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lavoro pubblicato mercoledì 7 gennaio 2004
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

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Il freddo nord

di Moll Flanders. Letto 1339 volte. Dallo scaffale Racconti

Sono una laureata in economia e commercio, laurea questa, conseguita veramente con grande fatica. Del resto era l’aspirazione di mia madre e di ...

Sono una laureata in economia e commercio, laurea questa, conseguita veramente con grande fatica. Del resto era l’aspirazione di mia madre e di mio padre ed io ciecamente l’ ho fatta mia, a costo della mia salute mentale. Io appartengo ancora alla generazione dei figli che seguono il volere dei genitori. Avendo poi, quest’ultimi delle aspirazioni abbastanza elevate per me, non mi dispiaceva assecondarli. Mi hanno semplicemente chiesto di continuare i miei studi, senza mettere in conto quello che ciò avrebbe comportato per me. In effetti facile non è stata. Ho dovuto lottare contro il mio rigetto totale per lo studio, contro la mia assoluta mancanza di propensione per materie di tipo giuridico ma, nonostante questo, sono arrivata alla tanto agognata meta ad una età anche piuttosto dignitosa, quella di 30 anni. Più o meno nella media. Dopo di che ho tagliato la testa al toro e sono emigrata al nord, nella parte, direi, quasi più settentrionale dell’Italia, Bergamo. Ebbene si, in men che non si dica, bastandomi una semplice iscrizione al collocamento, ente che da noi, al sud, è quasi inesistente, sono entrata a far parte del personale scolastico Ata. Lavoro nel pubblico, un impiego che, nonostante rinneghi anni e anni di istruzione, visto che per fare la bidella è sufficiente una terza media, mi dà da vivere Tutto sommato sono contenta, ho uno stipendio e ferie a profusione. I miei per un po’ hanno messo il muso, ma alla fine, visto che giù da me c’è la miseria, si sono arresi. Ora siamo tutti del parere che chi si accontenta gode. Così da quattro anni sono lavoratrice bergamasca con il cuore napoletano. Al momento mi trovo nel mio paese natio, per festeggiare il natale. Grazie al mio lavoro posso prolungare le mie vacanze. Ogni tanto qualche malanno mi consente di rimandare di qualche settimana il mio ritorno al polo nord. Immaginate come sia insopportabile per me il freddo delle montagne, io che sono abituata al mare del sud. Ogni volta però mi do un pizzico sulla pancia, perché qualcuno lassù, nella scuola dove sono impiegata mi ha promesso che nel giro di qualche anno potrò richiedere l’avvicinamento. Certo se quel tontolone del mio fidanzato si decidesse a sposarmi, con una maternità, sarebbe più facile. Invece alla veneranda età di 39 anni si sente ancora giovane per un impegno come il matrimonio. La convivenza, invece, gli sta più che bene, visto che lo accudisco come un marito. Ma questa è un’altra storia e non è il caso di parlarne in questa sede. L’altro ieri ho incontrato una mia vecchia amica, non la vedevo da anni. Lei è sposata, ha un figlio e vive nello stesso palazzo dei genitori. Questa sì che è fortuna, penso ogni volta che sento di queste notizie. Ed è, tra l’altro, una buona sorte capitata a tutte le mie amiche di vecchia data. Mi ha anche detto che ha investito una parte dei suoi soldi in una scuola privata del mio paese. I suoi genitori sono benestanti e quindi lei può fare la mamma senza lavorare e in più, per sport, può darsi alla carriera di azionista . Sono felice per lei e soprattutto sono contenta che mi abbia offerto il suo aiuto per farmi lavorare nella suddetta scuola come insegnante. Sarebbe un sogno per me e per i miei genitori che vedrebbero la loro figlia finalmente sistemata degnamente. In cambio, però, avrei dovuto comprare una percentuale di queste azioni. Del resto non si fa mai niente per niente. Stamani, più che mai decisa, ho compilato il mio curriculum vitae per poterglielo portare. Non nego di aver messo qualche speranza sulla cosa. Nel pomeriggio sono andata da lei per consegnare il mio preziosissimo foglio di carta sul quale sono scritti in maniera telegrafica anni di sacrificio, di lontananza da casa, dai miei familiari. Mi ha accolto a braccia aperte, mostrando a mala pena un po’ di perplessità per la rapidità con cui mi sono mossa nel seguire il suo consiglio. D’altronde lei non sa cosa significa fremere per ritornare nel proprio paese natio. Dopo aver preso il mio curriculum mi ha descritto dettagliatamente la situazione. L’insegnamento in questa scuola prevede un massimo di 12 ore alla settimana. La retribuzione consiste in un euro all’ora. In conclusione, dopo dieci anni di sacrificio sui libri, quattro anni come impiegata pubblica, con tutto retribuito, anche la finta malattia, mi è stata palesata la prospettiva di guadagnare la stupenda cifra di sessantaquattro euro al mese. Farà anche freddo al nord, ma almeno lì posso campare.


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