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lavoro pubblicato martedì 2 settembre 2014
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

I bambini non si toccano

di fourone. Letto 764 volte. Dallo scaffale Gialli

I bambini non si toccano Nero come catrame e immobile, come il Tempio Voltiano sullo sfondo illuminato da una fioca luce giallognola, sicuramente freddo ed apparentemente innocuo. Chiunque passasse sul lungolago avrebbe sottoscritto quella descrizione.....

I bambini non si toccano

Nero come catrame e immobile, come il Tempio Voltiano sullo sfondo illuminato da una fioca luce giallognola, sicuramente freddo ed apparentemente innocuo. Chiunque passasse sul lungolago avrebbe sottoscritto quella descrizione del Lario. Ma non lui. Lo conosceva bene quell'infido bastardo e lo sfidava fissandolo da quella panchina. Vedeva già e sentiva quell'umidità trasformarsi in una gigantesca e disgustosa viscida mano avvolgere prima la sua pelle e poi strizzargli le ossa. Lo sentiva trascinarlo lentamente nella grande pozza per spingerlo giù nell'abominevole profondità oscura della depressione. "Lasciami bastardo, con me non funziona" pensò e accese un'altra sigaretta. Si sorprese ad investigare la sua anima e un sorriso amaro uscì dalle sue labbra "Non sei più uno sbirro e la tua anima....ce l'ha lei". Gli ultimi quattro anni di servizio avevano lasciato un segno indelebile perchè l'orrore che lo circondava quotidianamente l'aveva sopraffatto. La forza di mollare dove l'aveva trovata? la risposta lui la conosceva bene e portava un nome di donna. Il rigetto per quei quattro anni e per tutto ciò che gli ricordava quell'incarico era istintivo e immediato. L'ispettore Martello aveva svolto un ottimo lavoro ma il prezzo che aveva pagato era stato altissimo. Quella città alle nove di sera era già un cimitero. Niente puttane e travestiti, bar chiusi o deserti e la sola musica che si sentiva era ...... niente "Che cazzo di posto". Fissò ancora per un momento l'acqua con disprezzo poi si incamminò pensando alla telefonata della sua amica avvocato "Ciao, potresti passare dal mio ufficio? Vorrei parlarti di una cosa". Puzzava di problema lontano un miglio, ma che tipo di problema? aveva passato mezza giornata in questura per regolarizzare la sua posizione ed ottenere nuovi documenti. Spiegare agli ex colleghi perchè aveva lasciato la squadra più famosa della capitale fu un impresa titanica. Parlare dei suoi problemi gli riusciva quasi impossibile. Aveva ancora il porto d'armi e quella beretta lasciata a Roma gli mancava moltissimo ma era meglio così, non si fidava più tanto di se stesso dopo gli ultimi eventi. Senza accorgersi aveva attraversato il centro della città ed era a poche centinaia di metri da casa. Prima di svaccarsi sul letto si concesse una generosa dose di vodka che lo rilassò. Fissò l'accozzaglia di libri sull'unico ripiano della camera e senza esitare prese il più ignobile dei racconti di un noto romanziere. Odiava Dirk Pitt, l'eroe, ma se hai bisogno di odiare qualcuno meglio che sia un fantoccio di carta piuttosto che un essere umano. Aveva dormito tre ore, non male, e il risveglio era traumatico come al solito compreso quel "gusto in bocca" che gli ricordava tutte quelle cose che avrebbe voluto non fare. Era una bellissima mattina di metà ottobre e i colori autunnali delle montagne davano al lago un colore innaturale. Distolse lo sguardo da quello spettacolo come se avesse visto un mamba nero. Guardò l'orologio e sbuffò al pensiero di dover ancora aspettare due ore prima di incontrare l'amica avvocato. Decise di godersi quelle ore prima di tuffarsi ancora una volta in qualche fottuta situazione di merda che l'avvocato gli avrebbe sicuramente rifilato. Sicuramente un cazzo! Aveva già deciso che non avrebbe accettato nessun incarico che fosse stato più complicato di una storia di corna. Si sedette in un bar della grande piazza sul lago e ordinò caffè e acqua minerale gassata. Diede un occhiata al giornale e con soddisfazione capì che anche quella stagione sarebbe stata trionfale per l'Inter e si ripromise di guardare tutte le partite. Che stupidaggine il calcio, ma tutto serve se sai come usarlo. All'una apri la porta dello studio dell'avvocato che gli venne incontro "Scusa l'orario ma....." interrompendola "non volevi che qualcuno sapesse del nostro incontro". Lei annui e lo condusse dentro il suo ufficio. Prima che lei potesse incominciare a parlare lui disse "Accetto solo casi di tradimento, niente di più complicato di questo" lei era una nota divorzista quindi....... Poi la guardò negli occhi ma non vide il serio avvocato sicura di sè che lui ben conosceva. Vide invece la sua amica in tutta la sua bellezza e .......... tristezza. Era triste, così triste che pensò potesse piangere da un momento all'altro. Anche lei lo guardò e disse "Ora ti racconto una storia, una storia vera e la racconto a te perchè non posso dirla a nessun altro. Scusami ma tu sei l'unico che può comprendere qualcosa di così orribile". Pensò "Questa la traduzione: ho un carico di merda da sbolognare e visto che tu ci vivi nella merda sei anche il più adatto a riceverla. Grazie di cuore per la considerazione! ". La guardò con cattiveria ma gli occhi di lei erano lucidi ed istintivamente abbozzò un sorriso dicendole "Racconta". Parlò per dieci minuti senza mai fermarsi, poi fece una breve pausa e disse "Aiutami, aiutami a salvare quei bambini". Ci fu un gran silenzio e quando lei cercò di aprir bocca lui la zitti con un gesto, si alzò e le disse "ti chiamo più tardi". Usci in fretta dallo studio e si catapultò in strada. Doveva difendersi da quello schifo, doveva trovare il modo di...... la forza per......... Si sedette sui gradini del teatro e senza doverci pensare incominciò a scivere nella sua mente una lettera per lei, l'unica in grado di salvarlo dalla pozza nera. Dopo un po' la testa riprese a funzionare decentemente. Niente di quello che gli aveva detto l'avvocato lo aveva sorpreso, l'aveva visto altre volte quello schifo, ma il pensiero dei due bambini lo assillava. Si decise ad aprire la busta che a forza l'amica gli aveva infilato in tasca e lesse il biglietto dove c'era il nome della madre, del padre e dei bambini e il loro indirizzo. Poi lentamente girò la foto. La classica foto di famiglia felice: mamma, papà e bambini. Guardò le faccie sorridenti dei bambini (la foto era di un anno prima), poi lo sguardo ferito della mamma e infine lui, il mostro, sorridente e sicuro con quel lampo malefico negli occhi. Rimise tutto nella busta e si diresse alla sua panchina in riva al lago. C'era troppa gente e proseguì fino al monumento dei caduti, si siedette su un muretto e riordinò, a modo suo, la storia che l'amica le aveva raccontato. La madre dei bambini aveva contattato l'avvocato tramite un'amica due settimane prima chiedendo come poteva fare per separarsi dal marito. Niente di più facile! Ma poi si sbottonò ancora un po' e ammise di aver paura del marito perchè era violento. Ma alla domanda se era stata picchiata rispose di no. E allora picchiava i bambini? Ancora un no e poi scoppiò a piangere. Da buon avvocato lei intuì subito quale poteva essere quel qualcosa di inconfessabile e dopo averla calmata cercò di verificare se si trattasse di violenza sessuale. Ma ancora una volta arrivò un no. L'avvocato si spazientì e disse che non poteva aiutarla senza sapere quale era il problema e le chiese di andarsene. La tattica funzionò e la madre riprese a parlare. Raccontò del cambiamento del marito, di lavori persi e di soldi che non c'erano mai. L'avvocato ascoltava quelle che poi sarebbero diventate giustificazioni del crimine, sempre la solita storia. Tony non perse neanche un secondo ad analizzarle, tutte stronzate. Poi si arrivò al punto. La bestia, il padre, disse alla moglie che un amico, per aiutarlo, aveva scritturato i bambini per uno spot pubblicitario. La madre era entusiasta. Una luce, una svolta, una possibilità per lei e per loro! Non sapeva che sarebbe presto entrata nell'incubo peggiore della sua vita. Arrivò il momento e la bestia portò i bambini a fare i provini fotografici. Non portò la moglie dicendole che la sua presenza avrebbe condizionato la naturalezza dei bambini e lei ci credette. Tornati a casa la bambina si infilò sotto le coperte e il bambino pianse tutta la notte. La mamma cercò in tutti i modi di sapere dai figli cosa era successo. Non avendo risposte mise sotto torchio il bastardo che era ubriaco fradicio. Alla fine cedette e, minacciandola di morte se avesse parlato con qualcuno di quella cosa, le disse la verità: i bambini erano protagonisti di video pornografici e lui guadagnava € 10.000,00 per ogni video girato. Lei reagì come una belva e lui la massacrò di botte fino a farla svenire. A Tony non interessava capire come fosse possibile che un padre venda i propri figli rovinando per sempre la loro vita. L'unica cosa che voleva era trovare la soluzione, e lui la conosceva già. I bambini avevano già partecipato due volte alle riprese del video e la madre era sicura che la terza sarebbe stata fatale. Infatti la bambina aveva perso tutta la voglia di vivere ed era costretta a controllarla ventiquattro ore al giorno.Solo la morte può farti uscire da certi incubi. Accese il telefono e chiamò la sua amica "Ho bisogno di sapere quando sarà il prossimo incontro, mi basta un preavviso di un ora" e riattaccò. Prese la macchina, macchina è una parola grossa trattandosi di un ferro vecchio di marca Renault che però ancora dava segni di vita. Guidando in autostrada verso Milano ricostruì il funzionamento di quella repellente attività. La conosceva bene, è così in tutto il mondo e lui l'aveva già vista più di una volta. L'orco avrebbe portato i bambini in una casa dove un maniaco avrebbe abusato di loro. un altro avrebbe fatto le riprese e una volta finito avrebbe portato quella merda al pezzo grosso del giro di pedofili. Tre persone: l'orco, il maniaco e l'operatore. Arrivò a Cinisello alle dieci di sera. Entro nel club di scambi di coppie ancora deserto. Guardò dritto il DJ e gli chiese del capo. Il dj schiacciò un bottone e dietro Tony si materializzò un gorilla parlante. "chi sei?" gli chiese con una vocina da eunuco "Mi manda Tony, Tony Martello". Dopo un minuto lo fecero entrare in un ufficio che sembrava un sexy-shop. Franco lo riconobbe subito ma non sembrava felice di vederlo. "Che cazzo vuoi" ruggì. "Mi serve un ferro, buono e subito. Non importa il prezzo." Franco lo guardo fisso negli occhi e sbraitò " Perchè dovrei aiutarti stronzo. Non hai mosso un dito cinque anni fa per aiutarmi, potevi tirarmi fuori dalla merda ma non l'hai fatto." La risposta fu un sibilo "non sono della protezione animali e se un giorno avessi voglia di fotterti lo farei in prima persona e da solo. Ce l'hai il ferro o no?" Ci fu silenzio assoluto per qualche secondo poi Franco fece scattare la serratura della porta con un telecomando. Tony non fece una piega, rimase impassibile senza voltarsi verso la porta. Franco si alzò e apri l'armadio-bar dicendo "non ti offro da bere bastardo" sollevò una mensola ed estrasse dal nascondiglio una valigetta. La mise sul tavolo e l'aprì. Tony guardò le tre armi: una 44 automatica, una Glock e una Beretta parabellum. Non esitò e disse "dammi la 44 con una scatola di munizioni corazzate. Quanto vuoi?" "per te sono milledue" Tony gettò i soldi sul tavolo prese la 44 e sparò ripetutamente per sentire il meccanismo dell'arma. Suonava bene. Franco gli tirò una confezione di munizioni dicendo "addio bastardo". La serratura scattò di nuovo e in pochi secondi fu fuori. Respirò per qualche secondo l'aria schifosa di Milano e si rimise in macchina. Tornato a casa si stese sul letto ma non dormì. Sapeva che non avrebbe dormito per molti giorni ancora. Il panino mangiato all'autogrill non smetteva di torturargli lo stomaco. Aveva passato l'intero giorno dopo in casa in uno stato di completo intorpidimento. Lo squillo del telefono gli trapasso il cervello e finì dentro lo stomaco. Guardò il numero sul display "Ciao" Sottovoce lei disse "Ciao, è per stasera. Ma cosa......" Non la fece parlare, riattaccò e spense il telefono, non ne aveva più bisogno. Controllò la 44, l'infilò nei pantaloni e scese in strada. Guidò lentamente per dieci minuti uscendo dalla città. Si fermò vicino a dei palazzi di fronte allo svincolo dell'utostrada. La punto grigia era a non più di cento metri. erano le sette passate, buio pesto e silenzio. Fu allora che lo sentì arrivare. Freddo come il ghiaccio gli entro nel corpo e nel cervello. Il viso si bloccò in una espressione vacua, quasi di morte. Non era più un uomo ma una macchina che doveva fare un lavoro sporco, urgente ed indispensabile. Quando li vide arrivare non provò alcuna emozione. I bambini erano davanti al padre e camminavano senza bisogno di incitamenti, come degli automi. La uno partì velocemente e lui la seguì. Fu un tragitto abbastanza lungo in direzione del confine svizzero. Poi all'improvviso la uno svoltò a destra in una strada sterrata che portava ad un casolare ben ristrutturato. Non raggiunse la casa ma si fermò a circa cento metri. Tony accellerò e raggiunse la uno. Mentre apriva la portiera vide il bastardo sorpreso e spaventato. Senza dargli il tempo di aprire bocca gli conficcò la canna della pistola nell'inguine e gli sibilò "Stai zitto" . I bambini non si accorsero della manovra ma ugualmente lo guardarono impauriti rannichiati sul sedile posteriore. Li guardò per un attimo e disse "Non si lavora più, da oggi è finita. Adesso torniamo a casa, tra qualche minuto. State qui e non muovetevi".Era un tono deciso, quasi cattivo ma che gli avrebbe fatti rimanere al sicuro nella macchina. "Girati e cammina piano verso la casa. Non dire una parola". L'orco camminava incerto, stava pensando a cosa poteva fare ma la canna dell'arma che premeva sulla scapola sinistra gli impediva di prendere qualsiasi iniziativa. Arrivarono così davanti alla porta. Tony allungò la mano e suono il campanello. La porta si aprì immediatamente e il bastardo sussultò leggermente. Tony guardò per un attimo la faccia del maniaco e intravide l'altro armeggiare con una telecamera. Non esitò oltre. Il colpo a bruciapelo trapasso il cuore dell'orco e, proseguendo la sua corsa, spaccò in due lo sterno del figlio di puttana che gli stava di fronte. I due corpi si abbracciarono in una danza di morte istantanea e caddero tre metri più avanti sfondando un divano letto già pronto. Il terzo bastardo era immobile. Tony gli si avvicinò con un balzo degno di una pantera e gli puntò la canna della pistola alla tempia. "Dove devi portare questa merda" chiese con voce rauca. L'altro apri la bocca dicendo " Ma che cazzo......" Rapido Tony sposto la canna della 44 e gli fece esplodere un polpaccio. Dal ginocchio in giù non era rimasto troppo e il maiale urlava e si dimenava in una pozza di sangue "non farmelo ripetere, nome e indirizzo" Questa volta il tipo farfugliò qualcosa ma era incomprensibile. Il bastardo stava svenendo e Tony gli fece saltare le cervella. Si guardò intorno con calma, come se non fosse successo niente, come se non avesse ucciso tre persone e non si trovasse in una casa che odorava di sangue con tre cadaveri mutilati e sfigurati. Vide due cd su una mensola e vicino un biglietto da visita di un architetto di Mendrisio, in Svizzera. Li prese e li infilò nella tasca del giaccone. Sul tavolino vicino alla porta c'era un pacchetto di banconote da cento. Sicuramente erano i € 10.000 per l'orco. Apri tutti i cassetti e gli armadi della stanza finchè non trovo quello che sapeva doveva esserci. Soldi, tanti soldi. Eccoli! € 50.000 forse anche di più. Mise il grano nella tasca interna, ripose la pistola ed uscì lentamente. Da quando aveva sparato il primo colpo erano passati meno di cinque minuti. Si avvicinò alla uno e fece scendere i bambini "Si va a casa" disse. Non fecero domande, lui sapeva che avevano capito. I bambini capiscono tutto. Fu un viaggio silenzioso. Si fermò a pochi metri dal portone del palazzo e fece scendere i bambini. Suonò il citifono, sorrise ai bambini e risalì in macchina. Udì una voce gracchiare nel citfono e poi la bambina dire qualcosa. Dopo trenta secondi si aprì il portone e comparve la madre. Lui non aspettò oltre. Non poteva farsi vedere e sparì come una nave fantasma. Dieci minuti dopo era sotto casa della sua amica. Suonò il citofono "Sono io". Prese l'ascensore, la porta era aperta. Lui resto mezzo fuori e mezzo dentro e quando lei aprì la bocca per dire qualcosa lui la zittì con un gesto della mano. "Tutto a posto" le disse. Poi prese dalla tasca i soldi che aveva trovato nel casolare "questi sono per la madre, falli andare via". Si girò e si infilo nell'ascensore. La senti dire "grazie" quando le porte erano già chiuse e forse lei non sentì la sua risposta "Fottiti".Dopo quarantacinque minuti stava entrando in una pizzeria di Milano. Rocco lo guardò come se avesse visto un fantasma "Minchia, ancora vivo sei?" Non gli rispose, gli mise in mano tremila euro e Rocco sparì in cucina. Tornò dopo qualche minuto " è di prima qualità. Fatti vedere......" Tony era già in strada. Prese una stanza al Doriano e pagò in contanti per quattro notti. Il tipo alla reception lo guardò con distacco ma non fece domande. Prese i soldi, si tenne il passaporto e gli diede la chiave. La camera era accogliente. Si spogliò e si infilò sotto la doccia. Dopo la pioggia ristoratrice si asciugò e prese dalla borsa un paio di jeans e una maglietta che aveva preparato il giorno prima. Sgombrò il tavolo di vetro e vi rovesciò sopra la medicina. Sorrise, tutta quella roba sul tavolo gli ricordava Scarface. Poi alzò il telefono e fece un numero, il mio numero "Hei, prendi il mezzo e vieni al Doriano a Milano, stanza 357. Ho una storia per te". Non persi tempo a insultarlo o a chiedere spiegazioni, tanto aveva già riagganciato. Arrivai davanti alla porta della 357 alle due e zero cinque della mattina. Apri la porta di scatto e, rilassato e sorridente, mi invitò ad entrare. Vidi la roba sul tavolo, lui si sedette e disse "Serviti. Non è un invito, è meglio se ne prendi un po', ne avrai bisogno" e io "Cazzo, perchè no. Bene, che storia è? Roma?" "No" rispose sorridendo "Scrivi il titolo: I Bambini Non Si Toccano".

Quello che a detta degli esperti doveva essere un inverno mite sconfessò tutti la notte tra il 2 e il 3 dicembre. La temperatura segnava -11 e trovavi ghiaccio un po' ovunque. Poi la notte del 3 dicembre incominciò a piovere. gocce grosse e gelide che rimbalzavano rumorosamente sul parabrezza dell'auto che mi portava al mio appuntamento. Non avevo più visto Tony da quella notte a Milano passata insieme. Ripensavo a quelle ore spesso e non solo per la storia che mi aveva raccontato come se fosse stata una favola, ma per come in quella occasione vidi un Tony che non conoscevo. Quella notte aveva aperto una breccia nella sua anima e mi fece vedere la sua solitudine, la sua sofferenza e soprattutto il disperato bisogno di lei. Immerso in questi pensieri arrivai sul luogo dell'appuntamento. Il parcheggio di Villa Geno era deserto, buio e freddo ma lui era lì, appoggiato alla ringhiera della riva, coperto dalla cerata nera che lo confondeva nella notte. Mi avvicinai al riparo del mio grande ombrello. Mi guardò e disse "volevo svelarti il segreto del glucchista ma il tuo cazzo di ombrello ti ha fottuto" replicai irritato "Cosa centra il mio ombrello?!" e lui "ma come pensi che possa svelarti i segreti della meditazione se ti presenti vestito come un avvocato sotto un ombrello da becchino, ma che razza di giornalista sei?" "siamo di buon umore stasera" gli replico. "andiamo via" mi dice "non ci fotti niente con questo posto" e io "non ci fotti niente con questo posto....Ma come parli" e lui perentorio "andiamo via". In pratica Tony mi aveva detto che era felice di vedermi, a modo suo naturalmente. Decidemmo di mangiare qualcosa e stranamente si fece convincere ad andare in un ristorante rinomato anzichè nella solita pizzeria dove, quando ne esci, ti scambiano per un pezzo di baccalà fritto. Tutto filò liscio fino al caffè quando improvvisamente cambiò tono e disse"Dì al tuo amico ristoratore di portare una bottiglia di Canadian con due bicchieri e poi di sparire dalla circolazione finchè non ci alziamo". Ci siamo, pensai e ordinai. Bevemmo il primo e poi il secondo senza dire una parola, toccava a lui cominciare. Partì di botto "Senza di lei muoio, muoio ogni giorno un po'. Io la voglio e lei mi vuole ma....devo prima smetterla con questa vita di merda, niente più inchieste, sbirri e omicidi" gli chiesi "quindi smetti?" Pausa, lunga pausa e poi "Si, cioè no. Si, ma prima devo finire un lavoro, se non lo faccio non posso smettere, cioè è complicato..... quella notte a Milano non ti ho detto tutto, c'è ancora una cosa" irritato gli dico "cazzo Tony avevi promesso di raccontarmi tutto...." e lui "non ti scaldare, lo sto facendo adesso" Reprimere ogni voglia di incazzarmi! "Ok" gli dissi "Cosa c'è ancora?" Poi istintivamente alzai un dito per zittirlo così come lui faceva con tutti. Rimase dapprima sorpreso, poi il suo sguardo si incendiò e allora velocemente gli dissi " Mi hai parlato di te ......... di lei..... e della tua vita. E' la prima volta che lo fai e l'ho inteso come un segno di stima e di amicizia. Ti ringrazio per questo." senza distogliere i suoi occhi dai miei mi disse sottovoce "L'ho fatto perchè non sei il solito merdoso giornalista interessato unicamente a qualcosa da scrivere e stasera lo hai dimostrato, anche se non ce ne era bisogno." ce ne vollero altri due, di Canadian, per rincominciare a parlare. Mi raccontò del cd e del biglietto da visita che aveva trovato nella casa dove aveva fatto quel macello. Gli chiesi "perchè non hai fatto arrivare quelle prove alla questura? Con una traccia così avrebbero potuto occuparsene loro." rispose amaramente "Si, avrebbero avviato un'indagine, avvisato le autorità svizzere e poi dopo sei mesi di intercettazioni e appostamenti avrebbero arrestato qualcuno, l'ultimo dei coglioni e il traffico sarebbe continuato. Queste cose vanno trattate in altro modo, con decisione......... vanno eliminati." Un po' allarmato gli dissi " Tony, guarda che stai facendo il giustizziere e questo, lo sai, non va bene! Rischi di entrare in un vortice che ti porterà a fondo." Replicò sorridendo "Io sono già sul fondo. Quando hai a che fare con questa merda sei già sul fondo." Portiamoci avanti, pensai "Ok, cosa hai intenzione di fare..... anzi no, perchè mi parli di qualcosa che non è ancora successo? non è da te..." Bevve un altro sorso poi "questa volta non ce la faccio da solo, ho bisogno del tuo aiuto." Mi vedevo già in una cella della Stampa (il carcere) di Lugano con i poliziotti che mi picchiano e non mi fanno telefonare "stai scherzando?" Lui fece di no con la testa "Ci stai?" e io " cosa dovrei fare?" e lui più incazzato "Prima rispondimi, ci stai o no?" Questa volta fui io a svuotare il bicchiere e a riempirlo ancora per svuotarlo in un botto "Vai a fare in culo...sei un bastardo e mi farai finire in galera.... certo che ci sto!" Si alzò e mi fece segno di seguirlo. " Dove andiamo?" gli chiesi "A casa mia". Pagai il conto e risalimmo in macchina immergendoci in quello che sembrava essere il diluvio universale. Casa sua era l'immagine della tristezza, non c'era niente che potesse far pensare che la casa fosse abitata. Ci sedemmo in cucina e lui sparpagliò sul tavolo fogli di appunti e fotografie. Poi incominciò a ragionare a voce alta " se i video vanno a Mendrisio è perchè la base è in Svizzera ma non a Mendrisio. Quasi certamente è a Zurigo. Ho fatto un sopraluogo in casa di questo architetto e......." lo interrompo "Tu sei entrato illegalmente in casa di un architetto svizzero? In Svizzera? Ma ti sei ammattito?" "io non sono un poliziotto e me ne fotto delle regole. Un figlio di puttana io lo prendo con i miei metodi in Italia, In Svizzera e in ogni altra parte del mondo" Vide la preoccupazione sul mio volto e mi disse "Il lavoro sporco lo faccio io, tu resterai pulito. Te lo prometto." Ci fu un breve ma significativo silenzio. "Vai avanti" gli dissi. " La testa di questo mostro non è l'architetto" mi allungò la foto di un tipo sui sessanta, brizzolato, anonimo. "E io voglio sapere dov'è la testa. Non credo che il materiale passi da internet ma sicuramente i contatti con la testa si. Ho bisogno che tu mi trovi uno di quei pazzoidi che sanno tutto della rete e di computer. Io voglio leggere le mail che quell'architetto riceve ed invia e voglio leggere le sue chat, ammesso che ne faccia uso. Conosci un tipo così?" Presi una sigaretta dal suo pacchetto e l'accesi "che cazzo fai, fumi adesso?" e io di rimando "Si, stasera si e forse anche nei prossimi giorni." Sorrise e io continuai " Si, conosco almeno tre persone che sono in grado di fare questo ma uno lavora al giornale e quindi lo escludo. Un altro è appena uscito di galera, falsificava documenti di spedizione entrando nel computer della dogana. Il terzo è quello giusto. E' pulito e fa al caso nostro" mi chiese "come si chiama?" Pensai "Non lo so, merda non conosco il suo nome!" e lui "Mi stai dicendo che affideresti ad uno che neanche sai come si chiama la conduzione di questo......giochino?" Mi venne un'idea "Facciamo così, te lo faccio conoscere e tu mi dici se va bene" "Ok, quando?" "Domani a pranzo" "Andata, un ultima cosa. Puoi sapere se qualcuno in questura si interessa a me? Sai non si sa mai...." " certo" risposi. Ci incontrammo il giorno dopo all'ora di pranzo. Solita pizzeria puzzolente fuori città. Carlo, adesso sapevo il suo nome, sembrava a suo agio rispondendo con calma e sicurezza a tutte le domande di Tony che alla fine gli disse "OK, vai bene e puoi fare il lavoro ma prima devi sapere due cose. La prima e che guadagnerai una cifra tra 0 e 10.000 euro. La seconda è che se parli con qualcuno di questa cosa io ti ammazzo." Carlo restò a bocca aperta e strinse in automatico la mano che Tony gli aveva teso. Poi prese dal tavolo il foglio con tutti i dati che gli servivano per incominciare il suo lavoro e se ne andò. Carlo mi chiamo due giorni dopo "Ce l'ho! Venite da me." Chiamai Tony ma non rispose. Provai per ore ogni cinque minuti, niente. La perla del lago. Così chiamano il paese situato sul promontorio conficcato tra le due gambe del lario. A lui non interessava la bella cittadina conosciuta in tutto il mondo grazie anche ad un famoso albergo di Las Vegas. Lui dall'alto della collina guardava il Tivano spingere l'acqua verso il promontorio che equamente la divideva sparandola con irresistibile potenza nelle due gambe del lago. Qualsiasi cosa fosse affondata in quel punto avrebbe fatto chilometri strisciando sui profondi fondali prima di riaffiorare, o forse non sarebbe più tornata in superficie. L'aveva persa! Ne era certo. L'unica vera ragione, l'unica grande emozione, l'amore fatto persona. Avere qualcosa di così meraviglioso e poi perderlo ti stravolge la vita al punto di cercare......... cose estreme e forse definitive. Si ritrovò in macchina stanco e infreddolito. Accese l'ennesima sigaretta e cercò un buon motivo per accendere la macchina ed andare a casa. Lo trovò quando vide sul telefono ventotto chiamate perse. Mi richiamò e l'adrenalina rincominciò a scorrere. Il prodigio dell'informatica era entrato nel computer dell'architetto. Aveva aperto la posta e importato circa cinquanta e-mail inviate nell'ultimo mese e più di trecento ricevute nello stesso periodo. Tony le lesse una ad una. Poi le rilesse e scartò quelle inutili. Osservando il suo criterio di selezione compresi che non cercava di capire i meccanismi di comunicazione e di consegna del materiale ma voleva solo individuare la testa del mostro. Era fin troppo chiaro cosa avesse in mente di fare. E-mail del 22 Febbraio: " Ciao, sarò da te il 1° di Marzo. Arriverò alle 17.oo con il solito treno. Ti ho comprato un regalo. So che lo apprezzerai molto quindi preparami una cena degna dell'evento." La stampò "Grazie, buon lavoro. Ci vediamo il 3 di Marzo. Uscì in fretta. Mendrisio, Mercoledì 1° Marzo di fronte alla casa dell'architetto. Tony era parcheggiato lì dalle sette di mattina e nella tasca del giaccone aveva già un biglietto di prima classe per il treno Lugano - Zurigo delle 14.55. Zurigo! La e-mail era in tedesco ma non era questo che lo aveva convinto. lo sapeva e basta. L'architetto sarebbe andato a Zurigo con quel treno. Non aveva controllato se altri treni arrivassero alle 17.00 in altre città della Svizzera........ lui sapeva che la destinazione era Zurigo e se così non fosse stato avrebbe improvvisato, come sempre. L'architetto usci di casa alle 12.30. La sua Jaguar sbucò dal garage sotterraneo e prese la direzione per l'autostrada. Tony lo seguì fino all'uscita Lugano sud e quando fu sicuro che il bastardo imboccasse la salita per la stazione parcheggiò la macchina vicino ad un albergo, scese di corsa e sali su un taxi che stazionava davanti all'hotel "Stazione prego". Mentre pagava la corsa lo vide entrare nella stazione. Serio e composto, in una mano una valigetta e una borsa da viaggio nell'altra. Per qualche attimo le sue certezze crollarono quando l'architetto, anzichè prendere il sottopassaggio, si diresse alla hall principale della stazione. Fortunatamente comprò delle riviste all'edicola e poi accellero il passo dirigendosi verso il sottopassaggio. Svoltò alla seconda scala mobile, binario 2, treno per Zurigo delle 14.55. Bingo! Nelle due ore di viaggio Tony combattè ferocemente con la sua mente che riportava a galla cose e persone che lui voleva dimenticare. Ma i conti con il passato sono obbligatori, prima o poi ti tocca. Ci mancò poco che inconsciamente accendesse una sigaretta ma quando la voglia di fumare sembrava irresistibile si accorse di essere ormai a Zurigo. Per un attimo vide il volto di lei riflesso nel vetro del finestrino e pensò "Niente sopravvive in eterno, figuriamoci qualcosa di così instabile come l'amore. Nasce e cresce con la velocità dei venti e la potenza del sole, poi si modifica e svanisce lasciando il posto all'amicizia e al rispetto. Due cose che non servono ad un cazzo di niente!" Ora era importante capire come finire il lavoro. Uscì in fretta dalla stazione e cercò un taxi. Una grossa mercedes aspettava la carogna fuori dall'uscita principale e Tony disse all'autista "Segua quella macchina" sorrise per quella frase che da sempre voleva dire. La mercedes si fermò di fronte ad un albergo a cinque stelle e la bestia scese stringendo la valigetta in una mano e la borsa nell'altra. Tony pagò in fretta il taxi e si catapultò all'interno dove vide un uomo vecchio e molto ben vestito che abbracciava l'architetto. Insieme si diressero verso gli ascensori ed entrarono nel primo aperto seguiti da Tony. Il vecchio bavoso selezionò il piano nove e sorrise soddisfatto all'altro disgustoso animale.Lui sapeva che doveva agire in fretta affrontando ogni possibile imprevisto. L'ascensore arrivò a destinazione e i due mostri si incamminarono lungo il corridoio. Si fermarono davanti alla stanza 917. Il vecchiò passò la chiave nella serratura elettronica e sospinse la porta entrando seguito dall'architetto. Tony balzò come un giaguaro sulle spalle dei due e spinse con tutte le sue forze. Si ritrovò dentro la stanza e chiuse piano la porta. Il vecchio era caduto su di un tavolino e perdeva sangue dal naso, l'altro era steso a terra e non si muoveva. Tony prese la pistola silenziata e sparò due.... quattro volte. Fatto! Non perse tempo a guardare il contenuto della borsa. Uscì dalla camera e prese l'ascensore. Poco dopo era già su un taxi in direzione dell'aereoporto per prendere un volo per Linate. Aspettavo una sua chiamata da ore. Niente mi rendeva più nervoso dell'attesa. La mattina seguente ero in redazione e lessi la notizia di cronaca da Zurigo. Duplice omicidio, pedofilia, nessuna traccia assassino. L'aveva fatto! Lo chiamai ma il telefono era spento. Fu una giornata lunghissima. La mattina dopo andai da un amico in questura e gli chiesi di rintracciare la sua macchina. Gli dissi che ero preoccupato per la sua salute e lui non mi chiese niente. Mi doveva qualche favore. Mi chiamò il giorno dopo, i carabinieri avevano trovato la macchina parcheggiata davanti ad un hotel della Perla del Lario, di lui nessuna traccia. Presi la macchina e andai a Bellagio. Vidi la sua macchina e parcheggiai la mia proprio di fianco. Scesi e guardai dentro la Renault. Carte e pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie di plastica..... tutto normale. Guardai il lago e mi colpì la sensazione di profondità che mi dava. La conversazione con lui avuta pochi giorni prima comparve nella mia mente come un lampo "Tony, tu stai facendo il giustiziere......... ............................ ti porterà sul fondo "io sono già sul fondo. Quando hai a che fare con questa merda sei già sul fondo." In quel momento mi resi conto che non avrei mai più rivisto Tony. Ancora oggi è un dolore pensare che non avevo capito. Lui me lo aveva detto e io non avevo capito che smettere di essere quello che era non era possibile e smettere significava smettere di esistere.

Il dolore procurato dall'immensa felicità di un grande amore perduto è quasi insopportabile per chi, al di fuori di questo, non ha altre "bellezze" a cui aggrapparsi. Per questo io mi ritengo un uomo fortunato.



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