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lavoro pubblicato mercoledì 24 settembre 2014
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il paladino delle tenebre [cap.1]

di Francesco97. Letto 348 volte. Dallo scaffale Fantasia

Salve, ho da poco iniziato a scrivere questo romanzo. Se avete tempo da perdere, dategli un'occhiata. E' pensato per i ragazzi, ma spero piaccia anche agli altri. Se potete, commentate, ed esprimete un parere sincero. Francesco97

1. La nuova scuola


Tadashi era solito svegliarsi presto, poco tempo dopo l'alba. Non usava sveglie, perché a lui piaceva alzarsi con il sorgere del sole. Tadashi aprì gli occhi. La stanza era piacevolmente avvolta dalla luce e si potevano distinguere tutti i mobili della sua camera. Sulla scrivania sotto la finestra c'erano ammassati dei libri, quaderni, due o tre matite spuntate e alcune cartacce. L'armadio era aperto, dentro non c'era quasi nulla. Sul pavimento di marmo, una borsa aperta con dentro alcuni abiti, tra cui la divisa scolastica. D'un tratto un pensiero passò nella testa di Tadashi: oggi, l’uno di settembre, si sarebbe trasferito nella nuova scuola, avrebbe imparato a combattere come gli eroi di cui leggeva le storie. Si alzò di scatto, balzò giù dal letto e andò verso la finestra. La spalancò e chiuse gli occhi per la luce che gli arrivò in faccia. Una volta che le sue pupille si abituarono inspirò l'aria fresca del mattino, sorridendo alla vista del paesaggio che gli si parava davanti. La sua casa era situata sulla cima di una verde collina e la finestra di camera sua guardava l'enorme catena montuosa che circondava la valle. Non c'erano altre costruzioni che intralciavano la vista di quel paesaggio meraviglioso. Tadashi si fermò a contemplare le montagne per qualche istante, in silenzio. Una volta che i suoi occhi furono pieni di quella vista formidabile, si girò e andò in cucina. Fece una colazione veloce a base di uova e zuppa di miso, che aveva preparato la sera prima, poi andò in bagno. Si lavò con cura la faccia e i denti e si specchiò per pettinarsi: gli ricambiò lo sguardo un ragazzo di quindici anni, non tropo alto e magro. Aveva capelli e occhi nerissimi, un naso fine e sopracciglia delicate. Si pettinò all'indietro la chioma ribelle con le mani e si contemplò per un attimo. Finita la routine mattutina, si recò di nuovo in camera per finire le valigie e per prepararsi al viaggio che lo attendeva. Tadashi passò in rassegna tutto quanto: vestiti, libri, divisa e quaderni. C'era tutto, si poteva partire. Uscì di casa che erano ormai le sette di mattina. Iniziò a correre per arrivare in tempo al villaggio: la sua nave sarebbe partita tra meno di un'ora. Corse giù per il vialetto, a destra e a sinistra lo sguardo era ostacolato da un fitto bosco. Poco dopo arrivò al villaggio, passando per le strade salutò i conoscenti, senza fermarsi mai. Arrivò giusto in tempo al porto. Ad aspettarlo c’erano i suoi migliori amici: le due ragazze, Emi Nakano e Seka Inoue. Entrambe molto belle e l’una il contrario dell’altra. La prima era bionda e con gli occhi azzurri mentre l’altra era mora. E i fratelli Suzuki, Toshiro, il più giovane, e Amane.

- Sei davvero sicuro di voler affrontare quel genere di scuola?- chiese Emi.

- Sicurissimo. E poi ho sempre sognato di diventare un grande guerriero.- rispose.

- Tadashi ha ragione, bisogna sempre seguire i propri sogni.- intervenne Amane. – Io, per esempio, diventerò un famoso attore.-

- Voglio diventare una brava cuoca e lavorare in un ristorante famoso! – esclamò Emi.

- Diventerò scrittrice, e pubblicherò un sacco di romanzi.- disse Seka.

- Tra tre anni mi iscriverò anche io alla Ryukishi, e ti farò compagnia. – affermò Toshiro.

Chiacchierarono ancora per un po’, poi Tadashi decise che era il momento di andare. Una stretta di mano ai ragazzi e un abbraccio alle ragazze e partì alla ricerca della sua nave. Non fu difficile individuarla. Era la più grande che avesse mai visto. Lo scafo di legno era dipinto di bianco e decorato con i colori presenti sullo stemma della sua scuola: il rosso contornava gli oblò di vetro e rivestiva le paratie, mentre in blu e nero era dipinto un enorme drago che occupava l'intera fiancata della nave. A prua vi era un tronco di legno, simile al morso di un cavallo, messo di traverso. Era appoggiato su una specie di cavalletto ed era vincolato alla nave con grosse cime lunghe almeno una ventina di metri. Tadashi trovò quell'accessorio vagamente bizzarro, soprattutto perché il ponte era completamente sgombro e non c'era traccia di alberi o vele. Tuttavia non ci fece troppo caso, il viaggio che stava per intraprendere lo affascinava. La Ryukishi era una delle scuole più ricche e famose di tutto il mondo, e quell'imbarcazione era stata costruita appositamente per i nuovi arrivati. La nave oltre che bella doveva essere robusta e forte per affrontare il lungo tragitto che portava alla scuola. La Ryukishi si trovava sull'isola Ijon, la più grande dell'arcipelago Mithos. Le altre quattro isole erano: Kitsu verdeggiante e prevalentemente pianeggiante, Shizui nata da un vulcano sottomarino, Matsuji che era considerata la più moderna e ricca delle quattro e infine l'isola di Gon, la più piccola e pericolosa di tutte. Situata parecchie miglia a Nord dalle altre isole, si diceva fosse il nido di un drago ferocissimo. Era costantemente avvolta dalla nebbia; nessuno era tornato vivo dalle sue spiagge. Tadashi era eccitato dal viaggio che stava per intraprendere: sarebbe partito da Gaya, la sua città, con quella magnifica nave: la Ryu. Avrebbe attraversato tutto l'oceano, dirigendosi a Ovest, e sarebbe approdato all'isola di Ijon. Preso dai suoi pensieri il ragazzo si diresse verso la rampa d'accesso alla Ryu, diede il biglietto a uno dei marinai di guardia e salì a bordo della nave e andò dapprima al ponte inferiore. Era uno spazio molto grande occupato per la maggior parte da una sala da pranzo e dalle cucine. L'ambiente era riccamente decorato con festoni e insegne raffiguranti bestie mitologiche dipinte con i colori della scuola. Vi erano un sacco di ragazzi: c'era chi faceva colazione, chi andava in giro a conoscere i coetanei e chi se ne stava in disparte assorto nei suoi pensieri. L'atmosfera era calda e accogliente: sembrava di essere a casa. Tadashi, carico di valigie, si diresse nel piano inferiore dove c'erano le cabine per i marinai e i nuovi studenti. Ce n'erano in tutto 75. Andò nella sua camera, la numero 44, e lì lasciò tutta la sua roba. Ritornò quindi sul ponte superiore, dove si erano riuniti tutti quanti.

- Siamo pronti per partire, i nuovi studenti ci sono tutti - disse a gran voce uno che aveva tutta l'aria di essere un ufficiale.

Quindi altri due marinai tirarono su la passerella d'accesso e slegarono le cime d'ormeggio. Un uomo anziano avanzava sul ponte, fino a raggiungere la prua. Tadashi lo vide: aveva gli occhi verdi, la barba curatissima e i capelli tirati all'indietro erano di un candore accecante. Levò la mano destra verso il cielo e poi la sbatté aperta sul ponte della nave con un movimento veloce e secco.

- Evocazione: Regishi! - urlò.

Ci fu un lampo verde accecante, un boato fragoroso e la Ryu iniziò a dondolare e scricchiolare come fosse stata colpita da un'onda di venti metri. Quando la luce tornò normale, la folla trattenne il respiro per lo stupore. Tadashi, incredulo, si stropicciò gli occhi: non poteva crederci! Sul ponte della nave era appena apparso un drago! Restò impietrito dalla paura, incapace di urlare rimase a guardare senza osare fiatare, poi una scarica di adrenalina lo riscosse. La maestosa creatura guardava a prua e pareva non essersi accorta dei ragazzini a poppa. Le sue scaglie luccicavano al sole e mandavano riflessi di luce verde in tutte le direzioni. Gli occhi vermigli erano immobili e scrutavano l'orizzonte, come se la bestia potesse vedere qualcosa che agli altri sfuggiva, non perché fossero distratti, ma perché il loro sguardo non poteva guardare così lontano. Se ne stava fermo, aspettando qualcosa. A quel punto l'uomo che aveva evocato quel bestione si girò a poppa. Guardò i ragazzini e sorrise per la loro naturale reazione.

- Mi chiamo Neji Iruka, sono il capitano di questa nave. - disse con calma.

- Non dovete aver paura, questo drago è innocuo. Si chiama Regishi e sarà grazie a lui che arriveremo fino a destinazione. -

La sua voce era profonda e rassicurante, e ben presto tutti i ragazzi compreso Tadashi, si abituarono alla vista della possente creatura. Poi il capitano disse qualcosa sottovoce al drago, che gli altri non capirono, e immediatamente la creatura formidabile spiegò le ali. Sembravano quelle di un pipistrello ed erano più grandi di qualunque vela Tadashi avesse mai visto. Regishi si alzò in volo, fece un paio di giri sopra alla nave, e poi con le zampe posteriori afferrò il tronco di legno a prua. Tadashi realizzò subito: la nave non aveva né vele né remi perché sarebbe stato il drago a trainarla.

- Reggetevi! - urlò l'ufficiale.

Tadashi afferrò il parapetto scarlatto appena prima che la nave scattasse in avanti, con una forza comparabile a quella di una scossa di terremoto. Molti ragazzi erano rimasti senza appigli e caddero all'indietro, sottoposti alla grande forza motrice del drago. I marinai scoppiarono a ridere e gli sfortunati si alzarono, togliendosi la polvere dai vestiti.

- Accade ogni anno, ma è sempre divertente! - disse il capitano.

Ben presto anche gli studenti iniziarono a scherzarci su, alcuni di loro sostenevano di essere caduti apposta, altri dicevano di aver voluto provare a resistere allo strattone. Così di buon umore, tutti scesero al ponte inferiore: i marinai presero posto nei loro alloggi mentre gli studenti rimasero nel salotto a chiacchierare. Solo due persone rimasero sul ponte principale: Tadashi e il capitano.

- Non vai anche te con gli altri? - disse il capitano.

- No, signore. Preferisco di gran lunga osservare il mare.- rispose il ragazzo sorridendo.

Il drago filava e l'imbarcazione lo seguiva scivolando sull'acqua a grande velocità. Neji guardava l'orizzonte, il vento gli scompigliava i capelli e Tadashi scorse nel suo sguardo lo stesso ardore che aveva visto negli occhi del drago. Restò con il capitano a scrutare il cielo poi d'un tratto Neji si girò verso Tadashi.

- Come ti chiami ragazzo? - chiese il capitano.

- Mi chiamo Tadashi Kato. -

- Come mai hai scelto la Ryukishi? -

- Perché non avevo altre possibilità. Sono orfano di padre e madre, non ho fratelli. Mi ha cresciuto mio nonno, ma poi è morto anche lui circa due anni fa. Da allora vivo da solo. Mi è stata offerta una borsa di studio per la Ryukishi e io l’ho accettata visto che non ho i soldi necessari per iscrivermi ad altre scuole. -

Il capitano rimase in silenzio, non seppe cosa dire o cos’altro chiedere. Ci pensò il ragazzo a continuare la conversazione.

- Capitano Iruka posso farle una domanda? -

- Certo. -

- Come ha fatto ad evocare il drago? -

Neji lo guardò un attimo, poi ritornò a contemplare l’orizzonte.

- Imparerai anche tu un giorno. Io non ho le qualifiche per insegnarti una cosa del genere, ma posso spiegarti a grandi linee come funziona.-

- I draghi sono creature misteriose e affascinanti, ma non sono gli unici esseri portentosi che popolano questo mondo. Esistono anche altre bestie, come le chimere e i grifoni. Noi le chiamiamo generalmente fiere. Quando un essere umano riesce a sottomettere una fiera, l’anima della creatura si fonde con quella dell’uomo e ne diventa una parte. Tuttavia, perché ciò avvenga, bisogna che ci sia una sintonia perfetta tra i due, altrimenti… Beh si rischia che la propria anima si laceri. Molti guerrieri ci impiegano anni prima di trovare la fiera giusta e molti muoiono nel tentativo di sottometterla. -

La spiegazione del capitano affascinò Tadashi, che guardava il capitano con occhi sognanti. Non avrebbe mai pensato che i racconti dei leggendari cavalieri in groppa ai draghi potessero essere veri. Sapeva dell’esistenza di creature misteriose ed estremamente pericolose, ma non avrebbe mai creduto che ci fosse un modo per domarle.


Il sole era alto nel cielo, era mezzogiorno passato e lo stomaco di Tadashi iniziava a brontolare.

- Sarà meglio che rientri a mangiare o sverrai dalla fame. - disse una voce femminile alle sue spalle.

Si girò per vedere chi avesse parlato: era una ragazza alta, castana con gli occhi verdi. Stava in piedi davanti alle scale di legno che portavano al ponte inferiore. Aveva già indossato la divisa della scuola, e Tadashi notò che era davvero carina. Indossava una camicia bianca a maniche corte con il colletto blu e una gonna dello stesso colore lunga fino alle ginocchia. Al collo portava un fiocco rosso granata. Si mosse in avanti per risponderle, ma il capitano parlò prima di lui.

- Arrivo subito Asako. -

Il ragazzo restò perplesso e attonito. Non si aspettava che quei due si conoscessero. Il capitano e Asako scesero insieme le scale, lasciando Tadashi da solo sul ponte in compagnia del drago. Poco dopo si decise ad andare anche lui. Si ritrovò in un ambiente molto accogliente, tutti i tavolini erano stati portati via per far spazio a quelli più grandi da sei persone. Andò avanti e indietro per la sala da pranzo, ma i posti a sedere erano tutti occupati da altri. Vide un posto libero vicino ad un ragazzo ben piazzato.

- Scusami, questo posto è occupato? - chiese Tadashi.

- Sì - rispose l’altro e mise sulla sedia libera i piedi, scatenando le risate dei suoi amici.

Il ragazzo stava per replicare, ma una voce da dietro lo fermò.

- Non badare a questi tipi, si credono fighi solo perché sono muscolosi. -

Tadashi si voltò stupefatto: era Asako!

- Oh! Che caratterino! Vuoi sederti vicino a me? Mi chiamo Rinju - disse sorridendo.

La ragazza gli fece un gestaccio e portò Tadashi da un’altra parte.

- Vieni a sederti, al mio tavolo c’è ancora un posto libero. - disse sorridendo.

- Ti ringrazio. Ne sto cercando uno da ormai dieci minuti e sto morendo di fame. – le disse ricambiando il sorriso.

- Non devi ringraziarmi. Piuttosto, come ti chiami? -

- Mi chiamo Tadashi Kato. E tu? -

- Io mi chiamo Asako Iruka. Sono la nipote del capitano. Ti ho visto prima sul ponte, tu e mio nonno di che parlavate? -

Tadashi la guardò stupito, non si aspettava una domanda del genere.

- Oh scusa, non volevo essere inopportuna. Se non ti va, non rispondermi, tranquillo. - disse lei imbarazzata.

- N-no, non c’è nulla di inopportuno. Il capitano mi stava spiegando come funziona il rapporto tra una fiera ed il suo padrone… Sai, non avevo mai visto un drago dal vivo. - disse Tadashi distogliendo lo sguardo.

Arrivarono al tavolo, chiacchierando come se si conoscessero da tempo. Asako gli raccontò che la sua famiglia vantava i migliori soldati di tutto il mondo e che aspirava a diventare una paladina.

- Cosa significa essere paladini? - chiese Tadashi, che si accorgeva di non sapere un granché sul mondo dei guerrieri. La ragazza lo guardò come a dire: “Ma sul serio non lo sai?!”. Poi iniziò a spiegare con calma.

- Beh credo di dover iniziare a spiegare dalle basi. Allora, ci sono quattro tipi di guerrieri - disse. - Ci sono i fanti, quelli capaci di servirsi dello “spirito” o seishin della propria anima. Sono in grado di manipolarlo per combattere, utilizzare le tecniche di base e possono materializzare il proprio set da combattimento. Il livello successivo è la modalità “kisei” o forza d’animo. Chi sa utilizzarla al meglio è nominato alfiere. La particolarità di questa categoria è che è in grado di organizzare e ordinare il flusso di seishin, rafforzando così l’attacco e la difesa.

- Chi riesce a domare una fiera ed è capace di evocarla, viene nominato cavaliere. Infine ci sono i paladini. Loro sono speciali: dopo un lungo ed inteso allenamento, riescono a fondersi completamente con la loro fiera, dando origine ad un guerriero invincibile. Si tratta dello spirito superiore o sugureta seishin.-

Finito di spiegare guardò Tadashi per vedere se aveva capito. Il ragazzo sembrava tormentato da un dubbio.

- C’è qualcosa che non ti è chiaro? - disse lei.

- In effetti sì. - rispose lui dopo un attimo di esitazione.

- Ma se un fante domasse una fiera, diventerebbe automaticamente cavaliere? -

- No. Per due motivi: il primo è che bisogna sostenere degli esami per salire di grado. Quindi un fante che non sa utilizzare il kisei, non potrà diventare cavaliere anche se è già in possesso di una fiera. E naturalmente ad un fante non basta padroneggiare il kisei per salire di grado, ci sono un sacco di altri requisiti da soddisfare. Quelli che ti ho detto prima sono quelli di base. -

Asako fece una pausa, bevve un sorso d’acqua e riprese la spiegazione:

- Il secondo motivo è che ingaggiare uno scontro con una creatura con il solo seishin è una tattica pressoché suicida. - concluse con naturalezza.

Tadashi la guardo sbalordito: sapeva un mucchio di cose!

- Wow, sei davvero informata! Io certe cose non le avevo mai sentite. – disse il ragazzo.

- Beh mio nonno mi ha raccontato un sacco di storie quando ero piccola. –

Continuarono a parlare fino a tardo pomeriggio, Tadashi era sempre più stupito a mano a mano che Asako gli raccontava dei guerrieri e delle fiere. Venne a sapere che, dopo un addestramento di base nella scuola, si veniva sottoposti ad una prova e in base ai risultati venivano formate delle squadre di vario tipo: potevano essere di esplorazione, di assalto, di ricognizione o di difesa. Imparò che lo seishin aveva due fasi di attivazione: la concretizzazione e la caratterizzazione. Con un particolare allenamento, si era in grado di manipolare lo spirito e farlo fluire all’esterno del corpo. Questa era la concretizzazione e lo seishin assumeva in questa fase una colorazione semitrasparente. La caratterizzazione avveniva successivamente, con la maturazione della persona. Lo seishin si tingeva di un determinato colore in base alle esperienze di vita e al temperamento dell’utilizzatore. Il sole aveva toccato la linea dell’orizzonte quando una voce giunse dal ponte superiore: era quella del capitano Iruka.

- Ragazzi e ragazze siamo giunti nelle acque dell’arcipelago Mithos. Tra non più di mezz’ora attraccheremo all’isola Ijon, chi non lo avesse già fatto, indossi ora la divisa scolastica. –

Tadashi, che era ancora in abiti normali, si congedò da Asako e andò nella sua cabina. La sua divisa era simile a quella della ragazza, ma al posto della gonna, un paio di pantaloni lunghi. Una volta cambiato, si mise la cravatta annodandola come gli aveva insegnato suo nonno. Uscì dalla sua stanza poco dopo e si mise a cercare Asako. La trovò sul ponte superiore intenta a parlare con il capitano. Tadashi vide che ormai erano giunti a destinazione, l’arcipelago Mithos era a non più di due miglia di distanza. Era un paesaggio spettacolare, le isole si stagliavano nettamente sull’orizzonte, illuminate dal sole che ormai stava quasi per sparire alle spalle della nave. Il drago Regishi rallentò un poco, erano entrati ufficialmente nell’arcipelago. La nave virò a sinistra e superò l’isola di Kitsu, giungendo in vista del porto dell’isola principale.

- Davanti a noi potete vedere Ijon. Attraccheremo al porto dell’unica città presente: Kito. Una volta sbarcati, vi condurrò fino alla scuola. – annunciò il capitano.

Intanto tutti gli studenti si erano radunati sul ponte a osservare il panorama. La brezza marina accarezzava la piccola folla e disperdeva le loro voci. Erano tutti eccitati all’idea che avrebbero visto la scuola quella sera stessa. Giunta finalmente al molo, la nave si fermò. Il drago lasciò cadere il pesante tronco di legno sulla prua dell’imbarcazione che oscillò per l’impatto, e i marinai prontamente lo rimisero sul cavalletto. Poi Regishi volò sopra la nave, fece un paio di giri come se volesse salutare i ragazzi, poi si dissolse con lo stesso bagliore verde con cui era apparso quella mattina. Il capitano Iruka fece calare la passerella e gli studenti scesero dalla Ryu.

- Capitano, ho controllato la nave e sembra siano scesi tutti! – esclamò un marinaio.

- Bene ragazzi, in marcia! – disse Neji e si mise alla testa dei ventitré studenti.

Li guidò per le strade della piccola città di Kito. Ai lati delle viuzze, sebbene fosse già notte, si erano formati alcuni piccoli gruppi di curiosi che osservavano gli studenti marciare. Il capitano li fece arrivare dall’altra parte della città, dove iniziavano le montagne. Prese un sentiero in mezzo al bosco: nell’oscurità risuonavano i versi sinistri e tetri degli animali selvatici. In certi punti si poteva sentire in lontananza lo scroscio di qualche torrente o i richiami dei predatori. L’atmosfera era cupa e misteriosa, ma Tadashi ed Asako procedevano fianco a fianco e non sembravano intimoriti dal buio. Anzi continuarono a chiacchierare del più e del meno finché, dopo mezz’ora di cammino, non furono interrotti dalla voce del capitano.

- Bene ragazzi, ci siamo quasi. Se osserverete con attenzione potreste vedere il profilo della Ryukishi davanti a noi! –

Era vero, il sentiero li aveva condotti all’inizio di un altopiano e la foresta si apriva in una radura.



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