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lavoro pubblicato giovedì 18 settembre 2014
ultima lettura lunedì 2 dicembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Bar degli illusi

di ettore. Letto 491 volte. Dallo scaffale Pulp

Serse, da dentro la sua maglietta sudata, con una mano chiude la lavastoviglie, con l'altra serve un amaro e due birre di produzione belga, quelle trattate con l'etanolo per esagerare la gradazione alcolica.


Quando entrai, Serse stava raccontando ad un vecchio sporcaccione la vecchia storia del ragazzo che si era messo a pisciare sul bancone. E di come gli era andata a finire, quindi tieni apposto il tuo cavatappi.
Sguaiate risa irrompevano a fiammate dall'uscio spalancato. Un gruppo di ragazze festeggiavano la laurea del loro pene preferito. Io fui lì per chiedere allo sporcaccione un'opinione nuda e cruda sul caso. Ma mi precedette.
"Puttane." Al che mi sentii in colpa di averlo pensato anch'io, ma fu irrefrenabile la voglia di assistere alla furia maschilista di quel porco. Lo fomentai, descrivendo l'immagine di un amplesso simultaneo e condiviso tra il dottore e le ex colleghe. Una cazzo di orgia, e mi capì al volo.

Serse, da dentro la sua maglietta sudata, con una mano chiude la lavastoviglie, con l'altra serve un amaro e due birre di produzione belga, quelle trattate con l'etanolo per esagerare la gradazione alcolica.
E quelle sono le birre di Piero, un compagno sconfitto, le sue uniche alleate. Piero ci dava dentro, ed erano almeno 4 anni che andava avanti la storia dell'alcolismo. Gli amici, Serse no a detta sua, lo prendevano per il solito eccesso momentaneo del ragazzo in difficoltà. E fu così che gli inquilini di tutto il palazzo di Via Fardelli 29 sentirono per tutta la settimana puzza. Puzza disgustosa, puzza terribile, puzza mortale.
Quando i pompieri sfondarono la porta trovarono "uno scannatoio messicano", nelle parole del barista. Piero aveva una vena della gamba recisa. Era morto dissanguato, perché non ebbe l'accortezza di sembrare sobrio, oltre che moribondo, difronte all'addetto del pronto soccorso. Tornò a casa, scacciato, a piedi. L'alcohol è un buon vaso dilatatore, e anche le passeggiate.
Sbattè la testa dopo esser scivolato su una pozzanghera di sangue e brodaglia belga nel suo soggiorno, mentre provava a fasciarsi con le bende e sfasciarsi con la birra. E poi, lentamente, con singhiozzi, vomiti e cacate, Piero non era più un giovane esagerato, ma una storia da raccontare. Quella volta però Serse scelse di raccontare la versione light, pieno com'era il locale di ragazze.
Lo sporcaccione uscì sputando, così lo sostituii sullo sgabello e mi guardai un po' attorno. Una ragazza carina con degli affilati occhi verdi fissava un punto indefinito tra il suo interlocutore e la mia sagoma sullo sfondo. Incrociammo lo sguardo e, io per vergogna di ciò che avevo pensato in precedenza, lei per riflesso, distogliemmo lo sguardo dopo cinque secondi intensi. Sarebbe stata la donna della mia vita, mi avrebbe messo le corna dopo 3 anni. L'allontanai per due anni, forse la dimenticai. Poi tornò e facemmo l'amore a luglio. Dopo un anno, lei aspettava il figlio della riappacificazione, e io le restituii il favore in gran segreto con la sua compagna di banco del liceo. Fummo felici tutti e 4 per un po', poi morii in un incidente mentre lei pensava a come chiedermi del divorzio.
Se solo le offrissi una birra, pensai. Evitai, non avevo soldi.
Suggerii a Serse di comprare un juke-box per quella bettola, le avrebbe regalato un raro tocco di vintage.
Mi mandò a cagare filosofando sul valore dei soldi, che era il suo modo di permettersi di sputtanarseli nella coca che tagliava sul bancone a chiusura, e bevemmo a Piero e al Belgio.



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