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lavoro pubblicato mercoledì 5 novembre 2014
ultima lettura venerdì 6 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HALLOWEEN - parte 3

di IreneSar. Letto 677 volte. Dallo scaffale Fantasia

Continua il "ciclo di Halloween". I misteri saranno presto svelati ... e altri se ne aggiungeranno ancora prima.....

Per chi volesse leggere questo racconto, consiglio prima di leggere la parte prima e quella seconda ... sennò non si capisce niente :).

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PARTE 3

L'ultima zucca fu una vera sofferenza. Si sentiva stanco, aveva le mani coperte di vesciche che dolevano ad ogni strofinio di straccio. Quando la ripose al suo posto, la numero 2000-zona H sembrò quasi guardarlo. Si, perché oltre a pulirle dalla terra e lucidarle, stavolta aveva anche il compito di intagliarle. A quanto pareva, il coltellino, così era chiamato l'addetto all'intaglio delle zucche, si era ammalato due giorni prima. E a chi toccava fare tutto? Sempre a lui, il povero 1795, o meglio 171095, che si faceva sempre mettere i piedi in testa da tutti. Con un sospiro di stanchezza prese a riordinare la sala. Mise stracci e le varie boccette di oli negli scaffali. Era tutto numerato. C'erano i prodotti per la pulizia delle zucche, gli oli lucidanti e protettivi e gli strumenti che servivano a scavare tutta la polpa e toglierla dal "coperchio" superiore della zucca, senza guastarne la bellezza. Erano molti scaffali e grazie a lui erano sempre in ordine. Quello era un lavoro però, che faceva volentieri, solo che non sapeva perché. Annotò il lavoro fatto e controllò di avere davvero finito. Prima di uscire dal reparto però, si soffermò un momento a guardare l'ultima zucca. Mentre la puliva e lucidava, aveva deciso di provare ad intagliarla. Tanto era un lavoro che avrebbe dovuto fare comunque l'indomani. Sorrise tra sé. Gli era venuta bene. I due occhi erano ovali, come due uova rovesciate, pozze nere come orbite vuote di uno scheletro. La bocca sembrava l'entrata di una caverne delle streghe, buia e misteriosa. Un ragazzino una volta gli aveva parlato delle streghe. Secondo lui, quelle che vivevano nelle caverne erano le più cattive e rapivano i bambini per buttarli dentro i loro calderoni e farci una bella zucca. "Li rapiscono per mangiarseli", aveva detto il ragazzino. "Io le ho viste". E lui gli credeva. Quel poco che finora aveva visto, gli bastava per credere ad ogni apparentemente stupida fantasia.

Spense tutte le luci e uscì finalmente dal reparto "Pulizia zucche". Le gambe e la schiena gli dolevano. L'unica cosa che voleva in quel momento era salire le scale, arrivare al quarto piano e andarsene in camera sua per rifugiarsi nel calore del suo letto. Solo che c'era quell'appuntamento … come si chiamava quel tipo che gli aveva chiesto di fare un giro con lui? nemmeno se lo ricordava. L'aveva visto poche volte, non aveva mai fatto molto caso a quel ragazzo. Avevano lavorato insieme per poco tempo, poi l'altro era stato licenziato, per la gioia di molti compagni di reparto. Tutti, infatti, sembravano non sopportarlo, quando ancora lavorava lì. Forse era bravo nella pulizia delle zucche? a questo non aveva mai pensato.

Non salì nemmeno nella sua stanza per cambiarsi. Infondo non era un appuntamento con una bella ragazza, quindi che importava aveva l'abbigliamento? Andò nei bagni. Avrebbe voluto farsi una doccia, ma era talmente stanco che era meglio uscire subito, sennò poi rischiava di addormentarsi in vasca da bagno. Diede uno sguardo alla sua immagine sullo specchio lurido del bagno. Capelli biondi e scarmigliati gli arrivavano a metà collo e gli coprivano le orecchie, una massa disordinata di nodi impossibili da pettinare. I suoi occhi erano spenti, ma il colore era bello, nocciola tendente al verde. 1795 non si sentiva brutto, ma la sua eccessiva magrezza non donava affatto agli abiti cenciosi che portava e non gli piaceva quel suo orecchio leggermente a punta che sbucava di tanto in tanto tra i suoi capelli. In definitiva, non si sentiva nemmeno bello, ma piuttosto il termino che usava con se stesso era … particolare. Si passò una mano fra i capelli, ma non arrivò neanche a metà testa, che le sue dita si bloccarono tra i nodi. Allora si lavò la faccia e mostrò i denti allo specchio. Dritti, ma non molto bianchi. Li avrebbe lavati, ma non aveva il dentifricio. Nella sua camera però, quando gliel'avevano assegnata, aveva trovato, frugando tra i cassetti, un vecchio spazzolino. Aveva tutte le setole rotte e quando lo strofinava sui denti le gengive gli sanguinavano, ma era pur sempre meglio di niente.

Spense le luci del bagno e si diresse verso l'uscita della fabbrica. Quando passò davanti all'attaccapanni, non poté che fare una smorfia. Una settimana prima era uscito a fare un giro e aveva trovato su un cassonetto mezzo rovesciato un giubbotto niente male. Era nero, in tono con il suo umore dopo una giornata di lavoro alla fabbrica, una manica era mezza strappata, ma teneva caldo ed era della sua taglia e con tanto di cappuccio bello ampio. Il padrone però, appena gliel'aveva visto addosso, se l'era preso e l'aveva pure sgridato. Per sgridare, il padrone intendeva cinque frustrate. 1795 ne aveva ormai fatto l'abitudine. Dopo quasi due mesi in quella fabbrica, di frustate ne aveva prese , anche assolveva sempre al meglio i suoi compiti.

Cercò di non pensarci più, a quel giubbotto nero, perché a farlo gli saliva una rabbia tremenda. Invece, uscì nel freddo della sera. Non era ancora buio, ma il sole era già tramontato. La luce del crepuscolo gettava ombre oscure sulla sagoma enorme della fabbrica "La zucca perfetta". Rabbrividì nella sottile maglietta a maniche lunghe. "Ci sarebbe voluto almeno un maglione", pensò con amarezza. Si avviò per la strada deserta. A quell'ora non c'era proprio nessuno. Cercò di ricordarsi il numero che gli aveva detto il ragazzo dell'appuntamento. "4485 ..4485 …". Frugò nelle tasche dei pantaloni. Trovò un foglietto, ma era solo una lista di prodotti per le zucche, che doveva dare all'addetto dei prodotti. "Ottimo, non so nemmeno dove devo andare …". Però si ricordava la strada. "Dei mattoni spezzati". Si, era quella, ne era certo. Solo che non la conosceva, se ne rese conto solo in quel momento. Non aveva fatto in tempo a chiederglielo. "E adesso?" 1795 sbuffò, continuando ad avanzare per la stradina che usciva dalla zona della fabbrica. Non sarebbe stato facile trovare quella via, questo era sicuro; e, forse, il ragazzo dell'appuntamento lo sapeva.

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CONTINUA ... E qua gli interessati saranno ovviamente delusi .. E Rory? Marianne? Li vedremo presto ... è solo che ho deciso di dilungarmi un po' a spiegare la situazione di 171095. Tutto qui ... Nel prossimo capitolo vedremo un po' chi è Rory e forse sarà svelato qualcosa di più anche su 1795.



Commenti

pubblicato il 07/11/2014 16.39.42
willy, ha scritto: Infatti.. Chi sono Rory? e Il numero 1795? Comunque il racconto scivola via come l'olio per lucidare le zucche:)... E complimenti per quel particolare del coltellino, fino a due secondi fa non sapevo neanche che esistesse... Vado a leggere il quarto capitolo... Ci sentiamo lì...
pubblicato il 07/11/2014 16.39.47
willy, ha scritto: Infatti.. Chi sono Rory? e Il numero 1795? Comunque il racconto scivola via come l'olio per lucidare le zucche:)... E complimenti per quel particolare del coltellino, fino a due secondi fa non sapevo neanche che esistesse... Vado a leggere il quarto capitolo... Ci sentiamo lì...
pubblicato il 07/11/2014 17.11.57
IreneSar, ha scritto: Il coltellino ... non me lo ricordavo neanche ... grazie, sempre troppo gentile ... l'olio per lucidare le zucche ... mi fa sempre ridere quando lo scrivo ...

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