ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 6 novembre 2014
ultima lettura martedì 4 agosto 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'aquila e il falco

di elisabettacentaura. Letto 703 volte. Dallo scaffale Amore

Vi era, ai tempi di Giustiniano I, un porto molto famoso in Calabria che fungeva da primo collegamento tra la città di Costantinopoli e l'Itali...

Vi era, ai tempi di Giustiniano I, un porto molto famoso in Calabria che fungeva da primo collegamento tra la città di Costantinopoli e l'Italia.

Grazie ad esso era molto conosciuta la città di Reggio Calabria, una città che accoglieva scambi mercantili di ogni genere tra le due zone.

Correva l'anno 536 quando Belisario entrò a Reggio Calabria per liberare la città dai bizantini, popolo che si insediò facilmente nella città visto che era sprovvista di una fortezza.

Belisario era strettamente deciso a liberare Reggio Calabria tanto che decise di costruire un castello che fosse in grado di proteggerla.

Il generale ordinò dunque il restauro delle cinta murarie, riprese la parte inferiore delle mura appoggiate al porto, e la collina del castello divenne alla fine il bastione angolare della cinta muraria rivolto verso la montagna.

Una vita così soave, così lieta si svolgeva all'interno delle mura del castello, una vita che non necessitava d'altro che di quei beni primari che la società all'interno del castello non producesse.

In quella piccola società di circa 1000-1500 abitati, non mancava nulla, c'era di tutto, dal medico al fruttivendolo, dal macellaio al calzolaio all'erboristeria; un vero paese ricco di tutto, chiuso all'interno delle mura di un castello.

Un'intera comunità viveva all'insegna della pace e della collaborazione all'interno del castello, una comunità governata da una famiglia detta dei “BURINI”, termine romanesco che per quanto si possa riferire ad una famiglia, a quell'epoca, ricca e benestante e altrettanto ben voluta dal popolo, non godeva di origini altrettanto regie.

Il re del castello, Raul Malandra “il Burino”, discendeva da una famiglia di massari, gente che si arricchi' vendendo bestiame solo Dio sa a che gente.

Ma il re Raul non ebbe mai a che fare con certa gente, anche per questo potè crearsi tranquillamente una posizione che gli ha comunque permesso di assediare un castello, un castello che forse gli costerà parecchio.

Re Raul Malandra aveva una famiglia non molto numerosa; nella sua lussuosa villa all'interno del castello, vivevano infatti con lui: la moglie Giuditta; le due figlie, Caterina e Carmela; e il suo unico erede maschio Matheus, nato per ultimo e che dava così tante gioie e soddisfazioni al Re e alla Regina che a momenti pare che scordavano l'esistenza delle due sciagurate di Caterina e Carmela.

“Padre, oggi è un ottima giornata di sole per portare la mia aquila fuori dal castello!” arrivò esclamando Matheus davanti al padre e alla madre che discutevano silenziosamente.

“Figliolo -disse Re Raul- siedi con noi, vorrei che anche tu sapessi di cosa discutiamo”.

Matheus era un ragazzo che, nonostante i suoi ottimi risultati in tutto, era affetto, per così dire, da un carattere forte e combattivo; sin da bambino mostrò una certa propensione verso l'indipendenza, propensione che, però, non aveva mai fatto pesare alla famiglia, al contrario di come invece sembrava essere per le due zitelle acide delle sorelle maggiori.

Caterina e Carmela, due invidiose, acide e perverse; nel momento in cui pareva che volessero dare tanto affetto alle amicizie dei loro familiari, stava a significare che sotto stavano tramando dell'altro, dell'altro che potesse rendere dell'utile solo ad entrambe e a nessun altro.

Caterina era quella che si suol definire “bella in viso e brutta nell'animo”; Carmela poveretta invece era un po' più goffa, un viso più tondo e un fisico meno atletico.

Caterina, lunghi capelli castani raccolti in una sola treccia, occhi di un blu profondo che anche l'oceano ne avrebbe invidiato le profondità, pelle chiarissima e candida come la neve, fisico gracile e mani di fata, una bellezza che si imbruttiva nel suo carattere torrido come la melma e velenoso più del morso di un Elapide.

Carmela, bassina occhioni marroni come la nonna Carmela, capelli tipo cespuglio di spine raccolte a mazzo con una pinza, un viso tondeggiante, fisico non troppo snello.

Come carattere si può dire che messa a confronto con Caterina, era una ragazza che solo dopo avere compiuto un male si rendeva conto di avere sbagliato, ma dal chiedere scusa e dal pentimento, sia Caterina che Carmela erano entrambe molto lontane.

Matheus, l'unico figlio maschio di Re Raul e della Regina Giuditta venuto al mondo 24 anni addietro, era venuto bene a tutto tondo, venuto bene sotto l'aspetto fisico e sotto l'aspetto morale e comportamentale.

Matheus amava l'avventura, la natura e la famiglia; come passione più grande i rapaci, non per altro il padre gli comprò un'aquila alla sua maggiore età.

Egli portava spesso fuori dal castello la sua aquila, che chiamò Aquilat, perché questa potesse volare in un cielo che non vedeva tutti i giorni.

L'aveva così ammaestrata che non volava mai fuori dalle mura del castello, non aveva mai attaccato nessuno che non fosse un animale, a parte la sorella Caterina, che nonostante le sembianze umane, era cattiva come un serpente.

Matheus, sembianze divine, capelli così morbidi e profumati, di un giallo oro come le spighe che il nonno gli faceva carezzare poco prima del raccolto; un viso ornato da occhi neri come l'aquila che portava sul suo avambraccio, un corpo scolpito come il David e una pelle chiara e candida, forse l'unica cosa che lo accomunava con Caterina a parte avere gli stessi genitori.

Un ragazzo che molte donne, ricche o povere che esse fossero e qualsiasi età avessero desideravano avere, alcune puntavano solo alle sue ricchezze, altre invece era ammaliate anche di quell'aspetto stupendo che Matheus possedeva.

“Ditemi Padre -disse Matheus chinandosi difronte ai genitori seduti davanti al camino acceso- spero che la discussione vostra non sia di grave argomentazione, ma ditemi pure”.

Nel frattempo la madre gli faceva cenno di sedersi accanto a loro difronte a quel camino che molto spesso vedeva conversare i due coniugi regali.

Solo quel camino sapeva quante volte le figlie del re si fossero cacciate nei guai.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: