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lavoro pubblicato mercoledì 7 gennaio 2004
ultima lettura giovedì 26 settembre 2019

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La paura dell'acqua pura

di Gabriella Cuscinà. Letto 1754 volte. Dallo scaffale Fiabe

La paura dell’acqua pura Una volta c’era un bambino che aveva ...

La paura dell’acqua pura Una volta c’era un bambino che aveva paura dell’acqua pura. Si chiamava Carletto e aveva cinque anni. Era bellissimo, con gli occhioni grandi e blu. I capelli nerissimi e luminosi. Paffutello, ma non troppo. Nell’insieme, ricordava proprio un bambolotto. Quando la sua mamma lo voleva lavare, si metteva ad urlare e a sbraitare. Scappava e non si faceva acciuffare per essere immerso nell’acqua. Rimaneva dunque tutto sporco, con il visetto macchiato, le gambe e le manine nere. La povera mamma si disperava e lo rincorreva tutti i giorni, sicché un bel momento, avvilita ed esausta, cominciò a ripetere una filastrocca dedicata proprio a quella peste del suo figlioletto. La poesiola diceva così: C’era una volta un bambino che aveva paura dell’acqua pura. Quando la mamma lo lavava, sempre gridava. Un giorno l’acqua lo rispecchiò e così gli parlò: “Guardati qui, vedi come sei brutto sporco così?” Il bimbo si guardò, si vergognò e subito si lavò. Cominciò a cantilenarla in continuazione proprio mentre cercava di afferrare il bambino che invece, sgusciava via dalle sue mani come un’anguilla. “Vieni qua Carletto! Fermati! Ti devi lavare, non puoi restare tutto sporco come uno spazzacamino.” “Sono pulito mamma, non c’è bisogno che tu mi lavi.” “Ma come! Sei sporchissimo, hai bisogno di una bella strigliata.” “Non è vero! Poco fa mi sono lavato il viso.” Le sue personali abluzioni consistevano nel bagnare a stento le dita e passarle sulla faccia. Ma in quel modo non riusciva a ripulirsi a fondo ed appariva lo stesso sudicio. Alcune volte la mamma riusciva ad imporsi ed allora lo infilava sotto la doccia, scatenando le sue urla ed i suoi lamenti. Che disperazione! Che avvilimento avere un bambino così! Quindi la poveretta continuava a ripetere la filastrocca nella speranza di convincerlo. Una volta una signora, tutta elegante e ingioiellata, lo aveva incontrato in ascensore e, osservandogli il viso, aveva esclamato: “Che bel bambino! Peccato che abbia il viso sporco!” Carletto l’aveva guardata sdegnoso e aveva soggiunto altezzosamente: “E peccato che tu abbia una faccia da scema!” La donna l’aveva guardato scandalizzata e la mamma l’aveva sgridato: “Carletto, come ti permetti! Chiedi scusa alla signora!” Un’altra volta, mentre la povera genitrice cercava di afferrarlo e in qualche modo di lavarlo, lui filando via come un razzo, andò a sbattere contro il carrello del televisore e l’apparecchio gli cadde addosso. Fortuna volle che non si facesse alcun male! Neppure si traumatizzò o si spaventò. Restò imperturbabile. “Mamma, si è rotto il televisore?” La poverina era terrorizzata per il pericolo corso dal figlio e l’abbracciò stringendolo al petto. “No, no tesoro, non è successo nulla! Come stai? Come ti senti? Non ti fa male da nessuna parte?” Intanto nei giorni successivi, ripeté la filastrocca in continuazione, tanto che senza volerlo, Carletto l’aveva imparata a memoria. Una notte il bambino sognò che si stava specchiando nell’acqua e improvvisamente, vide dinanzi a sé l’immagine di un mostro! Si mise ad urlare a squarciagola facendo accorrere padre e madre. “C’era un mostro nell’acqua! C’era un mostro nell’acqua! Aiuto! Aiuto!” “Ma no Carlo,” fece il padre “stavi solo sognando.” La madre come il solito, l’abbracciò e consolandolo: “Lo vedi: questo perché non vuoi lavarti e poi fai brutti sogni.” Intervenne il padre cercando d’imporsi con la severità. Furono dunque scenate e schiaffoni e il genitore finiva spesso inzuppato anche lui. Un giorno, poiché il pavimento era tutto bagnato, il papà mentre lo stava lavando, finì a gambe all’aria nel tentativo di riafferrare Carletto che all’improvviso era fuggito. Altre urla e scenate. Insomma la vita con quel bambino era un vero strazio! Quando compì sei anni, fu mandato in prima elementare. La maestra iniziò le sue belle lezioni sull’igiene e la pulizia personale, ma ancora una volta lui non ascoltò e si presentava a scuola ripulito solo appena. Poi fra i compagni conobbe Gloria e fu amore a prima vista! Era una bellissima bambina dai capelli rossi, tutta piena di nastri e profumatissima. Lo guardò e disse: “ Ciao bimbo, perché hai le mani e le unghia nere?” Carletto restò a fissarla senza sapere cosa rispondere. Gloria si allontanò e non gli rivolse più la parola. L’amore servì da catarsi. Difatti da quel giorno come per miracolo, il bambino cominciò a lavarsi da solo, a farsi la doccia, a pulirsi bene le unghia. La mamma ripensò alla sua filastrocca e capì che il figlioletto s’era rispecchiato negli occhi di una bella bimba invece che nell’acqua. “Carlo,” chiedeva il papà “perché ti sei messo il mio profumo?” “Perché sono tutto lindo e pulito,” rispondeva lui “dunque devo essere anche profumato.”


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