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lavoro pubblicato domenica 5 ottobre 2014
ultima lettura domenica 29 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il morso

di Karl935. Letto 974 volte. Dallo scaffale Horror

In una fredda sera d'inverno, per l'agente della Divisione non-morti Leonard Craven, non sarà la solita ronda di routine.

La città era la quintessenza delle metropoli.
Grande, sconfinata, con palazzi altissimi e chilometri di strade e gallerie in cui correvano i treni della metro.
La città non dormiva mai. Ad ogni ora del giorno e della notte, le finestre degli alti grattacieli erano sempre illuminate, e le auto, assieme alle moto e ai bus, scorrevano a fiumi per le strade del centro, mentre gli ampi marciapiedi erano sempre calcati da migliaia di persone.
In quei mesi faceva freddo. Era inverno inoltrato e quando la gente usciva indossava cappotti pesanti, anche se per lo più passava la maggior parte del tempo al chiuso, in ufficio a lavorare, a casa a riposare, o in qualche locale a passare la serata con gli amici.
Ma gli abitanti della città, assieme a tutto il mondo, aveva paura. Da trent'anni, ormai, tutti o quasi, sul pianeta, avevano paura.
I non-morti esistevano da sempre, ma quando, trent'anni fa, rivelarono apertamente la loro esistenza al mondo, tutti iniziarono a temerli sul serio.
La gente sapeva della loro esistenza già da molto tempo grazie a storie, leggende e fatti realmente accaduti, ma fu quando si rivelarono apertamente, senza più alcun pudore, che il timore divenne vera paura. Paura per qualcosa di ignoto e potente, che era in grado di sconvolgere l'intera concezione del mondo e della morte stessa. I non-morti, trent'anni prima, avevano cambiato il mondo.
In molti non credettero subito alla loro esistenza, anche se le prove erano schiaccianti, ma si sa: gli uomini credono solo a ciò che vogliono loro. E se c'era gente in grado di negare che l'olocausto fosse mai avvenuto, perché non doveva esserci chi negava l'esistenza di uomini e donne che erano tornati dalla morte?
I non-morti si erano rivelati, e la paura che aveva la gente di loro, aveva spinto il governo della città a creare la Divisione che teneva sotto controllo le loro azioni.
Perché chi tornava dalla morte, non rimaneva mai più lo stesso. Diventava qualcosa di nuovo, di più grande e potente, che un normale poliziotto non sarebbe mai stato in grado di gestire.
Per questo era stata istituita la Divisione non-morti.

La caccia nella metropolitana era iniziata per caso.

Due settimane prima, in un appartamento del centro della città, una donna era stata trovata da suo marito priva di sensi e con una vistosa ferita al collo: era stata morsa da un non-morto. Una volta ripresasi dallo shock, una settimana dopo, la donna riuscì a fornire una descrizione del suo assalitore e gli uomini della Divisione si erano subito messi al lavoro.

Ma non è facile trovare qualcuno in una città di dieci milioni di abitanti, e le indagini andavano a rilento. Ciononostante, una sera la sfortuna rise in faccia al non-morto fuggitivo.

Faceva più freddo del solito, quella sera, e Leonard Craven cercava di bere il suo caffè bollente a piccoli sorsi, cercando di non scottarsi la lingua. Accanto a lui, vestito con la sua stessa divisa nera della Divisione, il collega di Leonard stava guidando praticamente a passo d’uomo a causa dell’intenso traffico che ostruiva la strada principale.

I due colleghi, sebbene lavorassero assieme da alcuni anni, non potevano minimamente definirsi amici. Leonard Craven era un tipo silenzioso e anche un po’ scorbutico, e se lo si frequentasse non ci si stupirebbe affatto che fosse un uomo molto solo.

Alto quasi un metro e novanta, Leonard aveva muscoli molto allenati, come tutti quelli della Divisione, e portava lunghi capelli neri che gli arrivavano fino alla base del collo. Era magro e con le dita ossute, i suoi occhi tendevano sempre a perdersi nel vuoto, e i più malevoli tra i suoi colleghi affermavano che non pensasse mai a niente, che fosse una testa vuota. Che fosse una specie di ritardato, incapace di connettersi pienamente con il mondo che lo circondava.

Ma sebbene Leonard sembrasse quasi sempre fuori dal mondo, nulla li poteva togliere il merito di essere il miglior cacciatore di non-morti della città.

Se in ufficio o in presenza di altre persone potesse dare l’idea di non essere completamente lucido, era sufficiente che un non-morto opponesse resistenza all’arresto che si trasformava in una vera macchina da guerra.

<Jim, fermati un attimo!>

Esclamò Leonard all’improvviso, cogliendo di sorpresa il suo collega. Era raro che Leonard gli rivolgesse la parola.

<Cosa? Perché?>

<Fermati un attimo, ho detto!>

Sbottò Leonard, e Jim ubbidì con una smorfia. Tanto il traffico procedeva così lentamente che non gli costava niente fermarsi del tutto.

Leonard lasciò il suo caffè sul cruscotto e scese dalla vettura facendo svolazzare la pesante giacca nera che indossava per proteggersi dal freddo.

<Ehi, dove stai andando!?> Chiese Jim.

<Chiama rinforzi. Mandali nella metropolitana di questa zona. Ci teniamo in contatto con gli auricolari.>

Senza che il collega avesse il tempo di replicare, Leonard chiuse la portiera e si diresse verso l’entrata della metropolitana, all’inseguimento del non-morto che aveva morso la donna due settimane prima e che per puro caso era riuscito ad avvistare e a riconoscere.

Mentre si sistemava l’auricolare, Leonard Craven sperò di non aver dato nell’occhio. Se il non-morto l’avesse riconosciuto e avesse iniziato a correre, un inseguimento nella metropolitana sarebbe stato del tutto sconveniente. Fiumi interi di persone si aggiravano per i cunicoli sotterranei della città, per spostarsi da un punto all’altro di essa, e usare la pistola in un luogo così angusto ed affollato sarebbe stato pressoché impossibile.

Leonard non aveva mai amato la metropolitana. Stretta e angusta, si snodava per metri e metri sotto terra, con pareti e pavimenti rivestiti di mattonelle bianche illuminate da fredde luci al neon, e con i tunnel bui e puzzolenti in cui correvano i treni.

Ma ciò che più odiava della metropolitana era che fosse sotto terra. Non che fosse propriamente claustrofobico, ma la metropolitana gli aveva sempre comunicato un forte senso di disagio.

<Jim, dì agli uomini che mi hai mandato che il soggetto si sta spostando verso la fermata del municipio. Mi hai mandato degli uomini, vero?>

Chiese Leonard sistemando meglio l’auricolare. Ancora non riusciva a capacitarsi di come quegli aggeggi funzionassero anche in metropolitana.

<Si che te li ho mandati.> Replicò Jim. <Certo però che potevi anche dirmi un po’ di più quando mi hai piantato. Che diavolo stai facendo?>

<Non potevo fermarmi a spiegarti.> Si giustificò Leonard. <L’avrei perso sennò. E’ il nostro ex-uomo, Jim. Quello dell’appartamento: faccia lunga, mento sottile … Te lo ricordi?>

<Certo che me lo ricordo. Ma che cazzo, sei proprio sicuro che sia lui?>

<Ne sono sicuro.> Sibilò Leonard nell’auricolare. <E ora riferisci agli altri quelli che ti ho detto. Appena ne ho l’occasione lo fermo, anche se sono da solo.>

<Non fare l’idiota Leonard. Non attaccarlo finché non arrivano gli altri.>

Leonard sorrise, leggermente divertito. Non esisteva che Jim fosse realmente preoccupato per lui. Sarebbe potuto morire quel giorno stesso e al suo funerale chi ci sarebbe venuto? Suo fratello, i suoi genitori, qualche vecchio compagno d’arme, e poi? No, Leonard Craven non sarebbe mancato a nessuno. A Pluto, forse, ma non era neanche sicuro che quel gatto potesse provare emozioni come l’affetto.

<E allora ti conviene farli muovere. Chiudo.>

E a quel punto, senza dare il tempo a Jim di replicare, Leonard chiuse la comunicazione e aumentò leggermente il passo per essere sicuro di non perdere il suo non-morto.

L’ex-uomo, di cui Leonard vedeva solo le spalle, camminava con passo deciso tra la folla, e per un attimo l’agente della Divisione si chiese dove potesse essere diretto. A casa sua, forse? O in qualche altro posto? E in quel caso, dove?

I non-morti non amavano frequentare molto la città. Di solito se ne stavano sempre in casa, a riposare, o a lavorare da qualche parte per guadagnarsi i soldi con cui comprare sangue fresco e carne cruda, che costituiva il loro unico nutrimento. Non amavano frequentare la gente o i locali pubblici, ma più in generale non amavano fare niente. Tutto ciò che un umano poteva trovare piacevole, per un non-morto risultava persino frustrante.

Andare a cinema, leggere un libro, frequentare gente … Persino scopare non dava alcun tipo di appagamento ad un non-morto. Tutto ciò che facevano, era nutrirsi.

In molti si guadagnavano il nutrimento onestamente, lavorando, ma c’erano anche dei non-morti che il cibo amavano procacciarselo. Anche se questo significava finire sulla lista nera della Divisione.

Per alcuni non-morti, il desiderio di cacciare era più forte che per altri. C’era chi riusciva a controllarlo, c’era chi non riusciva a resistergli, e inevitabilmente usciva di casa e mordeva qualcuno. Ma ce n’erano altri che ne erano letteralmente schiavi, e non potevano far altro che scagliarsi sulla prima creatura vivente che si trovavano davanti con le fauci spalancate e colanti bava, pronte a divorargli la carne fino alle ossa.

E fu in quel momento, mentre scendeva lungo una scala mobile, che qualcosa scattò nella mente di Leonard, che indovinò il motivo per cui quel non-morto era lì, in metropolitana. Anche se lo spazio in cui si trovava era svantaggioso per intraprendere qualunque azione, non aveva più un secondo da perdere: doveva fermare l’ex-uomo che era appena sceso dalle scale mobili. Fece per mettere mano alla pistola e urlare contro il non-morto di arrendersi, quando la tragedia accadde con una rapidità tutt’altro che umana.

Il non-morto fece un passo lungo e mise le mani sulle spalle di una donna che aveva davanti e, prima che questa avesse il tempo di rendersi conto di quello che stava accadendo, le conficcò i denti aguzzi nel collo. Il sangue sprizzò addosso alle persone a loro vicine, e la donna cacciò un acuto urlo di dolore, mentre il non-morto deglutiva il suo sangue a grossi sorsi.

<Fermo! Divisione non-morti!>

Urlò Leonard con voce tale da sovrastare l’urlo della donna e degli spettatori spaventati, mentre estraeva una pesante beretta dalla fondina che aveva sulla cintura.

Non appena il non-morto udì l’avvertimento, abbandonò la donna con la stessa velocità con cui l’aveva afferrata, e iniziò a correre tra i cunicoli della metropolitana, portandosi fuori il tiro della pistola di Leonard.

<Largo, fatemi passare!>

Sbraitò Leonard alla gente che gli stava intorno mentre iniziava a correre più veloce che poteva, all’inseguimento del mostro. Alle sue spalle, la donna che era stata morsa gemeva, accasciata a terra, e con la mano premuta sulla larga ferita che aveva sul collo.

<Jim!> Urlò riattivando la comunicazione. <Quel bastardo ha morso ancora! La vittima è vicina alla stazione 28, manda due uomini a darle assistenza!>

<Cosa!? Ma porc … E tu che stai facendo?!>

<Lo vado a prendere.>

Sibilò Leonard prima di chiudere nuovamente la trasmissione.

Davanti a lui il non-morto correva ad una velocità impressionante, scivolando in mezzo alle persone come fosse aria. Era agile, instancabile, e sebbene la gente si scansasse al suo passaggio lasciando la strada libera per Leonard, che poteva correre al massimo delle sue possibilità, sarebbe certamente riuscito a scappare, se l’inseguimento fosse continuato così.

Con rammarico, Leonard capì che non aveva altra scelta. Si era ripromesso di non usarla per almeno un paio di settimane, ma quell’essere non li dava scelta. Ficcò la mano in tasca e ne estrasse un piccolo disco di latta, un ex contenitore di tabacco da fiuto, lo aprì e versò una piccola quantità di contenuto sul dorso del pollice: una finissima polvere rossa.

A causa della corsa frenetica, la maggior parte della polvere volò via, ma quel poco che riuscì ad inalare fu più che sufficiente.

Nell’arco di pochi secondi, Leonard sentì il cuore iniziare a battergli con maggior vigore, mentre le sue falcate diventavano visibilmente più ampie, e la distanza tra lui e il non-morto diminuiva a poco a poco.

Nonostante fossero anni, ormai, che Leonard usava la polvere, ancora non sapeva decifrare che tipo di emozione era quella che provava quando la prendeva.

Essendo una droga a tutti gli effetti, la Polvere rossa avrebbe fatto espellere Leonard dalla Divisione non-morti in un attimo, se si fosse venuto a sapere che ne faceva uso. Ma a Leonard non importava. La Polvere gli dava forza e resistenza ogni volta che la usava, e nella lotta contro i non-morti, che avevano capacità sovraumane, non era facile rinunciare ad un vantaggio del genere.

Accortosi che la distanza col suo inseguitore diminuiva sempre di più, il non-morto capì che continuare a correre non sarebbe servito a nulla, e così decise che si sarebbe fermato a combattere. Anche se non lì, su due piedi …

Pochi metri più avanti, il non-morto svoltò in una galleria che si apriva a sinistra, e senza esitazioni Leonard gli andò dietro. Ma quando fu davanti all’imboccatura della galleria, il non-morto non stava continuando a correre, ma era fermo lì, pronto ad aspettarlo.

Senza che avesse il tempo di fare niente, Leonard venne lanciato via come fosse un pupazzo, e si andò a schiantare contro la parete dietro di lui, mandando in frantumi numerose mattonelle bianche.

Il non-morto, che nonostante la lunga corsa e lo sforzo per aver scaraventato via Leonard, non ansimava affatto, senza alcuna esitazione si lanciò sull’agente della Divisione per finirlo con un semplice morso al collo.

Ma Leonard, che nell’impatto contro la parete aveva perso la pistola, si riprese in un istante, incurante del dolore che provava alla schiena, la quale non gli si era spezzata che per un miracolo.

Nell’istante in cui il non-morto fu su di lui, l’agente colpì il suo avversario con un violento calcio all’altezza dell’ombelico. Sotto l’effetto della Polvere rossa, la gamba di Leonard si contrasse con una rapidità ed una forza anormali, al punto che le giunture del ginocchio scricchiolarono dolorosamente per il violento impatto, e i muscoli produssero la stessa quantità di acido lattico che avrebbero prodotto dopo una corsa di venti minuti.

Sotto l’effetto di quel violento calcio, il non-morto fece un piccolo volo per andare a finire disteso, con la schiena a terra, sul pavimento della metropolitana.

<Mi volevi ammazzare, eh?>

Sibilò Leonard mentre si rimetteva in piedi. La sua faccia era trasfigurata dalla rabbia per quella bestia che aveva tentato di ucciderlo. Mentre con un paio di rapide falcate raggiungeva il non-morto, l’agente sfoderò un grosso coltello kukri che portava dietro la cintola, nascosto dalla giacca.

<Mi volevi mordere?!>

Urlò stavolta Leonard, mentre il suo avversario era ancora a terra, senza nemmeno aver avuto il tempo di rialzarsi.

<Ti insegno io a mordere la gente!>

Ormai Leonard era sopra l’ex-uomo, e i suoi occhi furiosi avevano iniziato a riempirsi di piccole diramazioni rosse.

Il non-morto alzò istintivamente il braccio per proteggersi dal primo fendente del coltello kukri, ma la pesante lama penetrò in profondità nel suo braccio facendo sgorgare però poco sangue. La creatura urlò con voce rauca. Non tanto per il dolore, quanto per la paura di morire di nuovo.

<Ti insegno io a mordere la gente!>

Ripeté Leonard mentre calava ancora una volta il kukri. Il non-morto urlò ancora, e ancora, un fendente dopo l’altro, mentre la lama gli penetrava nella carne e nelle ossa con un rumore orribile, e la gente assisteva al suo massacro disgustata, ma felice che un mostro come lui venisse tolto di mezzo.

Man mano che i pesanti colpi del kukri calavano, le urla del non-morto si fecero sempre più soffocate, fino a quando non cessarono del tutto. Il suo corpo era ormai a pezzi, e solo qualche tic agitava ogni tanto la punta delle dita dell’ex-uomo.

<Ti insegno io a mordere la gente…>

Sussurrò un’ultima volta Leonard mentre rinfoderava il coltello nella sua custodia e si allontanava dal cadavere mutilato del non-morto. Aveva il fiatone per lo sforzo, e fu solo un istante prima che arrivassero i suoi colleghi che si ricordò di indossare gli occhiali da sole che portava nella giacca interna della tasca. Non poteva far vedere le linee rosse che gli si stavano formando negli occhi a causa della Polvere rossa.

<Agente Craven!>

Lo chiamò un uomo della Divisione mentre correva verso di lui assieme ad altri tre colleghi.

Probabilmente i quattro nuovi arrivati non avrebbero gradito il lavoro di Leonard: il non-morto era riverso a terra, con il corpo martoriato da almeno una ventina di fendenti, alcuni dei quali gli avevano staccato un avambraccio, un orecchio e alcune dita, e il poco sangue che aveva perso era tutto sparso a terra o schizzato sulle pareti.

Gli uomini della Divisione avevano licenza di uccidere, ma dover ripulire un posto dai resti di un non-morto non faceva mai piacere a nessuno.

<Cristo… Era proprio necessario?> Chiese, per l’appunto, uno degli uomini.

<Ha cercato di mordermi. Era necessario.>

Rispose Leonard sistemandosi gli occhiali da sole. Non si era giustificato. Aveva semplicemente esposto i fatti.

<Chi avete lasciato con la donna che è stata morsa?>

Chiese poi Leonard.

<Nessuno.>

A quella risposta, la faccia di Leonard Craven divenne pallida come quella di un cadavere. Non poteva aver realmente sentito quella risposta, quindi chiese:

<’Nessuno’, hai detto?>

<Si, nessuno. Abbiamo pensato che avresti potuto aver bisogno di aiuto con il non-morto. La donna stava bene, il morso non era molto profondo e quindi …>

<Avete lasciato da sola una donna che è stata morsa!?> Urlò Leonard. <Razza di idioti, una donna che è stata morsa non può stare bene! Ma che vi è saltato in testa!?>

<Pensavamo che fossi in pericolo, Craven!>

Urlò di rimando uno di loro, ma con poca convinzione. Avevano fatto una cazzata, e se ne rendevano conto.

La donna non si era allontanata di molto dal luogo in cui Leonard l’aveva lasciata.

Dopo che era stata morsa e l’agente era corso all’inseguimento del non-morto, la giovane donna era rimasta per alcuni minuti accasciata a terra, cercando di ignorare le occhiate della gente che si era fermata a fissarla. Attorno a lei c’era il vuoto. Nessuno aveva la minima intenzione di aiutarla e le stavano alla debita distanza. Perché tutti sapevano che cosa comportava l’essere morsi.

Alla fine, con gli occhi lucidi di lacrime e le ginocchia tremanti per lo shock, la donna si era alzata e aveva iniziato ad incamminarsi, mentre nella testa una valanga di pensieri e domande iniziavano ad accavallarsi.

Mentre camminava, la gente si scansava prontamente dalla sua strada. Alcuni sussurravano, altri si limitavano a fissarla.

Ad un tratto la donna non ce la fece più e iniziò a piangere piano, singhiozzando silenziosamente. La sua vita era finita … Non era giusto. Lei nemmeno doveva trovarsi in metropolitana a quell’ora! E invece ora si ritrovava con un morso di non-morto sul collo.

<Signora, si fermi!>

La donna, che si accorse di essere arrivata alla banchina della stazione 28, riconobbe la voce dell’agente della Divisione che aveva urlato poco prima che venisse morsa e si voltò.

Era accompagnato da altri quattro uomini, aveva il fiato grosso e la giacca nera sporca di sangue. Almeno le era stata fatta giustizia, pensò.

La donna si fermò poco prima della fine della banchina, e si voltò per osservare i cinque agenti della Divisione che le stavano venendo incontro con passo lento, mentre la folla alle loro spalle si teneva a debita distanza.

<Signora, deve venire con noi alla centrale.> Disse Leonard con voce asciutta.

<No …>

Sussurrò quella premendosi ancora di più la mano sul collo.

<Non le faremo alcun male.> Cercò di tranquillizzarla uno degli altri uomini. <Dobbiamo solo registrare che … è stata morsa. Non ha nulla da temere, vedrà che ...>

<No!> Urlò la donna con quanto fiato aveva in corpo. <Andatevene via! Lasciatemi stare!>

Osservandola, Leonard capì che la donna non era semplicemente sotto shock. Era letteralmente sconvolta. Ma in fondo, come darle torto?

La donna era bianca come un cencio. Di lì a poco avrebbero iniziato a mancarle le forze, il respiro le si sarebbe fatto più pesante e il battito più irregolare. Nell’arco di mezz’ora o tre quarti d’ora sarebbe stata quasi del tutto incapace di muoversi, e poi, dopo un’ora o al massimo due, non avrebbe più dato alcun segno di vita. Per un po’ sarebbe risultata clinicamente morta, ma poi si sarebbe risvegliata. Si sarebbe rialzata e avrebbe ripreso a camminare e a parlare, ma non sarebbe mai più stata la stessa persona. Perché chi torna dalla morte non può sperare di farlo senza cambiare radicalmente.

Sarebbe diventata una non-morta a tutti gli effetti. Una creatura che non sarebbe mai invecchiata, ma che avrebbe dovuto passare il resto dei suoi giorni a nutrirsi di sangue e carne cruda, che non avrebbe trovato più alcun piacere nelle occupazioni dei vivi. Non avrebbe mai più provato gioia, amore … Agli occhi delle persone che la conoscevano sarebbe sembrata vuota e fredda. Poco più di un’ombra di ciò che era stata realmente. Sarebbe stata solo una morta che camminava.

Questo, però, nel migliore dei casi.

Nel peggiore, invece, sarebbe stata completamente schiava dei suoi nuovi istinti. Sarebbe potuta diventare un mostro che avrebbe potuto strappare la carne a morsi dalle ossa dei suoi stessi figli, se se li fosse ritrovati davanti.

Questo significava essere morsi da un non-morto.

<Signora, non faccia così. Vogliamo solo aiutarla.>

Disse Leonard con voce pacata e facendo qualche passo in avanti.

<Voi non potete aiutarmi. Nessuno può …>

Ormai la donna piangeva a dirotto, sotto gli occhi di decine di persone che si era fermate ad osservarla e a compatirla.

Leonard sospirò. Aveva ragione, non esisteva rimedio contro il morso dei non-morti. Tuttavia doveva trovare il modo di portarla alla centrale con le buone. Il protocollo esigeva così.

<E’ vero, non c’è modo di guarire da quel tipo di morsi.> Ammise Leonard. <Ma si può ancora andare avanti. Sono tanti i non-morti che riescono a vivere una vita normale, anche se non è del tutto simile a quella che conducevano prima. Sembra incredibile ma è così, glielo assicuro. Anzi, lo sapeva che c’è addirittura chi si fa mordere volontariamente?>

Mentre Leonard parlava, i suoi colleghi cercavano di non lanciargli occhiate stranite, perché loro sapevano per esperienza che non era affatto così.

Non esistevano non-morti fieri di esserlo, o che conducevano una vita normale! Certo, esistevano veramente persone abbastanza pazze da farsi mordere spontaneamente, ma non impiegavano molto tempo per accorgersi dell’errore che avevano fatto.

Tutto quello che Leonard stava dicendo erano stronzate. E, a giudicare dallo sguardo della donna, era molto probabile che lo sapesse anche lei.

La situazione rimase congelata per alcuni istanti.

L’unico rumore che si udì in quei secondi fu quello di un treno della metropolitana che si stava avvicinando alla stazione. A giudicare dalla velocità a cui procedeva, era molto probabile che non si sarebbe fermato.

Se Leonard si fosse mosso in quel momento, era molto probabile che le cose sarebbero andate diversamente, ma invece preferì aspettare e sperare che la donna si convincesse a seguirli spontaneamente.

<No …> Sussurrò quella scuotendo leggermente la testa, con le lacrime che ancora le scendevano lungo le guance. <Non diventerò una di loro!>

Intanto il rumore del treno che si avvicinava si faceva sempre più forte, e l’orrendo sospetto che aleggiava nella mente di Leonard ora si cristallizzò completamente.

<Treno in arrivo alla stazione 28. Non effettua fermate. Allontanarsi dalla linea bianca.>

Annunciò la voce metallica di un altoparlante vicino.

In quel momento Leonard scattò, ma non riuscì a fare che due passi che la donna si gettò sui binari poco dietro di lei.

Un istante dopo il treno arrivò a tutta velocità.



Commenti

pubblicato il sabato 13 maggio 2017
Merpug, ha scritto: Cominciamo col dire che ho letto questo lavoro per la prima volta almeno un paio di anni fa, e un bel giorno in un impeto di nostalgia ho cominciato a rastrellare Internet in lungo e in largo, con a disposizione la sola memoria del titolo e nient'altro. È stata un'impresa frustrante ed eccitante allo stesso tempo (anche perché a un certo punto stavo pure per rinunciarci). Questa storia mi aveva talmente colpito, dopo averla letta la prima volta, che anche dopo tutto il tempo passato, si è tenuta un posticino ben incavato nella mia testa. Una volta soddisfatto il desiderio di ritrovarla e rileggerla, l'ho lasciata di nuovo perdere per qualche mese e ciò ci porta a oggi: in quanto ho realizzato che dovessi lasciar scorrere un'altra volta, me ne porterei addosso il rimorso fino ad eventualmente dimenticarmene o finché diventi seriamente troppo tardi per un qualsiasi tipo di intervento. Non navigo frequentemente su questo sito, anzi, l'account l'ho creato oggi stesso, per cui non ho idea di quale sia in media la qualità dei lavori postati qui; so solo che lasciare questa piccola gemma preziosa senza neanche un commento su di essa sarebbe una cosa a mia opinione impensabile. Che dire? Con una semplice vicenda si rivela già un intero mondo completamente originale nella sua particolarità: uomini e zombie convivono assieme, sebbene con complicazioni, che sono appunto centrali agli eventi della storia. Veniamo introdotti a un protagonista impulsivo e testardo quanto determinato, talmente tanto da ricorrere a uno speciale tipo di sostanze illegali pur di compiere il suo lavoro. Per non parlare della filosofia dietro il concetto: è meglio vivere come una vuota, lontana imitazioni di sé stessi, o non vivere affatto? Suonerà assurdo, ma questo mondo ha così tanto potenziale, così tanti concetti da esplorare: lo stile di vita e il modo di pensare dei non-morti, le operazioni della polizia per tenere a bada la nuova tipologia di crimini, espandere un po' più sulla Polvere rossa. Sembra che quello descritto qui sia solo un capitolo di un racconto più ampio, solo un assaggio, e mi lascia bramante per l'intera portata. Non sto esagerando quando dico che comprerei definitivamente un romanzo con questa trama.

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