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lavoro pubblicato mercoledì 12 novembre 2014
ultima lettura domenica 27 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il guerriero e la valchiria

di Ifrusa. Letto 481 volte. Dallo scaffale Fantasia

Esiste un confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in guerra. Quel che non è giusto è che io debba morire qui in questo bagno di sangue e cadaveri. È strano come da morti siamo tutti uguali. E ...

Esiste un confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in guerra. Quel che non è giusto è che io debba morire qui in questo bagno di sangue e cadaveri. È strano come da morti siamo tutti uguali. E sono state le differenze a far iniziare questa guerra. Le terre del nord sono un inferno di ghiaccio, e solo i più forti possono sopravivere. E solo i più forti possono dominare. E la guerra tra la mia tribù, i Tovlink, e la tribù dei Visloorst, scaturì perché entrambe reclamavano il potere sulle terre di Windlir.

Sento ancora la mia spada gravare con suo peso sulla mano. Sento che la morte sta arrivando. Adesso solo capisco che sto morendo per nulla. Gli ideali, le false sicurezze che mi avevano guidato nell'uccidere, in realtà non avevano significato in questa terra.

Intorno a me risuonano ancora le grida, i tamburi, i rumori metallici della battaglia. Chissà quanti miei amici dovranno ancora subire questa morte inutile, e quanti penseranno di uscire vittoriosi da questa battaglia. E chissà se i veri fortunati siano i vivi o i morti. I vivi vivranno la falsa felicità del mondo falso che noi stessi uomini abbiamo costruito intorno a noi. Anche questa battaglia e un falso, creato da chissà quale stolta divinità per il suo solo divertimento. D'altro canto, anche morendo sapendo quale e la verità, il dolore di aver vissuto e stroncato vite inutili e vuote non è da meno, fa più male della ferita stessa che mi attraversa il petto.

Ma cosa è quella figura che vedo scendere dal cielo? E non è l'unica. Scendono dal cielo. Sono nere figure alate. Scendono su di noi. Su noi che stiamo morendo.

Più si avvicinano, più noto che sono figure femminili. Sono bellissime figure femminili. Scendono su noi guerrieri a terre, ma chi ancora lotta sembra non possano vederle. Eppure scendono in mezzo alla battaglia. Vedere ciò mi rasserena. La vita sta finendo, e io tra poco avrò il soglie o che tanto aspetto.

La figura mi parla:"hai forse qualche rimpianto per la tua vita che sta terminando?". Questa domanda mi rende irrequieto. Un rimpianto ce l'ho. Aver vissuto sempre nella menzogna la mia vita, e per questa menzogna aver ucciso. Io non merito il sollievo. Non finché questo sterminio va avanti. Un inutile spreco della vita per un idea finta di controllo. Ora capisco che questa creatura ha più potere di quanto anche il più grande degli uomini potrà mai averne!

Quindi non è morendo che che io troverò sollievo forse, finché non avrò almeno tentato di fermare questa follia. Devo almeno provarci.

Prego la creatura alata di darmi ancora qualche istante di vita, le urlo contro la mia frustrazione, che non posso permettermi di morire. La figura mi squadra, nei suoi occhi vedo la sofferenza di migliaia di anime. "Se ti darò questa possibilità, dovrai riuscire, altrimenti tutta la tua prole sarà maledetta!". Le sue parole non mi spaventarono. Nessuna maledizione poteva essere peggio di questo. E io ci sarei riuscito.


Sotto il vecchio castello c'erano almeno tre testate atomiche utilizzate in una vecchia guerra. Un antico trattato ne vietava l'uso. Ma io non vogli sterminare un popolo a favore di un'altro. Io voglio porre fine a questa falsità estirpando il problema alla sua origine. Estirpando l'umanità intera.

Mi alzai con le poche forze che mi rimanevano. Iniziai a correre tagliando la testa di chi mi si parava davanti, senza guardare se mi era compagno o meno. Io ormai avevo un'unica compagna. La morte.

Per ogni guerriero che uccidevo, una delle creature alate portava con se un'anima. Ognuno di noi doveva presentarsi al loro giudizio, e se loro non lo ritenevano in qualche modo adatto a non so nemmeno io cosa, loro mangiavano la loro anima.

Ecco, sto perdendo la concezione del tempo, non so se quello che sto vivendo sia passato o presente. Vivo tutto rallentato, il mio unico scopo è raggiungere il castello.

Eccole. Devo arrivare alle segrete.

Ora devo solo trovare un pulsante. Lo premo.

Ecco solo un gran boato.


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