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lavoro pubblicato venerdì 17 ottobre 2014
ultima lettura mercoledì 13 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Signor Biziabù

di Tolkien. Letto 760 volte. Dallo scaffale Fiabe

Il Signor Biziabù Biziabù l’ombrellaio era persona onesta e gentile, molto affezionato ai bambini. Ne vedeva uscire a grupp...

Il Signor Biziabù

Biziabù l’ombrellaio era persona onesta e gentile, molto affezionato ai bambini.

Ne vedeva uscire a gruppi di due o tre alla volta dall’uscio della sua modesta bottega - uscire, s’intende, dalla scuola che gl’era di fianco.

Biziabù aveva una folta barba bianca, una montatura d’acciaio che riluceva come i suoi occhi color ghiaccio e un sorriso bonario; uno sguardo da spiritello dei boschi…

Somigliava, per tutti i bambini, a Babbo Natale, tanto che lo si chiamava proprio così: Babbo Natale.

Era solito regalare ombrelli ai bambini, specie quando pioveva della buona…

Specie, soprattutto, quando qualche compagno faceva il saputello e tirava dritto senza ospitare nessuno sotto l’ombrello.

Questo era un atteggiamento che dava veramente fastidio, al Signor Biziabù, e in questi casi rimaneva ritto davanti all’uscio a guardarsi questi tipi furbetti con due occhi sgranati e perplessi.

Spesso non richiedeva nemmeno indietro gli ombrelli, una volta prestati.

Ciò stava a dire che era buono, certamente, e tutti i bambini della scuola De Amicis lo sapevano bene. A dire il vero alcuni se ne approfittavano pure, canzonandolo con delle filastrocche sul Natale non appena ne vedevano la sagoma anche solo di sfuggita, ma questo, invece, non doveva infastidirlo particolarmente, perché smetteva di leggere un libro o un giornale e si guardava questi discoli con un sorriso che era più largo e caldo d’un abbraccio.

Spesso il Signor Biziabù si divertiva a guardare due bambini un po’ speciali che, appena al cancello di scuola, non tardavano a salutarsi con un bacetto sulla guancia. Anzi: il bambino attendeva che gli si baciasse la guancia destra, e la bambina attendeva che questo potesse accadere come di consueto…

La cosa rendeva entrambi molto felici, e Biziabù rispondeva a quella felicità con un sorriso compiaciuto, forse ricordandosi di lontani amori perduti nel tempo - o perché no: di quell’amore che lo attendeva a casa.

Un giorno, però, per il più grave dispiacere della bambina, del bambino, di Biziabù e di tutti noi lettori, successe che i due bambini non si salutarono.

Perché…?

Perché poco prima il bambino era stato avvicinato da un’altra bambina: ella le porse un sorriso, la mano, ed egli si ritrovò impreparato a ricevere l’una e l’altra cosa, sentendo suo malgrado il nome di una bambina che non gl’interessava…

Questo fu colpevole di aver rotto il gioco; per sempre, sembrava.

Il bambino attendeva come sempre fuori del cancello l’arrivo della bambina, ma lei non si presentava più.

Altre volte aspettava finché non era l’ultimo ad andarsene, e altre ancora la cercava con lo sguardo per vedere dove fosse, ma lei scivolava fra un bambino e l’altro tutta trafelata senza degnarlo della minima attenzione.

Un giorno Biziabù vide questo bambino camminare moggio moggio verso casa, e poiché prese per il suo marciapiede, non tardò ad avvicinarlo: “Hey. Hey, dico a te, sì. Come mai non esci più con quella bambina?”.

Il bambino guardò il cancello come se potesse essere lì ad ascoltarli; poi rispose: “Non ci sono mai uscito. E’ solo un’amica…”.

“Eppure sembrerebbe proprio che vi volete tutt’e due un gran bene…”.

“Forse. Ma a lei non interesso più…”.

“Beh… questa potrebbe essere solo una tua convinzione; a volte le bambine mascherano l’amore che nutrono nei confronti di qualcuno solo per pudore, oppure nel timore di non essere amate abbastanza”.

“…”.

“Sei sicuro di non averla indispettita in alcun modo, tu?”.

“Io…? E come? Proprio non saprei”.

Il Signor Biziabù, da chino che era per parlare e guardare meglio il giovane alunno, si rizzò e fece una smorfia massaggiandosi la folta barba canuta.

Rifletté un bel po’ come se avesse sotto gl’occhi un bel dilemma da sciogliere; poi, come avendo trovato ciò che faceva al caso del piccolo, afferrò un ombrello e disse amorevole: “Senti: tu lo sai, vero?, che i miei ombrelli sono magici…”.

Ombrelli magici… era forse per questo che gli dicevano ‘l’Ombrellaio Matto’?

“Sì… sicuro, figliolo, sono magici; basta aprirli, ed esprimere un desiderio.

Ma attenzione: bisogna aprirli sotto un cielo nuvoloso e piovoso, perché solo così il desiderio potrà avverarsi”.

Il bambino ricevette l’ombrello rimanendosene pensieroso…

“… e non basta: bisogna esprimerlo con la persona giusta”.

Ci fu un lungo momento di silenzio, durante il quale l’uomo guardò il bambino e il bambino il manufatto.

“Io so, piccolo, quale è il tuo desiderio… perciò: segui le istruzioni che ti ho dato e che Dio te la mandi buona!”.

Il giorno dopo, nemmeno farlo apposta, più che mandarla buona Dio la mandava e basta: uno scroscio d’acqua come non se n’era mai visti prima dall’inizio della scuola!

Poiché al mattino, di contro, c’era stato un gran sole, la bambina non sospettò in merito alla pioggia, e all’uscita si ritrovò bagnata come un pulcino a vedere se qualcuno fosse lì con l’ombrello per aiutarla: e c’era lui…

L’accompagnò fino a casa, ma non si dissero una parola.

Tutto ciò che uscì dalle labbra della bambina fu un timido ‘grazie’, che il bambino accusò più che ricevette.

Il giorno dopo egli entrò nel negozio di Biziabù per riconsegnargli l’oggetto, ed egli, raggiante come il sole di quel mattino, volle sapere come fosse andata.

“Oh! Ma che sbadato! Fammi vedere… Eh, sì, vedi? Questo ombrello è guasto qui, guarda: ha il telaio tutto malmesso! Ci darò un’occhiata più tardi” disse con fare professionale poggiandolo delicatamente sul bancone del negozio.

“… Ne ho un altro, se vuoi…” continuò mentre ne prendeva lentamente un secondo senza mai staccare i suoi occhi da quelli del bambino.

“… ma fa’ attenzione” gli disse bene prima di porgerglielo; “Questo ombrello è già guasto, e va trattato con molta cura… Funziona solo se si usa molta cortesia. Cortesia nel prenderlo, cortesia nell’aprirlo… cortesia anche con le persone che ospita… Pertanto, questa volta, di’ alla bambina una frase gentile, e vedrai che funzionerà a dovere... Va’, figliolo” disse dunque dopo averglielo porto con una mano sulla sua spalla.

“Per favore: ti andrebbe di usare il mio e di fare la strada del ritorno assieme?”.

Il giorno dopo il bambino consegnò questo secondo ombrello magico.

“Oh! Che sbadato che sono! Ho dimenticato di dirti che funzionava solo facendo prima tre giri intorno a se stessi! Mi dispiace molto, ragazzo, davvero… ma posso ancora rimediare, se me lo consenti: ecco… Ti do il mio ombrello. Ha i colori dell’arcobaleno, e va custodito come un tesoro; mi raccomando.

Questo ombrello, ragazzo mio, funziona solo così: se tu le dici… ‘io quella bambina non la conosco… e anche se la conoscessi, non m’interesserebbe conoscerla’.

Sì, se non vado errando la formula magica dovrebbe essere proprio questa…”.

Il bambino era lì con la mano sull’ombrello, pronto a prenderlo: fissò l’uomo, ritirò la mano e scappò via…

Il Signor Biziabù si sollevo indolente dalla seggiola spagliata, raggiunse la porta a vetri del negozio e, guardandovi attraverso e scorgendo i frettolosi passi del ragazzo, rise compiaciuto fra sé e sé.

Non ci è dato di sapere se egli utilizzò ombrelli magici o meno, più avanti… ma un giorno, molti, compreso il Signor Biziabù, poterono giurare che si baciavano sereni sotto un manto di pioggia.



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