ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 29 settembre 2014
ultima lettura sabato 17 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

GLI ULTIMI - CAPITOLO DUE

di Gian68. Letto 664 volte. Dallo scaffale Gialli

L'ULTIMA NOTTE DI MADEMOISELLE LAURA "Un vero signore non deve fare mai nulla con le sue mani, ma se c'è bisogno, deve saperlo fare meglio di chiunque altro" Suo nonno parlava poco. Questa era una delle poche frasi che ricordava...

"Un vero signore non deve fare mai nulla con le sue mani, ma se c'è bisogno, deve saperlo fare meglio di chiunque altro"
Suo nonno parlava poco.
Questa era una delle poche frasi che ricordava.
E quando suo nonno faceva una cosa, gli riusciva veramente meglio che a chiunque altro.
Ma chissà cosa avrebbe fatto in una situazione come questa, pensò Alain mentre il suo corpo andava a riparared'istinto quello della donna sconosciuta.
Con un guizzo impensabile per il suo fisico, l'orologiaio si era già rifugiato in casa, e quando entrarono loro due, avvinghiati come in uno strano ballo, era già ad alcuni metri dalla porta, riparato ben lontano dalle finestre.
Il cocchiere invece stava rannicchiato tremante di paura tra la carrozza e la casa.
La palla di moschetto aveva scalfito leggermente il possente muro di pietra, largo più di un metro, ma se avesse colto il bersaglio, uomo o donna che fosse, quest'ultimo non se la sarebbe cavata altrettanto bene.
Il boato, invece, sembrava aver colpito proprio tutti.
"Maledetto di un inglese" pensó Alain entrando, "non c'è mai quando c'è bisogno di lui".
Invece, come invero succedeva sempre, Jason era apparso, non si sa da dove, aveva letteralmente trascinato l'uomo terrorizzato dentro l'atrio e chiudeva il portone di quercia proprio mentre il suo padrone formulava il suo pensiero.
"Tutti in corridoio e lontani dalle porte!" Gridó, portando al sicuro il cocchiere quasi di peso.
In un attimo Jason era già sparito, verso le scale in fondo, salendole a quattro a quattro, su verso lo studio.

Alain si voltò verso l'altra estremità del corridoio.
Dalla cucina giungevano le grida della cuoca e della cameriera.
Più deboli, dal piano di sopra, le grida dell'altra cameriera, che probabilmente non aveva neanche sentito lo sparo, ma visto che in quel momento gridavano un po’ tutti, vedeva bene di partecipare allo sforzo corale.
Bene, le donne erano tutte in salvo.
Finché strilla é vivo, gli diceva sempre suo nonno.
Infatti lui, buonanima, si era spento nel silenzio più assoluto.
All'improvviso gli sovvenne che non sapeva dove fosse Bernardette.
Corse sulla scia di Jason, passando oltre tutte le porte che da destra e da sinistra si affacciavano sulle varie stanze diurne.
Arrivato alla scala che dava sull'ala padronale, quella a nord, si disse che se Bernardette era lì - cosa alquanto improbabile - con Jason era al sicuro.
Tornò indietro, entrò in soggiorno ed imboccò le scale che portavano alla parte centrale della casa, su, verso le stanze degli ospiti, dove sua moglie aveva da tempo eletto la sua residenza.
In quel momento sentì la campana della torretta che suonava a distesa, per richiamare l'attenzione degli uomini nei paraggi della casa.

Charlotte, che in realtà si faceva chiamare da tutti Marie, sistemó il carro per la notte, attinse dell'acqua alla fonte e pescò della carne secca e del formaggio da una cassa.
Accese una lanterna, taglió del pane e cominció a guardarsi intorno.
Individuato il luogo da adibire a latrina ragionó un po' su come cogliere l'occasione offerta dalla fontana per lavarsi.
Tra poco sarebbe iniziato il periodo in cui farlo all'aperto non sarebbe stato proprio piacevole; conveniva approfittare di ogni occasione finché la temperatura lo consentiva, dato che non lo aveva mai fatto dentro una casa.
Didier era sparito.
Accanto al predellino c'erano orme profonde di due piedi - nudi, non lo aveva notato quando era salito - che a grandi falcate si allontanavano diventando sempre meno marcate nel fango, come se fosse saltato giù ed avesse iniziato a correre via sempre più veloce e leggero.
Soddisfatte tutte le esigenze corporali, Marie risalì sul carro, estrasse un'altra cosa dal fondo della cassa, un oggetto massiccio avvolto in una pezza di tessuto un po' oleosa.
La liberò dal suo sudario e, allungandosi sotto le coperte, la infilò sotto il cuscino, avendo cura di armare il cane, perché nell'evenienza, fosse pronto per l’uso. Cioè sparare.

Quando il guardiacaccia ed il ragazzo - trafelato - che era con lui arrivarono davanti alla casa, gridando: "Sono Xavier, che succede?", Jason smise di suonare, e riapparse nel corridoio dabbasso con un fucile per mano.
"Anotoinette, tutto bene voi in cucina?" Gridò "Chi c'è con te?" Mentre arrivava la risposta rassicurante, l'orologiaio capí al volo la domanda che stava per essergli rivolta, e indicò con gli occhi alla sua sinistra, e poi verso l'alto.
"M'sieur Alain, m'sieur Alain, siete sopra?"
Chiese Jason tornando sui suoi passi, con la consueta calma che inspiegabilmente non gli impediva di apparire e sparire veloce come un fulmine, anche alla soglia delle sessanta primavere.

Intanto Alain contemplava la moglie, abbandonata sul letto, sepolta tra due cuscini come se ci fosse caduta sopra da un’altezza pari a quella della Luna.
Sicuramente non aveva sentito nulla, così come non dava segno di essersi accorta della presenza di lui, pur nella evidenza del suo stato di veglia.
Ma comunque, anche se non gridava, era indubbiamente viva.
E, temeva, avrebbe continuato ad esserlo ancora per molto, molto tempo.

"Jerome e François sono in paese per delle commissioni. Ho detto loro di andare che erano già passate le quattro, perciò sicuramente rimarranno la per la notte al podere da la Droite. Antoinette e le due ragazze stanno bene, hanno già iniziato a preparare per la cena, abbiamo sbarrato la porta esterna della cucina.
Stanno anche preparando due camere per gli ospiti ed un'altra camera per il loro cocchiere. Penso che i signori si fermeranno, non è così?"
Xavier e suo figlio mi aiuteranno a fare la guardia stanotte, dunque farò preparare una camera anche per loro."
Dopo una rapida e circospetta perlustrazione degli immediati dintorni della casa insieme ai due nuovi arrivati, Jason aveva fatto così il suo rapporto in soggiorno.
La stanza era in origine una normale stanza rettangolare; i due lati lunghi davano rispettivamente sul corridoio e sulle finestre ad est.
I lati corti confinavano con una stanza a sud, adibita a fumoir, ed a nord con lo spogliatoio, che la separava dalle stalle.
Col passare degli anni, dopo che era stato installato un biliardo ed un tavolo da gioco, si era deciso che i giocatori avevano bisogno di maggior privacy, e si erano tirati su due tramezzi a formare una saletta insieme alle pareti d'angolo situate a nord e ad est.
Il soggiorno che occupavano in quel momento risultava così a forma di elle maiuscola, della quale loro occupavano il lato privo di finestre ed al sicuro, così, da ulteriori attentati.
L'orologiaio, senza guardare nessuno in particolare disse che non era il caso di cenare, e che la duchessina avrebbe gradito essere accompagnata nella sua stanza.
La sua voce era media. Priva di inflessioni, senza un timbro particolare.
Eppure riusciva a farsi strada anche nelle orecchie meno disposte ad ascoltarlo.
Jason guardò il suo padrone e, coltò il segno d’assenso, andò a chiamare la cameriera perché eseguisse quanto richiesto.
Con l’occasione ordinò - a bassa voce - ad Antoinette di preparare del brodo, e di portarlo, più tardi, nella camera della giovane ospite.
L’orologiaio si ritirò al seguito delle due donne, incurante delle domande che gli vennero rivolte sul motivo della sua visita e sull’identità della sua accompagnatrice, avendo cura di non perdered’occhio quest'ultima fino alla sua destinazione.
“Ho un gran mal di testa, non disturbatemi per nessun motivo fino a domattina”. Disse nel frattempo; poi, giunto a metà scale, si girò e, sorvegliando il piano superiore con la coda dell'occhio borbottò velocemente: “E, naturalmente, grazie dell’ospitalità e del rifugio”.
E sparì, diretto nella camera assegnatagli, chiudendosi a chiave.
La prima muta di guardie - Xavier ed il figlio - iniziò a bighellonare per il piano terreno, i fucili a tracolla.
Quando pensarono - alla buon’ora - di andare a sbarrare anche l’ingresso delle cantine - sotto la cucina - Jason aprì un occhio, rialzandosi un po’ sulla poltrona nella quale sonnecchiava di fronte al divano sul quale si era accomodato il suo padrone.
Sicuramente la loro era una buona scusa per andare ad investigare cosa ci fosse sopra i fornelli, e per sedersi ad assaggiarlo nel segreto della cucina, dopo aver reperito una bottiglia adeguata.
Intanto continuavano a discutere tra loro sul fatto che il colpo dovesse provenire dal fucile di un cacciatore di frodo che incautamente si era avvicinato troppo alla casa.
"Strano che un guardiacaccia non sappia che qui intorno non ci sono prede di grossa taglia da cacciare. Non si spara agli uccellini con la palla di moschetto".
Assorto nel pensiero delle indagini che il giorno successivo avrebbe fatto in merito, vide passare la cameriera con il brodo, di ritorno dal piano superiore. La fissò e lei fece un cenno di diniego “Lo riporto in caldo in cucina, ha detto che mangerà più tardi. Dice che prima delle 11 non cena mai. Mademoiselle deve essere di Parigi… ”

I due guardiani accompagnarono il cocchiere nella rimessa, dove trovò posto sufficiente per il suo mezzo.
Affrancati i cavalli dalle bardature li ricoverò nella stalla, accanto agli altri, e controllò che fossero riforniti di cibo ed acqua.
Le porte furono sbarrate e gli uomini rientrarono in casa; il cocchiere potè finalmente andare ad indagare, nel segreto della sua stanza, quale fosse l’origine di quel puzzo che lo seguiva ovunque.
Ma già sapeva che quella equina aveva un aroma diverso, molto più elegante.

Furono abbassate le luci.
Dopo un paio di ore la cameriera ripassò con il brodo, e Jason aprì l’altro occhio nel sentirla passare.
Dopo meno di un minuto il suo padrone li aprì entrambi all’improvviso, quando sentì gridare: “Ahhhhhhh!!! L’hanno uccisa!!!”



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: