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lavoro pubblicato giovedì 11 settembre 2014
ultima lettura martedì 16 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il dittatore di se stesso

di fourone. Letto 661 volte. Dallo scaffale Generico

Il dittatore di se stesso Si buttò a peso morto, si lasciò cadere senza muovere un muscolo, senza preoccuparsi di avere aria nei polmon...

Il dittatore di se stesso

Si buttò a peso morto, si lasciò cadere senza muovere un muscolo, senza preoccuparsi di avere aria nei polmoni, senza aspettarsi ne freddo ne paura. Affondò un paio di metri trascinato dai vestiti inzuppati. Restò immobile così per qualche secondo, come se fosse sdraiato sul suo letto guardando il soffitto. Vedeva l'acqua muoversi in fretta e la luce giocare tra un onda e l'altra. Gli sembrò un'eternità durante la quale il vuoto prese il posto del dolore e della disperazione. Poi all'improvviso sentì l'acqua sotto di lui spingerlo verso la superficie. Ora il suo viso era fuori dall'acqua e d'istinto respirò avidamente. Tossì forte, e ancora e ancora. Sputava acqua dalla bocca e dal naso, voleva vomitare. Poi quell'onda...... quell'onda, che tanto gli sembrò una mano enorme, lo scaraventò in mezzo a due scogli taglienti procurandogli un dolore acuto al costato. Fu come riprendere conoscenza dopo uno svenimento, o forse come uscire dal coma. Si trovava incastrato in una posizione che gli impediva di scivolare ancora nella pozza nera e gli offriva una comoda via per tornare sulla riva, per tornare alla vita. Come sempre si svegliò in quel punto del ricorrente sogno che poi sogno non era. Una perfetta messa in scena di quello che veramente era successo, ecco casa era quel sogno. Il lago, il suo tanto odiato nemico, non l'aveva voluto, l'aveva risparmiato. Perchè? perchè........? Lui aveva scelto cosa fare della sua vita ma proprio il lago, quella pozza nera, il suo incubo e nemico, l'aveva respinto e restituito alla vita stessa. Un tiepido raggio di sole penetrò la tapparella. era più che l'alba, era un nuovo giorno, anzi era il nuovo giorno e Tony in quel momento realizzò che doveva alzarsi, alzarsi da quel letto di fango dove si era adagiato.

Dopo otto settimane il corpo di Tony non è ancora riaffiorato. Solo io sono convinto che l'abbia fatta finita. La polizia dice che non c'è nessun indizio che possa far pensare ad un suicidio e che probabilmente è sparito dalla circolazione per motivi suoi. Tanto a posto non lo era e questo lo sapevano tutti quelli che lo conoscevano. Ma nessuno lo conosce quanto me e io so che l'ha fatto. La quotidianità del mio lavoro, qui nella profonda provincia, mi sta veramente debilitando. Non succede niente al di fuori della normalità dove, in questo paese, per normalità si intende corruzione, concussione e affini. Ogni tanto capita qualcosa che giustifica un pezzo di cronaca quasi nera ma niente di più. Certo con Tony in giro era tutta un'altra cosa! Guardo i messaggi che mi hanno lasciato sulla scrivania. Assessore.......... Presidente Commercianti.......... richiamare.........richiamare....... Stefano Besozzi chiede di essere richiamato urgentemente. Chi è Stefano besozzi? Questo nome mi è completamente sconosciuto, ne sono sicuro...... o no. Si, non lo conosco. Sentiamo cosa vuole. Compongo il numero di cellulare scritto sul post-it. Al quarto squillo "Pronto" una voce seriosa e poco cordiale

"Buongiorno, sono Carletti del gazzettino, mi ha cercato?"

"Certo signor Carletti, possiamo incontrarci?"

"Può dirmi di che cosa si tratta?"

" Non per telefono, fissiamoci un appuntamento il più presto possibile"

Quanta fretta! Pomeriggio ore quindici bar dell'hotel Barca. Non abbiamo stabilito un segno di riconoscimento come nella migliore tradizione dei film gialli ma credo e confido che lui mi conosca. Io sono puntuale e quando mi siedo ad un tavolo il cameriere mi dice che sono atteso in un salottino privato. Quanto mistero! Entro nel salottino che a causa delle sedie in stoffa damascata rossa e le luci soffuse mi fa pensare più ad un incontro a sfondo sessuale che ad una riunione di lavoro. trovo ad accogliermi un signore sulla quarantina, molto ben vestito, molto fashion, capello un po' lungo ma perfettamente rasato. Sul tavolo non c'è niente così come sul divanetto e sulla poltrona. E' venuto a mani nude. Mi sorride e mi dice "E' un piacere incontrarla". Ricambio e mentre ci accomodiamo ordiniamo caffè e acqua minerale. non è tipo da preamboli e quindi inizia a dire "La ringrazio per aver accettato con così poco preavviso ma credo che lei abbia percepito che si tratta di cosa urgente." Sembrava che gli si fosse incendiato il culetto, altro che "cosa urgente".

"Ho scelto di parlare con lei perchè un nostro comune conoscente mi ha detto che se avessi avuto bisogno di aiuto potevo rivolgermi a lei."

"E' bello sapere che godo della stima di questo comune amico, e chi sarebbe?"

"Tony, Tony Martello. Lo conosco da quando ero a Roma e lavoravo come consulente per il Ministero degli Interni." Sono paralizzato, quasi non riesco a pensare ma mi sforzo di chiedere "Mi scusi, ma quando Tony le ha parlato di me?"

"E' stato circa sei mesi fa, lo incontrai qui in città." Delusione, delusione profonda. Per un attimo ho sperato che.......... lascia.

"Come le ho accennato ho lavorato per il Ministero degli Interni e poi ho seguito l'allora ministro qui, dove abita, per fargli da segretario e curatore dei suoi interessi a Roma. E' un lavoro molto impegnativo e complicato ma mi piace. Meglio dire mi piaceva perchè da due mesi sono in possesso di alcune informazioni che mi hanno letteralmente tolto il sonno." Quest'ultima frase mi fa abbandonare i ricordi di Tony e faccio ritorno alla realtà. Prosegue "Lei sa qualcosa dei traffici di denaro tra Italia e Svizzera?" Sorridendo gli dico "Guardi che qui il traffico di denaro, come lo chiama lei, è considerato sport nazionale. Tutta Italia passa da qui per portare i soldi in svizzera."

Mi risponde pazientemente "Certo, lo so. Io parlo di traffico di denaro, di molto legato ad attività criminose internazionali."

"Mi scusi," lo interrompo "può essere più preciso perchè così credo di capire veramente poco. Lei mi parla di ministeri e di ministri, di Svizzera, di soldi e attività criminose internazionali. guardi che è un discorso inquietante, lei cosa vuole da me?" Mi accorgo di essere stato un po' brusco ma veramente sono un po' inquieto, alla fine non so neanche chi cazzo è questo qui! Lui sembra aver capito e cambia tono "Ha ragione, ma vede mi trovo in una brutta situazione......... voglio dire, conosco cose che mi ..........ripugnano, non voglio essere complice di certe nefandezze. La prego, mi ascolti e alla fine vedrà che ci capiremo."

Lo assecondo e lo lascio parlare. Dio mio, se quanto mi sta dicendo è vero.........

Alla fine del racconto provo a sintetizzare il tutto per vedere se ho capito bene o no. In pratica esiste una "società" composta da soci che non si conoscono tra loro e gestita da un ex-ministro. In questa "società" i soci fanno confluire capitali provenienti da ogni tipo di intrallazzo (i soci sono tutti pezzi grossi della politica), introiti derivanti da mazzette e affari di ogni genere tranne che onesto. Stiamo parlando di centinaia di milioni di euro. Questi soldi vengono investiti dal gestore che non ha l'obbligo di dar conto agli azionisti della natura degli investimenti. In pratica i soci non sanno come vengono investiti i loro soldi anche se, visto i guadagni stratosferici, lo immaginano sicuramente. Infatti i capitali vengono movimentati da diversi paradisi fiscali e indirizzati in ogni parte del globo dove ci sia la possibilità di finanziare operazioni ad alto rendimento. Quali operazioni? Si va dal traffico di armi e di esseri umani fino a speculazioni su titoli di stato e mercati azionari. Avete presente cosa significa finanziare l'acquisto di armamenti ad un paese africano per rovesciare il governo e il giorno dopo il golpe trovarsi azionisti di maggioranza di alcune miniere di diamanti che fino al giorno prima appartenevano allo stato? il mio interlocutore non sa se questa "società" è aperta a soci di altre nazioni, ma ha dei forti sospetti. due mesi or sono, il suo capo, cioè l'ex-ministro, gli ha parlato di questa grande operazione offrendogli un posto importante nell'organizzazione diventata ormai troppo vasta per essere gestita da un uomo solo. All'inizio il Besozzi ha visto nella proposta la svolta della vita, i suoi guadagni si sarebbero centuplicati in un attimo. Ma poi è entrato nel dettaglio delle operazioni e finanziare l'acquisto di armi leggere e pesanti e di mine antiuomo ha incominciato a fargli venire il mal di stomaco. Dopotutto non è il classico portaborse bastardo, ha una coscienza che il suo capo ha evidentemente sottovalutato.

"Vede Carletti, questa cosa mi può uccidere nel vero senso della parola. Se il ministro, cioè l'ex ministro, sospettasse che io non condivido il suo operato sarei già morto, morto ammazzato. h bisogno che qualcuno faccia saltare fuori questa storia, gli dirò io dove scavare, e che alla fine limiti il mio coinvolgimento in questa schifezza davanti alla giustizia. sono ancora in tempo perchè ad oggi non ho ancora partecipato personalmente a nessuna operazione e nessuno sa, a parte il capo, che sono a conoscenza dell'organizzazione. Lei può fare questo? Lo so, le chiedo molto ma per lei sarebbe uno scoop incredibile"

" Beh, visto che non si farebbero molti scrupoli ad ammazzare lei, pensi quanti se ne farebbero prima di ficcarmi una pallottola in testa.........zero."

Restiamo in silenzio per un po' e poi gli dico "Ho veramente bisogno di riflettere su quanto mi ha raccontato. Sarebbe meglio se ci rincontrassimo tra un paio di giorni per approfondire la cosa."

"Mi scusi ma no!" il tono ora è tornato serio con una dose di apprensione "Faremo così.......... lei rifletta ventiquattro ore su quanto le ho detto e chiesto dopo di che decida se chiamarmi o no. Se non ricevo una sua telefonata entro trentasei ore mi dimenticherò di averla conosciuta sicuro che lei farà lo stesso. Se mi chiamerà ci incontreremo e le darò tutto quello che le serve per incominciare la sua ricerca e poi ..............non ci vedremo mai più. In questo caso le consiglio di trovarsi qualcuno che l'aiuti e la protegga. Uno come Tony, ad esempio" Lo guardo e con la tristezza nel cuore gli dico "tony è sparito da più di due mesi e ..............non so se tornerà più."

" Guardi che si sbaglia, l'ho chiamato stamattina per chiedergli il suo numero di cellulare ma non me lo ha voluto dare. Ho anche cercato di incontrarlo ma è a casa e non vuole rotture di scatole, sa come è fatto Tony............"

Brutto bastardo figlio di puttana, ti ammazzo io stronzo fottuto di ............ corro per le vie del centro come no ho mai fatto, arrivo davanti al portone del condominio dove vive mentre esce una signora anziana e quasi la travolgo entrando. Salgo le scale sempre di corsa, ecco la porta! Mi attacco al campanello e non lo mollo finché non si apre la porta. Lui mi guarda con quel sorrisetto "ti ho fottuto un'altra volta" che gli scompare improvvisamente quando lo colpisco in faccia a mano aperta con tutta la rabbia che ho. Barcollando indietreggia, lo raggiungo e gli rifilo una spinta che lo fa finire lungo disteso sul pavimento. Ho il fiatone, anzi non ho più fiato,i polmoni mi bruciano e i polpacci pure. Lui alza la testa e tenendosi una mano sul viso mi dice "Cazzo, questo si che è vero amore!"

Sono stato a casa sua fino alle undici di sera. mi ha raccontato, con un po' di vergogna, come era andata. Il tuffo............. poi ruba una macchina e sparisce in Toscana, in un paesino, nella casa di campagna di un suo amico di Roma. Protesto e lo insulto ma senza troppa convinzione, è troppo bello rivederlo. Gli accenno dell'affare Besozzi e ci diamo appuntamento per pranzo per parlarne un po'. Quando arrivo a casa mi sbatto sotto la doccia e quando tocco il letto cado nelle braccia di Morfeo in un nano secondo. non mi capitava da molto tempo, credo un paio di mesi o giù di lì. All'una entro nel ristorante "dell'Oca" e lui è già lì. Diciamo due cazzate e l'impressione che avevo avuto la sera prima è ora una cosa vera. Tony è più tranquillo non dico sereno ma forse più consapevole o rassegnato al suo ruolo su questa terra. forse esagero ma quello che gli è successo, quello che ha fatto, lo ha in qualche modo rimesso sulla strada. Mentre mangiamo una costata gli racconto per filo e per segno la storia del Besozzi e alla fine "Non chiamarlo" mi dice "questa è una storia di merda, troppo grossa, troppo pericolosa. Lascia stare, non vale la pena di rischiare la pelle." Per prenderlo in giro gli dico "Cazzo, questo si che è vero amore!" Poi ridiamo, si proprio così, io e Tony stiamo ridendo. Non mi ricordo fosse mai successo prima. Lo so, ha ragione. Questa storia è troppo grossa e rischiosa ma se la lasciassi andare tradirei ogni mia convinzione e soprattutto ogni mio ideale.

"Ok, lo capisco. Quindi............... da dove cominciamo?"

"Tu non cominci niente, io comincio con il vedere il Besozzi e poi, ogni tanto, ti aggiorno."

"Niente da fare, quel coglione ti ha chiamato perchè io gli ho fatto il tuo nome e quindi sono responsabile della tua sicurezza. Guarda che non sto scherzando. se decidi di chiamarlo o verrò con te perchè da quel momento potresti essere in pericolo." Cerco di dire qualcosa ma mi zittisce con il solito gesto della mano

"Ti ricordi una sola volta in cui sei riuscito a farmi cambiare idea?" eccolo il vecchio Tony! Comunque è vero,lascio perdere e poi sapere che è con me mi fa stare meglio. Incontriamo il portaborse il giorno dopo a Monza in un ristorante vicino alla superstrada. Il Besozzi è agitatissimo. Confessa di avere paura e di aver anche pensato di non venire all'appuntamento. Tony gli chiede se è successo qualcosa ma lui ci rassicura, tutto a posto tranne la sua coscienza. Ci consegna una busta con tre fotografie, una lista di undici nomi ( i soci) e il nome di due banche svizzere con quattro numeri di conto corrente. "Sono solo piccoli conti dove transitano alcune commissioni che pagano a consulenti sparsi in tutto il mondo ma sono un ottima traccia iniziale, da lì potete risalire fino alla cima. Uno sguardo veloce alla lista e....... minchia, siamo rovinati! Besozzi se ne va salutando di sfuggita e augurandoci buona fortuna. Io e Tony restiamo a guardarci in faccia e la busta che stringo nella mano è già incandescente.

Lasciamo il ristorante e saliamo in macchina. "La prima cosa da fare" mi dice "è il trasloco. O tu vieni da me o io vengo da te. Questa busta ci lega come due sposini, non possiamo più separarci."

"Non ti sembra di esagerare? Dopotutto nessuno sa che ........."

"Ne sei sicuro?" mi dice asciutto. No, non ne sono sicuro e quindi "Non c'è verso che io venga a vivere in quella camera mortuaria che tu chiami casa, quindi andiamo a prendere la tua roba e la portiamo da me. Poi ci mettiamo comodi e prepariamo una strategia." Per tutta la sera discutemmo se era meglio partire dalla lista o indagare sui conti, se mostrare le foto a qualche magistrato o aspettare di avere in mano qualcosa di più concreto. Polizia sì o polizia no? Polizia no! Troppo rischioso. E il magistrato? Prima o poi dovremo parlare con un giudice, ma quale? A tarda notte avevamo tracciato un piano di lavoro, non proprio una strategia vera ma almeno sapevamo da dove cominciare. E' tardi, a nanna. Mi sveglio alle sette e trenta e chiamo in redazione. Parlo con il capo e gli dico che per qualche giorno deve mollarmi perchè ho bisogno di stare da solo. Lui capisce che sto lavorando su qualcosa e non fa obiezioni "prenditi tutto il tempo che vuoi". Gli chiedo se è successo qualcosa di importante nelle ultime ore, giusto per sembrare professionale, e mi risponde "Niente, a parte un incidente mortale in autostrada, all'altezza di Fino". Lo saluto e riattacco. Apro la porta della camera dove ho sistemato Tony e lui non c'è ma il letto è disfatto, segno che ha dormito. Mi dirigo verso il bagno e in quel momento rientra in casa. Ha una grande borsa da viaggio in una mano e un sacchetto di carta nell'altra. "Fai il caffè, le brioches le metto io."

Colazione e poi "Cosa hai dentro la borsa?"

"Dopo ti dico ma adesso guarda qua e cerca di stare calmo." Mette sul tavolo il gazzettino "Rocambolesco incidente mortale ieri a Fino Mornasco." Nella foto c'è una Audi R4 che, dopo aver saltato il guard-rail, si è accartocciata contro la colonna di un ponte. "........... morto sul colpo il conducente. Stefano Besozzi di quarantuno anni............".

"Non provare neanche a pensare che potrebbe essere un caso, l'hanno fatto secco. Credo che dal momento in cui è stato messo al corrente della "società" e dei suoi traffici l'abbiano tenuto sotto stretta sorveglianza per vedere se era affidabile o no. Questo significa che sanno di noi." Ho un po' di nausea, nausea da paura.

"Ho recuperato la mia borsa degli attrezzi perchè volevo portarti a fare una gita in campagna ed insegnarti ad usare i ferri del mestiere. Vedi questa borsa si chiama "in caso di necessità" ma per essere veramente utile devi almeno saper usare un pochino quello che c'è dentro. Seriamente mi dispiace di averti messo in questo casino ma mai avrei pensato che dando il tuo nome ad un portaborse del cazzo ti avrei messo nella merda. Io credevo di farti un favore."

"Non ci pensare, come potevi immaginare una cosa simile. Piuttosto credo che le nostre strategie siano andate a puttane."

"Vero, dobbiamo riconsiderare tutto quanto se vogliamo salvarci la pelle."

Apre la borsa e rovescia il contenuto sul tavolo, un arsenale. Sette pistole tra automatiche e tamburo, due AK47 e un Browning a pompa, una quantità incredibile di munizioni varie e due panetti di..........droga? "Ma che cazzo ci fai con la droga?"

Ridendo a crepapelle mi risponde "Non è droga, è plastico, BOOOOM." Guardo con rassegnazione la armi sul tavolo e cerco di ricominciare a ragionare "Senti, io la vedo così. Sanno di noi e sanno che Besozzi, pace all'anima sua, qualcosa ci ha dato e quindi.........siamo spacciati. L'unico modo per restare vivi e togliere al nemico il motivo per ucciderci. Giusto? Dobbiamo fare scoppiare il casino prima che ci ammazzino e forse la sfanghiamo. Sei d'accordo?"

"Sì, sono d'accordo. Quindi?"

"Secondo te quanto tempo abbiamo?"

"Se siamo fortunati capiranno che l'auto del Besozzi era stata sabotata e che quindi si tratta di omicidio. Una mezza imbeccata riusciamo a dargliela in questura?"

"Certo, buona idea. Ci penso io."

"Ok, quindi da bravi professionisti aspetteranno un po' prima di cercare di mandarci al creatore. Non possono permettersi che qualcuno inizi a fare qualche collegamento tra i due fatti. Diciamo che due forse tre settimane ce le danno. Sempre che non si accorgano che stiamo indagando, in quel caso i fuochi di artificio partono subito." Perchè non mi sento rassicurato?

"Bene, dobbiamo rischiare il tutto per tutto! Dobbiamo pubblicare la storia prima di avere prove concrete in mano e una volta uscita andiamo da un giudice, gli raccontiamo tutto e gli mettiamo in mano tutto quello che abbiamo. a quel punto ucciderci non serve più a niente."

"Sempre se siamo andati dal giudice giusto."

"Giusta obiezione e in effetti anche pubblicare la storia non sarà facile. Chi sarà disposto a stamparla?"

"Dimmi come funziona. I base a cosa decidono?"

Questo è il mio campo "E' complesso. Quando in redazione arriva una cosa come questa la prima cosa che il direttore vuole sono dei riscontri. Anche se gli mandiamo le copie della lista, dei conti e le foto, lui vorrà parlare con me e assicurarsi di poter citare la fonte. Certo il fatto che io sia un giornalista e per di più anche abbastanza conosciuto, aiuta. Ma l'affare è grosso quindi.......... dopo i riscontri e la certezza della fonte spendibile informeranno l'ufficio legale che quando vedrà la lista chiama immediatamente l'editore. E' lui che decide perchè solo lui sa chi deve proteggere."

"Quindi alcune testate decideranno di non pubblicare ma altre sì, dipende da che parte stanno."

"In teoria .............. ma hai presente la lista? Non c'è un partito che non sia coinvolto e tutti ad alto livello. Pubblicare questa merda sarà veramente difficile."

"E allora mettiamola in rete. Non so esattamente cosa significhi ma nei film funziona così:<.....questa storia finisce in rete e tu e la tua fabbrica di veleni sarete spazzati via.......> non mi ricordo che film era....."

"Sai che non hai detto una cazzata. Se fai un altro caffè....."

"Hei, per chi mi hai preso. Non siamo mica sposati."

Mentre Tony fa il caffè elaboro velocemente un'altra strategia. Caffè pronto, bevo un sorso "Cazz.... sarà meglio che il caffè lo faccia sempre io. Senti come faremo. Inviamo l'articolo della storia con le copie delle foto, della lista e dei conti correnti ai cinque quotidiani più importanti e a due settimanali d'opinione. gli diamo un numero dove chiamarmi e gli do tutti i riscontri che vogliono e gli dico che se non pubblicano il giorno dopo la notizia va in rete e loro perdono lo scoop. Noi in rete la notizia la mettiamo comunque. La mandiamo a cinque o sei blogger compreso il comico. Il casino verrà fuori comunque. certo non sarà come se l'avesse pubblicato in prima pagina il corriere di Milano ma va bene istess. "

"Va bene, va bene, va.......... e se facessimo la stessa cosa con i giudici? Ne scegliamo dieci o anche di più, gli inviamo il materiale chiedendo di aprire l'inchiesta dandoci disponibili a fare denuncia."

"Ma certo, uno disposto a fare il suo dovere lo troviamo, ci deve essere uno che ha i coglioni per farlo!"

"Bene, tu ti occupi di scrivere la storia e di scegliere le testate. Mi raccomando, quando scrivi fai in modo di......."

"Io non ti dico come fare le panette, tu non mi dire come fare il rap."

"Ma che cazzo stai dicendo?"

"E' una citazione da una canzone di Marracash. Io non ti dico come fare il tuo mestiere, tu non dire a me......"

"Ok, ok, scusa. Però dobbiamo pensare al lato pratico della cosa. Ad esempio non diamo nessun numero di telefono. Sarebbe come dare una traccia per trovarci in un batter d'occhio. Siamo noi che li chiameremo all'ora che stabiliremo noi. Seconda cosa, e questa è più complicata, noi entro tre ore dobbiamo letteralmente sparire dalla circolazione e restare irreperibili per chiunque, magistratura compresa, fino a che non avremo sufficienti garanzie per la nostra incolumità. Idee dove andare e soprattutto come andarci senza essere visti? Credo che ci stiano già tenendo d'occhio." Il silenzio fece un gran rumore. Nessuno dei due ha in mente cosa fare. Restiamo così per un po' e poi escludiamo la possibilità di chiedere aiuto a qualcuno, non possiamo fidarci che di noi. Poi Tony mi dice "Senti qua, loro si sentono tremendamente sicuri. Noi dobbiamo esserlo altrettanto e muoverci come se non ci rendessimo conto di quello che sta accadendo."

"Cioè?"

"Adesso usciamo, prendiamo la tua macchina ed andiamo a mangiare in un ristorante in centro senza portare borse o cose che possano far pensare che stiamo filando via."

"Guarda che sono le dieci e mezza. Se andiamo a mangiare adesso mangiano la foglia e tutta la foresta." Sdrammatizzare serve sempre.

"Hai ragione, ci muoviamo a mezzogiorno. Intanto affiniamo il piano."

Usciamo di casa tranquilli e sorridenti alle dodici e dieci. Con della gaffa grigia ci siamo piazzati addosso quante più armi e munizioni potevamo. Mi sento come un terrorista. L'adesivo mi procura prurito e ad ogni passo sento strapparmi i peli un po' dappertutto. Come da programma ci mettiamo in macchina e andiamo verso il centro della città. Alle porte del centro storico ci infiliamo nel parcheggio del teatro e lasciamo la macchina. Camminiamo sotto i portici e poi attraversiamo Piazza Duomo. Ancora portici ed eccoci arrivati. Il piano prevede il pranzo al ristorante Imbarco dell'hotel Metropolitaner. Questo albergo in riva al lago ha un posteggio sotterraneo per i clienti. L'idea di Tony è di rubare una macchina nel parcheggio, uscire indisturbati dalla rampa che sbuca nella via dietro il ristorante e far perdere le nostre tracce. Poi con diversi mezzi pubblici raggiungere la casa di campagna in Toscana dove Tony si era rifugiato per riordinare le idee. Da lì avremmo iniziato ad inviare il materiale ai giornali e ai vari magistrati. A me sembra un piano complicatissimo ma Tony sostiene che la parte più facile è sparire mentre la seconda parte del piano è quella che lo preoccupa di più. Ci sediamo ad un tavolo, ordiniamo da bere e guardiamo con calma il menù. Se qualcuno ci sta seguendo è veramente molto bravo, anche Tony non riesce a notare niente di insolito. Ordiniamo anche da mangiare. Poi Tony mi dice " tre minuti, controlla con l'orologio del telefono tre minuti. Poi alzati e vai verso le toilette. Quando vedi la scala per il parcheggio inizia a correre giù, entra nel parcheggio e vai verso la rampa d'uscita. Io sarò lì con una macchina accesa." Si gira facendo una risatina che io ricambio. E se non trova una macchina? E se non riesce a farla partire? Un minuto! E per uscire come facciamo, abbattiamo la sbarra? Che cazzo, avrà pensato a tutte queste cose? Due minuti! Fingo di leggere un messaggio sul telefono. Tre minuti! Mi alzo e mi dirigo verso le toilette. Giro l'angolo del corridoio e vedo le scale per il parcheggio. E' una rampa sola e la percorro in un secondo, spalanco la porta di ferro che immette nel garage e corro verso la rampa. C'è una Volvo con il motore acceso e la sbarra è alzata, ma come cazzo avrà fatto? Apro la portiera e cerco di salire ma seduto ci trovo Tony che mi urla "Dall'altra parte cazzo". Faccio il giro, apro la portiera e prima che possa richiuderla la macchina è già in movimento.

"Proprio una macchina inglese dovevi prendere?"

"Taci e fammi guidare".

Usciamo dalla città e ci dirigiamo verso l'autostrada. Nessuno ci segue, così mi dice l'esperto. Prima dello svincolo ci infiliamo nel parcheggio della dogana dove sostano decine di camion. Tony parcheggia in mezzo a due bestioni in modo che dalla strada la macchina non possa essere vista. Mi fa cenno di scendere e attraversiamo tutto il parcheggio ben protetti da sguardi indesiderati dai camion parcheggiati. come per incanto mi ritrovo davanti i binari del treno e la stazione a 50 metri sulla sinistra. Lo guardo sorridente "sei un genio". Entriamo in stazione e compro due biglietti per Milano. Il treno è tra diciotto minuti. Tony è tranquillo, o almeno lo sembra. Io no, io sono agitatissimo e quei cazzo di diciotto minuti non passano mai. Stiamo all'interno per non essere notati e questo aumenta la mia ansia. Poi mi viene la paranoia per le armi che ho addosso. E se il nastro si stacca? E semi cade una pistola mentre salgo sul treno? D'istinto mi tocco il polpaccio dove l'adesivo è attaccato alla mia pelle prima di schiacciarmi contro una 44 su un lato e una confezione di munizioni dall' altro. Tutto a posto, la gaffa tiene bene e con orrore immagino peli e brandelli di pelle attaccati al nastro quando lo toglierò. Arriva il treno e saliamo con calma insieme ad altri quattro passeggeri. Nello scompartimento non siamo soli e ci sforziamo di parlare serenamente di qualcosa. Scendiamo a Porta Garibaldi e ci infiliamo direttamente nella metro. Cambiamo dopo un paio di fermate e con la linea rossa arriviamo a Lambrate.

"Non era meglio in Centrale? Ci sono più treni."

"Ci sono anche più telecamere e un sacco di sbirri. Potrebbero cercare due ladri d'auto!" So che scherza sugli sbirri e con un sorriso accetto il suo turno per sdrammatizzare. Troviamo un treno che va ad Arezzo, perfetto! Partiamo tra meno di un'ora. faccio i biglietti e ci sediamo al bar.

"Adesso esco fuori, ci sono un po' di africani che vendono di tutto. Compro una borsa e poi vado al cesso. Mi tolgo l'artiglieria di dosso e la metto nella borsa. Tu aspettami lì che quando ho finito lo fai anche tu. Continua a tenere la sim e la batteria fuori dal telefono. Ti dico io quando rimetterla."

"Ok capo!"

La pianura padana, che noia. Le gallerie dell'Appennino e poi finalmente le colline toscane. Siamo vicini alla meta. Il taxi ci deposita davanti ad un cancello in ferro battuto che sbarro l'ingresso ad un viale sterrato che conduce ad una tipica casa di campagna di quelle zone. Guardo l'orologio. Sono le venti e dieci ma mi sembra di essere uscito di casa solo un'ora fa. Il tempo è veramente volato via in questa pazzesca giornata. Tony tira fuori un mazzo di chiavi e apre il cancello. Fortunatamente non le aveva ancora restituite al suo amico così possiamo piazzarci qui a sua insaputa e senza coinvolgerlo in questa faccenda. La casa è accogliente e ben arredata. Metto sul tavolo quel po' di cibo comprato in stazione ad Arezzo mentre Tony apre la borsa e la svuota sul divano. Controlla le armi una ad una e le pulisce dai pezzi di nastro adesivo rimasto appiccicato. Mangiamo qualcosa e poi mi metto al lavoro. scrivo con una bic su fogli in A4 da stampante. Sono secoli che non scrivo qualcosa a mano, senza pc o registratori digitali. Provo un gusto particolare a veder uscire le parole dalla penna. E come se i miei pensieri si materializzassero direttamente sulla carta pronti per essere letti nella loro completezza perchè espressi da una calligrafia che dice più delle parole stesse. Vado veloce perchè è già da qualche ora che nella testa preparo la struttura dell'articolo. Meno di un'ora ed ho finito. Lo leggo un paio di volte e faccio qualche correzione. Poi lo leggo a Tony che dice "Buona la prima. Domani usciamo a fare le copie e poi spediamo."

Alle sei del mattino siamo già svegli. Doccia e poi usciamo. Ci sono un paio di chilometri di strada per arrivare in paese e la passeggiata mattutina mi mette una fame indecente. Cappuccio, acqua gassata, brioches liscia e bombolone alla crema. Tony mi guarda allibito e io mi faccio un po' schifo. Aspettiamo che l'edicola che è anche tabacchi e cartoleria apra. Pare sia l'unico posto dove fare fotocopie. Avrei voluto ricopiare l'articolo a computer ma non c'è tempo e soprattutto non c'è un pc. Facciamo una trentina di copie del manoscritto e altrettante della lista dei soci, dei conti correnti e delle fotografie. compriamo un pacco da cinquanta buste A4, quelle gialle classiche, e incominciamo a imbustare seduti al tavolino dell'unico bar.

"Adesso ho bisogno di accendere il telefono per copiare gli indirizzi di redazioni e magistrati."

"ok, ma metti questa sim nuova".

Inizio a copiare gli indirizzi sulle buste. ci vuole un'oretta perchè valutiamo nuovamente i giudici delle procure a cui stiamo inviando la documentazione. Ultima tappa ufficio postale! Tutto da spedire con posta prioritaria e raccomandata. Quando le buste finiscono nella cesta di plastica di fianco all'impiegato mi viene un brivido. Non si torna più indietro. esco dall'ufficio e Tony mi sta aspettando appoggiato al taxi che la sera prima ci aveva portato alla casa.

"Nel paese vicino c'è un internet-point, andiamo a mandare un po' di mail".

"Guarda che ci rintracciano in un attimo"

"Perchè con le lettere no? Velocizziamo l'azione, non abbiamo molto tempo".

Che cazzo, ha ancora ragione lui.

Scannerizzo la documentazione e il manoscritto. Inizio ad inviare le e-mail ai giornali. Decidiamo di non inviare niente alle procure. E' difficile reperire indirizzi di posta elettronica ma soprattutto non sappiamo chi la legge la posta. Alle dieci e trenta abbiamo già fatto tutto quello che c'era da fare. Decidiamo di aspettare le due del pomeriggio per incominciare a telefonare ai quotidiani e ai periodici.

il cibo in Toscana è fantastico ma non stiamo facendo onore alla cucina della trattoria dove siamo seduti e svogliatamente maltrattiamo il cibo che abbiamo nel patto. Ci stiamo giocando "LA PARTITA" e non è prevista nessuna rivincita. Alle quattordici in punto faccio la prima telefonata. Chiamo il giornale milanese "Buongiorno, sono Carletti del gazzettino. Ho inviato una mail al direttore e so che la ha aperta quindi si aspetta la mia telefonata"

"Attenda in linea...." Passano un paio di minuti che sembrano due ore poi una voce maschile mi dice "Buongiorno Carletti, sono il vice direttore, mi spiace dirti che il direttore non è interessato alla tua "teoria". Mi ha chiesto di dirti di non insistere perchè non ha nessuna intenzione di ascoltare altri dettagli o riscontri. Comunque grazie per averci chiamato." Fine telefonata. Rimango con il cellulare incollato all'orecchio guardando Tony sicuramente con la mia migliore faccia da imbecille.

"Cosa succede" mi chiede. Gli ripeto la conversazione, dovrei dire il monologo.

"Chiama, chiamali tutti. E' successo qualcosa". Chiamo prima i quotidiani e poi i settimanali. Le risposte sono quasi identiche alla prima, è come se leggessero un comunicato stampa. Sono incazzato come una bestia!

"Torniamo all'internet point. Mettiamo tutto in rete, scriviamo tutto nei blog. Al comico non sembrerà vero di poter tirar fuori una storia così". Tony non mi guarda, sembra che non abbia nemmeno sentito quello che ho detto.

"Abbiamo perso" mi dice "sono troppo forti. Mi spiace amico mio ma siamo morti". Lo dice come se parlasse di una cosa da niente, a me la parola "morti" mi chiude lo stomaco e mi fa serrare la mascella. Non so cosa dire, cosa fare, dove guardare......... che cazzo.............. Squilla il telefono, numero privato. Rispondo "Pronto"

"Carletti mi passi il suo amico Martello" una voce calma ma decisa alla quale è difficile opporsi. Porgo il telefono a Tony "E' per te"

"Martello so che lei è un professionista perciò senta bene quello che le dico e non faccia cazzate. Mentre le parlo io la posso anche vedere. Sono qui da ieri sera e vi ho lasciato fare tutto quello che avete voluto, spedizioni postali comprese. Ma adesso basta! Venite tutti e due al bar nella piazzetta. Sono solo e disarmato. Ci facciamo una bella chiacchierata e sistemiamo questa faccenda. Intesi?"

"Intesi" risponde Tony.

Chiedo "Chi è?"

"Non lo so"

"Che cazzo vuole?"

"Parlare. E' qui al bar della piazzetta e ci sta aspettando. Vieni, andiamo da lui, non abbiamo scelta". Cinque minuti dopo siamo seduti al tavolo dell'uomo misterioso. Da seduto non sembra essere molto alto ma è robusto e comunque sovrappeso. Credo abbia una sessantina d'anni, la pelle del viso liscia e i capelli completamente bianchi. Gli occhi sono azzurri, vispi e intelligenti. Si muovono velocemente per cogliere ogni movimento. E' vestito molto elegantemente, abito scuro di ottima fattura e molto costoso. Le scarpe classiche, nere e lucide completano il quadro. Ci accoglie con un sorriso e ci fa cenno di accomodarci. Con voce gentile ci chiede cosa vogliamo bere e i suoi modi sono........ tranquillizzanti. Sto per dire una cosa incredibile, viste le circostanze,.................. questo uomo mi ispira simpatia. Il cameriere ci porta i caffè ordinati, incassa e se ne va.

"Prima di tutto sappiate che non vi dirò il mio nome e non vi dirò chi sono e per chi lavoro. Detto questo vi do alcune informazioni affinchè possiate valutare bene le cose che vi esporrò in seguito. Siamo con voi da quando Besozzi ha chiamato il gazzettino lasciando il messaggio per lei, Carletti. Purtroppo in quella fase dell'operazione io non ero personalmente coinvolto ed è stato deciso di fermare il Besozzi dopo il vostro secondo incontro. E' stata una decisione avventata......... comunque non vi abbiamo mai perso di vista fatta eccezione per un paio di ore ieri. Bravo Martello, mi ha colto di sorpresa, ma a Lambrate ero di nuovo con voi. Ho ascoltato anche buona parte dei vostri discorsi. Vuol dire che ero a conoscenza dei vostri piani. Riflettete bene su questo punto. Sapevo tutto ma vi ho lasciato fare ogni cosa. Ho lasciato che spediste le lettere ai giornali e alle procure. Ho lasciato che inviaste le e-mail e ho ascoltato le vostre telefonate. Sapete perchè l'ho fatto? Perchè era l'unico modo per farvi capire che non avete nessuna arma abbastanza potente per fare danni, anche piccoli danni, a mostri di queste dimensioni."

Sicuramente le nostre facce tradivano la sorpresa creata da quell'ultima frase.

"Si, avete capito bene. Non avete alcuna possibilità. Non è come tra Davide e Golia....... un colpo fortunato .......... l'aiuto dall'alto del cielo........ no, voi non potete fare niente. avete già avuto la risposta dei giornali, giusto? Monotone, tutte uguali, che caso........ Sapete che fine hanno fatto le lettere? Sì, quelle buste gialle che avete spedito per posta prioritaria, raccomandata eccetera....... non sono partite, non risultano neanche mai essere arrivate in un ufficio postale. Perchè le ho fermate? Perchè altrimenti avrei dovuto fare il giro di quelle procure consigliando ai giudici il da farsi. Inizio a sentire un po' l'età per cui se posso evitarmi qualche corsetta lo faccio volentieri. Domande?" Sorride e io gli dico "Sì, una ce l'ho. E se avessimo messo il materiale in rete?"

"La rete.......... la rete è fatta di uomini. Se la cosa fosse partita da un piccolo blogger l'avremmo smontata in mezza giornata. Ma lei pensa in grande! Lei pensa a ....... come lo chiama lei? Ah già, il comico. E lei pensa che il comico sia così scemo da attaccare i politici di quella lista che appartengono a tutti i partiti politici dell'arco parlamentare? Lo accuserebbero di alto tradimento, di voler fare un golpe magari con l'aiuto dei nazisti inglesi e altre stupidaggini del genere. No, no lo farebbe mai. Lui lo sa che sarebbe la sua fine. Avete altre domande? Perchè adesso vorrei raccontarvi alcune cose e so che mi crederete." Con un gesto della mano Tony lo invita a continuare.

"Il nostro amato Paese non è una nazione libera. Storicamente non lo è forse mai stato ma vi garantisco che dagli anni sessanta l'Italia è tornata ad essere terra di conquista per tutte le potenze occidentali e non. Niente guerre ma conquiste economiche e finanziarie. Poi con l'Europa Unita la cosa è peggiorata. Non solo non contiamo più niente ma siamo sistematicamente saccheggiati e derubati delle nostre migliori aziende e dei nostri più grandi "cervelli". Il nostro ruolo è definitivamente quello di pecora! Gli altri sono quasi tutti lupi. Pecore e lupi. E voi due, piccole pecorelle, pensavate di poter punire i lupi per le loro marachelle? Voi avete perso di vista l'insieme del problema. Non esiste più il sistema, buono o cattivo, italiano o inglese, tedesco o americano. Esiste un sistema economico - finanziario mondiale creato da una cultura ultra capitalista che ha concentrato la ricchezza del mondo nelle mani di un manipolo di persone che dettano le condizioni al globo intero decidendo della vita, della morte e della sofferenza di miliardi di esseri umani. Questo sistema si autoalimenta ed è inarrestabile. L'unica soluzione è una rivoluzione, una rivoluzione culturale che distrugga la scala di valori di questa ipocrita società, per rimettere al centro della vita sociale l'uomo e non il potere di pochi su tutti gli altri. Siete stupiti di quello che vi sto dicendo? Io sono un ingranaggio importante di questo sistema. E' per questo che lo conosco così bene. Sapete cosa volevate fare voi due? Volevate, con la vostra storiella e le vostre letterine, chiedere a questo mostruoso sistema di autopunirsi. Vi rendete conto che lo Stato in tutte le sue componenti è parte integrante del sistema? Cosa volevate ottenere? Siete due belle persone e con il vostro lavoro avete fatto del bene alla comunità nella quale vivete. Lei Carletti ha sempre lottato per sensibilizzare le persone per risolvere problemi sociali importanti e spesso il suo contributo è stato decisivo. E lei Martello, ne ha messa di brutta gente in galera e quando non ha potuto metterli in galera....... so di quello che ha fatto nella sua città, di come ha salvato quella donna e i suoi bambini. So anche di Zurigo e la voglio ringraziare per aver avuto il coraggio di fare qualcosa a cui lo Stato non pensa neanche più. però credetemi, state già facendo il massimo, non andate oltre. Lasciate stare questa storia ed altre che magari un giorno qualcuno verrà a raccontarvi. Non si tratta di lottare contro qualche politico o faccendiere ma di rovesciare un sistema globalizzato. Questa battaglia non possiamo combatterla e tantomeno vincerla noi. Quello che abbiamo il dovere di fare è di spiegare ai nostri figli queste cose. Ridare a loro dei riferimenti, dei valori precisi affinchè possano svilupparli, irrobustirli e propagarli. Così, ed insieme ai loro figli, forse avvieranno un cambiamento e il mondo riconoscerà la sua vera natura rinnegando il ruolo di dittatore di se stesso. Stiamo lasciando ai nostri figli un brutto mondo. Cerchiamo di dargli almeno i valori e gli ideali necessari per renderlo migliore." Ci porge la mano alzandosi e noi la stringiamo con rispetto. Poi si allontana e sparisce nel vicolo di fianco alla farmacia.

Guardo Tony e lui mi sorride

"Abbiamo fatto una cazzata, io e te."

"Quale?"

"Non abbiamo figli, ne io ne te. A chi lasceremo quel poco di buono che abbiamo da dare? E chi sarà testimone del nostro passaggio?"

Mi viene voglia di chiederli di lei, se l'ha incontrata, se si sono parlati ma non ne ho la forza. Quel tipo mi ha sfiancato e mi sento un imbecille.

E' una gran bella giornata, so anche che per questa volta non morirò e non morirà neanche il mio amico Tony e abbiamo anche un sacco di cose su cui riflettere. E' una gran bella giornata.........



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