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lavoro pubblicato giovedì 23 ottobre 2014
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

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Where is my mind?

di tatina300. Letto 698 volte. Dallo scaffale Sogni

CAPITOLO 36: Gunther provò a mettere un po' di benzina nel serbatoio, ma dal beccuccio della pompa uscì solo qualche residuo di sabbia, essa era stata sabotata e ora anche la moto di Gunther lo era. Marcelline si avvicinò a un tele...

CAPITOLO 36: Gunther provò a mettere un po' di benzina nel serbatoio, ma dal beccuccio della pompa uscì solo qualche residuo di sabbia, essa era stata sabotata e ora anche la moto di Gunther lo era. Marcelline si avvicinò a un telefono a gettoni molto vecchio e rovinato, esso improvvisamente suonò e lei prese subito la cornetta tra le mani portandosela all'orecchio. Era Lionel.
-ciao Marcelline vi parlo dal Gps di Proxy, non vi ho mai abbandonati ma volevo dirvi che..
Nel frattempo Gunther con gli occhi inniettati di sangue e rabbioso per aver appena detto addio al suo serbatoio e motore cercava qualcuno nella stazione di servizio, ma nonostante i suoi sforzi sembrava essere tutto abbandonato. Di scatto un vento forte fece alzare un pò di polvere insieme a un rumore assordante di pale meccaniche. Dal cielo tre elicotteri più grandi del normale e uno zappling stavano per atterrare in quello spiazzato, gli elicotteri non erano elicotteri comuni ma avevano una forma più astratta e al disotto erano ricoperti di quattro luci fluorescenti antigravitazionali che attiravano qualsiasi cosa fosse in metallo o di materiale ferroso. Infatti in pochi secondi la moto di Gunther fu sollevata in aria e risucchiata da quella forza, insieme a un furgoncino capovolto dietro il motel, alcuni pali della luce e il telefono da cui telefonava Marcelline quindi non seppe mai cosa voleva dirgli lo zio di Gunther.
Gunther corse subito verso Marcelline in soccorso per difenderla, anche se nel caos no riusciva a vederla, poi lei lo tirò per un braccio e si nascosero dietro una balla di fieno appartenente a un recinto per animali li intorno. Gli elicotteri atterrarono insieme allo zappling e immediatamente uscirono una trentita di umanoidi armati e col volto coperto, ispezionarono tutta la zona, anche nel motel, ma sembrava vuoto, mentre i due ragazzi erano accovacciati a terra per nascondersi. Marcelline sapeva che forse li avrebbero ben presto trovati ma voleva fare un tentativo, voleva agire, voleva difendersi, il suo carattere combattivo non la lasciava mai andare cosi prese la sua balestra e la pistola, si alzò in piedi e iniziò a correre nel campo da guerra aggredendo tutti. In pochi secondi fece fuori 10 uomini ma appena si accorsero gli altri della sua presenza iniziarono ad attaccarla, intervenì subito Gunther con le sue mitragliette ma in pochi secondi lo abbandonarono e iniziò a colpire forte con la sua forza ma quegli uomini erano troppo forti per esser sconfitti da una sola persona. Marcelline intanto fu colpita da una pallottola nel braccio che la sfiorò lasciandole uno squarcio su esso. coprendosi la ferita con la mano cercò di non fermarsi e di scappare, si rifuggiò nel motel, sapeva che questa volta non avrebbe potuto scappare ma almeno voleva recuperare un po di tempo per fermare la grossa fuoriuscita di sangue. Marcelline inseguita da quei mostri provò ad aprire tutte le porte esterne che circondavano quel motel. le pareti erano di un color arancio intenso, e le porte erano di legno grezzo, sembrava un motel a ore cosi una porta si aprì e lei riuscì ad entrare chiudendo la porta alle sue spalle, prese la scrivania e la mise contro la porta poi corse in bagno a cercare di medicarsi, la camera era spoglia arredata con il minimo indispensabile, un letto disfatto e sporco, con lenzuola di raso con macchie di liquido seminale che ancora scivolava via sul pavimento, i muri erano imbrattati di scritte e un piccolo televisore era stato spaccato in due. Marcelline ebbe poco tempo prima che quei mostri entrassero nella camera, lei cercò di scappare dalla finestra del bagno ma era troppo piccola e il suo corpo era troppo grande per oltrepassarla. Gunther era stato preso e ammanettato, due umanoidi lo tenevano fermo per le braccia, ma lui appena vide che stavano catturando Marcelline iniziò ad agitarsi cosi subito gli somministrarono un tranquillante per via indovena. Gunther cadde subito a terra sbattendo la testa, cosi gli umanoidi lo trascinarono per i piedi sullo zappling legandolo contro una colonna. Marcelline venne colpita anch'essa con tranquillante prima che lei si difendesse, e come un cane fu presa e portata anche lei dentro quel pallone meccanico.
Trenta minuti dopo si risvegliarono entrambi con un forte mal di testa, Gunther era stato portato in uno di quei laboratori, era legato con delle cinghie su un lettino a petto nudo coperto da un lenzuolo verde, si girò verso destra e poi sinistra, si accorse di non potersi muovere e non potersi liberare, ogni suo sforzo causava solo dolore. Girandosi alla sua destra si accorse che dal suo braccio cavi di acciaio penzolavano oltre a aghi che scaricavano del liquido verde nelle sue vene. Gunther arrabbiato provò a guardarsi intorno, era in un laboratorio asettico, tutto era rivestito di bianco e da un finto specchio forse lo osservavano. Pensò che forse se si fosse liberato ora lo avrebbero preso, provò cosi a cercare con gli occhi un orologio per capire se fosse stato un orario poco trafficato, magari se era notte le guardie dormivano e non si sarebbero accorti della sua fuga. L'orologio era posto proprio sulla sua testa e lui non riusciva a vederlo, provò a girare gli occhi al contrario e cosi lesse 30:5 , ok sono le cinque e mezza, si disse tra se e se..è l'ora di agire. Improvvisamente però dalla porta principale entrò un umanoide con una tuta bianca e un casco anticontaminazione con una fiala tra le mani pronta a esser somministrata al nostro amico Gunther, egli fece finta di dormire e appena l'uomo gli si avvicinò per introdurre la fiala nel suo braccio, Gunther concentrò tutta la sua forza sulla sua mano sinistra e prese l uomo per la gola rompendo le cinghie del lettino, sentì un dolore fortissimo all'altro braccio, i cavi di acciaio avevano fatto tensione su di esso ma lui resistette al dolore e mise k.o il suo nemico anche se esso ben presto si rialzò da terra e attaccò Gunther.
Gunther fece atterrare di schiena l'uomo sul lettino e gli puntò contro la sua stessa fiala.
- Dimmi ora dove siamo e come faccio ad uscire da questo posto prima che ti ammazzi pezzo di merda.
- ammazzami pure io servo la mia comunità. Disse l'umanoide sputando sul viso di Gunther.
Gunther avicinò la fiala all'occhio del uomo e disse: - se non mi dici come faccio ad uscire da qui sarò costretto a farlo.
- anche se lo fai sappi che non riusciraì ad uscire da qui.
Gunther non ebbe il coraggio di buttare quel acido negli occhi dell'uomo ma gli sferrò un pugno facendogli perdere i sensi e lo mise sul lettino sotto al telo verde, gli tolse i vestiti e se ne appropriò lui, prendendo anche in prestito il suo tesserino magnetico. Girò verso destra la leva a timone e il portellone principale si aprì, un corridoio bianco e asettico illuminato da neon che furono li subito davanti ai suoi occhi. Porte bianche su ogni lato e alcuni umanoidi vestiti come lui entravano e uscivano da quelle porte, alcuni lo salutavano credendo che fosse uno di loro. Gunther si fece coraggio e chiese a un suo simile dove fossero stati portati i due ragazzi nella speranza di trovare presto Marcelline. Ma incredulo della sua domanda un suo simile gli rispose che come tutti gli altri passavano per la DREAMS ROOM. Cosi Gunther iniziò a cercare questa camera dei sogni e infretta non sa cosa sarebbe successo a Marcelline quindi doveva muoversi, ma nel frattempo delle forti fitte al braccio destro lo facevano rallentare ogni suo movimento, quei cavi meccanici si stavano impossessando del suo corpo, le ferite si rimarginavano con essi all'interno e lui non potette staccarli, per l'ennesima volta stava mutando, questa volta forse non era solo la forza o gli occhi viola, forse questa non c'è l'avrebbe fatta ma lui non si arrendeva voleva salvare Marcelline e la sua sorellina che a sua insaputa era in una di quelle camere che aveva già oltrepassato.
Pub.one 23ottobre2014
Firmato TATINA300


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