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lavoro pubblicato martedì 14 ottobre 2014
ultima lettura giovedì 21 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Storia di una violenza

di bucco. Letto 1312 volte. Dallo scaffale Pulp

Storia di una violenza Guardo l’ora, sono le 22.45 ed ho ancora un sacco di lavoro da svolgere, “sto battendo al computer da quasi tre...

Storia di una violenza

Guardo l’ora, sono le 22.45 ed ho ancora un sacco di lavoro da svolgere, “sto battendo al computer da quasi tre ore”, mi dissi mentre toglievo gli occhiali e li poggiai sulla scrivania accanto alla tastiera, intanto due dita mi massaggiavano gli occhi ormai stanchi, trovai infinito sollievo accendendo la bajour avendo così una forma di luce secondaria oltre al monitor che illuminava la casa immersa nelle tenebre.

Il rumore prodotto dal pc sembrava un martello pneumatico, solo quello emetteva rumori, mi allungai stanco sulla sedia e mi stirai per bene, decisi di spegnere tutto e di andare a dormire, feci cosi!

Mi alzai dalla sedia avvolto nelle tenebre e dal silenzio, ad un certo punto un rumore di vetri infranti spezza il silenzio.

Mi lancio nella stanza più vicina alla mia, fortunatamente è la cucina! Mi armo di un coltello da carne in ceramica affilatissimo e di una padella d’acciaio, non penso ai carabinieri penso solo che questi ladri prenderanno tante botte da me.

Mi avvicino silenziosamente al bagno, accendo la luce e mi fiondo dentro, ma è vuoto “da dove diavolo veniva quel rumore” pensai, sento dei passi, mi chiudo in bagno e spengo la luce, sento dei passi vicino a me, poi si allontanano, da lì a poco altri passi, ma questa volta aprono la porta per assicurarsi che non ci sia nessuno, stupidamente entra solo in bagno e io sono dietro la porta.

Il ladro si gira mi guarda negli occhi sta per gridare ma la mia mano armata di padella è più veloce di lui, in un secondo vibra in aria un potente colpo che finisce diritto sulla guancia del ladro, cade a terra svenuto insieme a qualche suo dente il complice entra di corsa in bagno ma resta agghiacciato alla vista del suo collega svenuto per terra e con un colpo sicuro tra capo e collo metto a dormire anche lui.

“Vorrei chiamare i carabinieri e farli portare in caserma ma cosi è troppo facile, poi escono e sono di nuovo a rubare, ci penso io…” pensai, li legai alle sedie e gli tolsi il passamontagna, scopro che sono una coppia e (fortunatamente) lui si è preso la padellata in faccia.

Decido di insegnarli le buone maniere con la cattiveria, aspetto che si riprendano. Lui si sveglia per primo e lo uso come sacco da boxe, cosi impara a entrare a casa della gente onesta! Fa tanto il duro ma da lì a poco crolla.

Lei la slego dalla sedia e la lego sul letto, voglio lasciarla lì per vedere la sua cosa fa, li abbandonata a se stessa.

Intanto dopo aver dato un altro carico di botte al mio amicone ladro lo carico in macchina lo porto nel parchetto vicino casa e chiamo i soccorsi, “troppo facile a morire!” esclamai.

Torno in casa e vedo la sua amichetta di giochi che inizia a riprendersi, al suo risveglio mi chiede in un italiano stentato dov’è il suo compagno, “non lo so” gli dico per prenderla in giro, provò in vano a liberarsi, ma mentre lo faceva vidi nella sua faccia una bellissima espressione di violenza non so come mi venne in mente la malsana idea di farci l’amore, si tecnicamente era una violenza ma non ci pensai al momento.

Preso dalla foga la spogliai mentre lei si dilaniava e gridava, allora gli misi del nastro adesivo sulla bocca per non sentirla, era nuda legata al letto! Sfortunatamente non ero lucido per fermarmi e iniziai subito, era asciutta e non voleva sentivo la sua disapprovazione, ma meno lei voleva più a me piaceva continuai imperterrito finche, finché non cambiai buco, lì la cosa prese una piega orribilmente eccitante e continuai finché non cedetti per lo sfinimento, la guardai in faccia, era rossa e piangeva, si sentiva violata nel suo essere donna, come dargli torto, gli tolsi il nastro dalla bocca e gli venni dentro e subito dopo glielo riposizionai.

Decisi che aveva sofferto abbastanza la lasciai andare, si avvio lentamente verso l’ignoto, non pianse perché aveva finito le lacrime, non gridò perché non aveva più voce, solo camminò senza mai girarsi.

“Meglio dormire” pensai senza capire quello che avessi fatto.

Quando la mattina mi svegliai vidi il casino della sera prima che non avevo riordinato, all’inizio non gli diedi molta importanza, ma poi, pian piano capii cosa avessi combinato, i sensi di colpa iniziarono a farsi strada in me, l’idea di finire a vita in prigione mi piombò in testa, “non ce la posso fare” continuai a ripetere girando per la stanza, stavo dando di matto, ero impallidito e avevo iniziato a sudare freddo, l’angoscia mi persuase, la paura scosse il mio animo colpevole di un delitto orrido.

Iniziai a girare per casa “sono un mostro” mi ripetevo in lacrime, finché il campanello suonò, andai ad aprire pensando che fossero ancora i ladri venuti a vendicarsi aprii la porta e mi trovai davanti due agenti che in tempo zero erano in casa mia, non li ascoltai sentii solo la parola “aggressione” allora colpi il primo e corsi in camera, mentre venivo inseguito, li chiusi fuori dalla stanza, il tempo di buttare giù la porta e vidi il coltello da carne in ceramica che avevo preso la sera prima, non ci pensai due volte, lo afferrai

“È davvero troppo facile morire” gridai contro gli agenti impietriti e sorpresi dalla mia reazione “e ora chi ha i sensi di colpa” gridai ancora, gli agenti provarono a intervenire ma finita la frase il coltello era già nella mia gola.

La vista si annebbio e poi buio.



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