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lavoro pubblicato mercoledì 8 ottobre 2014
ultima lettura sabato 20 aprile 2019

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Il castello di Caradok- Estratto dal libro L'ultima Guerra

di gabriele. Letto 508 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ga-Ha-Et era per il popolo di Ga-Hal un luogo lontano da tutto ciò che vedevano ogni giorno.Era il luogo più a nord di Gon-Er. Sul suo terreno vi era una montagna senza nome, poiché tutti i nomi che le erano stati dati erano rimast.....

Ga-Ha-Et era per il popolo di Ga-Hal un luogo lontano da tutto ciò che vedevano ogni giorno.
Era il luogo più a nord di Gon-Er. Sul suo terreno vi era una montagna senza nome, poiché tutti i nomi che le erano stati dati erano rimasti su quelle rocce senza venir scritti o usati.
La montagna si ergeva alta e minacciosa. Terminava nelle nubi tetre e scure dove era celato un oscuro segreto.
Non vi erano strade in quel territorio, non vi erano alberi né altre piante e il sole non batteva mai direttamente sulla terra, ma attraverso enormi nuvoloni neri.
Sulle aspre rocce di quella montagna era eretta dall'alba dei tempi una nera costruzione: il castello di Caradok.
L'oscura fortezza era composta da tre enormi torri, profonde fino al cuore della terra e cinte da un lungo muro, dove sulla sommità aleggiavano le ombre di quella terra.
Ogni torre era custodita gelosamente, ogni torre custodiva un segreto, ogni torre era inespugnabile da qualsivoglia esercito.
Eppure una semplice ragazza di sangue reale era riuscita a impossessarsi di uno dei tre segreti della torre, senza trovare resistenza. Era arrivata direttamente nella stanza del tesoro, l'aveva preso ed era fuggita. Le ombre del castello l'avevano lasciata scendere dalle scale che l'avevano condotta nel cortile principale.
Ed era lì, fra quelle tre torri e quelle tre mura. Non vedeva un cancello che portasse fuori, non vedeva la presenza di un uomo, ma sentiva le ombre e aveva paura.
Volgeva lo sguardo sopra le torri, nelle alte e piccole finestre, sopra le mura e fuori da quella prigione: le vedeva. Vedeva sagome nere, senza forma, senza viso, mani o gambe. Comparivano e scomparivano, come mantelli neri e lunghi che strisciavano per un poco e poi non c'erano più e Aleen temeva che il prossimo spirito sarebbe potuto ricomparire di fronte a lei.
Si girò intorno: non ricordava da dove fosse venuta. Si sentiva sul punto di impazzire, quando vide due figure ai piedi di una torre. Lunghi mantelli neri che si confondevano con il terreno. Ombre? No. Il volto c'era, anche se nascosto. Vedeva il rigonfiamento delle braccia sotto la veste, vedeva la figura di un uomo sotto il nero. Aveva comunque paura.
Guardò un'altra torre, infine guardò la terza. Sotto le tre torri erano comparsi sei uomini. All'unisono sollevarono lo sguardo e la fissarono.
Mise istintivamente la mano fra gli stracci che indossava e prese il pugnale.
Le figure non si turbarono per quel gesto, ma avanzarono facendo vedere alla ragazza altri uomini dietro di loro.
Il corteo procedette verso la ragazza, sotto le nubi nere, che di tanto in tanto lanciavano fulmini e tuoni oltre le mura di Caradok.
Tre file di uomini continuavano ad uscire dalle torri. La ragazza si girava di continuo.
Fissò il pugnale e lo sollevò all'altezza del cuore. Solo a quel gesto sentì un dolore accecante in pieno petto. Strappò un pezzo della veste e vide che il dolore era comparso in prossimità del taglio che si era fatta per scappare da Geena. In quel momento si ricordò le parole del mago di Geena, se avesse usato ancora il pugnale sarebbe quasi sicuramente morta.
Guardò nuovamente gli uomini che si avvicinavano. In quella tetra atmosfera si sentivano solo i passi che battevano la terra. Poi si ricordò della spada che aveva trovato nella torre. La prese e la puntò contro gli uomini, ma appena l'impugnò divenne pesante e le cadde. Si affrettò a riprenderla e a nasconderla.
Sull'orlo della disperazione prese il pugnale e lo sollevò di nuovo. Sentì il dolore della prima ferita risvegliarsi e tormentarla.
Quando le cupe figure l'ebbero circondata, si fermarono. Erano a pochi passi da lei. All'unisono, con un movimento raccapricciante, sollevarono la testa, mostrando ad Aleen volti cupi e spenti.
Con la stessa coordinazione cominciarono a mugugnare strani versi, che lei non aveva mai sentito.
Non sapeva cosa fare, poteva ferirsi con il pugnale e tentare la sorte, ma doveva decidere. Abbassò lentamente la lama e ascoltò quella nenia.
Sentiva un'unica voce, parole incomprensibili, ma fra loro unite come una poesia particolarmente bella. Chiuse gli occhi e senza accorgersene cadde per la magia di quelle note.
Sentì la fredda terra nell'orecchio e sulla spalla sinistra, sul fianco il peso dello zaino e della spada.
Non doveva usare il pugnale, glielo diceva quella voce, persino la cantilena le sconsigliava di usare la lama magica.
Afferrò comunque il pugnale del mago e la spada che aveva trovato e per un istante si sentì meglio.
Strinse ancora più forte le palpebre, non voleva vedere cosa le avrebbero fatto.
Portò le mani, che reggevano le armi, sopra gli occhi e vide uno spiraglio di luce dentro la sua mente. Un lieve bagliore che cresceva e si allungava, fino a raggiungere la forma di un uomo. Riconobbe dei lunghi capelli bianchi e una vecchia barba che ricadeva su una candida veste.
Suo padre le sorrise e le porse una mano. La prese e le sorrise, ma dal suo occhio cadde una lacrima. Scese lentamente sulla guancia e le cadde sul seno.
Aprì gli occhi. Sentiva dolore, nel petto. Guardò la veste, sporca di sangue. L'esercito era in silenzio, persino le ombre erano ammutolite.
La sua mano reggeva il pugnale che piano si stava allontanando da lei.
"No" sussurrò e spinse dentro l'arma.
"Portami via, in un posto migliore, presto. Lo so che puoi, via."
Una di quelle ombre le si avvicinò e tentò di distaccarle la lama dal petto.
Questa prese il pugnale, ma si sentì ardere la mano e staccò la presa. Intanto, lentamente, il sangue usciva dal corpo della ragazza, bagnava la terra e si mischiava con essa. Dopo un poco l'intero corpo era in una pozza di sangue e la principessa si sentì annegare.
Provò a parlare, ma non ci riuscì. La bocca era chiusa, fredda, le membra anche. Sentiva la vita scivolare via col sangue e riversarsi nella terra nera di quella terra maledetta e allora nacque il sospetto che gli stregoni di Caradok la volessero aiutare. Sotto gli occhi di quegli uomini la ragazza scomparve nel sangue, il sangue scomparve nella polvere e poco dopo non rimase nulla di quell'insolito fatto.


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