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Scaffali


lavoro pubblicato martedì 26 agosto 2014
ultima lettura mercoledì 20 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Striminzite, strabiliate, sulla Terra son … ploffate!

di Vitty. Letto 1100 volte. Dallo scaffale Fiabe

I. Chi c’è dentro al camper ? In aperta campagna, ma non lontano da Milano, una ben grande città, c’era una volta e c’è ancora adesso un bel condominio, fatto di tre basse palazzine di mattoni rossi. Verdi campi ...

I. Chi c’è dentro al camper ?

In aperta campagna, ma non lontano da Milano, una ben grande città, c’era una volta e c’è ancora adesso un bel condominio, fatto di tre basse palazzine di mattoni rossi. Verdi campi ondulati salgono e scendono a circondare la piccola conca su cui esse si adagiano ed una cancellata di ferro battuto, scivolando tutto intorno, riserva questo luogo tranquillo ai soli abitanti delle casette. Anche dall’esterno si possono scorgere, tra i rami sottili delle bianche betulle e le macchie verdi dei pini marittimi, diversi sentieri sinuosi, ideali per le corse in bicicletta, e una spaziosa sabbionaia su cui giacciono sparsi secchielli e palette. Più lontano, si intravedono tre altalene ed uno scivolo rosso sfiorato dai rami ricurvi di un enorme salice piangente, ottimo nascondiglio o rifugio o casetta per tanti giochi fantastici che ai bambini verranno in mente prima che a me.

Strano, però, che in questo bel pomeriggio settembrino, ancora lontano dai giorni di scuola, là, in tutto quello spazio, non ci sia nessun bambino a far chiasso o a far castelli o a dondolarsi sull’altalena. Un momento, mi sbaglio. Un bambino c’è, anzi sono due quelle bambine sedute laggiù sul muretto della cancellata, così immobili da confondersi col paesaggio. Entrambe in blue jeans . e magliette di un colore indefinibile se ne stanno lì con le gambette ciondoloni, serie e mute. Biondina una, più grandicella e bruna l’altra, con due codini in fuori come manici di una brocca.

A guardar bene, la piccina sembra stia lì lì per piangere ed è con voce gemebonda che rompe l’immobilità della scena e si mette a parlare scuotendo tristemente la testa: - Adesso stanno tutti su con Ale, hai visto! Non potremo giocare più con nessuno!

- Uffa! Sai che bello giocare alle ballerine in casa sua! Si mettono lì e gné gnè gnè! come delle scimmie! - sbotta la brunetta, facendo smorfie e agitando gambe e braccia.

- Ma io volevo stare con Elena e lei è andata con loro, ecco! - continua lamentosa la biondina.

- E vacci, uffa! Mica perché sei mia sorella devi startene con me, sai!

Lisa, così si chiama, è balzata in piedi sbuffando. Di certo la situazione non deve essere piacevole neanche per lei, ma non ha per niente l’intenzione di ammetterlo. Fa qualche passo avanti e indietro, le mani ai fianchi. Di sottecchi osserva la sorellina che, col faccino sempre più triste, sta quasi per mettersi a piangere:

- Silvia! Potremmo giocare alla “Settimana”! - tenta, per distoglierla dai suoi lacrimosi ripensamenti. Ma la bocca della piccina si piega sempre più in giù e Lisa preoccupata vede già il viso corrucciato della mamma e sente il solito rimprovero: “E’ sempre colpa tua!” Si guarda intorno in cerca di ispirazione e corre ai ripari:

- Silvia! Che idea! Mi e venuta un’idea super! -

- Coosaa? - strascica dubbiosa la sorella guardandola attraverso i lunghi capelli che le piovono sul faccino.

Gli occhi di Lisa vagano tra il verde delle collinette vicine ed ecco che si posano sul camper che il papà ha sistemato giorni fa, al rientro dalle vacanze, su di un campo che scende balzelloni fino alla stradina su cui si apre il cancelletto del parco giochi del condominio. Ecco che è venuta l’idea!

- Andiamo al camper! La mamma non ha finito di riordinarlo e vedrai che l’ha lasciato aperto. Ci andremo a giocare “solo” noi due e nessuno ci troverà!- E’ così contenta di essere riuscita ad escogitare qualcosa che con un salto è già al cancelletto, fortunatamente aperto, e con la mano invita Silvia la quale, un po’ titubante, la segue prima a passettini, poi saltellando per starle dietro. Con mani e piedi superano gli sbalzi del terreno e arrivano allo spiazzo su cui si trova il camper. Man mano che si avvicina, la certezza di trovare il camper aperto in Lisa si è più prudentemente tramutata in speranza; ora che sta salendo i gradini anche quest’ultima tende ad abbandonarla. Si pulisce le mani sudice di terriccio sui pantaloni che, più sudici ancora, non le sono di alcun aiuto. Si volta a guardare la sorella che invece cerca di spazzolare i pantaloni battendoci su le mani imbrattate e ottenendo il suo stesso risultato, poi sale l’ultimo gradino e afferra con forza la maniglia della porticina. La solleva, la riabbassa, la risolleva e infine, desolata, scende e si siede sul primo gradino, la testa china tra le mani.

Silvia le si siede accanto ed emette un lungo sospiro. Non se la sente di contestare ancora la sorella, vedendola già così abbacchiata. Poi, visto che ha abbandonato la sua amica Elena per un confuso sentimento di solidarietà fraterna, le conviene restare almeno con lei. Tacciono così entrambe. Davanti a loro, al di sopra delle colline, il cielo si va facendo turchino e il sole saluta il giorno tracciando all’orizzonte un’infinita linea color ciclamino. Pian piano, in quella quieta atmosfera, ricordi gai ritornano alla mente. Lisa si rilassa.

- Ti ricordi, Silvia, che bello al mare, quando ci siamo tuffate con papà dagli scogli?

Gli occhi grigio-dolci di Silvia brillano: - Che bello!... E quella volta che abbiamo conosciuto quei bambini stranieri?

- Oh, che roba! Una si chiamava Maraika, l’altra Vipka e il fratello Anka. - Lisa pronuncia la “ka” con un suono di gola che sembra un grugnito. - Che nomi! - Entrambe ridacchiano. Silvia continua: - E loro poi ci chiamavano “spachetti” e allora la mamma ci ha detto di chiamarli “carciofen”! - Altra risatina. - Che poi non vuol dire neanche carciofi, ma patate! - Stavolta la risata è più fragorosa, ma si interrompe di colpo. . .Uno strano, impossibile rumore ha troncato loro la voce.

- Lisa, hai sentito?-

- Si... sarà un topolino che gratta da qualche parte... - Questa ipotesi però non convince neppure lei, perché Lisa continua a osservare, come la sorella, la porta del camper. Sembrava proprio il rumore della chiave che gira nella toppa, ma non può essere, perché se la mamma fosse lì dentro le avrebbe sentite e avrebbe loro aperto!

Scrutano la porta con sospetto ed ecco ancora lo stesso “crocc crocc”. Non c’è dubbio, viene da lì! Con gli occhi spalancati, le bambine seguono come ipnotizzate il movimento della maniglia che prima si abbassa e poi si alza e le loro orecchie si tendono al leggero cigolio che accompagna il lento schiudersi della porta….Trasecolate, le bambine vedono spuntare, come da un sogno, due scarpette appuntite sotto una lunga gonna rigonfia, adorna di nastrini di raso. Più su, circondato da un’enorme parrucca di riccioli candidi, un viso rotondo e due grandi occhi blu accennano ad un timido sorriso.

- Ehm.. Giorno, bambini... - dice una vocetta sottile che pare spezzarsi ad ogni sillaba. Silvia si è agganciata alla sorella e non riesce a richiudere la bocca. Più che spavento, quella apparizione così assurda, suscita una gran meraviglia e Lisa, dopo qualche attimo ancora di silenzio, riesce a recuperare la lingua:

- Questo camper è il nostro.. - afferma, quasi per liberare da ogni dubbio anche se stessa.

- Oh, sìì! Lo sappiamo e ce ne andremo al più presto, ve lo assicuro. Vedete, siamo capitate qui per disgrazia! Non sapevamo dove rifugiarci, così siamo entrate.

Lisa capisce sempre meno, ma si sente più tranquilla:

- Beh, non so. Bisogna chiederlo alla mamma se puoi stare qui.

- Oh, no, per carità! - gli occhi chiari sono imploranti - Sapete, gli uomini non ci vogliono bene e ci caccerebbero subito!

- Ma la mamma è una donna! -

- Intendevo dire uomini e donne - spiega la damina con pazienza. Incoraggiata dal bel sorriso regalatole, anche Silvia osa dire la sua:

- Ma la mamma è anche buona.-

- Oh, ne sono sicura. Ma, vedete, forse lei non “ci” capirebbe.-

Lisa inarca le sopracciglia e confessa:

- Nemmeno noi ci capiamo! -

- Ehm, già, avete ragione, ma…. Ecco, ora vi racconto. Dovete sapere che noi...-

- Noi …chi? - la interrompe Lisa.

- Ehm… dicevo ...io e le mie sorelle..-.

Alla parola “sorelle”, come da un segnale convenuto, alle spalle della prima appaiono altre due strane figure.

- Ih! Ih! Ih! Che carini! La voce roca, il naso bitorzoluto e gli occhi roteanti sono così impressionanti che le bambine scattano indietro. Ma la damina con la parrucca si volta indignata verso la lunga figura che le ha spaventate: non andate via! Non vogliamo farvi del male. Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Vi prego, restate!

limitandosi ad osservare meglio le due nuove venute. Decisamente brutta la prima: tutta nera, sembra un pipistrello; terribilmente comica la seconda, con quel faccione rosso e grosso come una luna piena e quel vestito coloratissimo che non riesce a nascondere, nonostante l’ampiezza, tutta quella ciccia in più. Ed è questa specie di damigiana che interrompe il loro esame, con un vocione così possente che le parole sembrano colpi di cannone --Sono due giorni che digiuniamo e siamo debolissime!..- e si tocca il pancione, come se ci trovasse un buco al posto di quel pallone.

- Questo è il nostro problema più grosso! - gracchia il pipistrello e a lei si può credere, tanto ricorda un manico di scopa - Se potessimo rimetterci in “forzibus”, potremmo anche andarcene!...-

- Non avete qualche merendina, qualche avanzo di cibaria… ? - spara ancora la damigiana di vino - Accidenti alla mia memoria! Mi venisse in mente la filastrocca!

La voce cavernosa si fa risentire:

- Figuriamoci! Cosa si può sperare da una smemorandibus come te! Ci basterebbe qualche coda di lucertola da rosicchiare...qualche testina di rospo..-.

- Zitte! Scabra! Gramigna! Lasciate parlare me! -

Scabra? Gramigna? Teste di rospo? Nel cervello delle bambine cominciano a girare come trottole tutte le rotelline. Una domanda precisa s’impone:

- Ma voi... CHI siete?-

La risposta deve essere difficile, perché le tre donne guardano Lisa con imbarazzo. Poi la damina, con aria misteriosa domanda in un sussurro:

- Sapete mantenere un segreto? -

Ammutolite, le bambine fanno cenno di sì con la testa.

- Allora ve ne confiderò uno, che non dovrete mai dire a nessuno. Lo promettete? - Altro cenno di sì. La voce si fa ancora più bassa, un soffio:

- Noi siamo ….. streghe! -

A quelle parole le bambine schizzano giù dai gradini come due molle e si mettono a correre all’impazzata.

- Bambine Aspettate! Non siamo cattive! Sono tutte bugie! Non ve ne andate! - le rincorrono le voci.

Ma Lisa e Silvia, tenendosi strette per mano, rotolano giù per la discesa, raggiungono il cancelletto e senza mai fermarsi attraversano il giardino, corrono su per le scale e si precipitano in casa, come catapultate da un’astronave in orbita.

II. Sogno o realtà?

- Piano, bambine, volete far cadere la porta? - le ammonisce la mamma, già intenta in cucina ad apparecchiare la tavola.

- Mamma, mamma, sapessi cosa è successo! Mamma, laggiù sul camper ci sono le streghe! - Le bambine le girano intorno eccitate e parlano contemporaneamente.

- Bambine, calma! Se fate così non capirò niente! Parlate una alla volta, per favore! -

- Lo dico io! - grida Lisa

- Anch' io! - strilla Silvia. In quel momento squilla il telefono.

- Vado a rispondere. Intanto andate a lavarvi, poi mi racconterete cosa è successo. Oh, ciao Paola...-

Paola è l'amica della mamma e questo significa che la conversazione durerà a lungo, per cui le bambine entrano mogie mogie in bagno e iniziano a svestirsi.

- Io non ho avuto paura! - afferma Lisa - Perché quelle lì sono delle bugiarde: le streghe non esistono! Sai cosa sono? Delle ladre. Ecco perché sono scappata! Per dirlo alla mamma! E lei ci manda in bagno! Se ci rubano il camper, sarà colpa sua! -

Maglietta e bluejeans formano una palla che centra in pieno il cesto della biancheria sporca. Silvia la guarda, pensosa.

- Eh già , - conviene. E poi:

- Però la strega Scabra c’è, nelle favole. -

- Ma solo nelle favole, sciocchina! - Lisa si avvicina alla sorella e recita, facendo gli occhi strabici e la voce grossa: - Io son la strega Scabra, delle melmose gore ! -

Silvia rabbrividisce e allontana con la mano la sorella.

- Ma sono tutte storie! - prosegue questa - Si raccontano per spaventare i bambini piccoli. La mamma ce l' ha sempre detto che non esistono né streghe, né maghi, né fate, ovviamente.-

- Ovviamente - conferma Silvia, guardando la sorella con ammirazione.

- E sbrigati, non vedi che hai la pelle d' oca? Io mi tuffo.-

Splash! Lisa salta nella vasca quasi colma, schizzando acqua addosso alla sorella, che protesta con un: - Dai, scema! - e finisce di spogliarsi più velocemente che può per tuffarsi anche lei. Sul bordo della vasca ci sono in fila, per ordine di grandezza, tante boccettine vuote di tutte le forme, con le quali le bambine inventano i giochi più diversi mentre fanno il bagno: le riempiono, le svuotano, ci si fanno la doccia o le fanno diventare barche che affondano o pescicani pericolosi e sono sempre motivo di contesa; ma questa volta non le degnano del loro interesse. Si lavano svogliatamente, le orecchie tese a cogliere il rumore della cornetta che si abbassa. Sentono invece la porta d' ingresso aprirsi ed il vocione allegro del papà col suo consueto:

- E' arrivato papà!-

- Papà, papà!-

- Dove sono i miei cucciolotti? Ah, eccoli qua a strusciarsi la pellaccia! -

- Papà, le streghe che invece sono delle ladre vogliono rubarci il camper!-

- Come, come? -

- E' questo che volevate dirmi? - è arrivata anche la mamma.

- Sì, sì. Papà, corri, vai a vedere se c' è ancora il camper. Vedrai che ce l'hanno già rubato, perché la mamma non ci ha ascoltate! -

-State tranquille, bambine. Andrò subito a vedere. Ma raccontatemi bene cosa è successo.-

Così le bambine possono finalmente raccontare la loro avventura, in maniera alquanto confusa, a dire il vero. II papà decide di scendere a dare un'occhiata.

- Prendi un fucile, papà! - lo prega Silvia.

- Oh, oh! Vuoi che abbia paura di tre streghe? - scherza lui.

La bistecca stasera è meno invitante del solito, ma la mamma toglie dal frigorifero un budino a tre strati e bistecca, insalata e frutta spariscono velocemente. Proprio quando tocca al budino, il papà rientra.

- Vedo che la brutta avventura non vi ha tolto l'appetito, eh?-

- Allora? - chiede Lisa, a bocca piena.

- Tutto a posto. Il camper c' e ancora ed in perfetto ordine. Se c 'è stato qualcuno, ora non c'e più. Ho parlato con Gedeone, che mi ha confermato quello che sospettavo. Ci sono in giro alcuni mendicanti e probabilmente quelle tre strane donne curiosavano lì intorno, in cerca di elemosine. Ma state tranquille: Gedeone mi ha assicurato che terrà d’occhio il camper.

I cucchiai a mezz' aria, le bambine guardano incredule il padre.

- Hai guardato bene dentro ? - chiede Lisa.

- Ma sì, benissimo - ripete il papà - Se sono entrate, non ci hanno trovato niente di interessante e se ne sono andate. Comunque, ho chiuso ben ben la porta. - Si siede a tavola - Uhm, che budino! Ne resta un po' anche per me?-

- Golosone! Non te lo mangerai mica tutto! - si preoccupa Silvia, che in quanto a gola ha preso dal padre. La mamma ride:

- Senti chi parla! Non temere, che domani mattina ce ne sarà ancora! -

L'orologio segna quasi le nove e mentre papà aiuta la mamma a sparecchiare, le bambine si accomodano sul divano del soggiorno a godersi i cartoni animati concessi dai genitori, prima di andare a letto. Poi la mamma carica sulle spalle Silvia, mentre papà porta Lisa: - “Ciuff, ciuff, ciuff! II trenino della nanna! ...” - cantano insieme.

Nei loro lettini, le bambine abbracciano affettuosamente i genitori; la mamma rincalza per bene le coperte dicendo tante paroline dolci e loro si sentono piccole piccole e tanto felici. Spente le luci, mamma e papà vanno a sedersi in soggiorno a parlare di cose loro o a guardare la televisione dei grandi.

A quest’ora i bambini, stanchi ormai della lunga giornata di giochi, riposano tutti nei loro lettini. Qualcuno magari non riesce a dormire, ripensando nell'oscurità della stanzetta, al bisticcio con il compagno o al bel gioco che domani potrà continuare, oppure a qualcosa che non ha niente in comune con i pensieri degli altri bambini…

- Silvia, sei sveglia? -

- Sì. -

- Non dormi? -

- Come faccio a dormire, se ti ho risposto?-

- Perché tu parli anche quando dormi! -

- Uhm…-

- Perché non dormi? -

- Perché non ho sonno.-

- Pensi a quelle ladre ? -

- Le streghe, però, forse sarebbero come quella tutta nera, che si chiamava proprio Scabra. Ma la prima era carina, vero? -

- Ssst! - Lisa solleva la testa dal cuscino

- Cosa c' e?-

- Non hai sentito un rumore? -

- No...-

- Ma sì , io ho sentito un "toc” toc"…-

- Uhm -.

- Ascolta bene! -

- Forse stiamo già sognando…-

- Io sono sveglia e ti dico che qualcuno bussa alla finestra! -

Silvia sbadiglia; nonostante tutto, il sonno sta per avere il sopravvento.

- Vai a vedere, alloraaa...-

- Camminando sul letto, Lisa si avvicina alla finestra. Il “Toc, toc "... si sente più chiaramente!

- Vieni anche tu, Silvia! - Incerta e sonnolenta Silvia la raggiunge e Lisa, incoraggiata dalla sua presenza, scosta di un poco le tendine. Dietro ai vetri, comodamente seduta sul davanzale, la damina dai riccioli bianchi le saluta con la mano. Questa poi!

- Ma è matta quella lì ! - esclama Lisa

- Se cade, si ammazza ! - si preoccupa Silvia, smettendo di sbadigliare. "Toc , toc!”. La damina fa cenno di voler entrare e le bambine, vedendola così in pericolo, senza pensarci due volte le aprono la finestra.

- Grazie, tesorini. - esordisce la strana donna saltando sul tappeto. - Sarei potuta entrare da sola, ma ho preferito bussare per non spaventarvi.

- Come hai fatto a salire lassù ?-

- Oh, ma è una cosa da niente, saranno sì e no cinque metri. - risponde evasiva la damina.

- Volevo proprio parlarvi, così vi ho seguito e ho sentito che non avete mantenuto il segreto! - Le ammonisce agitando il dito in segno di disapprovazione.

- Ma tu non sei una strega! - protesta Lisa

- Oh, sì che lo sono! Ma non per questo sono cattiva. Sono tutte bugie degli uomini che, non so più quanti cent’anni fa ci hanno perseguitato fino a farci scappare per sempre dalla terra. Voi mi credete, vero ? -

Le bambine non osano negare e restano lì trasognate a guardarla, rapite da tanta grazia, abbagliate da quel sorriso così dolce.

Dal divano la mamma si alza; le pare che qualcuno la chiami. Con cautela entra in cameretta.

- Bambine ? - Silenzio. Si china ad aggiustare le coperte attorno ai corpicini addormentati e spegne la lampadina per la notte. - Sognano…..- dice, tornando a sedersi accanto al papà, dopo aver chiuso per bene tutte le porte.

Lisa allunga la mano e riaccende la lucetta verde:

- Strega ? Dove sei?....-

Forse stavano davvero sognando perché nella stanza non c'è nessuno. Silvia guarda sotto al letto, Lisa si dirige verso l'armadio.

- Non c' è più! -

E invece … PLOFF! Eccola che riappare, seduta come niente fosse sul letto di Silvia.

- Scampato pericolo ! - dice - Avete i riflessi pronti, madamigelle ! -

- Dov' eri, che non ti abbiamo trovato da nessuna parte? -

- Non mi sono mossa da qui!-

- Ma se non c' eri, poco fa ! -

- Ma sì che c' ero… solo, ero invisibile.-

- Sai diventare invisibile ? - Un po’ spazientita la damina guarda Lisa:

- Non è il caso di meravigliarsi tanto, sai. Non sarò una gran strega, ma almeno quello lo so fare! -

Silvia, seduta sul letto, sembra una sonnambula, così imbambolata. Lisa è quasi tentata di darsi un pizzicotto per vedere se anche lei è proprio sveglia. Possibile che quella strana donna sia proprio vera? Come se avesse udito i suoi pensieri, Silvia si alza con fare incerto, cammina sul letto allungando le braccia e giunta vicino alla damina si ferma e si china a toccarle i capelli, l'abito luccicante, la lunga collana.

- E’ vera! - esclama, rivolta alla sorella. - E ‘ proprio vera ! -

La donnina, ridendo, se la prende in braccio e la stringe a sé:

- Certo che sono vera, per mille scope magiche !-

Lisa sbircia con un pizzico di gelosia la sorella e domanda, sostenuta:

- Bene, se sei vera e se sei una strega, come facciamo a sapere che non sei cattiva? -­

- Vieni qui, piccola. - Tirata per la mano, Lisa le si siede vicino, fingendo d'ignorare il braccio che le ha circondato le spalle. - Vediamo… potrei esaudire un vostro desiderio, per esempio. ­

- Io vorrei una bella torta ! - dichiara subito Silvia, già conquistata e fiduciosa.

- Povera me ! - si duole quella - Questo dovrebbe saperlo fare Gramigna e invece non riesce a far comparire nemmeno i cibi più comuni; per questo siamo mezze morte di fame! Provate con qualcos' altro, vi prego! -

Lisa la guarda storto, per farle capire che a lei non la si fa.

- Perché non fai apparire un... un... un elefante? - domanda con un sorriso malignosetto. La damina ha un sospiro di sollievo.

- Davvero vorresti un elefante? Ebbene ti accontento subito! Sarà un elefante speciale, beninteso, che apparirà e scomparirà a tuo comando. Vieni qui.-

Presa Lisa per la vita, le fa fare tre piroette, mentre canticchia:

- Si chiama Lisa questa bambina/ E vorrebbe una cosina/ Davvero poco ingombrante/ Si tratta infatti di un elefante/ Che sia cucciolo per favore/ Non importa quindi il colore !­ -

Il cuore delle bambine batte come un tam-tam quando, terminata la canzoncina, in mezzo alla stanza compare davvero un elefante! Piccolo e rotondetto, di un giallo canarino, l’inverosimile animale alza la proboscide e ammicca con due occhietti furbissimi.

- Non vi piace il regalo di Zizzola? - domanda rattristata la fantastica creatura, vedendole così perplesse.

- Sìììì…. - riesce a dire Lisa.

- Venite, allora, vi aiuto a salire. - Le bambine vengono issate senza sforzo in groppa all'animale, che si mette in marcia.

- Che bello! Che bello! - esulta Silvia.

Lisa accarezza il dorso dell'elefante, ancora incredula, poi sussurra:

- È mio, è mio! E' il mio pulcinotto, il mio Pio Pio!­

- Che bel nome! - approva affabile Silvia - Come diminuivo possiamo chiamarlo solo Pio, no? ­

- Pio Pio, elefantino mio, - canterella Lisa dando pacche affettuose al suo nuovo amico - sei proprio una meraviglia e si vede che sei bravo e ubbidiente. Quando io ti chiamerò a giocare con noi, verrai subito, vero? –

La damina conferma con un cenno del capo.

- E se vorrò mandarti via dirò: " Sparisci, Pio!" Oh...! Che succede ? -

Sotto di loro non c’e più la solida schiena che le reggeva, ma il vuoto! Meno male che sono finite sopra al letto di Silvia!

Mah! - protesta Lisa, guardando la damina che invece se la ride:

- Ah, ah ! Non dovevi dirgli di andarsene ! Come vedi, è molto obbediente! -

- Mi sono fatta male! - piagnucola Silvia, che si è spaventata parecchio.

- Oh, tesorino! - accorre la damina - E’ tutta colpa mia. Ma aspetta. Ho una parolina magica che guarisce ogni male. Dammi la mano. Ecco, la massaggiamo un po' e diciamo: "Guariss guaross, fai guarire la pelle e l' oss!" Visto che è passato? -

Silvia agita la mano verso Lisa:

- Non mi fa più male! Davvero, sai! -

Lisa si è fatta molto seria. Si capisce che sta per dire una cosa assai importante, perché ha la stessa espressione di papà quando prende qualche grossa decisione. Infatti, fissando intensamente negli occhi quella magica donna, dichiara: - Sei brava! -

Ed è come se le dicesse che ha passato un esame ed è stata promossa. La donnina capisce, perché l'abbraccia e le dà un grosso bacio sulla fronte; poi abbraccia anche Silvia e domanda, porgendo la mano ad entrambe:

- Amiche, allora? -

- Amiche ! - E tutte e tre si stringono solennemente la mano.

- Devo andare e voi dovete dormire. Domani vi aspetto al camper. Ci racconteremo tante cose... Verrete? -­

- Oh, sì che ci verremo ! - garantisce Silvia, con trasporto. Lisa alza una mano:

- Aspetta un momento, prima di andare. - Bisbiglia qualcosa all'orecchio della sorella che fa cenno di sì. Poi si dirige con precauzione verso la porta e l'apre delicatamente. In punta dei piedi, esce. Dopo pochi minuti è di ritorno con in mano un vassoio dal quale le ultime porzioni di budino emanano ancora un delizioso profumino. Mentre Lisa lo porge alla nuova amica, Silvia, per la quale il sacrificio è ancora maggiore, dice con magnanimità:

- Prendilo, tanto noi l'abbiamo già mangiato e voi avete tanta fame…-­

La donnina accetta, si posa un dito sulle labbra a ricordare il segreto, manda un bacio e …ploff! Sparisce.

III. Dalle streghe

- Anche oggi c'è un bel sole… - annuncia la mamma schiudendo le persiane.

- Sveglia, dormiglione! Giù in giardino ci sono già tutti i bambini che giocano.­

- Chiudi! - mugola Lisa, ficcando la testa sotto le coperte.

- Ma che sonno! Lo sapete che sono quasi le dieci? Volete proprio saltare la colazione a base di budino!-

Visto che non ottiene risposta, la signora Ittici se ne va a riordinare le altre stanze. Dopo tutto sono gli ultimi giorni di vacanza ed è cosi bello impigrirsi a letto, quando si può!

Budino… budino... quest' ultima parola della mamma si è inserita nel sogno di Lisa e non vuole andarsene... Budino… Un enorme budino le appare, con i suoi altissimi strati di cioccolato, crema e panna. Ritti in piedi i savoiardi, rossi di alchermes, sembrano un cerchio di soldati minacciosi….. BUDINO?! Aiuto! Lisa si scrolla le coperte di dosso. Del tutto sveglia si butta sulla sorellina, che ancora russa beatamente:

- Silvia, svegliati! -

- Ehi! - Protesta questa, sentendosi scuotere. - Silvia, il budino!

- Lo mangio dopo - Silvia si gira dall'altra parte.

- Ma non ti ricordi che l'abbiamo dato a... quella là? - la riscuote Lisa. Ancora carica di sonno, Silvia solleva la testa:

- Ma sei proprio sicura che non abbiamo sognato? -

- Ma non si possono fare due sogni uguali! E poi, abbiamo la prova! -

- Che prova? -

- Ma che tonta! La prova che non abbiamo sognato, no? Se la mamma non trova il budino, vuol dire che quella là é venuta per davvero! -

- Già. - ammette Silvia di malavoglia e continua: - Allora quelle streghe sono nel camper...

- E anche l'elefantino... - a Lisa brillano gli occhi - Ti ricordi che ci hanno detto di andarle a trovare?

- Siii, ma... brrrr...guarda, m’è venuta la pelle d'oca. -

- Per forza, è la tua pelle naturale! - La stizza di Lisa maschera la preoccupazione di essere lasciata sola ad affrontare l'impresa. Ma il tramestio che viene dalla cucina la riporta ad un problema più urgente.

- Non trovo più il budino ! - sta dicendo la mamma. Lisa guarda trepidante la sorella:

- E' la prova, Silvia! - Sorvolando sull'offesa, quest'ultima cede all'impetuoso abbraccio della sorella. La testa della mamma esce dal frigorifero per ascoltare Lisa, sulla soglia della cucina:

- L'abbiamo mangiato noi, mamma. -

- Come? -

- Ehm… Ieri sera, mentre guardavate la tele. Avevamo ancora fame…-

- Tu ci dici sempre che dobbiamo imparare a fare da sole... - spiega Silvia, con un sorriso disarmante. Davanti a tanta logica e presa alla sprovvista, la mamma non riesce ad arrabbiarsi. Le guarda con severità:

- Bene, bene. Ma visto che avete già mangiato ciò che doveva essere la vostra colazione, berrete solo il latte.-

Più che soddisfatte del risultato, le bambine trangugiano senza protestare il tazzone di latte fresco e sono pronte per scendere, quando suonano alla porta. Alessandra, la bimba che abita al piano di sotto, saluta: ­

- Buongiorno, signora. Possono venire a giocare Lisa e Silvia?-

- Stanno lavandosi i denti. Vai, vai a chiamarle. -

Un po' incerta, ricordando il bisticcio della sera prima, Alessandra entra in bagno:

- Ciao. Venite giù a giocare alla banda contro Andrea e gli altri maschi?-

Lisa, con voluta lentezza, controlla i suoi denti allo specchio. Non le pare vero di prendersi una rivincita:

- Se ben ti ricordi, ieri ci hai mandato via da casa tua e hai detto che non giocavi più con noi. -

- E poi non possiamo. Dobbiamo fare "un'altra cosa"… - rincara Silvia, con un'occhiata d'intesa alla sorella. L'amichetta resta confusa. Non si aspettava tanto astio, dopo un'intera nottata. Ma reagisce prontamente e, con finta indifferenza, risponde:

- Non me ne importa un fico secco. Volevo solo farvi un piacere. - Impettita come se avesse mangiato un attaccapanni, esce frettolosamente.

- Lisa, Lisa, - rimprovera la mamma - non è bello tenere il broncio aIle amiche.

- Non è per niente amica mia.

- E neanche mia. – rincara Silvia - Vuole sempre comandare, solo perché ha un anno più di me. -

- E per quello ti basta tua sorella ! - riconosce la mamma.

- Per lo meno io ho otto anni. - si giustifica Lisa, pronunciando otto come se dicesse ottanta.

- Capirai! - ride la mamma e, un po' impaziente: - Su, andate a giocare con chi volete. Ho ancora tante faccende da sbrigare.

- Sei una brava mamma - dice Silvia; lei non capisce bene il perché, ma ricambia il saluto con un grosso bacio ad entrambe.

Sono parecchi oggi i bambini al parco giochi. I più piccoli giocano nella sabbionaia con palette e secchielli o sulla giostrina; i grandi sono sparsi un po’ ovunque.

Sotto al salice, Alessandra sta tenendo un’adunata. Vedendo arrivare le due sorelle, bisbiglia qualcosa alle altre bambine che si girano, ostili. Ma Lisa e Silvia passano loro davanti senza degnarle di uno sguardo e si allontanano lasciandole di stucco.

- Se sapessero dove andiamo! - sogghigna Lisa.

- Dalle streghe? -

- Ovviamente! -

Con circospezione escono sul viottolo dietro al condominio, scavalcando la ringhiera. Si arrampicano lentamente tra l’erba alta, attente a non essere viste.

Tutt’intorno regna il silenzio. Silvia cerca la mano di Lisa che si è fermata davanti al camper:

- Forse sono già andate via… -

Lisa vorrebbe quasi crederle; si rammenta con improvvisa chiarezza le strane figure apparse il giorno prima e il tuffo al cuore che aveva provato. Ma non può permettersi che Silvia si accorga che le sue scure braccine hanno la pelle accapponata. Le stringe forte la mano e la trascina su per i gradini. Non è più possibile tornare indietro: la porta si è spalancata e la misteriosa damina tende loro le braccia:

- Che brave che siete venute! - Mano nella mano, attratte dagli azzurri occhi magnetici, le bimbe salgono fino a lei. Zizzola le fa entrare e: ­

- Vi presento Scabra e Gramigna, anche loro hanno avuto come me la disgrazia di precipitare sulla Terra.

Restando vicino alla porta, le bambine osservano di sghimbescio le due goffe figure. A guardare meglio, non sono così brutte. La grassona ha un' espressione bonaria e l'altra, a parte il nasone, ha due occhi acuti e accattivanti. Zizzola poi è luminosa più che mai e la sua voce è più dolce di quella della mamma:

- Vi ringrazio tanto per il budino. -

A fatica, Lisa risponde:

- Ehm, prego..-.

Rivolgendosi solo a Zizzola, il cui viso la rassicura, Silvia osa chiedere:

- Vi è piaciuto? -

Ma è il donnone che risponde:

- Oh! Oh! Per il veritiero non era troppo gustabile ! -

Il rimbombare del suo vocione fa sobbalzare le due bambine. Zizzola si adira:

- Grami, parla senza urlare. Non vedi che le spaventi? --

Gramigna si oscura in viso e fa una smorfia di dolore così comica che alle bambine scappa una risatina.

- Oh!Oh! - tuona allora ancora la donnona - Se ridono, non sono impaurate, no? Oh,oh! Volete sapere una cosa più ridicola? Dopo aver mangiato quella roba..beh…scusate, ma non tutti hanno gli stessi gusti, no?…E allora, dopo, mi è finalmente venuta in mente la filastrocca della “pappatoria”. Oh, oh! Ma nessuna delle tre se l’è sentita di mangiare altro!

Assordate e deluse per lo scarso successo del loro dono, le bambine sono tornate serie. Gramigna cerca allora di rimediare:

- Ma forse voi non avete fatto la colazio per colpa nostra. Oh !Oh! Ci pensa subito Gramigna! Sedetevi e ordinate: avrete la colazio dei vostri sogni. Parola della strega culinaria! -

Le bambine si guardano, poco convinte. Poi Lisa si decide a dire:

- A noi non piacciono le teste di rospo.-

- Oh! Oh! - Il riso di Gramigna le fa sussultare ancora - Ma certo! Quella è roba per streghe! Ma io so ploffare qualsiasi pappatoria. Su, coraggio, provate ! -

Un po' di vuoto allo stomaco e l'acquolina in bocca, fanno sciogliere la lingua a Silvia:

- A me piacciono le torte degli sposi. -

Gramigna aggrotta le sopracciglia. Con un filino di voce la bambina fornisce ulteriori dettagli:

- Quelle alte, tutte bianche, con i confetti in giro in giro…-

Gramigna si gratta la testa. La sagoma lunga e scura si muove verso il tavolo; in mano ha un bastoncino a strisce colorate:

- Facilis, facilissimus! Ih! Ih! - gracida; e con gesti fulminei, premendo a tratti il pollice sul bastoncino, disegna sul tavolo esattamente la torta dei sogni di Silvia.

- E' proprio quella! - esclama la bambina, avvicinatasi per quel tanto necessario a capire cosa stesse facendo. Gramigna si strofina le manone:

- Per mille alambicchi! Ho capito ! -

Si concentra un attimo e poi sciorina un'imbrogliatissima filastrocca:

- Ambarabà-Cicì-cocò / Tre civette sul comò / La Peppina la fa il caffè / E poi dice Aulì Ulè / Una torta come vuoi tu / Tulilen Blen Blu !. . . .-

Al "Blu", una torta tutta bianca, a più piani, inghirlandata di confetti e cioccolatini, con in cima due figurine di zucchero, copie perfette delle due sorelline, è apparsa sul tavolo. Gongolante, Gramigna fa accomodare le bambine strabiliate e ne offre loro due belle fette. Entrambe accettano senza tanti complimenti anche il bis.

Le mani agili di Scabra afferrano la miniatura di zucchero, la dividono con precisione e porgono a ciascuna bambina la propria immagine. Le sue dita, continuando volteggiare, si poggiano sulla cima della torta:

-Finis.- dice - Troppo, fa male. - Sotto le lunghe dita, la torta si abbassa, rimpicciolisce, svanisce. Silvia è assai rammaricata, ma Scabra le sfiora una guancia e le strizza l’occhio:

- Però ti lascio una parola magica . Quando vorrai una fetta di quella torta, dirai "Zurlì!" e la torta arriverà. Facilis!-

Silvia le fa un grato sorriso:

- Posso provare? Però non la mangio …- E senza aspettare risposta pronuncia ”Zurlì” e la fetta di torta le appare, sospesa in aria, proprio all'altezza della sua bocca.

Un’ammirazione sempre crescente si fa spazio nei cuori delle bambine; anche Scabra le ha ormai conquistate. Lisa vuol provare anche lei a fare la magia:

- Zurlì! Zurlì! Zurli! Ma perché a me non riesce ? -

- Un dono per ciascuna, no? Silvia ha la torta e tu hai Pio. - le ricorda Zizzola.

- Pio? Oh, mamma, lo avevo dimenticato! Posso uscire a chiamarlo? Qui dentro non ci sta e dietro al camper non ci vede nessuno! -

- Andate! Noi vi guarderemo dal finestrino. -

- Poi torniamo - assicura Silvia, dopo aver dato ancora un morsetto alla torta rimasta sul tavolo.

Sul prato, al riparo da occhi indiscreti tra un platano ed un faggio fogliuto, Lisa chiama Pio. Subito accorso, l'elefantino si accuccia a terra per farla salire e aspetta anche Silvia. Trotta tra gli alberi, accelerando il passo, accompagnato dalle grida di emozione delle padroncine.

- Vai piano, Pio. Voglio provare a stare in piedi come quelli del circo. -

­Lisa si alza con prudenza poggiando le mani sulla testa dell'animale poi, come si sente sicura, le lascia e si raddrizza.

- Anch'io! - grida Silvia. Lisa la aiuta.

- Che bello! Ci riesco anch'io! -

- Fermati qui, Pio. Voglio provare a salire su quell'abete. Guarda com’è facile, Silvia. Uh! Cosa vedo! Tutta la Conca dei Quadrifogli. C’è Alessandra: la vedo! -

- Salgo anch'io! - I grossi rami dell'abete offrono una buona sistemazione anche a Silvia.

- Che bel posto, Lisa! Li vediamo tutti. Stanno giocando alla banda. Oh! I maschi le hanno scoperte e stanno arrivando coi bastoni di gomma! Poverine, guarda come scappano!

- Fifone! Se c'ero io, restavo a combattere ! ­-

- Ma se non avevano neanche delle armi, poverine ! -

- E’ lì che sta l’intelligenza del capo! Mai farsi trovare senza armi, “ovviamente”. Io davo ad ogni bambina una pistola ad acqua e quando quelli arrivavano, li annaffiavamo tutti! Puah, la guerra! Che gioco da uomini delle caverne, come dice papà. E’ molto meglio giocare con Pio.-

Silvia ne conviene, ma si massaggia il didietro: - Scendiamo? Tanto se ne sono andati.-

- Ok. Però abbiamo trovato un ottimo punto d'osservazione, eh?-

-Si, ma la prossima volta ci portiamo un cuscino: i rami sono tutti nodosi…-

Dal finestrino del camper le streghe continuano ad osservarle divertirsi sulla groppa dell' elefante: ora in ginocchio, poi in piedi, senza mani, con un piede solo…. Quando ad entrambe comincia a girare la testa, decidono di scendere. Lisa accarezza la proboscide di Pio e gli promette di richiamarlo presto.

- Aspetta - Silvia vuole fargli un regalo. Gli mette una mano tra le zanne e pronuncia: “Zurlì!” Pio divora voracemente l'enorme fetta di dolce che ha afferrato al volo.

- Gli piace! Gli piace! - grida Silvia verso la finestra.

Lisa si coccola ancora un po' il suo giallo amico, poi lo saluta:

- Ora torna alla tua magica foresta, caro Pio. - Obbediente, l'animale svanisce.

- Lisa, come fai a sapere dove abita? -

- Non lo so, ma tutti gli elefanti vivono in una foresta, no? Solo che la sua è magica, ovviamente. -

- Ovviamente. - ripete Silvia seguendo la sagace sorella verso il camper.

- Uh, che galoppata! - Sfinita, Lisa si butta sul divano, tra Scabra e Zizzola. Questa le accarezza il visetto appuntito:

- Contente, allora? -

- Uh!Uh! - A Lisa sembra già di volerle un gran bene. Gramigna, frattanto, ha preso Silvia sulle ginocchia massicce e la fa saltellare:

- "Cavallon Giò Giò, prendi biada che ti dò, prendi scope in quantità, per andare a Blatisblà, Blatisblà salvezza mia, cavallone frusta via! -

Lanciata fino a toccare quasi il soffitto, Silvia riaffonda nella soffice ciccia di Gramigna.

- Evviva! - strilla la bambina e d'impulso abbraccia la donnona e le scocca un bacio sulla guancia arrossata. Due grossi goccioloni scendono su quel petto voluminoso e Gramigna sospira rumorosamente.

- Come sarebbe bello se a Blatisblà ci fossero dei bambini come voi! - Silvia cerca di consolarla:

- Non essere triste. Come noi, ce ne sono tanti di bambini. Vedrai che Ii trovi anche a Blablablà! -

- No, - nega Scabra con voce tetra - a Blatisblà ci sono solo streghe come noi.­ -

- Niente bambini? E che posto è ? ­-

- E’ il nostro pianeta, quello da cui siamo venute. -

- Un pianeta? Uno di quelli che stanno in mezzo al cielo, lontanissimi?-

- Proprio così. - annuisce Scabra. La sua voce è diventata tenebrosa e gli occhi neri brillano come luci emergenti da profondi abissi. - Dovete sapere che tanti e tanti anni fa...

- Lascia perdere, Scabra: non vedi che si sono già striminzite? - tuona Gramigna - E’ meglio che ve la racconti io, la nostra storia! -

- Ma se tu le fai saltare ad ogni parola, santissimus ! -

- E tu non parlare col naso, se no ti salta quel bitorzolus!

- Calma, sorelle! - interviene Zizzola – Le spaventate entrambe!

Lisa spinge in su il mento:

- lo non ho per niente paura e voglio sentire questa storia­.

- Raccontala tu, Zizzola - prega Silvia.

- Va bene, ma è una storia lunga e triste. Non so se vi piacerebbe.

Lisa si agita sul divano:

- Ma se ti dico di sì ! -

Zizzola scuote la testa. - Il sole è gia alto ed è mezzogiorno. La vostra mamma ha preparato il pranzo e so che vi aspetta. Dovete andare. Se fate tardi, potrebbero scoprirci. Ma saprete tutto la prossima volta.

Ha ragione e le bambine sono costrette a frenare la loro curiosità. Però Lisa, prima di uscire, vuole essere certa che Zizzola manterrà la promessa.

- Ci racconterete tutta la vostra storia, lo giuri ? -

Tra il serio ed il faceto, le tre donne si mettono la mano sul petto e promettono:

- Giuriamo di dire solo la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità ! -

IV. L’altra faccia della medaglia

Purtroppo per ben due giorni le due sorelline non sono potute tornare al camper. Sabato pomeriggio erano arrivati gli zii con il cuginetto Marco che, fanatico di automobiline, le aveva costrette per ore ad assistere alla sfilata del centinaio di macchine che aveva portato con sé. La domenica, il papà e la mamma avevano preparato tutto per una bella gita al lago.

Sempre allegre e chiacchierine ogni volta che si presentava una giornata di vacanza con i genitori, le bambine avevano invece distrattamente aiutato a caricare sull'auto il cesto del picnic, le sdraio, l'ombrellone ed il grosso gommone a motore. Con loro, in macchina, avevano portato un vecchio libro di fiabe e per tutto il tragitto lo avevano sfogliato più volte, soffermandosi a commentare fra di loro ogni illustrazione.

Sulla spiaggetta si erano rifiutate di giocare al pallone col papà: - Vogliamo prendere il sole e leggere le favole - avevano detto. Anche quando il papà si era alzato per mettere il gommone in acqua, aveva dovuto chiamarle perché vi salissero e Silvia si era portata il libro con sé.

- Perché te lo porti? - le aveva chiesto la mamma - Rischia di bagnarsi e non ti serve.

- Devo guardare le figure. - aveva risposto Silvia, risoluta. Il papà aveva messo in moto l'imbarcazione. La giornata era afosa e senza vento. Costeggiavano lentamente le rive del lago e, riflesse nell'acqua, venivano loro incontro le montagne d'intorno, ora scure, ora chiare, secondo l'estro del sole e l'abbondanza di vegetazione. Accucciate in fondo allo scafo, le bambine non cessavano di far scorrere le pagine del libro sulle ginocchia.

- Ma cosa ci sarà di così importante in quel libro, che è tutto il giorno che lo sfogliate !?­

Senza nemmeno alzare la testa, Lisa aveva laconicamente spiegato al papà:

- Favole. Favole di maghi, di fate e di streghe.-

- Ah. Ma devono essere veramente molto belle! -

- Beh, sì... cioè …le streghe, però finiscono tutte male.-

- E che c ‘è di strano? Visto che sono tutte cattive…-

- Ma come fai a sapere, papà, che sono "tutte" cattive, eh? Le hai conosciute, forse? -

- Ma tesoro, dicevo così per dire. Lo sai che le streghe sono dei personaggi inventati e che esistono solo nelle fiabe ! -

Lisa si era opposta:

- Non è vero! Io so che le streghe c‘erano, tanti anni fa, sulla Terra. -

- Davvero?- Papà era ironico.

- Sì. Me lo ha detto una persona che lo sa benissimo. E mi ha anche detto che gli uomini le hanno cacciate via! - aveva terminato Lisa, puntando un dito accusatore verso il padre.

- Ah, ma allora tu ti riferisci a quelle donne che nel Medio Evo venivano accusate di essere streghe e venivano messe al rogo! ­-

La mamma si era innervosita:

- Giulio! Cosa vuoi che ne sappiano! Stanno solo fantasticando!­ -

- Ma se Lisa lo sa! Glielo avrà spiegato la maestra. -

- Cosa vuol dire "mettere al rogo"? - era stata l'inevitabile domanda di Silvia.

La mamma aveva lanciato un'occhiataccia al papà.

- Beh, ecco. Era una maniera per uccidere le persone colpevoli di qualche delitto. Ma sono cose successe davvero tanto tempo fa - il papà cercava di rimediare - quando gli uomini erano ancora molto ignoranti e molto cattivi. Ora nessuno crede più ai diavoli e alle streghe e poi anche allora, molte di quelle persone riuscivano a fuggire.

Come sollevata da un peso, Silvia aveva esclamato:

- Certo! Scappavano tutte! E' molto facile farlo, per delle streghe: facevano una magia e scomparivano ! -

- Appunto! - aveva ghignato il papà e per chiudere l'argomento, fermato il motore, si era messo in piedi sul bordo della barca:

- Lo stregone Papuk, perseguitato dagli uomini, sparisce tra i flutti! - Con un tuffo acrobatico era veramente sparito sott'acqua per affiorare molto più lontano.

- Ohhh! Venite a fare le capriole con me, pelandrone!

Era proprio quello che desideravano: il sole aveva riscaldato anche troppo la loro pelle delicata ed il lago liscio e azzurrino era di una freschezza invitante.

- Vieni più vicino! -

Poi a turno si erano buttate fra le sicure braccia dello stregone Papuk a godersi un bagno refrigerante.

La giornata era volata via serenamente e sulla strada del ritorno, Lisa era tornata sull'argomento.

- Papà, ma se una sa fare "veramente" le magie, è una strega? -

- Ancora! Ma hai il chiodo fisso! Se sa fare veramente le magie? Certo che è una strega…Giusto?­ - Giusto. Ma se le magie che fa sono belle, è buona o cattiva? -

- Vediamo, vediamo. Se, per esempio io le chiedessi una borsa piena di soldoni, lei me li darebbe, secondo te?-

- Te li dà, te li dà! - aveva assicurato Silvia.

- Eh, allora è buonissima, altro che buona! - aveva concluso papà, tra la soddisfazione di tutti.

Da allora fino all'arrivo a casa, una strana metamorfosi aveva trasformato le due bambine svogliate di quel mattino in due garrule canterine che, lasciato in un angolo il libro di fiabe, avevano fatto concorrenza al papà nel cantare a squarciagola tutte le canzoni del loro repertorio.

La sera, ad ascoltare le parole della canzone inventata poco prima che si addormentassero, qualcuno avrebbe capito il perché di quel cambiamento. Già sotto le coperte, Lisa e Silvia avevanoduettato:

- Do­dodo! Domani vado via!

- Dadada! Da un'amica mia!

- Cococo! Conosco un bel segreto!

- Cococo!…… Con l'acqua e con l'aceto!

- Ma dormi, va ! - aveva concluso Lisa.

E l’indomani, con l'ansia di vedere l'amica della canzone, o meglio le amiche, hanno fatto velocissimamente colazione e, scese prima del solito, sono sgattaiolate indisturbate attraverso il cancello della palizzata del condominio.

La porta del camper è aperta e Zizzola è sulla soglia, impaziente.

- Finalmente, le nostre piccole amiche! -

- Siamo state al lago con papà e mamma - spiega Lisa, sedendosi senza complimenti sulle comode gambone di Gramigna, - e abbiamo scoperto la vostra storia. Ce l'ha raccontata papà !­ -

- Così sapete tutto? - domanda Zizzola, prendendosi in braccio Silvia che le risponde:

- Tutto, sai. Anche che volevano mettervi sul "robo".-

- Quale robo? Ah, sul rogo, intendi dire. Sì, sì, ma non pensiamo più a queste brutte cose. Ora che sapete, non parliamone più. -

- Oh, no, ti prego Zizzola, raccontaci perché volevano uccidervi. Noi non abbiamo paura, vero Silvia? -

- Ma non è una storia molto interessante! Vedete, io, Scabra e Gramigna e tante altre come noi, amavamo imparare a fare cose particolari, come c’è chi ama dipingere, o coltivare fiori. Io avevo una passione per il gioco di fare apparire e scomparire le cose. Quanto ho studiato per riuscirvi! Bisognava provare e provare ogni giorno, tante e tante volte. Se penso alla gioia di quel giorno in cui sono riuscita a diventare io, invisibile! E pensare che fu la mia rovina! Ricordo ancora l'emozione che provai! Andavo dappertutto, leggera più di una piuma: volavo sugli alberi, sui tetti, sui campanili! Poi mi venne la balzana idea di fare uno scherzo innocente ad un mio caro amico. Di notte, entrai nella sua camera da letto, mi avvicinai a Benigno che dormiva russando saporitamente e gli feci il solletico sotto i piedi. Niente. Allora cominciai a tirargli le coperte, a scuoterlo un po'. Lui si svegliò ed io mi ficcai sotto al letto e gli feci saltare il materasso. Al suo grido, cominciai a ridere. Lui urlò ancora di più! Allora io, perché non si spaventasse troppo mi avvicinai al suo orecchio e gli spiegai: ”Benigno, sono io , Zizzola. Non temere, sono solo diventata invisibile!” Non l’avessi mai detto! Il giorno dopo ho dovuto far fagotto e scappare. Quel traditore andava in giro a dire a tutti che ero una strega e che l'avevo torturato! -

- Povera Zizzola! ­

- Povera Zizzola? Perché non sapete quello che è successo a me, per mille cornacchie!

Distolte dall' opera di consolazione appena iniziata, le bambine esortano la strepitante Scabra:

- Racconta!­

- Io avevo il bernoccolus per la meccanica! - comincia stridula quella - E per fare tranquilla i miei esperimenti, mi ero costruita una casetta in mezzo ad un bosco. Un giorno, una graziosa fanciulla venne alla porta e mi disse di essere fuggita da una crudele matrigna e di vivere come me nel bosco, insieme a sette nanetti.­-

- Biancaneve?!­-

- Brave! Proprio così si chiamava. Biancaneve diventò mia amica e mi veniva a trovare di tanto in tanto. Io le avevo permesso di visitare il mio laboratorius e lei aveva promesso di mantenere il segreto .Non l'avessi mai fatto! Troppo tardi mi accorsi del brutto difetto che aveva la ragazza ! -

Lisa le tocca le mani nervose:- Che difetto, Scabra?-

- Provava ogni strumentus e a volte me li portava via. Mi sparirono un pettine e una cintura. Un giorno sparì una delle mie mele dormentis -

- La mela avvelenata?-

- Ma che avvelenata! Se fosse stata avvelenata, quella sciocca sarebbe morta, no? Era solo la mela che davo agli uccellini perché si addormentassero per qualche ora, quando dovevo fare esperimenti difficilis e avevo bisogno del massimo silenzius! Cercando la mela, trovai un torsolo a terra e capii che Biancaneve l'aveva mangiata! Temendo si fosse addormentata nel bosco, andai in giro a cercarla e trovai i sette nanetti inginocchiati davanti ad una bara di vetro. Dentro c'era Biancaneve ! Mi avvicinai per dire che non era morta, ma in quel momento arrivò un principe a cavallo e....­-

-..diede un bacio a Biancaneve che si svegliò - termina Lisa

- Come fai a sapere tutte queste cose, tu?­ -

- Lo hanno scritto su tanti libri! Poi il principe sposò Biancaneve e vissero tutti felici e contenti.-

- Così scrivono? Felici e contenti, loro! E non dicono quello che è successo a me? Lo sapete che le guardie del principe mi volevano imprigionare perché Biancaneve gli aveva detto che ero stata io a darle la mela? Per fortuna avevo con me la mia scopa meccanica e sono potuta fuggire, se no chissà che fine avrei fatto! Terribilis !­ -

- Povera Scabra! - le bambine la consolano affettuosamente.

- Che stupidi gli uomini a pensare che eravate cattive. Voi siete buonissime, perché fate le magie buone. - commenta Lisa - Solo le streghe che fanno le magie cattive, sono cattive. Ovviamente.-

Ma Gramigna non sembra d'accordo:

- E quali streghe hanno fatto magie cattive, per mille vespe impazzite? -

Lisa è imbarazzata:

- Per esempio...quelle che mangiano i bambini, sono molto cattive. Ma voi mangiate solo code di lucertola .Una coda, non serve molto. ­-

- Già - Silvia rinforza il concetto - noi la coda non l’abbiamo e stiamo bene lo stesso.

Ma Gramigna s'infuria di più:- Ma “chi” vi ha detto questa cosa orripilante? Questa grossa bugia?

- Sta scritto nella favola di Hansel e Gretel !­ -

- Hansel e Gretel, eh?Hansel e Gretel?­- spara il donnone.

Spaventata, Lisa si addossa a Scabra; Gramigna è rossa per la rabbia e gonfia come un pallone che sta per scoppiare:

- Vi racconto io la vera storia di Hansel e Gretel! Perché quella famosa strega che mangia i bambini sono io, sapete, io, che i bambini Ii adoro! -

Un singhiozzone le spezza il vocione. Possibile che proprio lei fosse la strega cattiva della fiaba?

- Racconta! - l'invita Lisa, tornandole più vicina. Gramigna non chiede altro.

- A quei tempi, - fa un sospirone - avevo anch'io una bella casetta nel bosco e ci stavo benissimo, lontano dagli uomini. Non potete immaginare come la gente sia curiosa e pronta a malignare su tutto ciò che le sembra strano! Io mi stavo specializzando in arti pappatorie. Quel giorno, - altro rumoroso sospiro - lo ricordo come se fosse adesso, ero riuscita a fare una cosa sensazionosa: avevo trasformato la mia casa in una torta gigantesca. Tutto era dolce; persino il camino era di cioccolato. Oh, era uno strabiglìo, una vera leccornia!...-

Gramigna si è interrotta, perduta nel suo ricordo, ma Silvia vuole sapere cosa successe poi :

- E allora? Continua ! -

- E allora arrivarono questi due bimbetti. Carini, sapete? Biondi biondi, con due occhioni come stelle. Piangevano, perché si erano perduti nel bosco e avevano tanta fame. Io mi sono sentita striminzire il cuore e gli ho offerto un po' della mia casa. Cominciarono a mangiare, a mangiare e non la smettevano più. Io pensavo: "poverini, chissà da quanto tempo non mangiano" e li lasciavo fare. Non mi lasciarono per terra neanche un gradino! Ma poi cominciarono i guai. I bambini si sentirono male: avevano tutti e due un gran mal di pancia e si lamentavano, si lamentavano. Io preparai subito una medicina che faceva guarire all'istante; ma si sa, le medicine non sono molto "gustabili" e quei bambini, annusata la boccettina, fecero una smorfia e si rifiutarono di berla. Io insistetti, alzando un po' la voce... e quelli volevano andarsene. Io li fermai, per il loro bene, s'intende. E allora:

- Prima, - mi fa il bambino, furbastro, - mostrami come fai a cuocere i tuoi dolci in questo grande forno­.

- Oh, è semplicissimo, - dico io - basta mettere le torte qui, vedi? -

- Ma c'e una torta là in fondo?- chiede la bambina.

- Dove? - dico io. E siccome non ci vedevo bene, metto la testa dentro al forno. Svelti come il lampo, tutti e due mi spingono dentro, chiudono lo sportello e scappano via. Capito?

Le bambine la guardano inorridite.

- Solo per non bere la medicina ? - chiede Lisa.

- Già.. E poi sono andati a raccontare che ero io che Ii volevo infornare, piccoli manigoldi sbaffacase! Così, dopo aver soffiato e faticato non so quanto per spegnere il fuoco ed uscire fuori, ho dovuto lasciare tutto ed andarmene, se non volevo finire bruciata per davvero. Eccola, la vera storia di Hansel e Gretel ! -

Ancora offesa per l'ingiustizia subita e affannata per il lungo parlare, Gramigna aspetta il commento delle bambine che sono rimaste zitte, impressionate dalla nuova versione della vecchia favola. Lisa emette un fischio:

- Che carognette, quei bambini!­ -

Silvia, nel tentativo di salvare la reputazione di tutti i bambini, molto compromessa dal racconto, azzarda:

- Forse volevano solo farti uno scherzo…-

- Uhm...può darsi - Gramigna non ci crede troppo, ma lascia intendere che, vista la loro comprensione, vuole essere generosa.

- Adesso sono certa che tutti i bambini vi vorrebbero bene - la conforta Lisa.

- Ssst! ­- Scabra si mette un dito sulle labbra, interrompendo le effusioni.. Sento la voce della vostra mamma che vi chiama dalla finestra della cucina.-

Lisa si affaccia al finestrino:

- Io non vedo e non sento niente. Come fai a sapere da così lontano che la mamma ci chiama ?­ -

Scabra sogghigna:

- Le streghe hanno le orecchie lunghe !­ -

- Allora sentite anche le voci delle altre streghe che sono suI vostro pianeta e loro sentono le nostre? -

- Blatisblà purtroppo è molto lontano anche per noi. Ma Santippe le avrà avvertite di quanto è successo. ­-

- Santippe? E chi è ? -

- La nostra gazza. Quando siamo cadute sulla Terra, le nostre scope si sono schiantate. Allora Santippe ha ripreso il volo per Blatisblà e quando tornerà ci porterà tre scope nuove e potremo ripartire. -

Silvia s'informa:

- Ma non tornerà subito, non è vero? Mi piacerebbe che starete...che stia...che state ancora con noi tanti giorni ! -

Scabra tira su col nasone:

- Che tesori che siete! Se tutti gli esseri umani uomini fossero come voi! -

- Magari adesso sono cambiati - arrischia Lisa e poi: - Che idea! Perché non vi mettete dei vestiti più …decenti, cioè più alIa moda e non provate ad uscire per vedere come sono adesso gli umani. Sono sicura che nessuno penserebbe che siete delle streghe. -

- Sì, sì, - approva allegra Silvia - potremo andare a Milano: Iì c’è tanta gente e nessuno ti guarda. Poi nessuno ci crede più aIle streghe; neanche se glielo dici tu, Scabra.

Scabra straluna gli occhi, diventando ancora più brutta: - Davvero? -

- Ci penseremo, ci penseremo - gongola tonante Gramigna, evidentemente attratta dall'idea, mentre alle bambine sorge qualche dubbio. Zizzola interviene, frettolosa:

- Chissà, forse, col vostro aiuto…ma adesso dovete proprio andare a casa se non volete essere scoperte; la vostra mamma continua a chiamarvi. -

- Oh, già. Scappiamo, Silvia. Torniamo nel pomeriggio! -

Anche quando sono quasi vicino al cancello, Silvia si ferma ad agitare la mano:

- Ciao! -

- Andiamo, Silvia, non vedi che non ci sono più, al finestrino? -

- Sciocca, non hai capito che "loro" sono streghe? Ci vedono lo stesso -! ­-

E, imperterrita, continua a sorridere e a salutare.

V. La commedia

Di solito alle bambine fa piacere che la mamma scenda con loro in giardino insieme ad altre mamme che si portano il lavoro a maglia o un libro da leggere; oggi, però, i loro propositi sono scombussolati da questa decisione. Sedute su di una panchina, Lisa sfoglia svogliatamente un giornaletto e Silvia gioca con i bottoni della sua camicetta, denominandoli secondo una buffa sequenza che li trasforma in re, regina, cavaliere o bambolina... entrambe pensano con uggia che sarà impossibile scappare al camper e si scambiano di tanto in tanto sguardi tristemente rassegnati. Quando la signora Fiuzzi scende con Alessandra e si siede a chiacchierare con la mamma, I'umore delle due sorelle non cambia. Lisa si alza e si allontana con Silvia; Alessandra si tiene a poca distanza da loro, fingendo noncuranza.

- Cosa facciamo, Lisa ? ­-

- Quello che vuoi. Tanto, dalle streghe non si potrà andare. -

- Giochiamo con Alessandra? -

- E chiamala. -

- Alessandra! Lisa ti vuole. -

Alessandra si avvicina a passi lenti:

- Che c’è? -

Guardandola con degnazione, Lisa risponde:

- La mia mamma vuole che andiamo d'accordo e che giochiamo con tutti. -

- Anche la mia - replica Alessandra con lo stesso tono di sufficienza.

Salvato l’onore, si rimettono insieme e, dopo un gran parlottare, decidono di giocare al teatro e di chiamare anche Elena, I'amichetta che piace tanto a Silvia che con gioia si offre di andare a cercarla, mentre Alessandra e Lisa vanno in garage, dove si farà lo spettacolo, per preparare la scenografia e studiare il soggetto.

- Facciamo un'avventura di Araba? - propone Alessandra.

Araba è una principessa, araba di nome e di fatto. E' sempre la protagonista delle storie inventate dalle bambine e gliene capitano di tutti i colori. Una volta salì su di una barca per fare una gita con le sue ancelle e fece naufragio su di un’isola abitata da pirati che usavano gettare agli squali le principesse che facevano prigioniere; ma Araba si esibì in una scatenata danza del ventre e i pirati cambiarono idea.

Un'altra volta Araba fu rapita da un principe che voleva sposarla, ma abitava in fondo al mare e lei non ci stava bene perché doveva mangiare pesce tutti i giorni; allora fece amicizia con un delfino che l'aiutò a fuggire, chiedendole in cambio la promessa di non mangiare mai più carne di pesce, promessa che Araba fece molto volentieri.

Questa Araba è diventata quindi un personaggio famoso alla "Conca dei Quadrifogli" e ogni volta che si decide di fare una commedia si ricorre a lei.

Alessandra continua:

- Facciamo che Araba questa volta era andata in un bosco e una strega l'aveva rapita e poi veniva una fata e la liberava. -

Ma la trama non va proprio bene a Lisa:

- Primo, è una storia stupida, - dichiara seccata - secondo, chi ti ha detto che le streghe rapiscono le principesse. Cosa se ne fanno?­ -

- Beh, le mangeranno­. -

- CHI ti ha detto che le streghe mangiano la gente? ­-

Alessandra non capisce perché la cosa le dia tanto fastidio.

- Oh, piantala sai. Se vuoi bisticciare, io me ne vado subito, ti avverto.­ -

- Io voglio solo spiegarti che tu di streghe non ne sai un bel niente di niente. Perché loro non mangiano nessuno e possono essere cattive ma anche buone, proprio come me e te, carina.­ -

- E tu come lo sai, carina?­ -

- Lo so perché...sono più grande di te. ­-

-Tu sei solo una peste bubbonica e una raccontaballe. -

- E allora, se vuoi tanto saperlo ti dirò che me lo ha detto una persona molto importante, ma non posso dire di più perché è un segreto. ­-

-Si, bella scusa ! ­ -

- E’ vero, è vero! - E’ arrivata anche Silvia - Le streghe esistono e sono buone ! -

- Sì sì, - conferma Elena, giunta anche lei; ha una vocina squillante ed una simpatica erre moscia, - la mia nonna mi vacconta che di notte le stveghe fanno tutte il givotondo attovno alla luna e vengono a vedeve se i bambini dovmono e a quelli che non dovmono fanno venive un fovuncolone sul naso! -

E poiché ama fare la buffona, si mette a saltare e a lamentarsi, con le mani sul naso, suscitando l’ilarità del gruppetto.

Ritrovata l'armonia, si torna a discutere con più calma e dopo un gran ragionare la storia è completata, le parti e le battute assegnate.

Alessandra ha ceduto e la strega ci sarà, ma sarà buona. Ora si cercano i costumi e mentre Alessandra ed Elena salgono a casa loro, Lisa e Silvia chiedono alla mamma la chiave della cantina per prendere qualche vecchio vestito dal baule.

- Un’altra commedia? - s’informa la mamma, contenta di vederle tutte insieme – Bene. Quanto costa il biglietto?

- 50 centesimi i bambini e un euro le mamme.

- Prezzi popolari! - commenta la signora Fiuzzi - Verremo in massa ! -

Nel baule in cantina, oltre all’occorrente per la commedia, c’è qualcos’altro di interessante.

- Questo vestito blu col colletto ricamato, andrebbe bene a Zizzola !­ -

- E questo qui a fiori va benissimo per Gramigna: guarda com'è largo! -

- Questa gonna lunga potrebbe star bene a Scabra. Io corro a nascondere tutto di sopra. Tu porta queste camicie in garage, presto !­ -

In garage Silvia trova le amiche già pronte e all'arrivo di Lisa si prepara la scenografia: un tappeto verde al centro sarà il bosco, una tanica appoggiata su di un tavolino, una fontana. Gli otto sgabelli da campeggio disposti in fila all'entrata del garage sono per la platea. Vestite e truccate, le bambine sono pronte per iniziare.

Lisa esce dal garage con una trombetta a chiamare il pubblico; Alessandra, con una scatola di cartone, sta alla cassa e le altre due aspettano, nascoste dietro ad un vecchio armadio.

- Peh peh, peh peh! Venite tutti, signore e signori, a vedere la commedia "Araba nel paese delle streghe"! Si paga poco! Venite, venite! Lo spettacolo sta per cominciare ! ­-

Le mamme, portandosi una panchina, si sono trasferite davanti al garage, dopo aver messo parecchie monetine nella cassa. Arrivano anche molti bambini: Andrea, fratello maggiore di Alessandra con l'amico Luca, le due gemelle Monica e Stefania, Lucia, Marzia e altri.

I più piccoli vengono sistemati davanti a tutti, su alcuni cuscini, poi Lisa presenta:
- Caro pubblico, ecco a voi la commedia: “Araba e le streghe"! - Applausi.

Lisa si ritira dietro l'armadio ed esce Alessandra, vestita di una lunga sottoveste di nylon rosa. Sui corti capelli biondissimi è posta una coroncina fatta con un nastro azzurro. Gli scuri occhietti vivaci hanno un'aria languida e le labbra rotonde si muovono lentamente.

- Oh, che stanchezza. Ho camminato troppo e mi sono allontanata dal castello. I miei piedi delicati mi dolgono! Mi siederò vicino a questa fontanella e aspetterò che le mie ancelle mi vengano a cercare. - Con grazia si inginocchia sul tappeto, ma la lunga sottoveste le si impiglia in una fibbia della scarpa e finisce scompostamente sdraiata per terra. Andrea subito ne approfitta per lanciare i suoi frizzi.

- Ah ! Ah! La principessa Cascherina ! -

Alessandra lo ignora e si rimette a posto, conservando la sua aria regale. Si apre la porta dell'armadio ed esce Silvia, che indossa una camicia da uomo, stretta in vita da un cordone; in testa ha un cappello a tesa che le scende sulla fronte e sulle guance due grosse macchie di rossetto. Il pubblico ride e Silvia avanza incerta verso la principessa, poi le viene in mente una cosa, torna in fretta verso l’armadio e ne riesce con un secchiello in mano. Andrea ne approfitta per fare un altro dei suoi commenti:

- E questa qui è la strega Scordarella ! ­-

Da dietro l'armadio si ode la voce stizzita di Lisa:

- E piantala, scemo! -

Silvia finalmente apre bocca.

- Buongiorno, ehm, signorina, ehm, principessa. Mi aiuti a prendere l’acqua? Io sono vecchia e mi stanco a riempire questo secchio.-

Alessandra prende pronta il secchiello e si alza.

- Ma certo, nonnina. Anche se sono una principessa, io sono giovane e forte: sedetevi qui e riposatevi un poco.­ -

Entrano in scena Elena e Lisa, a cavallo di due scope. Lisa ha un grembiule da cucina, una lunga collana e un cappello a visiera; Elena è completamente coperta da una camicia a righe e trascina un paio di ciabattone. Entrambe hanno le guance colorate di rosso e il minuto musetto di Elena quasi sparisce dentro ad un fazzolettone annodato alla contadina. Lisa la spinge con una gomitata ed Elena, che le stava nascosta dietro, salterella fino al centro del tappeto:

- Ehi, Silvestva, vieni a casa !­ -

- Sì, subito. Sapete che questa principessa è stata molto gentile con me? ­Lisa avanza:

- Brava! Ti daremo un premio. Vuoi venire con noi a visitare il nostro paese?­ -

Alessandra accetta con entusiasmo, sale sulla scopa dietro a Lisa e se ne vanno tutte dietro all'armadio.

Le mamme ed i bambini applaudono generosamente. Solo Andrea si diverte a fare cagnara:

- Schifo!Schifo! Mamma, buttami giù due pomodori maturi! -

Alessandra esce furibonda e gli salta addosso, ma Andrea, più grande e grosso, non la teme e continua a sbraitare: - Fate pena!­ -

- Ma vattene via! Mamma, fallo smettere! Ci rovina lo spettacolo! -

Rimproverato dalle mamme, Andrea si cheta ed il secondo atto comincia. La scenografia è cambiata.: il pavimento è coperto da un grande telo azzurro e al posto del tappeto, su di un lato , ci sono altre cose. Le bambine escono a cavallo delle scope e fingono un viaggio in cielo:

- Mi gira la testa ! - geme Araba, tenendosi una mano sulla fronte.

- Stiamo attraversando metà Universo, per forza! - spiega Lisa.

Scese dalle scope, . Lisa fa da guida:

- Questo è il nostro pianeta. Vedrai le meraviglie che ci sono!­ -

Alessandra, tenendosi la veste con le mani, s'incammina con loro e ad ogni passo finge di vedere chissà che.

Elena è una pessima attrice, invece, perché continua a soffocare le risa con la mano sulla bocca.

Silvia è attentissima a non scordarsi le battute: - Guarda questo fiore. Sai cos'e? ­-

- Noo­...-

- E' un fiore "Battinaso". Se dici una parolaccia, ti dà una botta sul naso. Prova, ma dirne una piccola, se no ti fa male.­-

- Aspetta che ci penso...scemina...ahi! - Silvia le ha dato un colpetto con la paletta. Lisa le si avvicina:

- Adesso la strega Scricciola ti farà vedere un'altra meraviglia. - dà un'occhiataccia a Elena che, toltasi la mano di bocca, non riesce a trattenere un risolino:

- Ih! Ih! Questo - prende un sasso dall’ angolo di oggetti ammucchiati - è un Sasso Matto, pevchè se lo tocchi ti fà fave le cose più stvane. Ih! Ih! Pvova! -

Lo mette così di colpo in mano ad Alessandra, che a questa sfugge e le cade su un piede:

- Ahi! - strilla Araba. E qui ridono tutti, non solo Andrea. Ma Lisa, con maestrìa, recita a soggetto:

- Hai visto? - grida ad Alessandra che salta ancora su di un piede solo – È stato il Sasso Matto a farti questo bello scherzo! E ora vedrai la più grande meraviglia del nostro pianeta. Guarda laggiù. Laggiù c’è un precipizio. Se ti butti…-

- Buttatevi, buttatevi tutte nel precipizio! - schiamazza Andrea.

-… ti troverai dove vuoi . Basta dirlo prima. -

- Davvero? Mi piacerebbe andare nel paese dei dolci.. -

- Bene. Andiamoci tutte. Pronti? Via! -

Lisa, seguita dalle altre fa un salto su di un materasso posato più in là. Raccogliendo gli oggetti sparsi intorno, ognuna canta i prodigi che le circondano:

- Che buone queste caramelle!­ -

- Guarda: gli alberi sono carichi di cioccolatini!­ -

- Invece dei fiori, spuntano biscotti! Mi riempio le tasche ! -

- Dalli anche a me, egoista! - blatera Andrea.

- Eccoteli! - Alessandra gli tira una manciata di sassolini, costringendolo a tacere.

- Ora è tardi. - stabilisce Lisa - Devi tornare al tuo castello. Chiedi di tornare sulla Terra e ti troverai a casa tua . -

- Grazie! Arrivederciiiii! –

Le streghe si allontanano sulle scope, mentre lei salta dal materasso su di un tappetino verde e invia baci verso di loro che salutano con la mano e spariscono dietro l’armadio.

Poi tutte e quattro si inchinano al pubblico, che applaude.

- Brave, brave! - le mamme lodano a gran voce e qualche bambino chiede persino il bis. Solo Andrea fa il guastafeste:

- Aiuto! Datemi un materasso che voglio scappare sulla Luna, dove non ci sono sorelle, né amiche delle sorelle! Rivoglio i miei soldi indietro ! ­-

- Ma se non hai neanche pagato! - lo accusa Alessandra, spingendolo via.

Comunque fiere del successo ottenuto, le bambine si dividono l' incasso. Alessandra ed Elena se ne vanno con la mamma a spendere i loro guadagni e le due sorelle si appartano su di un muretto. Fanno per l'indomani concitati progetti e lanciano occhiate furtive al camper… Ed ecco che alle loro orecchie giunge un sommesso applauso e tre voci diverse bisbigliano:

- Brave! Brave! Brave ! -

VI. Preparativi

Un raggio di sole solletica le palpebre chiuse di Lisa e s’infila tra le lunghe ciglia, quasi volesse riposare anch'esso, arrivando da un così lungo viaggio. Un altro corre tra i capelli di Silvia facendoli brillare, scivola sulle guance rosee e si lascia acchiappare da una manina tiepida di sonno. Poi, dalle fessure delle persiane è tutto un penetrare di fili luminosi che scacciano ogni ombra.

- È già mattino? - si chiede Silvia, sfregandosi gli occhi e stiracchiando le braccia.

- Per forza, c'è già il sole! - le risponde Lisa con voce impastata.

- Te lo ricordi, cosa dobbiamo fare oggi?­

Silvia si è seduta sul letto, di colpo sveglissima.

- Andiamo a portare i vestiti alle streghe e poi, quando la mamma va dal parrucchiere, le facciamo uscire e le portiamo a spasso!­

- Ssst! Non strillare! - la rimbrotta Lisa, sentendo aprirsi la porta. Silvia butta via le coperte e va incontro alla mamma.

- Buongiorno! - la voce della mamma è fresca come il bacio del mattino e mette buonumore, insieme ad una gran voglia di uscire, di correre a vivere anche questa bella giornata. Pronte in un baleno, le bambine sono già in cucina ad addentare pane e marmellata. Lisa, tra un boccone e l’altro, s’informa bene sui programmi materni e avuta la conferma che la mamma, nel pomeriggio, andrà prima dal parrucchiere e poi dalla zia Antonia che è ammalata, le garantisce che saranno bravissime ed educate e che non bisticceranno.

Vuotato d'un fiato il tazzone di latte, scappa poi in cameretta per infilare furtivamente degli abiti dentro ad una busta di plastica. Sull'uscio di casa, la signora Fiuzzi discorre con la mamma:

- Non si preoccupi, alle bambine ci penso io. E vada tranquilla: in giardino, pericoli non ce ne sono.­

- Mammina, noi andiamo giù a giocare. Dai, Silvia! -

Senza aspettare risposta, Lisa discende lesta le scale, seguita dalle proteste della sorella, costretta a raggiungerla di corsa.

È presto e molti bambini sono ancora alle prese con le attività mattutine; la via è libera e le due trottano di gran carriera verso il camper senza paura di essere viste.

La porta si apre non appena mettono piede sui gradini. Le tre amiche sono sempre felicissime di rivederle.

- Ieri non siamo potute venire perché abbiamo fatto una commedia­.

- L'abbiamo vista! E voi avete sentito i nostri applausi?­

- Eravate proprio voi?­

- Certo! - romba di nuovo Gramigna - Sedute per terra, vicino a quel birichino di Andrea.

- Come? - ma poi Lisa si da à un colpetto in fronte - Ah, già che sciocca! Eravate invisibili, ovviamente.

Zizzola annuisce. - Ma non si stava troppo comode, però. Andrea non stava mai fermo e ci scalciava addosso. A volte essere invisibili è scomodo, sapete.­

A Gramigna viene in mente un episodio e le bambine si mettono comode, per goderselo meglio. Una volta, ero in giro alla ricerca di erbe cucinerecce e per sicurezza mi ero ploffata invisibile. Quando, dopo aver camminato tanto, mi sono seduta vicina ad una cascina, ero così stanca che mi sono addormentata e al mio risveglio mi sono trovata addosso una enorme damigiana piena di vino! -

- Poverina! - la compiange Silvia - E come hai fatto a liberartene?

- Oh, è stato semplicissimo. Ho stappato la botte e ho bevuto tutto il vino! Dovevate vedere come era comica la contadina che correva disperatamente dietro alla botte vuota che io avevo fatto rotolare via!

Tutte ridono di gusto. Scabra abbassa il nasone e rimpicciolisce gli occhi curiosi:

- Cos'hai in quella borsa?­

- I vestiti per voi. - Lisa porge la sporta e le tre streghe la svuotano all'istante. Gramigna ha afferrato il vestitino blu e cerca di infilarselo:

- Io prendo questo!

Scabra, senza considerare la sua magrezza, ha scelto il pre-maman a fiori e se lo fa scivolare addosso. A Zizzola è rimasta la maxigonna rossa e una camicetta verde che indossa velocemente; in fondo, è la più presentabile, anche se la gonna lunga e la parrucca bianca lasciano immutato il suo aspetto di damina.

- Oh, no! - si dispera Lisa vedendole più impresentabili che mai.

- Cosa c'è che non va? - soffia Gramigna, tirando finalmente la testa fuori dal vestito.

Lisa apre la porta della toilette e mostra a Gramigna lo specchio rettangolare:

- Ma guardatevi un po'!­

- Mi sta un po' strettino.. - ammette a malincuore Gramigna che non riesce ad infilare le maniche.

- Questo era per Zizzola che è più piccola e magra ..- spiega con pazienza Silvia. Gramigna si volta a valutare le misure dell'altra:

- Uhmm...forse hai ragione. Lei è un “tantino” più magra. Zizzola, dammi il tuo vestito!

- Ma perché ? - protesta Zizzola - Questo mi dona moltissimo. ­

Nervosamente Lisa interviene:

- Questo era per Scabra, perché è più magra e più alta. Zizzola, per favore ! -­

Zizzola esamina Scabra che è finita dentro a una nuvola di fiori azzurri e si pavoneggia allo specchio:

- Uhm. Sì, forse è più alta. Scabra, fammi provare il tuo vestito e prendi questo.­

- No, io tengo questo ! - chioccia quella.

- Tu devi prendere questo, perché sei più alta! -

- Cosa dici ! Quello lo devo mettere io!­ -

Che guaio! Non si capisce più niente.

- Ehi! - Lisa è salita sul tavolo e grida, disperata. Le tre si chetano un poco e Gramigna viene liberata del vestito blu.

- Questo è per Zizzola, quello azzurro è per Gramigna che è più grossa e la gonna rossa è per Scabra che è la più alta!

- Ah, sìì? Proviamo - accondiscende Gramigna che forse ha capito di essere un "po'" grossa. Indossa il pre-maman e la taglia è perfetta, appena un po' corta sulle gambone a salsiccia che restano scoperte sopra al ginocchio. I fiori azzurri non s'intonano molto ai capelli rosso vivo, ma non bisogna essere troppo esigenti. Scabra sembra meno allampanata nella gonna rossa e Zizzola è graziosissima, più bella ancora della mamma, col vestitino blu. Silvia batte le mani:

-Come siete belle, così ! ­-

Ma Lisa non è ancora soddisfatta. Estrae dalla borsa una valigetta e ne sparge il contenuto sul tavolo.

- Ora pensiamo al trucco. Cominciamo da Zizzola, che è più facile. Siediti sul divano, che ti pettino e ti trucco alla maniera moderna.

Zizzola osserva divertita pettine, spazzola e tubetti.

- Agli ordini, madamigella.-

Lisa le porge uno specchio.

- Prima di tutto togliamo la parrucca, perché non si usa più. Oh, ma Zizzola! Che bei riccioli biondi hai! Sembri una mamma qualsiasi! - C'è sorpresa ed un briciolo di delusione nella voce di Lisa.

Zizzola, davanti allo specchio, muove la testa a destra e a sinistra, scuotendo i corti capelli ricciuti:

- Davvero? -

Un po' di cipria, una passatina di rossetto, ed è perfetta.

- Gramigna la preparo io, adesso – annuncia Silvia impaziente.

- Ma dai, faccio prima io! – la incalza Lisa.

Ma Gramigna accetta, bonaria:

- Sì sì, "preparami" tu, Silvia e Scabra la "preparerete" insieme. E' giusto, è giusto.

Silvia, al settimo cielo, si issa sul tavolo.

- Tu mi fai da aiutante - concede alla sorella spodestata.

Via la parrucca rossa! Ma chi l'avrebbe mai immaginato che sotto quella zazzera si nascondessero dei morbidi capelli castani?

- Grami! Perché porti la parrucca se hai dei capelli così belli?!­ -

- Già.. - Gramigna si guarda come se non si riconoscesse - Beh, sapete, sono tanti lustri che portiamo la parrucca che avevamo dimenticato di avere dei capelli veri!­ -

Silvia spazzola delicatamente la lunga chioma, affascinata dal cambiamento.

- Mettile un po' di cipria, così sembra più pallida e non si vedono tutte quelle lentiggini­. -

Silvia prende il piumino spazientita:

- Lo so da me cosa devo fare, Lisa.­

Un bel po' di cipria sulle guance e poi:

- Passami il rossetto.-

Lisa l'avverte:

- Poco, però, se no sembra di nuovo un pomodoro.

Silvia la fulmina con lo sguardo. Passa un filino di rossetto rosa sulle labbrone e riguarda la sua opera.

- Sei bellissima, Grami ! -

Anche Scabra si toglie la parrucca ed è la più meravigliata nel vedersi scendere sulle spalle dei lunghi ed ondulati capelli neri. Sembra quasi un miracolo: il nasone si è accorciato e il viso è più rotondo. Lisa scuote la testa.

- Che strambe che siete. Cosa portate la parrucca, se così siete molto più belle!

Scabra si guarda dubbiosa, si tasta i capelli, scopre la fronte e ritrova contenta un bitorzolo nascosto.

- No, questo lo copriamo con la frangetta. - Lisa riabbassa i capelli con una spazzolata energica e spolvera il viso giallognolo con una cipria rosata. Silvia riesce ad impadronirsi del rossetto e dà un po’ di colore alle guance e alle labbra troppo tese.

- Fantastico ! Scabra, sei una bomba! - urla Lisa

- Bellissima! - fa eco Silvia

- Ah, siete state bravissime! Chi ci riconoscerebbe a Blatisblà! Avete fatto un'abilissima stregoneria! - dice Zizzola.

- Sembriamo proprio delle donne? - domanda Scabra, un po' soddisfatta, un po' scandalizzata e prosegue: - Ma tanto che importa. Visto che siamo sulla Terra...­-

- E poi, le bambine dicono che siamo molto più belle! - gongola Gramigna, specchiandosi ancora. - Allora, usciamo? - e apre la porta - Da che parte si va? Sono impazientosa di vedere una città!­

- Un momento! - la ferma Lisa - Non possiamo, adesso. Partiremo nel pomeriggio, quando la mamma andrà dal parrucchiere.

- Allora - dispone Zizzola - vi aspetteremo davanti al cancelletto laggiù. Ci guiderete fino alla città e noi vi seguiremo.-

- Ma la città è lontana! - obietta Lisa - Dobbiamo andarci con l'automobile della mamma. Noi non possiamo guidarla.­

Le tre non capiscono:

- Un' astromobile? E che cos'è? ­

Oh, no! Alle bambine cascano le braccia. Come si può andare a Milano a piedi! E loro non sanno cos'è un'automobile! Silvia tenta una spiegazione:

- E' come una cassa con le ruote sotto e va veloce perché ha un motore, ma bisogna guidarla.-

- Motore? Allora niente paura, di motori me ne intendo benissimo! ­-

- …basta mettere le mani sul volante e accendere con una chiavetta… - continua Silvia

Scabra non sta più nella pelle. - Facilis! Ci troviamo tutte più tardi dentro la cassa mobile! - gargarizza, felice.

L’automobile è parcheggiata in una stradina laterale dietro al condominio e, dopo pranzo, le bambine vi si dirigono senza problemi. Al loro arrivo, la portiera posteriore si apre silenziosamente.

Con una certa apprensione, le due sorelle si siedono sui sedili, poi Lisa si affretta a domandare:

- Ci siete? ­

La voce di Scabra viene dal sedile di guida:

- Siamo qui! ­-

Dalla poltrona vicina, la voce sommessa di Gramigna avvisa:- Non possiamo tornare visibili! Allontanate quelle bambine!­ -

Dal finestrino Lisa e Silvia si accorgono che, procedendo a testa china in cerca di chissà cosa, stanno avvicinandosi Elena e Marzia, le due amichette che abitano come loro alla "Conca dei Quadrifogli".

VII. Si parte!

Lisa va loro incontro: - Cosa fate, voi due ?­ -

Marzia, piccolina di quattro anni, ha un sussulto, non avendola vista arrivare. Senza alzare il capo, interessata solo al ciglio della strada, Elena risponde:

-Stiamo cevcando un talpino che avevamo pveso e che è scappato. Dobbiamo vipovtavlo a casa sua!

Automaticamente, anche Lisa si mette a camminare con loro, scrutando tra l'erba. Davanti all'automobile della mamma che ostacola il passaggio, si bloccano. Silvia allunga la testa fuori dal finestrino. Con la sua voce cantilenante, Marzia le domanda:

- Hai visto un talpino grande così, con gli occhi a puntini? -

- No.­ - E anche lei scende a guardare per terra. Ed ecco, una piccola talpa nera appare, ma proprio appare, in mezzo alla strada, facendo: "squick, squick!”

Lisa l'afferra senza fatica e la porge alle bambine che, tenendola ben stretta, si allontanano di corsa verso il condominio.

- Meno male che mi ricordavo come sono fatte le talpe! - dice Zizzola, comparendo sul sedile posteriore. Lisa le si accomoda accanto:

- Ah, ecco! Mi pareva un po’ strana, la cosa ! -

- Via libera, allora? Vogliamo andare? Ho studiato un po' questa “cassa moventis” e non mi pare proprio difficilis ! -

- Devi mettere la chiave, Scabra! - le ricorda Silvia.

- Non mi serve! - Scabra incrocia le mani sul volante, aggrotta la fronte e muove impercetti­bilmente le labbra. La macchina scatta in avanti e di colpo parte a gran velocità. - Vacci piano, strabicocca! - strepita Gramigna, di sotto al sedile dove è finita; sta arrancando per rialzarsi, ma Lisa grida:

- A destra! - e Gramigna si ritrova al posto di prima. - Mi conviene restarci - brontola. Scabra è esilarante:

- Altro che carrozze e cavalli! -

Ha imboccato a tutta birra la provinciale.

- Ferma! Il semaforo è rosso! - Lisa chiude gli occhi; l'auto passa col rosso, evitando per un pelo una collisione.

- Oh Dio, non si guida così! Si passa solo col verde e poi si tiene la destra! -

- E perché?

- E' la regola!

- Pfui! Andiamo benissimus così ! -

Un camion proveniente dal senso opposto si avvicina pericolosamente, Scabra si sposta repentina a destra e saluta allegramente il camionista che si è fermato a protestare clacsonando.

- Ho paura ! ­- strilla Silvia. Zizzola se la prende in braccio:

- Scabra, vai più tranquilla e osserva le regole. Le bambine si spaventano.

- Oh, che molestia, ma se conduco in modo optimus ! -

E per dimostrarlo sfreccia a zig zag tra le automobili provocando un caos di frenate. Silvia singhiozza e Lisa si mette a strillare:

- Non mi fido! Non sai guidare! Torniamo indietro!

Scabra si gira, contrita:

- Oh, tesorini, perché fate così?

Lisa si allarma ancora di più:

- Guarda avanti!

- Ma sì, ma sì. Ora faccio in altro modo; vedrete che andrà melius!

Punta forte i piedi sul fondo, alza le braccia dal volante e farfuglia: - Blisky, Blasky, Katosky! - L'automobile si impenna come un puledrino, le ruote anteriori si rizzano e con un gran rombo del motore tutto si solleva per aria e… nell'aria va.

Le bambine, esterrefatte, guardano i semafori ed i pali della luce correre velocissimi sotto di loro; sulla lunga fascia bianca della strada le automobili si fermano, i clacson suonano, la gente esce gesticolando.

Che confusione! Gramigna, sedutasi al suo posto, osserva le bambine e scoppia in una risata:

- Allora? Va bene così? Ma come vi siete “stralunate” ! - E ride, ride...

- Ih! Ih! - sghignazza Scabra, additando le bocche aperte delle bambine.

Anche Zizzola ride, poi si mette a solleticarle sotto al mento. Le bambine si rianimano, le labbra si chiudono e si incurvano.

- Ah! ah! ah ah ! - Ridono, ridono tutte quante fino a farsi venire le lacrime.

- “Andiamo a Milano!” - intona Zizzola –“Ci andiamo piano piano; e a quelli che stan giù facciam “cucù cucù”! ­

A Milano ci arrivano in un battibaleno, proprio sopra la piazza del Duomo. Scabra atterra con perizia. La gente a Milano ha sempre fretta e pare sia abituata a vedere di tutto. Le cinque occupanti la strana vettura possono uscire con calma e mescolarsi alla gran folla che attraversa la piazza. Sapere cosa interessi alle streghe è impossibile. Il Duomo di Milano fa sempre a tutti un certo effetto, ma loro non lo degnano quasi di uno sguardo, mentre si fermano ad esaminare sfacciatamente gli abiti dei passanti. - Le donne vestite come gli uomini! - Sono i pantaloni a destare la loro ammirazione.

- E non le prendono per streghe! Che progresso!

Incollate davanti alle vetrine, chiedono mille spiegazioni. Silvia dirige il gruppo verso un negozio di giocattoli.

- Quella è la bambola che parla e danza. Questa qui piange e fa pipì.

- Davvero? - non fanno che ripetere le streghe.

- Sì , e io per il mio compleanno voglio quella lì, la Coccolona. E’ così morbida che sembra di ciccia vera.

- Davvero? - e poi Gramigna aggiunge: - Ma perché devi aspettare tanto? Prendiamola subito, visto che siamo qui!

- Ma mica te la danno gratis. Bisogna comprarla coi soldi, ai nostri tempi.

- Poffarbacco, lo so! Anche ai nostri tempi si faceva così! - Gramigna apre risoluta la porta del negozio e la commessa si fa incontro al gruppetto con un bel sorriso.

- Desiderate?

Gramigna si schiarisce rumorosamente la voce.

- Vogliamo la Chiocciolina .

- La Coccolona! - corregge Silvia.

- E' veramente una simpatica bambola. - La commessa la mostra alle bambine che l'accarezzano con delicatezza, poi ripone la bambola nello scatolone, lo incarta e lo consegna a Gramigna.

- Sono trenta euro.

Pronta, Gramigna si solleva il vestito, sgancia dai mutandoni un sacchetto di pelle e rovescia sul banco cinque monete luccicanti.

- Vanno bene, queste?- chiede. Poiché la ragazza è ammutolita, Gramigna interpreta il suo silenzio come un diniego e guarda interrogativamente le sorelle. Zizzola le fa un cenno, come per dire: "ci pensiamo noi". Ma prima che succeda un’altra stranezza, le mani della ragazza si impadroniscono delle monete.

- Ba... bastano queste!

Silvia si impossessa dello scatolone ed il gruppetto esce allegramente.

- Che brava persona! - commenta Gramigna.

- Io ho capito perché ha preso le tue monete invece dei soldi - dice Lisa, con l'aria di chi la sa lunga. - Perché le monete antiche valgono di più; il papà di Marzia ne ha tante dentro ad un libro e dice che valgono un tesoro!

Facciamo un’altra prova? - propone audacemente Silvia, che ha adocchiato una pasticceria.

- Possiamo entrare lì e mangiarci qualche pasticcino !

- Proviamo! Mi basta un minuto e avremo altre monete ! - accetta Zizzola - Però.. non vorrei che capissero che noi siamo streghe...

- Ma no, - la tranquillizza Lisa, a cui è venuta una gran gola - Non vedi che la gente nemmeno vi guarda? Prendi però la mia borsetta e metti lì le monete: non sta bene tirarsi su le gonne come ha fatto Gramigna. ­

Il cameriere, sollecito, fa accomodare le clienti su di un divanetto rosso e aspetta l'ordinazione.

Lisa, vista l'indecisione delle amiche, ordina per tutte cioccolata e pasticcini. Senza chiedere il permesso, Silvia si butta sul vassoio appena arrivato e colmo di paste e ingoia un cannolo alla crema. Lisa non protesta perché ha già in bocca un bigné. Quando il vassoio comincia a far notare il suo colore verdino e i baffi di cioccolato sono ben marcati ai lati della bocca, le bambine si rendono conto che le amiche non hanno toccato cibo e solo allora si ricordano dei loro gusti particolari.

- Chiediamo se hanno le code di lucertola ?

Per “santissimus”, no! - gracchia Scabra - Vuoi farci finire in carbone? ­

Lisa si sente molto egoista e vorrebbe fare qualcosa, ma in quel momento succede una cosa imprevedibile. Sul vassoio cosparso di briciole si sono posate quattro mosche. Scabra, fulminea, ne acchiappa due e con naturalezza se le porta alla bocca. Le bambine non si sono ancora riavute dalla sorpresa che Zizzola acchiappa le altre due con una rapidità felina e le inghiotte.

Non me ne avete lasciata neanche una, traditontole ! - protesta Gramigna.

Silvia indica la parete vicina e guarda Gramigna con attenta partecipazione.

- Hai buoni occhi - si congratula quella, alzandosi. Rapida quanto le altre, acciuffa la mosca, la mangia e torna a sedersi.

Al signore del tavolo accanto è andato di traverso il tè e pare abbia la tosse asinina. Sua moglie ha una brioche a mezz'aria e i suoi occhi si sono bloccati su Gramigna.

- Sono gustabili? - domanda Lisa.

- Uno strabiglìo ! ­- garantisce Gramigna - Sono molto rare a Blatisblà e quelle che ploffiamo noi non sono così saporose! -

Le mosche di Milano non conoscono i gusti delle streghe o sono molto stupide perché, invece di starsene lontane, ecco che ritornano in quattro sul vassoio. Questa volta è Lisa che informa, premurosa, ma già Gramigna ha prevenuto le sorelle e fatto il pieno. Il signore vicino sembra avere un attacco di convulsioni e il cameriere accorre.

- Si sente male, signore? – Ma la risposta è un barbugliare del tutto incomprensibile. Il cameriere con cortesia accompagna il cliente, sorreggendolo fino alla porta:

- L’accompagni da un medico, signora. –

Prima di uscire la signora, indicando l'originale compagnia che non si è accorta di nulla, articola debolmente: - Ma... mangiano le mosche!

Il cameriere non si preoccupa di capire, desideroso com'è di liberarsi di un eventuale fastidio e ripete meccanicamente.

- Sì signora, certo signora, buona sera signori.

Al tavolo delle streghe la conversazione è animata.

- ….poi c'è il puré di mosche, l'insalata di mosche, la torta di mosche alla fiamma...

Le bambine sono disgustate da quell’elenco e per rifarsi lo stomaco continuano a mandar giù grossi sorsi di cioccolata. I menu a base di mosche sono un'infinità e Lisa è costretta a supplicare: - Basta, per carità! Paghiamo il conto e andiamo! -

Allora Scabra si mette a tamburellare le magre dita sul tavolo e a mormorare strane parole strabuzzando gli occhi; ma Zizzola la interrompe, posando sul tavolo una moneta d'oro.

- Lascia stare, Scabra. Ho già fatto.

Scabra ci è rimasta male:

- Sarà velocis, ma con le dita dietro la schiena, non sempre riesce.-

Il cameriere guarda con sospetto la moneta che Zizzola gli ha dato.

- Un momento - dice. Dopo poco ritorna, più cerimonioso che mai: - Il direttore dice che la moneta vale molto di più e…..-

Per semplificare la faccenda Lisa lo interrompe: - Fa niente, tenga pure il resto.-

Il cameriere si profonde in mille ringraziamenti e corre ad aprire la porta. Ultima ad uscire è Zizzola:

- Buona sera signorina. Buona passeggiata e arri…..-

L' inchino ossequioso dell'uomo non ha impedito a Zizzola di pescargli una mosca sulla giacca e di ingoiarsela sotto al suo naso, offrendogli in cambio il più smagliante dei suoi sorrisi.

VIII. Incontro in cielo

La passeggiata continua senza intralci. Appesantite dall'abbondante colazione, le bambine si appoggiano sempre più alle braccia delle instancabili accompagnatrici. Dopo aver visitato "La Rinascente" che, con le sue scale mobili e le infinite qualità di merci, aveva mandato in visibilio le tre donne, Silvia comincia a rallentare il passo:

- Sono stanca ! -

Gramigna, che smania per vedere da vicino un tram scivolare sulle rotaie, solleva la bambina e se la mette sulle spalle. Pochi minuti dopo anche Lisa viene messa cavalcioni sulle spalle di Scabra che è stata preferita a Zizzola, perché dà la possibilità di osservare da un punto più alto. Un bambino indica le fortunate bambine al padre; umiliato, il genitore si carica il suo piccino sulle spalle. L'esempio è così contagioso che dopo poco tempo una serie di proteste infantili costringono i genitori a formare quasi un corteo di bambini in groppa agli improvvisati destrieri.

Dall’alto delle loro posizioni, con la visuale finalmente libera, i bambini si scambiano gioiosi saluti. A capo della lunga fila, Lisa e Silvia, elettrizzate, si levano in piedi e, mantenute in problematico equilibrio, lanciano alla comitiva grida festanti. In piazza del Duomo, il codazzo si ferma, impedito da una capannello di persone.

- Pistaa! - grida Lisa, e si protende per capire la causa di quell’assembramento. Dentro al cerchio della folla c'è la loro automobile, completamente circondata. Le giungono alcuni frammenti di frasi: “..giù dal cielo”, “bambine rapite”,” marziani”...“chiamare la polizia...”

Tre paia di orecchie ben più fini hanno afferrato il pericolo. Leste, le streghe si allontanano dalla piazza e si fermano solo quando si trovano in un vicolo semideserto.

Silvia, in braccio a Gramigna, è inquieta:

- E ora come facciamo a tornare a casa?-

- Per mille alambicchi! - la sbatacchia teneramente Gramigna - Non essere impaurata ! Che ci vuole a sollevare la cassa-mobile e portarla qui! Guarda un po', piccola.. E ...uno…e due ...non pesa nulla...! E adesso falla scendere tu, Scabra. -

Scabra agita le mani verso il cielo fissando un punto indeterminato e una nuvoletta blu comincia a scendere verso di loro e più si avvicina, più assume una forma ben precisa. Lisa applaude: - E' la nostra automobile ! -

L'auto atterra con un leggero ronzio; il motore è acceso e le portiere sono aperte. - Si riparte verso il cielo! - annuncia Scabra. Col suo carico al completo, l’auto decolla.

- La prossima volta porterò un cannocchiale; - dice Lisa - mi piacerebbe proprio vedere le facce di quelli che stan giù ! - Zizzola le allunga una grossa lente a forma di cucchiaio: - Prendi questa, va anche meglio. La usa Gramigna per leggere le ricette che si dimentica e che si trovano scritte sul Monte Culinaria.

Gramigna la guarda trucemente :

- Allora non l’avevo persa ! -

- Ohhhh ! - tripudia Lisa con la lente sull'occhio destro - Vedo proprio tutto!

- Cosa? - domanda Silvia che, pur aguzzando la vista non riesce a vedere che tanti punti neri sull'asfalto.

- C’è un vigile che fischia, gente che grida, gente che scappa! Che ridere ! -

- Fammi vedere ! -

Lisa le passa l 'occhialino.

- I bambini! - grida Silvia - Lisa, hai visto i bambini? -

- Quali bambini?-

- I bambini sulle spalle dei grandi! Ci salutano, ci salutano ! -

Lisa esce con metà corpo dal finestrino e si scalmana a salutare:

- Ciao Luca! Ciao Federico, ciao Maria! Ciao tuttiiiii!... -

Zizzola l 'agguanta per un piede:

- E' vero che se cadi posso riprenderti, ma sai che spavento ti prenderesti? -

Lisa. si calma:

- Com'è comodo essere streghe, però. Piacerebbe anche a me essere una strega! - Oh, sciocchezze. Abbiamo un po' di talento, è vero, ma non ha fatto la nostra fortuna di certo.

- Forse ai tuoi. tempi era così, ma adesso, sai Zizzola quante cose belle potreste fare! Adesso la gente speciale non va mica sul rogo, va alla televisione, perché diventa famosa!

- Ma loro mica la conoscono, Lisa! - E con solerzia Silvia si accinge a dare chiarimenti - La televisione è una scatola grande così con un vetro davanti. Sul vetro ci sono le persone che parlano, ballano, cantano, fanno tutto insomma.

- Terribilis! Deve essere una trappola mortalis ! -

Scabra, distratta dalla conversazione si è infilata in una corrente discensionale e non si è accorta che le case hanno differenze di altezza notevoli. Gramigna avvista per prima il pericolo:

- Scabra ! - bombarda - Apri gli occhi, c'e un muro! -

Una dura e liscia parete sta venendo loro incontro come una padella verso la sua frittata. Non c’è nemmeno il tempo di gridare ! Senza il minimo urto, l'auto si è fermata, incollata al grattacielo con tutto il suo carico, per uno strano fenomeno di magnetismo.

- Ho tirato il freno a mano. Facilis! - spiega Scabra.

- Ci conviene scalarla.- dice laconica Zizzola.

La posizione a ragno in cui si trovano non è dello più confortevoli ma, vista la calma delle loro protettrici, le bambine non si preoccupano oltre. Quelle che si stupiscono di più sono le streghe, che contano le finestre del palazzo.

- Ventiquattro! Non riesco a capire come fanno a farli stare su! - si scervella Scabra.

Al quarantesimo piano l'edificio termina con una spaziosissima terrazza.

- Alla buon’ora! Sgranchiamoci le gambe! Voglio riprendere la mia forma, mi sento tutta attorcigliata! -

Gramigna fa qualche passo zoppicando, Scabra si riallunga le ossa, mentre Zizzola e le bambine si affacciano al parapetto del terrazzo per vedere il panorama sottostante.

- Mi domando quanto tempo ci metteranno a scendere di qui!

- Ma c'è l'ascensore, ovviamente. E' velocissimo.-

- Ah sì? Più di una scopa.?-

E' chiaro che Zizzola non sa cosa sia un ascensore, ma Lisa lascia perdere la spiegazione troppo complicata e poi non sa proprio a che velocità possa andare una scopa.

La grande città ai loro piedi è uno spettacolo insolito anche per loro e le piace ammirarla. Dal fondo della terrazza sì è accesa la luce di una finestra che nessuno aveva notato: un bambino in pigiama batte con forza sul vetro.

Andiamocene! - ordina Scabra.

- E perché?- domanda Gramigna - E' solo un bambino.

- Sì, ma che razza di bambino? Non dimentichiamoci cha la maggioranza ci è nemica!

Silvia, che si è portata più vicino, le chiama:

Poverino, venite.. ha il morbillo ! -

Il viso del bambino che le osserva dalla finestra ora aperta è infatti tempestato di fitte macchioline rosse e gli occhi sono arrossati dalla febbre:

- Che sogno è mai questo? - domanda sbattendo le palpebre.

Lisa previene le altre, stando al gioco: - Siamo un bel sogno.

Silvia, che trova sempre strane le bugie di Lisa si mette a ridere.

- E tu perché ridi?-

- Sssst! - lo prega Zizzola - Non gridare se no ti svegli.

- E tu chi sei?-

Le streghe non osano dire la verità, ma Silvia passa senza problema alle presentazioni:

- Io sono Silvia, lei è Lisa e loro sono tre streghe.-

- Ma, Silvia! digli almeno che sono buone… -

- Lo stavo pur dicendo ! -

Al solito Lisa le toglie le parole di bocca !

Il bimbo continua a scrutarle. Questo sogno ha qualcosa di particolare…

- E che ci fate voi due con delle streghe? -

- Stiamo facendo una gita in automobile...-

- Non ci credo! Le streghe non vanno in automobile, ma sulle scope. Ora ho capito! Siete dei banditi travestiti! -

Le cinque negano recisamente, ma il bambino, preso da una grande agitazione corre a tirar fuori da sotto al letto un lungo fucile.

- Mani in alto! Vi ho colti nel sacco, manigoldi! Giù la maschera! Questa volta vi metterò a marcire in prigione, parola di Joe Pistola ! -

Tenendole sotto la mira del fucile, apre un cassetto e prende un rotolo di spago.

- Vi legherò come salsicce! - dice, con gioia sadica.

Bloccate così alla sprovvista da quel sogno perverso, le streghe sono rimaste immobili come statue.

Ma Lisa non ha nessuna voglia di essere legata da quel monello, sogno o non sogno. Tira la gonna a Gramigna con forza e per fortuna questa riprende vita :

- Un momento - tuona imperiosa - E se io ti ploffo una bella magia, ci crederai che siamo delle brave streghe? -

- Fagli sparire il morbillo - suggerisce Silvia alla quale quel viso maculato porta tristi ricordi.

- E voi sareste capaci di farmi sparire questa schifezza?

Più che una domanda, è un'accusa.

- Basta che tu lo voglia. - risponde Zizzola con la sua voce zuccherina.

Joe si arrotola indeciso lo spago intorno al polso. Lisa ne approfitta per chiedere:

- Vuoi vedere che magie mi hanno insegnato? -

E senza aspettare risposta chiama Pio, l'elefantino giallo che le si inchina davanti. Lisa gli sale in groppa con sussiego, guardando sprezzantemente Joe Pistola che ha lasciato cadere il fucile per terra.

Silvia non rinuncia al suo momento di gloria:

- Vuoi una fetta di torta? -

Pronuncia la parola magica ed offre la fetta subito apparsa al goloso sognatore che l’assaggia incerto, ma poi la divora. Ormai non ha più dubbi. Ci deve essere stato un scontro di sogni! Queste son proprio ottime magie! Con un certo rispetto, si rivolge a Gramigna: - E mi fareste guarire dal morbillo? -

Il donnone gorgoglia, bonario: - Per mille pozioni putrescenti! Ma certamente! -

Zizzola le ferma la mano già nella tasca.

- E’ meglio usare il mio metodo, Grami. Ricordati di Hansel...-

E senza attendere un attimo di più, prende tra le mani il viso di Joe, azzittitosi, e canticchia:

- “Ma cos’ha questo bambino?\ Si è sporcato tutto il faccino?\ L’ha dipinto un pittore un po’ brillo?\ Ma ohibò! È stato il morbillo!\ Ehi tu, brutto microbo rosso!\ Levati di lì, levati di dosso!”

Scabra e Gramigna fanno il coro: “Uh!Uh - Oh! Oh!”

Il malatino si tocca la fronte.

- E’ fresca! Mi sento guarito! -

Ma poi un doloroso dubbio gli rabbuia il volto: - Però questo è solo un sogno. Quando mi sveglierò avrò ancora la febbre e dovrò ancora stare a letto.-

- No, no. - gli garantisce Zizzola. - Tu sei “veramente” guarito. Ora noi saliamo sull’ “astromobile” e non appena saremo partite vai davanti allo specchio e datti un pizzicotto. Allora ti sveglierai e potrai renderti conto che il tuo viso non ha più nemmeno un puntino rosso. -

- Ok, ci sto . Partite pure.-

- Andiamo, prima che ci ripensi! - ingiunge Gramigna.

Su nel cielo, ormai lontane dal grattacielo, le bambine si scambiano a lungo l’occhialino per godersi la scena di Joe Pistola che, davanti allo specchio, continua a pizzicottarsi e a fare salti di gioia.

IX. Ritorno amaro

Scabra sorvola la città con destrezza, saltando i grattacieli, rasentando tetti e comignoli e tuffandosi poi nell’aria celestina. Le bambine si tengono aggrappate a Zizzola che ride ad ogni loro strillo d’aquila.

Oltrepassate le ciminiere delle fabbriche in periferia, le peripezie terminano e il viaggio di ritorno prosegue senza intralci.

L’automobile blu si confonde con l’aria più carica di azzurro e dalla campagna sottostante salgono stormi di uccelli che inneggiano canori all’abbondanza dei campi di granturco, ai provvidenziali boschetti ed alle fresche acque dei laghetti che occhieggiano tra le anse delle colline.

Silvia insegue, col naso schiacciato al finestrino, il volo di una coppia di rondini, persa nelle sue fantasticherie. Lisa sta invece pensando che deve essere molto tardi e che la mamma sarà già tornata e si agita sul sedile. Zizzola l’accarezza:

- Siamo arrivate. Vedi laggiù la “Conca dei Quadrifogli?” -

- Meno male, forse siamo ancora in tempo. -

Zizzola dà alcune istruzioni:

- Per prudenza è meglio che diventiamo tutte invisibili, così nessuno potrà vederci. Ferme con gli occhi, bambine: “Cussi cussi / Pussi pussi / Quando dormi forse russi / Ma se tieni gli occhi fissi / Tu sei sveglia eppur sparisci.”.!

Un formicolio pruriginoso partendo dai piedi sale fino alle orecchie delle bambine e di lì esce con un “ploc”, lasciandole leggere come piume e del tutto invisibili! Non solo il peso del corpo ha perso la sua consistenza, ma la forma non ha più nemmeno i contorni: si intravedono solo delle macchie d’aria più dense.

- Sembriamo dei fantasmi!

- Silvia, guarda! Anche la macchina è trasparente!

Scabra, lunga ombra cinerea, sta atterrando sulla stradina e parcheggia l’auto nel posto esatto in cui si trovava al mattino.

- Mirabilis! Che pilota che sono!

- Davvero, hai imparato subitissimus, Scabra. – si complimenta Silvia, guardando felice casa sua.

Le sembra di essere stata via da tantissimo tempo e non vede l’ora di riabbracciare la mamma. Peccato che non possa raccontarle la meravigliosa avventura!

Lisa ha avvistato Andrea e Alessandra e le parla a bassa voce:

- Ci stanno cercando!

- Lisaaa! Silviaaa!

Essere invisibili è quasi come volare; in un soffio hanno raggiunto Alessandra e il fratello e lo spiritello dispettoso di Lisa non può non approfittare di quell’occasione unica. Si avvicina ad Andrea e gli grida nell’orecchio:

- Marameoo!! - Il ragazzo fa un balzo come fosse stato morso da un serpente… e le due ombre fuggono via, pigiandosi la bocca con le mani.

In giardino vi sono varie persone: Gedeone che rastrella le aiuole, i bambini che girano in bici, un andirivieni di adulti indaffarati. Come due uccellini scherzosi le due incorporee svolazzano fra loro, su e giù. Solo quando sono sole in ascensore risentono il “ploc” della magia che ottura loro le orecchie e le fa divenire pesanti e stanchissime.

- E’ molto meglio essere invisibili. - commenta Silvia, osservando la sorella tornata a tre dimensioni.

L’ascensore si ferma e sulla soglia di casa la mamma è in attesa ed è serissima.

- Dove siete state tutto questo tempo, senza dire niente a nessuno?

Lisa ha già pronta una risposta :

- Siamo andate a giocare sul prato, dietro al camper…

- Ma allora perché non avete risposto ai bambini della signora Fiuzzi, quando sono venuti a cercarvi?

- Perché volevamo stare a giocare da sole…

- E tu che sei la più grande, non hai pensato che potevano essersi tutti preoccupati per voi?

Lisa china il capo; con questa storia della più grande, ci rimette sempre lei. La mamma, in compenso, sembra meno arrabbiata: in fondo non hanno corso alcun rischio, né sono andate lontano. Certamente, prese dal gioco, non si erano rese conto di quanto tempo fosse passato. Conserva comunque la sua aria severa:

- E perché questa sia la prima e l’ultima volta che facciate una cosa del genere, domani ve ne resterete in casa tutto il giorno.

La sera, al ritorno del papà, la mamma racconta l’accaduto e le bambine devono subire un’altra ramanzina. A tavola, sono tutti taciturni. Le bambine non toccano quasi cibo e sono stanchissime.

- Posso andare a letto ? - domanda Lisa.

- Non mangi? - Papà teme di aver esagerato coi rimproveri - Su, da brave, mangiate. L’argomento è chiuso, ormai. Sono certo che non vi comporterete più così.

- Ma io non ho fame.

- Nemmeno io. - Silvia sbadiglia, poggiando la testa sul braccio.

Poiché di solito non si fanno troppo pregare per mangiare, è chiaro che non hanno proprio appetito.

- Va bene, - si arrende la mamma - andate a letto, se volete.

Le bambine si alzano, mogie mogie.

- Con quel vocione che hai, le spaventi sempre troppo! - dice incollerita la mamma.

- Ma cosa ho detto ? - protesta il povero papà.

Se sentisse i discorsi delle figliole, non si sentirebbe in difetto. Mentre si preparano per la notte, le due sorelle commentano allegre i momenti più belli di quell’indimenticabile giornata e Silvia ha poi la gradita sorpresa di trovare la Coccolona tra le lenzuola. Decidono di tenerla una sera a turno e, fatta la conta, tocca per prima a Silvia che generosamente la cede a Lisa per qualche minuto.

Quando poco dopo la mamma entra nella stanza per dare il bacio della buonanotte, le trova già addormentate.

- Chissà quanto hanno giocato per essere così sfinite! - dice il papà.

E per dimenticarsi di avere una casa! - sorride la mamma, baciandole teneramente sulla fronte.

X. In casa

Un violento acquazzone scroscia rabbioso e, aiutato da un forte vento, si abbatte rumorosamente sui pini e sui salici, facendoli dondolare mestamente. Lo sbatacchiare di una persiana semichiusa ha svegliato le due sorelle. Lisa allunga il braccio verso il letto di Silvia e prende la Coccolona. Silvia apre gli occhi:

- Senti che acqua! Non ho dormito tutta la notte!

- Ma va! Quando mi sono svegliata, tu dormivi come un sasso!

- Non è vero! Avevo solo gli occhi chiusi ! ­

Lisa adagia la Coccolona nella culla di vimini vicino al suo letto e la ricopre con una copertina di lana. Silvia la osserva col musetto imbronciato. Come se la bambola fosse sua!

- Volevo tenerla ancora un po’...- dice

- Ma sì! Tanto piove e non potremo uscire. Possiamo giocarci tutto il giorno, sai.­

La mamma entra a dare il buon giorno, sorridente come ogni mattina. Silvia le butta le braccia al collo e Lisa le si attacca alle gambe:

- Mammina, siamo ancora in castigo?­

- Castigo o no, non credo che potrete uscire per oggi. Sentite che diluvio! -

­Sollevate dall'atteggiamento conciliante della mamma, le bambine si mettono a saltare sui materassi:

- Piove, piove! La gatta non si muove !

- Incominciate a lavarvi e a vestirvi e lasciate in pace i materassi! - ­ordina la mamma, con una reminiscenza di durezza. Lisa si mette sull'attenti e si tocca la fronte con la mano:

- Ok, mio capitano! - prontamente imitata da Silvia.

Quando, dopo mezzogiorno, la mamma entra in camera per invitare le bambine ad andare a pranzo, le trova tranquille, in mezzo ad una confusione di bambole, box e carrozzine.

Dopo pranzo, un pallido sole ha fatto capolino tra le nuvole e le bambine si appostano ai vetri della finestra, nella speranza che il sole vinca la sua battaglia e torni a padroneggiare in cielo. Ma le nuvole grigie hanno nel vento un potente alleato che le trasporta e le ammassa senza sosta; il sole è di nuovo prigioniero e lampi e tuoni decretano la vittoria finale della pioggia.

- Niente da fare! - sospira Lisa, cancellando con un gesto brusco i disegni fatti sui vetri appannati - Senti che fracasso!­

Proseguono, così, il gioco del mattino, ma ad un certo punto Silvia si dice stanca di fare sempre la zia e vuole essere lei la mamma della Coccolona. Lisa ci mette tutta la sua parlantina per convincerla che è molto più importante essere una zia, ma questa volta Silvia non cede e cominciano a bisticciare.

- Glielo dico alla mamma! -

- Brava! Così vede la Coccolona!

La sorellina si spreme con forza le meningi:

- Allora...lo dirò alle streghe!

PLOFF! PLOFF! Eccole lì, tutte e tre!

- Chi ci ha chiamate ? - canterella Zizzola, con malizia.

- Ucci ucci, sento odore di bisticci ! - fiuta Scabra.

Ma che importanza ha ormai ogni altra cosa ? Adesso che ci sono loro, tutto cambierà!

- Evviva! - gridano le due litigiose, tornate di colpo in sintonia - Restate a giocare con noi!

La proposta è molto allettante, ma anche rischiosa. Ecco infatti la mamma che attraversa il corridoio ed entra nella stanza; ci avrà messo mezzo minuto, ma è bastato a far sì che le ospiti svanissero d’incanto.

- Che brutto tempo, bambine! Non siete stanche di giocare sempre allo stesso gioco?

- Noo! Adesso ne stiamo incominciando uno nuovo, forse !

- Ah sì? Avevo pensato di scendere a prendere il tè dalla signora Fiuzzi, così potreste giocare con Alessandra.

- Sì, sì, mamma, vai, così ti riposi un po’ ! Ma noi restiamo qui. Stiamo giocando così bene, da sole!

- Ma mi dispiace lasciarvi sole…-

Silvia l’abbraccia alla vita: - Vai, mammina, vai ! -

- Va bene…andrò… Ma se cambiate idea - aggiunge, ancora incerta, prima di uscire - venite giù. -

- Sì, sì - rispondono all’unisono le due, accompagnandola fino alla porta. Tornata la calma, ecco riapparire le tre invisibili. Zizzola è sul letto, Scabra sul tappeto e Gramigna sta seduta in poltrona.

Lisa si sdraia sul tappeto :- Evviva, finalmente sole! A che gioco giochiamo? -

Gramigna la solleva con le sue braccione e la lancia verso il soffitto: - A fare un po’ di ginnastica! - grida; e mentre la riacchiappa con un braccio, con l’altro fa volare anche Silvia e la fa atterrare sul suo pancione.

- Urrà! - si contorce Scabra, saltando come un canguro. - Adesso dovete imparare a fare il salto “mortalis”. Guardate me ! - e, prima di toccare il tappeto, fa una spettacolare capovolta.

Sembra una cosa così facile, che Lisa ci vuol provare… e subito ci riesce! Anche Silvia, con l’aiuto di una spintarella di Zizzola, osa tentare…e l’acrobazia è perfetta!

- Facilis! - urla esaltata, rimbalzando come una palla.

Il baccano è tale che nessuno si è accorto che la porta d’ingresso si è aperta. Alessandra, salita in cerca delle compagne, si ferma perplessa sull’uscio. Strane voci e strani rumori provengono dalla camera delle amiche. Timorosa, chiama con voce sommessa:

- Lisaa? -

Nella stanza succede un putiferio: Gramigna piomba sul pavimento e da lì si dimena come se l’avessero pizzicata un migliaio di formiche rosse; Scabra e Zizzola, in volo verso il soffitto, cozzano le teste a metà del doppio salto mortale e finiscono a gambe all’aria sul tappeto. Traballanti ed intontite, le tre farfugliano qualcosa e si dissolvono.

Alessandra è appoggiata al muro del corridoio con le gambe tremolanti. Lisa spalanca la porta e l’apostrofa sgarbatamente, le mani ai fianchi:

- Cosa vuoi? -

- … chi c’è ? -

- E chi ci deve essere? -

- Ma io ho sentito delle voci e delle grida…-

- Embèh? Era la radio. - Lisa la guarda con aria di compatimento - Ti sei presa fifa, eh? -

Alessandra entra con finta calma nella stanza: - Figurati! -

Non c’è proprio nessuno. Che sciocca era stata! Se lo sapesse Andrea, chissà come la deriderebbe !

- Ero venuta per giocare con voi. -

Lisa scrolla le spalle, Silvia si siede sul letto, scontenta. La nuova venuta le guarda, sfiduciata. Tutto di loro è inconsueto, da un po’ di tempo. Prima la cercavano, la pregavano di giocare; adesso la trattano con sufficienza, non la cercano più, come se avessero altro da fare e a cui pensare:

- A cosa stavate giocando? Posso giocare anch’io?

- Veramente , “noi”, stavamo facendo le acrobazie: le capriole, la ruota, il salto mortale doppio …- Lisa accompagna l’informazione con un’occhiata malevola.

“Che fandonia è mai questa?” pensa l’amica, ma pronta reagisce:

- Va bene. Incominciate voi!

Silvia, ignorando gli ammiccamenti della sorella, prende allegramente una rincorsa e Alessandra la vede volteggiare in un doppio salto mortale e ricadere, perfettamente in piedi! Lisa, allora, non resiste a pavoneggiarsi a sua volta e si lancia in alto per eseguire una doppia capriola a rovescio. Mentre, sbalordita, Alessandra non riesce ancora a credere a quello che ha visto, Silvia, angelica, la esorta:

- Prova anche tu. E’ facile, sai: basta avere un po’ di coraggio.

Per non apparire codarda, ma sicura di fare ben poco, la biondina tenta un salto e… si sente sospingere da una forza sconosciuta fino al soffitto, fare una piroetta …e tornare giù!

- Bene! Hai visto com’è facile?

Trascinata dal successo, Alessandra ci riprova e, insieme alle amiche, inizia una sarabanda di giravolte nell’aria, di contorsioni e ruote avanti e indietro e di ricadute in perfetto stile olimpionico!

Le evoluzioni, le grida ed il divertimento durano finché si fa sera e la mamma rientra, accompagnata da Andrea che è venuto a riprendersi la sorella. Le tre bambine, rosse ed accaldate, ma non ancora stanche, guardano in cagnesco l’intruso e Alessandra cerca di liquidarlo:

- Vengo subito. Vai giù.

- No, tu vieni con me. E’ già arrivato il papà e tu devi ancora fare il bagno.

La ribelle si decide a seguirlo, ma vuole rifarsi:

- Sai che ho imparato a fere la ruota e il doppio salto mortale?

- Sì…e la matta uscita dal manicomio…

Lisa non può frenarsi dal dare una lezione a quel presuntuoso:

- Domani te lo faremo vedere noi se siamo matte. Daremo uno spettacolo in giardino.

- Uh, sai che spasso! – Andrea le beffeggia – Signore e signori, vi presentiamo il circo delle matte!

- Ride bene chi ride ultimo! – sentenzia Lisa, spingendolo con forza verso la porta.

- Ciao, bambini! - saluta la signora Ittici, sporgendo la testa dalla cucina, dove si accinge a preparare la cena.

- Buonasera, signora. - risponde compitamente Andrea.

- Buonanotte, signore! - lo motteggia Lisa, dandogli un altro spintone. Una volta fuori, arriva l’augurio di Andrea: - Che il diavolo vi venga a tirare i piedi!

XI. Noie in giardino

Rosicchiandosi le unghie Lisa guarda irrequieta dalla finestra della cucina. Sono appena le nove del mattino ma il sole ha già asciugato le tegole dei tetti; è riuscito anche a prosciugare le nere pozzanghere sui sentieri del giardino e gonfio e tronfio domina un cielo limpido e terso. Con la consueta lentezza Silvia sta finendo di consumare la sua tazza di latte e biscotti. Rimasta quasi senza unghie, Lisa si spazientisce:

- Silvia, io vado !

- Aspettami, dai !

- E sbrigati, allora!

- A mangiar piano, si digerisce meglio, lo dice sempre il papà.

Lisa sta per risponderle poco gentilmente, ma la sua attenzione è richiamata alla finestra. Un gruppetto di bambini, tra i quali Andrea, sta seguendo Alessandra che li guida su di un prato e li fa sedere a terra. Lisa spalanca la finestra e ode Andrea proclamare beffardamente: - Adesso signore e signori assisterete al doppio salto mortale di Alessandra Fiuzzi! E se ci riuscirà, vi prometto che mi vedrete mangiare un chilo di questa erbetta ! Ah! Ah! - I suoi amici Luca e Mario ghignano e si danno manate sulle spalle. Alessandra li guarda con disprezzo. Dalla finestra Lisa le urla: - Ehi ! Non cominciare senza di noi ! - Ma Alessandra non vuole dividere la gloria con nessuno. - Attenzione ! – annuncia. Tutti gli occhi sono su di lei, compresi quelli inveleniti di Lisa, che la vedono prendere una lunga rincorsa, spiccare un salto, inarcare la testa per un’aerea capriola…e batterla duramente sul prato, cadendo lunga distesa. E’ un’ovazione di risate!

Alessandra si rialza, frastornata, ma non osa riprovarci. Quello che ieri sembrava facilissimo, oggi è diventato impossibile, lo sente. Schernita dai bambini intorno a lei, alza gli occhi alla finestra dove sono affacciate le due sorelle, quasi accusandole, con gli occhi lucidi.

- Ben ti sta. - si sfoga Lisa

Mortificata e piangente, la bambina fugge via, inseguita dal coro dei bambini:

- Ben ti sta ! Ben ti sta ! -

Considerando che in fondo si tratta di sua sorella, Andrea se la prende con le due alla finestra:

- Venite voi, allora ! Vediamo se siete più brave di lei, equilibriste balliste !

Lisa si ritira, sbattendo i vetri. Silvia è pronta per scendere, ma Lisa la ferma:

- E’ meglio provare, prima.

Il suo presentimento era giusto. La mamma, dal soggiorno, le guarda ripetutamente cadere sul tappeto, come sacchi di patate:

- Che razza di ginnastica è mai questa?

Massaggiandosi il didietro, le due, funeree, escono di casa, lasciando la mamma senza risposta.

Giù, si dirigono dalla parte opposta a quella da cui provengono le voci dei bambini. Sotto al salice, ben nascoste, discutono sul fatto.

- Ovviamente, era una magia delle streghe; ma perché non ha più funzionato ?

- Mah ! Forse se ne sono andate via ?

- Senza nemmeno dircelo ?

- L’unica cosa da fare, è andare subito al camper. - Lisa scosta le foglie del salice - Porca miseria! C’è Alessandra ! -

Ma Alessandra ha fatto in tempo a vederle e ha una gran voglia di scaricare la sua rabbia per lo smacco subìto:

- Cosa fate lì ? Perché non andate a far vedere le vostre acrobazie ?

- Non ne abbiamo più voglia, dopo la tua figuraccia. Dovevi aspettarci, visto che ti sei dimenticata tutto quello che ti abbiamo insegnato !

- Ah sì ? - Alessandra avverte, nel tono di Lisa, una certa preoccupazione - Invece mi sa che anche voi non le sappiate più fare, se no sareste là a darvi cento arie !

- Eh già ! - fa Silvia, meritandosi un’occhiataccia da Lisa.

- Eh già, cosa ?

Silenzio.

- Ah, è così ? Non siete più mie amiche, se non mi dite il perché ! - le minaccia Alessandra, battendo forte i piedi per terra - Guardate che vi ridò la pace e non la rifarò mai più !

Lisa le fa una smorfia e la sorellina guarda in alto. L’amica attende ancora un po’, sfidandole con lo sguardo, poi volta loro le spalle:

- Addio per sempre, allora ! -

Dopo aver atteso alcuni minuti, Lisa sposta un ramo.

- Se ne è andata; proviamo a uscire. Se non c’è nessuno, scavalchiamo la ringhiera e via! Ok ?

- Ok.

Sgattaiolando fuori, arrivano fino al muretto: non c’è nessuno in quell’angolo di giardino, per fortuna. Ma mentre si accingono a scalare la cancellata, una voce grossa le sgrida :

- Via di lì !

Gedeone, dal balcone del terzo piano, le ha viste e con lui c’è poco da discutere. Le bambine se la svignano in tutta fretta e attendono, nascoste, che il portinaio finisca il suo lavoro, per poter ritentare la fuga. Ma in giardino oggi c’è un brulicare di bambini. Elena, coetanea di Silvia, arriva in bicicletta, allegra come sempre:

- Silvia, hai visto come vado fovte in bici, senza vuote?

- Non ho mai visto una bici senza le ruote! – commenta Lisa, acida.

- Senza le vuote piccole, voglio dive!

- Ci so andare anch’io. - la informa Silvia

- Ma la mia bici è molto più gvande della tua; con questa è più difficile! Pvova!

Invitata, Silvia sale sulla bici; non tocca con i piedi e sbanda un po’, ma poi si avvia diritta.

- Bvava ! Bvava ! - le grida Elena, correndole dietro.

- Silvia ! - la richiama Lisa.

Ma Elena è salita sul portapacchi dietro alla sella e la bici, dondolando pericolosamente, si allontana tra grida e risolini.

Lisa rimane sola, a rimuginare sulla sconsideratezza della sorella e a domandarsi perché esistono persone come Gedeone che sembrano fatte apposta per guastare ogni festa ai bambini. Ogni tanto dà un’occhiata per vedere se il portinaio ha finito di pulire i pianerottoli e poi li riabbassa e lancia ghiaia per passare il tempo. Arrivano pedalando a gran velocità Luca e Mario, in gara con Andrea. Vedendola, si fermano.

- Andrea, ecco qui l’equilibrista!

- Ehi, acrobata da circo, non ci fai lo spettacolo ?

Lisa li guarda come si guarda un’inezia:

- No. - risponde asciutta.

- Hai paura di sfigurare di fronte a mia sorella, vero ? Non avevi detto che ride bene chi ride in ultimo ? Ah ! Ah ! Come rido bene !

- Ve ne andate, scocciatori ?

Dal secondo piano si sente il bofonchiare di Gedeone:

- Cos’è questo baccano ?

Prudentemente, Andrea e i suoi pedalano via, rincorsi da un pugno di ghiaia lanciato da Lisa e dalla sua risata:

- Ah ! Ah ! Ride bene chi ride ultimo Ah ! Ah !

Nel frattempo Elena e Silvia stanno discendendo il sentiero che porta alla sabbionaia, ma l’aumento di velocità fa cadere la bici già traballante.

Facile al pianto come al riso, Elena fa accorrere la nonna che se ne stava a sferruzzare su di una panchina:

- Non stai mai ferma ! - la sgrida , pulendole le ginocchia sbucciate - Adesso ti siedi vicino a me e non ti muovi più !

Silvia si pulisce in fretta un ginocchio e cerca di alzare i tacchi, ma Elena la implora:

- Silvia, vieni anche tu !

Presa da compassione, Silvia si siede, anche lei prigioniera della nonna, pensando di restare solo un po’. Quando, dopo avere giocato al gioco del perché e al gioco dello spago intrecciato con le mani, si ricorda della sorella, non sa più quanto tempo sia passato. Lascia Elena a iniziare un castello di sabbia e corre al muretto, ma Lisa non c’è più.

Con la bici dell’amica percorre tutti i viottoli del giardino, sperando di trovarla. Ci sono Andrea e Luca che rincorrono lucertole, i due gemelli e le due gemelle pestifere che giocano alla guerra, Marzia e Alessandra che giocano a carte dentro ad un garage, ma Lisa non c’è.

A Silvia viene il batticuore: sarà certo andata al camper ! Come farà ad andarci da sola ? Però il momento è favorevole: il portinaio non c’è e al muretto non c’è nessuno. Facendosi coraggio, Silvia decide: si arrampica più velocemente che può alle sbarre di ferro e ruzzola dall’altra parte. Poi, senza mai voltarsi indietro e senza fermarsi corre, corre più che può e solo davanti all’ultimo gradino erboso si gira, ansante.

Dalla Conca dei Quadrifogli nessuno si muove verso di lei, nessuno l’ha vista. Con un ultimo salto, raggiunge il camper e bussa alla porta. Com’è familiare il vocione di Gramigna che l’invita ad entrare! Lisa, tra Zizzola e Scabra, la guarda stupefatta.

- Sei venuta da sola ?

- Sìì…

A Lisa pare che la sorella sia cresciuta di colpo e si sente colpevole per averla costretta a trovare la forza di compiere un tale passo.

- Io ti ho aspettato un bel po’, ma tu continuavi a correre in bici e quando Gedeone se ne è andato era già così tardi che sono venuta via.

Silvia si sente un’eroina ed è più che ripagata dall’ammirazione della sorella. Le streghe, poi, la vezzeggiano e le offrono pasticcini alla crema:

- Brava piccolina !

Con un semplice schioccare di dita Gramigna le procura anche un succo di frutta al suo gusto preferito.

- Bevi, che ti passa l’“impaurata”!

Tra un sorso e un morso, Silvia ascolta la spiegazione del mistero delle acrobazie.

- Vedi, - gracida Scabra - se tutti ti vedono fare delle acrobazie “mirabilis”, si domandano come avete imparato…

- E allora - rumoreggia Gramigna - è più prudente non ploffare né la torta “gustereccia”, né Pio, né le acrobazie …

- Ho capito ! - con le gote gonfie, Silvia annuisce - lo possiamo fare solo se non c’è nessuno.

Gramigna si toglie un pezzetto di crema che la bambina le ha schizzato sul vestito e si lecca il dito:

- Non è ingrata ! - dice, porgendone un po’ alle sorelle.

- Buona ! - dice Zizzola.

- “Gustabilis” ! - biascica Scabra,allarmata. - E’ “gravissimus !”

- Perché è gravissimus ? - domanda Lisa.

- Ci stiamo abituando troppo alla Terra, – sospira Zizzola – Sarà difficile il ritorno.

- E voi non tornate ! - suggerisce Silvia.

Zizzola la fa saltare sulle sue ginocchia:

- E resteremo sempre qui, chiuse nel tuo camper ?

- Già, non sarebbe bello. – considera Lisa – sarebbe come se foste prigioniere.

Silvia ha trovato un’ altra soluzione:

- Allora veniamo noi con voi !

Lisa scuote la testa; non è poi tanto cresciuta la sorella:

- E la mamma e il papà ?

- Beh, vengono anche loro !

- No, no ! Non è “possibilis”! Solo le streghe possono stare a Blatisblà !

Scabra ha alzato il suo lungo dito vicino al viso di Silvia, ma vedendole le labbra ancora sparse di crema è tentata di riassaggiarla.

- Per mille brodi di mosche ! - Adesso è “mirabilis” !

Zizzola è agitata. - Se Santippe non si sbriga a tornare, finiremo per diventare delle donne comuni e perderemo i nostri poteri!

- Oh no ! - scappa detto a Lisa - Io voglio il mio Pio !

Zizzola la rassicura con una carezza: - Non ti preoccupare: Pio resterà sempre con te. Un regalo, è un regalo. E poi, Santippe arriverà in tempo.

- Ma io voglio stare anche con voi ! Sai quante cose belle possiamo fare ancora insieme!

- Ma certo, le faremo ! - scoppietta il vocione di Gramigna - Che sono tutte queste malinconie ? Vogliamo andare a divertirci, per mille budella di maiale putrefatte?

E si mette a saltellare e a fare le più buffe boccacce mai viste, facendo traballare la sua ciccia e suscitando l’ilarità di tutte.

In un baleno torna il buonumore e anche le streghe escono a giocare sul prato, ben riparate dal camper e dagli alberi intorno.

In quell’angolino nascosto, chi mai può vederle? E se qualcuno passasse proprio di lì, perché mai dovrebbe meravigliarsi? Tre buffe signore possono aver voglia di giocare con due bambine, qualche volta. E se con loro c’è un elefantino giallo, l’avranno dipinto loro, ovviamente.

XII. Alessandra detective

Le giornate alla Conca dei Quadrifogli rotolano via veloci come tante perline colorate dal lungo filo di settembre. Il giardino è in ogni momento animato da bambini di tutte le età. I piccoli, guardati a vista dalle madri, riuniti nella sabbionaia, sulle giostrine o in altalena e i più grandi a far crocchi qua e là. Andrea e i suoi amici sono sempre in giro in bici ed ora hanno anche il permesso di uscire fuori, per cui spesso si spingono fino ai boschi più vicini, gareggiando fra di loro, invidiati da tutti. Alessandra, che non può seguire il fratello, è spesso in giro per i viali da sola o con Elena che, dopo tante cadute, ha finalmente imparato a girare con la sua bici senza ruote.

Silvia e Lisa sono le grandi assenti; le loro maestre le hanno caricate di compiti e scendono in giardino raramente. Ma la verità è che le due bambine si allontanano sovente dalla Conca dei Quadrifogli per passare, non viste, interi pomeriggi sui prati, dietro al camper. Di cose da fare e da dirsi, con le streghe, ce ne sono sempre un’infinità. Il pianeta Blatisblà, ormai, le conoscono come le loro tasche. Sanno che le case non hanno porte, perché le streghe entrano, volando, dalle finestre e che non vi sono strade perché non servono. Il cielo, invece, ha un traffico notevole e nelle ore di punta c’è una strega “vigilis”sulla sua scopa.

I muri esterni delle case sono pagine su cui le streghe, che passano la maggior parte del loro tempo a scoprire nuove “ricette”, scrivono le loro novità; le pareti più scritte sono la gloria delle proprietarie.

Il silenzio che regna a Blatisblà, dovuto al fatto che le scope non sono rumorose come le automobili, ogni tanto è rotto da scoppi provenienti dalle case: non sempre gli esperimenti riescono!

Gramigna, una volta, ha fatto esplodere una stufa su cui preparava una ricetta “piccante” e lei stessa è stata scaraventata dentro la casa della vicina che per lo spavento è scappata dalla finestra, dimenticandosi di prendere la scopa, precipitando così su di uno dei tanti alberi che per fortuna circondano fittamente tutte le loro case.

La cosa più grave, ma anche la più comica, fu che tutte le streghe accorsero a portare aiuto. Curarono velocemente Gramigna, ma non riuscirono a capire cosa fosse successo all’altra strega.

Passarono ore e ore a fare magie e a provare nuove ricette per farla ritornare a casa, combinando pasticci d’ogni tipo e baccano a non finire! La povera inquilina scomparsa fu trovata solo il giorno dopo, nascosta tra il fogliame, malconcia, senza voce e nera di rabbia!

Anche le nostre tre imparano molte cose sulla Terra. Sui libri di scuola delle bambine trovano illustrazioni e spiegazioni di fenomeni e avvenimenti che ai loro tempi non si erano ancora verificati. Scabra va in visibilio per i treni, gli aerei, i televisori e i macinacaffè e ha ritagliato varie foto che porterà con sé. Gramigna studia le ricette di cucina sulle riviste e ha trovato che, con opportune modifiche, alcune possono diventare delle squisitezze pure a Blatisblà. Zizzola ama leggere e rileggere i racconti e le favole, li declama alle bambine, cambiandone spesso il finale o inventandone a sua volta.

Un giorno, però, le foto di un giornale le avevano molto rattristate. Sulle prime pagine c’erano delle foto di soldati in battaglia.

- Come è possibile !? Dopo tanti secoli, esiste ancora la guerra? - erano inorridite.

Le bambine non avevano potuto negare.

- Però in Italia - le aveva confortate Lisa - non ci può essere la guerra. Me lo ha detto il papà. Gli italiani lo hanno scritto e firmato.

Ma le streghe erano rimaste molto amareggiate:

- In finis - aveva gracidato Scabra - abbiamo fatto più progressi noi. Non abbiamo tutte le cose mirabilis della Terra, ma abbiamo la pace.

Le sorelline se ne erano molto dispiaciute. Sembrava che le amiche fossero così contente di stare sulla Terra ed ora quasi la disprezzavano. Ma Silvia salvò, allora, la situazione:

- Però – disse, con la sua tenera vocina - da voi non ci sono i bambini. E i bambini della Terra non fanno le guerre e non uccidono nessuno. Io non schiaccio nemmeno le formiche. Vero, Lisa? -

- Per centomila serpi velenose! - aveva rimbombato Gramigna, battendo un pugno sul tavolo - Piccina, sei un portento! E’ proprio questo che ci manca lassù! - Si era poi messa a battere uno strano ritmo coi piedi e le bambine erano state trascinate in una danza vorticosa.

- “Quante cose, quante cose!” - cantava Gramigna – “Novità miracolose, abbiam visto sulla Terra! Apriscatole, frullini, televideo, accendini, strade, treni sottoterra! Se qui tutto va benone, c’è una gran contraddizione: ci son tanti uomini sciocchi, da non credere ai miei occhi, che combattono e fan guerra! “-

Zizzola era salita sul tavolo e vi batteva i tacchi, continuando la sua canzone:”

“- Ma i bambini del pianeta, a cavallo a una cometa, con le streghe per maestre, calmeranno i guastafeste! Finirà così la guerra, dall’Australia all’Inghilterra ! “-

- Dall’Australia all’Inghilterra! - ripetevano girandole intorno come trottole le bambine. Altri pomeriggi erano passati, nel camper ad ascoltare storie di Blatisblà o sul prato con Pio, in giochi più pazzi che mai.

Alla Conca dei Quadrifogli, però, la loro assenza comincia a destare sospetti. Alessandra era salita più volte a cercarle. La signora Ittici, a cui le bambine avevano chiesto il permesso di andare al camper, aveva anche promesso di non dirlo a nessuno perché le figliole preferivano giocare da sole o restare lì a fare i compiti delle vacanze. Non sapeva che dirle: - Sono giù. -

Lasciata sola a meditare, Alessandra sospetta che le amiche abbiano un grosso segreto che non vogliono svelare. Un pomeriggio le vede scendere furtivamente e cerca di seguirle, ma quelle si dileguano inspiegabilmente. Ne parla col fratello, sperando in un suo aiuto, ma lui è troppo occupato con la sua bici e non le dà ascolto:

- Ti staranno facendo qualche scherzo e tu ci stai cascando ! - e sfreccia via coi compagni.

Ma Alessandra non si dà per vinta. Decide di aspettarle ogni giorno e di scoprire dove vanno a finire. Un pomeriggio, pedinandole a breve distanza, le vede dirigersi verso il cancelletto sul retro del giardino, ma quando lo raggiunge, non c’è più nessuno.

Decisa a non rinunciare, si guarda intorno, scavalca più in fretta che può il cancello e salta sul viottolo erboso. Nessuno! Scruta dietro ad un grosso cespuglio di campanule aggrovigliate: solo ranocchi che saltellano dentro ad una pozzanghera di acqua stagnante. Di fronte, i prati che salgono. In fondo, alcuni alberi nascondono il camper degli Ittici. Ittici? Già! Ecco dove potrebbero essere! Salendo sui prati e camminando carponi, l’erba alta le avrebbe potute nascondere alla sua vista! Con rinnovata energia, comincia a salire il verde pendio. Non sa che, dietro alle tendine, cinque paia di occhi la stanno da tempo osservando. Lisa, che ha inforcato l’occhialino magico, la vede arrivare ed è disperata:

- Ci ha scoperte! Viene proprio qui!-

- Uhmm! Com’è questa Alessandra? - domanda con un certo interesse Zizzola.

- E’ brava! - risponde d’istinto Silvia. - è tutta bionda ed ha un bel neo qui, sulla guancia.

Lisa trova che la sorella esageri: - Però, è sdentata sul davanti! - Ma, - aggiunge per onestà - sa il francese, l’inglese e il cinese! -

- Corpo di mille tarantole! - scoppia la risata di Gramigna.

- E questa mirabilis bambina, saprebbe mantenere un segreto? - raschia Scabra. Le sorelline si guardano, interdette, poi Lisa si decide:

- Penso proprio di sì: “in fondo”, è nostra amica ! -

- Hi! Hi! - sghignazza Scabra.

- Scabra! Se ridi così, la farai striminzire! - le fa eco il muggito di Gramigna. Il ricordo, così lontano, di come erano apparse loro la prima volta, torna alla mente delle bambine. Ora le loro facce straordinarie, i loro abiti, le loro voci e il loro originale vocabolario sono così familiari! Ma allora, che effetto avevano fatto su di loro! Come reagirà Alessandra? Zizzola ha già letto i loro pensieri:

- Sarà opportuno che noi ci allontaniamo per un po’. Se e quando Alessandra sarà pronta per conoscerci, arriveremo. -

Ormai Alessandra è davanti al camper e sale i gradini; Lisa le apre la porta:

- Ciao! -

Come? Non sono stupite di vederla?

- Vi ho scovate, finalmente ! -

Lisa ha un sorriso altezzoso:

- Veramente, ti abbiamo vista arrivare. Vieni, siediti. -

Sembra quasi contenta!

- Ora che sei qui, ti sveleremo il nostro segreto. Prima, però, devi giurare che non lo dirai mai a nessuno. -

Il tono di Lisa è grave, carico di misteri e di promesse e Alessandra, sorpresa e commossa, annuisce:

- Lo giuro…-

Con tutta la delicatezza di cui è capace, Lisa inizia il racconto:

- Devi sapere che molti giorni fa, nel nostro camper sono capitate per caso tre persone…sono delle donne, però molto strane, ma tanto simpatiche e buone e noi abbiamo fatto amicizia con loro…-

- Sai, sono venute a cavallo di una scopa, - Silvia le ha preso la parola - ma la scopa si è rotta e finché non arriva la gazza con le scope nuove, devono stare qui nascoste, capisci?

- Coome?..-

- Insomma, - conclude Lisa - queste tre tipe sono buonissime e bravissime, sanno fare delle bellissime magie, però sono delle streghe. -

Alessandra ha un moto di paura, ma poi si mette a ridere:

- Mi volete prendere in giro? Io non credo più alla Befana, sapete? -

- Ma è verissimissimo! - si scalda Lisa.

- Mi volete imbrogliare. E’ una scusa per non dirmi il vero segreto. E io che credevo che foste delle vere amiche ! -

Lisa s’indigna ancor di più:

- E allora, dicci un po’, come facevamo a fare tutte quelle acrobazie ? -

L’altra aggrotta la fronte unendo le sottili sopracciglia, e tace. Silvia ne approfitta per prenderle una mano:

- Ora guarda che magia mi hanno insegnato... “Zur…lì..”.-

Senza quasi riuscire a respirare, Alessandra fissa la torta sulla sua mano; prova a toccarla e tenta un assaggio:

- E’ vera! ...Ma!?…. E’ proprio tutto vero quello che mi avete raccontato? -

- Ovviamente! - sorride beata Silvia.

- Finalmente l’hai capito! - sbuffa Lisa. - Sei pronta, allora, per conoscerle? --

Alessandra dice di sì, ma non si sente più tanto sicura, dopo che Silvia, con le migliori intenzioni, le ha raccomandato:

- Non ti devi spaventare, sai. Anche se mangiano le mosche e le code di lucertola, non mangiano i bambini! -

Alla porta si sente un delicato bussare e Lisa e Silvia abbracciano le tre donne che sono entrate e salutano col più bel garbo possibile la nuova arrivata che se ne sta con gli occhi immobili a guardarle, mentre con una mano si riempie automaticamente la bocca e inghiotte tutta la torta.

Sono proprio streghe, non c’è alcun dubbio! Chi ha mai visto esseri umani di quel tipo? Sembrano uscite dal suo grosso libro di fiabe! Lisa la solletica maliziosamente sotto al mento:

- Non avrai mica paura, Ale ! -

- Oh, no! - singhiozza lei.

E’ come un invito, per le tre: prima che la bambina abbia il tempo di ritirarsi, Gramigna l’ha già sulle ginocchia e Scabra e Zizzola le sono vicine:

- Che tesorino! -

- Ma che bel faccino! -

- Deve essere molto intelligente -!

Sommersa da mille attenzioni e sogguardata dalle amiche, a poco a poco la bambina si riprende e comincia a rispondere alle domande e a domandare a sua volta.

Il giorno pian piano incupisce; le ombre delle querce si allungano a dismisura e le bambine sono ancora là, ciascuna accanto ad una strega, ciarliere ed instancabili, tutte e tre felici come non mai.

XIII. Scabra racconta

- Avete detto ad Alessandra che la sua bambola ha un braccio rotto? -

Alessandra guarda la signora Ittici: - Quale bambola? -

Lisa si gratta la fronte, segnale che, nel loro linguaggio segreto significa “Attenzione, pericolo!” - La Coccolona che ci hai prestato ieri, Ale. – le dice ammiccando. - Mi si è rotta nel vestirla; papà te l’aggiusterà stasera quando torna.

- Ah, sì va bene; fa niente. Avete finito di vestirvi?

Sempre la prima ad alzarsi, è salita dalle amiche per andare con loro dalle carissime streghe. Lisa si sta facendo pettinare dalla mamma:

- Perché non me li lasci sciolti, mamma, che facciamo prima? -

- Voglio farvi due bei codini, così restate in ordine tutto il giorno. Nel pomeriggio ho pensato di portarvi a fare un bel pic-nic al boschetto di castagni. Verranno anche la signora Fiuzzi e Alessandra. Come, non vi va? Mi avete chiesto tante volte di portarvici ed ora pare che vi dispiaccia !

Lisa ricaccia la smorfia di disappunto:

- Ma sì…solo che noi pensavamo di andare al camper..-

- Ma se ci andate quasi tutti i giorni! Con queste belle giornate, non è meglio fare ancora qualche gita? E poi, potete giocare ai segreti anche al boschetto, no? -

Guardando afflitta le altre, Silvia si sottopone al supplizio dei codini.

Uscite di casa, tutte e tre raggiungono senza intoppi il camper, per raccontare alle amiche la triste novità del giorno.

- Perché non venite anche voi? – le prega Lisa – Il boschetto è molto bello, in cima ad una collina. Lassù ci sono tanti alberi enormi ed io conosco un posto dove vado sempre a nascondermi, così fitto di abeti che nessuno ci potrà vedere. Le mamme si fermano sul prato e noi potremmo giocare nel nostro rifugio! -

- Sì, sì, venite! - supplicano Silvia ed Alessandra. Si capisce che l’idea attrae molto le tre donne:

- Mi piacerebbe vedere questo bel posticino! - afferma Gramigna - Ma ci sarà tanta gente?

- Oh, no! - assicura Lisa - Non ci va mai nessuno. -

- Va bene. Vi faremo una visitina. - promette Scabra, facendo rotolare gli occhi come sempre, quando qualcosa l’attrae.

- Oll rait! - grida Alessandra.

Zizzola è gradevolmente sorpresa: - Parli l’inglese? -

- Beh, sì….-

- E anche il cinese ! - le informa con deferenza Silvia.

- Fuoco di mille draghi ! – si esalta Gramigna - Parlocchiami un po’, dai ! -

- Come? Ah, sì. ….Zin zin, ciu ciou, tao mig… - improvvisa la biondina.

-Ah ! Ah! - Per mille scope spuntate ! Sai, io parlo questa lingua meglio di tutte a Blatisblà !-

Alessandra ha le guance arrossate., ma:

- Ah, ma quello sarà il cinese antico! Ora non si parla più così! - mente spudoratamente .

- Oh ! Oh ! – sobbalza la pancia di Gramigna.

- Che volpe ! – ghigna Scabra..

- Ma brava ! - Zizzola la esamina con gli occhi socchiusi , poi le tira il nasino - A Pinocchio ho fatto crescere il naso, ma quello era di legno e si poteva segare. Se lo faccio crescere a te, come la mettiamo, poi? -

Alessandra sgrana gli occhi e si pigia il naso con le mani:

- So contare fino a dieci e conosco tutti i colori ! - strilla.

Tutte scoppiano a ridere ! La bugiardella si tiene forte il naso per un po’, poi lo lascia e fa anche lei una risatina forzata.

- Ma tu, Zizzola - fa, per cambiare discorso - sei proprio una strega? Perché somigli davvero alla fatina di Pinocchio ! -

- Oh, mi hanno dipinto in tutte le maniere! Ma sono sempre io. -

- E conosci tutte le lingue del mondo? -

- Questo sì. Su a Blatisblà sono arrivate streghe da tutte le parti della Terra. Per poterci capire abbiamo imparato tutte le lingue del pianeta e ci teniamo sempre in esercizio. Ogni giorno si deve parlare una lingua diversa. Chi sbaglia, fa penitenza. -

Silvia pizzicotta un braccio a Gramigna:

- Grami, l’hai mai fatta una penitenza? -

- Una volta, sì! Ho dovuto fare a meno della scopa per un giorno. Che faticaccia! Sono striminzita di due etti!-

- E tu, Zizzola? - Alessandra spera di cogliere in difetto anche lei.

- Beh, sì. Una volta ho dovuto mangiare senza usare le “ricette”. Ho impiegato delle ore per mangiare poche mosche ! -

- Io non ho mai fatto penitenza ! - si vanta Scabra - La mia memoria è infallibilis! -

- E poi - la rimbecca Gramigna - sei anche furba : non sei mai la prima a cominciare a parlocchiare, al mattino! -

- Non è vero! -

- Dai, Scabra - la blandisce Silvia - non ti arrabbiare. Ci racconti una delle tue storie di quando facevi la strega sulla Terra?-

Scabra, ammansita, si mette a pensare:

- Non me ne viene in mente neanche una, per mille rospi velenosi! -

- Che memoria infallibilis! - spara Gramigna.

Scabra strabuzza gli occhi.

- Eccone una, subitissimus! …Dunque…Nel mille e qualche secolo circa, io stavo proprio in Inghilterra. Studiavo già da tempo ed ero riuscita a costruire la scopa volantis Con quella andai sul monte Scarogna, dove c’era un convegno di esperti. La mia invenzionis fu molto applaudita ! Fu proprio lì che incontrai Zizzola; mi chiese di insegnarle a guidare la scopa e lei, poiché aveva imparato a diventare invisibilis, mi avrebbe insegnato a sparire.

Ci mettemmo alla ricerca di un laboratorius sicuro; trovammo un vecchio castellum abbandonato e lì cominciammo le esercitazio. In mezzo ai boschi, tutto era silenzio e noi facevamo mirabilis progressi. Io riuscivo già a sparire, ma a volte mi restava fuori la testa o qualcos’altro; Zizzola sapeva dare il motus alla scopa, ma era ancora difficilis per lei dare la botta fermantis.Un mattino, veniamo sobbalzate dal rumore di una carrozza che si avvicina. Ci rifugiamo in soffitta e da un abbaino vediamo la carrozza fermarsi ed uscirne un vecchio gentiluomo, due fantesche ed un servitore. Maleficentissimus ! Decidemmo di dormire di giorno e di fare le esercitazio di notte. Una notte, il domestico uscì a passeggiare nel parco, proprio mentre Zizzola provava la scopa volantis. Lei non lo vide e gli atterrò addosso. Chiese scusa, ma il nottambulus si mise a gridare: “Aiuto, gli spettri!” Ditemi un po’ se Zizzola somiglia a un fantasma ! Il lord, svegliato da quegli ululati , si infuriò col domestico e disse che era vinopienus. Ma la servitù non era tranquilla e la cameriera lo informò che di notte spariva del cibo dalla cucina. Dovevamo pur mangiare, satanassus! Non avendo convinto il padrone, si mise a frugare dappertutto e arrivò anche in soffitta. Quando sentimmo girare il chiavistello ci prendemmo un tale spaventus ! Zizzola si fece subito invisibilis e anch’io ci provai, solo che, per l’emozione mi rimasero fuori la testa e i piedi ! Lo capii subito, perché vidi i capelli della fantesca drizzarsi come tanti pungiglioni. Horribilis! Saltò indietro come una cavalletta ed emise un urlo che per poco non mi fece volare a incontrare il soffitto! Quando riuscì a raccontare ciò che aveva visto, il padrone non le credette affatto, ma lei ed il domestico decisero di fare fagotto e andarsene. Così rimasero solo la cuoca col vegliardo; e a noi venne un’idea genialis. Visto che ci avevano preso per degli spettri, perché non provare a spaventare anche loro due? Una sera, il signore si mette a tavola e ci sediamo anche noi, invisibilis . La cuoca serve le vivande e noi cominciamo a portarle via dal piatto. “Ho avuto l’impressione che mi sparisca il cibo,…- dice il milord . Guarda anche tu. “

In quel momento accadde una cosa imprevedibilis, ma che ci stava benissimus: perdo il potere su di un occhio che appare, solissimus, sospeso vicino al vegliardo. “Questo è troppo! Me ne vado!” gridò, indignato. “Non è posto per gentiluomini, questo!” E salì sulla sua carrozza, partendo a gran galoppo, né più lo vedemmo tornare ! -

- E la cuoca ? - domandano all’unisono le ascoltatrici.

- La cuoca restò, restò ! - tenoreggia Gramigna - Indovinate perché ! -

- Eri tu?!! -

- Brave! Ero io, sì ! Io ne sapevo già un po’ di arti magiche e avevo intuito che non si trattava di fantasmi. Dissi loro di farsi vedere e poi rimanemmo nel castello tutte e tre. Ne abbiamo ploffate di cose da allora ! -

- Se non fosse stato per la tua portentosa medicina, non saprei ancora controllare una scopa! - ricorda Zizzola.

- E io - aggiunge Gramigna - senza di te non avrei mai saputo dissolvere tutta la mia ciccia !-

- Ma ciò che vi è servito di più, dovete ammetterlo, - finisce Scabra – sono state le scope volantis, durante la grande fuga! Importantissimus! -

XIV. Avventura al boschetto

Sul cucuzzolo di una collinetta si trova il bosco dei castagni. E’ un posticino tranquillo, scoperto per caso durante una delle tante passeggiate estive, dove i bambini tornano sempre volentieri a consumare allegri pic-nic. Di lassù si domina l’intero paese; il campanile della chiesetta svetta tra le case e i prati morbidi sono rigati da bianche stradine polverose. Ballonzolando sui ciottoli della salita, l’automobile blu arriva, stracarica. Dalla capote aperta sbucano tre teste dondolanti e canterine:

- Si vaaa sulla montagnaaa….…..-

La signora Ittici scende dall’auto che ha parcheggiato al limite di un prato:

- Le mie povere orecchie!

Le tre cantanti hanno già preso la rincorsa verso il castagneto, indifferenti alle lamentele delle madri.

- Ma che fretta gli è presa!?- sospira la signora Fiuzzi, aiutando l’altra a trasportare le vettovaglie.

Le bambine sanno dove andare e non pensano ad altro: in fondo al boschetto, sotto una fila di alberi secolari, trovano il nascondiglio sicuro per le loro visitatrici.

- Qui, qui! – grida Lisa , districandosi tra i lunghi rami pendenti fino a terra. – E’ proprio lo stesso dell’anno scorso; guardate, ci sono ancora le nostre pigne! - Ammucchiate in un angolo a formare una montagna, ci sono le tante pigne secche raccolte da loro l’estate precedente.

- Se nessuno le ha toccate per un anno intero, è proprio un nascondiglio sicuro!- esclama Alessandra.

- E allora chiamiamole! - esorta Silvia.

Ma Lisa vuole essere prudente:

- Aspetta! Lasciamo prima che le mamme si sistemino sul prato e intanto facciamo un po’ di spazio, qui sotto. Togliamo quei rami nel mezzo e mettiamo tutte le pigne a formare un grande cerchio.

Rabbuiata, Silvia si rifiuta, sdraiandosi sull’erba:

- Uffa! Sono stanca!

Lisa ha troppa fretta per prendersela con la sorella, e poi c’è già Alessandra che l’aiuta; così Silvia, felice di averla avuta vinta, si gode il riposo, le braccia sotto la testa e gli occhi rivolti ai pezzettini di cielo che colorano gli spazi aperti tra ramo e ramo.

- Bambine, dove siete?

Uscite carponi da sotto le fronde, Lisa e Alessandra lanciano ululati:

- Uuuuh! Siamo quiiii!

Le madri le scorgono appena e salutano con la mano, di rimando:

- Ci mettiamo sotto questo platano. Non allontanatevi di lì senza avvertirci!

Le signore hanno infilato borse e cestini della merenda su di un ramo, riviste e lavori a maglia sono sparsi su di un plaid. La signora Fiuzzi respira a pieni polmoni:

- Ogni tanto un pomeriggio all’aria aperta e immersi in tanta quiete, ci vuole proprio!

L’amica approva, ma facendo vagare gli occhi per quella verde pace, si accorge che la loro beatitudine rischia di essere di breve durata: un rumoroso ciclista si sta avvicinando su di una scorciatoia tra i campi.

- Pistaaa! Driiin! Driiin!

- Andrea! Cosa fai qui?

- Ciao, mamma! Sono venuto a fare la merenda.

Con un salto da ciclocross, il ragazzo supera l’ultima buca e piomba sul prato.

- Ma... e la gara che dovevi fare?

- Mi sono ritirato, era irregolare!

La signora Fiuzzi osserva il figlio che, deposta la bici, avanza zoppicando. Giorni prima si era lamentato di un noioso dolore al fondo schiena e lei, non ascoltata, gli aveva consigliato di evitare per un po’ di usare la bici.

- Era forse il tuo modo di camminare, irregolare? -

Raddrizzando l’andatura, il figliolo si avvicina al cestino sul ramo, fingendo grande interesse:

- Che si mangia di buono?

- Calma, se vuoi fare merenda chiamiamo anche le bambine!

- Bambinee! - urla Andrea, con le mani a imbuto sulla bocca.

Subito tre teste spuntano dietro un cespuglio.

- Che bei funghetti! - ride Andrea - Peccato che siano velenosi!

Lisa guarda con cipiglio l’amica:

- Che ci fa quello qui?

- E io che ne so? E’ colpa mia se ho un fratello rompiscatole?

- Adesso non possiamo più chiamarle! -

Lisa è adirata col mondo intero e, arrivata sotto al platano prima delle altre, domanda sgarbatamente:

- Non la fanno più la gara in bicicletta?

- No, non la fanno. - Andrea le risponde, nella stessa maniera.

- E perché?

- Per motivi tecnici, di cui le femmine non capiscono niente.

Poi morde con foga un panino al prosciutto; ma nel sedersi sul plaid gli sfugge un lamento; la sorella ne intuisce la ragione e pronta risponde:

- Io capisco benissimo, invece: alla gara mancavano i sedili di gommapiuma, oppure non c’era il medico per curare le vesciche!

Lisa afferra al volo e :

- No, no. Io dico che mancavano i sederi di ricambio!

Anche le mamme non riescono a frenare le risate e Andrea, trattenuto a forza, tenta di vendicarsi con mani e piedi, ma deve accontentarsi delle sole minacce:

- Vi metterò alla ghigliottina! I vostri scalpi penderanno dai rami di quegli alberi! Ma, come si dice, can che abbaia non morde, e la merenda viene consumata abbastanza tranquillamente.

Con la pancia piena gli spiriti si sono fatti meno bellicosi e le bambine se ne stanno supine a parlottare fra di loro.

- Cosa facciamo? - Alessandra ha una gran voglia di muoversi, ma Lisa accenna al fratello guastafeste e risponde, categorica.

- Niente!

Andrea, che in fondo sa fare buon viso a cattiva sorte, ha un’idea :

- Perché non andiamo giocare ai fantasmi nella casa abbandonata? -

- Ma poi tu ci spaventi! - obietta Silvia.

- Ma va! – a Lisa l’idea non dispiace – Noi non abbiamo paura né dei fantasmi né delle streghe, ricordatelo, Silvia! -

Senza aspettare gli altri, parte di corsa verso la casa diroccata che si trova su di un’altura, ai lati del boschetto. Andrea la raggiunge e la sorpassa. Le altre due si affannano a gridare: - Aspettateci! -

La casupola disabitata doveva essere stata usata come deposito per gli arnesi da lavoro dai contadini che salivano fin su a lavorare i campi, ma da tempo è semivuota ed i bambini si sono divertiti più volte ad inscenare storie di fantasmi col vecchio baule tarlato e con i pochi arnesi arrugginiti, appoggiati alle pareti.

Giunto per primo, Andrea strappa alcune felci , se le avvolge attorno al corpo e si nasconde dietro a un muro. Quando tutte e tre le bambine sono vicine, salta fuori gridando, con le mani protese ad artiglio.

- Uhh! Il fantasma del formaggino! - lo deride Lisa.

Il ragazzo acchiappa la sorella e le ulula nelle orecchie:

-Io son la strega Scabra delle melmose gore! Chi fiuta le mie membra, maledicendo muore! -

- Ma no! – viene spontaneo a Silvia – Sei troppo corto e cicciotello per assomigliare alla strega Scabra: lei non è proprio così !

- Eh già! Perché tu la conosci, vero credulona?

Alessandra lo guarda con disprezzo:

- Tu ti credi di sapere sempre tutto, e invece non sai nemmeno la metà di quello che sappiamo noi! -

- E cos’è che sapete? Dai, fatemi ridere un po’! -

- Niente di importante ! - taglia corto Lisa, fulminando con lo sguardo le due sprovvedute.

- Queste femminucce! Hanno sognato le streghe e credono che esistano davvero. Ah! Ah! -

Provocata in tal modo, Lisa si mostra più imprudente delle altre:

- E invece esistono eccome, carissimo! -

Ma Andrea non le ascolta più: si è toccato la tempia con un dito ed è entrato nel rudere, facendo cigolare la porta scardinata. Poi le bambine lo vedono fermarsi, come sorpreso.

- Che c’è? - domanda Lisa, avvicinatasi. Andrea le indica due valigie vicino alla vecchia cassapanca, poggiate una sull’altra: - Chi le avrà portate fin qui? -

- E aprile, dai! Hai forse paura che ci sia dentro una strega? -

- Sì, le apro e poi ci infilo te! - promette Andrea, armeggiandoci attorno. Ma poi esclama:

- Non si possono aprire! Sono chiuse con un lucchetto! -

Anche Lisa e Alessandra tentano invano di forzare le serrature; Andrea ci riprova con un fil di ferro, ma senza risultato. Silvia, che si era tenuta in disparte, li chiama. Ha aperto la cassapanca e ne osserva allibita il contenuto:

- Guardate qui! Il baule è pieno di sigarette ! -

Ora le sono tutti vicino, con gli occhi fissi sul baule.

- Lo dicevo io, che c’era qualcosa di strano! Abbiamo scoperto un covo di contrabbandieri ! - grida Andrea.

- E cioè? -

- Ignoranti! Vuol dire che … - Ma Andrea non fa in tempo a sfoggiare le sue conoscenze, perché Silvia richiama la loro attenzione: da una finestrella ha visto avvicinarsi due loschi figuri.

- Vengono qui! - avverte Andrea - presto, squagliamocela! -

Sorprese dal precipitare degli avvenimenti, le bambine non riescono a capire se Andrea fa sul serio o tenta uno dei suoi soliti scherzi, ma lui pare abbia una miccia sotto al sedere e si lancia verso l’uscita:

- Si salvi chi può! -

Una grossa mano pelosa lo afferra per la collottola:

- E chi non può? -

Due corpulenti individui lo spingono dentro, chiudendosi la porta alle spalle. Indicando il baule spalancato, il tipo che ha acchiappato Andrea dice brutalmente:

- Lo sapevate che i ficcanaso fanno sempre una brutta fine? -

Annichilite dallo spavento, le bambine si sono strette contro la finestra e Andrea non emette suono.

- Se dite “bau”, guai a voi! - minaccia il compare. E senza levargli gli occhi di dosso, entrambi cominciano a trasferire il contenuto del baule in un sacco di iuta. Poi, uno se lo mette sulle spalle e ordina all’altro:

- Legali bene, prima di prendere le valigie! - I visi dei bambini si fanno ancora più smorti.

Ma un fatto nuovo accade. Una grossa pigna, lanciata dalla finestra, cade seccamente sulla testa dell’uomo col sacco che si gira furente, e un’altra pigna lo colpisce sul naso. Il furfante, imprecando, lascia andare il sacco e si ripara il viso dalla gragnola di proiettili che lo bersaglia. Un urlo animalesco esce dalla bocca dell’altro manigoldo, perché il sacco gli è finito addosso mentre, piegato in due, cercava di ripararsi a sua volta dalla pioggia di pigne nodose che lo ha investito.

Mentre Andrea non riesce a riprendersi, gli occhi delle bambine si illuminano di una luce misteriosa. Senza più paura, si buttano bellicose a raccogliere le pigne sparse a terra e le scaricano con furia sugli omacci:

- Le streghe! Le streghe! - urlano.

Andrea le guarda, stupito e inerte: il terrore che era prima nei loro occhi si è trasferito in quelli dei due bestioni, che si gettano verso la porta ed escono di gran carriera. Ma la lunga, lunga gamba di Scabra blocca i due fuggitivi e le grosse, grosse mani di Gramigna agitano le loro teste finite sul prato come fossero due maracas, lasciandole cadere nel mondo delle tenebre.

Le bambine accorrono festanti e si stringono attorno alle loro salvatrici, arrivate proprio al momento giusto.

- Anche quello è un nemico? - domanda Zizzola, additando Andrea che è rimasto lontano…

- Ma no, quello è mio fratello! -

- Non mi dire che hai paura delle streghe! - lo sfotte Lisa

Gramigna avanza verso di lui, affabile: - Vieni, non essere così striminzito! -

Ma Andrea indietreggia, inciampa in un tronco mozzo e ci finisce seduto sopra, come un fantoccio. Si gratta con forza la testa e tartaglia, istupidito:

- Qu…qu...questa è la cosa più portentosa che abbia mai visto! -

XV. Un segreto per quattro

Dell’avventura alla casa abbandonata le mamme non hanno saputo nulla. Per loro, il pomeriggio era trascorso tranquillamente e la notizia, sentita alla radio stamane, dei due criminali trovati proprio nel castagneto, fa su di loro una grande impressione. Tacendo ai bambini, parlano del pericolo che hanno corso.

- Pensa se i bambini, giocando, li avessero incontrati! Il mio Andrea, impulsivo com’è, avrebbe potuto correre dei seri rischi! -

- E le bambine…si sarebbero prese un tale spavento!-

Ignari di essere l’oggetto di tante pene, le tre amiche si trovano in giardino sotto al salice e il giovane eroe le sta implorando:

- Per favore, vi prego! Chiedetemi quello che volete! - Ma loro sono incorruttibili: non vogliono parlare del mistero delle tre salvatrici.

- Ale, dimmelo, dai ! -

- No e poi no! Quante volte te lo devo ripetere? -

- Anche tu, Bruta, sorella mia ! -

- Sarai bello tu ! -

Andrea si alza, sfiduciato:

- Ma vai a studiare la storia, ignorante! - inveisce, contro la sorella che non ha capito il riferimento a Bruto, il grande traditore.

- Vacci tu! Io ho di meglio da fare. -

Stanco e sconfitto, il bambino si allontana e, schivando i compagni, se ne va a sedersi su di un angolo della Roccia, un grosso macigno piazzato tra un poderoso platano ed una longilinea betulla.

Con la testa china e i pugni sulle tempie, si spreme le meningi. Ha già offerto i suoi lego, il suo arco con le frecce, i suoi robot, le sue automobili, i suoi occhiali da sole, ma tutto senza risultato.

Non sa più cosa escogitare per farsi svelare il segreto che avvolge la fugace apparizione del giorno prima. Quelle tre donne in parrucca ed abiti antichi, non possono essere veramente delle streghe!

Ma se non è così, come hanno fatto a colpire quei banditi e sparire poco dopo, al primo richiamo delle mamme? A ripensarci, se non fosse per quelle tre che sembrano saperla lunga, crederebbe di avere sognato. Ma ieri, mentre lui si guardava intorno per capire dove le tre donne fossero finite, Lisa, Silvia ed Ale, avevano salutato al vento: - Ciao, Scabra, Gramigna, Zizzola! Ci vediamo! -

Loro sanno dove si trovano? E le conoscevano da prima! Deve assolutamente scoprire la verità! Camminando avanti e indietro, pensa e ripensa. Ma dopo dieci minuti passati così a scervellarsi, si accascia disfatto e con un gesto rabbioso strappa un ciuffo d’erba da sotto alla Roccia e osserva vacuamente i fili verdi sul palmo della mano e i piccoli trifogli spezzati. Una foglia, due, tre, quattro…quattro? Quattro? Quattro foglie? Ma sono tutti dei quadrifogli! Freneticamente si mette a frugare tra l’erba sotto al sasso. Ma sì, è proprio così! Eccolo lì il posto che tutti cercano da sempre, dove nascono i quadrifogli che hanno dato il nome al loro abitato! Grandi e piccoli lo hanno cercato tante volte per poi rinunciare e concludere che si trattava soltanto di una leggenda. Invece esiste e proprio lui l’ha trovato! Ce ne sono tantissimi, nascosti sotto alla Roccia!

- EUREKA! Anch’io ho il mio segreto ! -

Stringendo in pugno il suo tesoro, corre a chiamare a gran voce le tre Crudelie, che sono ancora nascoste sotto al salice in attesa che Gedeone finisca di innaffiare il giardino.

- Di nuovo quel noioso di tuo fratello! Cosa vuoi ancora ! -

- Scambiare il mio segreto con il vostro ! -

- Ma che razza di segreto vuoi avere, tu?-

- Ce l’ho qui, nel mio pugno! -

- Ah, se sta dentro a un pugno, deve essere proprio grosso! -

Andrea non sta più nella pelle ed apre trionfalmente la mano:

- Ah, sì? E allora guarda! -

- Erba? Ma che ci hai preso per dei conigli? - Con dispetto, Alessandra lo colpisce sulla mano, facendone cadere a terra il contenuto.

- Ma guardate bene, orbe che non siete altro! -

Silvia si china per aiutarlo a raccogliere il suo mucchietto, osserva bene una piantina e poi dice placida: - Non è erba: sono tanti quadrifogli. E Andrea, con occhi sfavillanti conferma glorioso: - Avete capito? Ho trovato il posto dove crescono i quadrifogli! - Perbacco! Le bambine avevano più volte condotto spedizioni alla ricerca di quel luogo straordinario di cui tanto si favoleggiava e lui, certo per caso, l’aveva scovato! Che fortuna sfacciata! Lisa e Alessandra, mute, continuano a contare e ricontare tutti quei quadrifogli e Andrea è diventato nervoso.

- Allora, vi decidete? Lo facciamo questo scambio? -

E’ un momento veramente difficile.

- Dobbiamo discutere! Resta qui! - e Lisa trascina le altre due sotto al salice.

Silvia comincia: - Tanto le streghe lo hanno già visto… e pareva che Gramigna volesse conoscerlo…-

- Se non glielo diciamo, non ci lascerà in pace. - continua Alessandra

- In fondo, è un bambino anche lui…e poi i quadrifogli portano fortuna. - conclude Lisa praticamente.

Uscendo da sotto i rami tendono le mani al ragazzo, togliendolo dalle spine:

- Affare fatto! - Eseguito il rituale dei segreti - mano sul cuore e pronunciamento della frase “acqua in bocca / lingua secca / il segreto non si sblocca / ma se tu lo lascerai / in segreto perirai”, e fatto un solenne giuramento a mani incrociate, con impaziente curiosità le bambine seguono Andrea che, evitando di farsi notare, le conduce fino alla Roccia.

Lì, mostrando il punto in cui i quadrifogli spuntano da sotto al blocco di pietra, spiega loro come, sdraiatosi a terra, aveva allungato una mano e colto senza volerlo i preziosi talismani.

Lisa infila la testa sotto la sporgenza che cela quel prodigio della natura:

- Lo credo bene che nessuno poteva trovarli! -

- Ne porterò uno alla mamma. - decide Silvia - Lei non li ha mai trovati e sarà contenta.

- Sì, ma attenta a non dirle altro ! - l’avverte Alessandra. Poi prende il fratello per un braccio:

- Vieni. Gedeone se ne è andato. -

Il ragazzo si lascia guidare fino al cancello e scavalcandolo domanda:

- Abitano lontano? -

- Sssst!” - intima Lisa, indicandogli di abbassarsi e di salire carponi tra l’erba. Senza più fiatare, egli arriva davanti al camper, saltellando a quattro zampe. Silvia gli sorride:

- Eccoci arrivati. -

- Stanno là dentro? -

Dalla porta della casa a quattro ruote è Zizzola che esce a rispondergli colla sua voce armoniosa: - Sì, caro, per il momento abitiamo qui. -

XVI. Ore liete

- Andrea, vieni a fare un giro in bici ? -

- Adesso no, devo preparare delle medaglie -

- Ma che ci fai con quelle? -

- Le regalo. -

Luca scuote il capo e si allontana, pedalando verso il balcone di Mario. Da qualche giorno Andrea non va più a girare in bici con loro, chissà che gli è preso. Parla a quelle smorfiose delle Ittici, se ne sta in balcone a manipolare foglie e terra, fa il prezioso...ma se crede che a lui manchi, si sbaglia di grosso. Di amici migliori di lui, ne trova quanti ne vuole.

- Vedrai che quando non avrà più le vesciche nel sedere, tornerà a stare con noi!- lo consola Mario guidandogli accanto, fuori dalla Conca.

Ma l’amico ritroso ha ben altro per la testa che le pungenti riflessioni dei due ciclisti. Dopo quel pomeriggio memorabile in cui ha conosciuto tre vere streghe ed ha potuto ascoltare e vedere cose mirabolanti, non aspetta altro che di poter tornare da loro e le medaglie che sta preparando sono regali che porterà al camper: quadrifogli seccati ed inseriti tra due cerchietti di plexiglas. Con accuratezza ripone le sue opere dentro ad una scatola di cartone e si affaccia al parapetto, giusto in tempo per vedere la sorella uscire guardinga dalla porta a vetri che porta all’atrio principale e agli ascensori. E’ stato deciso di uscire alla spicciolata, per dare meno nell’occhio. Aspetta qualche minuto ed esce anche lui. Zizzola e le altre li accolgono festosamente come sempre ed il regalo di Andrea le commuove persino:

- Che pensiero gentile! - gorgheggia Gramigna, puntandosi il quadrifoglio sul petto.

- E ne ho fatto una anche per voi. -

Andrea che dona una medaglia a ciascuna bambina! Il fratello guastafeste, il maschiaccio sempre pronto a far dispetti, aveva avuto un’idea così gentile? Era un altro miracolo delle amiche streghe, senza dubbio!

- Questo talismano - osserva Zizzola, mentre aiuta le bambine a fissarselo sulle magliette - rappresenta la nostra amicizia, non vi pare? Lo porteremo dovunque, anche quando saremo a Blatisblà, così conserveremo per sempre il ricordo di questi giorni. -

Dal petto di Gramigna esce un sospirone così profondo che Silvia, che le era salita in braccio, viene scrollata a terra.

- Grami, che terremoto! - protesta la bambina cercando di risalire, ma un altro sussulto la fa ricadere - Oh, ma perché piangi? -

- Non piange, “assolutissimis”! Fa solo l’imitazione del crollo di una montagna! -

Ma anche Scabra, suo malgrado, sembra disturbata da un fastidioso bruciore agli occhi. Zizzola con un gesto caccia il velo che le adombra lo sguardo, batte le mani e ricorda a Silvia:

- Ma non è l’ora della merenda? -

- E’ vero! Ecco pronti tre Zurlì per voi ed uno per me ! -

Gustata anche l’ultima briciola, Andrea si toglie di tasca una manciata di biglie colorate e le porge a Silvia:

- Me ne dai un’altra fetta? -

Zizzola osserva la scena e sussurra pensosa alle sorelle:

- Dovremmo lasciare un ricordo anche a loro…. E bisognerà farlo presto! -

Scabra, annuendo, va al finestrino a scrutare il cielo:

- Santippe non sarà lontana…-

- Oh, no! - geme Lisa che ha compreso quel basso suono gutturale. Corre ad abbracciarle, ed anche gli altri si stringono loro attorno, come se temessero di vederle sparire all’istante.

- Non potete andare via proprio adesso! - reclama Andrea - Io ho fatto un sacco di progetti su di voi!

- Progetti?!!

- Certo! Ho deciso di diventare stregone! Se voi mi farete da maestre, imparerò in fretta; sarò bravissimo, vedrete! E poi con le nostre scope si andrà in giro per il mondo a sistemare un po’ di cose: altro che Superman! La Terra diventerà meglio di Blatisblà e vi piacerà così tanto che farete venire giù anche tutte le altre streghe, a vivere per sempre con noi ! -

Le bambine applaudono all’idea:

- E’ bellissimo! Potremmo farlo tutti insieme! Sì, vi ricordate? -

E intonano un motivo ben impresso nella mente:

- “E i bambini del pianeta / Tutti in groppa a una cometa / Con le streghe per maestre/ Calmeranno i guastafeste / Finirà così la guerra / Dall’Australia all’Inghilterra!”-

- Uhm…. - Scabra scuote la testa, imbarazzata - Bei progetti davvero, ma molto “difficilis”. “In primis”, più stiamo qui e più ci accorgiamo di avere bisogno di più concentrazione per non perdere le nostre capacità. “In secundis”, gli uomini ci hanno già cacciato una volta e c’è un patto inviolabile tra tutte noi, ed è quello di non tornare mai più sulla Terra.

Gramigna approva col suo vocione:

- Gli uomini sono sempre gli stessi, per mille cornacchie stonate ! -

- Non è vero! - s’inalbera Andrea - Ce ne sono tanti che non sono né cattivi né crudeli ! -

Zizzola cerca di calmarlo, cambiando discorso:

- Ma certo! E poi, tesoro, la nostra gazza arriverà, prima o poi, ma non così presto da non poter fare ancora tante cose insieme! Per esempio, dobbiamo insegnare una “ricetta” anche a te e ad Alessandra! -

Andrea rimane un attimo disorientato e la sorella subito ne approfitta:

- Posso chiederlo io? A me piacerebbe un gelato di tutti i gusti, come fa Silvia con la sua torta ! -

- E io…- Andrea ha deciso in tutta fretta - un leoncino, piccolo come l’elefante di Lisa ! -

- Benone! - rimbomba Gramigna , prendendo Alessandra e facendola girare su se stessa - Ascolta bene la mia ricetta:

-“Un gelato tutto di crema / Se in cuore hai una pena / Uno invece di cioccolato /Se la mamma ti ha sgridato / Uno grande di torrone /Per tua sola soddisfazione / Di fragola e mirtilli /Se ti saltano in testa i grilli / Di limone, stracciatella e nocciola /Se ti senti troppo sola / Devi dire con me MICCARA’ e il gelato ci sarà.!” Su, dillo! -

- MICCARA’?! - E un bel gelato alla crema appare sotto al nasino della bambina:

- Proprio come lo avevo pensato! -

Poi, un po’ per riprovarci, un po’ perché si sente tanto buona, ne offre uno a tutti, anche alle streghe, che lo trovano gustabile.

- Brutto segno! - gracchia Scabra. Ma già Zizzola li ha trascinate fuori sul prato, tenendo Andrea per mano. Sotto alla quercia, gli ordina:

- Fai un salto fino al ramo più alto! -

- Ma non so fare ! -

- Guarda me ! - La meraviglia e la sorpresa di Andrea nel vedere la sorella fare piroette nell’aria, la ripagano abbondantemente dell’umiliazione subita giorni prima! Andrea ha afferrato la situazione, ma è un po’ indeciso, si gratta la nuca, poi tenta un salto e…cielo! Viene proiettato un cima all’albero! Con forza si aggrappa al ramo:

- Aiuto! Come faccio a scendere ! -

- Semplice! Lasciati andare ! -

- Ma se la magia non funziona? Tu hai detto che stai diventando sempre più terrestre! - Zizzola si spazientisce:

- Non rovinare tutto con la tua testardaggine ! Scendi e pronuncia queste parole: “GRUM GRUM / TRUM/ FRUM”. Avanti! E avrai il tuo leone! -

Chiudendo un occhio, il ragazzo calcola i metri che ha sotto di sé:

- E se muoio? -

- Avrai tanti fiori sulla tua tomba ! - gli risponde, pronta, Lisa.

- Brutta stu…ohi ! -

Nella foga dell’imprecazione, Andrea ha agitato il ramo che si spezza.

- “GRUM /GRUM /TRUM / FRUM”! - grida, precipitando.

Zizzola è stata bravissima perchè, nonostante le complicazioni, Andrea atterra sulla groppa di un leoncino dal pelo soffice e folto. Ha un muso da micione e una larga striscia viola gli attraversa la schiena.

- Sono salvo! Il mio leone ! -

La bestia dà una bavosa leccata al padroncino, lavandogli il viso, poi si mette a correre sul prato. Lisa chiama Pio, perché i due animali si possano conoscere. Inizia così una nuova serie di giochi sorprendenti.

Lassù, dietro al camper, si stagliano nella mezza luce della sera le due sagome dei grossi animali e sette figurine si intravedono ancora a lungo in perpetuo movimento.

XVII. Santippe la gazza

L’estate va sbriciolando fra le dita gli ultimi giorni afosi e già si avverte il soffio della stagione nuova nella fresca atmosfera del mattino, in cui palpita ancora l’incantesimo della notte passata, profonda e misteriosa più d’ogni altra…uno strano turbamento è salito fino alle coscienze dei quattro amici, quando si sono svegliati. Molto presto si sono recati al camper e lì hanno compreso il motivo del loro oscuro presentimento. Appollaiata sulla spalla di Scabra, nera come i loro presagi, sta la gazza Santippe. Contro l’armadio sono appoggiate tre scope di saggina. Le streghe tendono loro le braccia:

- Dobbiamo proprio partire.

- Oh, no! - gemono i bambini.

Gramigna si soffia il naso rumorosamente e bofonchia:

- E’ per questa notte…

- Siete proprio sicure di non poter restare…ancora per un po’?

- Cra cra cra - gracida Santippe, fissando il ragazzo che ha parlato con gli occhietti a spillo e sbattendo le ali.

- Che vuole? -

- Dice che non è possibile. - e Zizzola racconta.

- Vedete, bambini, Santippe ha rischiato la vita per tornare a prenderci. Dovete sapere che, quando per sbaglio siamo precipitate sulla Terra, le nostre scope erano inutilizzabili e noi eravamo in pessime condizioni: non ci sentivamo capaci di tentare nessuna pur semplice ricetta.

Santippe, volando in cerca di un rifugio, trovò il vostro camper e così ci potemmo nascondere. Appena ci fummo riprese, Scabra tentò di aggiustare le scope, ma l’unica che riuscì a riparare era ridotta la metà ed il motore faceva un gran ronzio: nessuna di noi avrebbe potuto usarla.

Santippe ci convinse che con quella mezza scopa e l’aiuto delle sue ali, sarebbe potuta partire ed arrivare a Blatisblà. Era la nostra unica speranza, e la lasciammo andare. Di notte, la vedemmo fare più volte il giro della Terra senza riuscire a sganciarsi dalla forza di gravità e dovette fermarsi su di un monte a riprendere forza. Ma sul far dell’alba un cacciatore la vide e le sparò. Fai vedere, Tippe. ­

L’uccello, scostando l’ala, mostra ai bambini un grosso foro sul petto piumato.

- Con tutte le energie rimaste - continua Zizzola - la nostra fedele compagna si lanciò in alto. Salì,salì, forzando la scopa fino a farla quasi bruciare, battendo le ali a più non posso. Vinse, alla fine, la forza che l’attirava alla Terra e proseguì il volo. Arrivò stremata a Blatisblà. Le streghe di lassù la curarono con una ricetta potentissima e Santippe, guarita, poté raccontare la nostra disavventura. Fecero una gran riunione. Dovevano decidere se farci tornare o no. Nessuna prima di noi era più scesa sulla Terra. Anche senza una vera intenzione, noi abbiamo infranto il giuramento più sacro del pianeta delle streghe. La nostalgia per la Terra, i ricordi che essa riporta nei nostri cuori, è una grave e incurabile malattia di cui noi potremmo portare il morbo. Le nostre sorelle sono state molto generose a concederci, alla fine, di tornare fra di loro. Non possiamo indugiare e deluderle! -

Tace Zizzola e tacciono i bambini. Gramigna, il cui petto si è alzato e abbassato come un mantice, tenta un’inversione d’umore con tutta la potenza del suo vocione:

- Per mille viscere dissecate, che mi balza in mente! Che ne direste di fare un bel viaggetto con noi, prima di partire? -

- Sulle scope? - domanda incredula Alessandra.

- E perché no? Avresti forse paura di volare intorno alla Luna sul manico di una scopa? -

- Io no! - grida già elettrizzato Andrea.

Gramigna è fiera della sua pensata:

- Ah!Ah! Su, bambini senza fede, muovetevi e cantate con me : “Mai dire mai! Mai dire mai! Com’è il futuro, tu non lo sai!”

Senza troppi complimenti afferra Andrea e se lo issa sulla testa, si mette Silvia e Lisa sulle spalle e fa salire Alessandra sulla schiena. Con un calcio spalanca la porta, salta in una sola volta i gradini e scorrazza sul prato con tutto il suo carico.

- MAI DIRE MAI! MAI DIRE MAI! – stornellano all’unisono.

- Cra ! Cra! - Le segue Santippe. Buttati al vento i tristi pensieri, tra scherzi nuovi e nuove magie trascorre lieta anche quella mattinata. Non si può resistere al fascino delle streghe e alle loro trovate !

Ma giunge il pomeriggio e i quattro si ritrovano in giardino. Dovranno aspettare la notte per dire addio alle streghe e cavalcare con loro le scope volanti. Silvia se ne sta come gli altri appoggiata mollemente alla Roccia.

- Chissà quanto ci vorrà perché passi tutto il giorno ! -

- Quando il tempo deve passare in fretta, non passa mai! - filosofeggia Alessandra.

Andrea esce dalla profondità dei suoi pensieri.

- Io ho deciso! Vado con loro! -

La sorella sbatte le palpebre: - Sei matto? Non puoi farlo! -

- Preparerò il mio zaino, salirò sulla scopa e non la mollerò più...- continua lui, indisturbato, - Voglio diventare uno stregone ! -

Lisa nasconde la sua ammirazione dietro ad un ostentato scetticismo:

- Figuriamoci ! - Anche a lei era venuta un’idea simile, ma il pensiero di non poter più ritornare l’aveva terrorizzata.

Silvia è spaventata; non vorranno partire tutti e lasciarla sola?

- Ma - tenta un’obiezione - a Blatisblà ci sono solo streghe, non possono andarci i bambini!

- E’ vero! - la appoggia Alessandra - E poi ci sono solo streghe donne e non stregoni. Quelli saranno in un altro pianeta ! -

- E allora? Una volta lassù, - ribatte Andrea - deciderò su quale pianeta andare. -

Anche Lisa vuole demolire l’audace iniziativa:

- Se ci credo io! Sei il solito sbruffone! -

- Aspetta e vedrai! - la sfida Andrea con tono profetico, mentre il suo sguardo le sorvola con indifferenza e sale verso le altezze celesti.

Come siano potute passare quelle ultime ore, nessuno di loro saprebbe dirlo, ma è sera. Lo rivelano il bianco luccichio delle prime stelline e la falce di luna che pende sui tetti.

- Papà - chiede Lisa mentre il padre le rimbocca le lenzuola - quanto ci vuole per arrivare su di un altro pianeta?

- Un altro pianeta? Tanto, tanto tempo, tesoro! Probabilmente noi non potremo mai…-

- Papà - lo riprende la bambina - “probabilmente” non è una risposta! Dì piuttosto che non lo sai! -

Paziente, il papà cerca di spiegare:

- Vedi, ci sono per il momento tanti problemi…-

Ma Lisa non lo vuole ascoltare:

- Non sei abbastanza informato, ovviamente ! -

- Ma dimmi un po’, perché tutto questo interesse? Stai forse pensando di organizzare una spedizione nello spazio? In questo caso mi informerò meglio, ovviamente ! -

Il papà scherza, ma Silvia scende dal suo letto e corre agitatissima ad abbracciare la sorella:

- No, Lisa, non ci andare, ti prego ! -

- Ma dai, Silvia, dicevo così per dire ! -

La mamma entra per dare anche lei la buona notte e Silvia le getta le braccia al collo.

- Che succede, coccolina? Non credere a tutte le chiacchiere di tua sorella ! Lei ne inventa sempre una nuova, lo sai ! -

Il papà strofina la sua faccia ruvida contro le guance della piccola:

- Ma dove vuoi che vada !-

- Mi fai il solletico! -

- Fallo anche a me ! -

Inizia così una battaglia al solletico che finisce con una battaglia a cuscinate. Quando, spenta la luce, le sorelle restano sole, Silvia è ormai sicura che nessuna delle due potrà mai lasciare un papà e una mamma così cari. Lisa le tende la mano

: - Vieni nel mio letto. Aspettiamo insieme la mezzanotte, vuoi? -

Un sonno traditore le sorprende presto, amorosamente abbracciate. Invece al piano di sotto Alessandra non riesce a dormire; dalla stanza di fronte trapela una luce e lei sa che il fratello è ancora alzato. Coprendosi la testa col cuscino, la bambina cerca di non pensare... ma è tardi, lei è ancora insonne e la luce è sempre accesa. Decide allora di avvicinarsi in punta dei piedi alla porta chiusa. Ode rumori di cassetti aperti e richiusi, di oggetti spostati…che stia veramente preparandosi a quel viaggio impossibile? Lentamente apre la porta e sbircia dalla fessura. Vestito ancora di tutto punto, Andrea sta pigiando nel suo zaino un astuccio e un quaderno. Alessandra entra, facendolo sussultare:

- Sembri un fantasma, con quella faccia e quel camicione ! -

Poi, intenerito dalla muta supplica della sorella, la invita:

- Vieni. Sediamoci sul mio letto. Sento che stanno per arrivare. -

XVIII. Addio, addio!

Andrea non si è sbagliato: un picchiettio alla finestra li avverte che è l’ora. Si carica lo zaino sulle spalle e va ad aprire.

- Presto, salite! – comanda Scabra, appoggiando il fondo della scopa sul davanzale.

Andrea aiuta la sorella a mettersi cavalcioni sul manico, dà un’ultima occhiata fuggitiva alla sua stanza e sale anche lui.

- Pronti? - e senza aspettare risposta Scabra innalza il suo destriero e parte.

Un lunghissimo “oooh!” sfugge dalle bocche dei due cavalieri, che si aggrappano più forte che possono. Sopra le loro teste fanno appena in tempo a vedere Zizzola che carica Lisa, poi le stelle e lo spicchio di luna si fanno loro incontro. Coi capelli dritti e spazzati indietro, Scabra fa due giri intorno al campanile della chiesa e, salendo, indica le costellazioni:

- Ecco l’Orsa Maggiore! E quella è la stella Polare!

Accompagnata da grida spezzate, come fosse una giostra impazzita la scopa scende in picchiata sulle colline, poi rimonta le vette notturne, macchiando con la sua ombra l’argenteo laghetto delle trote ed i nitidi prati, schiariti dal chiarore lunare.

Altre due scope s’avvicinano e, insieme all’eco di grida emozionate, s’incrociano tra loro, s’allontanano, salgono e scendono, scorrazzando sopra boschi, paesi e colline, finché il boato di Gramigna squarcia l’aria:

- Al boschetto! - e i tre mezzi volanti si allineano verso la stessa direzione. Mantenendo un braccio ben stretto attorno a Zizzola, Lisa si gira a salutare gli amici: - Ehiii! - Silvia, confortevolmente seduta su di un cuscino che ha voluto portare con sé, non osa imitarla e le rimane avvinghiata alla vita. Planando sul bosco, le scope discendono fino al rifugio tra gli abeti. Indolenzite e traballanti, le bambine si buttano sull’erba:

- Che paura ho avuto! - confessa Alessandra.

- Anch’io! Ma era bellissimo! - Lisa ha ancora il fiato grosso.

- Mi gira tutta la testa! - ride Silvia.

- E’ portentissimus più delle montagne russe, vero? - Scabra si è seduta fra di loro.

- Non c’è paragone! - riconosce Andrea, che non si è ancora mosso dal suo posto sulla scopa - Ma …esistevano già i Luna Park, tanti secoli fa?

-Certissimus, no! Li abbiamo visti oggi per la prima volta ! Scendi e vieni che vi racconto dove siamo state. -

- Sto bene qui; ma racconta, sono tutt’orecchi! -

Scabra lo guarda furbescamente e la sua voce sembra più stridula mentre continua:

- Dopo aver controllato le nostre scope volantis e preparato con le ricette di Gramigna un po’ di cibaria per il viaggio, abbiamo deciso di andare a vedere come è cambiata la Terra in questi ultimi secoli, prima di lasciarla per sempre. Ci siamo ploffate invisibilis e siamo volate alla scoperta del nuovo mondo. E’ stato mirabilis! -

- Abbiamo visto - interviene euforica Gramigna – quegli uccellacci grandi con le ali, guidati dagli uomini! C’è un traffico in cielo che pare di essere a Blatisblà! Sul mare, poi, viaggiano barche enormi, senza vele e senza remi…-

Andrea scende dalla sua scopa per spiegare:

- Sono gli aerei e le navi e vanno con un motore, come le automobili.-

- Fantasticus! Che ingegnus! - riprende Scabra - E le città come sono grandi! Ci sono ponti sospesi nell’aria e tante casse-mobilis! E non è mai notte, perché tutto è illuminato da grandi luci !

- E com’è bella la natura ! - aggiunge Zizzola - Abbiamo visto gli oceani in tempesta, le montagne nevose, foreste fittissime e deserti sconfinati! Tutte cose che non avevamo mai visto e che non potremo dimenticare ! -

- Dentro le città - scoppietta dimenandosi Gramigna – c’è proprio tutto! Ci sono quelle macchine parlanti e quelle altre che contengono persone che si muovono e parlano, come fossero vere! E basta avere le monete per avere le cose più strane, entrando in quelle case grandissime, dove la gente gira, gira e porta via tutto quello che vuole..-

I bambini se la ridono: - Ma ci sono ancora tante cose meravigliose che potreste scoprire: è così grande la Terra. - le incita Andrea. Zizzola mette un braccio sulle spalle del ragazzo: - Ma non tutto quello che abbiamo visto ci è piaciuto, sai? Ci sono ancora tante miserie e tante ingiustizie, quaggiù. Non riesco a capire come mai gli uomini che hanno saputo fare tante cose straordinarie, non siano stati capaci di eliminarle. -

Il cuore dei bambini si gonfia di amarezza, ricordando il dolore delle streghe il giorno in cui avevano scoperto che gli uomini combattono ancora gli uni contro gli altri e solo in questo momento hanno la percezione di quanto possa essere crudele la vita sulla Terra. Lisa prende la mano di Zizzola e la stringe forte:

- Ma se voi restate, tante cose si potrebbero migliorare! Da soli non ci riusciremo mai!-

Zizzola l’accarezza, silenziosa ; Gramigna emette un singulto:

- Non sapete quanto ci dispiace dovervi lasciare ! -

Silvia si precipita fra le sue braccia:

- Non piangere, Grami, se no piango anch’io! -

Lisa ha la testa china, Alessandra un’espressione tragica e Andrea si morde le labbra per non cedere alla commozione.

- Per mille carcasse putrefatte! - schiamazza Scabra - Guardate cosa avete fatto!- E’ furiosa con le sorelle.

- Sacripante! Sono imperdonosa ! Venite qua bambini; ci penso io con una ploffata a sistemare tutto! Come dice la canzone? “Mai dire mai!” Per mille cornacchie indiavolate! Non siete soli sulla Terra! Quanti bambini ci sono come voi? Diventerete grandi e saprete bene cosa fare ! -

- Su questo ci puoi contare ! - s’impegna Andrea.

- Noi non faremo mai la guerra! - promette Lisa.

- Lo vedete?! - tuona Gramigna - Queste sono parole degne di voi! -

I bambini, caricati dall’energia del donnone, battono le mani. Una dolce melodia scaturisce dalle profondità del bosco e pervade l’aria e le tre donne improvvisano una magica danza. Catturati dall’incantesimo, i bambini danzano sull’erba, si librano tra gli alberi, volteggiano leggeri.

La musica aumenta di volume; Santippe scende sulla spalla di Scabra, allarga le ali. Quasi volando, le streghe riprendono le loro scope e le montano; i vestiti dei bambini ondeggiano al vento che esse hanno sollevato.

- Addio! Addio! - sussurrano le streghe.

L’orchestra misteriosa suona sempre più forte; i bambini alzano le braccia, salutano, continuando a danzare finché, tra le stelle, la notte inghiotte tre puntini mobili.

Poi, misteriosamente come è venuta, la musica finisce e tutto è ombra e silenzio. Solo, fra le pigne secche, resta lo zaino dimenticato di Andrea.


XIX. Mai dire mai

Come hanno fatto a ritornare nei propri letti, i bambini non lo sanno. Della notte passata ricordano chiaramente tutto, fuorché questo particolare. L’ultima magia delle streghe ha permesso loro di non soffrire al momento dell’addio, ma non può impedire che og­gi sia il giorno più triste della loro vita.

- Temo si siano prese l’influenza - dice la signora Ittici all'amica - hanno il raffreddore e sono state fiacche e fastidiose tutta la mattinata.

- Deve essere così anche per i miei. Dicono di avere mal di testa e non sono scesi a giocare. Speriamo sia una cosa passeggera; non vorrei che si ammalassero proprio ora che riaprono le scuole. Co­me? - la mamma di Alessandra risponde a qualcuno all’interno - ­Chiedono se le bambine vogliono scendere di sotto a giocare. -

- Vado a chiederglielo. Almeno si consoleranno a vicenda. Mal comune, mezzo gaudio! -

Ma nonostante il male sia davvero comune, il proverbio non si dimostra valido.

I quattro bambini sono seduti sul muretto davanti alla portineria e osservano tediati lo scorrere del traffico sul viale di fronte. Inizia il solito andirivieni delle donne che vanno a fare la spesa al negozio dirimpetto.

- Sembra impossibile che tutto sia uguale. - dice Andrea.

- Per me è tutto diverso. Tutto è più brutto - lo contraddice Lisa.

- E’ proprio quello che volevo dire. - spiega il ragazzo - Per gli altri è tutto uguale, ma per noi è più brutto.­

E allora vedi che ho ragione io? Se tutto è più brutto, tutto è diver­so, no?­ -

- Ma perché così ci sembra, non perché così è, stupida!

- Lo vedi? Prima non bisticciavamo ed ora ricominciamo. E’ diverso o no, stupido che sei tu?

Alessandra pone fine alla disputa:

- E’ diverso, perché non ci so­no più né Zizzola, né Scabra, né Gramigna. E piantatela, che mi fate stare anche peggio. - Silvia non ha nemmeno seguito il battibecco. Dedica i suoi pensieri alle nuvole in cielo:

- Io dico che sono già arrivate e che stanno raccontando di noi alle altre streghe. Chissà se diranno che eravamo simpatici! -

Lisa guarda significativamente Andrea:

- Se ci sentono ancora, non credo proprio! Che cielo a pecorelle! Sono scomparse lassù. Quasi quasi comincio a pensare che ci siamo sognati tutto.-

- Ma no! - protesta la sorella - Non è possibile! Ti ricordi che mi avevi detto che non si possono fare due sogni uguali? Adesso sarebbero …uno, due, tre...quattro sogni uguali !. E ancora più impossibile, ovviamente ! -

- Ovviamente, lo so! Dicevo così tanto per dire.. Tanto, visto che non ci sono più… - Ancora più lugubre di lei, Andrea rimugina.:

- Io dovevo andare via, ecco cosa dovevo fare. Se non fosse stato per Ale che piangeva…-

- Io non piangevo affatto! -

Andrea insegue i suoi pensieri :

- …sarei già a Blatisblà a riempire il mio libro di magie. Avevo già scritto quella del leone; avrei potuto scrivere una magia al giorno, per almeno cento giorni.­…-

- Ma quale libro! Ho visto, sai, che avevi riempito lo zaino di cioccolatini! - lo canzona la sorella.

- Se non lo sai, il cioccolato mi serviva solo perché è nutriente. Mica potevo morire di fame o mangiare code di rospo !­ -

Silvia se ne rallegra:

- Adesso se lo mangeranno le streghe. Se lo trovano buono, magari vengono tutte giù a comprarne dell’altro! -

- Che assurdità ! Lo metteranno in un cassetto e lo terranno per “mio” ricordo. -

Lisa si irrita, sta diventando ancora più antipa­tico, quel ragazzo:

- Perché, di noi non si ricorderanno?-

- Ma sì, però un ricordo vuol dire. Poi gli ho regalato anche i quadrifogli, capisci? -

- Ma “chi” le ha conosciute prima? Noi! E con noi loro ci sono state molti più giorni, perciò il ricordo è molto più lungo, se non ti dispiace. E poi cosa vuoi che sia la cioccolata, che a loro faceva solo schifo! -

- Nel mio zaino c’erano un sacco di altre cose ! -

Alessandra impedisce al fratello di farne il lungo elenco:

- Ma figurati se si sono portate via tutto quel peso ! Io dico che il tuo zaino è rimasto al boschetto, con tutte le tue belle cose sparpagliate per terra, come queste foglie secche. - Con i piedi scalcia per aria un mucchietto di foglie gialle.

- Piantatela ! Mi fate venire da piangere, perché non ci vogliamo più bene come prima! - si lamenta Silvia

Lisa abbraccia la sorellina:

- Non piangere, dai, Sissina ! Siamo troppo nervosi, è per questo ! -

Passa loro davanti la signora Ittici.

- Dove vai, mammina ? Vengo con te !-

- Ma no, Silvia. Vado soltanto al negozio; resta con Lisa. Perché non vi divertite a raccogliere tutte queste foglie che ingombrano il passaggio? La nuova portinaia vi ringrazierà. Gedeone è andato in pensione e lei è appena arrivata e ha tanto da fare; ha due aiutanti, ma non hanno molta pratica. -

- Me ne bastava uno di portinai, anzi Gedeone era anche troppo. -

- Andrea, Andrea ! Con tutti i guai che combinate voi bambini, nemmeno cento portinai basterebbero. Aiuta piuttosto anche tu a mettere tutto questo fogliame in un sacco di plastica. Siete su quel muretto da ore senza far nulla! ­-

- E’ proprio la nostra giornata più sfortunata. - Le bambine gli danno ragione, ma si mettono a radunare mucchietti di foglie: se non altro, serve a distrarle. Il cielo si è scurito; sola e lontana appare la luna. Da un balcone una voce chiama:

- Ancora lì ? Salite, è tardi. Non scordate di lasciare in portineria il sacco delle foglie .-

Le spalle curve di Andrea trascinano, col fiacco aiuto delle compagne, il sacco colmo. Da una porta- finestra della portineria esce il suono di una musica a tutto volume.

- Mettiamolo qui. Non potrei sopravvivere alla disgrazia di conoscere anche la nuova portinaia, in una giornata come questa.­-

- Nemmeno noi. Puah! Addirittura tre !-

- Lisa indica col dito teso le schiene di tre figure sedute davanti al televisore. Spossati, come se invece di foglie secche avessero trascinato dei macigni, i quattro si accovacciano a terra ..

- Non ci sarà mai più un settembre così... Potrei scrivere una poesia, come fanno i poeti quando sentono il bisogno di sfogare la loro tristezza...-

- Io sono così triste che vorrei invece essere stata tramutata in una statua, ieri notte, mentre danzavamo tra gli alberi...-

- E io sono più triste di te e di mio fratello, perché non vorrei alzarmi da qui, né andare a casa e tanto meno tornare a scuola....-

Lisa dà un colpetto alla spalla della sorella, i cui occhi e la cui mente sembrano persi in tutt’altri pensieri:

- E tu , Silvia, non ti senti triste? - ­

- Cooosa? ­-

- Ho detto: anche tu ti senti così tanto triste? -

- Come? ..Non so... stavo pensando...-

- A cosa stavi pensando, si può sapere ? -

- A quella cosa che ho visto sulle spalle della portinaia....­-

- Quale cosa?-

- Mi pareva un uccello...forse era una gazza?.-

- Cooosa ?-

Un’assurda idea fa schizzare in piedi i poveri derelitti. Allungando il collo il più possibile , essi cercano col cuore in gola di indovinare le sembianze delle figure sedute sul divano. Una schiena lunga e magra, una nuca riccioluta, un testone rotondo e… una gazza nera sulla spalla?

- Sembrano proprio....­-

Prima che Andrea possa concludere, le tre teste si girano.

Ma sì ! Quei sorrisi inconfondibili, quelle maliziose strizzatine d’occhio, non possono che appartenere a tre volti amati ed indimenticabili!

Si alza nell’aria ventosa il nero uccellaccio, svolazza sui visi raggianti dei bambini e gracchia:

- Mai dire mai ! Mai dire mai ! -

F i n e



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