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lavoro pubblicato giovedì 30 ottobre 2014
ultima lettura domenica 19 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Scura Aria D'Autunno

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 404 volte. Dallo scaffale Sogni

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LA SCURA ARIA D’AUTUNNO

Streghe e vampiri nell’orto di notte d’ottobre ballano

una danza frenetica , nervose , isteriche ,

copulando ,entrano in ogni casa in ogni cuore.

Nel silenzio di jorni grigi ,ogni cosa muta

come vari concetti solinghi nell’ ore del meriggio

in meditazioni funeste . Come il vento piega i rami degli alberi

al richiamo di chi disperso per boschi oscuri

si vaga alla ricerca di felicità passate.

Solitario, per strade deserte il sinistro satiro fuma

le foglie morte di questo autunno

mentre bruciano i rami secchi tra i fatui fuochi sui monti

ove le madri dai lunghi ricci rossi raccontano i loro ricordi.

La natura muta le membra dell’idee ed elle maturano ,cadono

una dopo l’altra come le magne et caste castagne.

Nelle voci soavi dei giovani ignari , soli sempre pronti a trafugare facili gioie il pensiero lasso scolora in altre dimensioni nei giorni illogici, nel tedio, s’attende l’arrivo del freddo inverno.

Nell’eco del canto funesto del povero uomo

solo in mezzo ai tanti grattacieli tristi e silenti

gracchiante una sua lugubre lirica.

Canzona ,sola rimandi a pianger meco dove serbo il dolore,

né fra la gente d’andare chiedendo pietà abbi vaghezza

che l’alto mio martirio conforti e sprezza.

Ma , se doglia compiangi e meno si sente

sdegna ch’ancor tu resti a pianger seco

l’afflitto cuore ,che disperato vuole

l’aspre pene mie non si sentano più sole.

M’ aiuta a passare la via mi dice una vecchina dal naso uncino

con un bastone tra le mani pronto a diventare un serpente

velenoso. Prego ,venga, gli porgo il braccio ,passiamo così dalla luce alle tenebre mentre si destano l’anime morte , sovviene alla mente della malandrina il tintinnio dei talleri rubati.

Metto qui la macchina ?

Non si preoccupi, qui sta benissimo

ingenuo seguo il consiglio , sciogliendo i lacci alla sfortuna

per rimanere a piedi a fine giornata sottratto d’una ruota ,

gabbato infine da un gradasso truffatore

misero con un grappolo alla gola rimango.

Ma il sole asciuga le misere lacrime

riscalda l’andare il perdersi in infausti sortilegi.

Or lungi per la scura aria d’autunno vado, i rami senza fronda paiono braccia protese ad imprecare il cielo gonfio di nubi

nei faticosi giorni della cagionevole ragione.



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