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lavoro pubblicato sabato 1 novembre 2014
ultima lettura lunedì 25 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Giordano Bruno (notturno)

di Paglia. Letto 540 volte. Dallo scaffale Storia

Londra, dicembre 1584. In una gelida notte invernale un solitario Giordano Bruno realizza quella che poi diverrà la teoria alla base del suo libro "De l'infinito, universo e mondi"..

Londra, dicembre 1584.

"Ormai mi è familiare il riflesso delle stelle sul Tamigi.
Poco più di un anno fa Londra mi accoglieva nel suo seno, in un aprile tiepido, sotto l’influenza protettrice di Marte; Giove si affacciava nel firmamento, pronto ad entrare nella galassia di Orione.
Il cielo è stato il mio unico compagno in questi anni di pellegrinaggio frenetico senza mèta, senza sosta. La Luna, gli astri e i pianeti tutti mi affiancano sempre, ovunque io sia.
Contaminano le mie meditazioni, ispirano il mio sognare più degli umani.
Nessun maestro mai mi ha insegnato quanto il cielo; da alcun libro mai ho appreso quanto dalle costellazioni. Gli astri sono la mia bibbia, li consulto tutte le sere prima di coricarmi: hanno sempre storie incredibili da narrarmi, storie che in un solo istante irrompono nella mia anima, e vi restano per l’eternità. Le visioni che ho quando osservo la Via Lattea sono più vivide dei sogni, più reali della vita vera."
In quel momento una meteora attraversò l’Orsa Minore.
“Da dove provieni, astro errante? Qual’è la tua terra natia?
Molte cose ci accomunano, meteora.
Sei partita da un punto infinitesimo, un angolo di Universo così remoto, che il mio occhio umano non è in grado di percepire; la tua vita è stata breve, ma il tuo cammino ha illuminato per un secondo il cielo tutto, donandogli un significato che prima non aveva, modificando per sempre la sua storia; te ne sei andata all’improvviso, troppo presto, proprio quando la tua traiettoria sembrava brillare di gloria eterna.”

Quello che sembrava un tremendo squarcio irreparabile nel cielo, altro non era che un’illusione, una magia.

“Pensavi di cambiare le sorti del mondo? Credevi di abbattere le sicurezze degli astri immobili da millenni con un volo scellerato?
Meteora insulsa, effimera. Non sei destinata a rimanere nella storia del mondo, hai peccato di superbia con la tua incursione. Il cielo e le sue stelle fisse, come questa Terra e gli uomini che la popolano da sempre sono davvero enti immutabili.
Partii da Nola a quindici anni, prendendo gli ordini di frate domenicano e proprio come te mi accingevo a solcare la mia Orsa Minore: l’Europa. Le stelle mi dicono che Dio avrà la grazia di far durare il mo pellegrinaggio qualche altro anno, finché un Giuda mi tradirà in terre italiane.
Vedi? Proprio come te volo a testa alta, conosco il mio avvenire che ho scrutato nelle stelle con le arti magiche, sfidando lo stesso Dio che mi ha donato la vita.
Forse anch’io mi spegnerò un attimo dopo aver brillato della luce più intensa.”

Presi un piccolo sasso dal terreno e lo gettai nel Tamigi. L’acqua, che il gelo di quella notte rendeva pietrificata, si ruppe e l’impatto provocò delle perfette onde circolari concentriche, che iniziarono a propagarsi febbrilmente in tutte le direzioni, verso riva.
Il riflesso delle stelle nell’acqua era ora perturbato, instabile. Pareva che l’universo stesso avesse iniziato a vacillare.
Tutto partiva da un unico punto. Perfette onde circolari sfrecciavano dal centro del fiume.
Chiusi gli occhi e iniziai a volare.

Le onde provocate dall’urto non solo raggiungono la riva, ma la oltrepassano: proprio come la distesa d’acqua, ora anche l’erba della riva inizia ad oscillare. I cerchi concentrici invadono il suolo, come un terremoto!
Tutto quanto il mondo inizia ad oscillare. La realtà è fluttuante!
Mi accorgo che le onde non sono cerchi, ma sfere... si propagano anche verso l’alto ed ora anche il cielo, come prima il suo riflesso, danza in eterne dilatazioni e contrazioni...
Dilatazioni e contrazioni...
Una sensazione di pace e di comunione con l’universo tutto mi invade. È presente dentro me l’anima del Cosmo. Il respiro di Dio mi fa vivere tutte le vite di tutti i mondi, infiniti oltre questa Terra minuscola e sperduta nel suo eterno viaggio attorno al Sole.
Sento gli infiniti soli, le infinite Lune, gli infiniti mondi. Forse infiniti altri me stessi, avvertono lo stesso sentire e lo amplificano in un riverbero interminabile.
Mi perdo.

D’improvviso aprii gli occhi. L’acqua ormai era quasi immobile; il fiume tornava a dormire in superficie. Diedi un’occhiata alla Luna: la sua posizione mi diceva che ormai era vicina la mezzanotte.
Mi alzai in piedi sui miei sandali usurati, indossai di nuovo il cappuccio per ripararmi dal freddo e mi dileguai per le vie di Londra.


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