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lavoro pubblicato martedì 9 settembre 2014
ultima lettura lunedì 24 febbraio 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

A volte una vendetta serve a ridarsi dignita...

di Monica46. Letto 2973 volte. Dallo scaffale Eros

Ero schifata e da quel momento meditai una vendetta. Non avrei mai immaginato che Enrico mi avrebbe messo le corna cosi facilmente; e per di più con mia madre. Entrai in casa facendo attenzione di non svegliare Enrico che gi&agrav.....

Ero schifata e da quel momento meditai una vendetta.
Non avrei mai immaginato che Enrico mi avrebbe messo le corna cosi facilmente; e per di più con mia madre.
Entrai in casa facendo attenzione di non svegliare Enrico che già russava.
Mi faceva schifo ma mi coricai insieme a lui.
Non chiusi occhio tutta la notte al pensiero di quello che era successo e meditando vendetta.
Mi ripromisi che non avrei più condiviso alcun momento intimo con Enrico e, quasi a dargli un addio, mentre lui dormiva, allungai le mai sotto le lenzuola alla ricerca di quel cazzino appena scopato.
Seppur piccolo, lo presi fra le mani e comincia a masturbarlo: lentamente ma a fondo.
Enrico dormiva profondamente ma a quelle manovre ben presto quel membro sfoderò la sua limitata lunghezza diventando duro culminando in una sproporzionata ma invitante cappella rossa e lucida.
Mi sentii vendicativa, puttana e femmina in un attimo e volli andare fino in fondo.
Afferrando il gingillo con più forza, presi a scappellarlo lentamente ma sempre più a fondo tirandone con forza la pelle alla base.
Infilai la testa sotto le lenzuola per assistere a quel penoso spettacolo.
Sotto le mie scappellate, la pelle tirava il frenulo flettendo quella cappella sproporzionata rispetto al resto da invogliarmi a saggiarne il sapore.
Mi inumidii le labbra con la lingua; quel formoso glande forzo le estremità della mia bocca ma una volta infornato, in un sol colpo inghiottii l’intero membro fino alla base.
La voluminosa cappella forzava contro la mia gola tanto da levarmi il fiato.
Lo sentivo pulsare pronto a venire.
Levai la bocca e continuai a masturbarlo stringendolo con forza in attesa del copioso schizzo.
L’abbondanza del suo orgasmo mi riempì la bocca e ingoiai fino all’ultima goccia.
“Buona Giornata Sara” mi disse.
“Ciao” rispo
Quindi mi addormentai.
La mattina dopo come al solito mi alzai presto.
Pronta per uscire passai dalla cucina e rimasi sorpresa: c’era mia madre che, a quell’insolita ora si beveva il caffè.
Mi fece un invito che io declinai vista la mia fretta ma la guardai per un breve attimo.
Sembrava una giovane donna di 40 anni.
Indossava una lunga vestaglia semitrasparente che lasciava intravedere due seni tondi e sodi tanto dritti da sembrare di marmo, delle calze color carne autoreggenti ed un perizoma blu notte che si insinuava fra le tonde natiche.
si fissando le tornite natiche.
Usci non sorpresa ma incredula.
Mia madre aveva un corpo da capogiro e non lo avevo ma notato.
E quella mattina spudoratamente lo ostentava con orgoglio.
A quella vista prima di uscire tornai in camera e dopo alcuni minuti mi ripresentati in cucina per salutare mia madre.
“Caspita, sei davvero una bella ragazza” mi disse con tono di sfida.
Raccolsi la sfida
Cosi, ero andata in camera e velocemente, mi ero cambiata.
La profonda crana del mio seno era vergognosamente in vista evidenziata dalla scollatura della camicetta che, debitamente attillata, marcava strettamente i miei capezzoli dritti come baionette e le areole more al punto giusto.
Le rotondità delle mie natiche erano ben visibili grazie a fusò bianchi molto attillati: tanto da segnarmi sul davanti le labbra della spacca.
E degli stivaletti con tacco del quindici mi davano la grinta finale.
Un rossetto lucido evidenziava le mie labbra.
Salutai mia madre nuovamente quasi a sfidarla.


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