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lavoro pubblicato sabato 1 novembre 2014
ultima lettura mercoledì 11 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

I'm a Berliner

di kamate. Letto 710 volte. Dallo scaffale Pulp

Andiamo per ordine: tutto finisce con due schizzi di sperma sul pavimento. Milioni di vite che sbattono la coda morendo come balene in una molto bassa und marmorea marea. Un paio di dita che poi raccolgono il tutto, come la marmellata dei bimbi, ed una...

Andiamo per ordine: tutto finisce con due schizzi di sperma sul pavimento. Milioni di vite che sbattono la coda morendo come balene in una molto bassa und marmorea marea. Un paio di dita che poi raccolgono il tutto, come la marmellata dei bimbi, ed una bocca che golosamente le lecca.

Olocausti in miniatura. Cannibalismi alla Goya. Sacrifici sull'altare di un cesso al settimo piano di un anonimo hotel.

Occorre tuttavia andareancora più indietro, snocciolarsi i coglioni di Cadmo come olive verdi di Cerignola, sputarne gli armonici noccioli sul marciapiede der Welt e risalire nelle proprie narici fino al momento in cui la U-Bahn non ci vomita sul sagrato infernale di Brandeburgo: spermatozoi in mezzo a milioni di altri.
Una manciata di pezzi per una manciata di giorni. Basta sbattersi meno di un po' e c'è tutto.

Il cazzo è al guinzaglio da un lasso di tempo che non m'interessa capire. Ogni tanto il lazzo s'allenta ed il lasso s'espande nel grigiore dei casermoni post-pre-propaganda. Ecco, sì: si propaga, questo misero uccello che strazio. Si gonfia di blu, le vene nodose, i testicoli stretti lontani dal palo. Un classico del post-modernismo, insomma. Il tutto mentre il cane che è in me abbaia al disastro dell'industrial design, al fallimento della Bauhaus che, dopo quasi cent'anni, ce lo possiamo dire, è stata davvero una cagata pazzesca.

And again: nuoto sbattendo la coda tra i blocchi e i balocchi della morte al quadrato, al cubo, nella monumentalità tridimensionale dell'odio. Una famiglia di russi srotola würstel a curry sopra il memorial dei delitti del Reich. La sensibilità della mia arcata mandibolare è ridotta ai minimi termini. La mascella invece proprio mi cade. Per un attimo mi torna in mente il dentista del laureato, ma questo film è di tutt'altro regista, un po' meno fiction, but friction. E gli ingranaggi infatti mi si arrestano proprio, nonostante le margarine, le senapi ed il boy butter con cui mi sono unto i più remoti intestini. Butto un occhio nella prospettiva metafisica di sinistra e c'è un piccolo branco di umani che sghignazza fissando nel tempo digitale questo proprio petit dejuneur. Muri su muri. Souvenir della morte.

La scoreggina che mi piange dal culo si traduce in una merdosissima lacrima; la sento scivolarmi liquida e calda tra le chiappe rese forzatamente glabre con versioni light dell'agente arancione. Più tardi ne riconoscerò la traccia sulla mutanda bianca firmata Pompea. Ebbene sì, ho una suocera anch'io che mi ama.
Devo scappare di qui. Devo uscire. Lei scompare in un avvallamento delle mie stesse paure: ha diritto di seguire i suoi sensi. Io sento invece che devo uscirne al più presto. Con le gambe che tremano raggiungo un tiglio che perde le foglie. Lascio che assieme ad esse anche la giambica ansia che m'ha attanagliato scompaia. Invece mi esplode in bocca subdola, gialla, anestetica come solo un boccone di gustoso ed amaro catarro alla coca può essere. Guardo alla mia destra non sapendo bene ancora se sputare oppure inghiottire. Poco più in la c'è una bandiera a stelle e strisce che sventola nel cielo d'Europa. Mi giro a sinistra. Ce l'ho ancora in bocca. Potrei farci le bolle come con un delizioso big bubble. L'universo firmato Sony che vedo in lontananza mi convince che ingollare quest'ennesima bicchierata di follia sia l'unica strada a noi percorribile.

Soldati, arruolati contro la nostra stessa gioia di vivere. Combattiamo le mille altre vie percorribili con raffiche techno und underground. Charlie Point di noi stessi: saltiamo un filo spinato solo per la curiosità di vedere quanto sia alto il successivo.

Giusto a sud del quartiere dei diplomatici il popper infiamma con calde vampate di napalm le nostre notti più frocie. Le cravatte, i bianchi colleti, le camicie coi doppi polsini rimangono appesi alle grucce giusto fuori del labirinto di turno.

I club sono tutti uguali, che altro dire? Alcuni hanno bagni più accoglienti di altri. Poi, non so neanche come, in un momento imprecisato tra la terza e la quarta nottata, finiamo a bere abbastanza pesante sotto casa di Anna. Vado al cesso e stendo un paio di colpi. Dalla tazza sale un lamento di bimba: si chiama Memoria e non è sufficiente a tenerla in vita quella targa d'ottone messa per terra all'ingresso di questo girone. Non bastano neppure Santa Diversità e Santa Tortura, dipinte sulle sue mura.

Giunti qua non rimane che cucinarsi a dovere con un pochino di soda.
Allo zoo ci sono già stato, parecchi anni fa. Accarezzo quindi la scimmia che da allora porto sempre con me. Lei sorride. Poi, in un attimo, scompare arrampicandosi lungo lo scarico dei piani più alti.



Commenti

pubblicato il 05/11/2014 13.34.21
DanielTeng, ha scritto: La scimmia vede, la scimmia fa; sorride perché il suo padrone scrive bene bene, roba a volte così repellente (tipo all'inizio) che ci vuole coraggio. Vorrei averlo io, me gusta mucho, ich bin ein little motherfucker :)
pubblicato il 07/11/2014 17.39.17
kamate, ha scritto: Cheers! Motherfucker ;-)

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