesci a sentire?"

"Sentire cosa?"

"Suoni, bisbigli. Dalle case, dagli angoli bui. Persone che strisciano lungo i muri, che ci osservano dietro finestre nascoste nell'ombra.."

Boris, con la coda dell'occhio, osservò sui bordi delle strade e dentro le case. Qualcosa di simile ad una sagoma umana si scostò velocemente. Da quando avevano solcato il primo passo fra quelle mura erano stati tenuti sotto controllo, anche se nessuno aveva ancora osato farsi vedere.

"Che gentili! Vogliono farci una festa di benvenuto.." sibilò il bestione facendo scivolare la mano verso la semiautomatica. "Tieniti pronto" rispose l'altro. Improvvisamente un grido di donna spezzò il surreale silenzio che si era creato. Il riflesso fu condizionato. Senza scambiarsi una parola i due corsero rasente i muri, in assetto da combattimento, verso la zona da cui era provenuto il grido. Acquattati dietro un muretto scalcinato la videro. Una ragazza dai lunghi capelli ondulati, vestita solo di qualche brandello di stoffa, si trovava legata per polsi e caviglie ad un palo alto circa due metri e mezzo. Le sue folte chiome more piovevano sopra nudi seni perfetti, seguendo le sinuosità delle sue forme, ed il suo corpo, madido di sudore, pareva risplendere illuminato dai trasversali raggi del tramonto. Era bellissima, come una ninfa, o una sirena delle sabbie. Intorno a lei una decina di sbraitanti predoni del deserto imprecavano e ridevano irriverenti. Uno di quei miserabili, guercio e lurido, le leccava i piedi colmo di eccitazione, mentre altri, in sella a grossi motocicli da deserto, esultavano ogni qualvolta una violenta frustata strappava un lamento alla sventurata ragazza. Un omaccione vestito in pelle nera, probabilmente il capo del gruppo, si avvicinò al palo. Era alto, scuro di carnagione, glabro, marchiato da un grande tatuaggio maori. Inclinò la testa verso sinistra, e osservò intensamente la sua vittima con un sorriso molle e disgustoso.
"Fagliela vedere Jackall!" Esclamò il più panciuto e maleodorante di loro. Lui emise una risatina strozzata, e con un coltello militare segò le corde che le bloccavano mani e piedi, facendola stramazzare a terra con un tonfo.

THUMP!

"Fottuta strega.." Sibilò fra i denti, e si tolse ansimando i pantaloni appiccicosi. Lei stava ancora biascicando un lamento per la contusione subita quando lui, emettendo qualcosa di simile al grugnito di un maiale, le divaricò le gambe e le si sdraiò addosso; la fragile ragazza tentò inutilmente di divincolarsi, e di urlare, ma presto il suo grido si distorse in un lento mugolio disperato, ed i suoi vani tentativi di ribellione crollarono con acquiescenza.
La violenza carnale che si stava consumando ad un passo da loro pareva divertire molto il drappello di balordi; l'ultimo aveva appena finito di irridere eccitato la poveretta, quando una grande ombra comparve dietro di lui. Il suo cranio, emettendo un suono simile a quello di un'anguria spaccata a martellate, si fracassò in un'esplosione di sangue. Il possente pugno metallico di Boris aveva schiantato la testa del predone.

"Infami vigliacchi", disse con voce grave e inesorabile, "neanche in uno schifo di mondo come il nostro deve esserci spazio per insetti come voi." Derek al suo fianco non disse una parola. Si limitò a ripulirsi il volto da grumosi pezzetti di cervello, rivolgendo uno sguardo insondabile verso la splendida ragazza che giaceva in terra.
Gli schiamazzi cessarono improvvisamente. Jackall, con grande sollievo dei due, si riallacciò i pantaloni nascondendo il suo penzolante spettacolo, e fece un secco cenno con la testa.

"YAYEEE!"

Un'orda inferocita armata di mannaie in lega di titanio si scagliò contro di loro. Derek estrasse con calma la semiautomatica, per i suoi sensi sovrasviluppati quell'assalto era una farsa alla moviola. Balzò lateralmente, ed in un battere di ciglio tre predoni, senza quasi rendersene conto, stramazzarono al suolo con un buco al centro preciso della fronte. I restanti sette furono immediatamente addosso a Boris; Lui assunse una posizione d'attacco, ed uno strano meccanismo nei suoi guanti d'acciaio scattò facendo fuoriuscire tre lunghe punte metalliche dal dorso delle sue mani - chirurgia cibernetica, una delle meraviglie della nuova guerra - Con un lungo montante Boris infilzò l'addome del primo di loro, trapassandolo da parte a parte. Lo tenne sospeso, sorreggendolo con il braccio erculeo, per gettarlo l'istante dopo ai piedi dei suoi compari. Il rantolo dell'uomo sbudellato paralizzò dalla paura i sei rimasti in piedi. Il gigante li fissò duramente, e diede loro il tempo di scappare in sella ai motocicli; i due viaggiatori erano davvero troppo per loro.
Jackall non si era ancora mosso di un millimetro. Era stato abbandonato dai compagni, e se ne stava tremante al fianco della ragazza, ora sorridente nella sua riscossa.

"V-voi non capite.." disse Jackall con voce piagnucolante, "questa è una concubina del demonio, una fottuta strega.."
"Certo amico mio, certo.." rispose Derek, poi, al suono di una secca deflagrazione, l'energumeno crollò a terra senza vita. "Gorilla senza cervello.." Sussurrò il ragazzo a mezza bocca.

"Come benvenuto non c'è male," disse Boris aiutando la ragazza ad alzarsi in piedi. Lei era scoppiata in un pianto liberatorio e, mentre lacrime salate le rigavano le guance, Derek prese ad osservarla completamente inebriato. La sua pelle scura, i suoi occhi blu profondo, lo facevano pensare a notturni luoghi incontaminati, a distese talmente immense da lasciarlo senza fiato nel corpo. Le sue cosce tornite, i suoi fianchi, i suoi seni prorompenti, ad alti monti inesplorati in attesa di essere scoperti.. Avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di possederla. Qualsiasi cosa pur di assaggiare il suo sapore, e sentirla fremere al tocco delle sue dita.. Ma scosse la testa, quella ragazza aveva appena subito una tremenda violenza, neanche uno come lui poteva fregarsene.
Passarono solo pochi istanti, un gruppo di individui smagriti e vestiti di stracci uscì dalle case per avvicinarsi a loro. Avevano l'aria di non mettere niente nello stomaco da giorni, e tremavano quasi nel tentativo di raggiungerli.
"Finalmente si stanno rivelando quelle ombre sfuggenti.." Disse Boris sempre sostenendo la tremante ragazza. Derek non rispose, mentre il sole, inabissandosi con calma dietro alle dune vermiglie, stava gradualmente cedendo il posto al gelido manto della notte desertica.
"Non so come trovare le parole per ringraziarvi", disse un uomo alto e, per quanto possibile nella sua condizione, distinto in mezzo a quel drappello di moribondi. "Avete salvato mia figlia, perdonateci se non vi abbiamo accolto subito. Quando siete giunti qui a New Ninive, meno di mezzora fa, abbiamo pensato foste anche voi membri di quella banda di predoni."
"Bel gruppo di codardi," pensò Boris, "non hanno mosso un dito quando una di loro veniva torturata e violentata, non hanno prestato aiuto a due viandanti dispersi nel deserto, ed ora che hanno capito di non correre pericoli vengono a mostrarci il loro muso sorridente senza provarne vergogna.." Ma non disse niente di tutto questo. Lui e Derek stavano letteralmente morendo di sete e fame, quelle persone potevano essere la loro salvezza, e proprio non era il caso di andare troppo per il sottile. L'uomo continuò il suo discorso.
"La nostra situazione è disperata. La vita nel deserto rosso è sempre più difficile, le occasioni per nutrirsi in questa zona desolata diminuiscono ogni giorno che passa, e le nostre riserve sono ormai praticamente esaurite.."
Il resto della comunità continuava ad annuire in silenzio, per accentuare il discorso del più ridicolo dei leader, e Boris riusciva solamente a pensare che quei poveracci morti di fame avrebbero potuto dar loro ben poco di cui rifocillarsi. "Dell'acqua ce l'avranno perlomeno!" Bisbigliò all'orecchio di Derek, ma lui, completamente incantato dalla sensuale ragazza, si disinteressava completamente di tutto ciò che gli accadeva intorno.
La giovane, che fino a quel momento pareva non essersene accorta, incrociò improvvisamente il suo sguardo e, dopo aver fissato intensamente le sue sanguigne pupille, rispose all'occhiata di Derek con un dolce sorriso; sembrava avere intuito quello che gli passava per la testa, e pareva esserne lusingata. Prese a camminare verso di lui, e di riflesso l'indurito cuore del guerrigliero, quasi esplodendogli nel petto, prese a pulsare come ad un ragazzino alla prima infatuazione. "Non ti ho ancora ringraziato per avermi salvata, mio affascinante eroe," gli sussurrò all'orecchio cingendogli il braccio. Derek non riusciva a credere di essere stato tanto fortunato. Era sua, quella splendida rosa del deserto era pronta per essere colta.
Intanto il debole chiarore del sole era ormai scemato del tutto, e la notte, come un drappeggio nero, aveva coperto il deserto di un buio profondo. L'oscurità era calata, ed improvvisamente l'espressione sul volto del capo della comunità mutò radicalmente, divenendo paurosamente glaciale.

"Buio", pronunciò osservando il cielo notturno, "che parola splendida. Il suo suono dolce mi riempie il cuore di forza. C'è qualcosa di estremamente affascinante e seducente nel buio, non trovate? Non è forse quando è avvolto dalle tenebre che ognuno di noi butta finalmente giù la maschera, per svelare le sue passioni più impronunciabili? E non è il buio che, con la sua potenza, restituisce la perduta vita a noi figli della notte? L'oscurità è, per noi esiliati reietti, la speranza in quest'inferno in terra."

Boris davvero non riusciva a cogliere il significato delle strane parole appena udite, e lo fissò incredulo. Il viso dell'uomo parve irrigidirsi ulteriormente, trasfigurarsi sempre più in una maschera di odio e cattiveria. La cosa non fece particolarmente piacere al gigante mercenario.

"In ogni caso, miei graditi ospiti, dobbiamo ringraziarvi per tutto quello che avete fatto. Stanotte resterete con noi." Disse il capo quasi ringhiando.

"Ci mancherebbe, non ci dovete nulla!" Rispose Boris frettolosamente, "chiunque avrebbe agito così in una simile circostanza. Togliamo subito il disturbo!"

"Insisto, dovete assolutamente fermarvi per banchettare insieme a questa comunità, dobbiamo festeggiare."

"No grazie, non se ne parla. Abbiamo ancora molta strada da fare, e poi avete appena detto che state morendo di fame, non possiamo certo approfittare della situazione!"

"Oh, ma oggi è un giorno speciale, questa notte, grazie a voi, il cibo non mancherà."

A quel punto Boris si accorse di un rumore alle sue spalle, quasi impercettibile, che fino a quel momento non aveva notato. Aveva un che di familiare, di già sentito in passato, forse in un canile. Un suono di mandibole, e di poderose mascelle intente a strappare ed ingurgitare carne con avidità. Fece per voltarsi, ma nel mentre lo sguardo gli cadde sul vestito indossato dall'esanime Jackall. A ben vedere era una divisa militare, pur se lacera e ridotta a brandelli. Su una manica vi era cucito a mano uno stemma che riportava due parole:

Galogh-Killers.

Galogh. Aveva già sentito quel nome, anche se, lì per lì, non gli sovveniva in che luogo ne fosse venuto a conoscenza, né cosa significasse.
Terminò di girarsi, dietro di lui un gruppo di uomini, dandogli le spalle, erano rannicchiati intorno al cadavere da lui stesso sbudellato. Erano indaffarati a combinare qualcosa su di quel corpo, qualcosa che li impegnava con grande frenesia, ma Boris ancora non riusciva a distinguerlo. Finalmente uno di loro, ricurvo in modo animalesco, si voltò improvvisamente per osservarlo. Il gigante sussultò. Gli inespressivi occhi dell'uomo avevano perso le pupille, erano divenuti bianchi ed opachi, e la sua cerea pelle era grigia e rinsecchita; eppure non fu quello ciò che più sconvolse il gigantesco mercenario, ma la bocca, slargata in modo innaturale, di quell'individuo deforme: lunghi ed aguzzi denti intrisi di sangue, che avevano perso ogni fattezza di umanità, emergevano da un deforme ghigno animalesco. L'uomo bestia stringeva tra le ossute mani le budella del cadavere, ed altrettanto stavano facendo i suoi compagni, divenuti mostruosi anch'essi. Scrutando Boris con quello sguardo inesistente, l'essere subumano si mise a ringhiare come avrebbe potuto fare un cane randagio, e l'impavido mercenario, abituato a valutare ogni genere di pericolo, prese la poco coraggiosa ma senz'altro saggia decisione di scappare a gambe levate.

"Muoviti Derek!" Disse accompagnato dalle risa gutturali del capo della comunità, ma Derek era immobile, come ipnotizzato, e fissava negli occhi la ragazza, ora trasfigurata ed orripilante, che ricambiava il suo sguardo con un satanico sorriso. Spalancò le tremende fauci. "Lascia che ti ringrazi mio dolce salvatore," disse avvicinandosi a lui con una sibilante voce d'inferno. Gli occhi di Derek, quei felini occhi dalle pupille cremisi, erano paralizzati in un incanto profondo; Riusciva solo a pensare come quei lunghi denti, luminosi e taglienti, somigliassero a dei caleidoscopici, bellissimi, frammenti di uno specchio, e a come la sua immagine si ingrandisse sempre di più, riflessa in quella bellissima dentatura..
Uno strattone improvviso all'addome lo lasciò senza fiato. Boris lo aveva sottratto per un soffio dalle braccia della mantide caricandoselo brutalmente in spalla. Derek si riprese improvvisamente dall'incanto e, mentre Boris correva a perdifiato trasportando il suo peso, vide esseri mostruosi arrampicarsi appiattiti sulle pareti, come gigantesche lucertole, capeggiati nella caccia all'uomo dalla deforme fanciulla che solo fino a pochi istanti prima aveva desiderato carnalmente.

"Huff.. Di tutte quelle che ti sei fatto questa sarebbe stata sicuramente la peggiore, se non teniamo conto della cyberpotenziata che hai incontrato a Bherefast ovviamente.."

"Tieniti il fiato per correre imbecille!"

Boris corse come un pazzo, cercando di far perdere le sue tracce nei vicoli intricati di quella città maledetta. Il peso di Derek non rallentava la sua forza erculea e dopo qualche scarto laterale riuscì a scaraventarsi in una rientranza nel terreno, una crepa che apriva un passaggio per un sottoscala. Appena in tempo, pochi secondi dopo tre uomini bestia strisciarono proprio sopra le loro teste. Fortunatamente l'orribile pasto aveva trattenuto a sufficienza quegli esseri affamati di carne umana.
Con estrema circospezione salirono le scale e si asserragliarono in un appartamento del quinto piano. Grandi finestre che davano sulla strada permettevano ai mercenari di controllare la situazione dall'alto, e finalmente i due poterono fermarsi per prendere un po' di respiro.

"Ora ricordo.." Disse Boris dopo qualche minuto. "Ne avevo sentito parlare anni fa.. Pensavo si trattasse soltanto di una leggenda."

"Sai che diavolo sono quelle cose? Spiegati meglio, perché io non ci sto capendo niente."

"Abbiamo fatto fuori quelli sbagliati, quei predoni erano lì per fare piazza pulita di questi mostri, di cui narrano i viaggiatori nei villaggi ai margini del deserto rosso, i Galogh, e noi abbiamo fatto la festa a loro!"

"Galogh? Fino ad un attimo fa vedevo solo un mucchio di straccioni morti di fame ed una ragazza talmente sensuale da far girare la testa!"

"Si dice che quelle creature siano comparse nei luoghi maggiormente devastati dalle radiazioni della grande guerra nucleare, Derek, e che abbiano sviluppato poteri nascosti. Dei mutanti, un tempo umani, sopravvissuti in luoghi impossibili modificando il loro codice genetico; esseri che acquistano forza dalle irradiazioni lunari, divenendo mostruosi figli della notte, insaziabili cannibali predatori. Di giorno sono innocui come agnellini ma con il buio.. Beh con il buio si dice siano imbattibili, e che non ci sia arma che li possa fermare."

"Una notizia migliore dell'altra oggi.. "

Il fragore di vetri infranti proveniente dalla strada interruppe l'ironia di Derek. Nessuno dei due aveva voglia di sporgersi ma, con estrema cautela, sbirciarono dalla finestra senza farsi notare. Videro una bolgia mostruosa e bestiale intenta a cercarli in ogni angolo dell'isolato, un formicaio di uomini deformi che, emettendo grugniti e striduli distorti, entravano negli appartamenti per scovarli, con l'unico scopo di nutrirsi di loro. Strisciavano sui muri e non tralasciavano nemmeno le finestre, tuttavia si stavano limitando a scandagliare i piani inferiori, ed erano quindi ancora piuttosto lontani.

"Non ci resta che tirare mattina nascosti qui dentro Derek, sono solo degli animali senza logica, non dobbiamo fare altro che rimanere vigili," disse il gigante mercenario cercando di convincere sé stesso. Il sesto senso del ragazzo gli impedì di rispondere.

I minuti passavano lenti, e più ne trascorrevano più l'aspetto dei Galogh diveniva oltremodo mostruoso. Orrendi tentacoli erano andati ad aggiungersi ai loro arti allungati, mentre strani peduncoli erano loro cresciuti sulla grigia e cerea cute, ricoprendo quei malformati corpi. Tutto ciò che di umano esisteva laggiù era scomparso insieme alla luce del sole.
Inizialmente non parevano differenti da un branco di bestie selvagge a caccia della preda, è vero, ma ben presto i due mercenari si resero conto che un piano ben preciso guidava la loro ricerca. Alcuni Galogh, guardiani, erano posizionati in modo da impedire la fuga da qualunque via d'uscita, mentre altri, addetti alla battuta, a partire dai piani inferiori si occupavano di scandagliare minuziosamente palazzo per palazzo, senza lasciare nulla al caso.
Il frastuono che emettevano, sempre più vicino al loro rifugio, fece completamente passare la voglia di scherzare a Boris e Derek. Non erano altro che topi ora, topi in trappola.

"Non riusciremo mai ad aspettare che faccia giorno Boris! Al massimo tra un'ora quei mostri saranno qui, dobbiamo fare qualcosa!"

"Ma cosa.. cosa possiamo fare Derek? Apri gli occhi, vedi quanti sono? Hanno coperto tutto l'isolato, al minimo movimento li avremmo immediatamente addosso!"

"Ma se restiamo sarà lo stesso, bestione, non lo capisci?"

Una grave pesantezza calò nell'atmosfera della stanza, qualsiasi scelta da intraprendere pareva completamente inutile in quel momento. Entrambe i guerriglieri smisero di parlare, lasciando riempire l'aria soltanto degli schiamazzi e dei gorgoglii della frenetica orda demoniaca. Per quanto abituati al rischio, e per quanto si fossero trovati spesso in pericolo di vita, era la prima volta che Boris e Derek si sentivano veramente senza speranza.
Continuarono a mantenere tale silenzio per circa una ventina di minuti e, come dei condannati in attesa dell'esecuzione, si immersero nei propri pensieri, rivangando tutto ciò che fino ad allora avevano vissuto. Quante ne avevano passate prima di giungere nel mortale deserto rosso - al punto da divenire per loro una tomba - ne avevano viste tante davvero, e nessuna di quelle vicende aveva un lieto fine, ciascuna di esse era una storia impregnata di sangue. Si erano conosciuti solamente tre anni prima, e presto capirono d'essere fatti l'uno per l'altro. Già allora erano degli assassini di veterana esperienza, ma cosa ne sarebbe stato di loro se il mondo non fosse sprofondato, per miserabile mano umana, nell'inferno che ormai da trent'anni li circondava? Sarebbero comunque divenuti degli spietati mercenari, oppure la loro esistenza sarebbe stata radicalmente diversa? Se la famiglia di Boris non fosse stata sterminata, risvegliando il suo odio, e se Derek non fosse cresciuto in un ambiente saturo di violenza, cosa mai sarebbe successo? Di fronte alla morte, entrambe gli uomini si chiesero se quello fino ad allora vissuto fosse davvero il destino già scritto per loro. Se la cattiveria è il mondo che ti circonda a tirartela fuori, oppure se è tatuata in rosso nel tuo DNA, destinata ad esplodere come una bomba ad orologeria.

"Braham.. si chiamava Braham."

"...Di cosa stai parlando Derek?"

"Braham. Era un teppistello, razza mista. Aveva soltanto quindici anni, ed io del resto poco più di nove. Mi perseguitava. Ogni volta che riuscivo a guadagnare qualcosa, o che in qualche modo recuperavo del cibo, veniva lì dove si rifugiavano gli orfani senza casa della città, dove vivevo anch'io, e mi spaccava la faccia. Mi fregava tutto quello che mettevo da parte e, immagino tu lo possa capire, non c'era da scherzare, era questione di vivere o morire di fame."

Boris osservava con attenzione il suo compagno.

"Un giorno.. credo fosse strafatto di krosnol, un acido che girava nella comunità, ti staccava la testa dal corpo e ti eccitava tanto da farti credere di poterti lanciare da solo contro una banda di cyberpotenziati.. Un giorno si accanì più del solito. Era iperteso, sragionava. Io non avevo niente da dargli ma lui gridava come un pazzo, schiumando e sbavando, e non si fermava, non si fermava! Ero convinto che mi avrebbe ammazzato.. ho raccolto da terra un sasso acuminato e, mentre lui sferrava colpi alla cieca, gliel'ho conficcato in gola con tutta la forza che avevo in corpo."

"...E' stato il primo?"

"...Sì. Da allora tutto ha preso una chiara direzione."

Boris annuì con un cenno, come se avesse capito le emozioni del compagno. Ma ora era il suo turno, si schiarì raucamente la gola e, dopo essersi passato una mano sulla testa lucida, cominciò la sua confessione.

"Sai Derek, a volte mi sento davvero stanco. Stufo e stanco di tutto questo..."

Tuttavia il suo discorso si interruppe sul nascere. Derek aveva cambiato espressione.

"Hai sentito qualcosa?" Bisbigliò il gigante con un filo di voce.

"Forse Boris, forse. Quei figli di puttana sono dannatamente vicini.." Disse Derek in modo a malapena udibile, avvicinandosi alla serratura della porta d'ingresso. Diede una sbirciata attraverso il buco con i suoi occhi cremisi. Vide dall'altra parte qualcosa di lucido, attaccato alla serratura. Era l'iride di un serpente. Con un verso gutturale che probabilmente corrispondeva ad una risata, il mostruoso Galogh che li stava spiando si allontanò leggermente, rivelando a Derek il resto del suo orripilante viso, e cominciò a sferrare con i suoi poderosi tentacoli colpi di grande potenza alla porta sbarrata.

SBRANG! SBRANG!

Derek balzò indietro. "Sono qui! Quei bastardi sono qui!" Gridò spalleggiandosi al suo compagno di sventura. Al terzo impatto la porta si sfracellò, andando in mille pezzi, ed un'orda sbraitante di esseri raccapriccianti si proiettò nella stanza. I due compagni vennero travolti da una massa confusionaria di corpi, arti deformi e viscidi tentacoli. "Vediamo se è vero o no che i proiettili vi fanno ridere, mostri maledetti!" Gridò Derek tentando uno scatto laterale ma, con una velocità inaspettata, venne immobilizzato prima di poter aggiustare la mira. Nella baraonda lanciò uno speranzoso sguardo verso Boris: era riuscito a scaraventarne uno contro la parete, ma in un battito di ciglia altri tre Galogh gli erano piombati addosso. Pochi, terribili attimi di inutile lotta. Furono trascinati via.
Il cielo era più buio e privo di stelle che mai, ed il freddo notturno del deserto rosso pareva richiamare il gelo che albergava nei loro cuori. Nel tragitto verso il centro della città furono accompagnati da schiamazzi e grida stridenti, festosi quanto incomprensibili gorgoglii, e vischiose e bavose lingue che passavano lungo i loro corpi, e sui loro disgustati volti, per pregustarsi quello che di lì a poco si sarebbe trasformato in un succulento banchetto. Proprio nel mezzo c'era lei, la ragazza che avevano salvato. Più degli altri toccava e leccava con insistenza il viso e le labbra di Derek, quasi volesse concedergli il bacio che non erano riusciti a scambiarsi prima. I due si lasciarono trasportare come fantocci senza vita, strapazzati a destra e sinistra fino alla piazza centrale: il terrore, la disperazione e l'incredulità erano tali da aver azzerato in loro ogni tipo di forza. Si guardarono negli occhi con aria assente, avevano rinunciato a lottare.
La spaventosa orda giunse infine allo spiazzo; proprio al centro dello slargo era stato posizionato una sorta di altare di legno intarsiato, evidente riproduzione delle arcaiche are pagane un tempo atte ai sacrifici di sangue. Sulla superficie levigata vi erano rappresentate immagini tribali e vi penzolavano dei robusti legacci di cuoio. In pochi attimi i due vennero scaraventati sull'altare e, mentre altri li immobilizzavano, quattro Galogh si occuparono di assicurarli saldamente ai cordoni per polsi e caviglie. Improvvisamente, dopo un attimo di inaspettato silenzio, gli animaleschi schiamazzi si trasformarono in un unico coro: un'ossessionante ed ipnotica litania rituale. Ormai era chiaro, i due mercenari erano stati scelti come vittime sacrificali da offrire alla loro unica divinità, il buio. Di lì a poco sarebbero probabilmente stati sbranati e sbudellati, magari ancora in stato di coscienza, come si potrebbe fare con degli innocenti agnelli pasquali.

"E'.. E' la fine Boris, siamo arrivati alla fine", disse Derek in stato confusionale, quasi catatonico.

"Abbi forza ragazzo", rispose il gigante con una rassegnata calma che nemmeno lui si sarebbe mai aspettato, tirando fuori quel che di paterno era rimasto in lui, "non durerà per molto tutto questo.. non durerà per molto."

La cantilena arrivò al suo termine, e gli schiamazzi ricominciarono a torturar loro le orecchie ancora più assordanti di prima.
Un essere mostruoso, i quali arti erano divenuti smisurati ed al quale era cresciuta una gigantesca gobba che lo rendeva se possibile ancor più deforme, si avvicinò inesorabilmente verso i due. A stento riconobbero quel viso ormai completamente sfigurato, era il capo della comunità, ed impresso sulle fauci portava quello che, con una certa fantasia, poteva essere interpretato come un ghigno di soddisfazione. Spettava a lui dare inizio al sacrificio.
Chiusero gli occhi, in attesa che si compisse l'inevitabile sorte, preparati a sopportare un dolore lancinante.
Eppure, trascorsi alcuni interminabili secondi, ancora non erano stati sfiorati. Le grida stridenti dei mutanti non erano cessate, anzi parevano essere aumentate ancora, apparentemente sempre più colme di eccitazione, eppure il ributtante capo della comunità non si decideva a dare inizio alla loro straziante sevizia. Improvvisamente Derek si accorse che il suo corpo, la sua pelle, stava cominciando a bruciare gradualmente, in modo sempre più ustionante ma sopportabile, e si rese conto di come le urla dei mostri aumentassero insieme con l'aumento di quel calore. Aprì gli occhi di colpo.
L'infernale cittadina, con enorme stupore dei due, era adesso illuminata a giorno. La notte era scomparsa improvvisamente, ma proiettata sul terreno e sulle mura dei palazzi non vi era la semplice luce solare, bensì un incredibile caleidoscopio di colori, brillanti e cangianti. Intorno a loro i Galogh correvano alla rinfusa cercando rifugio come potevano, strillando in modo ossessivo come se stessero provando un dolore insopportabile. Alzarono lo sguardo. Sopra le loro teste uno spettacolo mai visto si stava consumando nel cielo, uno spettacolo talmente affascinante da far loro dimenticare, anche se solo per un secondo, in quale terribile situazione si trovassero. Era come se decine e decine di immense aurore boreali, ma ben più luminose e colorate, avessero preso il posto del nero manto notturno. Una miriade di fluttuanti linee cromate si alternavano nella colorazione ricoprendo anche il più lontano punto dell'orizzonte, e le rosse dune del deserto parevano ora essere composte da polvere d'arcobaleno.

"Ma certo!" Disse Derek quasi ridendo per la gioia. "Questo è il fenomeno che era stato preannunciato da Karl Polka alla radio! Lo avevo completamente dimenticato, ed è.. bellissimo. La cosa più bella che occhio umano abbia mai potuto vedere!"

"Coraggio liberiamoci da questi legacci!" Disse Boris riprendendosi, dopo qualche istante, da quella sorta di adorazione. Con tutta la sua erculea forza prese a tirare le corde con l'intento di strapparle. Dopo qualche minuto (e non poca fatica) riuscì finalmente ad allentare un nodo e liberare un braccio, il resto fu semplice.
I membri della comunità si erano ormai quasi tutti segregati dentro i palazzi e nelle zone più oscurate, ed i due viandanti, anche se estremamente deboli ad affaticati, cominciarono a correre a perdifiato per fuggire da New Ninive.
La corsa fu caotica e sgraziata. Le loro condizioni fisiche erano precarie ed il fenomeno meteorologico bruciava la loro pelle, tuttavia quel dolore era divenuto per loro la salvezza, e ringraziavano il destino con tutto il cuore per avergli permesso di poterlo provare. La corsa nel deserto pareva un tuffo in un mondo incantato. La soffice sabbia un morbido mare colorato in cui addentrarsi come in un sogno, che andava a confondersi all'orizzonte con un cielo altrettanto sgargiante, cangiante e luminoso. Paura, desiderio di sopravvivenza e meraviglia si mescolavano nei loro cuori, scanditi dal pulsare dei loro battiti cardiaci ed offuscati dal fiatone che riempiva i loro polmoni. Non si fermarono fino a che non crollarono a terra esausti, e fino a che la città maledetta non scomparve completamente dalla loro vista dietro ad immense dune d'arcobaleno.

"Non.. non è ironico?", disse Derek dopo qualche minuto, appena riuscì a riprendere fiato.

"Che cosa intendi?"

"E' ironico Boris, che proprio questo fenomeno così nocivo e deleterio per il mondo, causato dalla radioattività e dalla follia umana, ci abbia salvato da morte certa."

"Già," rispose il gigante, "le conseguenze alle azioni dell'uomo sono imprevedibili. La vita, la morte, e tutto quello che ci gira intorno, sono un fottutissimo mistero. Per nostra dannatissima fortuna ragazzo mio!"

"Ah ah! Vecchio scimmione!" Si fece scappare Derek in una risata di gioia. Erano ancora vivi. Due assassini, due mercenari senza scrupoli. Erano ancora vivi mentre in quel momento chissà quanta gente innocente e ben più meritevole di loro ci stava rimettendo la pelle. La vita, la morte, il destino. Aveva ragione Boris, erano davvero un mistero inesplicabile, e per niente meritocratico. Ridevano, certo, ed erano felici di poter ancora respirare l'aria malata e radioattiva del pianeta terra, ma provavano dentro sé stessi una profonda vergogna. La vergogna di essere vivi.

Ripresero a camminare, più strada avrebbero messo tra loro e New Ninive più al sicuro si sarebbero sentiti. Dopo qualche chilometro si decisero a bivaccare, la loro cute bruciava ormai al limite della sopportazione e dovevano costruirsi in fretta un riparo. Dagli zaini che ancora portavano addosso estrassero il necessario per imbastire la tenda protettiva.
Erano sopravvissuti a quella situazione disperata, l'avevano scampata, ma non era finita e lo sapevano bene. Al termine della cosmica proiezione radioattiva avrebbero ripreso il cammino per attraversare il deserto rosso. Erano stanchi ed affamati, arsi dalla sete e ne avrebbero avuto per qualche giorno ancora. Non sapevano se sarebbero mai riusciti a superare quell'ardua prova finale, ma una cosa era certa: se ce l'avessero fatta ad andarsene da quel posto tremendo, se avessero raggiunto la grande città che ne stava all'estremo, il resto della loro vita sarebbe stato diverso. Non un'esistenza sarebbe più stata spezzata dalle loro mani per un futile guadagno. Perché loro, in quel paese infestato dai demoni, erano morti. Morti e rinati come nuovo essere. Pronti ad affrontare insieme gli spasmi disperati di un pianeta ormai agonizzante... ma ancora non completamente perduto. Perché nulla - adesso lo sapevano - è davvero irreversibile fino all'ultimo atto, e si è sempre in tempo - non c'è limite in questo - per potere disgregarsi e rinascere nel nuovo.
Il vento fischiava, e il deserto rosso, sotto un bellissimo caleidoscopio di colori, sputava ancora sabbia vermiglia sui loro volti.
Il viaggio continuava..



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