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lavoro pubblicato giovedì 18 settembre 2014
ultima lettura lunedì 13 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Rubik

di JaveOpra. Letto 654 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Correva l'anno 1999, già dalla notte di capodanno si poteva sentire l'aria di nuovo, ogni avvenimento pareva un benvenuto al nuovo millennio; m...

Correva l'anno 1999, già dalla notte di capodanno si poteva sentire l'aria di nuovo, ogni avvenimento pareva un benvenuto al nuovo millennio; ma nel manicomio di W. Bloch non esisteva il tempo, ogni secondo sembrava ibernarsi nell'aria e non sbloccarsi più. Il centro psichiatrico W. Bloch nacque nel 1921 dal giovane neolaureato psicologo tedesco Warner Bloch, l'istituto ha la forma di un cubo, un enorme cubo nero all'esterno e totalmente bianco all'interno; i ragazzi di oggi l'hanno denominato in diversi modi: "La scatola dei ricordi"; "Il Rubik dei matti" e quella che preferisco, "Il paradiso delle urla". Ricordo che gli uomini minacciavano le loro donne di mandarle al Bloch e a viceversa le donne minacciavano i mariti o i figli; dentro a quel posto più della metà di coloro che ci sono richiusi avevano la ragione ma nel tempo hanno deciso di perderla.

Chi sono i pazzi? Anzitutto ammettiamo il fatto che abbiamo tutti dei pensieri folli; dimmi, tu lettore, quante volte avresti voluto infilzare quel coltello nel petto di tua moglie, tua madre o di tua figlia? Poche o tante non importa , l'hai comunque pensato, però non l'hai fatto; perché? Perché sei normale, perché sei umano? No. Questo perché ci hanno impiantato un coltello, un'idea, nel cervello che si chiama società, con la sua solita routine, le solite notizie; ecco, i pazzi sono coloro che si tolgono il coltello dalla testa senza preoccuparsi di poter danneggiare di più il cervello e poi accoltellano qualcun'altro, il pazzo è colui che guarda l'azione senza pensare alla reazione.

Come dicevo all'inizio, correva l'anno 1999 e il manicomio era gestito dal nipote di Warner, Edwin Bloch, rispettato e conosciuto da tutti per la sua grande conoscenza nel campo delle scienze della psiche umana.

Questa storia è già iniziata e credo che sia anche finita con un bel punto fisso. Stanza 020 del corridoio femminile, è un freddo febbraio, tutti gli infermieri sono a casa per sciopero; «Axel hai una nuova compagna di stanza, spero facciate amicizia.» disse Bloch; «Che hai Edwin? Sembri stanco.» disse Mariannelisa, «Lo sono» rispose lui «Ora torno nel mio studio, Axel se vuoi parlarmi vienimi a trovare; tu invece, sono sicuro che con lei ti troverai bene. Ciao.» il dottore aveva indicato prima Mariannelisa e poi la nuova arrivata. «Come ti chiami?» disse Mariannelisa mentre si accendeva una sigaretta; «M-mi chiamo Rebecca.» rispose, «Bene, io sono Mariannelisa ma come hai potuto notare mi faccio chiamare Axel. Vuoi un tiro?» chiese lei e Rebecca scosse la testa in segno di dissenso. Dopo un altro Axel spense la sigaretta e si mise a leggere, poi dopo un'oretta chiuse il libro, si sedette e chiese: «Perché sei qua?» «Cosa?» rispose Rebecca perplessa, «Perché sei qua?» chiese di nuovo Mariannelisa scandendo bene le parole «Ah...» disse Rebecca abbassando lo sguardo; «Ho ucciso quattro persone, tre donne e il mio ragazzo.» poi ci fu un piccolo attimo di silenzio mentre Axel si accendeva un'altra sigaretta «Non dovresti stare qua. La gelosia è una malattia che non sta nella mente.» disse mentre tirava fuori il fumo, «Io vado in sala comune.» disse Axel «Tu è meglio che ci vieni domani, quando ci sono gli infermieri.» Rebecca era rimasta sola, stette mezz'ora a piangere e due ore a riorganizzare in testa i fatti passati, sospirò e girò intorno alla stanza, poi prese il libro che stava leggendo Mariannelisa, si chiamava "Storia della magia" di E. Lévi.

Capitolo III

IL DIAVOLO

Il cristianesimo, formulando nettamente il concetto divino, ci fa comprendere Dio come l’amore più puro e più assoluto, e definisce nettamente lo spirito opposto a Dio. Questo è lo spirito di opposizione e di odio, questo è Satana. Ma questo spirito non è un personaggio, e non bisogna intuirlo come una specie di dio nero; questa è una perversità comune a tutte le intelligenze dissestate. «Io mi chiamo Legione,» dice nel Vangelo «perché noi siamo una moltitudine». L’intelligenza nascente può essere paragonata alla stella mattutina, e se essa cade volontariamente nelle tenebre dopo aver brillato un'istante.



Commenti

pubblicato il 15/10/2014 18.54.57
RolloTommasi, ha scritto: Trovo molto suggestiva la serie di appellativi con i quali identifichi l'istituto: "Il paradiso delle urla", evidentemente ironico, è una spanna sopra gli altri. Attenderò di capire dove va invece a parare il racconto.

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