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lavoro pubblicato sabato 18 ottobre 2014
ultima lettura domenica 23 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tutta questione di frizione - 1

di IreneSar. Letto 598 volte. Dallo scaffale Generico

Avere paura della paura è un tormento. Paura anche di ciò che non dovrebbe farne. Accetto commenti di ogni tipo, basta che abbiano un senso. Grazie...

Frizione, freno, acceleratore. Queste parole mi inseguono come ragni velenosi in un incubo. Vogliono uccidermi, ne sono certa. Non sono nemmeno abbastanza lucida da poter presentarmi come si deve. Sto pensando a quale via d'uscita può esserci in situazioni che senti di non poter affrontare. I miei problemi sono tanti, ma uno è il peggiore: la paura della paura. Poi il pericolo, i dubbi, le grandi incertezze e insicurezze di ogni giorno seguono a braccetto questo grande ostacolo che non riesco a superare: la paura. In questo momento non dovrei pensare ad altro che a quello che sto facendo, ne sono consapevole, ma io sono io e non faccio mai le cose come dovrei. E ho appena fatto morire la macchina. L'istruttore di guida, seduto accanto a me nel posto del passeggero, gira la chiave al posto mio. L'auto va avanti e il mio piede è scivolato via dalla frizione, ma non ricordo di aver accelerato, né inserito la seconda marcia. Sono proprio una frana. Sta facendo tutto lui, ancora una volta. Come ieri, l'altro ieri, come una settimana e un mese fa. Io sono imbambolata e non riesco a svegliarmi. Mi sgrida, vuole che mi impegni. Io mi sto impegnando, è solo che mi blocco, come la penna quando si incanta, il meccanismo di scatto non funziona e così non riesco a scrivere. Solo che la penna a forza di provarci, prima o poi funziona, mentre io no. Io continuo a perdermi nel mio mondo. Davanti alla paura, vado in panico. Non scappo, non reagisco, mi congelo e resto lì imbambolata, a guardare tutto fluire via come l'acqua nello scarico della doccia. Penso che dovrei, che vorrei essere diversa. Ma come si può cambiare davvero? Il lupo perde il pelo ma non il vizio, dicono, ma il carattere? Il lupo può perdere il suo carattere e crearsene un altro? In questo momento probabilmente non importa. Il mio istruttore ci riesce, lui mi sveglia, mi mette davanti alle difficoltà e mi dice di superarle. Forse questo è l'unico modo. "Accosta a destra". Ecco, temevo che me lo chiedesse. Metto la freccia, per lo meno quella me la ricordo. Ma non riesco a fermarmi in tempo, così lascio fare a lui. Sono un disastro e lo penso continuamente. Mi sminuisco? No, è solo la verità. Il tempo stringe, corre, passa in fretta, e io sono ancora qua, a cercare di alzare la frizione senza che la macchina sobbalzi. Sento vibrare sotto le mie All Star blu. Forse ce l'ho fatta, ora accelero un po'. La Peugeot sobbalza, ma non si blocca e va avanti. Non è come me, lei almeno funziona. È come se fosse persino più viva di come lo sono io. Però ce la sto mettendo tutta ed è confortante sapere di averci provato. Ho tentato di imparare. Certo non è come riuscirci. È solo che capire e mettere in pratica non solo il mio forte. Sono come un disco rotto, ripeto sempre le stesse cose e non miglioro mai. Vorrei fare di meglio, ancora non ci riuscita. Ora sono ferma a un semaforo. "Ce la posso fare, lo so che ce la posso fare". Cerco di farmi coraggio. Un respiro profondo, un sorriso per darmi un po' d'energia. È verde, devo passare. Ma sono più lenta di una lumaca. Dentro di me penso che vorrei essere già a casa. Riesco a partire, ma ho fatto colonna dietro la Peugeot. Premo la frizione e inserisco la seconda. La freccia rientra da sola, per fortuna. Avrei anche potuto dimenticarmela. Mi viene da piangere. Sono una stupida, ecco cosa sono. Mi preoccupo per cose di cui non bisognerebbe, ho paura di tutto, ma proprio di ogni cosa. Allora mi chiedo: perché esisto se sono così una nullità? Le auto sfilano attorno a me, tutti mi sorpassano perché vado piano. Una bmw nera, lucida come uno specchio, mi sorpassa. Guardo il contachilometri e mi mordo un labbro. Vado davvero troppo piano. Devo accelerare un po', ma ho paura. Dovrei andare almeno alla velocità che mi consenta di mettere la quarta e l'istruttore me lo fa notare. Mi sento in trappola. La mia mente va a quella volta in cui ero stata in un labirinto, mentre scrivevo una delle mie storie. Il mio personaggio non riusciva più ad uscirne. Questo è quello che c'è nella mia testa. Un maledetto labirinto. Io sono in trappola e non so come uscirne. La via esiste … ma se io la trovassi troppo tardi? Vorrei fuggire, andarmene lontano, però so che non servirebbe a nulla. Il segnale di rotatoria entra nel mio campo visivo, ma è ancora presto per il freno e io sono in ritardo con la quarta, molto in ritardo. Vorrei non metterla, ma so che devo farlo. Devo provare all'istruttore che ho imparato qualcosa. Costringo la mia mano destra ad accompagnare il cambio in folle e poi giù, dolcemente. E penso già che adesso non farò più a tempo a frenare da sola. Ancora una volta la paura ha vinto.



Commenti

pubblicato il 18/10/2014 15.25.38
Soleacatinelle, ha scritto: Interessante racconto, chissà se ha preso spunto dalla realtà. Hai scritto con determinazione, persa magari in qualche espressione scontata ma anche piacevoli intermezzi riflessivi. Bella la frase "Ho tentato di imparare. Certo non è come riuscirci", riassume in poche parole un concetto che mette alla prova molti. La paura, questa signora che determinata non ci perde mai di vista ... capisco e condivido queste sensazioni di inadeguatezza, e credo che sia più facile per il lupo di ritrovare il pelo perso piuttosto che di smussare con ampi colpi di pialla il proprio carattere. Tuttavia, nello specifico ... dicono che guidare diventi automatico, un pò come andare in bicicletta. E visto l'altro mito metropolitano che vede la donna come essere capace di un multitasking estremo, chi sei tu per non rientrare nella tua categoria? Non sarà la paura a sottrarti dalla tua specie d'appartenenza, e non sarà il tempo ad aprirti gli occhi. BAsta un click. E poi saranno guai per chi ti sarà attorno nel traffico cittadino ... Ho saputo di donne capaci di incrociare le gambe mentre guidavano con a fianco le proprie amiche passeggere, ma nemmeno queste le ha fatte desistere. Tu hai fatto solo sussultare l'auto, e fatto da apripista ad automobilisti nervosi. Cercherò di ricordarmenlo quando incontrerò un'auto con la "P" stampata sul vetro posteriore: la paura appartiene a tutti, la rabbia si sceglie d'ammansirla, e sarebbe cosa saggia. Sopratutto quando nasce sulle paure altrui
pubblicato il 18/10/2014 16.08.53
IreneSar, ha scritto: Grazie per il commento, fa sempre piacere riceverne. In effetti conosco donne che guidano molto bene, ma questa purtroppo non sono io. Scrivere questo racconto mi è servito molto per sfogare i miei sentimenti mentre facevo le guide per l'esame pratico. Spero solo che le donne non se la prendano ... non sarò di certo io quella che andrà in giro a dire che le donne non sono brave al volante ... anzi. Forse uno "scrittore" non dovrebbe scrivere di se stesso (così ho sentito dire), a parte per l'autobiografia, ma ho scoperto che serve molto per capire i propri limiti nella scrittura, i propri punti deboli e i punti di forza. La paura e l'ansia sono compagnie costanti per me. Solo scrivere mi aiuta ad affrontarle.

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