ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 1 settembre 2014
ultima lettura venerdì 10 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LA CITTA' SOMMERSA

di simone82. Letto 338 volte. Dallo scaffale Fantasia

Simone D’Amata   La città sommersa   2009     Alle prime luci dell’alba Abram Hatmanah era già al molo a sciogliere le cime del suo battello. Sulla fiancata destra,nonostante la vernice si fosse qua...

Simone D’Amata

La città sommersa

2009

Alle prime luci dell’alba Abram Hatmanah era già al molo a sciogliere le cime

del suo battello. Sulla fiancata destra,nonostante la vernice si fosse quasi

sgretolata del tutto a causa dell’età dell’imbarcazione,si riusciva ancora a leggerne il nome:MALTA.

Dopo la Guerra Fredda, a cui aveva partecipato come pilota dell’aviazione, Abram si era trasferito a Cape Cod da Chicago. Aveva trovato lavoro come poliziotto e nel tempo libero si dedicava alla pesca.

Quella mattina di sabato del 9 Giugno 1969 il cielo era sereno,il sole splendeva emanando un calore intenso ma asciutto,privo di umidità.

Aveva già in mente la rotta: avrebbe costeggiato Long Island e si sarebbe fermato alcune miglia dopo Cape Hatteras. Il giorno prima aveva fatto rifornimento,l’attrezzatura era tutta sistemata a prua. Già altre volte aveva compiuto traversate così estese. Per lui uscire a pescare significava anche aprirsi all’avventura.

Quando partì fu subito rassicurato dal costatare che aveva il vento a favore,decise di mantenersi a un’andatura di circa sette nodi.

Dalla cabina di comando vedeva gli uccelli volare paralleli alla barca e posarsi di tanto in tanto sul pelo dell’acqua per pescare. Si lasciava cullare dolcemente dai lievi sobbalzi provocati dall’urto contro la cresta delle onde che gli davano una sensazione di pace e di rilassamento.

Non sapeva bene cosa avrebbe preso quel giorno ma sapeva che quel mare,di cui aveva una profonda conoscenza,aveva un’ alta pescosità. Quando si trovò in prossimità di Cape Canaveral fermò il motore e gettò le reti.

In breve,con grande soddisfazione, faticosamente con l’argano le tirò su stracolme, degne di una pesca miracolosa. C’era di tutto. Nella sua mente pensava a già al modo in cui disporre di tutto quel pesce,i gamberi,le aragoste,le ostriche le avrebbe vendute al mercato che si teneva in città,nella piazza centrale, ogni martedì e che già in passato gli avevano fruttato un lauto incasso,il resto lo avrebbe diviso fra gli amici con i quali avrebbe gustato la squisitezza di una lombata alla griglia con patate, insieme a un bicchiere di vino durante una delle tante serate sulla spiaggia che la comitiva di pescatori,di cui faceva parte, organizzava in estate sotto un cielo limpido.

Ma cosa stava succedendo ? ,si accorse improvvisamente che il tempo stava cambiando,la direzione dei venti era mutata,quando era partito soffiavano da nord-est ora invece in senso diametralmente contrario. Il cielo si stava coprendo , l’intensità della corrente aumentava,le onde iniziavano a ingrossarsi,con stupore e paura scoprì che la bussola era impazzita. Non riuscì spiegarsi la causa di quel mal funzionamento improvviso,era sicuro infatti di averla ben tarata il giorno prima e comunque in passato non gli aveva mai dato problemi. In lontananza, tra il banco scuro di nubi che s’addensavano, notò dei bagliori,dei lampi,ma avevano un colore diverso,di una tonalità verde smeraldo,sembravano turbinare su se stessi e si accompagnavano a strane luci anomale. Udì delle voci che sembravano portate dal vento,ebbe l’impressione che lo chiamassero e che una forza misteriosa lo spingesse verso di loro.

Improvvisamente sotto la barca si aprì un vortice,Abram esplose in un urlo che fu coperto da una montagna d’acqua che crollo su di lui e sul MALTA. Il battello fu inghiottito all’istante.

Con gli occhi brucianti vide il buio degli abissi in cui lentamente stava scendendo e la sagoma deformata della sua barca scivolare e sparire nell’oscurità più profonda. Da quelle tenebre acquatiche all’improvviso uscì una fioca luce che divenne sempre più grande e intensa man mano che gli si avvicinava. Quella sorgente luminosa sembrava attirarlo come un magnete verso di se. Si rivelò poi essere un tunnel in cui venne risucchiato da un vortice d’aria fredda.

Quando finì atterrò su una superficie morbida. Era una distesa di alghe verdi rigogliose, costellate di rocce su cui crescevano coralli,anemoni,conchiglie,molluschi di ogni specie,diversi banchi di pesci dipinti dai colori più vivaci e sgargianti nuotavano sopra di lui.

Sembrava essere l’ultima parte del mare rimasta fino ad allora incontaminata. Si accorse con meraviglia di poter respirare. Quando aggirò una piccola altura coperta di vegetazione vide davanti a se un complesso urbano mastodontico,edifici imponenti costruiti in un marmo splendente come la luna,le strade erano pavimentate con pietre composte di un minerale sconosciuto,sembravano venire dalle stelle,ai bordi erano seminate statue raffiguranti divinità pesci-formi mai attestati nelle mitologie di nessun popolo del pineta,scolpite in un materiale simile al bronzo. I suoi occhi increduli contemplarono lo spettacolo di esseri dalle sembianze umane ma dalla pelle squamosa,sui fianchi si aprivano e chiudevano delle fessure da cui fuoriuscivano minuscole bolle d’acqua,i loro occhi erano gialli,le mani e i piedi pinnati. Una di queste creature si voltò verso di lui e si avvicinò. Era una donna,i suoi occhi erano sottili,i capelli erano lisci e rossi ,e ondeggiavano lentamente a ogni suo movimento,la sua bocca sussurrò qualcosa in una lingua che da alcuni suoni,in base a degli esperimenti comparativi che ho effettuato con altri idiomi antichi,doveva aver avuto strette parentele con il miceneo.

Da quello che ho potuto dedurre ,in base al racconto che lo stesso Abram mi fece

all’ospedale di Hyannis dove fu ricoverato dopo che fu ripescato quasi in fin di vita vicino ai rottami della sua barca ,e che morì una settimana dopo per un’ arresto cardiaco,la donna aveva pronunciato questa frase:«Benvenuto straniero nel regno di Atlantide».

Abram era stato trovato vicino ai pochi resti della sua barca,quando calcolai le coordinate per rilevare il punto in cui era avvenuto l’incidente un filo di paura mi attraversò il corpo:Abram Hatmanah era naufragato nel Triangolo delle Bermude.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: