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lavoro pubblicato domenica 23 novembre 2014
ultima lettura venerdì 29 novembre 2019

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Racconti di Chittà(gong) in Chittà(gong) - I Atto

di Gera. Letto 691 volte. Dallo scaffale Generico

Primo Capitolo : Madrid Non mi alzavo mai prima di mezzogiorno, un po’ per la non voglia un po’ per voglia di stare comodo e coccolato...

Primo Capitolo : Madrid

Non mi alzavo mai prima di mezzogiorno, un po’ per la non voglia un po’ per voglia di stare comodo e coccolato dalle lenzuola bianche e morbide. Ci sono alcune volte in cui preghi qualcuno affinché ti faccia alzare il più in fretta possibile, ci sono altre invece che nemmeno una sequenza stile Apocalypse Now ti farebbe alzare.

Io preferisco non alzarmi, (sono sempre un po’ stordito dalla sera prima, la “Sfattosi” che non è altro che il post sbornia tremendo), forse dovuto dalle innumerevoli birre ingurgitate frettolosamente la sera prima. Un pub aperto, birra e qualche ragazza con cui parlare e il mix letale è fatto.

Avevo ancora voglia di vivere qualche mattina, l’aria pulita, lo smog ancora inesistente e quelle persone che vedi tutte indaffarate ad andare a lavorare o farsi i cazzi propri. Invece no, svegliarsi e non sapere ancora che cazzo fare di quella giornata ancora da vivere, questo è il mio dilemma, lo sommerei anche alle ripetute erezioni mattutine che non ti danno tregua.

Avevo finito da poco il mio girovagare per l’Europa, ma non per lavorare, solo per andare a trovare qualcuno in ERASMUS,… Madrid, Londra, Stoccolma,Monaco, Bilbao, Copenaghen, Dublino,Berlino Praga (in quest’ultima gli ERASMUS non sono fatti per studiare ma forse per far parte a qualche provino di Rocco Siffredi). Avevo comprato qualche anno prima che intraprendessi questo tipo di girovagare un furgoncino Westfalia anno 1988 usato ma tenuto bene come diceva una vecchia canzone, lo sistemai alla meno peggio e mi misi in viaggio più contento che mai. On the road come direbbero gli americani, ma io che sono più livornese di un americano dico “on de’( cadenza tipica livornese) rodde”.

Avevo un amico a Madrid, un certo Paolone, che fin dai tempi della scuola aveva istaurato con me una forte amicizia, lui era “ganzo”, simpatico, ci piaceva suonare insieme il Blues. Lo avevo contattato più volte nell’arco di questi anni, e alla fine mi convinse a raggiungerlo, e così feci.

La strada scorreva veloce e agile sotto le ruote del furgoncino, il kilometri sembravano comunque non finire. Impostai il mio navigatore su Madrid, 1633 km (conoscendovi andrete sicuramente a vedere se sono esatti). Non mi spaventavano, avrei fatto di tutto per arrivare a destinazione e così feci. Mi accorsi solo dopo un po’ che quel mezzo era fatto per le grandi distanze, le menti automobilistiche tedesche avevano fatto bene i loro calcoli, quel furgone di origine tedesca non avrebbe mai mollato. Solo alcune salite e strade impervie fecero crollare per un attimo il cuore pulsante di quel mezzo ma niente di più, riuscì a portarmi a destinazione. Direi che se dobbiamo mettere il tutto sul piano percentuale il viaggio si concluse in modo ottimale grazie a questo simpatico calcolo: 75% percento lui (il Furgoncino) 15% io e 10% la birra (una bevanda che macina kilometri), potrebbe essere una nuova pubblicità per qualche marchio di birra.

Aveva un piccolo appartamento in un quartiere tranquillo, era abitato in gran parte da tifosi del Real Madrid, innumerevoli bandiere svolazzavano attaccate a quei piccoli balconi malconci. Arrivai intorno alle 18 del pomeriggio, un po’ stanco ma ancora sveglio e dinamico per affrontare un enorme chiacchierata che ci avrebbe portato a raccontare circa dieci anni delle nostre vite in sole 4 ore di chiacchiere.

Divideva il suo piccolo appartamento con una ragazza di origine svedese, una certa Hilda (il nome l’ho scelto, dato che non avevo la più pallida idea, digitando su Google: “ Nome svedese femminile”) di 29 anni, scappata da Stoccolma e trapiantata da anni a Madrid per inseguire il sogno di modella (credo che questo sogno sia rimasto tale), faceva la cameriera in un locale nel centro di Madrid, lo stipendio le serviva solo per pagare l’affitto e qualche extra. Parlammo un po’ del + e del -, la trovai subito alla mano e molto cordiale, forse aiutati anche da sostanze ancora non legali. Scoprii che oltre a fare la cameriera , teneva delle lezioni di lingua svedese ad un gruppo di manager spagnoli in procinto di lavorare in Svezia per qualche anno. Roba incredibile, mi dissi, uno spagnolo che tenta di imparare una lingua che discende dall’antico nordico, la lingua comune dei germani che vivevano in Scandinavia durante l’Era vichinga? Mah!!. Il mio cervello stava facendo tutto quello che non doveva fare, la situazione era dovuta alle sostanze non legali sopra citate, si poneva di questi quesiti e non avevo ancora tolto gli occhi da quello splendido viso nordico di Hilda ( non è assolutamente vero mi ero fissato vergognosamente sulle sue tette veramente enormi stile Milf Tedesca di quarant’anni che all’Oktoberfest porta dalle cinque alle sei pinte di birra con due mani e due tette). Nell’indecisione decisi di dare una stemperata al mio corpo facendo una ricca doccia e con l’intento che dopo, avremmo passato una bellissima serata noi tre nella movida madrilena.

Accompagnati dal tipico detto madrileno : “ Madrid nunca duerme” (Madrid non dorme mai) partimmo belli “abbenzinati” (parola raccolta dal tipico detto labronico) per le vie di Madrid, dopo circa due ore non ci riuscimmo più a distinguere, l’alcol stava facendo il suo stupido lavoro, la mente si annebbiava le parole non si distinguevano più, ma l’unica cosa che ancora potevo distinguere era lei che per tutta la sera era stata con me quasi fosse la mia ragazza, Hilda era il suo nome. Decisi a quel punto che me la sarei giocata in tutto e per tutto, ero in gioco e il mio HOME RUN stava per concretizzarsi. La invitai a bere qualcosa, come se non l’avessimo ancora fatto, e lei dopo il primo sorso di birra mi disse in Spagnolese (mix linguistico tra Spagnolo e Svedese) : “ Andiamo a casa, ho voglia di stare da sola con te” , credo volesse dire questo. Scappammo immediatamente dal locale, Paolone era rimasto a chiacchierare con degli amici, riuscì a dirgli in fretta e furia :” Ci vediamo a casa, vieni più tardi possibile …..” fece un cenno come per dire, hai la mia benedizione. Corremmo veloci nella trafficata Madrid, io non sapevo neanche dove andare, ma lei dopo anni passati in quella tentacolare città sapeva benissimo dove portarmi.

In un lampo ci trovammo sotto casa, si avvicinò, mi sfiorò le labbra e con la chiave aprì la porta, ancora corremmo verso la camera, lei si spogliò in un millisecondo toccò il letto e mi tese la mano come a dire; vieni nel mio regno ancora da scoprire.

Ora voi vi domanderete che cosa avessimo combinato quella sera, siccome la storia la sto narrando io, sta a voi crederci o no a quello che scriverò.

Passammo una notte di fuoco e fiamme, letto che si impennava stile l’esorcista, la temperatura scese di colpo e ad un tratto entrò anche padre Damien Karras che chiedeva chi fosse da esorcizzare. Tutte stronzate, non avvenne un bel cavolo di niente, lei appena mi tese la mano si addormentò come se avesse preso tre litri di camomilla ed io, che avevo quell’erezione mattutina che non ti danno tregua, ritornai nella mia stanza a dormire.

La mattina, mi lasciò una lettera, con scritto che le dispiaceva di tutto quello che era successo, aveva fatto i bagagli e sarebbe ritornata a Stoccolma, avevo capito. Anche io feci le mie valige, raccolsi le ultime cose, salutai e ringraziai il mio amico Paolone e saltai al volante del mio furgone che mi avrebbe portato chissà in quale altra città dell’ Europa.



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