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lavoro pubblicato venerdì 17 ottobre 2014
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

World of Bridge (provvisorio)

di MarkLace. Letto 738 volte. Dallo scaffale Fantasia

PrologoSbagli credendo che la tua realtà sia l’unica possibile, esistono luoghi che hai sempre creduto di poter raggiungere solo con la fantasia, molto più vicini di quanto tu possa pensare. Infiniti mondi nascono, crescono, interag..

Prologo

Sbagli credendo che la tua realtà sia l’unica possibile, esistono luoghi che hai sempre creduto di poter raggiungere solo con la fantasia, molto più vicini di quanto tu possa pensare. Infiniti mondi nascono, crescono, interagiscono tra di loro e poi scompaiono e non ne esiste uno che non sia collegato almeno ad un altro. Questi mondi possono somigliarsi come possono differire tra di loro sotto ogni punto di vista, ma solitamente le realtà collegate tra di loro sono molto simili, sembrano una la copia dell’altra. Anche il tuo universo deve sottostare a questa legge della natura e, di tanto in tanto, se sei fortunato, puoi riuscire ad attraversare un portale e viaggiare in un mondo collegato al tuo. Sulla Terra in modo puramente casuale questi portali si aprono e permettono a chiunque li attraversi di raggiungere un altro mondo: Bridge. E’ un luogo in tutto e per tutto simile a quello in cui vivi, ma ha una storia profondamente differente e origini di gran lunga più remote. Sto raccontando tutto questo per impedire che tu, nel caso in cui dovessi riuscire ad attraversare uno di questi portali, ti possa trovare impreparato e spaesato proprio come è accaduto a me. Per questo cercherò di esprimermi il più chiaramente possibile e se non dovessi comprendermi ti chiedo scusa in anticipo, sono eventi ormai lontani per me, la memoria potrebbe trarmi in inganno e l’inesperienza farmi commettere errori grossolani. Prima di procedere col racconto mi sento in dovere di accennarti la storia di Bridge, così tutto ti potrà apparire più chiaro. Rispetto alla Terra è molto più piccolo, si tratta di un unico continente diviso in varie regioni a seconda del clima, della vegetazione e della struttura del territorio. Di conseguenza ogni abitante di questo mondo ha potuto scegliere il luogo più adatto ad esso e alle sue esigenze. Si sono venute così a creare le Grandi Nazioni nelle quali coesistono principalmente abitanti appartenenti alla stessa razza, ma non sono rare delle eccezioni. Potrà infatti capitarti di incontrare una fata o uno gnomo nella Nazione del Fuoco che è principalmente abitata da elfi. Questo è uno schizzo che ho eseguito cercando di ricordare una cartina quindi dovrebbe essere abbastanza fedele all’originale.
[Disegno mappa]
Inutile raccontare la storia di ogni regno, anche perchè non la conosco nei dettagli, ciò che mi preme raccontarti riguarda il Regno del Ghiaccio e il Regno del Fuoco.
Esistono due grandi razze elfiche; gli elfi solari e gli elfi nordici, simili nell’aspetto, ma divisi in due diverse nazioni a Bridge che sono appunto rispettivamente la Nazione del Fuoco e la Nazione del Ghiaccio, inizialmente unite nella Grande Nazione Magica. La secessione è nata a causa di un conflitto interno. La Grande Nazione Magica era in possesso di un ciondolo, chiamato Eternum Nexus, in grado di di permettere a chiunque lo avesse indossato di creare portali a proprio piacimento, in cambio del sacrificio di un elfo. In questo modo era permesso viaggiare in altri mondi non collegati tra di loro e quindi stravolgere l’equilibrio dell’universo anche se il medaglione è stato creato da antichi maghi elfi per proteggere questo equilibrio universale. Per evitare che venisse usato impropriamente era conservato dalla famiglia reale. Ma a seguito di una congiura organizzata da un gruppo di elfi che voleva impossessarsi del medaglione, il regno si divise in due grandi fazioni: il gruppo di coloro che volevano distruggere il ciondolo e il gruppo di coloro che volevano continuare a custodirlo secondo la volontà del sovrano defunto. Scoppiò dunque una guerra civile con un grande spargimento di sangue al quale dopo ben 3 anni di scontri seguì un accordo di pace. La Grande Nazione della Magia si sarebbe divisa nella Nazione del Fuoco e nella Nazione del Ghiaccio, la prima abitata da coloro che volevano distruggere il Medaglione Eterno, la seconda da coloro che volevano custodirlo, la prima abitata dagli elfi chiamati solari che avrebbero occupato la zona Sud della vecchia nazione, la seconda abitata dagli elfi nordici appunto perché occupanti la zona nord. Il ciondolo venne diviso in due e ad entrambi i regno venne affidata una metà. Per evitare che una delle due parti venisse distrutta vennero entrambe sigillate con un incantesimo protettivo che impediva ai due pezzi di essere distrutti a meno che non uniti nuovamente tra di loro. Purtroppo questo accordo di pace non è durato per sempre.





Capitolo 1
Cammino in equilibrio sui binari. Lentamente azzardo un passo dopo l'altro sbilanciandomi non di rado, ma aprendo le braccia riesco a non cadere. So che non ho più l'età per giocare , ma avevo davvero bisogno di distrarmi. Scendo su una trave in legno e finalmente sono ferma e stabile. Soffio su una ciocca ribelle che mi è caduta sul viso per cercare di spostarla, ma sono costretta ad usare una mano per porla dietro l'orecchio. Il fischio del treno mi coglie distratta e mi fa sussultare. Passa qualche istante prima che mi renda conto di dovermi spostare. Scendo dai binari e percorro per qualche metro la stradina sterrata ad essi affiancata per sedermi sul solito muretto attendendo il passaggio del treno. Di solito impiega un paio di minuti ad arrivare quindi ho io tempo di alzare lo sguardo al cielo e lasciare la mia mente libera, libera di raggiungere mondi lontani in cui rifugiarmi. Osservo le nuvole navigare nel cielo e spostarsi componendo le forme più varie e indefinite. In lontananza assumono però toni più scuri, credo che questa notte pioverà. Guardando la posizione del sole ormai prossimo al tramonto mi faccio una idea approssimativa circa l'orario. Oh che sciocca.... il treno si ferma alla stazione in paese alle sei. Vengo riportata in questo mondo quando il muretto sul quale sono seduta comincia a tremare leggermente. Abbasso giusto in tempo lo sguardo per ammirare la nera locomotiva correre davanti ai miei occhi. Mio padre è un macchinista e da quando mi ha portata la prima volta sul treno con lui ho deciso quale sarà il mio futuro. Considerata la mia età ormai non dovrebbe essere nemmeno un futuro troppo lontano. Resto immobile quasi trattenendo il respiro fino a quando i miei occhi sono in grado di scorgere l'ultima carrozza in corsa. Devo sbrigarmi a rientrare in casa prima che torni mia madre, oggi mi aveva proibito di uscire, ma non sono fatta per stare rinchiusa dentro quattro mura, no signore, proprio per niente. Mi metto in piedi sulle pietre su cui ero seduta e salto giù per partire in una rapida corsa verso casa. E ora mi sento così libera mentre le mie gambe quasi senza volerlo spingono con forza sul terreno permettendomi di sentire l'aria fresca della sera sul mio viso che comincia a tingersi di rosso. I biondi capelli mossi dal vento danzano e volteggiano dietro di me, mentre mi brillano gli occhi verdi ricoperti da un lucido strato di lacrime. Allargo le braccia e le sbatto come ali cercando invano di spiccare il volo per raggiungere le stelle più lontane, il respiro comincia a farsi affannoso e il passi faticosi, ma non mi importa, sento le fiamme dentro di me, i polmoni che bruciano, il petto che si muove come le onde del mare, le ali distese, il cuore che batte….. il cuore che ride. E stremata mi lascio cadere sul manto erboso che mi protegge e mi accoglie come una figlia che fa ritorno presso la propria madre. E rotolo e rotolo fino a quando non sono supina, braccia e gambe distese, sguardo fisso al cielo e capelli che coprono nuovamente gli occhi. Non ho la forza di spostarli. Voglio congelare quest'istante, voglio vivere così per sempre. E senza rendermene conto mi addormento. Mi risveglio di soprassalto e vengo a sedere. Dannazione! Il sole è già calato, dovrei essere a casa da un pezzo ormai. Adesso non solo mia madre mi impedirà di uscire a vita... ma che dico, mi ucciderà direttamente. Fortuna che c'è ancora del rossore all'orizzonte quindi non dovrei aver dormito per molto. Mi alzo in piedi, mi pulisco velocemente dall'erba e mi incammino a passo svelto verso casa quando con la coda dell'occhio vedo una forte luce lampeggiare alla mia destra, non troppo lontano da me. Segnata ormai da morte certa decido di andare a vedere di cosa si tratta. L'erba umida mi bagna le dita dei piedi lasciate scoperte. La luce smette all'improvviso di brillare per qualche istante, ma poi prende nuovamente a pulsare. Manca qualche metro ormai e sono abbastanza vicina da rendermi conto che questi bagliori provengono da un qualcosa di molto piccolo. D'improvviso sento il rumore di uccelli che si alzano in volo, spaventata mi volto e.. qualcosa mi colpisce la fronte facendomi perdere i sensi.
È uno strano rumore a farmi riaprire gli occhi.... dove mi trovo? Non lo so... sono stesa in un letto sotto morbide coperte, vengo a sedere e mi guardo attorno confusa. Con una mano mi tasto la fronte... che male... devo aver preso proprio una bella botta. Mi rendo conto che il rumore che mi ha svegliata proviene da un camino all'angolo della stanza. Stanza immensa devo dire, ma sono troppo attratta da quel fuoco per guardare il resto. Raggiungo il camino e mi siedo davanti ad esso. Tutto intorno tace, solo le fiamme parlano crepitando. È un suono duro, ma allo stesso tempo dolce e dal ritmo irregolare. Ogni tanto più forte, ogni tanto più flebile. Chiudo gli occhi e respiro a pieni polmoni. Il dolce odore di legna fresca si mescola con la fragranza del bianco fumo che parte dalla linfa che gocciola dai ceppi come se fosse sangue. Non riesco a trattenere un colpo di tosse e riapro gli occhi. Lingue di fuoco salgono, parlano, respirano, vivono. Si prendono per mano e danzano, si esibiscono in piroette, si allontanano, si avvicinano, si abbracciano. .. sembrano fiamme eterne, fiamme che continueranno a danzare senza mai stancarsi, fiamme che ti invitano ad ascoltarle col loro calore, fiamme da cui non riesco ad allontanarmi...Non so quanto tempo sia passato, forse attimi, forse minuti e vengo tutto ad un tratto riportata alla realtà quando bussano alla porta. D’istinto mi alzo in piedi e mi poggio contro un muro pensando di dovermi proteggere solo da quello che ho davanti in questo modo. La porta si apre lentamente cigolando. Ho il cuore in gola, mi sento svenire, le ginocchia mi stanno per cedere. Sto per urlare quando la porta si apre del tutto e mi rendo conto che la persona che ho davanti è un ragazzo. Cosa vorrà da me? Cerco con lo sguardo da poter utilizzare per difendermi, ma il giovane si inginocchia a poche passi da me
«Vostra maestà.»
E china il volto come se non avesse il coraggio di incrociare i nostri sguardi. Dapprima la mia è una piccola risatina nervosa, poi sfocia in una fragorosa risata che cela il panico che è dentro di me. Ho paura a tentare di scappare, non so dove mi trovo. Forse questo ragazzo è qui per aiutarmi? Senza muoversi comincia a parlare.
«Le chiedo umilmente scusa per i bruschi metodi che ho dovuto utilizzare per condurla fino a qui.»
Adesso sono io ad utilizzare metodi bruschi interrompendolo prima che possa dire altro.
«Chiedi scusa per avermi colpita alle spalle? Per avermi quasi rotto la testa? Per avermi portata chissà dove? Oh cose da niente, accetto senza problemi le scuse di uno sconosciuto!»
Si alza in piedi…. Oddio forse ho esagerato con le parole, o meglio, credo che le mie parole fossero più che giustificate, ma le circostanze non erano delle migliori
«Jamie parlale tu prima che perda la pazienza»
Perdere la pazienza? Ma chi si crede di essere questo qui? I nostri sguardi si incrociano, mi vedo riflessa nei suoi occhi e sono costretta a sbattere più volte le palpebre per distrarmi. Ha una carnagione chiarissima e capelli color fieno… abbasso lo sguardo, non riesco a sostenere il suo. Ritorno in me. Solo ora mi accorgo che indossa una cotta di maglia. Sono stata per caso portata indietro nel tempo fino al medioevo? Sono sempre più confusa. Una luce si accende sulla sua spalla, è una luce minuscola e intermittente…oddio… è la stessa luce che stavo inseguendo.. non lo so quanto tempo fa… poi diventa fissa e comincia a parlare
«Vostra maestà mi permetta di spiegarle…»
«Che storia è mai questa?»
Sono fuori di me e lentamente sto mettendo a fuoco quella luce…
«Il mio nome è Jamie e sono una fata, sono uno dei messaggeri reali»
Crollo sulle ginocchia, non posso sopportare tutto questo. E poi perchè continuano a chiamarmi vostra maestà? Sono sempre voluta fuggire dalla mia vita, ho sempre desiderato avere un paio di ali per raggiungere le stelle più lontane, ma ora sto facendo la stessa fine di Icaro, credo di stare volando a quote che non il mio corpo, non le mie ali, ma la mia mente non può sopportare. Quello strano ragazzo si siede sul letto su cui dormivo fino a poco fa e mi fissa mentre mi sento fragile come un bicchiere di cristallo.
«Lei in realtà» viene interrotta
«Jamie taglia corto, non ho altro tempo da perdere»
«Ma vuoi stare un po’ zitto?»
Questa volta sono io a prendere parola per tornare alla realtà
«Per favore, non chiamatemi vostra maestà… sono una normale ragazza di 17 anni e datemi del tu…»
«Come desidera… cioè.. come desideri Elizabeth..»
Come diamine fa a conoscere il mio nome? Poi ripenso a quello che mi sta succedendo e questa è l’ultima cosa che mi dovrebbe stupire.
«Ti prego vieni con me, ho bisogno di mostrarti una cosa»
Decido di fare come mi dice, tanto cosa ho da perdere? E non voglio stare chiusa qui per sempre
«Kil, facci strada»
«Ora ti metti anche tu a dare ordini?»
Così quel gran maleducato si chiama Kil. Si alza in piedi ed esce dalla stanza.
«Su andiamo Elizabeth»
«Chiamami Beth»
Sorride. Ora che so cosa devo vedere dentro quella piccola luce riesco a distinguere i suoi lineamenti e devo dire che sono piuttosto delicati ed aggraziati. E’ di un unico celeste delicato, capelli corti e piccole orecchia a punta, indossa anche lei una cotta di maglia e credo che porti una spada, grande meno della metà di uno stuzzicadenti, ma sempre una spada. Almeno sono sicura che non può farmi del male con quella. Percorriamo degli stretti corridoi dai muri in pietra prima di raggiungere uno strano portone. Kil lo apre e un vento quasi freddo entra da esso. Usciamo e ci ritroviamo fuori un piccolo balcone, mi affaccio dal parapetto e rimango a bocca aperta. E’ uno spettacolo indescrivibile. Mi trovo su di una collina che si erge su una vallata immensa. Campi di fiori di ogni colore che si estendono fino all’infinito, corsi d’acqua che si snodano e raggiungono l’orizzonte, orizzonte al quale intravedo morbide cime innevate. Alzo lo sguardo al cielo e credo che non potrei mai vedere un qualcosa di così meraviglioso: un cielo di un blu intenso colmo di stelle brillanti e pulsanti. Sono le stelle che ho sempre voluto raggiungere e ora mi sembrano così vicine, sento quasi di poterle toccare, è meraviglioso. E non c’è una sola luna, ce ne sono ben tre, una più splendente dell’altra. E’ questo il luogo che ho sempre voluto raggiungere. Jamie di nuovo mi fa poggiare i piedi per terra interrompendo il mio fantasticare con le sue parole
«Tutto questo ti appartiene principessa»
Capitolo 2
«Bel colpo Beth!»
In effetti è stato davvero un tiro niente male, devo ammettere che sono migliorata parecchi in questi giorni. Così porto la mano destra dietro la schiena, dove tengo legata la mia faretra dalla quale prendo un’altra freccia per incoccarla. Braccio sinistro disteso in avanti che impugna l’arco, braccio destro col gomito flesso per tendere l’arma e occhio destro leggermente socchiuso per prendere la mira: perfetto sono pronta, trattengo il respiro e…
«Terzo centro consecutivo, niente male per una principiante come te, ma non ti esaltare»
Come al suo solito Kil non è il più cortese dei ragazzi, ma in fondo non è così malvagio. Sono passati ormai dieci giorni da quella sera ed inizio ad accettare la mia nuova vita anche se i miei genitori mi mancano, sento come un vuoto dentro. Tante volte vorrei tornare a casa, sebbene non fosse il mio luogo di origine, però… però niente, basta rimuginare e frignare come una bambina. In fondo Jamie mi ha promesso che si sarebbe occupata personalmente di avvisare i miei anche se, da quello che ho capito, è una cosa che si aspettavano. Ma perché non me ne hanno mai parlato? Jamie dice che l’hanno fatto per difendermi, ma io avrei comunque voluto saperlo da loro.. avrei voluto che mi avessero detto chiaramente che non sono i miei genitori biologici e che sono stati scelti per crescermi e proteggermi. Ma ora qui a Bridge come fanno a sapere che sono pronta per salvarli? Ho così tanti dubbi che se potessero essere posti su una bilancia.. beh credo risulterebbero più grandi e pesanti di un elefante, o forse due. E’ giunto il momento di andare in camera a riposarmi.
«Ragazzi, vado a darmi una rinfrescata prima di raggiungervi a cena»
Senza nemmeno ascoltare le loro risposte mi incammino verso casa, la mia nuova casa ovviamente. Non è nulla di che, una piccola casetta costruita nel bel mezzo di un prato abbastanza grande da ospitare due mezzi elfi ed una fata. Apro la porta, mi sfilo gli scarponi e mi immergo nella vasca da bagno dopo averla riempita con abbondante acqua calda…….. Credo di essere rimasta a mollo per un bel po’. Mi sono vestita comoda e mi sono appena chiusa la porta della mia camera alle spalle. Tengo le braccia ancora dietro la schiena e sospiro. Credo che la mia stanza sia l’ambiente più sobrio di tutta la casa: osservo per un momento il letto perennemente disfatto in un angolo affiancato da un piccolo comò e poi mi giro verso il lato opposto dove ci sono una antica scrivania in legno con annessa sedia e una piccola lampada per fare luce, anche se devo ancora capire come funzionano qua (non esiste la corrente elettrica). Mi avvicino alla scrivania e mi siedo. Beh prima di proseguire mi vien voglia di leggere ciò che ho scritto fino ad ora quindi ordino:
«Luce»
E si accende senza che io compia il più piccolo dei gesti. La osservo un attimo, quella luce così calda, carica di magia. Mi tiro un paio di schiaffi sulle guance per svegliarmi e, dopo aver aperto il mio diario comincio a leggere
Martedì 21
E’ la terza notte che passo in questo strano posto. Non appena mi è stato detto che questa è la mia camera e che questo è un diario che posso usare a mio piacimento (ci tengo a sottolineare che è l’unico elemento di svago qui) mi sono messa a scrivere. Sono dunque passati due giorni e non ho ancora per nulla le idee chiare. So solo che voglio tornare a casa. Cosa mi è successo in questi giorni caro diario? Ho viaggiato, ma non so dove sono arrivata. La prima notte l’abbiamo passata nel castello, sì, quello in cui sono rinvenuto è il mio castello personale. Il mattino seguente abbiamo cominciato a camminare armati di zaino in spalla e siamo giunti a questa piccola abitazione nella quale mi sembra ci stabiliremo per un po’, almeno qui ho un letto su cui dormire. Ciò a cui non riesco a credere è quello che Kil e Jamie hanno cercato di spiegarmi durante il viaggio. Faccio già fatica a ricordare tutto… Bridge, la Terra… e io che devo aiutare mio padre per salvare il mio luogo di origine…
La mia lettura viene interrotta da Kil che senza bussare entra nella mia camera
«Beth è pronta la cena sbrigati»
«Ti sembra il modo di entrare nella camera di una ragazza?»
«Ribadisco, muoviti.»
E si chiude la porta dietro mentre va in cucina. Non so come ho fatto a non ucciderlo, eppure ne ho avuto la possibilità durante i miei addestramenti di questi giorni. Sento il mio stomaco brontolare dato che gli è stato ricordato che deve mangiare e sono costretta ad abbandonare la lettura per raggiungere gli altri a tavola. Mi siedo al mio posto e prendo un cucchiaio per mangiare la zuppa. E’ Jamie che si occupa di cucinare e se la cava piuttosto bene. Vederla al lavoro è un qualcosa di meraviglioso. Date le sue dimensioni non può lavorare con le mani, per questo lo fa con la magia. Se non si è a conoscenza della sua presenza si vedono solo posate e ingredienti fluttuare nell’aria. Abbiamo finito di mangiare e nessuno ha aperto bocca, credo che siamo tutti assorti nei nostri pensieri, ma decido di fare una domanda
« Domani quindi… andremo a trovare mio padre?»
E’ Kil a rispondermi
« Si, abbiamo dovuto alloggiare qui questi giorni perché il re era impegnato in una lotta sul confine, ma oggi dovrebbe essere tornato, quindi domani può riceverci.»
Forse la situazione è più grave di quanto pensassi, Kil mi ha detto che il territorio del Regno del Fuoco si è ridotto più del 50% perché caduto sotto le mani del nemico.. per questo mio padre mi ha fatta portare qui….
«Vai a dormire adesso, domani ci aspetta una bella camminata»
Solo al pensiero di dover camminare ancora mi fanno male le gambe, non bastano già le corse giornaliere di addestramento?
«Hai ragione, buonanotte ragazzi»
«Notte Beth»
Mi saluta Jamie che nel frattempo sta mettendo a posto la cucina. Oh che gran maleducata, non le ho nemmeno dato una mano, sto quasi per tornare indietro, ma appena mi stendo sul letto cado in un sonno profondo e stranamente sereno.

Capitolo 3
E’ un raggio di sole che mi colpisce in pieno viso a farmi aprire gli occhi. Dannazione, perchè? Avrei voluto poter riposare un altro pò, è vero che sono un mezzelfo, ma tutto questo lavoro mi sta distruggendo. Poi mi ricordo che oggi dobbiamo andare al castello e tiro un sospiro di sollievo, non dovrò fare la corsa del mattino anche se mi toccherà camminare tutto il giorno…. Stendo le braccia in alto per stiracchiarmi e vengo a sedere. Un bello sbadiglio e sono pronta ad andare a fare colazione. Non devo nemmeno vestirmi dato che ieri non ho avuto la forza di spogliarmi prima di addormentarmi. Strano, in cucina non trovo nessuno, Jamie e Kil staranno sistemando le ultime cose prima di partire. Apro la credenza, prendo un paio di biscotti e mi siedo a tavola a mangiarli con lo sguardo perso nel vuoto. Mi rendo conto che ho paura, ho paura di quello che mi aspetta, del mio futuro, e in un futuro molto più prossimo ho paura di incontrare mio padre. Non ho idea di come sia fatto un elfo quindi per divertirmi un pò comincio ad immaginare vari aspetti possibili. Questo “gioco” serve a ben poco, forse una bella corsetta per abbassare la tensione ci vorrebbe.
Sono talmente assente che non sento Kil aprire la porta
«Beth? Quando ti degnerai di rispondermi?»
Mi giro ed è accanto a me. Con questo livello di guardia se mi trovassi sul campo di battaglia ci metterebbero ben poco a farmi fuori
«Si scusa Kil dimmi tutto»
«Su vatti a lavare che dobbiamo partire»
«Tu quando ti degnerai a trattarmi con un minimo di educazione?»
Non ho mai rivendicato il mio titolo di principessa però gradirei essere trattata quantomeno come una ragazza. In ogni caso vado in bagno per darmi una rinfrescata. Ecco che mi trovo fuori l’abitazione, zaino in spalla, pronta ad andare incontro al mio destino. Non domando nemmeno che tipo di percorso dovremo seguire, spero solo non sia come quelli che ci hanno portato dal mio castello alla casetta in cui abbiamo alloggiato fino a poco fa. Come sempre, come se mi leggesse nel pensiero Jamie si rivolge a me.
«Non preoccuparti Beth, sarà meno faticoso di quanto tu possa immaginare»
Devo togliermi questo dubbio
«Ma mi leggi per caso nel pensiero?»
E dopo una delicata risatina mi risponde
«Certo che no principessa, e anche se potessi non mi permetterei mai di farlo. Credo che ognuno di noi abbia pensieri che vuole tenere per sé, sigillati nel proprio cuore e sta solo a noi decidere se aprire questa serratura»
Il suo volto di solito sempre sereno si fa un po’ più cupo, non l’ho mai vista così pensierosa quindi non riesco a trattenermi e cerco di continuare il discorso.
«Concordo con te, ma non del tutto sai? Sono dell’idea che da qualche parte nel mondo c’è chi ci può capire, qualcuno con cui possiamo parlare apertamente senza il timore di essere giudicati, non trovi? Ci sono circostanze in cui non possiamo sigillare tutto dentro, per quanto possiamo essere forti rischiamo di esplodere e finire in mille pezzi non riuscendo più a ricomporci, quindi… per qualunque cosa di cui tu abbia bisogno puoi contare su di me»
La guardo e le rivolgo un sorriso. Bella ipocrita che sono, io che non mi sono mai confidata con nessuno vado a dare questi consigli se così possono essere definiti. Jamie ricambia il sorriso, ma non risponde. La conosco da così poco eppure sento di aver già stretto un legame molto intenso con lei. Così il viaggio prosegue in silenzio, fino a quando dopo un paio d’ore di cammino, nel bel mezzo del bosco, Kil si ferma.
«Eccoci qui.»
Sta scherzando?
«Seguitemi.»
Così riprende a camminare e superato qualche albero ci ritroviamo fuori dal bosco senza che me ne renda nemmeno conto. C’è una forte brezza che trasmette una sensazione di calore, il sole è ancora alto, ma non è fortissimo. Beh, l’inverno si avvicina. Cosa? Davanti a me vedo una distesa d’acqua immensa ma, molto più in basso rispetto a dove mi trovo. Faccio qualche passo in avanti e mi rendo conto di essere su uno strapiombo.
«Kil ma sei pazzo? Cosa diamine ci facciamo qui? Dobbiamo forse attraversare il mare a nuoto?»
La mia domanda era ovviamente sarcastica ma Kil risponde
«Non proprio, ti devi solo fidare di me, salta giù.»
O m-i-o D-i-o. L’ho sempre pensato che è un folle, ma non credevo fino a questo punto.
«Su dai non metterci tanto, Jamie, salta tu con lei, ci vediamo là.»
Inizia a correre e salta giù sparendo dalla mia vista. Sbatto velocemente le palpebre per cercare di rendermi conto di cosa stia accadendo e mi affaccio con cautela dallo strapiombo per cercare i resti di quello che credo sia il suo cadavere, ma non vedo nulla, solo le onde che si infrangono contro la parete rocciosa.
«Beth devo dirti che nemmeno io sono mai passata di qui, ma è una scorciatoia molto efficace. Non ti chiedo di fidarti di Kil, anche se è un ragazzo meraviglioso e sono io la prima a fidarmi ciecamente di lui, ma di fidarti di me; proprio come il primo giorno in cui sei arrivata qui. Prendi coraggio e salta, ci sono io con te.»
Si siede sulla mia spalla e sta in silenzio. Sì, mi fido di loro, ma…. E va bene… Mi avvicino lentamente allo strapiombo senza guardare di sotto, altrimenti non riuscirei mai a saltare Chiudo gli occhi e comincio a contare mentalmente 3…2…1… e salto.


Commenti

pubblicato il 18/10/2014 12.18.48
parauri, ha scritto: Pur non amando particolarmente il genere fantasy, ho trovato il tuo scritto accurato e scorrevole.

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