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lavoro pubblicato venerdì 10 ottobre 2014
ultima lettura sabato 14 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Io sono l'Uomo Ragno

di Verbal. Letto 471 volte. Dallo scaffale Fantasia

  1       Un mattinoEra un mattino come tanti. L'unico colore era il grigio. Era un grigio stanco e leggero. Formava una pellicola uniforme, continua, su tutte le cose. Tutto quello che si vedeva ne era perfettamente .......

1 Un mattino

Era un mattino come tanti. L'unico colore era il grigio. Era un grigio stanco e leggero. Formava una pellicola uniforme, continua, su tutte le cose. Tutto quello che si vedeva ne era perfettamente ricoperto. Roteò lo sguardo dalla superficie del cuscino verso l'alto. Per un attimo non riuscì a mettere a fuoco nulla, poi vide il soffitto, scorse i vari pannelli che lo ricoprivano, i particolari non erano visibili ma vedeva la forma delle varie lastre rugose e dal colore uniforme ed indefinito che, ordinatamente, monotonamente, andavano da una parte all'altra. Notò il piccolo solco di ombra che li divideva, ne percepì lo smusso arrotondato con cui i lati interrompevano la superficie, facendole perdere di continuità. Si concentrò su uno di essi, percorrendo ordinatamente il suo corso dall'inizio alla fine. Sembrava che nell'ombra ci fosse dello spazio maggiore di quello che appariva da un esame esterno. Diverse tonalità, sensazioni di distanze, rendevano piacevole impigrirsi in quell'indagine. Ad uno sguardo insistito la superficie dei pannelli si rivelava non perfettamente piatta, presentava rugosità, piccoli canali che la percorrevano compiendo percorsi che giravano su se stessi, si univano, si perdevano. Un'osservazione globale della superficie permetteva alle varie linee di comporsi fino a formare delle figure, se si manteneva la visione abbastanza a lungo le figure, in qualche caso, assumevano un senso. Erano forme, che attendevano, che si muovevano, erano cose e persone. Non rivolgevano mai la loro attenzione verso il basso ma solo verso punti appartenenti al loro piano.

Si mosse, portando un braccio al di fuori delle coperte, sospirò.

Attese.

Si alzò. Appoggiò i piedi sul tappeto che ricopriva il pavimento, lo sguardo diretto verso il basso. Alcuni pensieri veloci e fugaci attraversarono la sua mente. Immagini, sensazioni, emozioni. Troppo veloci per poter essere fermati, ma sufficienti a lasciare un ricordo del loro passaggio.

Diresse lo sguardo davanti a sé e si alzò. I primi passi risultarono leggermente incerti. La peluria del tappeto accarezzava le piante dei piedi, la sensazione era piacevolmente ruvida e calda.

Si diresse verso il bagno.

Entrò. Si avvicinò allo specchio.

Alzò lo sguardo e si guardò. Un volto piuttosto inespressivo. Vagamente teso.

"C'è qualcosa che non va."

Un alito. Un pensiero. Veloce, sfuggente, acuminato, doloroso.

Macchie, colori. Silenzio.

Occhi. Uno sguardo. Penetrante. Esagitato. Il bianco degli occhi lattiginoso ed espanso. Al centro pupille piccole, circolari, immobili. Fisse, non la più piccola vibrazione. Fisse in una direzione, con una messa a fuoco precisa. Non un battito di ciglia, non un'incertezza.

Un sorriso. Un ghigno.

Contrazioni del viso attorno alle labbra, ripetitive, insistite. Il ghigno appare e scompare, mai completamente. Lo sguardo resta fisso, immobile, diretto ad un punto esterno. Si formano rughe attorno agli occhi per poi disfarsi. Il moto si sussegue con una frequenza costante, le espressioni si ripetono identiche.

Poi la velocità cambia, aumenta lentamente, sempre di più. L'espressione degli occhi immutata, il viso scosso dai movimenti. Un insieme convulso, la bocca deformata in un atteggiamento estremo, sempre più lontano dal riso.

Movimenti, contrazioni, veloci, ritmiche.

Poi, improvvisamente, l'immobilità. Il moto si blocca. Il viso diventa restante, fisso.

Si sente un suono. Il rumore della risata.

Forte. Si percepisce lo sforzo della gola per emetterlo.

Ripetitivo.

Il suono continua ma cambia e diventa sempre più acuto.

Il bianco degli occhi invade quasi tutto lo spazio. Le pupille diventano ancora più piccole, fino ad essere solo dei piccoli punti neri al centro del bianco. Un bianco di cera, lattiginoso, espanso, gonfio, dilatato.

Abbassò lo sguardo e guardò l'interno del lavabo: la superficie liscia, perfettamente uniforme, il colore grigio, la curvatura che accompagnava tutta la superficie, i riflessi addolciti dal colore e dalla concavità.

Una pausa. Silenzio. Nessuna immagine, nessun suono.

Si mosse e aprì l'acqua: il getto uscì in modo lineare e fragoroso gettando gocce e zampilli nell'aria. Immerse le mani nell'acqua e se le portò violentemente al viso. Ripeté il gesto, ancora e ancora fino a quando fu zuppo. Chiuse l'acqua e si asciugò; gli occhi bassi, il respiro lievemente accelerato.

Si voltò e uscì dal bagno. A mosse lente e precise si vestì. Poi alzò gli occhi e guardò nello specchio.

2 Nel vuoto

Una brezza attraversò l'aria. Lo colpì, si girò e lo avvolse.

Le cose iniziarono, lentamente, a muoversi. Prima le cose mobili, gli oggetti, poi anche quelle fisse, le pareti, il pavimento cominciarono a spostarsi, a deformarsi. Il pavimento si ingobbì, trascinando con sé l'insieme di ciò che vi era appoggiato e minacciando l'equilibrio.

Il vuoto. Una sensazione precisa, forte, improvvisa.

Sbatté le palpebre.

Il respiro mancò, le gambe ebbero un attimo di cedimento.

Guardò verso l'alto.

Un alito biondo attraversò lo spazio. Si muoveva armoniosamente descrivendo ampie curve, figure snelle ed allungate. La brezza si muoveva dando l'impressione di scivolare lungo una superficie estremamente liscia. Il movimento era continuo, non conosceva alcuna irregolarità.

Cadde.

Lampi rosso e blu in alto nell'aria.

Un'immagine: verde e viola ancora più in alto.

Una risata.

Una stretta alla gola.

Una mano, nel vuoto protesa.

Le cose rotearono prima con un moto ordinato, circolare, poi via via ciangiante, fino a divenire spiralato e poi sempre più caotico.

La tensione crebbe, uno spasmo forte, doloroso, lancinante.

Il crescendo di luci e suoni si interruppe.

Un ambiente ovattato si fece strada.

Silenzio.

Chiuse gli occhi. Li riaprì.

Addio biondo respiro, accanto, per un attimo.

3 Nel blu

Blu.

Oscuro, diffuso, perenne.

Sullo sfondo. Di ogni cosa.

....



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