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lavoro pubblicato venerdì 10 ottobre 2014
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Maschio abbi pietà, di te...

di ladyaura. Letto 612 volte. Dallo scaffale Pulp

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Capitolo 1

Mi piacevano quei ragazzi che suonavano in quella band che vidi in quel postaccio quella sera. Mi domando come sia stato possibile che io, Ann Astley, figlia di Sir Astley noto imprenditore tessile di Swansea, sia capitato in uno schifo simile quella sera. Da notare che avevo delle decolletè nuove quella sera, perfette per una serata nella City al Ritz, ma non qua al Morris’, sono ricca io, non come queste volgari qui. E’ stata tutta colpa di Dannii, anche lei ragazza di buona famiglia con la voglia di scappare, mi ha detto per telefono una sera:” Andiamo al Morris’ giovedì, ci sono i Boeing45, così facciamo qualcosa di diverso...” Sì, ce ne scopiamo uno a testa magari...magari!

Sì, volevo cambiare la mia vita in questo fottuto 1987, così la sera prima di andare al locale indossai il vestito più corto e aderente che avevo, un vestito nero da cocktail con corpetto, senza reggiseno, effetto vedo non vedo.

Sotto la gonna dell’abito, due autoreggenti nere. Stop.

Mi sentivo un po’ nuda, ma volevo osare, era proprio così che volevo dare il tono alla mia vita. Basta essere la brava ragazza viziata e snob, che arriccia il naso per qualunque cosa.

Sciolsi i miei capelli biondi lunghi, morbidi e fluidi, li raccolsi solo un po’ su, una linea di eye liner, rossetto rosa. E cosa diamine succeda succeda stasera!

Mia madre, per sbaglio, entra in camera mia per prendere qualcosa, e mi guarda un po’scandalizzata: “Annie, ma dove vai stasera? Non ti ho mai vista così ridotta...Chi stai frequentando?”

“Nessuno mamma, avevo voglia di cambiare...”

“E vuoi sembrare una di quelle schifose di Penthouse? Sei ridicola!”

“Mamma, ho ventitre anni!”

“Sì, ma non è da noi. Tu sei nostra figlia, la figlia di Sir John Astley.”

“Mamma, anche la figlia di John Astley vuole divertirsi per una sera.”

Mi guarda come un’isterica:”Fai come vuoi, ma domani torni la ragazza di sempre Annie! Sono stata chiara?”

“Sì va bene....” le rispondo con tono seccato.

Io e mia madre abbiamo un ottimo rapporto di complicità, ma non capisco perché poi non sopporta il mio abbigliamento, d’altronde lei è stata la prima “poco di buono” a riuscire a sposare mio padre.

Mi guardo allo specchio sempre più compiaciuta, se fossi stata un maschio mi sarei fatta da sola.

Mi passa a prendere Dannii con la sua Mini nera e il suo abito rosso fiammante, pronte per una serata a base di orge, secondo le sue intenzioni.

“Annie, sali, sei fantastica! Il dress code è favoloso!”

“Grazie Tesoro, spero che funzioni!”

“Tranquilla, li abbiamo in pugno, staranno talmente fatti...”

“Tu li conosci?”

“Sì conosco Robbie O’Sullivan, il leader.”

“Allora il pesce grosso è tuo, no?”

“Cosa? No, io vorrei altro...”

“Sei una stronza Dan....”

Intanto per radio passavano una canzone di Prince, noi eravamo arrivate al Morris’.

Mai visto un posto più degradato, a terra appiccicoso, c’erano ragazze piene di piercing e buchi ovunque che ci guardavano dall’alto in basso:”Bellezze siete arrivate alla settimana della moda?!” sghignazzando tra loro. Io le risposi acidamente:”Ehi tu, non sai nemmeno dove abita lo stile,baldracca.”

“Annie smettila, lasciale perdere queste”

“No Dan, non le sopporto.”

“Sì, ma loro sono così, e noi non siamo ai loro livelli di schifo, queste sono mezze drogate, dai andiamo che cominciano.”

“Che palle!” borbottai, si perché avevo una voglia di spaccarle i denti a quella deficiente e fargli uscire quell’anello su per il naso.

I Boeing45 avevano iniziato a suonare, facevano un rockaccio tra il postpunk e il metal, non me ne intendevo per niente di musica, sentivo solo rumore. E guardavo gli occhi verde scuro di Robbie O’Sullivan.

Sentivo uno strano calore sotto perché, quando eravamo lì davanti, lui guardava me. Guardava sotto di me. Maledetto porco. Non lo conoscevo, ma doveva essere uno che aveva molte ragazze dietro, giuro che era bellissimo, capelli lunghi e ciuffo, aveva l’aria di chi era appena scappato di casa ed era stato ad un rave.

Comunque i suoi sguardi un po’ m’infastidivano, quindi mi allontanai e lui, notavo non la prese bene.

La loro scaletta finì, furono assaliti dai ragazzi dietro, soprattutto ragazze, ma Dan mi prese per un braccio e mi portò con sé, da lui.

“Annie ma sei diventata scema?Perchè ti sei allontanata? Così lo indispettisci!”

“Dan io non...” non riuscì a terminare di parlare che si avvicina lui a me.

“Biondina,sei tu che mi hai fatto stonare come un cane stasera? Non farlo più. Ciao bambola...” mi guarda con un bicchiere di birra alla mano, mentre saluta Dan.

E io resto imbambolata come un’idiota. Ti prego, fallo di nuovo e non ti romperò più le scatole, Robbie.

“Questa è la mia amica Annie, Robbie.”

“Ciao Annie, sei davvero deliziosa, mi fai venire certi pensieri...”

No, porca miseria, non farlo Robbie.

© Aura Jones



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