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lavoro pubblicato martedì 14 ottobre 2014
ultima lettura lunedì 14 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

C'è sempre un perchè!

di Annael. Letto 765 volte. Dallo scaffale Sogni

Penso che tutte le esperienze (anche quelle extracorporee) che viviamo siano importanti per la nostra crescita spirituale, in quanto, buone o cattive che siano, ci danno degli insegnamenti, insegnamenti che ci aiutano a non commettere di nuovo lo stess...

Penso che tutte le esperienze (anche quelle extracorporee) che viviamo siano importanti per la nostra crescita spirituale, in quanto, buone o cattive che siano, ci danno degli insegnamenti, insegnamenti che ci aiutano a non commettere di nuovo lo stesso sbaglio, che ci consentono di maturare e prendere le giuste decisioni in momenti difficili delle nostre vite. Ogni esperienza va conservata gelosamente come qualcosa di estremamente prezioso e, ahimè, il luogo nel quale si fanno più esperienze (negative per quanto mi riguarda) è quel luogo misterioso e tetro che, comunemente, chiamiamo “Liceo”.

Ricordo uno strano episodio vissuto al Liceo, quando iniziano a nascere le prime cotte, le prime infatuazioni. Era l’ora di educazione fisica, una materia che non ho mai amato particolarmente, ma quel giorno avevo voglia di giocare a basket; volevo mettermi un po’ in mostra perché, in palestra c’era il ragazzo che mi piaceva.

Inizia la partita e dopo un paio di palleggi mi accorgo che il ragazzo mi stava guardando. Aveva degli occhi bellissimi e uno sguardo così intenso che mi sembrava quasi di perdermici dentro, così restai immobile a fissarlo; io lo guardavo, lui mi guardava e fu allora che accadde una magia…

Davanti a me si estendeva una immensa prateria verde, con fiori enormi, alti almeno due metri più di me, non sapevo dove mi trovavo, ma, di certo, non ero nella palestra della scuola. Iniziai a camminare, cercando di capire come potessi trovarmi in quel posto: non ero finita in un buco inseguendo un coniglio bianco, non avevo aperto un portale spazio-temporale e non ero entrata in strani armadi che conducono in universi paralleli. Camminai fino ad arrivare davanti ad un albero enorme, sul quale c’erano delle strane incisioni che sembravano disegnargli due occhi e un’enorme bocca. Per guardare più da vicino cercai di arrampicarmi sui suoi rami, ma aprì gli occhi e mi scrutò con aria perplessa.

- Che tipo di insetto sei?- mi chiese.

- Che tipo di insetto sei?- mi chiese.

- Non sono un insetto, sono una persona.

- Una persona? Appartieni alla specie delle termiti?! - e iniziò a scuotere i suoi rami per farmi cadere giù.

- Fermati! Non sono un insetto, sono un essere umano!

- Ma questo è impossibile! Gli esseri umani si sono estinti molti secoli fa!

Mentre riflettevo sul significato di quelle parole, sentì uno strano fruscio, come se qualcosa si muovesse tra l’erba, qualcosa che si avvicinava sempre di più nella mia direzione. Impaurita scesi dall’albero e raccolsi un ramo da terra per difendermi, ma in pochi secondi davanti a me si presentarono delle strane creaturine: erano due hobbits e un coniglio gigante! Ero incredula e, stranita, iniziai a chiedermi dove fossi, ma soprattutto come fossi arrivata lì.

- Dove mi trovo?- chiesi a quei cosi.

- La vera domanda non è dove ti trovi, ma cosa devi fare qui!- disse il coniglio gigante.

- Ok, allora cosa devo fare qui?

- Qui? lì? Che importanza vuoi che abbia?

- Per me ha importanza! Non ho idea di dove mi trovo e voi non siete di alcun aiuto!

- Ma noi vogliamo aiutarti ad aiutarci ad aiutare!- risposero in coro.

- Eh?!

Mi chiesero di andare con loro e, anche se sapevo che stavo per fare una cosa veramente tanto stupida, non avendo altro di meglio da fare, li seguì.

Ci incamminammo in un bosco, lungo un sentiero lastricato di pietre gialle, il che, in quel momento, mi ricordava qualcosa, anche se non sapevo bene cosa. Arrivammo in un punto inoltrato, nel quale si diramavano due strade; c’era un cartello con due frecce: in quella che puntava verso destra c’era scritto: “sentiero dei tulipani”, mentre in quella che puntava a sinistra: “sentiero delle tenebre, della sofferenza, della morte e degli orsetti gommosi”… Ovviamente, siccome la sfiga mi aveva perseguitato anche in un altro universo, prendemmo il sentiero di sinistra.

Seguimmo il sentiero scelto; era tutto buio e freddo e ogni tanto si sentivano ululati in lontananza. Ci fermammo di colpo quando arrivammo di fronte ad una porta enorme chiusa a chiave, che aveva le sembianze di un vecchio custode. Il suo sguardo passava continuamente dall’uno all’altro di noi, poi, all’improvviso, si aprì, lasciandoci proseguire nel nostro viaggio della speranza. Non riuscivo a credere ai miei occhi, davanti a me c’era uno scenario completamente diverso da quello che avevo immaginato: le foglie degli alberi erano di mille colori, il sentiero era composto da gelatine rosa, il cielo era ricoperto da nuvole di zucchero filato, omini di marzapane giocavano a nascondino ed era tutto ricoperto di volantini con scritto: “non vogliamo i tuoi soldi, ma solo i tuoi sorrisi: questo non è un avvertimento!”; tutto era orrendamente rosa e inquietante.

Uno dei due hobbits si voltò verso di me e mi porse una strana borsa. Dentro c’era un enorme bazooka:

- Se vedi un orsetto gommoso sparagli, lui ti farebbe di peggio!

Iniziammo ad attraversare quel posto terrificante, fino ad entrare nella foresta lecca-lecca, con la sensazione di essere seguiti.

Sentì un rumore, così mi voltai per guardare e vidi tanti occhietti perfidi che ci scrutavano dall’oscurità: erano gli orsetti indemoniati ed erano in tanti! Correndo, ci precipitammo nel cuore della foresta, fino a seminarli, raggiungendo una casa costituita da mattoni di cioccolata e per metterci in salvo ci entrammo, nonostante il mio buonsenso mi diceva, anzi, mi urlava, di non entrare.

All’interno, la casa era buia, non c’erano interruttori di corrente. In ogni angolo c’erano strane maschere che raffiguravano clown e burattini; tutto era ricoperto da alti strati di polvere e ragnatele e c’erano orologi ovunque, orologi di tutti i tipi e di tutte le dimensioni; stranamente quel posto mi inquietava molto di meno rispetto a quello rosa di prima! Su una sedia c’era un’anziana signora vestita di nero, con il viso rivolto verso la finestra.

- Salve signora. Ci scusi per l’intrusione ma eravamo inseguiti dagli orsetti gommosi e non sapevamo dove altro nasconderci- le dissi.

- Oh stai tranquilla cara, potete rimanere qui tutto il tempo che volete.

- La ringrazio ma ci bastano pochi minuti, giusto il tempo di assicurarci che nessuno ci stia più inseguendo.

- Mia cara, il tempo è relativo! Non abbiate fretta di andarvene! Vado a prendervi dei biscotti, tornerò tra qualche minuto, o qualche ora fa; chi può saperlo.

Mi rivolsi verso gli stramboidi e gli dissi che dovevamo andarcene da lì.

Perlustrammo tutta la casa, in cerca di una via d’uscita, ma era come se non esistesse nemmeno più la porta dalla quale eravamo entrati. Ero stanca e impaurita, a differenza dei miei compagni d’avventura che sembravano rilassati.

- E va bene, che succede?- mi decisi a chiedergli.

- Sii più specifica pulzella! Il mondo è continuamente soggetto all’ entropia, quindi succede continuamente qualcosa! – mi rispose il coniglio.

- Voglio sapere che succede qui!

- Siamo bloccati in questa casa.

- Lo vedo che siamo bloccati, genio, e voglio sapere come uscire!

- Capisco, ma penso che questo non sia proprio possibile!

- Lo sai che dalle mie parti mangiamo i conigli?! Dimmi subito come uscire da questa casa!

- Non posso dirti che non voglio dirti come uscire.

- Cosa?! Ma che volete da me?

- Niente!

- E allora perché mi avete coinvolta in questa cosa, qualunque cosa sia?

- Perché ci annoiavamo- risposero in coro.

Ero impaurita, affamata ed arrabbiata con me stessa per essermi cacciata in quel guaio: seguire un coniglio enorme e due stupidi hobbits…ma quanto posso essere stupida?!

All’improvviso il mio sguardo fu catturato da un orologio: le lancette segnavano l’ora di due minuti prima che entrassimo nella casa. Con stupore notai che tutti gli orologi segnavano quell’ora…come poteva essere possibile? Erano passate ore da quando eravamo in quella casa!

Sentì la vecchia chiamarmi, mi voltai di scatto e dietro di me non c’era l’anziana signora con cui avevo parlato prima, ma una donna poco più che quarantenne, con un vassoio di biscotti in mano. Indietreggiai spaventata e precipitai nel vuoto…..

Mi svegliai in infermeria con un impacco di ghiaccio sulla fronte; la palla mi aveva colpita in pieno facendomi perdere i sensi!

Morale della favola: mai fermarsi a fissare qualcuno mentre si gioca a basket e, soprattutto, mai seguire un coniglio gigante e degli hobbits in sentieri fatti di gelatine!



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