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lavoro pubblicato venerdì 10 ottobre 2014
ultima lettura venerdì 18 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

LINEA DI CONFINE

di Verbal. Letto 660 volte. Dallo scaffale Pulp

Esercizio di stile sull'ipotetica reazione dell'ex agente / consulente FBI Will Graham alla notizia della fuga del Dr. H. Lecter.

Capitolo 1 --- Una fredda mattina d'autunno ---

Will Graham seppe della fuga di Lecter il giorno dopo.

I notiziari diedero rilievo all'accaduto secondo uno schema noto e banale. Da tutto quell'insieme di parole, immagini e commenti a margine, fatti da esperti, l'impressione che scaturiva era quella di uno zoo. Un grande zoo cittadino, teatro del fenomeno della fuga di un qualche tipo di strano e feroce animale esotico. C'era una grande confusione e un continuo cambio di immagine, i colori erano estremamente smorti in alcuni momenti e di una vivacità ridicola in altri. Le parole usate erano molto comuni per quel tipo di cose; il gergo elementare e didascalico con cui si ‘spiegavano' gli avvenimenti. Notò come con gli stessi termini si sarebbe potuto parlare anche di cose completamente diverse e, assolutamente, innocue. Questo continuo andare di immagini e suoni andava a costituire il rumore di fondo che avvertiva, fastidioso e lontano, in quei momenti.

Seduto sulla spiaggia guardava l'oceano davanti a lui.

La cicatrice sotto l'occhio destro gli fece male, una piccola ma decisa fitta. La vista gli si annebbiò per un momento, l'oceano gli apparve confuso, velato di uno strato uniforme e scuro.

--"Ha la faccia che sembra un quadro di Picasso."

La frase gli si formò nella mente, gli accadeva nei momenti peggiori. Gli sembrò che avesse scelto quell'attimo per fargli ancora più male. Per trafiggerlo provocando un dolore mirato, preciso, chirurgico.

L'oceano gli appariva più chiaro, ora, le onde, i colori più definiti. Forse avrebbe ricevuto una telefonata. Non ne era sicuro ma poteva succedere. Il pensiero rimase senza fermarsi, tastò gli angoli marginali della sua mente e, senza definirsi meglio, se ne andò.

L'oceano era calmo quel mattino. Le onde risalivano lentamente la spiaggia, lasciandola inscurita quando si ritraevano. Poco dopo, gradatamente, riassumeva il colore iniziale, un giallo grigiastro uniforme ed elegante. Il processo si ripeteva, continuamente, senza fretta, ad un ritmo preciso.

Era ancora presto, il sole stava sorgendo in quel momento e non era ancora apparso, in lontananza l'acqua appariva scura e liscia.

--"Hai mai visto un sangue al chiaro di luna? È proprio nero." Un uomo in bianco, in una piccola cella bianca, all'interno di uno spazio bianco lo aveva detto a lui, tempo prima.

--"Un quadro di Picasso." Era difficile toglierselo dalla testa.

Un'altra fitta, più intensa della precedente, gli fece lacrimare gli occhi.

Uno sguardo fisso, l'oceano e una lacrima.

L'acqua risalì la spiaggia fino ai suoi piedi. La lacrima cadde. L'oceano se la portò via.

Spostò lo sguardo dall'immenso blu che gli stava davanti e guardò la spiaggia alla sua sinistra. Il recinto delle tartarughe era intatto, gli animali all'interno muovevano timidi passi lasciando piccole scie con il loro guscio. Un cane correva sulla sabbia. Nemmeno stanotte qualcuno di loro era riuscito ad entrare, ma avevano scavato.

Un'onda raggiunse ancora i suoi piedi. Udì il rumore sordo che la accompagnava.

Pensò ad un biglietto di auguri che aveva ricevuto a Natale. Un biglietto elegante, vergato con una calligrafia ancora più elegante e puntuale. Niente di sfarzoso, auguri essenziali, ..., sinceri. Niente di particolarmente formale, il tipo di auguri che si ricevono da un amico che vive lontano, dotato di gusto ed intelligenza, cose che si ricordano.

Pensò a Jack Crawford, seduto alla scrivania ingombra di fogli, con i capelli solo lievemente arruffati e la cravatta allacciata. Aveva perso la moglie Bella da pochi giorni dopo un'agonia lunghissima. Aveva visto sfumare anni di lavoro in pochi istanti. La sua voce doveva avere la stessa fredda cordialità di sempre, quella di un impiegato che risponde ad una telefonata, raramente lo aveva sentito assumere un tono diverso e, comunque, solo per pochi istanti.

Una lieve brezza soffiava leggera e fredda, non aumentava, non calava, veniva portata dalle onde, si fondeva con armonia insieme con esse.

--"Lo sai perché mi hai preso Will?"

Il pensiero percorse l'intero cervello, lo riempì. Per un istante si sentì soffocare. Il pensiero era fermo, non si muoveva. Era come una grossa massa densa ferma al centro della sua mente. Gli sembrava che tutto fosse immobile, anche la brezza era cessata.

Poi, all'improvviso, si accorse di respirare, lo avvertì nitidamente e sentì nuovamente il movimento attorno a lui. Sentì, per la prima volta, le ossa fredde.

Un uomo alto, biondo, dallo sguardo fisso fece ondeggiare un braccio e una fitta tagliente gli lacerò una guancia. Il movimento si ripeté, ritmico, preciso. Il sangue usciva dalla pelle del suo viso. Percepì una miscela di calore e freddo addosso a sé. Quella era stata l'ultima volta. Ora rischiava di non esserlo più.

Poi il silenzio.

Silenzio, solo silenzio.

Il rumore del tempo che passa.

Capitolo 2 --- Il passato e il presente ---

Molly e Kevin stavano tornando dalla spiaggia.

I passi leggeri sulla sabbia, i capelli al vento, gli abiti leggeri appena increspati dalla brezza mattutina che andava riscaldando.

Guardò sua moglie.

L'andatura era tranquilla, i piedi si stagliavano sulla sabbia chiara, il maglione bianco dava risalto alla punta dei seni. Lo sguardo era calato in ciò che la circondava. Guardava la sabbia, l'aria, suo figlio. Le rughe intorno agli occhi si vedevano sulla pelle abbronzata, nella luce grigia del mattino.

Kevin le stava a fianco, lo stesso colore di capelli della madre, la stessa pelle, gli stessi passi.

La vita scorreva davanti ai suoi occhi. Chissà se li avrebbe più rivisti così, nel tempo?.

Lanciò un'occhiata distratta alla casa: 36 80 Highway De Soto, Captiva Florida.

Per poco in questo posto non era finito tutto, tempo prima. In una notte in cui il tempo si era fuso e lo spazio non contava, il buio aveva tentato di assorbire tutto, aveva tratto un lungo respiro e si era messo all'opera. L'azzurro del cielo era diventato blu e poi nero. Dalla notte una sagoma lunga era arrivata e aveva guardato dentro queste finestre, annusato questa stessa aria e pensato. Le stelle a fargli compagnia.

--"36 80 Highway De Soto, Captiva Florida. Vai là e ammazzali tutti."

Il viandante era stato mandato per porre fine a questa landa. La causa di tutto ora si stava muovendo e in parte era già lì.

Il passato stava tornando con lentezza e silenzio in una mattina di freddo anomalo per quel posto.

Gli occhi erano irritati e ogni tanto confinavano ancora qualche lacrima sul volto. Adesso ne avvertiva scendere un'altra, era una cosa sua, che veniva da dentro, e se ne stava andando. Percorse la guancia destra, tracciando una linea umida che bruciava. Scese ancora e si perse, la traccia bruciò ancora per poco e poi si spense lentamente.

Sentiva la pelle del viso tendersi per l'aria pungente e salmastra.

Sentiva le cicatrici, poteva quasi vederle, bianche sulla pelle scura.

--"Un quadro di Picasso."

Jack lo aveva detto per la prima volta. Non davanti a lui, certo, e non sapeva ne precisamente quando, ne a chi, ma la frase era sua. Era una definizione che non sarebbe dispiaciuta neanche al dottor Lecter.

Strano, per la prima volta dopo tanto tempo, quel nome fu formulato dalla sua mente. Ci aveva pensato più volte ma senza il nome.

--"Dottor Hannibal Lecter."

Sì, faceva effetto.

Una veloce immagine gli trapassò la mente: pareti bianche, sbarre, un lettino, una mano. Il tessuto di una cicatrice si contrasse.

Una voce:

--"E tu come stai Will?"

Era nervoso.

Una fitta ad una vertebra.

--"Ho sentito dire che ha problemi psichici."

--"Cristo. "Ho sentito dire", che razza di espressione per un tipo rinchiuso per anni in una cella di pochi metri quadri, completamente solo."

--"Hai ricevuto i miei auguri per Natale?"

Le palme delle mani erano sudate.

--"Hai le mani ruvide. Non sembrano più le mani di un poliziotto."

--"E tu come stai Will?"

Sentiva i calli indurirsi. Succede a volte.

Un'altra fitta.

--"Tu sogni spesso Will!"

Allora si era alzato, si era sentito pesante.

--"Will!"

E poi aveva parlato ancora.

"Will?"

I passi, il tempo, gli odori si fusero. Udì l'aria muoversi, rigirare su se stessa e avvolgerlo. Una folata di vento freddo arrivò dall'oceano, gli riempì le narici, gli avvolse il viso, facendo bruciare di più gli occhi. Per un attimo vide tutto appannato, anche i movimenti davanti a lui divennero foschi e incerti.

Pensò. Con forza, con caparbietà.

Una pennellata nera era apparsa all'orizzonte.

"Will?"

Scostò gli occhi e vide Molly che lo guardava preoccupata.

"Ti senti bene?"

"Si, certo."

"Facciamo colazione?"

"Un attimo e vengo."

Anche ora il tempo trascorreva, in quel particolarissimo modo che trasforma ogni gesto e pensiero consueto in un preciso atto di volontà. In questo modo Will Graham alzò lo sguardo ancora una volta verso il tratto di spiaggia davanti a lui: Molly e Kevin non c'erano più ora.

Era una mattina fredda per la Florida. Le nuvole andavano diradando, ma fino a poco prima formavano una cappa consistente, senza spiragli.

Guardò il cielo, nei piccoli spazi che si erano aperti, era azzurro. Azzurro cupo. Le striature grigie e nere facevano capire che c'era stata tempesta da qualche parte. Spostò lo sguardo sulla linea dell'oceano, all'orizzonte, anche là c'erano alcune nubi.

Il blu scuro dell'acqua era tutto davanti a lui. Le onde andavano e venivano ancora sulla spiaggia, senza perdere quel colore, la luce non era abbastanza. Seguì ancora quel movimento. Notò la traccia grigio scuro che lasciavano. La vide scomparire subito dopo, lasciando spazio al colore della sabbia umida. Il movimento continuava a ripetersi, rapido nei primi istanti, lento in quelli successivi. Dopo pochi secondi dal passaggio dell'acqua era come se sulla sabbia non fosse mai arrivata, la superficie restava liscia e levigata.

Nell'aria restava il suono caratteristico delle onde. Il suono che, dicono, sia il più vicino a quello che sentiamo nel grembo materno prima di nascere.

Dovrebbe essere il più rassicurante, il pesante andare delle onde.



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