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lavoro pubblicato martedì 2 settembre 2014
ultima lettura lunedì 21 settembre 2020

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La stanza

di pAKo. Letto 845 volte. Dallo scaffale Generico

Finalmente avevano raggiunto l' accordo su cosa avrebbero detto a tutta quella gente che fuori attendeva e nell' attesa si agitava sempre più. Non era stata una notte facile, la decisione non fu cosa semplice da prendere e la discussione a.........

Finalmente avevano raggiunto l' accordo. Ora non restava che inventarsi una storiella da raccontare a quella folla irrequieta che in strada attendeva. Non era stata una notte facile, la decisione non fu cosa semplice da prendere e la discussione aveva raggiunto i limiti per lo scontro fisico. La piccola stanza che aveva ospitato quella minuscola guerra, trasudava milioni di parole e ancora tossiva per la quantità di fumo che aveva reso addirittura difficoltosa la vista. Sarà stata all'incirca quattro metri per quattro, alta pressappoco tre con pareti bianche e lisce come a voler mantenere una certa neutralità sulle cose che quegli uomini avrebbero detto nel suo ventre. Al centro della stanza, un piccolo tavolo, in stile moderno, quello che sposa bene in se l' acciaio con il vetro, quattro sedie di diverso stile, e al soffitto, attaccata, solo una piccola lampadina. Di quelle quattro sedie, una era "old style", che si vedevano sempre a casa dei nonni, tutta in legno pesante ed intrecci di corda che oramai non la si trova più nemmeno a pagarla, seguita da un'altra in plastica trasparente di colore arancione, di quelle belle da vedere ma scomodissime, non adatte ad espletare il loro ruolo, le altre due semplici, di colore marrone ed anonime. Una finestra appena, piccola, faceva passare pochi "grammi" luce, creando in quel cubo di cemento un'atmosfera intima ed accogliente che fortemente contrastava con la decisione che era venuta fuori da quell'incontro. Erano quasi le otto del mattino, e anche la stanza sembrava avvertisse la fatica e la stanchezza di quella nottata.

Ma ti sei mai chiesto come sarebbe andato il mondo se le stanze non avessero avuto pareti? Se tutte le decisioni prese al loro interno, anche quelle più oscure e sanguinarie, tutte le macchinazioni rivolte alla sopraffazione, tutti gli esperimenti e gli studi, gli accordi politici e dei rivoluzionari, i pianti degli uomini forti e la tristezza dei clown, tutto l'amore e i tradimenti che si sono consumati in esse fossero accaduti sotto gli occhi di tutti? E' così che l' uomo ha imparato l' inganno, costruendo pareti. Anche in quella stanza, in quel piccolo paese, per tutta la notte era accaduta la stessa cosa, qualcuno aveva deciso, qualcuno avrebbe accettato. Erano nate le due verità. La prima, quella reale, sarebbe rimasta in quella stanza, la seconda, quella poetica e romantica da consegnare agli uomini in attesa sul marciapiedi e alla storia. Ora in quel preciso momento, quei quattro uomini non si parlavano. Uno all'impiedi vicino la piccola finestra buttava gli occhi e i pensieri oltre il vetro, uno seduto con i piedi stesi sul tavolo fumava avidamente, il terzo poggiato alla parete rileggeva i documenti su cui avevano discusso l'intera nottata, il quarto seduto sul tavolo, dava le spalle al secondo e puntava lo sguardo sill' uomo alla finestra, invidiandolo per quel tenue raggio di sole che gli finiva dritto sulla faccia. Quante solitudini in quella piccola stanza, così litigiosa e infuocata fino a poco prima, ora così silenziosa e triste. Quante anime hanno le stanze, da quanti mondi vengono attraversate, eppure sono sempre la, ferme, immobili, non cercano nessuno, ma sono cercate da tutti, anche solo per una notte. La stanza, il miglior confidente.

La folla diventava sempre più nervosa, era giunto il momento di raccontare a quegli sventurati qualcosa, di portare fuori da quella stanza parole giuste per loro. Tutto ciò che d'ora in avanti sarebbe successo non avrebbe avuto altra manifestazione che la finzione, ciò che doveva accadere era accaduto, in quella stanza, in quella notte, e la vita era già andata oltre. Non rimaneva altro da fare che accendere i riflettori sulla seconda verità e sviarli in una direzione errata, mentre il mondo virava nell'altra, così come sempre, bastò puntare l' attenzione su un falso motivo per allontanarli da quello vero, quello principale. Questo è il prezzo che deve pagare chi è propenso a delegare, questo è lo scotto per chi resta fuori dalla stanza, così, semplicemente in attesa. La stanza, quella stanza, tutte le stanze, come distanza. La stanza come confine tra la verità e la VERITA'.



Commenti

pubblicato il 09/09/2014 4.15.44
PuntoFermo, ha scritto: Questo racconto mi ha fatto fare un salto, anzi due, indietro, tra i ricordi. Da una vecchia scatola polverosa ho tirato fuori tutti i miei vecchi Peanuts finchè non ho trovato quello giusto; quello dove la scuola, amica e confidente di Sally, si sucida crollando su stessa perchè depressa, nessuno ha avuto voglia di ascoltare le sue vecchie mura stanche. So che non c'entra niente ma trovare qualcosa che ti fa ritrovare un ricordo che non pensavi neppure di avere non è scontato. Complimenti, bel soggetto.
pubblicato il 19/01/2015 12.39.50
pAKo, ha scritto: Ciao PuntoFermo, anche se con colpevole ritardo ti ringrazio del commento. Sono felice che questo breve racconto sia stato una miccia per ricordi impolverati. E' vero non è semplice ritrovare un ricordo o come diceva il grande De Andrè: "...è molto raro che ci si ricordi degli episodi del cammino" quando succede, quindi, ci sentiamo vivi; capita anche a me. Ti ringrazio di nuovo di cuore e ti auguro tutto il meglio. pAKo

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